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2019-10-23
Per gli errori di Zingaretti, l'istituto regionale per i ciechi rischia di saltare
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Wikipedia
A lato dei mancati pagamenti per l'affitto da parte della Link Campus University, un debito di 700.000 euro tra bollette e affitto, è la situazione economica dell'Ipab, storica istituzione di regione Lazio che ha l'obiettivo di realizzare attività per aiutare ciechi e ipovedenti, a destare più di una preoccupazione. E testimonia come in questi anni il governatore Nicola Zingaretti, ora segretario del Partito democratico, non abbia di sicuro brillato per capacità di gestione. Stiamo parlando di un patrimonio immobiliare composto da più di 800 appartamenti, dislocati per di più nel centro di Roma, in via Margutta, dal valore inestimabile. Si tratta di un patrimonio da centinaia di milioni di euro che dovrebbe servire appunto ad aiutare i ciechi ma che spesso viene destinato a altre funzioni, come per esempio il Casale Pio V, un'area di 35.000 metri quadri ora in mano alla Link Campus di Vincenzo Scotti dopo un bando del 2015.
Del resto, il Centro regionale S. Alessio - Margherita di Savoia per i Ciechi - è una storica istituzione che dalla seconda metà dell'Ottocento realizza attività volte all'inclusione di chi ha problemi di vista. Lo Statuto del Centro prevede un presidente nominato dal governatore, Amedeo Piva, un direttore generale, l'avvocato Antonio Organtini, un comitato di Programmazione e Sorveglianza (Cps) e un Collegio del revisore dei conti composto da Giuseppe Mansueti (Presidente), Alfredo Roccella e Valeria Galardi.
La Verità ha potuto vedere le ultime relazioni economiche del collegio dei revisori, sul bilancio di revisione per l'esercizio finanziario e sul conto consuntivo 2018. Nel primo caso il collegio dei revisori invita la direzione dell'Ipab a continuare le politiche di contenimento dei costi e di recupero dei crediti pregressi derivanti dalla locazione dei beni immobili. In pratica c'è bisogno di fare cassa, «al fine di una riscossione più puntuale dei crediti vantati nei confronti della regione Lazio e degli altri Enti pubblici». Non a caso, invece, nella relazione sul conto consuntivo, datata 30 luglio 2019, il collegio dei revisori accerta tre punti allarmanti. Viene infatti evidenziata «una situazione finanziaria precaria, dovuta dalla irrisolta problematica dell'ingente entità dei residui attivi e del rilevante pagamento dei debiti di competenza e dei residui passivi». Se a dicembre del 2017 la cassa disponibile era pari a 8 milioni e 600.000 euro, a dicembre del 2018, è pari a 3 milioni e 745.000 euro. E tale realtà, scrivono i revisori, incide «sull'effettivo strutturale equilibrio finanziario raggiunto e compromette la continuità aziendale».
Non solo. Il collegio aggiunge che la situazione continua «a riflettersi nei documenti di bilancio con una parziale incapacità dell'ente a riscuotere i propri crediti per residui attivi derivanti dalla locazione degli immobili, che, a partire dal secondo semestre del 2018, non è più diretta gestione in quanto l'intero patrimonio immobiliare è conferito nel fondo Sant'Alessio». Pertanto, si legge, «i revisori continuano a esprimere preoccupazione per tale inefficienza».
Del resto, fondamentale per salvare le casse dell'Ipab è stata la decisione nel 2017 di istituire il Fondo Sant'Alessio con Sorgente Sgr di Walter Mainetti. Con una durata venticinquennale con scadenza giugno 2042, «contestualmente all'avvio dell'attività, il fondo ha effettuato un rimborso parziale di 20 milioni di euro, sui 220 stimati per costituirlo». Per di più la regione Lazio, con una delibera di quest'anno, ha concesso la possibilità a Sorgente di poter vendere gli appartamenti, con il rischio che perdano il loro obiettivo originario, ovvero venire incontro ai non vedenti.
Nel 2015 la direzione regionale invitava a scegliere un fondo pubblico

Ansa
C'è una lettera del 18 novembre del 2015 firmata dal direttore generale della regione Lazio Marco Maraffini che metteva in guardia la regione di Nicola Zingaretti, l'avvocatura regionale e il Centro Regionale Sant'Alessio, sulla creazione di un fondo di gestione del risparmio privato. Nel 2017 l'accordo è stato stipulato con Sorgente Sgr, ma 4 anni fa, la direzione regionale di programmazione economica in poche pagine, spiegava perché non sarebbe stato il caso di ricorrere a privati per gestire il patrimonio immobiliare dell'Istituto dei ciechi laziale. E, come si legge, invitava a guardare «alla Invimit Sgr Spa», creata nel 2013 e «il cui capitale sociale è interamente detenuto dal ministero dell'Economia e delle finanze». In pratica la direzione regionale invitava l'attuale segretario del Pd a mantenere sotto il cappello pubblico il patrimonio.
Per di più, spiegava Maraffini nella lettera, «la Invimit, con deliberazione del proprio consiglio di amministrazione del 23 dicembre 2014, ha deliberato l'istituzione di un fondo comune di investimento immobiliare di tipo chiuso, riservato a investitori qualificati, denominato «i3-regione Lazio». Si tratta «di un fondo di proprietà della regione e di altri enti pubblici del territorio regionale o di società interamente partecipate dai predetti soggetti. Il fondo avrebbe avuto una durata massima di 15 anni, con una sola classe di quote, del valore nominale di 500.000 euro e per un ammontare pari a 400 milioni di euro». In pratica, il doppio del valore del fondo Sorgente Sgr.
Proprio per questo, Maraffini, ritiene «anche nell'ottica di una maggiore efficienza della spesa pubblica, anziché costituire un nuovo veicolo per la valorizzazione del patrimonio immobiliare Ipab Sant'Alessio», quindi di «valutare l'utilizzo del Fondo «i3-Regione Lazio», sottoscrivendone le relative quote mediante apporto nel patrimonio del fondo stesso degli immobili che l'Ipab intende valorizzare».
Lo scontro tra la Link Campus e Sorgente sgr
Nel frattempo, dopo il passaggio sotto il fondo Sorgente, la Link Campus University di Vincenzo Scotti continua ad avere problemi sul canone. Per di più ha fatto appena richiesta di concordato preventivo. Mancano all'appello 400.000 euro, ma l'università ribatte di aver apportato lavori di ristrutturazione che non gli sarebbero stati riconosciuti.
Dopo l'articolo della Verità della scorsa settimana il fondo Sorgente ha deciso di diramare un comunicato dove spiega la sua posizione, in risposta a una nota della stessa università, dove si spiegava che esisterebbe «un contenzioso che vede la società Sorgente che amministra il fondo IPab del casale San Pio V, gravemente inadempiente verso la Link Campus University per irregolarità catastali e urbanistiche tali da non rendere disponibili parti molto rilevanti del complesso immobiliare». E poi: «Queste irregolarità sono presenti da prima della assegnazione e si sono rilevate successivamente alla stessa e dunque hanno recato una grave alterazione, a causa del concedente, del piano finanziario sulla base del quale era stato assegnato in concessione trentennale all'Università il Complesso del Casale San Pio V».
Anche per questo motivo, l'università, «per quanto concerne i lavori di ristrutturazione del complesso immobiliare» precisa «che in soli tre anni, nonostante i pregiudizi arrecati dalla presenza delle predette irregolarità, è stato già completato il 50% dei lavori previsti nel piano allegato all'atto di concessione che é trentennale, cosa che qualunque visitatore può constatare».
Sorgente Sgr, in amministrazione straordinaria, ha spiegato invece che «dopo più di un anno da quando la Link Campus è entrata nella disponibilità dell'Immobile (e ha avviato il processo di valorizzazione), ha evidenziato (all'Ipab Sant'Alessio prima e alla Sgr poi) la presenza di talune criticità che, a suo dire, avrebbero potuto impattare sull'implementazione di parte del progetto di valorizzazione e, quindi, sull'utilizzo dell'Immobile. Poiché l'apporto al Fondo è stato effettuato in applicazione della normativa sulla dismissione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, è possibile, anche per la Link Campus, beneficiare delle norme di carattere speciale che possono consentire la risoluzione delle criticità individuate».
Proprio per questo, la Sgr, per conto del Fondo, «avendo come obiettivo quello di addivenire a una piena regolarizzazione del patrimonio immobiliare gestito, ha avviato, quindi, un'analisi delle difformità catastali e urbanistiche, con riferimento al Casale. Nelle more della finalizzazione delle verifiche tecniche, che con riferimento all'Immobile devono essere necessariamente svolte in modo congiunto con i tecnici della Link Campus, è stata accordata al concessionario una sospensione di parte del canone in proporzione agli spazi non immediatamente fruibili».
La Sgr, pertanto, «anche in osservanza dei principi di buona fede negoziale, ha ritenuto opportuno collaborare con la Link Campus, nei limiti del proprio ruolo di gestore del Fondo quale concedente, al fine di agevolare la risoluzione delle criticità, seppur tardivamente riscontrate. Ulteriori informazioni richieste, tenuto conto della natura del Fondo, rivestono carattere strettamente riservato e confidenziale e, anche nell'interesse dei partecipati al Fondo, non possono essere divulgate. Si precisa che il Fondo e la Sgr non hanno alcun rapporto giuridico con la "Fondazione Link Campus" che, stante a quanto pubblicato, ha in corso una richiesta di concordato preventivo».
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Allarme all'Ipab. Nella relazione sul conto consuntivo, datata 30 luglio 2019, il collegio dei revisori accerta «una situazione finanziaria precaria» e «un equilibrio finanziario» che compromette «la continuità aziendale». Bruciati 5 milioni di euro in un anno. Nel 2015 la direzione regionale di Regione Lazio invitava a scegliere un fondo pubblico come Invimit, con una valorizzazione di 400 milioni di euro Il contenzioso tra Link Campus University e Sorgente sgr per i mancati pagamenti del canone e i lavori di ristrutturazione.All'interno tutti i documenti. Lo speciale contiene tre articoli A lato dei mancati pagamenti per l'affitto da parte della Link Campus University, un debito di 700.000 euro tra bollette e affitto, è la situazione economica dell'Ipab, storica istituzione di regione Lazio che ha l'obiettivo di realizzare attività per aiutare ciechi e ipovedenti, a destare più di una preoccupazione. E testimonia come in questi anni il governatore Nicola Zingaretti, ora segretario del Partito democratico, non abbia di sicuro brillato per capacità di gestione. Stiamo parlando di un patrimonio immobiliare composto da più di 800 appartamenti, dislocati per di più nel centro di Roma, in via Margutta, dal valore inestimabile. Si tratta di un patrimonio da centinaia di milioni di euro che dovrebbe servire appunto ad aiutare i ciechi ma che spesso viene destinato a altre funzioni, come per esempio il Casale Pio V, un'area di 35.000 metri quadri ora in mano alla Link Campus di Vincenzo Scotti dopo un bando del 2015. Del resto, il Centro regionale S. Alessio - Margherita di Savoia per i Ciechi - è una storica istituzione che dalla seconda metà dell'Ottocento realizza attività volte all'inclusione di chi ha problemi di vista. Lo Statuto del Centro prevede un presidente nominato dal governatore, Amedeo Piva, un direttore generale, l'avvocato Antonio Organtini, un comitato di Programmazione e Sorveglianza (Cps) e un Collegio del revisore dei conti composto da Giuseppe Mansueti (Presidente), Alfredo Roccella e Valeria Galardi. La Verità ha potuto vedere le ultime relazioni economiche del collegio dei revisori, sul bilancio di revisione per l'esercizio finanziario e sul conto consuntivo 2018. Nel primo caso il collegio dei revisori invita la direzione dell'Ipab a continuare le politiche di contenimento dei costi e di recupero dei crediti pregressi derivanti dalla locazione dei beni immobili. In pratica c'è bisogno di fare cassa, «al fine di una riscossione più puntuale dei crediti vantati nei confronti della regione Lazio e degli altri Enti pubblici». Non a caso, invece, nella relazione sul conto consuntivo, datata 30 luglio 2019, il collegio dei revisori accerta tre punti allarmanti. Viene infatti evidenziata «una situazione finanziaria precaria, dovuta dalla irrisolta problematica dell'ingente entità dei residui attivi e del rilevante pagamento dei debiti di competenza e dei residui passivi». Se a dicembre del 2017 la cassa disponibile era pari a 8 milioni e 600.000 euro, a dicembre del 2018, è pari a 3 milioni e 745.000 euro. E tale realtà, scrivono i revisori, incide «sull'effettivo strutturale equilibrio finanziario raggiunto e compromette la continuità aziendale». Non solo. Il collegio aggiunge che la situazione continua «a riflettersi nei documenti di bilancio con una parziale incapacità dell'ente a riscuotere i propri crediti per residui attivi derivanti dalla locazione degli immobili, che, a partire dal secondo semestre del 2018, non è più diretta gestione in quanto l'intero patrimonio immobiliare è conferito nel fondo Sant'Alessio». Pertanto, si legge, «i revisori continuano a esprimere preoccupazione per tale inefficienza». Del resto, fondamentale per salvare le casse dell'Ipab è stata la decisione nel 2017 di istituire il Fondo Sant'Alessio con Sorgente Sgr di Walter Mainetti. Con una durata venticinquennale con scadenza giugno 2042, «contestualmente all'avvio dell'attività, il fondo ha effettuato un rimborso parziale di 20 milioni di euro, sui 220 stimati per costituirlo». Per di più la regione Lazio, con una delibera di quest'anno, ha concesso la possibilità a Sorgente di poter vendere gli appartamenti, con il rischio che perdano il loro obiettivo originario, ovvero venire incontro ai non vedenti. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-patrimonio-dellistituto-dei-ciechi-sullorlo-del-fallimento-le-scelte-sbagliate-di-zingaretti-2641078070.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="nel-2015-la-direzione-regionale-invitava-a-scegliere-un-fondo-pubblico" data-post-id="2641078070" data-published-at="1781106438" data-use-pagination="False"> Nel 2015 la direzione regionale invitava a scegliere un fondo pubblico Ansa C'è una lettera del 18 novembre del 2015 firmata dal direttore generale della regione Lazio Marco Maraffini che metteva in guardia la regione di Nicola Zingaretti, l'avvocatura regionale e il Centro Regionale Sant'Alessio, sulla creazione di un fondo di gestione del risparmio privato. Nel 2017 l'accordo è stato stipulato con Sorgente Sgr, ma 4 anni fa, la direzione regionale di programmazione economica in poche pagine, spiegava perché non sarebbe stato il caso di ricorrere a privati per gestire il patrimonio immobiliare dell'Istituto dei ciechi laziale. E, come si legge, invitava a guardare «alla Invimit Sgr Spa», creata nel 2013 e «il cui capitale sociale è interamente detenuto dal ministero dell'Economia e delle finanze». In pratica la direzione regionale invitava l'attuale segretario del Pd a mantenere sotto il cappello pubblico il patrimonio. Per di più, spiegava Maraffini nella lettera, «la Invimit, con deliberazione del proprio consiglio di amministrazione del 23 dicembre 2014, ha deliberato l'istituzione di un fondo comune di investimento immobiliare di tipo chiuso, riservato a investitori qualificati, denominato «i3-regione Lazio». Si tratta «di un fondo di proprietà della regione e di altri enti pubblici del territorio regionale o di società interamente partecipate dai predetti soggetti. Il fondo avrebbe avuto una durata massima di 15 anni, con una sola classe di quote, del valore nominale di 500.000 euro e per un ammontare pari a 400 milioni di euro». In pratica, il doppio del valore del fondo Sorgente Sgr. Proprio per questo, Maraffini, ritiene «anche nell'ottica di una maggiore efficienza della spesa pubblica, anziché costituire un nuovo veicolo per la valorizzazione del patrimonio immobiliare Ipab Sant'Alessio», quindi di «valutare l'utilizzo del Fondo «i3-Regione Lazio», sottoscrivendone le relative quote mediante apporto nel patrimonio del fondo stesso degli immobili che l'Ipab intende valorizzare». Nota Maraffini from La Verità <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-patrimonio-dellistituto-dei-ciechi-sullorlo-del-fallimento-le-scelte-sbagliate-di-zingaretti-2641078070.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="lo-scontro-tra-la-link-campus-e-sorgente-sgr" data-post-id="2641078070" data-published-at="1781106438" data-use-pagination="False"> Lo scontro tra la Link Campus e Sorgente sgr Nel frattempo, dopo il passaggio sotto il fondo Sorgente, la Link Campus University di Vincenzo Scotti continua ad avere problemi sul canone. Per di più ha fatto appena richiesta di concordato preventivo. Mancano all'appello 400.000 euro, ma l'università ribatte di aver apportato lavori di ristrutturazione che non gli sarebbero stati riconosciuti. Dopo l'articolo della Verità della scorsa settimana il fondo Sorgente ha deciso di diramare un comunicato dove spiega la sua posizione, in risposta a una nota della stessa università, dove si spiegava che esisterebbe «un contenzioso che vede la società Sorgente che amministra il fondo IPab del casale San Pio V, gravemente inadempiente verso la Link Campus University per irregolarità catastali e urbanistiche tali da non rendere disponibili parti molto rilevanti del complesso immobiliare». E poi: «Queste irregolarità sono presenti da prima della assegnazione e si sono rilevate successivamente alla stessa e dunque hanno recato una grave alterazione, a causa del concedente, del piano finanziario sulla base del quale era stato assegnato in concessione trentennale all'Università il Complesso del Casale San Pio V». Anche per questo motivo, l'università, «per quanto concerne i lavori di ristrutturazione del complesso immobiliare» precisa «che in soli tre anni, nonostante i pregiudizi arrecati dalla presenza delle predette irregolarità, è stato già completato il 50% dei lavori previsti nel piano allegato all'atto di concessione che é trentennale, cosa che qualunque visitatore può constatare».Sorgente Sgr, in amministrazione straordinaria, ha spiegato invece che «dopo più di un anno da quando la Link Campus è entrata nella disponibilità dell'Immobile (e ha avviato il processo di valorizzazione), ha evidenziato (all'Ipab Sant'Alessio prima e alla Sgr poi) la presenza di talune criticità che, a suo dire, avrebbero potuto impattare sull'implementazione di parte del progetto di valorizzazione e, quindi, sull'utilizzo dell'Immobile. Poiché l'apporto al Fondo è stato effettuato in applicazione della normativa sulla dismissione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, è possibile, anche per la Link Campus, beneficiare delle norme di carattere speciale che possono consentire la risoluzione delle criticità individuate».Proprio per questo, la Sgr, per conto del Fondo, «avendo come obiettivo quello di addivenire a una piena regolarizzazione del patrimonio immobiliare gestito, ha avviato, quindi, un'analisi delle difformità catastali e urbanistiche, con riferimento al Casale. Nelle more della finalizzazione delle verifiche tecniche, che con riferimento all'Immobile devono essere necessariamente svolte in modo congiunto con i tecnici della Link Campus, è stata accordata al concessionario una sospensione di parte del canone in proporzione agli spazi non immediatamente fruibili». La Sgr, pertanto, «anche in osservanza dei principi di buona fede negoziale, ha ritenuto opportuno collaborare con la Link Campus, nei limiti del proprio ruolo di gestore del Fondo quale concedente, al fine di agevolare la risoluzione delle criticità, seppur tardivamente riscontrate. Ulteriori informazioni richieste, tenuto conto della natura del Fondo, rivestono carattere strettamente riservato e confidenziale e, anche nell'interesse dei partecipati al Fondo, non possono essere divulgate. Si precisa che il Fondo e la Sgr non hanno alcun rapporto giuridico con la "Fondazione Link Campus" che, stante a quanto pubblicato, ha in corso una richiesta di concordato preventivo». Allegato d decreto_16_31072019.revisori.conti from La Verità
«Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio». Lo ha detto il presidente del Consiglio all’assemblea di Confcommercio. «Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere un patrimonio dopo decenni di sacrifici», ha aggiunto.
Il premier ha inoltre sottolineato le misure varate dal governo contro le attività «apri e chiudi», affermando: «Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole». Citando il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha ribadito che «Non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita».
Dalle primarie a Trump, dai casi Epstein-Gates al boom dell’IA, un Paese in campagna elettorale e attraversato da nuove fratture.
Marcello Dell'Utri (Imagoeconomica)
Dal decreto, ancora parzialmente coperto da omissis, emerge con chiarezza quella che appare la motivazione centrale della decisione: «Mancano elementi concreti su contatti o rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi». Si tratta della sesta archiviazione in circa 30 anni di indagini sul medesimo filone investigativo. Un dato che, al di là delle inevitabili letture politiche, impone alcune riflessioni.
La prima riguarda il funzionamento del sistema giudiziario. Al di là degli esiti referendari e delle contrapposizioni ideologiche, è difficile sostenere che la giustizia italiana possa considerarsi pienamente efficiente quando sono necessari tre decenni per giungere a una conclusione che potrebbe essere definitiva su una vicenda tanto delicata per la storia della Repubblica.
Accertare se un leader politico che ha guidato il Paese per quattro volte, restando a Palazzo Chigi per oltre nove anni complessivi, abbia avuto o meno rapporti con la criminalità mafiosa non può essere considerato un tema marginale. In uno Stato maturo, una questione di tale rilevanza dovrebbe trovare una risposta certa in tempi ragionevoli. Il fatto che ciò non sia avvenuto rappresenta di per sé un elemento di riflessione. Sei archiviazioni e 30 anni di indagini appaiono un periodo eccessivo, persino considerando che Berlusconi è stato uno degli uomini politici più indagati della storia italiana.
Vi è poi un ulteriore aspetto che merita attenzione. La possibilità di mantenere aperti filoni investigativi per decenni attraverso successivi sviluppi procedurali solleva interrogativi sul piano delle garanzie individuali. La continua riapertura delle indagini, il periodico riaffiorare di vecchie dichiarazioni accusatorie e di nuove presunte acquisizioni probatorie, spesso a distanza di molti anni dai fatti, rischiano di produrre un effetto permanente di sospensione del giudizio, alimentando nell’opinione pubblica anticipazioni di colpevolezza che possono rivelarsi infondate. È un’impressione che ho maturato anche sul piano personale. Nelle occasioni in cui ho avuto modo di incontrare e confrontarmi con Berlusconi negli ultimi anni della sua vita, non ho mai percepito, neppure lontanamente, l’immagine dell’uomo cui, nel tempo, sono state attribuite le accuse più gravi. Le nostre conversazioni iniziavano spesso con un misto di comprensibile amarezza per gli oltre 100 procedimenti giudiziari affrontati e di sincera stima verso quella parte della magistratura che, con professionalità, dedizione e talvolta sacrificio personale, svolge quotidianamente il proprio compito al servizio della giustizia.
Alla luce dell’ennesima archiviazione, caratterizzata da motivazioni particolarmente nette, quelle parole appaiono oggi ancora più autentiche. Restituiscono il senso della sofferenza di un uomo che si è sempre dichiarato estraneo ad accuse gravissime e che ha vissuto per decenni sotto il peso di sospetti mai tradotti in prove sufficienti. Da uomo delle istituzioni e da osservatore della vita pubblica, non posso non rilevare come questa vicenda lasci l’impressione di una giustizia arrivata troppo tardi: una giustizia che, per molti aspetti, ha dato una risposta definitiva soltanto dopo la morte del diretto interessato.
Al di là delle simpatie o delle antipatie che ciascuno può nutrire nei confronti dell’uomo o del politico, questa storia dovrebbe offrire un insegnamento più generale. È interesse di tutti rendere il sistema giudiziario italiano più efficiente, più rapido e più equilibrato. Un sistema nel quale possano susseguirsi per 30 anni indagini, intercettazioni, interrogatori e inevitabili esposizioni mediatiche non rappresenta un modello auspicabile per nessun cittadino. Personalmente, avevo auspicato che un percorso di riforma potesse prendere avvio attraverso la revisione costituzionale proposta negli ultimi anni. Ciò non è avvenuto. Resta però la necessità di proseguire lungo la strada delle riforme, nella prospettiva di un processo capace di fornire risposte autorevoli in tempi ragionevoli.
Perché la credibilità della giustizia non è una questione che riguarda soltanto i tribunali. È uno dei pilastri della democrazia e della lotta alla criminalità organizzata.
Viene spontaneo chiedersi quanti autentici mafiosi abbiano potuto prosperare mentre energie investigative venivano impiegate nel tentativo di dimostrare una presunta contiguità mafiosa che, dopo decenni di accertamenti, non ha trovato conferma. E viene altrettanto spontaneo interrogarsi su quale percezione possano maturare i cittadini davanti a vicende processuali di durata così straordinaria. Come esce da tutto questo il sistema giustizia nel suo complesso? Se si vuole individuare un elemento positivo, esso risiede forse nella chiusura di una delle pagine più controverse della storia repubblicana recente. Una pagina che, almeno sul piano giudiziario, sembra mettere la parola fine alle insinuazioni relative ai presunti rapporti tra un ex premier e la criminalità mafiosa. Resta tuttavia un interrogativo che non può essere ignorato: dopo sei archiviazioni, questa vicenda può dirsi davvero conclusa oppure esiste il rischio che nuovi sviluppi investigativi la riportino ancora una volta al centro del dibattito pubblico e giudiziario? È proprio questa incertezza, protratta per decenni, a rappresentare uno degli aspetti più problematici dell’intera vicenda.
Resta ora una sfida importante per la magistratura: recuperare pienamente autorevolezza e credibilità agli occhi dell’opinione pubblica, anche alla luce delle difficoltà e delle polemiche che hanno interessato il settore negli ultimi anni. Solo attraverso una collaborazione leale tra tutte le istituzioni sarà possibile costruire una giustizia più giusta, più rapida e più credibile. Una giustizia all’altezza delle aspettative dei cittadini e delle esigenze di uno Stato democratico.
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