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2019-10-23
Per gli errori di Zingaretti, l'istituto regionale per i ciechi rischia di saltare
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Wikipedia
A lato dei mancati pagamenti per l'affitto da parte della Link Campus University, un debito di 700.000 euro tra bollette e affitto, è la situazione economica dell'Ipab, storica istituzione di regione Lazio che ha l'obiettivo di realizzare attività per aiutare ciechi e ipovedenti, a destare più di una preoccupazione. E testimonia come in questi anni il governatore Nicola Zingaretti, ora segretario del Partito democratico, non abbia di sicuro brillato per capacità di gestione. Stiamo parlando di un patrimonio immobiliare composto da più di 800 appartamenti, dislocati per di più nel centro di Roma, in via Margutta, dal valore inestimabile. Si tratta di un patrimonio da centinaia di milioni di euro che dovrebbe servire appunto ad aiutare i ciechi ma che spesso viene destinato a altre funzioni, come per esempio il Casale Pio V, un'area di 35.000 metri quadri ora in mano alla Link Campus di Vincenzo Scotti dopo un bando del 2015.
Del resto, il Centro regionale S. Alessio - Margherita di Savoia per i Ciechi - è una storica istituzione che dalla seconda metà dell'Ottocento realizza attività volte all'inclusione di chi ha problemi di vista. Lo Statuto del Centro prevede un presidente nominato dal governatore, Amedeo Piva, un direttore generale, l'avvocato Antonio Organtini, un comitato di Programmazione e Sorveglianza (Cps) e un Collegio del revisore dei conti composto da Giuseppe Mansueti (Presidente), Alfredo Roccella e Valeria Galardi.
La Verità ha potuto vedere le ultime relazioni economiche del collegio dei revisori, sul bilancio di revisione per l'esercizio finanziario e sul conto consuntivo 2018. Nel primo caso il collegio dei revisori invita la direzione dell'Ipab a continuare le politiche di contenimento dei costi e di recupero dei crediti pregressi derivanti dalla locazione dei beni immobili. In pratica c'è bisogno di fare cassa, «al fine di una riscossione più puntuale dei crediti vantati nei confronti della regione Lazio e degli altri Enti pubblici». Non a caso, invece, nella relazione sul conto consuntivo, datata 30 luglio 2019, il collegio dei revisori accerta tre punti allarmanti. Viene infatti evidenziata «una situazione finanziaria precaria, dovuta dalla irrisolta problematica dell'ingente entità dei residui attivi e del rilevante pagamento dei debiti di competenza e dei residui passivi». Se a dicembre del 2017 la cassa disponibile era pari a 8 milioni e 600.000 euro, a dicembre del 2018, è pari a 3 milioni e 745.000 euro. E tale realtà, scrivono i revisori, incide «sull'effettivo strutturale equilibrio finanziario raggiunto e compromette la continuità aziendale».
Non solo. Il collegio aggiunge che la situazione continua «a riflettersi nei documenti di bilancio con una parziale incapacità dell'ente a riscuotere i propri crediti per residui attivi derivanti dalla locazione degli immobili, che, a partire dal secondo semestre del 2018, non è più diretta gestione in quanto l'intero patrimonio immobiliare è conferito nel fondo Sant'Alessio». Pertanto, si legge, «i revisori continuano a esprimere preoccupazione per tale inefficienza».
Del resto, fondamentale per salvare le casse dell'Ipab è stata la decisione nel 2017 di istituire il Fondo Sant'Alessio con Sorgente Sgr di Walter Mainetti. Con una durata venticinquennale con scadenza giugno 2042, «contestualmente all'avvio dell'attività, il fondo ha effettuato un rimborso parziale di 20 milioni di euro, sui 220 stimati per costituirlo». Per di più la regione Lazio, con una delibera di quest'anno, ha concesso la possibilità a Sorgente di poter vendere gli appartamenti, con il rischio che perdano il loro obiettivo originario, ovvero venire incontro ai non vedenti.
Nel 2015 la direzione regionale invitava a scegliere un fondo pubblico

Ansa
C'è una lettera del 18 novembre del 2015 firmata dal direttore generale della regione Lazio Marco Maraffini che metteva in guardia la regione di Nicola Zingaretti, l'avvocatura regionale e il Centro Regionale Sant'Alessio, sulla creazione di un fondo di gestione del risparmio privato. Nel 2017 l'accordo è stato stipulato con Sorgente Sgr, ma 4 anni fa, la direzione regionale di programmazione economica in poche pagine, spiegava perché non sarebbe stato il caso di ricorrere a privati per gestire il patrimonio immobiliare dell'Istituto dei ciechi laziale. E, come si legge, invitava a guardare «alla Invimit Sgr Spa», creata nel 2013 e «il cui capitale sociale è interamente detenuto dal ministero dell'Economia e delle finanze». In pratica la direzione regionale invitava l'attuale segretario del Pd a mantenere sotto il cappello pubblico il patrimonio.
Per di più, spiegava Maraffini nella lettera, «la Invimit, con deliberazione del proprio consiglio di amministrazione del 23 dicembre 2014, ha deliberato l'istituzione di un fondo comune di investimento immobiliare di tipo chiuso, riservato a investitori qualificati, denominato «i3-regione Lazio». Si tratta «di un fondo di proprietà della regione e di altri enti pubblici del territorio regionale o di società interamente partecipate dai predetti soggetti. Il fondo avrebbe avuto una durata massima di 15 anni, con una sola classe di quote, del valore nominale di 500.000 euro e per un ammontare pari a 400 milioni di euro». In pratica, il doppio del valore del fondo Sorgente Sgr.
Proprio per questo, Maraffini, ritiene «anche nell'ottica di una maggiore efficienza della spesa pubblica, anziché costituire un nuovo veicolo per la valorizzazione del patrimonio immobiliare Ipab Sant'Alessio», quindi di «valutare l'utilizzo del Fondo «i3-Regione Lazio», sottoscrivendone le relative quote mediante apporto nel patrimonio del fondo stesso degli immobili che l'Ipab intende valorizzare».
Lo scontro tra la Link Campus e Sorgente sgr
Nel frattempo, dopo il passaggio sotto il fondo Sorgente, la Link Campus University di Vincenzo Scotti continua ad avere problemi sul canone. Per di più ha fatto appena richiesta di concordato preventivo. Mancano all'appello 400.000 euro, ma l'università ribatte di aver apportato lavori di ristrutturazione che non gli sarebbero stati riconosciuti.
Dopo l'articolo della Verità della scorsa settimana il fondo Sorgente ha deciso di diramare un comunicato dove spiega la sua posizione, in risposta a una nota della stessa università, dove si spiegava che esisterebbe «un contenzioso che vede la società Sorgente che amministra il fondo IPab del casale San Pio V, gravemente inadempiente verso la Link Campus University per irregolarità catastali e urbanistiche tali da non rendere disponibili parti molto rilevanti del complesso immobiliare». E poi: «Queste irregolarità sono presenti da prima della assegnazione e si sono rilevate successivamente alla stessa e dunque hanno recato una grave alterazione, a causa del concedente, del piano finanziario sulla base del quale era stato assegnato in concessione trentennale all'Università il Complesso del Casale San Pio V».
Anche per questo motivo, l'università, «per quanto concerne i lavori di ristrutturazione del complesso immobiliare» precisa «che in soli tre anni, nonostante i pregiudizi arrecati dalla presenza delle predette irregolarità, è stato già completato il 50% dei lavori previsti nel piano allegato all'atto di concessione che é trentennale, cosa che qualunque visitatore può constatare».
Sorgente Sgr, in amministrazione straordinaria, ha spiegato invece che «dopo più di un anno da quando la Link Campus è entrata nella disponibilità dell'Immobile (e ha avviato il processo di valorizzazione), ha evidenziato (all'Ipab Sant'Alessio prima e alla Sgr poi) la presenza di talune criticità che, a suo dire, avrebbero potuto impattare sull'implementazione di parte del progetto di valorizzazione e, quindi, sull'utilizzo dell'Immobile. Poiché l'apporto al Fondo è stato effettuato in applicazione della normativa sulla dismissione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, è possibile, anche per la Link Campus, beneficiare delle norme di carattere speciale che possono consentire la risoluzione delle criticità individuate».
Proprio per questo, la Sgr, per conto del Fondo, «avendo come obiettivo quello di addivenire a una piena regolarizzazione del patrimonio immobiliare gestito, ha avviato, quindi, un'analisi delle difformità catastali e urbanistiche, con riferimento al Casale. Nelle more della finalizzazione delle verifiche tecniche, che con riferimento all'Immobile devono essere necessariamente svolte in modo congiunto con i tecnici della Link Campus, è stata accordata al concessionario una sospensione di parte del canone in proporzione agli spazi non immediatamente fruibili».
La Sgr, pertanto, «anche in osservanza dei principi di buona fede negoziale, ha ritenuto opportuno collaborare con la Link Campus, nei limiti del proprio ruolo di gestore del Fondo quale concedente, al fine di agevolare la risoluzione delle criticità, seppur tardivamente riscontrate. Ulteriori informazioni richieste, tenuto conto della natura del Fondo, rivestono carattere strettamente riservato e confidenziale e, anche nell'interesse dei partecipati al Fondo, non possono essere divulgate. Si precisa che il Fondo e la Sgr non hanno alcun rapporto giuridico con la "Fondazione Link Campus" che, stante a quanto pubblicato, ha in corso una richiesta di concordato preventivo».
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Allarme all'Ipab. Nella relazione sul conto consuntivo, datata 30 luglio 2019, il collegio dei revisori accerta «una situazione finanziaria precaria» e «un equilibrio finanziario» che compromette «la continuità aziendale». Bruciati 5 milioni di euro in un anno. Nel 2015 la direzione regionale di Regione Lazio invitava a scegliere un fondo pubblico come Invimit, con una valorizzazione di 400 milioni di euro Il contenzioso tra Link Campus University e Sorgente sgr per i mancati pagamenti del canone e i lavori di ristrutturazione.All'interno tutti i documenti. Lo speciale contiene tre articoli A lato dei mancati pagamenti per l'affitto da parte della Link Campus University, un debito di 700.000 euro tra bollette e affitto, è la situazione economica dell'Ipab, storica istituzione di regione Lazio che ha l'obiettivo di realizzare attività per aiutare ciechi e ipovedenti, a destare più di una preoccupazione. E testimonia come in questi anni il governatore Nicola Zingaretti, ora segretario del Partito democratico, non abbia di sicuro brillato per capacità di gestione. Stiamo parlando di un patrimonio immobiliare composto da più di 800 appartamenti, dislocati per di più nel centro di Roma, in via Margutta, dal valore inestimabile. Si tratta di un patrimonio da centinaia di milioni di euro che dovrebbe servire appunto ad aiutare i ciechi ma che spesso viene destinato a altre funzioni, come per esempio il Casale Pio V, un'area di 35.000 metri quadri ora in mano alla Link Campus di Vincenzo Scotti dopo un bando del 2015. Del resto, il Centro regionale S. Alessio - Margherita di Savoia per i Ciechi - è una storica istituzione che dalla seconda metà dell'Ottocento realizza attività volte all'inclusione di chi ha problemi di vista. Lo Statuto del Centro prevede un presidente nominato dal governatore, Amedeo Piva, un direttore generale, l'avvocato Antonio Organtini, un comitato di Programmazione e Sorveglianza (Cps) e un Collegio del revisore dei conti composto da Giuseppe Mansueti (Presidente), Alfredo Roccella e Valeria Galardi. La Verità ha potuto vedere le ultime relazioni economiche del collegio dei revisori, sul bilancio di revisione per l'esercizio finanziario e sul conto consuntivo 2018. Nel primo caso il collegio dei revisori invita la direzione dell'Ipab a continuare le politiche di contenimento dei costi e di recupero dei crediti pregressi derivanti dalla locazione dei beni immobili. In pratica c'è bisogno di fare cassa, «al fine di una riscossione più puntuale dei crediti vantati nei confronti della regione Lazio e degli altri Enti pubblici». Non a caso, invece, nella relazione sul conto consuntivo, datata 30 luglio 2019, il collegio dei revisori accerta tre punti allarmanti. Viene infatti evidenziata «una situazione finanziaria precaria, dovuta dalla irrisolta problematica dell'ingente entità dei residui attivi e del rilevante pagamento dei debiti di competenza e dei residui passivi». Se a dicembre del 2017 la cassa disponibile era pari a 8 milioni e 600.000 euro, a dicembre del 2018, è pari a 3 milioni e 745.000 euro. E tale realtà, scrivono i revisori, incide «sull'effettivo strutturale equilibrio finanziario raggiunto e compromette la continuità aziendale». Non solo. Il collegio aggiunge che la situazione continua «a riflettersi nei documenti di bilancio con una parziale incapacità dell'ente a riscuotere i propri crediti per residui attivi derivanti dalla locazione degli immobili, che, a partire dal secondo semestre del 2018, non è più diretta gestione in quanto l'intero patrimonio immobiliare è conferito nel fondo Sant'Alessio». Pertanto, si legge, «i revisori continuano a esprimere preoccupazione per tale inefficienza». Del resto, fondamentale per salvare le casse dell'Ipab è stata la decisione nel 2017 di istituire il Fondo Sant'Alessio con Sorgente Sgr di Walter Mainetti. Con una durata venticinquennale con scadenza giugno 2042, «contestualmente all'avvio dell'attività, il fondo ha effettuato un rimborso parziale di 20 milioni di euro, sui 220 stimati per costituirlo». Per di più la regione Lazio, con una delibera di quest'anno, ha concesso la possibilità a Sorgente di poter vendere gli appartamenti, con il rischio che perdano il loro obiettivo originario, ovvero venire incontro ai non vedenti. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-patrimonio-dellistituto-dei-ciechi-sullorlo-del-fallimento-le-scelte-sbagliate-di-zingaretti-2641078070.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="nel-2015-la-direzione-regionale-invitava-a-scegliere-un-fondo-pubblico" data-post-id="2641078070" data-published-at="1780534822" data-use-pagination="False"> Nel 2015 la direzione regionale invitava a scegliere un fondo pubblico Ansa C'è una lettera del 18 novembre del 2015 firmata dal direttore generale della regione Lazio Marco Maraffini che metteva in guardia la regione di Nicola Zingaretti, l'avvocatura regionale e il Centro Regionale Sant'Alessio, sulla creazione di un fondo di gestione del risparmio privato. Nel 2017 l'accordo è stato stipulato con Sorgente Sgr, ma 4 anni fa, la direzione regionale di programmazione economica in poche pagine, spiegava perché non sarebbe stato il caso di ricorrere a privati per gestire il patrimonio immobiliare dell'Istituto dei ciechi laziale. E, come si legge, invitava a guardare «alla Invimit Sgr Spa», creata nel 2013 e «il cui capitale sociale è interamente detenuto dal ministero dell'Economia e delle finanze». In pratica la direzione regionale invitava l'attuale segretario del Pd a mantenere sotto il cappello pubblico il patrimonio. Per di più, spiegava Maraffini nella lettera, «la Invimit, con deliberazione del proprio consiglio di amministrazione del 23 dicembre 2014, ha deliberato l'istituzione di un fondo comune di investimento immobiliare di tipo chiuso, riservato a investitori qualificati, denominato «i3-regione Lazio». Si tratta «di un fondo di proprietà della regione e di altri enti pubblici del territorio regionale o di società interamente partecipate dai predetti soggetti. Il fondo avrebbe avuto una durata massima di 15 anni, con una sola classe di quote, del valore nominale di 500.000 euro e per un ammontare pari a 400 milioni di euro». In pratica, il doppio del valore del fondo Sorgente Sgr. Proprio per questo, Maraffini, ritiene «anche nell'ottica di una maggiore efficienza della spesa pubblica, anziché costituire un nuovo veicolo per la valorizzazione del patrimonio immobiliare Ipab Sant'Alessio», quindi di «valutare l'utilizzo del Fondo «i3-Regione Lazio», sottoscrivendone le relative quote mediante apporto nel patrimonio del fondo stesso degli immobili che l'Ipab intende valorizzare». Nota Maraffini from La Verità <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-patrimonio-dellistituto-dei-ciechi-sullorlo-del-fallimento-le-scelte-sbagliate-di-zingaretti-2641078070.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="lo-scontro-tra-la-link-campus-e-sorgente-sgr" data-post-id="2641078070" data-published-at="1780534822" data-use-pagination="False"> Lo scontro tra la Link Campus e Sorgente sgr Nel frattempo, dopo il passaggio sotto il fondo Sorgente, la Link Campus University di Vincenzo Scotti continua ad avere problemi sul canone. Per di più ha fatto appena richiesta di concordato preventivo. Mancano all'appello 400.000 euro, ma l'università ribatte di aver apportato lavori di ristrutturazione che non gli sarebbero stati riconosciuti. Dopo l'articolo della Verità della scorsa settimana il fondo Sorgente ha deciso di diramare un comunicato dove spiega la sua posizione, in risposta a una nota della stessa università, dove si spiegava che esisterebbe «un contenzioso che vede la società Sorgente che amministra il fondo IPab del casale San Pio V, gravemente inadempiente verso la Link Campus University per irregolarità catastali e urbanistiche tali da non rendere disponibili parti molto rilevanti del complesso immobiliare». E poi: «Queste irregolarità sono presenti da prima della assegnazione e si sono rilevate successivamente alla stessa e dunque hanno recato una grave alterazione, a causa del concedente, del piano finanziario sulla base del quale era stato assegnato in concessione trentennale all'Università il Complesso del Casale San Pio V». Anche per questo motivo, l'università, «per quanto concerne i lavori di ristrutturazione del complesso immobiliare» precisa «che in soli tre anni, nonostante i pregiudizi arrecati dalla presenza delle predette irregolarità, è stato già completato il 50% dei lavori previsti nel piano allegato all'atto di concessione che é trentennale, cosa che qualunque visitatore può constatare».Sorgente Sgr, in amministrazione straordinaria, ha spiegato invece che «dopo più di un anno da quando la Link Campus è entrata nella disponibilità dell'Immobile (e ha avviato il processo di valorizzazione), ha evidenziato (all'Ipab Sant'Alessio prima e alla Sgr poi) la presenza di talune criticità che, a suo dire, avrebbero potuto impattare sull'implementazione di parte del progetto di valorizzazione e, quindi, sull'utilizzo dell'Immobile. Poiché l'apporto al Fondo è stato effettuato in applicazione della normativa sulla dismissione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, è possibile, anche per la Link Campus, beneficiare delle norme di carattere speciale che possono consentire la risoluzione delle criticità individuate».Proprio per questo, la Sgr, per conto del Fondo, «avendo come obiettivo quello di addivenire a una piena regolarizzazione del patrimonio immobiliare gestito, ha avviato, quindi, un'analisi delle difformità catastali e urbanistiche, con riferimento al Casale. Nelle more della finalizzazione delle verifiche tecniche, che con riferimento all'Immobile devono essere necessariamente svolte in modo congiunto con i tecnici della Link Campus, è stata accordata al concessionario una sospensione di parte del canone in proporzione agli spazi non immediatamente fruibili». La Sgr, pertanto, «anche in osservanza dei principi di buona fede negoziale, ha ritenuto opportuno collaborare con la Link Campus, nei limiti del proprio ruolo di gestore del Fondo quale concedente, al fine di agevolare la risoluzione delle criticità, seppur tardivamente riscontrate. Ulteriori informazioni richieste, tenuto conto della natura del Fondo, rivestono carattere strettamente riservato e confidenziale e, anche nell'interesse dei partecipati al Fondo, non possono essere divulgate. Si precisa che il Fondo e la Sgr non hanno alcun rapporto giuridico con la "Fondazione Link Campus" che, stante a quanto pubblicato, ha in corso una richiesta di concordato preventivo». Allegato d decreto_16_31072019.revisori.conti from La Verità
Getty Images
Dopo la mancata qualificazione ai Mondiali, la Nazionale sperimentale di Silvio Baldini riparte da una vittoria. A Lussemburgo decide un colpo di testa di Pio Esposito. In campo tanti esordienti e qualche segnale incoraggiante per il futuro.
Rialzarsi dopo una caduta non è mai semplice. Specialmente se la ferita è ancora aperta e continua a bruciare. Dopo la terza mancata qualificazione ai Mondiali, l’Italia riparte dal Lussemburgo e lo fa vincendo 1-0 con un gol di Pio Esposito e con una ventata d’aria fresca portata da un gruppo composto quasi esclusivamente da debuttanti. Il ct Silvio Baldini ha scelto di dare fiducia ai «suoi» ragazzi dell’Under 21, puntando su un undici titolare in cui a parte il capitano Donnarumma, Pio Esposito e Pisilli, tutti gli altri erano all’esordio con la maglia della Nazionale maggiore. Una scelta che qualcuno ha definito simbolica e di impatto, ma che lo stesso ct rivendica come necessaria per riportare purezza in un ambiente che negli ultimi anni ha vissuto di forti pressioni.
L'impatto con la partita è stato quello che ci si poteva aspettare da una squadra costruita in pochi giorni e composta quasi interamente da esordienti. L'Italia ha tenuto il pallone fin dalle prime battute, cercando di prendere il controllo del gioco senza però riuscire a trovare subito ritmo e precisione negli ultimi metri. I segnali più incoraggianti sono arrivati dalla corsia sinistra, dove Koleosho si è rivelato il più vivace degli attaccanti azzurri, e da Lipani, ordinato nella gestione del possesso e spesso al centro della manovra. Le occasioni del primo tempo sono nate soprattutto attorno a Pio Esposito. L'attaccante dell'Inter ha prima sfiorato un gol di tacco su assist di Lipani e poi ha provato a sorprendere Moris con una spettacolare rovesciata, senza fortuna. L'Italia ha continuato a spingere, creando anche una buona opportunità con Pisilli e un'altra nel finale ancora con Koleosho, ma senza riuscire a sbloccare il risultato. Dall'altra parte il Lussemburgo si è visto soltanto a sprazzi, senza però impensierire seriamente Donnarumma. La partita si è decisa a inizio ripresa. Al 49' Pisilli ha disegnato dalla bandierina un pallone perfetto sul primo palo e Pio Esposito lo ha trasformato nell'1-0 con un colpo di testa preciso e potente. Un gol meritato per l'attaccante, tra i più propositivi per tutta la serata, e una liberazione per un'Italia che fino a quel momento aveva raccolto meno di quanto prodotto. Pochi minuti dopo gli azzurri hanno avuto l'occasione per chiudere definitivamente il discorso. Pisilli si è trovato davanti alla porta dopo una bella azione corale, ma il suo destro è terminato sul palo. Nel finale Baldini ha continuato a distribuire debutti e minuti ai giovani della sua rosa. Sono entrati Fortini, Fini, Camarda, Dagasso, Mane, Ahanor e Samuele Inacio.
Il risultato finale conta relativamente, anche perché il valore dell'avversario impone prudenza nei giudizi. Tuttavia, dopo settimane segnate da polemiche, processi e delusione per il fallimento della qualificazione mondiale, l'Italia aveva soprattutto bisogno di ripartire, in vista delle elezioni federali del 22 giugno dalle quali dipenderà poi anche il futuro della panchina azzurra e lo ha fatto con una vittoria, con un gruppo di ragazzi che ha mostrato entusiasmo e disponibilità al sacrificio e con qualche indicazione interessante su cui costruire il futuro. Elementi di questi tempi nemmeno così scontati.
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Keir Starmer (Ansa)
Un rapporto del Parlamento britannico avverte che il Regno Unito entra in un'epoca di «radicale incertezza». Nel mirino Russia, Cina, guerre ibride e terrorismo. Cresce anche il timore di un futuro ridimensionamento del sostegno americano alla Nato.
Il Regno Unito si sta preparando a un cambiamento profondo del contesto internazionale. È questa la conclusione principale contenuta nel rapporto della Commissione mista per la Strategia di Sicurezza Nazionale del Parlamento britannico, che analizza la National Security Strategy 2025 e avverte che il Paese si trova di fronte a un'epoca caratterizzata da «radicale incertezza». Secondo il documento, i tradizionali presupposti che hanno garantito la sicurezza britannica negli ultimi decenni sono ormai in discussione. La crescente competizione tra grandi potenze, l'aumento delle guerre ibride, l'impiego di tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale e il progressivo deterioramento delle relazioni internazionali stanno creando un ambiente strategico molto più pericoloso rispetto al passato. La commissione parlamentare riconosce che il governo ha individuato correttamente le minacce principali, ma sottolinea l'esistenza di un divario significativo tra le ambizioni dichiarate e i meccanismi concreti necessari per realizzarle. In particolare, i parlamentari lamentano l'assenza di un piano dettagliato per sviluppare le cosiddette «capacità sovrane» e denunciano una scarsa chiarezza sulle responsabilità dei diversi ministeri chiamati ad attuare la strategia.
La National Security Strategy si fonda su tre pilastri
Il primo riguarda la sicurezza interna, il secondo il rafforzamento della posizione internazionale del Regno Unito e il terzo lo sviluppo di capacità industriali, tecnologiche e militari autonome. L'obiettivo dichiarato è ridurre le vulnerabilità britanniche in un contesto globale sempre più instabile e competitivo. Tra le minacce individuate emerge con forza la Russia. Mosca viene descritta come la principale fonte di rischio per la sicurezza britannica, non solo per la guerra in Ucraina ma anche per le attività di sabotaggio, interferenza e aggressione ibrida che stanno colpendo numerosi Paesi europei. Il rapporto invita il governo a mantenere alta la pressione sulla Federazione Russa e a continuare a imporre costi economici e politici crescenti finché proseguiranno le operazioni militari contro Kiev e le attività ostili nei confronti dell'Occidente. Grande attenzione viene dedicata anche alla Cina. Pur riconoscendo l'importanza dei rapporti economici con Pechino, la commissione afferma che il governo dovrebbe essere molto più trasparente nel valutare i rischi per la sicurezza nazionale derivanti dalle relazioni con il gigante asiatico. I parlamentari arrivano a chiedere che ogni nuovo accordo economico con la Cina sia accompagnato da una valutazione pubblica dell'impatto sulla sicurezza nazionale britannica. Un altro elemento di preoccupazione riguarda la crescente dipendenza da fornitori esteri per materie prime strategiche, tecnologie avanzate e componenti essenziali per la difesa. Secondo il rapporto, Londra dovrà ridurre progressivamente la propria esposizione sia nei confronti della Cina per quanto riguarda i minerali critici sia nei confronti degli Stati Uniti per alcuni aspetti della sicurezza e della condivisione delle informazioni di intelligence.
Il terrorismo resta una minaccia
Accanto alle minacce rappresentate dagli Stati ostili, il documento dedica attenzione anche al terrorismo, che continua a essere considerato un rischio concreto per la sicurezza nazionale britannica. Tuttavia, rispetto al passato, il fenomeno viene interpretato in modo diverso. Non sono più soltanto le organizzazioni strutturate come Al-Qaeda o lo Stato Islamico a preoccupare Londra, ma soprattutto gli individui radicalizzati online, spesso privi di collegamenti diretti con gruppi terroristici ma capaci di passare rapidamente all'azione. La strategia mette in guardia contro soggetti «ossessionati dalla violenza», influenzati da contenuti estremisti diffusi attraverso social network, piattaforme criptate e forum digitali. Secondo la commissione, il terrorismo moderno non può più essere analizzato separatamente dalle altre minacce. Criminalità organizzata, cybercrime, propaganda online e interferenze ostili da parte di Stati stranieri tendono sempre più a sovrapporsi. L'intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti potrebbero inoltre amplificare le capacità di reclutamento, radicalizzazione e diffusione della propaganda estremista, rendendo più complesso il lavoro delle agenzie di sicurezza.
Per questo motivo il rapporto sostiene che la risposta al terrorismo non debba limitarsi all'azione delle forze dell'ordine e dei servizi di intelligence. La prevenzione deve coinvolgere l'intera società, dalle scuole alle università, dagli enti locali alle aziende che gestiscono infrastrutture strategiche. Il concetto di resilienza nazionale diventa così centrale nella nuova visione britannica della sicurezza. Un altro timore riguarda la possibilità che gruppi terroristici o estremisti prendano di mira le infrastrutture nazionali critiche. Sistemi energetici, reti digitali, trasporti, ospedali e cavi sottomarini vengono considerati obiettivi vulnerabili che potrebbero essere colpiti sia con attacchi fisici sia attraverso operazioni informatiche. La crescente digitalizzazione della società rende infatti possibile una combinazione di attacchi tradizionali e cyberattacchi con effetti potenzialmente devastanti.
I timori per l’indebolimento della Nato
La commissione invita inoltre il governo a prepararsi a uno scenario fino a pochi anni fa considerato impensabile: una crisi internazionale nella quale l'Europa non possa più contare pienamente sul sostegno militare statunitense. Per questo motivo viene chiesto di rafforzare la leadership europea all'interno della NATO e di sviluppare nuove forme di cooperazione strategica con gli alleati del continente. Sul fronte interno, una delle priorità è rappresentata dalla protezione delle infrastrutture nazionali critiche. Oleodotti, reti energetiche, sistemi di comunicazione, trasporti, infrastrutture digitali e cavi sottomarini sono considerati bersagli privilegiati delle moderne operazioni ibride. I parlamentari chiedono quindi maggiori investimenti nella resilienza e nella sicurezza informatica, oltre a una migliore preparazione della popolazione civile in caso di crisi. Particolarmente interessante è il riferimento alla necessità di sviluppare un approccio che coinvolga «l'intera società». Secondo la commissione, la sicurezza nazionale non può più essere considerata esclusivamente una questione militare o governativa. Aziende private, amministrazioni locali, infrastrutture strategiche e cittadini dovranno essere maggiormente coinvolti nella preparazione alle emergenze e nella costruzione della resilienza nazionale.Il rapporto dedica inoltre ampio spazio al tema del soft power. I parlamentari esprimono preoccupazione per la riduzione degli stanziamenti destinati agli aiuti internazionali e avvertono che il ridimensionamento degli strumenti di influenza britannica potrebbe creare un vuoto destinato a essere colmato da Russia e Cina, soprattutto in Africa e nel cosiddetto Sud globale. Organizzazioni come il BBC World Service e il British Council vengono considerate asset strategici per la sicurezza nazionale al pari di molte capacità militari tradizionali. Tra le novità più rilevanti figura l'impegno assunto dal governo britannico nell'ambito degli accordi NATO a destinare entro il 2035 il 5% del PIL complessivo alla difesa e alla sicurezza. Di questa cifra, l'1,5% dovrebbe essere destinato specificamente alla sicurezza e alla resilienza nazionale. Tuttavia, la commissione osserva che non è ancora chiaro quali progetti e quali capacità verranno concretamente finanziati attraverso questo nuovo obiettivo di spesa. Nel complesso, il documento parlamentare fotografa un Regno Unito che percepisce il proprio ambiente strategico come sempre più ostile e imprevedibile. Russia, Cina, terrorismo, guerre ibride, cybersicurezza, protezione delle infrastrutture critiche e riduzione delle dipendenze strategiche rappresentano le priorità di una strategia che punta a preparare il Paese a un mondo nel quale la sicurezza non può più essere data per scontata. La sfida, secondo la commissione, sarà trasformare queste ambizioni in politiche concrete, dotate di risorse adeguate, responsabilità chiare e una visione di lungo periodo capace di affrontare le minacce del prossimo decennio.
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