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2019-11-29
«Il Mes è un tradimento degli italiani. Il Colle lo fermi: sarebbe mortale»
Ansa
Dallo scontro in Parlamento a quello in tribunale. Continua l'escalation attorno alla riforma del Mes tra il governo e la Lega. «I nostri avvocati stanno studiando l'ipotesi di un esposto ai danni del governo e di Conte per tradimento degli interessi nazionali» ha annunciato ieri Matteo Salvini, in conferenza stampa alla Camera, lanciando contemporaneamente un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché impedisca il via libera al Mes, definito «un trattato mortale». Per contro, il premier ha annunciato che querelerà per calunnia: «A chi oggi si sbraccia a minacciare, io dico: Salvini vada in Procura a fare l'esposto, e io querelerò per calunnia».
Durante l'incontro con i giornalisti, tutti gli esponenti della Lega hanno usato toni duri contro il Meccanismo europeo di stabilità, ma soprattutto contro il metodo usato dal premier. «Siamo di fronte a una totale mancanza di trasparenza, è il tradimento dell'Unione europea, roba da Unione sovietica. Conte ha compiuto un atto gravissimo, un attentato ai danni del popolo italiano a giudizio nostro» ha detto Salvini, ribadendo di essere in possesso di «prove» (documenti, stenografici, messaggi telefonici e chat) sulla contrarietà della Lega all'adesione al Mes. «Chiediamo al garante della Costituzione di farla valere. Se il Parlamento dice A il governo non può fare B. Nel frattempo che il Parlamento non si è pronunciato bisogna stare fermi. Noi non abbiamo cambiato idea: se il M5s ha cambiato idea, occorre un altro atto parlamentare in cui si dà a Conte e Gualtieri un mandato diverso da quello che hanno dato a giugno scorso al governo».
L'ex ministro dell'Interno ha raccontato di aver risposto con un messaggio anche molto eloquente: «Non firmiamo un c…o», mentre «Conte e Tria (l'ex titolare del Mef, ndr) ci rassicuravano, dentro e fuori dal Consiglio dei ministri, che “non abbiamo preso nessun impegno"». L'ex ministro dell'Interno ha anche affermato: «Facciamo affidamento sul fatto che gli amici del M5s e del Pd sanno che rischi stiamo correndo. Ci sono decine di parlamentari che potrebbero dire le stesse cose che sta dicendo la Lega sul fondo salva Stati». Salvini spiega che con il nuovo Mes non c'è soltanto il rischio che si inneschi una speculazione sul debito pubblico e che l'Italia venga considerata un Paese di serie B, ma c'è anche la possibilità che «i risparmi di un pensionato di Reggio Calabria servano a salvare Deutsche bank».
Su questa linea è arrivato l'affondo di Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera: «Grazie a questo fondo la Germania potrà ristrutturare le banche anche con i soldi nostri messi nel Mes. È una cosa contro la Costituzione», ha ribadito il «falco» leghista sottolineando che sull'adesione dell'Italia al Meccanismo, «noi della Lega abbiamo dato ogni tipo di mandato affinché ciò non avvenisse». «Un argomento delicato», ha concluso Borghi, «su cui bisognava avviare una discussione in Parlamento, ma questo non è stato fatto. Con questo Mes si creerebbero due classi, buoni e cattivi, e noi siamo tra i cattivi. Così in caso di bisogno di accesso al fondo, non possiamo farlo se non passando per la strada della ristrutturazione del debito. Non è condizione di parità».
Giancarlo Giorgetti, esponente di punta della Lega, ha aggiunto: «Siccome c'era una maggioranza che ha approvato una risoluzione che ha detto di non procedere, se ora c'è una maggioranza o un ministro dell'Economia che la pensa diversamente non abbia vergogna, lo dica. Se Conte ci ha ripensato, torni in Parlamento e si approva una risoluzione che è il contrario di quella precedente. Naturalmente il parere della Lega rimane lo stesso: a queste condizioni noi non siamo d'accordo. La Lega sapeva del Mes e abbiamo detto la nostra nelle sedi in cui doveva essere fatto. Ci sono sedi informali in cui si preparano i negoziati e in quelle sedi abbiamo detto il nostro no. Poi l'abbiamo fatto nella sede regina, in Parlamento, dove avremmo dovuto farlo?», ha sottolineato Giorgetti, «Non accettiamo la ricostruzione artefatta di questi giorni».
Il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari ha ricordato che «il 19 giugno abbiamo presentato una risoluzione a maggioranza firmata anche dal M5s (da Francesco D'Uva) in cui si chiedeva massima attenzione». Per il deputato piemontese le parole del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri (che mercoledì alla Camera aveva definito «comico» il rischio paventato dalla Lega) dimostrano che «il governo non ha rispettato il mandato del Parlamento. È gravissimo. Per questo il presidente Conte deve venire in Aula a spiegare e dimettersi perché si tratta di difendere la costituzione repubblicana e il parlamentarismo colpiti da una palese violazione».
Al termine della conferenza stampa, e prima delle dichiarazioni del premier Conte, Salvini è stato chiaro: «Nell'ultimo passaggio della risoluzione si parla di sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato. E allora il Parlamento voti e noi prenderemo atto di quello che deciderà il Parlamento che è sovrano, funziona così in democrazia, noi non abbiamo cambiato idea e voteremo no».
Sarina Biraghi
Tre norme fanno tremare l’avvocato del popolo
«L'avvocato del popolo dovrà cercarsi un avvocato». Non si tratta di un gioco di parole, ma del pesantissimo avvertimento lanciato dalla Lega a Giuseppe Conte, accusato dal Carroccio di aver dato il via libera alla riforma del Mes contro la volontà del Parlamento. Nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri a Roma, Matteo Salvini ha parlato di «attentato alla sovranità nazionale», invocando l'intervento di Sergio Mattarella.
Mercoledì sera, dai banchi di Montecitorio, il presidente della commissione Bilancio Claudio Borghi aveva tuonato: «Vogliamo che Conte riferisca subito in Parlamento. Se non arriva, lo porteremo in tribunale». E sempre in conferenza stampa, Salvini ha confermato che gli avvocati di via Bellerio «stanno studiando l'ipotesi di un esposto ai danni del governo e di Conte».
Senza la pretesa di voler essere esaustivi dal punto di vista legale, ci siamo chiesti a quali norme si possa appellare il Carroccio, e quali siano i possibili rischi ai quali va incontro il premier. Precisiamo subito che l'alto tradimento, spesso citato in questi ultimi giorni, riguarda in realtà il presidente della Repubblica (articolo 90 della Costituzione). Per ciò che concerne il presidente del Consiglio, si deve fare riferimento all'articolo 96 della Costituzione («Il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria […]») e più nello specifico alla legge costituzionale numero 1 del 16 gennaio 1989, la quale disciplina nel dettaglio l'iter di messa in stato di accusa dei membri dell'esecutivo.
Ma quali norme potrebbe avrebbe violato il governo? La divisione sulla base di parametri discrezionali tra Paesi «buoni» e «cattivi» - sotto il profilo dei conti pubblici - dalla quale dipende l'accesso ai fondi del Mes, secondo alcuni giuristi andrebbe contro le «condizioni di parità con gli altri Stati» richiamate dall'articolo 11 della Costituzione e necessarie a consentire la cessione di sovranità da parte dello Stato (come nel caso dei trattati). L'altra ipotesi riguarda l'articolo 264 del codice penale: «Chiunque, incaricato dal governo italiano di trattare all'estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all'interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni». Infine, il possibile mancato rispetto della legge 234/2012 (la cosiddetta «Moavero») la quale, in fase di negoziazione di accordi in materia finanziaria o monetaria, obbliga il governo a tenere «conto degli atti di indirizzo adottati dalle Camere». Vale a dire la risoluzione approvata il 19 giugno di quest'anno, nella quale si chiedeva a Conte e al governo di conoscere «le proposte di modifica al trattato Mes elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato». Come in effetti però non è stato.
Antonio Grizzuti
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Matteo Salvini annuncia una nuova offensiva contro il governo: «Stiamo lavorando a un esposto: è un attentato all'interesse nazionale, roba da Urss. Non l'abbiamo mai appoggiato: ho molti messaggi come prova».Possibili violazioni di Costituzione, legge Moavero e articolo 264 del codice penale.Lo speciale contiene due articoliDallo scontro in Parlamento a quello in tribunale. Continua l'escalation attorno alla riforma del Mes tra il governo e la Lega. «I nostri avvocati stanno studiando l'ipotesi di un esposto ai danni del governo e di Conte per tradimento degli interessi nazionali» ha annunciato ieri Matteo Salvini, in conferenza stampa alla Camera, lanciando contemporaneamente un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché impedisca il via libera al Mes, definito «un trattato mortale». Per contro, il premier ha annunciato che querelerà per calunnia: «A chi oggi si sbraccia a minacciare, io dico: Salvini vada in Procura a fare l'esposto, e io querelerò per calunnia». Durante l'incontro con i giornalisti, tutti gli esponenti della Lega hanno usato toni duri contro il Meccanismo europeo di stabilità, ma soprattutto contro il metodo usato dal premier. «Siamo di fronte a una totale mancanza di trasparenza, è il tradimento dell'Unione europea, roba da Unione sovietica. Conte ha compiuto un atto gravissimo, un attentato ai danni del popolo italiano a giudizio nostro» ha detto Salvini, ribadendo di essere in possesso di «prove» (documenti, stenografici, messaggi telefonici e chat) sulla contrarietà della Lega all'adesione al Mes. «Chiediamo al garante della Costituzione di farla valere. Se il Parlamento dice A il governo non può fare B. Nel frattempo che il Parlamento non si è pronunciato bisogna stare fermi. Noi non abbiamo cambiato idea: se il M5s ha cambiato idea, occorre un altro atto parlamentare in cui si dà a Conte e Gualtieri un mandato diverso da quello che hanno dato a giugno scorso al governo». L'ex ministro dell'Interno ha raccontato di aver risposto con un messaggio anche molto eloquente: «Non firmiamo un c…o», mentre «Conte e Tria (l'ex titolare del Mef, ndr) ci rassicuravano, dentro e fuori dal Consiglio dei ministri, che “non abbiamo preso nessun impegno"». L'ex ministro dell'Interno ha anche affermato: «Facciamo affidamento sul fatto che gli amici del M5s e del Pd sanno che rischi stiamo correndo. Ci sono decine di parlamentari che potrebbero dire le stesse cose che sta dicendo la Lega sul fondo salva Stati». Salvini spiega che con il nuovo Mes non c'è soltanto il rischio che si inneschi una speculazione sul debito pubblico e che l'Italia venga considerata un Paese di serie B, ma c'è anche la possibilità che «i risparmi di un pensionato di Reggio Calabria servano a salvare Deutsche bank».Su questa linea è arrivato l'affondo di Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera: «Grazie a questo fondo la Germania potrà ristrutturare le banche anche con i soldi nostri messi nel Mes. È una cosa contro la Costituzione», ha ribadito il «falco» leghista sottolineando che sull'adesione dell'Italia al Meccanismo, «noi della Lega abbiamo dato ogni tipo di mandato affinché ciò non avvenisse». «Un argomento delicato», ha concluso Borghi, «su cui bisognava avviare una discussione in Parlamento, ma questo non è stato fatto. Con questo Mes si creerebbero due classi, buoni e cattivi, e noi siamo tra i cattivi. Così in caso di bisogno di accesso al fondo, non possiamo farlo se non passando per la strada della ristrutturazione del debito. Non è condizione di parità».Giancarlo Giorgetti, esponente di punta della Lega, ha aggiunto: «Siccome c'era una maggioranza che ha approvato una risoluzione che ha detto di non procedere, se ora c'è una maggioranza o un ministro dell'Economia che la pensa diversamente non abbia vergogna, lo dica. Se Conte ci ha ripensato, torni in Parlamento e si approva una risoluzione che è il contrario di quella precedente. Naturalmente il parere della Lega rimane lo stesso: a queste condizioni noi non siamo d'accordo. La Lega sapeva del Mes e abbiamo detto la nostra nelle sedi in cui doveva essere fatto. Ci sono sedi informali in cui si preparano i negoziati e in quelle sedi abbiamo detto il nostro no. Poi l'abbiamo fatto nella sede regina, in Parlamento, dove avremmo dovuto farlo?», ha sottolineato Giorgetti, «Non accettiamo la ricostruzione artefatta di questi giorni».Il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari ha ricordato che «il 19 giugno abbiamo presentato una risoluzione a maggioranza firmata anche dal M5s (da Francesco D'Uva) in cui si chiedeva massima attenzione». Per il deputato piemontese le parole del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri (che mercoledì alla Camera aveva definito «comico» il rischio paventato dalla Lega) dimostrano che «il governo non ha rispettato il mandato del Parlamento. È gravissimo. Per questo il presidente Conte deve venire in Aula a spiegare e dimettersi perché si tratta di difendere la costituzione repubblicana e il parlamentarismo colpiti da una palese violazione».Al termine della conferenza stampa, e prima delle dichiarazioni del premier Conte, Salvini è stato chiaro: «Nell'ultimo passaggio della risoluzione si parla di sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato. E allora il Parlamento voti e noi prenderemo atto di quello che deciderà il Parlamento che è sovrano, funziona così in democrazia, noi non abbiamo cambiato idea e voteremo no».Sarina Biraghi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-mes-e-un-tradimento-degli-italiani-il-colle-lo-fermi-sarebbe-mortale-2641475174.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tre-norme-fanno-tremare-lavvocato-del-popolo" data-post-id="2641475174" data-published-at="1776371812" data-use-pagination="False"> Tre norme fanno tremare l’avvocato del popolo «L'avvocato del popolo dovrà cercarsi un avvocato». Non si tratta di un gioco di parole, ma del pesantissimo avvertimento lanciato dalla Lega a Giuseppe Conte, accusato dal Carroccio di aver dato il via libera alla riforma del Mes contro la volontà del Parlamento. Nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri a Roma, Matteo Salvini ha parlato di «attentato alla sovranità nazionale», invocando l'intervento di Sergio Mattarella. Mercoledì sera, dai banchi di Montecitorio, il presidente della commissione Bilancio Claudio Borghi aveva tuonato: «Vogliamo che Conte riferisca subito in Parlamento. Se non arriva, lo porteremo in tribunale». E sempre in conferenza stampa, Salvini ha confermato che gli avvocati di via Bellerio «stanno studiando l'ipotesi di un esposto ai danni del governo e di Conte». Senza la pretesa di voler essere esaustivi dal punto di vista legale, ci siamo chiesti a quali norme si possa appellare il Carroccio, e quali siano i possibili rischi ai quali va incontro il premier. Precisiamo subito che l'alto tradimento, spesso citato in questi ultimi giorni, riguarda in realtà il presidente della Repubblica (articolo 90 della Costituzione). Per ciò che concerne il presidente del Consiglio, si deve fare riferimento all'articolo 96 della Costituzione («Il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria […]») e più nello specifico alla legge costituzionale numero 1 del 16 gennaio 1989, la quale disciplina nel dettaglio l'iter di messa in stato di accusa dei membri dell'esecutivo. Ma quali norme potrebbe avrebbe violato il governo? La divisione sulla base di parametri discrezionali tra Paesi «buoni» e «cattivi» - sotto il profilo dei conti pubblici - dalla quale dipende l'accesso ai fondi del Mes, secondo alcuni giuristi andrebbe contro le «condizioni di parità con gli altri Stati» richiamate dall'articolo 11 della Costituzione e necessarie a consentire la cessione di sovranità da parte dello Stato (come nel caso dei trattati). L'altra ipotesi riguarda l'articolo 264 del codice penale: «Chiunque, incaricato dal governo italiano di trattare all'estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all'interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni». Infine, il possibile mancato rispetto della legge 234/2012 (la cosiddetta «Moavero») la quale, in fase di negoziazione di accordi in materia finanziaria o monetaria, obbliga il governo a tenere «conto degli atti di indirizzo adottati dalle Camere». Vale a dire la risoluzione approvata il 19 giugno di quest'anno, nella quale si chiedeva a Conte e al governo di conoscere «le proposte di modifica al trattato Mes elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato». Come in effetti però non è stato. Antonio Grizzuti
Federico Vecchioni (Ansa)
History Law & Economics dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. Il conferimento, approvato dal dipartimento di giurisprudenza, economia e comunicazione dell’ateneo - con successiva delibera del Senato Accademico - si deve al fatto che la figura professionale di Vecchioni rappresenta «un punto di riferimento di rilievo nel panorama dell’economia agroalimentare italiana e mediterranea, per la capacità di coniugare visione strategica, innovazione tecnologica e attenzione ai profili di sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La cerimonia è stata introdotta dal professor Gabriele Carapezza Figlia, coordinatore del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Mediterranean Studies e la laudatio è stata curata dal professor Giovanni Battista Dagnino, ordinario di economia e gestione delle imprese. A conferire titolo e proclamazione, il professor Francesco Bonini, rettore dell’ateneo. Alla cerimonia è seguita la lectio magistralis di Vecchioni. «Ricevere questo dottorato honoris causa dalla Libera Università Maria Santissima Assunta», le parole pronunciate da Vecchioni, «rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità. Ho sempre creduto nel valore del dialogo tra impresa, istituzioni e mondo accademico come leva per generare sviluppo duraturo. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un orizzonte culturale ed economico strategico, nel quale l’Italia può e deve esercitare un ruolo da protagonista attraverso innovazione, sostenibilità e cooperazione internazionale». «In quest’ottica», ha proseguito quindi il presidente di Bonifiche Ferraresi, «si inseriscono le iniziative internazionali portate avanti da Bf con l’obiettivo di creare la più importante riserva agricolo alimentare del Mediterraneo».
A completamento delle formalità si pone poi il discorso del rettore della Lumsa, professor Bonini, che ha voluto rimarcare l’importanza del conferimento accademico: «Il dottorato in Mediterranean Studies, basato nel nostro dipartimento di Palermo, traguarda anche l’importante investimento che l’Università Lumsa ha aperto con l’istituzione del nostro University Africa Center. Il conferimento del dottorato a una personalità come quella di Federico Vecchioni vuole essere esemplare per i nostri studenti e studentesse, e per un impegno di ricerca, sviluppo e collaborazione con le realtà vive della società che qualifica l’università e ne conferma l’ispirazione e l’impegno per il bene comune nella grande prospettiva globale».
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Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.