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2019-11-29
«Il Mes è un tradimento degli italiani. Il Colle lo fermi: sarebbe mortale»
Ansa
Dallo scontro in Parlamento a quello in tribunale. Continua l'escalation attorno alla riforma del Mes tra il governo e la Lega. «I nostri avvocati stanno studiando l'ipotesi di un esposto ai danni del governo e di Conte per tradimento degli interessi nazionali» ha annunciato ieri Matteo Salvini, in conferenza stampa alla Camera, lanciando contemporaneamente un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché impedisca il via libera al Mes, definito «un trattato mortale». Per contro, il premier ha annunciato che querelerà per calunnia: «A chi oggi si sbraccia a minacciare, io dico: Salvini vada in Procura a fare l'esposto, e io querelerò per calunnia».
Durante l'incontro con i giornalisti, tutti gli esponenti della Lega hanno usato toni duri contro il Meccanismo europeo di stabilità, ma soprattutto contro il metodo usato dal premier. «Siamo di fronte a una totale mancanza di trasparenza, è il tradimento dell'Unione europea, roba da Unione sovietica. Conte ha compiuto un atto gravissimo, un attentato ai danni del popolo italiano a giudizio nostro» ha detto Salvini, ribadendo di essere in possesso di «prove» (documenti, stenografici, messaggi telefonici e chat) sulla contrarietà della Lega all'adesione al Mes. «Chiediamo al garante della Costituzione di farla valere. Se il Parlamento dice A il governo non può fare B. Nel frattempo che il Parlamento non si è pronunciato bisogna stare fermi. Noi non abbiamo cambiato idea: se il M5s ha cambiato idea, occorre un altro atto parlamentare in cui si dà a Conte e Gualtieri un mandato diverso da quello che hanno dato a giugno scorso al governo».
L'ex ministro dell'Interno ha raccontato di aver risposto con un messaggio anche molto eloquente: «Non firmiamo un c…o», mentre «Conte e Tria (l'ex titolare del Mef, ndr) ci rassicuravano, dentro e fuori dal Consiglio dei ministri, che “non abbiamo preso nessun impegno"». L'ex ministro dell'Interno ha anche affermato: «Facciamo affidamento sul fatto che gli amici del M5s e del Pd sanno che rischi stiamo correndo. Ci sono decine di parlamentari che potrebbero dire le stesse cose che sta dicendo la Lega sul fondo salva Stati». Salvini spiega che con il nuovo Mes non c'è soltanto il rischio che si inneschi una speculazione sul debito pubblico e che l'Italia venga considerata un Paese di serie B, ma c'è anche la possibilità che «i risparmi di un pensionato di Reggio Calabria servano a salvare Deutsche bank».
Su questa linea è arrivato l'affondo di Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera: «Grazie a questo fondo la Germania potrà ristrutturare le banche anche con i soldi nostri messi nel Mes. È una cosa contro la Costituzione», ha ribadito il «falco» leghista sottolineando che sull'adesione dell'Italia al Meccanismo, «noi della Lega abbiamo dato ogni tipo di mandato affinché ciò non avvenisse». «Un argomento delicato», ha concluso Borghi, «su cui bisognava avviare una discussione in Parlamento, ma questo non è stato fatto. Con questo Mes si creerebbero due classi, buoni e cattivi, e noi siamo tra i cattivi. Così in caso di bisogno di accesso al fondo, non possiamo farlo se non passando per la strada della ristrutturazione del debito. Non è condizione di parità».
Giancarlo Giorgetti, esponente di punta della Lega, ha aggiunto: «Siccome c'era una maggioranza che ha approvato una risoluzione che ha detto di non procedere, se ora c'è una maggioranza o un ministro dell'Economia che la pensa diversamente non abbia vergogna, lo dica. Se Conte ci ha ripensato, torni in Parlamento e si approva una risoluzione che è il contrario di quella precedente. Naturalmente il parere della Lega rimane lo stesso: a queste condizioni noi non siamo d'accordo. La Lega sapeva del Mes e abbiamo detto la nostra nelle sedi in cui doveva essere fatto. Ci sono sedi informali in cui si preparano i negoziati e in quelle sedi abbiamo detto il nostro no. Poi l'abbiamo fatto nella sede regina, in Parlamento, dove avremmo dovuto farlo?», ha sottolineato Giorgetti, «Non accettiamo la ricostruzione artefatta di questi giorni».
Il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari ha ricordato che «il 19 giugno abbiamo presentato una risoluzione a maggioranza firmata anche dal M5s (da Francesco D'Uva) in cui si chiedeva massima attenzione». Per il deputato piemontese le parole del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri (che mercoledì alla Camera aveva definito «comico» il rischio paventato dalla Lega) dimostrano che «il governo non ha rispettato il mandato del Parlamento. È gravissimo. Per questo il presidente Conte deve venire in Aula a spiegare e dimettersi perché si tratta di difendere la costituzione repubblicana e il parlamentarismo colpiti da una palese violazione».
Al termine della conferenza stampa, e prima delle dichiarazioni del premier Conte, Salvini è stato chiaro: «Nell'ultimo passaggio della risoluzione si parla di sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato. E allora il Parlamento voti e noi prenderemo atto di quello che deciderà il Parlamento che è sovrano, funziona così in democrazia, noi non abbiamo cambiato idea e voteremo no».
Sarina Biraghi
Tre norme fanno tremare l’avvocato del popolo
«L'avvocato del popolo dovrà cercarsi un avvocato». Non si tratta di un gioco di parole, ma del pesantissimo avvertimento lanciato dalla Lega a Giuseppe Conte, accusato dal Carroccio di aver dato il via libera alla riforma del Mes contro la volontà del Parlamento. Nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri a Roma, Matteo Salvini ha parlato di «attentato alla sovranità nazionale», invocando l'intervento di Sergio Mattarella.
Mercoledì sera, dai banchi di Montecitorio, il presidente della commissione Bilancio Claudio Borghi aveva tuonato: «Vogliamo che Conte riferisca subito in Parlamento. Se non arriva, lo porteremo in tribunale». E sempre in conferenza stampa, Salvini ha confermato che gli avvocati di via Bellerio «stanno studiando l'ipotesi di un esposto ai danni del governo e di Conte».
Senza la pretesa di voler essere esaustivi dal punto di vista legale, ci siamo chiesti a quali norme si possa appellare il Carroccio, e quali siano i possibili rischi ai quali va incontro il premier. Precisiamo subito che l'alto tradimento, spesso citato in questi ultimi giorni, riguarda in realtà il presidente della Repubblica (articolo 90 della Costituzione). Per ciò che concerne il presidente del Consiglio, si deve fare riferimento all'articolo 96 della Costituzione («Il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria […]») e più nello specifico alla legge costituzionale numero 1 del 16 gennaio 1989, la quale disciplina nel dettaglio l'iter di messa in stato di accusa dei membri dell'esecutivo.
Ma quali norme potrebbe avrebbe violato il governo? La divisione sulla base di parametri discrezionali tra Paesi «buoni» e «cattivi» - sotto il profilo dei conti pubblici - dalla quale dipende l'accesso ai fondi del Mes, secondo alcuni giuristi andrebbe contro le «condizioni di parità con gli altri Stati» richiamate dall'articolo 11 della Costituzione e necessarie a consentire la cessione di sovranità da parte dello Stato (come nel caso dei trattati). L'altra ipotesi riguarda l'articolo 264 del codice penale: «Chiunque, incaricato dal governo italiano di trattare all'estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all'interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni». Infine, il possibile mancato rispetto della legge 234/2012 (la cosiddetta «Moavero») la quale, in fase di negoziazione di accordi in materia finanziaria o monetaria, obbliga il governo a tenere «conto degli atti di indirizzo adottati dalle Camere». Vale a dire la risoluzione approvata il 19 giugno di quest'anno, nella quale si chiedeva a Conte e al governo di conoscere «le proposte di modifica al trattato Mes elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato». Come in effetti però non è stato.
Antonio Grizzuti
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Matteo Salvini annuncia una nuova offensiva contro il governo: «Stiamo lavorando a un esposto: è un attentato all'interesse nazionale, roba da Urss. Non l'abbiamo mai appoggiato: ho molti messaggi come prova».Possibili violazioni di Costituzione, legge Moavero e articolo 264 del codice penale.Lo speciale contiene due articoliDallo scontro in Parlamento a quello in tribunale. Continua l'escalation attorno alla riforma del Mes tra il governo e la Lega. «I nostri avvocati stanno studiando l'ipotesi di un esposto ai danni del governo e di Conte per tradimento degli interessi nazionali» ha annunciato ieri Matteo Salvini, in conferenza stampa alla Camera, lanciando contemporaneamente un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché impedisca il via libera al Mes, definito «un trattato mortale». Per contro, il premier ha annunciato che querelerà per calunnia: «A chi oggi si sbraccia a minacciare, io dico: Salvini vada in Procura a fare l'esposto, e io querelerò per calunnia». Durante l'incontro con i giornalisti, tutti gli esponenti della Lega hanno usato toni duri contro il Meccanismo europeo di stabilità, ma soprattutto contro il metodo usato dal premier. «Siamo di fronte a una totale mancanza di trasparenza, è il tradimento dell'Unione europea, roba da Unione sovietica. Conte ha compiuto un atto gravissimo, un attentato ai danni del popolo italiano a giudizio nostro» ha detto Salvini, ribadendo di essere in possesso di «prove» (documenti, stenografici, messaggi telefonici e chat) sulla contrarietà della Lega all'adesione al Mes. «Chiediamo al garante della Costituzione di farla valere. Se il Parlamento dice A il governo non può fare B. Nel frattempo che il Parlamento non si è pronunciato bisogna stare fermi. Noi non abbiamo cambiato idea: se il M5s ha cambiato idea, occorre un altro atto parlamentare in cui si dà a Conte e Gualtieri un mandato diverso da quello che hanno dato a giugno scorso al governo». L'ex ministro dell'Interno ha raccontato di aver risposto con un messaggio anche molto eloquente: «Non firmiamo un c…o», mentre «Conte e Tria (l'ex titolare del Mef, ndr) ci rassicuravano, dentro e fuori dal Consiglio dei ministri, che “non abbiamo preso nessun impegno"». L'ex ministro dell'Interno ha anche affermato: «Facciamo affidamento sul fatto che gli amici del M5s e del Pd sanno che rischi stiamo correndo. Ci sono decine di parlamentari che potrebbero dire le stesse cose che sta dicendo la Lega sul fondo salva Stati». Salvini spiega che con il nuovo Mes non c'è soltanto il rischio che si inneschi una speculazione sul debito pubblico e che l'Italia venga considerata un Paese di serie B, ma c'è anche la possibilità che «i risparmi di un pensionato di Reggio Calabria servano a salvare Deutsche bank».Su questa linea è arrivato l'affondo di Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera: «Grazie a questo fondo la Germania potrà ristrutturare le banche anche con i soldi nostri messi nel Mes. È una cosa contro la Costituzione», ha ribadito il «falco» leghista sottolineando che sull'adesione dell'Italia al Meccanismo, «noi della Lega abbiamo dato ogni tipo di mandato affinché ciò non avvenisse». «Un argomento delicato», ha concluso Borghi, «su cui bisognava avviare una discussione in Parlamento, ma questo non è stato fatto. Con questo Mes si creerebbero due classi, buoni e cattivi, e noi siamo tra i cattivi. Così in caso di bisogno di accesso al fondo, non possiamo farlo se non passando per la strada della ristrutturazione del debito. Non è condizione di parità».Giancarlo Giorgetti, esponente di punta della Lega, ha aggiunto: «Siccome c'era una maggioranza che ha approvato una risoluzione che ha detto di non procedere, se ora c'è una maggioranza o un ministro dell'Economia che la pensa diversamente non abbia vergogna, lo dica. Se Conte ci ha ripensato, torni in Parlamento e si approva una risoluzione che è il contrario di quella precedente. Naturalmente il parere della Lega rimane lo stesso: a queste condizioni noi non siamo d'accordo. La Lega sapeva del Mes e abbiamo detto la nostra nelle sedi in cui doveva essere fatto. Ci sono sedi informali in cui si preparano i negoziati e in quelle sedi abbiamo detto il nostro no. Poi l'abbiamo fatto nella sede regina, in Parlamento, dove avremmo dovuto farlo?», ha sottolineato Giorgetti, «Non accettiamo la ricostruzione artefatta di questi giorni».Il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari ha ricordato che «il 19 giugno abbiamo presentato una risoluzione a maggioranza firmata anche dal M5s (da Francesco D'Uva) in cui si chiedeva massima attenzione». Per il deputato piemontese le parole del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri (che mercoledì alla Camera aveva definito «comico» il rischio paventato dalla Lega) dimostrano che «il governo non ha rispettato il mandato del Parlamento. È gravissimo. Per questo il presidente Conte deve venire in Aula a spiegare e dimettersi perché si tratta di difendere la costituzione repubblicana e il parlamentarismo colpiti da una palese violazione».Al termine della conferenza stampa, e prima delle dichiarazioni del premier Conte, Salvini è stato chiaro: «Nell'ultimo passaggio della risoluzione si parla di sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato. E allora il Parlamento voti e noi prenderemo atto di quello che deciderà il Parlamento che è sovrano, funziona così in democrazia, noi non abbiamo cambiato idea e voteremo no».Sarina Biraghi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-mes-e-un-tradimento-degli-italiani-il-colle-lo-fermi-sarebbe-mortale-2641475174.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tre-norme-fanno-tremare-lavvocato-del-popolo" data-post-id="2641475174" data-published-at="1770715954" data-use-pagination="False"> Tre norme fanno tremare l’avvocato del popolo «L'avvocato del popolo dovrà cercarsi un avvocato». Non si tratta di un gioco di parole, ma del pesantissimo avvertimento lanciato dalla Lega a Giuseppe Conte, accusato dal Carroccio di aver dato il via libera alla riforma del Mes contro la volontà del Parlamento. Nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri a Roma, Matteo Salvini ha parlato di «attentato alla sovranità nazionale», invocando l'intervento di Sergio Mattarella. Mercoledì sera, dai banchi di Montecitorio, il presidente della commissione Bilancio Claudio Borghi aveva tuonato: «Vogliamo che Conte riferisca subito in Parlamento. Se non arriva, lo porteremo in tribunale». E sempre in conferenza stampa, Salvini ha confermato che gli avvocati di via Bellerio «stanno studiando l'ipotesi di un esposto ai danni del governo e di Conte». Senza la pretesa di voler essere esaustivi dal punto di vista legale, ci siamo chiesti a quali norme si possa appellare il Carroccio, e quali siano i possibili rischi ai quali va incontro il premier. Precisiamo subito che l'alto tradimento, spesso citato in questi ultimi giorni, riguarda in realtà il presidente della Repubblica (articolo 90 della Costituzione). Per ciò che concerne il presidente del Consiglio, si deve fare riferimento all'articolo 96 della Costituzione («Il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria […]») e più nello specifico alla legge costituzionale numero 1 del 16 gennaio 1989, la quale disciplina nel dettaglio l'iter di messa in stato di accusa dei membri dell'esecutivo. Ma quali norme potrebbe avrebbe violato il governo? La divisione sulla base di parametri discrezionali tra Paesi «buoni» e «cattivi» - sotto il profilo dei conti pubblici - dalla quale dipende l'accesso ai fondi del Mes, secondo alcuni giuristi andrebbe contro le «condizioni di parità con gli altri Stati» richiamate dall'articolo 11 della Costituzione e necessarie a consentire la cessione di sovranità da parte dello Stato (come nel caso dei trattati). L'altra ipotesi riguarda l'articolo 264 del codice penale: «Chiunque, incaricato dal governo italiano di trattare all'estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all'interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni». Infine, il possibile mancato rispetto della legge 234/2012 (la cosiddetta «Moavero») la quale, in fase di negoziazione di accordi in materia finanziaria o monetaria, obbliga il governo a tenere «conto degli atti di indirizzo adottati dalle Camere». Vale a dire la risoluzione approvata il 19 giugno di quest'anno, nella quale si chiedeva a Conte e al governo di conoscere «le proposte di modifica al trattato Mes elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato». Come in effetti però non è stato. Antonio Grizzuti
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
«Nei gruppi di antagonisti ci sono veri e propri “esperti del disordine” che si macchiano di violenze gravissime da decenni. Sono sempre in cerca di nuovi pretesti per mobilitarsi: Tav, Tap, Medio Oriente, alternanza scuola lavoro, il Ponte, l’Expo, l’ambiente e adesso perfino le Olimpiadi invernali. Ora si mobiliteranno anche per il pacchetto sicurezza? Io credo che, se non avessimo varato le norme, questi soggetti sarebbero comunque all’opera. Basta leggere i loro comunicati per capire le loro intenzioni deliranti».
Per Maurizio Gasparri, capo dei senatori di Forza Italia «hanno ragione quelli di Askatasuna quando dicono che il loro non è un edificio, ma è una proposta, un’attitudine e un atteggiamento. In effetti, è la proposta di praticare il metodo della violenza mettendo a ferro e fuoco le città. È un metodo, quello della prevaricazione, dell’intolleranza, dello stalinismo. È un’attitudine, quella di avere atteggiamenti contrari ai principi fondamentali della legge. Pertanto, Askatasuna non è un edificio e forse non è neanche soltanto una proposta, un metodo, un’attitudine. È semplicemente una tragedia che si è abbattuta sul nostro Paese, che ha prodotto centinaia e centinaia di poliziotti, carabinieri e esponenti della guardia di finanza, feriti in questi anni. Non bisogna soltanto togliergli la sede, bisogna anche infliggergli le giuste condanne che la magistratura ha sin qui esitato a definire nella proporzione adeguata». Insomma il 28 marzo sarà il banco di prova per capire se queste nuove norme potranno realmente limitare i danni e le violenze di queste guerriglie urbane.
Rispetto alla misura del fermo preventivo, si contesta che per gli arrestati di Torino non si poteva applicare perché i violenti risultavano tutti incensurati. Piantedosi però ha chiarito che non si valuteranno solo i precedenti ma anche tutte quelle azioni che possano portare a pensare la predisposizione allo scontro: «Si valuteranno anche altri comportamenti univoci ed eloquenti, ad esempio proprio quelli di essersi predisposti agli scontri, rilevabile da oggetti trovati addosso». Altri strumenti da valutare potrebbero essere le conversazioni delle chat oppure il monitoraggio dei social.
Per quanto riguarda l’organico delle forze dell’ordine, anche quello è destinato a crescere. Negli ultimi 3 anni sono stati assunti 40.000 tra uomini e donne in uniforme, nell’ultimo anno 3.500 unità e a giugno ci sarà un’altra tornata. Sino al 2027 avremo altre 30.000 unità: «Dobbiamo coprire il turn over che abbiamo trovato dei pensionamenti, ma soprattutto adeguare le forze di polizia anche alle strumentazioni: dai guanti anti-taglio che non c’erano ai mezzi per bloccare dei cortei violenti come quelli che abbiamo visto», ha spiegato il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, aggiungendo: «Abbiamo dovuto rafforzare i presidi nelle grandi stazioni e nei pronto soccorso. Vediamo quello che avviene nelle tante piazze italiane. Quello che chiede il cittadino è sicurezza che purtroppo si avverte spesso essere traballante. Ma parliamo anche di nuovi pericoli, di forme eversive. Ciò che è avvenuto ad Askatasuna è una forma eversiva. Noi siamo il Paese che ha concesso in Europa più libere manifestazioni».
Sul decreto, Ferro spiega che queste nuove misure rispondono a nuove urgenze come «il fermo preventivo di 12 ore in occasioni di manifestazioni dove le forze di polizia hanno elementi per essere preoccupate».
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Ansa
Una decisione, quella di sgomberare lo storico edificio in corso Regina Margherita, che Askatasuna stigmatizza alla stregua «di un attacco al centro e un attacco alla città». E se di offensiva si tratta, stando alla logica, è giusto rispondere. Anche con la violenza. Perché anche se qualcuno ad Askatasuna ci prova a prendere le distanze dall’uso della forza, poi contestualizzando e complessificando alla fine si finisce sempre per giustificarla. «Aggredire un agente è grave ma voi ignorate la rabbia sociale», ha ammesso Andrea Bonadonna, storico leader e fondatore del centro sociale a La Stampa. Rabbia sociale contro il governo Meloni e chi mette a repentaglio gli spazi sociali. Parlando con i media, ieri i portavoce di Askatasuna hanno ribadito che l’obiettivo è ridare lo stabile a tutte le realtà che l’hanno sempre attraversato dal basso resistendo alle logiche del terzo settore o di pubblico-privato che lo andrebbero a snaturare. «Lo stabile deve continuare ad essere a disposizione dei cittadini con spazi mantenuti gratuiti a libero accesso». Tema, quello degli spazi sociali, di cui si potrebbe anche discutere. L’immagine presentabile a favore di telecamere fa però a pugni con quella sempre troppo pronta a strizzare l’occhio alla violenza. Lo lascia intendere Bonadonna. «Adesso credo che il governo ci penserà tre volte prima di sgombrare un altro centro sociale». Come a dire che alla fine gli scontri hanno fatto gioco agli autonomi. Altro che black block infiltrati. Con buona pace delle teorie cospirative secondo cui gli scontri sarebbero stati un assist al governo.
Ne sa qualcosa uno degli assalitori del poliziotto, come riportato ieri da La Verità. Tale Leonardo, di vent’anni e immortalato nel video che ha scosso il Paese intero con l’immagine del poliziotto Calista accerchiato e salvato dal collega Lorenzo Virgulti cui proprio ieri è stata riconosciuta la benemerenza civica dall’amministrazione di Ascoli Piceno. «Se vai a manifestare per lo sgombero di Askatasuna ovviamente un minimo di lotta la devi fare» ha dichiarato il picchiatore. «I compagni vogliono una rivolta seria, non vogliono fare la passeggiata del sabato». Arrestato dopo gli scontri è già stato rilasciato. Libero di tornare «a combattere» contro lo Stato, contro i poliziotti e di dare man forte ai militanti che ora Askatasuna chiama nuovamente a raccolta. Prima una due giorni a Livorno «per un confronto sulle modalità di lotta» e poi il 28 marzo a Roma. Nel tentativo di non disperdere l’opposizione sociale che a suo dire si sarebbe consolidata con «il grande successo» del 31 gennaio e 50.000 manifestanti. Ci sono fatti gravi ma Torino non è mai stata avulsa dai conflitti sociali, ripetono quelli del centro sociale. «Voi guardate il dito e non la luna». Insomma, questione di prospettive. E di capacità interpretative, visto che Askatasuna motiva l’appuntamento nella capitale con l’esigenza «di costruire un confronto a partire dalle modalità che si sono date, ossia quelle del blocchiamo tutto». Strano modo di cercare un dialogo.
In vista di Roma, Askatasuna continua con gli ammiccamenti alla linea dura conditi da un po’ di diplomazia. Equilibrismi che sembrano andare a nozze con quell’area grigia di supporter di matrice colta e borghese evocata dal Procuratore generale di Torino Lucia Musti. Una linea sottile tra legalità e illegalità dove gli ossimori non si escludono. Come nel solito refrain già proposto a Torino. «Continueremo a portare in piazza l’opposizione sociale al governo e contro le guerre». Strano modo di chiedere la pace
Tutto questo proprio mentre nelle scorse ore, gli atti di sabotaggio sulle linee ferroviarie di Bologna e Pesaro di sabato scorso vengono rivendicati dai movimenti anarchici. Con un documento che alza ancora di più il livello dello scontro. «Pare necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro». E poi «fuoco alla Olimpiadi e a chi le produce», con tanto di collegamento con quanto accaduto due anni fa quando prima dei Gioghi di Parigi vennero vandalizzate cinque infrastrutture attorno alla capitale francese. Dura la reazione del ministro dei Trasporti Matteo Salvini che promette di «inseguire e stanare questi delinquenti ovunque si nascondano».
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