I grillini si spartiscono le poltrone con quelli del «partito di Bibbiano»
Doppia nomina nel Lazio: imbarcati l’ex prof della Raggi e l’ex tesoriere dem capitolino.

La consacrazione dell’intesa tra Partito democratico e Movimento 5 stelle che parte dalla Capitale e passa per la Regione Lazio comincia a produrre incarichi. Grazie al patto giallorosso sono tornati in pista due personaggi che sembravano essere usciti dai giri politici che contano. Il primo è l’avvocato Pieremilio Sammarco, 53 anni, professore universitario, consigliori e mentore di Virginia Raggi, nonché titolare dello studio a Prati che aveva accolto Virginia per il suo praticantato da avvocato e dal quale passò pure Cesare Previti (ragion per cui veniva guardato in cagnesco dai pentastellati romani duri e puri). La Raggi l’aveva pure indicato per il Cda di Ama, ma l’operazione sfumò. Il secondo è Carlo Cotticelli, ex tesoriere del Pd romano che lasciò il partito ai tempi di Mafia Capitale e approdò alla Link University del ministro scudocrociato Vincenzo Scotti, dove è finito nel mirino della Procura di Firenze perché, stando all’accusa, i poliziotti iscritti al Siulp passavano a pieni voti esami che non avevano mai sostenuto. I due sono appena stati designati quali membri del Consiglio direttivo dell’ente regionale laziale di diritto pubblico denominato Riserva naturale Lago di Vico. Un parco naturale sul quale la Regione amministrata da Nicola Zingaretti sembra puntare non poco, visto che a Ronciglione, piccolo comune di 8.500 abitanti, sono arrivati oltre 3 milioni di euro di fondi regionali per la realizzazione di aree sportive attrezzate all’interno di luoghi di proprietà pubblica. E che per l’inaugurazione di un hub gestito da giovani il governatore si è presentato personalmente. L’ente è stato istituito con una legge regionale nel 1982 e comprendeva inizialmente solo il territorio del comune di Caprarola. Nel 2008 la riserva è stata ampliata, includendo anche il versante del lago ricadente sotto la giurisdizione del Comune di Ronciglione. Il bando che riguarda i due neoconsiglieri è stato pubblicato nel 2018. Una commissione del consiglio regionale, dopo aver convocato le organizzazioni agricole e ambientaliste, nel 2019 ha valutato i profili. E l’altro giorno il presidente del consiglio regionale Marco Vincenzi ha ratificato le nomine. Nell’atto viene precisato che l’avviso pubblico del 2018 «non si configura come di tipo concorsuale o para-concorsuale, dal momento che non è prevista una selezione o una valutazione comparativa degli stessi candidati». La valutazione, però, è andata avanti per tre anni, per il «solo riscontro delle competenze ed esperienze in loro possesso». D’altra parte il curriculum di entrambi i designati non è riassumibile in una paginetta. Il 13 gennaio l’istruttoria è arrivata quasi al fotofinish. Con il decreto firmato da Vincenzi i due aspiranti consiglieri direttivi sono «designati». Manca la firma di Zingaretti per il «successivo atto di nomina». Ma il documento è finito subito sul Bur e sul sito web del Consiglio regionale. Pertanto ci saranno i soliti canonici 60 giorni per eventuali ricorsi al Tar. I giochi però sono chiusi. E sanciscono un patto d’acciaio tra dem e pentastellati. Segno che quello che era stato definito un «laboratorio politico» nella Capitale si è trasformato subito in una macchina rodata che passa per la spartizione delle poltrone. «L’accordo Pd-M5s, già nei fatti in Regione Lazio, sta superando ogni limite di decenza», denuncia Laura Corrotti, consigliere regionale della Lega in Regione, «occupando ogni posto con un accordo blindato che include non solo la Regione ma anche il Comune di Roma con la Raggi in prima linea». Secondo Corrotti, «la nomina di Sammarco, suo docente all’università e poi suo datore di lavoro, è la dimostrazione di come proprio l’ex sindaco sia partecipante attivo di questo accordo che include anche l’ex tesoriere Pd, già indagato».

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