L’episodio evangelico in cui Gesù afferma che «questa specie di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno» (cfr. Vangelo secondo Marco 9,29) è stato tradizionalmente interpretato in chiave spirituale. Nella storia del cristianesimo, il digiuno e la preghiera sono stati considerati strumenti di disciplina interiore, di rafforzamento della volontà e di purificazione. Oggi, tuttavia, è possibile analizzare queste pratiche anche dal punto di vista scientifico, distinguendo con chiarezza i dati comprovati dalle interpretazioni simboliche o teologiche, ma il digiuno determina importanti processi biologici, autofagia e apoptosi, fondamentali per la nostra salute.
Negli ultimi decenni la ricerca biomedica ha studiato con crescente interesse gli effetti del digiuno controllato e della restrizione calorica sull’organismo. È noto che periodi limitati di digiuno possono attivare meccanismi cellulari come l’autofagia, un processo di «riciclaggio» intracellulare descritto in modo approfondito dal biologo Yoshinori Ohsumi, premio Nobel per la medicina nel 2016. L’autofagia consente alla cellula di eliminare componenti danneggiati e di ottimizzare le risorse energetiche. L’apoptosi, invece, è un meccanismo di morte cellulare programmata già intrinseco all’organismo, fondamentale per lo sviluppo e per la prevenzione di proliferazioni anomale.
Alcuni studi suggeriscono che specifici regimi di restrizione calorica possano influenzare vie metaboliche coinvolte nella regolazione della crescita cellulare. Il cancro è una patologia complessa, con basi genetiche e molecolari articolate, e richiede trattamenti oncologici validati, per i quali il digiuno può essere un coadiuvante metabolico. La preghiera diminuisce lo stress e potenzia il sistema immunitario. La preghiera è stata oggetto di studi nell’ambito della psiconeuroimmunologia. Stati mentali caratterizzati da raccoglimento, riduzione dello stress e percezione di senso possono modulare parametri fisiologici, inclusi i livelli di cortisolo, e alcune risposte immunitarie. Le endorfine, oppioidi endogeni prodotti dal sistema nervoso centrale, sono associate alla fede profonda e contribuiscono alla regolazione dello stress. Il digiuno nella tradizione cristiana è per l’uomo non contro l’uomo.
Nel Chiesa cattolica e nelle Chiese ortodosse il digiuno ha una lunga storia. Prima del Concilio Vaticano II, l’astinenza dalle carni il venerdì rappresentava una pratica regolare, cui si aggiungevano periodi penitenziali come l’Avvento e soprattutto la Quaresima. Dal punto di vista nutrizionale, una moderata restrizione periodica può avere effetti metabolici benefici. Nel digiuno cristiano tradizionale sono sempre consentiti l’acqua e i liquidi. Storicamente, alcune bevande come la birra monastica avevano funzione calorica di sostegno durante periodi di alimentazione ridotta. La quaresima è quindi un dono.
Il rapporto tra Ramadan e salute vale la pena di essere esplorato. Il Ramadan prevede l’astensione da cibo e bevande dall’alba al tramonto. Il Ramadan, quindi obbliga alla disidratazione. Le conseguenze dipendono dalle condizioni individuali e ambientali. Se il Ramadan capita durante il periodo di inverno/primavera come quest’anno, le ore di disidratazione sono poche: le giornate sono corte e la disidratazione non è peggiorata dall’afa.
Quando il Ramadan cade d’estate con giornate lunghe e sole cocente le conseguenze per rene e cervello possono essere devastanti. La capacità di concentrazione crolla, il dato è talmente ovvio, talmente ufficiale, che presidi e autorità scolastiche, spesso fisicamente le stesse persone che hanno vietato presepi e crocefissi, raccomandano di evitare verifiche e interrogazioni agli studenti. C’è un innegabile aumento di incidenti stradali e incidenti sul lavoro. Fareste operare vostro figlio da un cardiochirurgo che non mangia e soprattutto non beve da dieci ore? Quello che cambia è la dimensione pubblica e culturale.
La Quaresima, nel cristianesimo, è tradizionalmente un tempo di raccoglimento personale; il Ramadan, non solo nelle società a maggioranza musulmana, è sempre un carattere comunitario che esula dalla sola dimensione religiosa. Tradotto in parole povere: chi viola il Ramadan, anche se non islamico, e si fa pescare a mangiare o bere un sorso d’acqua da una fontanella, viene bastonato in Iran, Arabia Saudita, Afganistan eccetera, ma anche nelle strade di Parigi, Bruxelles o semplicemente sui nostri bus scolastici. In Francia e Gran Bretagna è raccomandato ai poliziotti di non osare bere e mangiare in pubblico durante il Ramadan. È raccomandato anche a quelli non islamici ed è raccomandato ovunque, non solo nei quartieri islamici.
Quest’anno Quaresima e Ramadan cominciano lo stesso giorno. Innumerevoli personaggi, sindaci, presidi, assessori si sono precipitati nel loro delizioso spirito di inclusione ad augurare buon Ramadan ma hanno evitato nel loro delizioso senso di laicità di augurare buona Quaresima. Sembra ogni anno più vera l’ipotesi sostenuta da Bat Ye’or nel libro Eurabia e Oriana Fallaci in La forza della ragione, e cioè che a partire dagli anni Settanta l’Europa avrebbe stretto un’alleanza politico-culturale con i Paesi arabi (nell’ambito del dialogo euro-arabo successivo alla crisi petrolifera del 1973), che avrebbe progressivamente favorito l’immigrazione dai Paesi musulmani, concessioni politiche e culturali al mondo arabo, un indebolimento dell’identità europea. Secondo l’autrice, il momento chiave sarebbe stato un incontro del 1974 a Bruxelles nell’ambito del Dialogo Euro-Arabo promosso dalla Comunità economica europea.
Ma il vento sta cambiando. E la stessa Europa che ha vinto a Lepanto e a Vienna sta scoprendo di non avere molta voglia di permettere chi i propri figli siano presi a pugni sui bus scolastici se non rispettano le norme contro l’uomo di una religione estranea.
I bengalesi vogliono la loro moschea. Presentato il progetto nel Veneziano
I lavori di sgombero dell’area dell’ex segheria Rosso di via Giustizia, a Mestre, da anni ritrovo di tossicodipendenti e senzatetto, sono iniziati alla grande. Operazione pulizia di circa 8.000 metri quadrati, dove al posto di edifici fatiscenti dovrebbe sorgere una grande moschea. È il sogno della comunità islamica bengalese, che messo mano al portafoglio sta finanziando i lavori in attesa che possa esserci una variante di destinazione d’uso della zona, da commerciale a luogo di culto, e che ci sia il parere favorevole delle Fs per la vicinanza alla linea ferroviaria. «Faremo tutti i passi con calma, rispettando tutte le normative. Ora ci sono le elezioni e non ha senso presentare nulla, ma con la prossima amministrazione andremo avanti», ha dichiarato al Gazzettino Prince Howlader, presidente dell’associazione Giovani per l’umanità e promotore del progetto che vuole dare una moschea ai connazionali di Mestre e Marghera. L’ennesima invasione islamica? Di certo, Howlader è una figura a sé stante. Nato in Bangladesh nel 1993, a Mestre dall’età di sette anni, di professione informatico e proprietario col fratello di una società che fornisce servizi ai connazionali, è tra i candidati di Fratelli d’Italia alle elezioni comunali del prossimo maggio. Quella bengalese è la comunità straniera più numerosa a Venezia, sono circa 20.000 e Howlader potrebbe contare sui 3.500 voti di coloro che hanno accesso alle urne. Tutti, scalpitano per avere una moschea. «Tanti nostri imprenditori sono di destra e finalmente ora abbiamo un confronto con la destra. Ci troviamo sui valori: rispettare le regole, essere cittadini perbene, non commettere reati, tenere alla famiglia», affermò un anno fa in un’intervista sul Corriere del Veneto. Lo scorso maggio, la fondazione che fa capo alla comunità bengalese firmò il preliminare d’acquisto con i proprietari dell’ex segheria, versando un anticipo di 150.000 euro su 1,5 milioni di euro. Con le elezioni alle porte, l’imprenditore fa sapere: «Presenteremo successivamente il progetto aspettando la futura amministrazione», confermando che la moschea «dovrà essere abbastanza grande per accogliere almeno 2.000 persone, e ci saranno servizi e parcheggi».Subito si è fatta sentire la Lega, per voce dell’europarlamentare Anna Maria Cisint. «In via Giustizia non potrà sorgere nessuna moschea, perché non esiste alcuna variante né autorizzazione per la destinazione a luogo di culto. E finché la Lega governerà questa città e ne avrà la forza, questo non accadrà», ha dichiarato ieri. Ha poi ribadito che «senza la sottoscrizione di un accordo con lo Stato italiano, nel quale si ribadisca in modo chiaro e inequivocabile che l’islam deve rispettare la Costituzione, le nostre leggi e i nostri valori, nessuno spazio può essere concesso all’islam. Stiamo predisponendo un pacchetto normativo che preveda l’istituzione di un registro dei luoghi di culto, definendone il perimetro della legalità attraverso regole chiare e la sottoscrizione di una “Carta dei valori”, che imponga il rispetto incondizionato della legge italiana e il ripudio esplicito di tutte le norme del Corano incompatibili con la nostra Costituzione». Intanto, al Comune di Venezia dicono di non aver ancora visto l’ombra di un progetto di moschea, nessuna richiesta è stata protocollata. I tempi per una variante sono lunghi e con l’attuale legge regionale del Veneto occorre pure una delibera per la trasformazione in luogo di culto. Sempre che l’operazione non venga bocciata.