I pericolosi sogni d’oro del premier camomilla

C’è una notizia: a differenza di molti italiani, che a causa dei forzati arresti domiciliari e per la paura di perdere la salute o il lavoro sono in preda alla depressione e dormono poco, (…)

(…) in queste settimane Giuseppe Conte non ha perso il sonno. Lo ha svelato lui stesso ieri, al direttore della Stampa Massimo Giannini. Le agenzie di rating, quelle che valutano il rischio delle obbligazioni, declassano i nostri buoni del tesoro considerandoli alla stregua di titoli spazzatura? Il presidente del Consiglio si gira dall’altra parte e riprende a sognare fra due guanciali.

Matteo Renzi spara a palle incatenate contro il governo, dicendo che non ha mandato a casa chi chiedeva pieni poteri per poi trovarsi un premier che i poteri se li prende senza neppure chiederli? Il capo del governo sbadiglia e dice che con Italia viva sta lavorando bene, la maggioranza è solida e il menù che passa Palazzo Chigi è ottimo e abbondante. Dentro i 5 stelle le diverse anime del movimento ribollono e si rischia un’esplosione tipo quella del Krakatoa in Indonesia? Giuseppi si avvolge tra le lenzuola e assicura che i grillini stanno offrendo in questa fase d’emergenza un’ottima prova di sé e li definisce solidi, concreti, propositivi. Il capo del governo continua a dormire perché non teme neppure le ipotesi di governo di larghe intese che circolano da giorni e quando parla delle Regioni dipinge un quadro a tinte rosa, dove il dialogo è continuo e addirittura fruttuoso.

Sì, Conte sulla Stampa, oltre che addormentato dimostra di non essere per nulla preoccupato. Gli dispiace essersi lasciato alle spalle un Primo maggio triste, senza il solito concertone che faccia da tribuna a cantanti e sindacato, ma per il futuro è fiducioso. Nell’intervista al quotidiano sabaudo, il presidente del Consiglio dice di essere consapevole che sia sulla cassa integrazione sia sui prestiti alle imprese ci sono dei ritardi, ma appena sveglio e fuori dal letto è intenzionato a metterci una pezza. Sì, dopo il memorabile appello in cui chiese alle banche un atto d’amore (come è noto il cuore della finanza palpita di passione per i mutuatari e ogni giorno scalpita per dare prove d’amore a chiunque chieda di ottenere un’apertura di credito), il premier ha intenzione di sollecitare personalmente i vertici delle banche affinché «sorveglino che le istruzioni operative dirette ad attuare le norme del decreto siano osservate in tutte le agenzie».

Già ce lo vediamo Giuseppi, appena alzato, con il pigiama stropicciato e il ciuffo che non ha ancora visto il pettine, dopo una notte tranquilla trascorsa senza perdere il sonno per il declassamento di Fitch, prendere il telefono e chiamare il gran capo di Intesa, Carlo Messina, per avere notizie delle pratiche istruite dal direttore dell’agenzia di Pizzighettone. «Carlo, ascolta, hai detto al funzionario di vistare quella pratica da 25.000 euro per quell’impresa di costruzione che sta tirando su la casetta all’angolo?». Sì, lo immaginiamo trasformarsi da avvocato del popolo in intermediario finanziario, sempre del popolo si intende. Perché se c’è una cosa su cui Conte non transige è proprio questo. Lui non è a Palazzo Chigi per vanità personale e nemmeno per garantirsi un futuro, ma solo per occuparsi di quello del Paese, offrendo «le risposte che i cittadini si attendono».

Oltre ai buoni propositi, nell’intervista c’è lo spazio anche per parlare di altre cose, tipo Mes ed Europa. Come è noto, Conte aveva giurato che del Fondo Salvastati l’Italia avrebbe fatto a meno, ma la notte trascorsa dopo il declassamento di Fitch deve aver portato consiglio. Infatti, da «no Mes» il premier si è convertito a «sì Mes». «All’ultima riunione ho ribadito che l’unica condizionalità ammissibile è che le risorse siano autorizzate per le spese sanitarie dirette e indirette». Cioè il nostro governo, per bocca del suo massimo rappresentante, si è rimangiato tutto ciò che chiedeva per adeguarsi alle regole imposte da Olanda e Germania. E il Recovery Fund che Giuseppi riteneva imprescindibile al punto di minacciare di bloccare tutto, perfino il bilancio della stessa Ue? «Abbiamo posto la condizione che sia subito operativo». Bene. E la risposta dei partner europei qual è stata? «Stiamo aspettando le decisioni della Commissione, ma intanto continuiamo a lavorare per fare in modo che abbia una dotazione finanziaria consistente». Ottimo, basta pazientare.

L’intervista si conclude con Giuseppi che si definisce un cittadino di buone letture. Non sappiamo quale libro egli abbia sul comodino. Però, siccome il colloquio con il direttore della Stampa è avvenuto verso sera, immaginiamo il presidente del Consiglio spegnere l’abat-jour e girarsi dall’altra parte. Buonanotte e sogni d’oro. L’Italia va a rotoli, ma il premier si rotola nel letto. Altro che trasformista, come io stesso l’ho definito in un libro. Questo è il capo del governo camomilla, perfetto per far addormentare il Paese, ma non per il risveglio.

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