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I francesi ci calpestano e Mattarella sta a guardare

I francesi ci calpestano e Mattarella sta a guardare
ANSA
Che accade se un Paese viene sistematicamente violato nel proprio territorio da forze dell'ordine di un altro Paese? Finisce che i rapporti fra stati vicini si guastano e il governo del Paese che ha subìto l'incursione alza la voce per pretendere le scuse e che il comportamento dei confinanti abbia termine. Non di rado finisce che si passi dalle parole ai fatti, ossia la tensione sfoci in qualche cosa di meno diplomatico delle formali proteste. Naturalmente non pretendiamo che a causa dello sconfinamento delle pattuglie di polizia transalpine in Val di Susa l'Italia dichiari guerra alla Francia, né chiediamo che l'onta del mancato rispetto della frontiera allo scopo di riportare in Italia i migranti sia lavata con un'esibizione muscolare. Siamo per natura pacifici (...)
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«Senza l’intervento di mio marito il collega sarebbe morto»
Nel riquadro: Ivana, moglie di Emanuele Marroccella (Imagoeconomica)
Parla Ivana, la moglie di Emanuele Marroccella: «Lo hanno definito un esaltato, ma lui non lo è affatto. Ha compiuto il suo dovere. Duro dirlo ai nostri figli».

«Una famiglia normale, come tante. Questo siamo. Adesso tutto è crollato». Ivana, 41 anni, originaria di Salerno, è la moglie del vice brigadiere Emanuele Marroccella condannato a tre anni per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi», senza nemmeno le attenuanti generiche.

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Mai dire Blackout | Venezuela, il petrolio conteso

Le major americane già in pista a Caracas. Rio Tinto-Glencore, fusione miliardaria? Gli USA escono da 65 organizzazioni internazionali. Blackout a Berlino nel gelo.

Nucleare e petrolio. Ecco i veri motivi delle mosse di Trump contro gli ayatollah
Donald Trump (Ansa)
Caracas è stato l’inizio. Il tycoon ha un piano chiaro per isolare i Brics e far tornare il dollaro al centro della rete internazionale.

Mentre il regime khomeinista continua a essere pesantemente scosso dalle proteste, aumenta la tensione tra Washington e Teheran. «L’Iran è in grossi guai. Ho dichiarato con forza che se iniziano a uccidere persone come hanno fatto in passato, interverremo; li colpiremo molto duramente dove fa più male», ha dichiarato Donald Trump venerdì, per poi aggiungere: «Questo non significa schierare gli uomini sul terreno, ma colpire duro dove fa più male. Non vogliamo che ciò accada». «Gli Usa sostengono il coraggioso popolo iraniano», ha inoltre affermato, ieri, il segretario di Stato americano, Marco Rubio. Una posizione, quella di Washington, che ha fatto infuriare l’ayatollah Ali Khamenei, il quale, oltre a tacciare Trump di «arroganza», ha messo i pasdaran in stato di massima allerta.

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Iran, i Pasdaran sono in massima allerta. Spari sulla folla e migliaia di arresti
Ansa
Le più importanti città dell’Iran attraversate dalle proteste. Il regime taglia Internet e minaccia i cittadini: «Chi compie azioni violente rischia la pena di morte». Trump: «Siamo pronti ad aiutare i manifestanti».

A quindici giorni dall’inizio delle proteste le piazze iraniane per la seconda notte consecutiva sono tornate a riempirsi. A Teheran, Mashhad, Tabriz e in numerosi altri centri urbani, migliaia di persone hanno sfidato nuovamente la repressione, i morti, gli incendi di edifici governativi e un blackout informativo quasi totale. Le autorità hanno infatti ripristinato il blocco di internet compreso Starlink, mettendo a tacere 90 milioni di iraniani, interrotto le comunicazioni telefoniche e reso di fatto inaccessibile lo spazio aereo alle compagnie straniere.

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