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«Il bello di Panorama. Viaggio in Liguria»

Ridare il voto ai cittadini. Permettere loro di scegliere chi ha governato bene e chi no. Senza che leggi o pretesti sottraggano la politica dal giudizio popolare. Si parla di Liguria ma anche della situazione italiana, di come il Paese potrà, anzi dovrà, ricominciare dopo il lockdown dovuto al Coronavirus. E di quello che potrebbe succedere in caso di un ritorno della pandemia durante la stagione invernale.

Si è parlato di regioni e di autonomia regionale questa sera a Lerici, sulla costa di Levante della Liguria, durante il primo appuntamento con «Il bello di Panorama. Viaggio in Liguria» il talk organizzato da Panorama alla presenza del direttore Maurizio Belpietro, il presidente della regione Giovanni Toti, la giornalista Claudia Fusani. La serata, presentata da Paolo Del Debbio si è tenuta nella cornice della Rotonda Vassallo nel cuore di Lerici. Un evento a Levante e uno a Ponente, programmato per il prossimo 30 luglio a Finale Ligure.

Panorama torna a viaggiare per l'Italia portando l'informazione di cui da sempre è portavoce nel nostro Paese. Lo fa con una formula dei tanto apprezzati talk politici che escono dal piccolo schermo e scendono nelle piazze per incontrare lettori e cittadini e ascoltare anche le loro voci.

Il prossimo appuntamento il prossimo giovedì alle 19, a Finale Ligure nei Chiostri di Santa Caterina.

Ormai la sinistra è solo dire sì all’Ue
Peter Magyar (Getty Images)
Socialisti magiari con zero seggi, eppure le cancellerie rosse applaudono il successore di Orbán perché più europeista e quindi più sensibile all’agenda politica delle élite.

Mentre nello Stato europeo dove «la democrazia è a rischio» si tengono le elezioni che portano chi è stato al governo per 15 anni (come il Pd, però Orbán le elezioni le aveva vinte) a cedere il governo allo sfidante, Ursula von der Leyen accorre a ribadire il menu della Ue con tanto di riferimento al «superamento dell’unanimità», quello sì un vero e proprio rischio sostanziale per la democrazia.

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Bruxelles avverte Magyar: «Vogliamo una rapida svolta sul prestito all’Ucraina»
Péter Magyar (Ansa)
Pressing della Commissione: se Budapest revoca subito il veto potrà avviare l’iter per ottenere i 37 miliardi congelati. Nel pacchetto anche altre sanzioni alla Russia.

L’accordo sul prestito da 90 miliardi di euro che serve all’Ucraina sembra più vicino e l’europeismo di Péter Magyar sarà soppesato in base al suo via libera. Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, lo va ripetendo da mesi: «Onoreremo gli impegni, in un modo o nell’altro», presi con Kiev, e l’esito del voto in Ungheria fa bene sperare che il veto di Orbán si trasformi in un brutto ricordo per Bruxelles.

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Dalla crisi nello Stretto di Hormuz alle tensioni su Trump, fino agli scandali e alla politica interna, l’America tra guerra, economia e instabilità.

La Commissione condanna la Fondazione e chiude i rubinetti: «Revocati 2 milioni di euro». Fatale lo stand di Mosca a Venezia: «Quei soldi devono promuovere valori europei». Governo muto, Buttafuoco resta solo.

In mezzo a una crisi globale che fa tremare i polsi, cosa fa l’Unione europea? Punta il mirino contro la Biennale di Venezia e spara: niente più fondi alla Fondazione, «colpevole» di aver consentito alla Russia di aprire le porte dello stand di cui è proprietaria (come ogni Paese è proprietario dei propri spazi espositivi).

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