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Il modello Sánchez deraglia ancora. Altri due incidenti: un morto e feriti

Il modello Sánchez deraglia ancora. Altri due incidenti: un morto e feriti
Ansa
Disgrazie in Catalogna causate dai crolli di un muro e di alcuni massi. Audio choc sulla tragedia in Andalusia: il conducente avvisò di essere uscito dalle rotaie, ma la centrale rispose che non vi erano treni in arrivo.

Tre incidenti ferroviari in pochi giorni mostrano che il governo di Pedro Sánchez deraglia. Binari usurati, passeggeri che perdono la vita o rimangono gravemente feriti rivelano gravi falle nella manutenzione della rete ferroviaria spagnola, calata in dieci anni di oltre il 40%.

Secondo i dati Eurostat del 2024, la Spagna aveva un tasso di deragliamento pari al 21,05% di tutti gli incidenti ferroviari, rispetto al 4,18% dell’Unione europea. I deragliamenti sono quadruplicati in un decennio: dai 5 registrati nel 2014 ai 22 nel 2024. Nel 2018, primo anno del governo Sánchez, erano 7. Nel frattempo, il premier approvava miliardi di euro di prestiti per progetti ferroviari all’estero, principalmente in Marocco ma anche in Egitto e Uzbekistan.

Partendo dalla cronaca, ieri è circolato l’audio impressionante delle conversazioni telefoniche estratte dalla scatola nera del treno ad alta velocità Iryo e diffuse dall’emittente Cordópolis. Nelle registrazioni, il macchinista del treno 6189 proveniente da Malaga e diretto a Madrid, deragliato nel tardo pomeriggio di domenica ad Adamuz (Cordoba), parlava due volte con il centro di controllo dell’Adif a Madrid.

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Molta sinistra, invece, è favorevole al Sì
Giuliano Pisapia, Carlo Calenda, Stefano Ceccanti, Arturo Parisi
Pisapia, Ceccanti, Parisi, Calenda, Minniti... Nel Partito democratico, e non solo, fingono di non vedere che tra i loro big c’è chi dice: «Non si vota sul governo Meloni ma su un tema che condividiamo». Nel gruppo pure Pina Picierno e Roberto Giachetti.

In risposta a chi dice che voteranno Sì solo massoni deviati e imputati, aumentano gli esponenti di sinistra favorevoli alla riforma Nordio.

L’esercito dei riformisti avanza spedito. L’ultimo in ordine di tempo a schierarsi dalla parte del Sì è, Arturo Parisi, promotore dell’Ulivo e delle riforme istituzionali negli anni Novanta, ex ministro della Difesa con Prodi: «Voto Sì per far avanzare una giustizia garantista. Voterò Sì guidato dalla domanda che sta al centro della riforma della separazione delle carriere dei magistrati: la necessità della terzietà del giudice tra chi accusa e chi difende».

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Da Monti a Iacchetti: il circo che vota No e non sa dire perché
Enzo Iacchetti e Mario Monti (Ansa)

Massimo D’Alema mi aveva già convinto che fosse giusto votare Sì al referendum. Se lui è contrario, mi ero detto dopo aver letto le sue motivazioni a favore del No, c’è un motivo in più per approvare la riforma della giustizia messa a punto dal ministro Nordio. In questi giorni ho però trovato altre tesi a sostegno del Sì nelle parole di chi ha deciso di votare No. Per esempio, dopo aver letto l’intervista di Mario Monti al Corriere della Sera ho capito quanto siano pretestuose le ragioni di chi si oppone alla separazione delle carriere.

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«La notizia la confermo ora: vedrò i genitori degli sfortunati bambini della vicenda del bosco mercoledì prossimo, con buona pace delle polemiche inutili». Lo ha detto Ignazio La Russa, presidente del Senato, in un video diffuso dopo le polemiche sull’incontro con la famiglia.

Ha poi aggiunto: «Mi sono divertito molto a leggere una polemica su una non notizia. Diversi esponenti della sinistra hanno ritenuto di polemizzare sulla base di una notizia del quotidiano Il Centro che dava con una certa rilevanza l’informazione che avrei incontrato un mercoledì, senza precisare la data».

La Russa ha quindi chiarito: «È esattamente vero che ho espresso alla famiglia la mia solidarietà ed è vero che su questo tema sono stato sempre molto moderato. È esattamente vero che li vedrò, ma non questo mercoledì, perché non c’è aula e non sarò a Roma. L’incontro è previsto per il 25 marzo, cioè dopo il referendum».

Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara interviene sul referendum sulla giustizia, denunciando un clima di totalitarismo strisciante e attacchi personali rivolti a chi sostiene le ragioni del Sì.

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