Il capo dei cervelloni del Cts strilla e nessuno l’ascolta. Che ci sta a fare?
  • Il Paese da mesi pende dalle indicazioni degli esperti guidati da Agostino Miozzo, che si fa tardivo paladino della riapertura delle scuole. Il governo rimane sordo ai suoi appelli. Lui si sdegna ma resta al suo posto.
  • I tifosi del Napoli si riversano in migliaia e senza mascherine allo stadio per l’omaggio a Diego Armando Maradona. L’allenatore Gennaro Gattuso è l’unico che trova il coraggio di parlare a fronte dei politici diventati muti.

Lo speciale contiene due articoli.

Coordina il Cts a titolo gratuito, però che ce ne facciamo di un capo degli esperti che difende il diritto allo studio solo a parole? Nell’ultima settimana, Agostino Miozzo ha messo insieme non verbali o pareri sulla didattica in presenza ma dichiarazioni sorprendenti, affermando che «non ha mai sostenuto la necessità di chiudere le scuole» e che vorrebbe «poter scendere in piazza» a protestare con gli studenti, tanto per citare le ultime perle del medico padovano. Ieri, intervenendo a Studio24 su RaiNews24, si è addirittura lamentato perché è «da aprile che il Cts parla di riaprire in sicurezza per studenti, docenti e personale non docente. Sappiamo quali sono i rischi, prevalentemente prima e dopo le lezioni quando ci sono gli assembramenti, perché in aula vengono rispettate le norme previste».

Insegnanti, genitori, alunni si staranno domandando come mai il numero uno di un team di cervelloni resti inascoltato dal governo. Eppure ci capirebbe così tanto, addirittura dichiara: «È più facile che uno studente risulti contagiato da Covid-19 se non frequenta la scuola e fa didattica a distanza piuttosto che il contrario, il rischio è molto sbilanciato e quindi i ragazzi è meglio mandarli in aula». Miozzo si fa passare per voce di uno che grida nel deserto, ma non è che il problema sia proprio lui? Tutto il Paese da mesi pende dalle indicazioni degli esperti del Cts, dai loro scenari sempre più cupi e catastrofici. Elaborano documenti ai quali dobbiamo grande parte delle restrizioni che subiamo, poi ci pensa il governo ad aggiungere misure ancora più contenitive. Se la scuola fosse stata davvero una priorità, l’avremmo capito tutti dai dpcm adottati su consiglio degli scienziati. Invece rimaniamo gli unici in Europa con la didattica a distanza. Austria, Belgio e Grecia hanno chiuso solo per due settimane, l’Italia mantiene gli studenti a casa fino al prossimo gennaio. Il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, difende la scuola senza essere riuscita a farla ripartire in sicurezza, il premier Giuseppe Conte ha mezzo promesso una riapertura prima di Natale pur sapendo che la riorganizzazione del trasporto pubblico e quella dei servizi sanitari territoriali rimangono ostacoli irrisolti, intanto il capo del Cts strilla perché non lo ascoltano.

La pantomima si arricchisce attraverso le molteplici interviste che il medico di Camposampiero, esperto di crisi ed emergenze in giro per il mondo, rilascia a destra e a manca. «Avremo una generazione di liceali che andrà all’esame di Stato a giugno avendo perso il contatto fisico con l’universo scolastico per quasi un anno. È un danno incommensurabile», dichiara al Corriere della Sera. «Ho la posta elettronica invasa da messaggi di genitori che mi raccontano le difficoltà e i drammi dei loro figli. Non ci rendiamo conto che la nostra incapacità di trovare soluzioni al problema della scuola sta aiutando a costruire una generazione di ragazzi fragili ed insicuri», confida il nostro a La Stampa. Il tono si fa più accorato, Miozzo si gonfia di sdegno: «Sembra evidente che la scuola sia la vittima sacrificale della nostra società; è molto più semplice chiudere una scuola che ritardare l’apertura di un nuovo centro commerciale, anche perché i ragazzi non votano».

Fosse un docente, un precario che si è visto sospendere il concorsone o un genitore che sta impazzendo con tre figli a casa, la protesta, anzi lo sfogo sarebbero comprensibili. Ma a parlare a ruota libera è il coordinatore del comitato istituito lo scorso febbraio per fornire consulenza al capo del dipartimento della Protezione civile. La massima autorità, tra gli esperti che consigliano quali misure di prevenzione è necessario adottare per fronteggiare la diffusione del coronavirus. Lo stesso Agostino Miozzo, tra un’ospitata e l’altra afferma che «come Cts ci confrontiamo con una comunità scientifica internazionale. Per le scuole ci siamo confrontati costantemente con l’Oms e altre istituzioni». Con questi ottimi risultati, viene proprio da dire, considerato che i nostri studenti sono stati penalizzati rispetto a quando accade nel resto dell’Europa. Il Cts che monitora la situazione epidemiologica in Italia non ha proprio difeso «il diritto alla scuola», di cui oggi il sessantasette coordinatore si fa tardivo paladino.

Miozzo afferma di non esprimere «un pensiero personale», ma di riflettere il pensiero «di tutti i colleghi del comitato», e questo se vogliamo è ancora peggio. Se la scuola fosse stata una questione al centro delle raccomandazioni degli esperti, il governo non sarebbe rimasto così sordo all’esigenza di non privare della didattica in presenza milioni di studenti. Il medico padovano in pensione, che nel 2017 aveva dichiarato: «Non ho voglia di chiudere la mia carriera ammuffendo chiuso in un ufficio», ed era anche disponibile a fare il commissario alla Sanità in Calabria (carica poi sfumata) parla tutti i giorni, lancia appelli ma è solo con il Cts che poteva fare qualche cosa di buono per la scuola e per i nostri studenti.


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