- La Germania blocca l’Europa per rinforzare il suo piano contro l’inflazione: ieri sono iniziati i flussi dalla Francia. Allo stesso tempo, però, pretende che gli altri Paesi finanzino lo scudo aereo anti Russia.
- Berlino e Parigi tuonano contro gli alleati che non esportano Lng a prezzi di favore. Ma la responsabilità della situazione cade sui patti miopi stretti da Bruxelles.
Lo speciale contiene due articoli.
Ieri mattina Grtgaz, gestore francese di gas, come si intuisce dal nome, ha annunciato la prima consegna energetica a favore della Germania. Alle 6 del mattino sono transitati 31 gigawatt per la città di Obergailbach fino a Medelsheim dove hanno raggiunto il punto di interconnessione energetica. L’operazione è frutto di un accordo politico tra Parigi e Berlino che bypassa mesi di chiacchiere a livello europeo e, per quanto riguarda il nostro Paese, calpesta il Trattato del Quirinale. Beffa nella beffa il rapporto esclusivo tra i due Paesi europei è possibile grazie alle scelte in campo energetico della Francia e grazie alla mossa univoca della Germania di stracciare qualunque possibile accordo europeo di collaborazione reciproca. Il riferimento è a i costanti boicottaggi politici e al piano di investimento da 200 miliardi mirato a livellare il prezzo delle bollette verso il basso. Un danno per le altre aziende europee che faticheranno a stare al passo con le imprese tedesche così sussidiate.
Il paradosso finale si è però consumato ieri mattina, quando Berlino alla luce del sole ha chiesto apertamente di fare un gruppo di acquisto paneuropeo per i missili e per la difesa dei cieli. Soprattutto i suoi. Ieri il governo tedesco ha proposto ai ministri della Difesa di 14 Paesi della Nato guidata da Jens Stoltenberg, che insieme con la Finlandia si sono riuniti a Bruxelles per firmare una lettera di intenti per lo sviluppo della European Sky Shield Initiative, un accordo per creare di fatto uno scudo aereo per la protezione dei cieli europei.
L’iniziativa punterebbe a creare la base di un sistema europeo di difesa aerea e missilistica attraverso l’acquisizione comune di armamenti da parte delle nazioni europee e, secondo le intenzioni, «questo atto dovrebbe rafforzare la difesa aerea e missilistica integrata della Nato», come si legge in una nota dell’Alleanza atlantica. In realtà, nasconde il fatto che dietro questa proposta tedesca c’è il ritardo dell’entrata in servizio del sistema Arrow 3 che, qualora scelto da Berlino, non sarebbe operativo almeno fino al 2025. I Paesi Nato che hanno firmato l’iniziativa sono: Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Germania, Ungheria, Lettonia, Lituania, Olanda, Norvegia, Slovacchia, Slovenia, Romania e Regno Unito. Il vicesegretario generale della Nato Mircea Geoana ha a sua volta dichiarato: «Questo impegno oggi è ancora più importante poiché assistiamo agli attacchi missilistici spietati e indiscriminati della Russia in Ucraina, che uccidono civili e distruggono infrastrutture critiche. In questo contesto, accolgo con favore la leadership tedesca nel lancio dell’iniziativa European Sky Shield; le nuove risorse, completamente interoperabili e perfettamente integrate nella difesa aerea e missilistica della Nato, miglioreranno significativamente la nostra capacità di difendere l’Alleanza da tutte le minacce aeree e missilistiche». Per taluni Stati si tratta di un’ottima occasione per dotarsi di armamenti moderni a costi ridotti, per altri di rinnovare i sistemi dispiegati oggi con altri in standard Nato. L’idea tedesca si propone di creare uno scudo antimissilistico europeo che aumenterebbe la protezione per gran parte del Vecchio continente grazie a una serie di barriere di difesa predisposte per intercettare vari tipi di missili a diverse altezze, coordinando i lanci dei sistemi di difesa aerea israeliani Arrow 3 con i Patriot di fabbricazione statunitense e con gli Iris-T tedeschi, ma attivabile mediante la catena di reazione rapida dell’Alleanza.
Il ministro della Difesa tedesco Christine Lambrecht, in occasione di una riunione ministeriale della Nato a Bruxelles, ha dichiarato: «Si tratta di essere interoperabili e in grado di fissare i prezzi di acquisto, ma anche di sostenersi a vicenda; quindi, è una situazione vantaggiosa per tutti i Paesi che ne fanno parte». La Lambrecht ha anche sottolineato l’aumento dei rischi per la sicurezza in Europa a seguito dell’invasione dell’Ucraina e delle minacce fatte dal presidente russo Vladimir Putin: «Dobbiamo muoverci velocemente ora. È importante che le lacune della nostra difesa siano colmate perché stiamo vivendo tempi pericolosi e impegnativi».
La domanda di fondo è chi pagherà? E l’altra domanda è a chi più conviene spalmare i costi su tutti i Paesi Ue? La risposta in entrambe i casi è quella stessa Germania che non vuole mai prendere in considerazione la condivisione del debito o del rischio energetico. Da un lato l’idea di dotarsi di missili validi da Roma a Berlino, da Madrid fino a Varsavia, ha i suoi validi fondamenti. Ad esempio, la buona notizia è che con Mbda quei missili li costruiamo anche noi. Ma il problema resta sempre la reciprocità. All’accordo potrebbero presto aderire anche altri Paesi seppur attualmente la realizzazione dello scudo aereo debba superare le limitazioni e le tempistiche della produzione e i ritardi delle consegne che stanno affliggendo il settore privato. «Siamo aperti a tutti e sappiamo che molti Paesi sono interessati», ha concluso la Lambrecht, aggiungendo che la Germania ha già avviato negoziati con produttori di sistemi antimissile. In verità l’idea dello scudo antimissilistico è stata annunciata per la prima volta dal cancelliere tedesco Olaf Scholz in un discorso a Praga nell’agosto scorso, quando ha affermato che il Paese avrebbe investito in modo significativo nella sua difesa aerea poiché il continente aveva «molto da recuperare». Per continente Scholz intende però il suo Paese.
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