Il partito sotto choc: aspetta il testamento politico di Silvio e si affida a Tajani
Antonio Tajani (Imagoeconomica)
  • Il mantra: «Dipende dalla famiglia». Il ministro degli Esteri ora deve evitare diaspore verso gli alleati e possibili «Opa» di Matteo Renzi.
  • Rapporto solido del premier con Marina, le aziende da tutelare, l’autoconservazione. E l’interesse di Fdi di coprirsi al centro.

Lo speciale contiene due articoli

Dolore vero, quello dei big di Forza Italia: dolore fisico. Provare a strappare una dichiarazione che non sia di cordoglio, nel giorno che non doveva arrivare mai, è una impresa impossibile. Non se lo aspettavano: «Eravamo più preoccupati durante lo scorso ricovero», dice alla Verità un parlamentare azzurro, «è stato un colpo durissimo. Il futuro? C’è Tajani, poi dipende dalla famiglia». Già, c’è Antonio Tajani: tocca a lui, vicepremier, ministro degli Esteri e coordinatore nazionale del partito, portare sulle spalle il peso di una eredità politica così immensa, e provare a dare coraggio a un partito che si ritrova orfano. Un partito che grazie all’energia del Cav è riuscito, contro ogni pronostico, alle politiche dello scorso 25 settembre, a superare l’8%, pareggiando il dato della Lega e riuscendo a confermarsi pilastro imprescindibile della maggioranza di centrodestra, con 45 deputati e 18 senatori, compreso ovviamente lui, Silvio Berlusconi. Un partito che esprime 5 ministri (Antonio Tajani, che è anche vicepremier; Anna Maria Bernini, Gilberto Pichetto Fratin, Paolo Zangrillo e Maria Elisabetta Alberti Casellati); 2 viceministri (Francesco Paolo Sisto e Valentino Valentini); 6 sottosegretari (Matilde Siracusano, Maria Tripodi, Sandra Savino, Matteo Perego, Alberto Barachini, Tullio Ferrante); presidenti di Regione come Renato Schifani in Sicilia, Roberto Occhiuto in Calabria e Alberto Cirio in Piemonte; 10 parlamentari europei.

Un partito il cui futuro, adesso, è pieno di incognite. I contrasti interni sono congelati, e ci mancherebbe altro: c’è da attraversare il tunnel più oscuro, da elaborare il lutto meno elaborabile. Poi ci sarà da decidere e da programmare, aspettando naturalmente la lettura del testamento di Berlusconi, che potrebbe contenere anche indicazioni sul futuro di Forza Italia, partito padronale rimasto senza padrone: «Dipende dalla famiglia», è il mantra di queste ore, ma nessuno sa, nessuno neanche immagina se e quanto la famiglia avrà voglia di impegnarsi ancora in politica. Un impegno costoso, anche in termini economici: le spese di Forza Italia se le accollava Berlusconi, ora si dovrà pensare anche a questo.

Al di là di fidejussioni e conti bancari, bisognerà anche vedere, anzi leggere, se Berlusconi ha messo nero su bianco anche le sue volontà sulla gestione del partito. Marta Fascina, la sua compagna di vita, negli ultimi tempi ha rafforzato notevolmente il suo ruolo organizzativo: in molti si chiedono se il suo peso in Forza Italia ora aumenterà, diminuirà, o resterà invariato. Così come molti sperano di poter contare ancora su Gianni Letta, l’eminenza azzurrina. Quello che tutti, ora, escludono, è la liquidazione: «Oggi», dice Tajani, in lacrime, a Washington, «Forza Italia è una comunità colpita, ferita, ma ha una missione totale: unirsi nel rilanciare il messaggio del nostro leader, continuare in maniera convinta sul percorso che Silvio Berlusconi ci ha indicato. Questa missione sarà perseguita con forza, con convinzione. In questo giorno di profondo dolore, dico che lo faremo anche con l’energia e la gioia che il nostro leader mi ha trasmesso dal momento della nascita di Forza Italia, che mi ha dato l’onore di fondare insieme a lui. Il suo progetto politico e umano», aggiunge Tajani, «continuerà a ispirarci e guidarci, a indicare il percorso per realizzare gli obiettivi che Silvio Berlusconi ha sempre voluto per il bene dell’Italia, Il suo ultimo messaggio è stato l’invito a lavorare per la pace».

Tajani anticipa il rientro in Italia, parte subito dopo aver incontrato il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, questa mattina sarà a Milano. Quel «lavora per la pace», l’ultimo messaggio di Berlusconi, può valere anche in chiave interna al partito: Tajani ha un anno di tempo, fino alle prossime elezioni europee, per rimodellare Forza Italia, ricompattare le varie anime che albergano al suo interno, rimarginare le lacerazioni che si sono prodotte al momento della formazione del governo, quando l’esclusione di Licia Ronzulli, che il Cav avrebbe voluto nell’esecutivo, ma che Giorgia Meloni ha tenuto alla larga da Palazzo Chigi, hanno fatto traballare il partito e il centrodestra.

«Il partito c’è», sospira alla Verità un parlamentare, «la struttura esiste, ci sono coordinatori regionali, provinciali, cittadini. Tajani ha sulle sue spalle un peso gigantesco, dovremo mettere da parte le frizioni e essere compatti come non siamo mai stati, altrimenti per noi è finita».

Le voci si rincorrono, le profezie pure: c’è chi pronostica una diaspora verso la Lega o Fratelli d’Italia, chi addirittura immagina che Matteo Renzi possa rappresentare l’approdo per i naufraghi. Tutte ipotesi da scartare, almeno nel breve periodo: la Meloni, in particolare, avrebbe tutto da perdere se Forza Italia esplodesse, e in prospettiva ha bisogno di una forza politica di centro, nella sua coalizione, che attragga gli elettori più moderati e che sia collocato nel Partito popolare europeo. Intanto, entro 60 giorni si svolgeranno le elezioni suppletive nel collegio uninominale di Monza, quello dove Silvio Berlusconi è stato eletto senatore lo scorso settembre, con il 50,3% dei voti. Sarà il primo test senza Silvio, il primo ostacolo da superare sul percorso della sopravvivenza politica di Forza Italia.

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