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I vertici di Agcom e privacy sono ancora quelli di Mario Monti.

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I vertici di Agcom e privacy sono ancora quelli di Mario Monti.
Ansa
  • Oggi c'è stato l'ennesimo rinvio per votare in parlamento i nuovi vertici dell'autorità garante per le comunicazioni e quello per la protezione dei dati personali. La proroga dura da più di 6 mesi. Angelo Maria Cardani e Antonello Soro furono nominati nel 2012. Si rinvia tutto al prossimo anno, fino al 31 marzo, quando si dovranno affrontare anche le nomine nelle grandi aziende partecipate.
  • Un parere dell'avvocatura dello Stato dà il via libera alla proroga di Riccardo Capecchi come segretario generale. Il via libera è di Gabriella Palmieri, moglie di Andrea Sandulli, responsabile dell'ufficio legale di Poste italiane, ovvero il gruppo da cui è arrivato proprio l'ex tesoriere del think tank di Enrico Letta.

Lo speciale contiene due articoli

Non c'è soluzione al rinnovo dei vertici di Agcom e garante della privacy, le due autorità garanti in proroga ormai da sei mesi. Gli attuali commissari sono ancora espressione del governo di Mario Monti nel 2012, più di sette anni fa, quando furono nominati Angelo Maria Cardani e Antonello Soro. Anche il tentativo di andare al voto il 19 dicembre in parlamento è saltato. E adesso il decreto della presidenza del consiglio che sarà contenuto con tutta probabilità nel Milleproroghe, ha stabilito il rinvio al prossimo 31 marzo. Se ne riparlerà il prossimo anno, insomma, ma data l'instabilità del governo e le nomine imminenti nelle partecipate pubbliche, si parla già di ulteriori proroghe. La situazione attuale si potrebbe ripresentare infatti per aziende strategiche come Eni o Leonardo. Ci sono troppi attori intorno al tavolo: i 5 stelle, divisi tra quelli vicini a Luigi Di Maio e quelli vicino a Gianroberto Casaleggio, al premier Giuseppe Conte, il Partito democratico di Nicola Zingaretti e Matteo Renzi con Italia Viva, la Lega di Matteo Salvini, Forza Italia e Fratelli d'Italia.

Lo stallo è ormai conclamato. Agcom e privacy ne sono un esempio. Anche l'emendamento che era stato presentato dai 5 stelle per allargare i membri del garante privacy non è passato due settimane fa. Il provvedimento, a quanto pare, è saltato per motivi economici. Sarebbe stato aggiunto un quinto membro alla privacy che avrebbe comportato ulteriori spese, per questo motivo la Commissione bilancio ha deciso di rigettarlo. Partito democratico e 5 stelle non riescono quindi a trovare la quadra. L'incastro è complesso in entrambi gli schieramenti. Per Agcom, autorità garante per le comunicazioni, i nomi che circolano sono sempre gli stessi. Al tavolo delle trattative ci sono anche Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia. Si continua a parlare di Roberto Chieppa per la presidenza. Fidato di Conte, segretario generale della presidenza del consiglio, fa parte di quella schiera di consiglieri di palazzo Chigi di cui però il premier non vorrebbe privarsi. La Lega di Salvini è sempre all'opera per avere un secondo commissario, ma ci sono due correnti, una che vorrebbe trovare un accordo con Forza Italia, l'altra invece per un leghista duro e puro.

I 5 stelle sono nella confusione più totale, con i limiti di essere senza una classe dirigente. C'è ancora chi pensa persino a Marcello Minenna, ex assessore nella giunta di Virginia Raggi e in predicato lo scorso anno di diventare presidente della Consob, ma senza successo. Il Partito democratico è sempre fermo su Antonello Giacomelli, già sottosegretario al Mise con delega alle comunicazioni nei governi Renzi e Gentiloni. La situazione della privacy è ancora più complessa. Qui la strategia di Pd e 5 stelle è invece comune. Non a caso i due partiti di maggioranza sono riusciti a fermare la nomina di Ignazio La Russa di Fdi. Il capogruppo del partito di Giorgia Meloni, Luca Ciriani, ha puntato il dito contro la maggioranza: «Per l'ennesima volta la maggioranza ha impedito il rinnovo dei componenti dell'Agcom e del Garante della Privacy, che ormai vanno avanti di proroga in proroga - dice Ciriani - avevamo chiesto che finalmente questi organismi fossero messi nelle condizioni di operare e invece Pd e M5s hanno preferito affidarsi a un nuovo decreto, il Milleproroghe, che forse vedrà la luce a febbraio. Significa che per almeno altri due mesi Agcom e Privacy saranno in prorogatio». Un altro nome che continua a circolare per la privacy è quello di Raffaele Squitieri, sponsorizzato dal centrosinistra. Ma anche qui non ci sono certezze. Mentre continua a circolare il nome di Guido Scorza, avvocato molto vicino proprio a Casaleggio.

L'ex tesoriere di Letta verso la proroga: resterà in sella nonostante il cambio dei vertici

Export: Letta, area Asean 蠃ina del futuro, ma Italia non c'蠀

Ansa

Il segretario Agcom Riccardo Capecchi è in scadenza il prossimo 31 dicembre. Ma il presidente Angelo Maria Cardani da tempo ha proposto una proroga del suo incarico che potrebbe restare anche in caso di cambio dei vertici, se mai avverrà.

Per questo motivo, a quanto apprende La Verità, proprio Cardani ha ottenuto negli ultimi giorni un parere favorevole al prolungamento dell'incarico dall'avvocatura dello Stato, un'istituzione non qualificata come il Consiglio di Stato ma di fatto l'ufficio legale esterno della stessa autorità garante per le comunicazioni. Alla proroga si sono già opposti ben due commissari, Antonio Martusciello e Francesco Posteraro, che hanno ricordato il regolamento, dal momento che in regime di prorogatio, (lo stato in cui versa Agcom da sei mesi) «è consentita l'adozione solo degli atti di ordinaria amministrazione e di quelli urgenti e indifferibili». Tra le categorie di atti che possono essere adottati in prorogatio elencate dal Consiglio di Stato l'unica in cui potrebbe rientrare la proroga degli incarichi in scadenza è quella degli atti la cui mancata approvazione potrebbe determinare un'inevitabile interruzione del servizio. Per quanto riguarda la posizione dei dirigenti, bisogna tenere presente l'esistenza in struttura dei vice, il cui compito è proprio quello di sostituire i titolari. Pertanto non si può sostenere che la mancata proroga degli incarichi dei dirigenti determinerebbe un'interruzione del servizio, in quanto la continuità dell'esercizio delle funzioni può essere pienamente garantita dall'affidamento delle stesse ai vice mediante interim, come avvenuto più volte in passato.

L'aspetto particolare di tutta la vicenda è che nella richiesta di parere all'avvocatura non si fa menzione ai vice, né che già in passato ci furono vice segretari generali che avevano mantenuto l'incarico alla scadenza del segretario. In sostanza il parere dell'avvocato potrebbe non avere valore.

Inoltre, dal punto di vista contabile, la delibera produrrebbe un danno erariale, essendo onerosa: il solo segretario generale costa 20.000 euro al mese, più gli oneri riflessi. Gli atti amministrativi devono essere adottati per motivi di pubblico interesse. Qui, invece, il pubblico interesse manca, in quanto non si verificherebbe comunque alcuna interruzione del servizio. C'è quindi solo un interesse privato, quello di consentire al dottor Capecchi di essere in carica al momento dell'insediamento del nuovo Consiglio.

Il parere dell'Avvocatura dello Stato è firmato da Gabriella Palmieri, insediata questa estate, moglie di Andrea Sandulli, responsabile dell'ufficio legale di Poste italiane, ovvero il gruppo da cui è arrivato proprio Capecchi, prima di essere chiamato direttamente in Agcom, senza alcuna selezione pubblica. Capecchi è stato il tesoriere di Vedrò, il think tank dell'ex presidente del Consiglio Enrico Letta.

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In 20 contro 4: i compagni sbagliano sempre
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Sembra di essere tornati agli Anni di Piombo. Presi a sprangate i ragazzi di Gioventù Nazionale che ricordavano le vittime dell’agguato di Acca Larenzia contro i missini del 1978. Trovati 5 fori di proiettile e due ogive in una sede Cgil della Capitale.

Ritorno ai Seventies. Non quelli di Bob Dylan e Gigi Riva ma quelli degli opposti estremismi. Ti svegli una mattina di gennaio e ti ritrovi in un clima da anni di piombo. Tre indizi fanno una prova. A Roma, quartiere Tuscolano, quattro attivisti di Gioventù nazionale (l’organizzazione giovanile di Fdi) sono stati aggrediti con spranghe e aste mentre affiggevano manifesti per commemorare la strage di Acca Larenzia. Avevano l’imperdonabile colpa di voler ricordare i tre ragazzi del Fronte della gioventù uccisi a sangue freddo dal terrorismo rosso il 7 gennaio di 48 anni fa. Sempre nella capitale, a Primavalle, la Digos ha trovato sulle vetrate della sede della Cgil cinque fori di proiettile e due ogive. Nelle stesse ore a Milano, quartiere Barona, è stata vandalizzata dai soliti ignoti la lapide commemorativa del poliziotto Andrea Campagna, ammazzato nel 1979 dai Proletari armati per il comunismo.

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Dimmi La Verità | Amendolara: «Immigrati che delinquono, vengono, espulsi ma restano in Italia»

Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».

La titolare del bar a Crans in fuga con la cassa
Jacques Moretti e Jessica Maric (Ansa)
  • Due telecamere avrebbero ripreso Jessica Maric scappare dal locale in fiamme col guadagno della serata. Gli avvocati delle vittime contro i Moretti: «Rischioso lasciarli in libertà». Speranza dal Niguarda: «Lievi miglioramenti in alcuni feriti, tre rimangono critici».
  • Centinaia di giovani hanno partecipato alle esequie a Milano, Roma e Bologna. Oggi il saluto a Emanuele Galeppini a Genova.

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Accusato di finanziare gruppi Antifa. Soros rischia il blocco dei suoi conti
George Soros (Ansa)
Un procuratore Usa annuncia che la Open Society del «filantropo» potrebbe venire equiparata a un gruppo terroristico e messa fuori legge. Trump aveva contestato al magnate di sostenere la violenza politica.

In Italia ha finanziato con un milione e mezzo di euro +Europa, il partito di Emma Bonino e Riccardo Magi, che ha rivendicato l’appoggio economico di George Soros perché «sostiene in modo trasparente battaglie liberali sui diritti delle minoranze, sulla libertà di stampa, sui diritti civili e sull’antiproibizionismo». In America, però, l’impero filantropico del finanziere e attivista politico ungherese naturalizzato statunitense, la Open Society Foundations (Osf), noto per il suo massiccio impegno nelle cause liberal e progressiste, potrebbe diventare fuorilegge.

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