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2020-03-05
Il morbo avanza e fa scattare il piano letti
Ansa
Prosegue l'avanzata del contagio da coronavirus. L'ultimo bollettino della Protezione civile comunicava ieri che dall'inizio dell'epidemia, 3.089 persone hanno contratto il virus (+587 rispetto a martedì), i soggetti risultati positivi sono 2.706 (+443), 107 i pazienti deceduti (+28) e 276 le persone guarite (+116). Le nuove vittime del Covid-19 vivevano in Lombardia (17), Emilia Romagna (5), Veneto (3) Marche (2) e Puglia (1). Le Regioni coinvolte sono 19, la Valle d'Aosta rimane senza casi di contagio. I pazienti ricoverati con sintomi sono 1.346 (+312 rispetto a martedì 3 marzo); 295 sono in terapia intensiva (+66), mentre 1.065 sono in isolamento domiciliare (+65). La Lombardia, con 1.497 positivi (55% del totale) è sempre la Regione più colpita, seguita da Emilia Romagna con 516 casi (19%) e Veneto con 345 (12%). Piemonte, con 82 pazienti e Marche con 80 sono in testa alle altre Regioni dove il numero dei positivi è decisamente più basso.
Il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, ha tenuto a precisare che la percentuale dei decessi è del 3,47% rispetto però al totale dei contagiati di cui oggi siamo a conoscenza, mentre i guariti rappresentano l'8,49%. Non è ancora confermata l'estensione della zona rossa nel Bergamasco, dove le persone colpite dal virus sono salite a 423. Molti i sanitari contagiati, anche la direttrice dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Beatrice Stasi, è risultata ieri positiva al test. Sono invece buone e stabili le condizioni del neonato di poche settimane ricoverato a Bergamo e risultato positivo al coronavirus. «Respira spontaneamente e i parametri sono buoni e stabili», comunicavano i medici. Il piccolo rimane ricoverato in isolamento nel reparto di patologia neonatale.
Borrelli ha voluto ricordare e ringraziare tutti coloro che sono impegnati sul territorio per fronteggiare l'emergenza, i 656 uomini di polizia dello Stato e forze armate, le 345 unità della Protezione civile, i 946 volontari. Continuano purtroppo a mancare dispositivi di sicurezza: «Abbiamo ricevuto segnalazioni, soprattutto da Lombardia e Veneto. Mancano principalmente le mascherine», ricorda il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, sottolineando che bisogna tutelare la sicurezza dei sanitari «altrimenti è un gioco al massacro». Se l'indisponibilità dovesse proseguire, Anelli ipotizza delle «unità di medici per l'emergenza da impiegare esclusivamente per la gestione dei casi di Covid-19 e da dotare con tutti i dispositivi. Gli altri medici, impiegati nelle altre situazioni di assistenza, dovrebbero operare in zone separate, senza dotazioni». Solo in Lombardia, servono 150.000 mascherine al giorno unicamente per gli operatori sanitari, «i cittadini via social ci hanno chiesto se possiamo distribuirle, ma al momento non siamo in grado di farlo», ha spiegato Davide Carlo Caparini, assessore al Bilancio e finanza della Regione Lombardia, chiarendo che ne sono state ordinate 6 milioni di unità.
In risposta alla grande preoccupazione su quanto potranno ancora reggere all'emergenza i sistemi regionali, ieri una circolare del ministero della Salute annunciava che si farà ricorso anche alle strutture private accreditate, per ridurre la pressione su quelle pubbliche. Verrà aumentato del 50% il numero dei posti letto in terapia intensiva e del 100% il numero di quelli in unità operative di pneumologia e in unità operative di malattie infettive, isolati e allestiti con la dotazione necessaria per il supporto ventilatorio (inclusa la respirazione assistita). Il Comitato tecnico scientifico ha inoltre ritenuto «necessario ridistribuire il personale sanitario destinato all'assistenza, prevedendo un percorso formativo “rapido" qualificante per il supporto respiratorio per infermieri e medici da dedicare alle aree di sub intensiva». La circolare annunciava anche la ridefinizione dei percorsi di triage dei pronto soccorso con la individuazione di aree dedicate alla sosta/degenza temporanea di pazienti sospetti, così pure la definizione di un protocollo per l'esecuzione dei tamponi.
Nel bollettino dal fronte contagi, va segnalato il blocco a Genova del traghetto Rhapsody della Grandi navi veloci (Gnv) perché un passeggero nordafricano che aveva viaggiato a bordo della nave è risultato positivo al coronavirus in Tunisia. L'equipaggio, 54 persone, non può scendere anche se la compagnia di navigazione ha fatto sapere che la Rhapsody non è in quarantena. Si tratterebbe di una misura precauzionale, nessuno al momento risulta contagiato, il problema sono le centinaia di passeggeri che possono essere venuti a contatto con il nordafricano. Un treno regionale di Trenitalia è stato fermato alla stazione ferroviaria di Udine dopo che era stata segnalata a bordo la presenza di una persona probabilmente contagiata dal morbo del coronavirus. Dal convoglio sono stati fatti scendere tutti i passeggeri mentre la persona forse affetta dal virus, sembra una donna di mezza età partita da Lodi, veniva portata via in ambulanza. Il treno non è più ripartito.
L'Organizzazione mondiale della sanità intanto fa appello a «misure rapide e incisive». Raccomanda di lavarsi le mani anche dopo aver maneggiato i soldi, le banconote possono essere veicolo di contagio. Non dice di disinfettarle, come si sta facendo in Corea e in Cina, ma invita alla massima igiene quando si toccano i soldi.
Borrelli inaugura la psicosi dei cani. «Si possono ammalare? Non lo so»
Il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, crea un nuovo clamoroso caso: il contagio uomo-cane. Ieri le agenzie di stampa hanno diffuso una notizia secondo la quale a Hong Kong un cucciolo di cane domestico, la cui padrona è tra i contagiati, sarebbe risultato ripetutamente positivo al coronavirus, indicando la presenza di un'infezione lieve. E pare che si tratti di notizie ufficiali, visto che a confermarle è stato il portavoce del dipartimento Agricoltura, pesca e conservazione di Hong Kong. Le autorità parlano di un primo «probabile» caso di trasmissione da essere umano ad animale. E la sua proprietaria, una donna di 60 anni che attualmente è ricoverata, sarebbe il più probabile agente infettante, anche se non è certo che il virus non sia passato al cane in altro modo. Tre test su campioni di cavità nasale e orale effettuati sul cucciolo sarebbero risultati debolmente positivi. Esperti di due università di Hong Kong e dell'Organizzazione mondiale per la salute degli animali sono concordi sul fatto che i risultati suggeriscono che l'animale presenti un basso livello di infezione e che, probabilmente, si tratterà di una trasmissione dall'uomo all'animale. Il cane, infatti, pare non abbia mostrato alcun segno di malattia correlata al Covid-19. Insomma, sarebbe del tutto asintomatico.
A ogni modo, anche per il quadrupede sarebbe scattato il periodo di quarantena nella struttura per la custodia degli animali allestita per l'occasione nel porto di Hong Kong. Le autorità locali hanno anche annunciato che gli animali da compagnia, inclusi cani e gatti, presenti nelle famiglie con casi confermati di Covid-19 o con contatti stretti con persone infette, devono essere messi in quarantena nelle strutture a tutela della salute pubblica e degli stessi animali.
Al momento, stando alle ulteriori notizie diffuse dalle agenzie di stampa, non ci sono però prove scientifiche che gli animali domestici possano essere una fonte di infezione da coronavirus. La possibilità di contagio sarebbe concreta, insomma, stando anche alle notizie riportate dal South China morning post, nella sola direzione uomo-cane. Per gli esperti di Hong Kong, sulla scorta di quanto appurato già con l'epidemia Sars, cani e gatti possono essere contagiati dal virus senza ammalarsi e senza costituire fonte di contagio. Si tratta però di un primo caso, che era emerso già una settimana fa, e sembra davvero presto per poter trarre delle conclusioni.
Come era ovvio immaginare, durante la consueta conferenza stampa, ieri i cronisti hanno posto a Borrelli anche la domanda sul cane infetto. Il capo della Protezione civile ha dimostrato di stare poco sul pezzo. E ha cercato di dribblare la domanda: «Chiederemo ai nostri esperti». Tentando un rinvio alla conferenza stampa di oggi, ha ammesso: «Non riesco a darvi un'informazione. C'è un comitato tecnico scientifico, ma a me non è giunta alcuna informazione sulla questione». Insomma, al momento la Protezione civile non è in grado di chiarire se il passaggio di specie uomo-animale sia possibile, se il contrario sia davvero da escludere, né se siano stati riscontrati casi in Italia. Da quando è cominciata l'emergenza legata al coronavirus, il ministero della Salute ha diffuso sul suo sito Web, tra le risposte a domande riccorrenti, questa informazione: «Al momento non vi è alcuna evidenza scientifica che gli animali da compagnia, quali cani e gatti, abbiano contratto l'infezione o possano diffonderla». Una indicazione che dopo le rivelazioni arrivate ieri da Hong Kong probabilmente sarà da rimodulare. Sempre che oggi gli esperti citati da Borrelli abbiano degli argomenti da portare in conferenza stampa.
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Il contagio sale di 587 unità in un giorno e raggiunge quota 3.089, con 2.706 persone attualmente positive. Aumentano i morti (107), ma anche i guariti (276). Per la terapia intensiva il ministero annuncia un incremento del 50% dei posti. In pneumologia del 100%.Angelo Borrelli inaugura la psicosi dei cani. «Si possono ammalare? Non lo so». Il capo della Protezione civile crea un nuovo caso: «Sugli animali chiederò agli esperti». Prosegue l'avanzata del contagio da coronavirus. L'ultimo bollettino della Protezione civile comunicava ieri che dall'inizio dell'epidemia, 3.089 persone hanno contratto il virus (+587 rispetto a martedì), i soggetti risultati positivi sono 2.706 (+443), 107 i pazienti deceduti (+28) e 276 le persone guarite (+116). Le nuove vittime del Covid-19 vivevano in Lombardia (17), Emilia Romagna (5), Veneto (3) Marche (2) e Puglia (1). Le Regioni coinvolte sono 19, la Valle d'Aosta rimane senza casi di contagio. I pazienti ricoverati con sintomi sono 1.346 (+312 rispetto a martedì 3 marzo); 295 sono in terapia intensiva (+66), mentre 1.065 sono in isolamento domiciliare (+65). La Lombardia, con 1.497 positivi (55% del totale) è sempre la Regione più colpita, seguita da Emilia Romagna con 516 casi (19%) e Veneto con 345 (12%). Piemonte, con 82 pazienti e Marche con 80 sono in testa alle altre Regioni dove il numero dei positivi è decisamente più basso.Il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, ha tenuto a precisare che la percentuale dei decessi è del 3,47% rispetto però al totale dei contagiati di cui oggi siamo a conoscenza, mentre i guariti rappresentano l'8,49%. Non è ancora confermata l'estensione della zona rossa nel Bergamasco, dove le persone colpite dal virus sono salite a 423. Molti i sanitari contagiati, anche la direttrice dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Beatrice Stasi, è risultata ieri positiva al test. Sono invece buone e stabili le condizioni del neonato di poche settimane ricoverato a Bergamo e risultato positivo al coronavirus. «Respira spontaneamente e i parametri sono buoni e stabili», comunicavano i medici. Il piccolo rimane ricoverato in isolamento nel reparto di patologia neonatale.Borrelli ha voluto ricordare e ringraziare tutti coloro che sono impegnati sul territorio per fronteggiare l'emergenza, i 656 uomini di polizia dello Stato e forze armate, le 345 unità della Protezione civile, i 946 volontari. Continuano purtroppo a mancare dispositivi di sicurezza: «Abbiamo ricevuto segnalazioni, soprattutto da Lombardia e Veneto. Mancano principalmente le mascherine», ricorda il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, sottolineando che bisogna tutelare la sicurezza dei sanitari «altrimenti è un gioco al massacro». Se l'indisponibilità dovesse proseguire, Anelli ipotizza delle «unità di medici per l'emergenza da impiegare esclusivamente per la gestione dei casi di Covid-19 e da dotare con tutti i dispositivi. Gli altri medici, impiegati nelle altre situazioni di assistenza, dovrebbero operare in zone separate, senza dotazioni». Solo in Lombardia, servono 150.000 mascherine al giorno unicamente per gli operatori sanitari, «i cittadini via social ci hanno chiesto se possiamo distribuirle, ma al momento non siamo in grado di farlo», ha spiegato Davide Carlo Caparini, assessore al Bilancio e finanza della Regione Lombardia, chiarendo che ne sono state ordinate 6 milioni di unità.In risposta alla grande preoccupazione su quanto potranno ancora reggere all'emergenza i sistemi regionali, ieri una circolare del ministero della Salute annunciava che si farà ricorso anche alle strutture private accreditate, per ridurre la pressione su quelle pubbliche. Verrà aumentato del 50% il numero dei posti letto in terapia intensiva e del 100% il numero di quelli in unità operative di pneumologia e in unità operative di malattie infettive, isolati e allestiti con la dotazione necessaria per il supporto ventilatorio (inclusa la respirazione assistita). Il Comitato tecnico scientifico ha inoltre ritenuto «necessario ridistribuire il personale sanitario destinato all'assistenza, prevedendo un percorso formativo “rapido" qualificante per il supporto respiratorio per infermieri e medici da dedicare alle aree di sub intensiva». La circolare annunciava anche la ridefinizione dei percorsi di triage dei pronto soccorso con la individuazione di aree dedicate alla sosta/degenza temporanea di pazienti sospetti, così pure la definizione di un protocollo per l'esecuzione dei tamponi.Nel bollettino dal fronte contagi, va segnalato il blocco a Genova del traghetto Rhapsody della Grandi navi veloci (Gnv) perché un passeggero nordafricano che aveva viaggiato a bordo della nave è risultato positivo al coronavirus in Tunisia. L'equipaggio, 54 persone, non può scendere anche se la compagnia di navigazione ha fatto sapere che la Rhapsody non è in quarantena. Si tratterebbe di una misura precauzionale, nessuno al momento risulta contagiato, il problema sono le centinaia di passeggeri che possono essere venuti a contatto con il nordafricano. Un treno regionale di Trenitalia è stato fermato alla stazione ferroviaria di Udine dopo che era stata segnalata a bordo la presenza di una persona probabilmente contagiata dal morbo del coronavirus. Dal convoglio sono stati fatti scendere tutti i passeggeri mentre la persona forse affetta dal virus, sembra una donna di mezza età partita da Lodi, veniva portata via in ambulanza. Il treno non è più ripartito.L'Organizzazione mondiale della sanità intanto fa appello a «misure rapide e incisive». Raccomanda di lavarsi le mani anche dopo aver maneggiato i soldi, le banconote possono essere veicolo di contagio. Non dice di disinfettarle, come si sta facendo in Corea e in Cina, ma invita alla massima igiene quando si toccano i soldi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-morbo-avanza-e-fa-scattare-il-piano-letti-2645384353.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="borrelli-inaugura-la-psicosi-dei-cani-si-possono-ammalare-non-lo-so" data-post-id="2645384353" data-published-at="1777451038" data-use-pagination="False"> Borrelli inaugura la psicosi dei cani. «Si possono ammalare? Non lo so» Il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, crea un nuovo clamoroso caso: il contagio uomo-cane. Ieri le agenzie di stampa hanno diffuso una notizia secondo la quale a Hong Kong un cucciolo di cane domestico, la cui padrona è tra i contagiati, sarebbe risultato ripetutamente positivo al coronavirus, indicando la presenza di un'infezione lieve. E pare che si tratti di notizie ufficiali, visto che a confermarle è stato il portavoce del dipartimento Agricoltura, pesca e conservazione di Hong Kong. Le autorità parlano di un primo «probabile» caso di trasmissione da essere umano ad animale. E la sua proprietaria, una donna di 60 anni che attualmente è ricoverata, sarebbe il più probabile agente infettante, anche se non è certo che il virus non sia passato al cane in altro modo. Tre test su campioni di cavità nasale e orale effettuati sul cucciolo sarebbero risultati debolmente positivi. Esperti di due università di Hong Kong e dell'Organizzazione mondiale per la salute degli animali sono concordi sul fatto che i risultati suggeriscono che l'animale presenti un basso livello di infezione e che, probabilmente, si tratterà di una trasmissione dall'uomo all'animale. Il cane, infatti, pare non abbia mostrato alcun segno di malattia correlata al Covid-19. Insomma, sarebbe del tutto asintomatico. A ogni modo, anche per il quadrupede sarebbe scattato il periodo di quarantena nella struttura per la custodia degli animali allestita per l'occasione nel porto di Hong Kong. Le autorità locali hanno anche annunciato che gli animali da compagnia, inclusi cani e gatti, presenti nelle famiglie con casi confermati di Covid-19 o con contatti stretti con persone infette, devono essere messi in quarantena nelle strutture a tutela della salute pubblica e degli stessi animali. Al momento, stando alle ulteriori notizie diffuse dalle agenzie di stampa, non ci sono però prove scientifiche che gli animali domestici possano essere una fonte di infezione da coronavirus. La possibilità di contagio sarebbe concreta, insomma, stando anche alle notizie riportate dal South China morning post, nella sola direzione uomo-cane. Per gli esperti di Hong Kong, sulla scorta di quanto appurato già con l'epidemia Sars, cani e gatti possono essere contagiati dal virus senza ammalarsi e senza costituire fonte di contagio. Si tratta però di un primo caso, che era emerso già una settimana fa, e sembra davvero presto per poter trarre delle conclusioni. Come era ovvio immaginare, durante la consueta conferenza stampa, ieri i cronisti hanno posto a Borrelli anche la domanda sul cane infetto. Il capo della Protezione civile ha dimostrato di stare poco sul pezzo. E ha cercato di dribblare la domanda: «Chiederemo ai nostri esperti». Tentando un rinvio alla conferenza stampa di oggi, ha ammesso: «Non riesco a darvi un'informazione. C'è un comitato tecnico scientifico, ma a me non è giunta alcuna informazione sulla questione». Insomma, al momento la Protezione civile non è in grado di chiarire se il passaggio di specie uomo-animale sia possibile, se il contrario sia davvero da escludere, né se siano stati riscontrati casi in Italia. Da quando è cominciata l'emergenza legata al coronavirus, il ministero della Salute ha diffuso sul suo sito Web, tra le risposte a domande riccorrenti, questa informazione: «Al momento non vi è alcuna evidenza scientifica che gli animali da compagnia, quali cani e gatti, abbiano contratto l'infezione o possano diffonderla». Una indicazione che dopo le rivelazioni arrivate ieri da Hong Kong probabilmente sarà da rimodulare. Sempre che oggi gli esperti citati da Borrelli abbiano degli argomenti da portare in conferenza stampa.
Palazzo Grimani, sede della Corte d'Appello di Venezia. Nel riquadro, Walter Onichini (IStock)
Per Walter Onichini, macellaio di Legnaro (Padova) incensurato che il 22 luglio 2013 sparò al ladro che gli era entrato in casa e che stava scappando, la giustizia, in tutto il suo iter, ha mantenuto una costante: lo scorrere dei mesi. Ben 72 per arrivare alla sentenza di appello e 96 se si considera anche la Cassazione: 4 anni, 10 mesi e 27 giorni di reclusione per tentato omicidio. Sentenza definitiva. E subito eseguita (48 ore dopo Onichini era in carcere a Venezia). L’uomo ferito, un pregiudicato albanese che è stato condannato a 3 anni e 8 mesi per l’intrusione, non ha mai scontato la sua condanna in quanto irreperibile. Dopo aver passato due anni e mezzo in carcere, nel gennaio 2023, Onichini ottiene l’affidamento in prova: può lavorare e deve svolgere servizi di pubblica utilità. Ma il ciclo del tempo, per lui, non è cambiato neppure quando ha chiesto la grazia.
Novembre 2021: Sara Scolaro, moglie di Onichini, presenta istanza al magistrato di sorveglianza attraverso il suo legale, l’avvocato Ernesto De Toni. Il fascicolo resta in quella sede per nove mesi. Solo ad agosto 2022 viene inoltrato al ministero della Giustizia. Passa circa un altro anno. Un ulteriore segmento temporale senza esiti intermedi pubblici. Tanto che l’avvocato De Toni dirà ai giornalisti: «La domanda di grazia è rimasta ferma a Padova per oltre nove mesi e poi finalmente trasmessa al ministro della Giustizia a Roma e di essa nessuno aveva più saputo dirci nulla». La decisione arriva a distanza di 22 mesi e con parere contrario della pubblica accusa: richiesta respinta dal Quirinale, firma Sergio Mattarella. Per Nicole Minetti, invece, la stessa procedura sembra aver viaggiato su un binario accelerato. Il procedimento, dopo 166 giorni dalla presentazione della domanda, registra il parere positivo del sostituto procuratore generale di Milano Gaetano Brusa: per la magistratura nulla osta alla concessione della grazia. Il parere arriva all’interno di un’istruttoria compatta. L’atto finale del Quirinale, ancora con firma di Sergio Mattarella, è dello scorso febbraio. Otto mesi. Richiesta 27 luglio 2025, il Quirinale sollecita il ministero della Giustizia il 6 agosto, lo scorso febbraio la pena viene cancellata. Prima ancora di essere eseguita. Minetti è liberata dal peso di dover scontare una condanna da 3 anni e 11 mesi ai servizi sociali.
Il percorso di Onichini a confronto sembra una gimcana. Le indagini furono avviate la notte stessa in cui dal fucile di Onichini partirono i due colpi che ferirono Elson Ndreca (irregolare sul territorio italiano con un provvedimento di espulsione sulle spalle), che era entrato nell’abitazione da una finestra. Venne colpito alle gambe. Secondo la ricostruzione processuale, Onichini lo caricò in auto con l’intenzione di portarlo in ospedale. Ma il tragitto si interruppe: Ndreca venne lasciato a circa un chilometro dall’abitazione, in una strada di campagna. Onichini rientrò a casa e chiamò i carabinieri. Il 18 dicembre 2017 arrivò la sentenza di primo grado: 4 anni e 11 mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese legali e a una provvisionale di 25.000 euro a favore della parte offesa. In appello, dopo un percorso durato complessivamente sei anni dal fatto, la Corte d’Appello di Venezia ha confermato l’impostazione accusatoria, escludendo la legittima difesa, nonostante il procuratore generale avesse chiesto di riqualificare il reato in «eccesso colposo di legittima difesa putativa». La richiesta non è stata accolta, perché, secondo i giudici, Onichini non aveva nulla da temere. Né lui né la sua famiglia. La Corte di Cassazione, il 10 settembre, ha confermato la condanna. Nel settembre 2021 la sentenza è diventata definitiva: 4 anni, 10 mesi e 27 giorni per tentato omicidio. Durante la fase esecutiva, i ricorsi presentati dalla difesa di Onichini sono stati rigettati. Nessuna modifica dell’impianto sanzionatorio nei gradi successivi. Solo dopo due anni e mezzo di detenzione, il tribunale di sorveglianza ha concesso l’affidamento in prova. Onichini ha potuto lavorare presso l’azienda di macellazione della sorella, rientrando a casa la sera e svolgendo al contempo attività di volontariato obbligatoria. In udienza ha dichiarato di essere pentito e il procuratore generale, questa volta, ha espresso parere favorevole alla misura.
Nel periodo in cui la richiesta di grazia per Onichini segue il suo iter, il Quirinale ne concede una «parziale» a Crocifisso Martina, guardia giurata di Torchiarolo (Brindisi), che aveva riportato una condanna a 14 anni di reclusione per l’omicidio di Marco Tedesco, avvenuto la notte del 23 gennaio 2007 nel corso di un tentativo di rapina, e che, così, ha potuto scontare sei anni di pena in meno, con uscita anticipata dal 2036 al 2026.
La sequenza degli atti, per Onichini, si sviluppa così: fatto nel 2013, primo grado nel 2017, appello dopo sei anni, Cassazione nel 2021, richiesta di grazia presentata nel gennaio 2021 (mentre la sentenza è già eseguita e quindi lui è detenuto), inoltro al ministero nell’agosto 2022, decisione di rigetto dopo circa un anno. Nel frattempo, due anni e mezzo di carcere prima dell’accesso all’affidamento in prova. Per Minetti la stessa sequenza si è concentra in pochi mesi, con una progressione ravvicinata tra richiesta, pareri e decisione finale. Il doppio binario del Quirinale.
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Ansa
E proprio su quest’ultimo episodio, nella giornata di ieri si è schierata la Cgil di Milano, che in una nota ha espresso «piena e convinta solidarietà a Primo Minelli, Gianfranco Pagliarulo e all’Anpi tutta, bersaglio in questi giorni da accuse gravi, strumentali e del tutto infondate». Nella nota i rappresentanti milanesi del sindacato guidato da Maurizio Landini sottolineano poi come «i fatti del 25 aprile a Milano hanno scatenato una polemica che riteniamo profondamente ingiusta nei confronti di un’associazione che da decenni custodisce la memoria della Resistenza e dei valori antifascisti su cui è fondata la nostra Repubblica». Secondo la Cgil «accusare di antisemitismo chi ha dedicato la propria vita alla memoria della Shoah e alla lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione è un’operazione politicamente strumentale, che offende la storia». Nelle stesse ore il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, durante un dialogo con la senatrice a vita Liliana Segre al Memoriale della Shoah di Milano, ha lanciato l’allarme sul ritorno della violenza politica. Per il titolare del Viminale, quanto successo durante la manifestazione del 25 aprile a Roma, dove due militanti dell’Anpi sono rimasti lievemente feriti dai colpi sparati da uno sconosciuto con una pistola da softair (per il ministro «ci sono indagini in corso con buone prospettive che la persona possa essere individuata»), è «intimamente legato a quello che è accaduto a Milano». «Metto sullo stesso piano», ha specificato Piantedosi, «tutte le espressioni di violenza, di aggressione e di estremismo che si sono manifestate».
Sui fatti di Milano il ministro dell’Interno ha spiegato di trovare «grave che non si parta dalla denuncia secca» dell’accaduto «ma si facciano manovre diversive» parlando per esempio della presenza delle bandiere di Israele. «Non si capisce», ha spiegato, perché non potevano portare ciò che era simbolo di una gloriosa partecipazione della Brigata ebraica alla lotta di Liberazione».
Durante il dibattito la senatrice a vita ha raccontato di sentirsi avvolta da «un mondo dell’odio talmente vasto, sempre più vasto», da una '«valanga d’odio», che «nonostante io abbia la scorta da anni e abbia 96 anni, trascina persone a mandarmi messaggi con scritto “perché non muori?”».
Interpellato sulle dichiarazioni di Piantedosi, il sindaco di Milano Beppe Sala ha dichiarato: «Io ho solo detto più volte che sentivo sarebbe andata così, tant’è vero che abbiamo discusso con prefetto e questore nelle sedi ufficiali, che è il Comitato per l’ordine e la sicurezza». «Con ciò», ha precisato il sindaco, «lungi da me accusare qualcuno, non era una cosa semplice».
Per Sala «sono stati parecchi i motivi per cui la situazione è degenerata, ma andiamo avanti perché l’anno prossimo sarà un altro 25 aprile, tra l’altro anche più a rischio perché in pieno momento elettorale, quindi bisogna veramente fare tesoro di quello che è successo e cercare di evitare certe situazioni».
Ad attaccare duramente le prese di posizione del primo cittadino ci ha pensato il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato: «Sindaco e centrosinistra hanno detto che la Brigata ebraica non doveva portare le bandiere israeliane al corteo dello scorso 25 aprile. È evidente che si sbagliavano e che c’è stata una grave sottovalutazione del problema. Finalmente, però, il prefetto di Milano oggi ha rimesso le cose a posto». Il parlamentare di Fdi poi ha aggiunto: «Claudio Sgaraglia, intervenendo al Museo della Shoah di Milano, ha infatti dichiarato che stanno aumentando le denunce per discriminazione razziale e per antisemitismo. Il prefetto ha poi avvertito che esiste il pericolo concreto che si possa assistere a reati più gravi. Lo stesso, sempre oggi, ha fatto il ministro degli Interni Piantendosi, il quale ha condannato nella maniera più netta e assoluta quanto accaduto tre giorni fa alla Comunità ebraica a Milano». Per De Corato «di fronte a queste dichiarazioni il sindaco ha il dovere morale di riconoscere come vi sia stata da parte sua una colpevole e faziosa sottovalutazione del problema. Nonostante quanto accaduto il giorno della Liberazione, il primo cittadino ieri (lunedì, ndr) non si è, infatti, presentato a una seduta del Consiglio Comunale durante il quale la maggioranza, salvo pochissime eccezioni, non si è nemmeno degnata di firmare un ordine del giorno presentato dalle opposizioni di centrodestra che esprimeva solidarietà alla Brigata ebraica. Tutto questo è vergognoso e l’indifferenza con la quale è stata trattata l’aggressione a cittadini italiani di religione ebraica da parte di fanatici pro-Pal verrà giudicata dalla storia».
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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (Ansa)
Infatti, da quanto si è appreso il colloquio era in programma da qualche giorno e aveva a oggetto l’esame di alcuni provvedimenti in materia di giustizia. Mantovano, in serata, ha commentato: «Ciò che è nel fascicolo della Procura di Milano, che parlava di “radicale presa di distanza dal passato deviante” e faceva riferimento al figlio, lasciava pochi margini alla valutazione del ministro».
Ieri, parlando a Rainews 24, il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha ribadito che «la procedura relativa alla grazia a favore di Nicole Minetti si è svolta nel pieno rispetto delle norme. Oggi emergono elementi nuovi riportati dalla stampa, è corretto che tali notizie vengano verificate, e con attenzione. Se dovessero risultare significative difformità rispetto a quanto rappresentato dalla richiedente la grazia, sarà altrettanto corretto trarne le debite conseguenze».
Mentre la questione prosegue sul piano giudiziario, le opposizioni fanno sentire la loro voce. Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, nel corso di una conferenza stampa a Bologna, ha affrontato anche questa spinosa questione: «Considero la vicenda di Nordio tutta da verificare. Conosco, però, Sergio Mattarella, lo stimo, ne apprezzo la profondità e la leadership, e quindi mi fido delle decisioni che il Colle ha preso, e vorrà prendere, sulla base del supplemento di indagine che ha chiesto. Chi si deve dimettere è Giorgia Meloni». Sul caso interviene anche il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi: «La vicenda ha evidentemente diversi punti oscuri che vanno chiariti, accertando eventuali responsabilità». Il leader di Azione, Carlo Calenda, a Ping Pong su Rai Radio 1, ha evidenziato come ci sia stata «una campagna d’odio montata dal Fatto Quotidiano, che fa questo nella vita. Il problema è che non viene detto che la grazia è proposta dal procuratore generale di Milano. Se c’è un errore, riguarda chi ha dato parere favorevole. Il Quirinale non entra nel merito, valuta solo i documenti che riceve. Nordio si deve dimettere, ma non lo farà». I rappresentanti del M5s nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato (Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato) continuano a chiedere «chiarimenti» al Guardasigilli: «A questo punto il ministro Nordio deve fare una sola cosa: dia spiegazioni chiare sull’istruttoria del suo ministero sulla grazia a Nicole Minetti, senza cercare nuovi capri espiatori e risparmiandoci qualsiasi altra esibizione di arroganza e protervia, e poi tolga il disturbo, prima di fare altri danni. Su Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani sono emersi elementi pesantissimi e ombre allarmanti sull’istruttoria consegnata dal ministero al Quirinale. Siamo davanti, come minimo, all’ennesimo episodio di superficialità di un ministero allo sbando. L’Italia chiede a Nordio rispetto e chiarimenti, è suo dovere rendere conto e agire sempre nel rispetto delle istituzioni».
Ieri, Nicola Fratoianni di Avs ha chiesto le dimissioni del ministro: «Quello che è successo sul caso Minetti è più di un pasticcio: se è un pasticcio è gravissimo. Ma se è qualcosa di diverso è ancora più grave. L’unica cosa che non capiamo è cosa aspetti ancora il ministro Nordio a dimettersi». Sulla stessa lunghezza d’onda è la posizione della senatrice M5s Alessandra Maiorino: «L’inchiesta del Fatto Quotidiano ha svelato come i presupposti per la grazia a Nicole Minetti fossero infondati, pieni di bugie. Ci sono ospedali che non hanno mai visitato il bambino al centro del dossier, cambi di vita di Minetti mai avvenuti e molto altro. Il ministro Nordio non può per l’ennesima volta scappare dalle sue responsabilità politiche, come sul caso Almasri, sulla campagna referendarie e su altre pagine buie di questa legislatura, questa vicenda è sconcertante e a risponderne deve essere lui. L’istruttoria del ministero era drammaticamente superficiale o, peggio, era una sottaciuta volontà politica quella di non controllare troppo le carte presentate dagli avvocati di Nicole Minetti?». Richieste di dimissioni sono arrivate anche da Riccardo Magi (+Europa)
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Massimo Recalcati (Ansa)
E ieri, sulla prima pagina di La Repubblica, Recalcati pubblica una impietosa diagnosi sullo stato mentale della sinistra italiana: «Esiste una tentazione ricorrente - scrive commentando l’espulsione della Brigata ebraica dal corteo del 25 aprile a Milano - di una parte della sinistra, quella di credere che il diritto alla memoria e alla libertà appartenga a chi si riconosce sotto una sola bandiera». E ancora: «Si tratta di un vero e proprio cortocircuito ideologico… di un complesso di superiorità che affligge coloro che si sentono dalla parte giusta della storia e quindi autorizzati a espellere, censurare, ridurre gli altri al silenzio».
Sarebbe gioco facile chiosare la notizia con un banale e verissimo: «Professore benvenuto nel mondo reale, meglio tardi che mai»; sarebbe ovvio prevedere che la riflessione autocritica di Recalcati cadrà nel vuoto come quelle fatte in anni ormai lontani, prendendo spunto da altre questioni, da blasonati suoi colleghi quali Norberto Bobbio e Giovanni Sartori perché il corpaccione della sinistra italiana è irriformabile nel suo stupido settarismo. No, prendiamo per costruttivo (e benvenuto) il ragionamento di Recalcati, cioè che l’odierno antifascismo non è, come dovrebbe, la negazione del fascismo, dei suoi principi e dei suoi metodi, bensì più semplicemente l’inverso: un movimento illiberale e violento, in altre parole anti democratico. E lo scorso weekend a Milano se ne è avuta una dimostrazione plastica: cacciate dal corteo del 25 aprile - con la benedizione scioccante del sindaco Beppe Sala, uno dei teorici destinatari dell’appello di Recalcati - le bandiere di Israele che fino a prova contraria appartengono a un popolo martire della repressione nazifascista che ha contribuito alla liberazione dell’Italia, dentro il corteo le bandiere della Palestina di Hamas, un gruppo terroristico che opprime il suo popolo e che ha giurato di cancellare Israele dalla carta geografica riuscendoci per ora solo in parte; fuori le bandiere americane dei veri e unici liberatori, dentro quelle arcobaleno di una pace teorica che peraltro confliggono con lo spirito del 25 aprile che fu il giorno in cui la liberazione arrivò unicamente grazie all’uso massiccio e spesso spietato e vendicativo delle armi (non per nulla si parla di lotta partigiana, non di diplomazia partigiana).
Recalcati mette in guardia: «La democrazia non è mai garantita una volta per tutte. Essa vive solo nella misura in cui si accetta il rischio della parola, della differenza, persino dell’errore. Quando invece si pretende di proteggerla attraverso dispositivi di controllo morale, il confine con l’ideologia totalitaria sfuma pericolosamente». Parole forti, che stampate sul quotidiano La Repubblica fanno un certo effetto in quanto per una volta dirette non al governo delle destre bensì alle opposizioni di sinistra e ai suoi bracci operativi. Parole di psichiatra, medico dei disturbi mentali, che autorizzano a una conclusione: questi dell’Associazione nazionale partigiani, e i loro complici e cantori, sono davvero matti.
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