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2023-10-12
Hamas sotto attacco totale di Israele. 300.000 soldati pronti all’invasione
Getty Images
L’assedio totale di Israele a Gaza prosegue senza sosta, la risposta ai terribili crimini di Hamas si abbatte sull’intera popolazione della Striscia, mentre 300.000 riservisti si preparano a dare il via a una invasione che si annuncia un terribile bagno di sangue.
La Striscia è senza elettricità: secondo il locale ministero dell’Energia, a quanto riporta The Times of Israel, ieri l’unica centrale elettrica di Gaza è rimasta senza carburante dopo che Israele ha tagliato le forniture. L’impianto è stato quindi costretto a chiudere e la fornitura di energia elettrica nel territorio è assicurata dai soli generatori.
Un nuovo lancio di razzi è partito da Gaza verso il centro di Israele, compresa la zona larga di Tel Aviv, mentre altri missili di Hamas hanno colpito l’ospedale di Ashkelon, non lontano dalla Striscia di Gaza. Hamas e la jihad islamica hanno annunciato nuovi attacchi missilistici su Israele, che sta bombardando la città palestinese «su scala senza precedenti», come ha riferito il generale Omer Tishler, capo di staff dell’aviazione militare. «Stiamo attaccando la Striscia con questa modalità», ha precisato Tishler, «perché quello che accade qui è qualcosa che non è mai accaduto prima. C’è un nemico che tira razzi e attacca la popolazione civile. Gli attacchi non saranno chirurgici». Per quel che riguarda l’attacco israeliano all’università islamica a Gaza, Tishler ha detto che l’ateneo «era usato come centro di addestramento per operativi militari dell’intelligence e per lo sviluppo della produzione di armi». Mentre l’aviazione annuncia: «Colpiremo Gaza su scala senza precedenti».
L’esercito israeliano, in vista della annunciata invasione, afferma che circa 300.000 soldati sono attualmente di stanza vicino alla Striscia di Gaza. «In queste zone vicine alla Striscia», ha spiegato in un video pubblicato su X il portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) Jonathan Conricus, «abbiamo inviato e schierato la nostra fanteria, i nostri soldati corazzati, il nostro corpo di artiglieria e molti altri soldati delle riserve: 300.000 in tutto, per garantire che Hamas, alla fine di questa guerra non avrà alcuna capacità militare con cui minacciare o uccidere i civili israeliani».
A quanto apprendiamo da fonti di intelligence, l’obiettivo di Israele è quello di eliminare tutti i leader delle fazioni palestinesi e allo stesso tempo mettere a punto le attività connesse all’avvio dell’operazione di terra: sarebbero già stati eliminati almeno quattro parenti stretti di Mohammad Deif (Abu Khalid), comandante dell’ala militare di Hamas, le Brigate Ez-el-din Qassam, in un attacco attacco israeliano contro la casa del padre di Deif nell’area di Qizan al-Najar, a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale. I morti sarebbero il fratello maggiore di Deif, Abdul-Fattah; il figlio di Abdul-Fattah, Midhat, il nipote Bara e la nipote Hala. Il lancio di razzi dal Libano e i colpi di mortaio dalla Siria in direzione del territorio settentrionale sarebbero il prologo all’apertura di altri due veri e propri fronti di guerra per Israele, non appena scatterà l’invasione di terra a Gaza.
Dall’inizio delle operazioni, le forze armate israeliane hanno colpito un totale di 2.250 obiettivi delle fazioni palestinesi nella Striscia, distruggendo totalmente almeno 170 tra torri e strutture residenziali e almeno 1.000 abitazioni. Sono state danneggiate parzialmente più di 12.000 unità immobiliari di ogni genere, comprese 48 scuole, dieci strutture sanitarie e sette ospedali. A ieri il bilancio delle vittime palestinesi in seguito ai bombardamenti ammontava a 830 morti e 4.250 feriti; le vittime israeliane erano arrivate a 1.200, con almeno 2.900 feriti.
Ieri pomeriggio, sempre secondo le stesse fonti consultate dalla Verità, in varie chat arabofone schierate con i palestinesi, è stato riportato e diffuso un appello del gruppo palestinese Arin al-Aswad (la tana dei Leoni) che esortano i simpatizzanti della causa palestinese a scendere in piazza e compiere azioni in solidarietà al popolo di Gaza. Il gruppo negli ultimi mesi, ha attratto simpatizzanti anche tra le fasce giovanili della comunità palestinese in Italia, ed è monitorato da polizia e intelligence, e il suo appello recita testualmente: «Vi invitiamo, in nome dell’orgogliosa Gaza, a scendere in piazza, uomini, donne e anziani, esattamente alle cinque di sera (di ieri, ndr), in macchina, in bicicletta o a piedi. A marciare in ogni luogo di scontro con l’occupazione, muovetevi con le vostre bottiglie incendiarie, con le vostre pietre e con le vostre armi». L’appello è rivolto in particolare a chi si trova nelle zone della guerra, ma non si può escludere che simpatizzanti del gruppo possano decidere di attivarsi autonomamente per la causa anche in altre aree geografiche, Europa inclusa.
L’Onu interviene con vigore sull’assedio totale imposto a Gaza da Israele: «Il personale delle Nazioni Unite», ha detto ieri il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, «lavora 24 ore su 24 per sostenere la popolazione di Gaza. Occorre consentire l’ingresso a Gaza di beni essenziali salvavita, tra cui carburante, cibo e acqua. Abbiamo bisogno di un accesso umanitario rapido e senza ostacoli. Ora». «I civili devono essere protetti», ha detto Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale Onu, «non vogliamo vedere esodi di massa da parte di abitanti di Gaza, che sono già stati sradicati da altri posti».
Libano, scatta il falso allarme droni
Il fronte libanese si surriscalda e, secondo le nostre fonti, in caso di invasione di terra a Gaza il movimento politico-militare Hezbollah potrebbe scatenare una vera e propria guerra contro Israele. Ieri ci sono stati altri scambi di colpi tra esercito di Tel Aviv e Hezbollah al confine tra Israele e Libano: smentite le voci di un’infiltrazione di miliziani a bordo di droni e deltaplani, ma la situazione è rimasta tesa. I caccia israeliani hanno attaccato un sito di osservazione di Hezbollah all’interno del territorio del Libano in risposta a un nuovo attacco missilistico da parte del movimento sciita, che secondo la stessa Hezbollah era stato a sua volta la rappresaglia per l’uccisione di tre dei suoi combattenti. Tre libanesi, stando a quanto riferito dall’emittente panaraba di proprietà saudita Al Arabiya, sarebbero stati feriti. Ai residenti di ampie zone del Nord di Israele è stato intimato di entrare immediatamente nei rifugi, mentre dal Sud, ovvero dal confine con Israele, migliaia di libanesi stanno scappando verso Beirut e altre città. L’ex capo di Hamas, Khaled Meshaal, ha rivolto ieri un appello a tutto il mondo musulmano a scendere in strada venerdì prossimo dopo la preghiera per manifestare sostegno ai palestinesi e affinché i popoli dei Paesi vicini si uniscano contro Israele. «È necessario», ha detto Meshaal, «andare nelle piazze del mondo arabo e islamico venerdì, e i popoli di Giordania, Siria, Libano ed Egitto hanno il dovere più grande di sostenere i palestinesi, perché i confini sono vicini a voi». «Sarà decisiva», ha annunciato l’emittente televisiva Al Manar, filo-iraniana e vicina a Hezbollah, «la risposta del partito sciita libanese filo-iraniano Hezbollah agli attacchi israeliani contro il Libano e la sicurezza del suo popolo». La Casa Bianca segue da vicino gli sviluppi al confine tra Israele e Libano, ha detto il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, John Kirby, durante un’intervista sul canale televisivo Msnbc: quanto accade, ha osservato Kirby, «è preoccupante». Hezbollah, il Partito di Dio, ricordiamolo, è un partito armato libanese filo-iraniano. È nato in seguito all’occupazione israeliana del Sud del Libano, durata dal 1978 al 2000, fa parte delle istituzioni, ha vari ministri nel governo libanese, ed esprime sindaci in tutto il Paese. La presenza di una portaerei americana in zona è stata commentata aspramente dal movimento: «Il popolo libanese e le sue fazioni», ha fatto sapere ieri Hezbollah attraverso un comunicato riportato dall’Adnkronos, «non temono l’invio di portaerei in Medio Oriente da parte di Washington: siamo pronti a combattere fino alla vittoria finale e al raggiungimento della completa liberazione». Il gruppo filoiraniano libanese ha aggiunto di non essere sorpreso dall’iniziativa americana, visto che gli Stati Uniti sono «complici dell’aggressione sionista e pienamente responsabili delle uccisioni, dei crimini, degli assedi, delle distruzioni di case e degli orribili massacri perpetrati ai danni di civili indifesi, inclusi bambini, donne e anziani». Al confine tra Libano e Israele opera la missione dell’Onu Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon)., della quale fanno parte anche militari italiani: «La situazione è di attesa», ha detto il portavoce di Unifil, Andrea Tenenti all’Adnkronos, «e al momento di stabile instabilità. Ci sono stati dei lanci di razzi da parte libanese verso Israele che ha risposto al fuoco in diverse parti del Sud del Libano. Noi ci siamo adoperati per parlare sia con l’esercito libanese che israeliano».
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L’esercito: «Azioni su Gaza senza precedenti, non saranno chirurgiche». Eliminati i parenti di un leader dei miliziani, che intanto bombardano Tel Aviv. La Striscia è al buio. Appelli agli arabi: «Scendete in piazza». Si surriscalda il secondo fronte, tra scambi di colpi e rappresaglie. Hezbollah preparala sfida finale e i civili scappano nei rifugi. Casa Bianca: «Situazione preoccupante». Lo speciale contiene due articoli. L’assedio totale di Israele a Gaza prosegue senza sosta, la risposta ai terribili crimini di Hamas si abbatte sull’intera popolazione della Striscia, mentre 300.000 riservisti si preparano a dare il via a una invasione che si annuncia un terribile bagno di sangue. La Striscia è senza elettricità: secondo il locale ministero dell’Energia, a quanto riporta The Times of Israel, ieri l’unica centrale elettrica di Gaza è rimasta senza carburante dopo che Israele ha tagliato le forniture. L’impianto è stato quindi costretto a chiudere e la fornitura di energia elettrica nel territorio è assicurata dai soli generatori. Un nuovo lancio di razzi è partito da Gaza verso il centro di Israele, compresa la zona larga di Tel Aviv, mentre altri missili di Hamas hanno colpito l’ospedale di Ashkelon, non lontano dalla Striscia di Gaza. Hamas e la jihad islamica hanno annunciato nuovi attacchi missilistici su Israele, che sta bombardando la città palestinese «su scala senza precedenti», come ha riferito il generale Omer Tishler, capo di staff dell’aviazione militare. «Stiamo attaccando la Striscia con questa modalità», ha precisato Tishler, «perché quello che accade qui è qualcosa che non è mai accaduto prima. C’è un nemico che tira razzi e attacca la popolazione civile. Gli attacchi non saranno chirurgici». Per quel che riguarda l’attacco israeliano all’università islamica a Gaza, Tishler ha detto che l’ateneo «era usato come centro di addestramento per operativi militari dell’intelligence e per lo sviluppo della produzione di armi». Mentre l’aviazione annuncia: «Colpiremo Gaza su scala senza precedenti». L’esercito israeliano, in vista della annunciata invasione, afferma che circa 300.000 soldati sono attualmente di stanza vicino alla Striscia di Gaza. «In queste zone vicine alla Striscia», ha spiegato in un video pubblicato su X il portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) Jonathan Conricus, «abbiamo inviato e schierato la nostra fanteria, i nostri soldati corazzati, il nostro corpo di artiglieria e molti altri soldati delle riserve: 300.000 in tutto, per garantire che Hamas, alla fine di questa guerra non avrà alcuna capacità militare con cui minacciare o uccidere i civili israeliani».A quanto apprendiamo da fonti di intelligence, l’obiettivo di Israele è quello di eliminare tutti i leader delle fazioni palestinesi e allo stesso tempo mettere a punto le attività connesse all’avvio dell’operazione di terra: sarebbero già stati eliminati almeno quattro parenti stretti di Mohammad Deif (Abu Khalid), comandante dell’ala militare di Hamas, le Brigate Ez-el-din Qassam, in un attacco attacco israeliano contro la casa del padre di Deif nell’area di Qizan al-Najar, a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale. I morti sarebbero il fratello maggiore di Deif, Abdul-Fattah; il figlio di Abdul-Fattah, Midhat, il nipote Bara e la nipote Hala. Il lancio di razzi dal Libano e i colpi di mortaio dalla Siria in direzione del territorio settentrionale sarebbero il prologo all’apertura di altri due veri e propri fronti di guerra per Israele, non appena scatterà l’invasione di terra a Gaza. Dall’inizio delle operazioni, le forze armate israeliane hanno colpito un totale di 2.250 obiettivi delle fazioni palestinesi nella Striscia, distruggendo totalmente almeno 170 tra torri e strutture residenziali e almeno 1.000 abitazioni. Sono state danneggiate parzialmente più di 12.000 unità immobiliari di ogni genere, comprese 48 scuole, dieci strutture sanitarie e sette ospedali. A ieri il bilancio delle vittime palestinesi in seguito ai bombardamenti ammontava a 830 morti e 4.250 feriti; le vittime israeliane erano arrivate a 1.200, con almeno 2.900 feriti.Ieri pomeriggio, sempre secondo le stesse fonti consultate dalla Verità, in varie chat arabofone schierate con i palestinesi, è stato riportato e diffuso un appello del gruppo palestinese Arin al-Aswad (la tana dei Leoni) che esortano i simpatizzanti della causa palestinese a scendere in piazza e compiere azioni in solidarietà al popolo di Gaza. Il gruppo negli ultimi mesi, ha attratto simpatizzanti anche tra le fasce giovanili della comunità palestinese in Italia, ed è monitorato da polizia e intelligence, e il suo appello recita testualmente: «Vi invitiamo, in nome dell’orgogliosa Gaza, a scendere in piazza, uomini, donne e anziani, esattamente alle cinque di sera (di ieri, ndr), in macchina, in bicicletta o a piedi. A marciare in ogni luogo di scontro con l’occupazione, muovetevi con le vostre bottiglie incendiarie, con le vostre pietre e con le vostre armi». L’appello è rivolto in particolare a chi si trova nelle zone della guerra, ma non si può escludere che simpatizzanti del gruppo possano decidere di attivarsi autonomamente per la causa anche in altre aree geografiche, Europa inclusa.L’Onu interviene con vigore sull’assedio totale imposto a Gaza da Israele: «Il personale delle Nazioni Unite», ha detto ieri il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, «lavora 24 ore su 24 per sostenere la popolazione di Gaza. Occorre consentire l’ingresso a Gaza di beni essenziali salvavita, tra cui carburante, cibo e acqua. Abbiamo bisogno di un accesso umanitario rapido e senza ostacoli. Ora». «I civili devono essere protetti», ha detto Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale Onu, «non vogliamo vedere esodi di massa da parte di abitanti di Gaza, che sono già stati sradicati da altri posti».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/hamas-sotto-attacco-totale-2665903136.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="libano-scatta-il-falso-allarme-droni" data-post-id="2665903136" data-published-at="1697093807" data-use-pagination="False"> Libano, scatta il falso allarme droni Il fronte libanese si surriscalda e, secondo le nostre fonti, in caso di invasione di terra a Gaza il movimento politico-militare Hezbollah potrebbe scatenare una vera e propria guerra contro Israele. Ieri ci sono stati altri scambi di colpi tra esercito di Tel Aviv e Hezbollah al confine tra Israele e Libano: smentite le voci di un’infiltrazione di miliziani a bordo di droni e deltaplani, ma la situazione è rimasta tesa. I caccia israeliani hanno attaccato un sito di osservazione di Hezbollah all’interno del territorio del Libano in risposta a un nuovo attacco missilistico da parte del movimento sciita, che secondo la stessa Hezbollah era stato a sua volta la rappresaglia per l’uccisione di tre dei suoi combattenti. Tre libanesi, stando a quanto riferito dall’emittente panaraba di proprietà saudita Al Arabiya, sarebbero stati feriti. Ai residenti di ampie zone del Nord di Israele è stato intimato di entrare immediatamente nei rifugi, mentre dal Sud, ovvero dal confine con Israele, migliaia di libanesi stanno scappando verso Beirut e altre città. L’ex capo di Hamas, Khaled Meshaal, ha rivolto ieri un appello a tutto il mondo musulmano a scendere in strada venerdì prossimo dopo la preghiera per manifestare sostegno ai palestinesi e affinché i popoli dei Paesi vicini si uniscano contro Israele. «È necessario», ha detto Meshaal, «andare nelle piazze del mondo arabo e islamico venerdì, e i popoli di Giordania, Siria, Libano ed Egitto hanno il dovere più grande di sostenere i palestinesi, perché i confini sono vicini a voi». «Sarà decisiva», ha annunciato l’emittente televisiva Al Manar, filo-iraniana e vicina a Hezbollah, «la risposta del partito sciita libanese filo-iraniano Hezbollah agli attacchi israeliani contro il Libano e la sicurezza del suo popolo». La Casa Bianca segue da vicino gli sviluppi al confine tra Israele e Libano, ha detto il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, John Kirby, durante un’intervista sul canale televisivo Msnbc: quanto accade, ha osservato Kirby, «è preoccupante». Hezbollah, il Partito di Dio, ricordiamolo, è un partito armato libanese filo-iraniano. È nato in seguito all’occupazione israeliana del Sud del Libano, durata dal 1978 al 2000, fa parte delle istituzioni, ha vari ministri nel governo libanese, ed esprime sindaci in tutto il Paese. La presenza di una portaerei americana in zona è stata commentata aspramente dal movimento: «Il popolo libanese e le sue fazioni», ha fatto sapere ieri Hezbollah attraverso un comunicato riportato dall’Adnkronos, «non temono l’invio di portaerei in Medio Oriente da parte di Washington: siamo pronti a combattere fino alla vittoria finale e al raggiungimento della completa liberazione». Il gruppo filoiraniano libanese ha aggiunto di non essere sorpreso dall’iniziativa americana, visto che gli Stati Uniti sono «complici dell’aggressione sionista e pienamente responsabili delle uccisioni, dei crimini, degli assedi, delle distruzioni di case e degli orribili massacri perpetrati ai danni di civili indifesi, inclusi bambini, donne e anziani». Al confine tra Libano e Israele opera la missione dell’Onu Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon)., della quale fanno parte anche militari italiani: «La situazione è di attesa», ha detto il portavoce di Unifil, Andrea Tenenti all’Adnkronos, «e al momento di stabile instabilità. Ci sono stati dei lanci di razzi da parte libanese verso Israele che ha risposto al fuoco in diverse parti del Sud del Libano. Noi ci siamo adoperati per parlare sia con l’esercito libanese che israeliano».
Il Kennedy Space Center della Nasa a Titusville in Florida (Ansa)
Aziende private lanciano satelliti, gestiscono costellazioni e offrono servizi che un tempo erano appannaggio esclusivo dei governi. In particolare, aziende private - come Space X e Blue Origin - stanno abbattendo i costi di accesso allo Spazio, passando da sistemi di proprietà governativa a un mercato commerciale e competitivo.
In tutto questo, dove si colloca l’Europa? Riuscirà a mantenere un ruolo sostanziale senza dipendere da tecnologie prodotte altrove? Mentre procediamo verso quella che la Nasa ha definito la «seconda era spaziale», l’autonomia strategica diventa improvvisamente centrale per l’Ue. Ed è sempre più essenziale che l’Europa possa raggiungere, controllare e proteggere i propri sistemi spaziali, senza vincoli. Lo Spazio un tempo era principalmente legato alla scienza o al business, ma ora è una risorsa di fondamentale importanza per l’Ue. Quasi tutto - finanza, comunicazioni, trasporti, sicurezza - dipende dalla tecnologia spaziale. Ma c’è un problema: molti componenti e servizi cruciali provengono ancora da fuori Europa. Questo tipo di dipendenza non è sostenibile se si vuole esercitare una reale influenza globale, in un contesto dove chi controlla le infrastrutture detta legge. La governance spaziale europea è invece frammentata tra le istituzioni dell’Ue, l’Agenzia spaziale europea, i Paesi membri e le aziende. Anche i finanziamenti mostrano criticità: i bilanci europei sono (notevolmente) inferiori a quelli di Usa e Cina, soprattutto in materia di difesa e sicurezza. Inoltre, la cultura imprenditoriale europea è restia a farsi coinvolgere, dato che l’industria e le startup non godono della stessa propensione al rischio che troverebbero Oltreoceano. L’Europa deve ridurre al più presto la sua dipendenza, concentrandosi sullo sviluppo delle proprie catene di approvvigionamento per tecnologie come chip speciali, sistemi di propulsione avanzati, crittografia e infrastrutture di terra sicure. L’Europa dovrebbe inoltre incrementare gli sforzi della ricerca privata, soprattutto in settori come i sistemi di lancio riutilizzabili, i servizi in orbita e la sicurezza informatica dei satelliti. Tutto questo richiede investimenti: bisogna quindi creare strumenti finanziari che combinino fondi dell’Unione europea, nazionali e privati per aiutare le nuove aziende spaziali europee a crescere.
Un’opportunità emergente è quella dello Spazio cislunare. Parliamo della regione dello Spazio tra la Terra e la Luna, generalmente considerato poco più di un corridoio. Ma ora gli Usa ne hanno fatto un pivot di competizione strategica. Al momento, non esiste un piano per amministrare o difendere quella che sta diventando una delle aree spaziali più importanti. Gli attuali sistemi di controllo sono inadatti a monitorare le attività in questo sistema che si sta trasformando in un ambiente affollato da molteplici attori statali, commerciali e ibridi, con una vasta gamma di idee e obiettivi. Queste attività spaziano dalla ricerca, allo sviluppo e all’esplorazione, fino alla raccolta di informazioni di intelligence, alla trasmissione sicura di dati e a operazioni di prossimità ambigue che confondono il confine tra uso pacifico e militare.
La prospettiva di un conflitto nello Spazio cislunare non è più quindi puramente teorica, ma sempre più plausibile. I conflitti «terrestri» perdono di rilevanza, rispetto a questo nuovo scenario. E questo è uno dei messaggi in filigrana emersi dal recente incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. La scelta non è tra militarizzare lo Spazio o preservare un bene comune pacifico. L’unica scelta è tra amministrare deliberatamente lo Spazio cislunare o permettere ad altri di definire un proprio ordine. Per questo il nuovo amministratore Nasa, nel presentare ai primi di marzo Ignition - la nuova strategia Usa per lo Spazio - ha parlato della competizione in atto con il «vero rivale geopolitico» - la Cina - rimarcando che «la differenza tra successo e fallimento si misurerà in mesi, non in anni. Potremmo arrivare presto, ma la storia recente suggerisce che potremmo arrivare tardi». Uno degli elementi principali dei piani presentati a Ignition è stato il blocco del progetto del Lunar gateway (parte centrale del programma Artemis), delegandone l’eventuale costruzione e gestione ai privati, e orientandosi verso la costruzione di una base lunare, con tanto di centrale nucleare e strutture di deposito per i dati della Intelligenza artificiale. I partner internazionali sono stati colti alla sprovvista: lo smantellamento del Gateway significa incertezza sugli investimenti realizzati per Artemis, e molti elementi già progettati potrebbero non essere riutilizzabili per una base lunare.
A prescindere dal danno economico e dallo scompiglio generato, tutto questo deve portarci a interrogarci sul senso della collaborazione con gli Usa. Siamo partner o comprimari irrilevanti? Su tutto questo la politica tace o è assente. Qualcuno dovrebbe risvegliarla. La seconda era spaziale non aspetterà l’Europa. L’Europa deve decidere. Vuole essere leader o limitarsi a osservare da bordo campo? È ancora possibile permettersi di non avere una politica industriale spaziale ben definita e attentamente monitorata? Occorre apportare cambiamenti significativi e velocemente. L’Ue deve agire ora: deve investire in modo ambizioso, innovare con urgenza, governare in modo coeso e sviluppare capacità spaziali indipendenti e resilienti. L’opportunità per l’Europa di assumere un ruolo guida è aperta. Ma si sta chiudendo rapidamente.
di Mariano Bizzarri, Coordinatore scientifico del comitato interministeriale per lo Spazio
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Ansa
Ieri il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha annunciato che droni dei servizi di sicurezza hanno raggiunto e colpito un importante impianto chimico russo, implicato in produzioni a scopo militare, situato a 1.700 km dal confine. È la Metafrax Chemicals di Gubakha, nella regione di Perm, presso la catena dei monti Urali. Ha detto il leader di Kiev: «Sono grato al Servizio di sicurezza dell’Ucraina per aver colpito una delle più importanti imprese militar-industriali della Russia. I prodotti della Metafrax Chemicals supportano dozzine di altre industrie militari russe inclusi quelli di equipaggiamento d’aviazione e droni, motori di missili ed esplosivi». L’attacco è avvenuto nella notte fra venerdì e sabato e ha causato la sospensione della produzione. L’impianto produce precursori di esplosivi e di carburanti di razzi, come ammoniaca, urea e melammina, e ha una capacità quotidiana di 900 tonnellate di ammoniaca e 1.600 tonnellate di urea.
La Metafrax era stata attaccata già lo scorso 17 febbraio e in quell’occasione erano stati impiegati droni An-196 Liutyi prodotti dalla celebre azienda aeronautica Antonov. Probabilmente è lo stesso drone usato anche per l’azione di ieri. È tra i mezzi più efficaci del servizio di sicurezza Sbu, il servizio segreto di Kiev che ha il monopolio degli attacchi in profondità. Lungo 4,4 metri e con apertura alare di 6,7 metri, il Liutyi è spinto da un motore a elica importato dalla Germania, un Hirth F-23 da 50 cavalli, e pesa al decollo 300 kg di cui fra 50 e 75 kg, a seconda della missione, spettanti alla testata esplosiva. Il suo raggio d’azione arriva fino a 2.000 km. Il sistema di guida s’avvale dell’intelligenza artificiale, un settore in cui l’Ucraina ha investito molto nell’ambito del suo piano di produzione di droni, ma anche della guida satellitare tipo Gps o Glonass. È solo uno degli ordigni che gli ucraini hanno sviluppato dal 2022 per portare la guerra nel cuore della Russia.
L’Sbu ha colpito una volta di più Mosca, domenica, utilizzando altri due tipi di droni, il Fire Point FP-1 e l’RS-1 Bars, più un terzo tipo di cui si sa ancora poco, il Bars-SM Gladiator. Giovedì è stata centrata la sede del servizio segreto russo Fsb nella regione annessa di Kherson, dove si sono avuti 100 morti. Poi nella notte fra giovedì e venerdì è stato bombardato il dormitorio studentesco di Starobilsk, nella regione ucraina russofona di Lugansk, annessa alla Russia. Raid il cui bilancio è arrivato ieri a 18 morti e 42 feriti. Dalle macerie sono stati estratti corpi di quattro bambini. Gli ucraini sostengono che l’edificio celasse un centro di guida di droni russi dell’unità Rubicon. Putin, invece, ha annunciato una rappresaglia, con Zelensky che ha avvisato i cittadini ucraini di un possibile attacco con missili Oreshnik. Sabato altri droni di Kiev hanno incendiato il terminal petrolifero di Sheskharis e il deposito di greggio di Grushovaya, nella regione di Novorossiysk, nonché la nave cisterna Chrysalis, reputata da Kiev parte della «flotta ombra».
Per gli attacchi a lungo raggio gli ucraini hanno messo a punto vari sistemi di guida dei velivoli oltre la linea dell’orizzonte, ovviando alla curvatura terrestre che limita i segnali diretti da stazioni terrestri. Sono stati usati droni ripetitori che, volando ad alta quota, fanno da ponte radio per rimandare i segnali guida da terra. L’uso dell’IA permette inoltre ad alcuni di questi tipi di orientarsi sulla base di una mappa memorizzata. Molto importante s’è dimostrato anche lo sfruttamento della rete telefonica cellulare russa per inviare segnali di guida a una scheda Sim installata sul drone stesso. In certe occasioni, magari per la guida terminale vicino dall’obbiettivo, possono essere stati utilizzati segnali, radio o forse laser, mandati da terra da agenti dell’Sbu infiltrati in Russia. Il che spiega anche perché proprio un’agenzia di spionaggio, più che l’Aeronautica di Kiev, sia responsabile di tali raid.
L’invio dei droni kamikaze su obbiettivi non solo militari ma anche civili in larga parte della Russia non ha solo lo scopo di rispondere alle massicce incursioni che gli stessi russi compiono. È anche una forma di pressione politica, come lo stesso Zelensky ha rimarcato, definendo i raid su strutture produttive ed energetiche «le nostre sanzioni a lungo raggio» e affermando che «occorre far capire a Mosca che continuare la guerra costa caro».
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Hanno suonato all’improvviso degli amici per un tè di pomeriggio. In casa non c’era quasi niente e allora aguzziamo l’ingegno ed ecco una trovata che si fa in fretta super gustosa e dal costo irrisorio. L’ispirazione è venuta da una confezione di pasta fillo che sonnecchiava in frigorifero in attesa di farsi involtini Primavera e che invece si è trasformata in una delizi di stagione. E allora diamo luogo alla dolcezza.
Ingredienti – Una confezione di pasta fillo, una decina di fragole di dimensioni generose, tre o quattro cucchiai di pinoli (vanno bene anche le mandorle o le nocciole in quel caso fatele a granella grossa), 100 gr di burro di primo affioramento, 2 cucchiai rasi di farina 00, due cucchiai colmi di zucchero semolato, 500 ml di latte, 2 uova, un cucchiaio di zucchero a velo, un limone non trattato.
Preparazione - Per prima cosa fate la crema. Battete a bianco le uova con lo zucchero, poi in un pentolino scaldate senza farlo bollire il latte, aggiungete le uova e la farina, la buccia del limone (attenti a non intaccare l’albedo) e procedete come per fare una besciamella girando sempre con una frusta per evitare che si formino grumi. Ora lavate le fragole e fatele in tre fettine per il verso della lunghezza. Fate sciogliere il burro che deve diventare liquido. Ora in una tortiera stendete un primo strato di fogli di pasta fillo, nappateli di burro con un pennello. Poi stendete un secondo strato in modo da incrociarlo col primo (per capirci prima in verticale poi in orizzontale) lasciando sborsare i fogli dalla teglia. Ora che la crema si è intiepidita, togliete le bucce di limone, versatela sopra i fogli di pasta fillo e aggiungete un po’ di pinoli qua e là e chiudete la pasta fillo a scrigno. Prendete i fogli di pasta rimanenti accartocciateli e sistemateli sopra la torta. Negli spazi che si creano tra un foglio arricciato e l’altro sistemate le fettine di fragola e poi fate cadere qua e là altri pinoli. Completate nappando appena con il burro rimasto, Infornate a 180 gradi per circa una ventina di minuti. Vedrete che si forma una bella crosta dorata e croccante. Servite dopo aver spolverizzato di zucchero a velo.
Come far divertire i bambini – Date a loro il compito di arricciare i fogli di pasta fillo e di sistemare le fragole.
Abbinamento – Ottimo il Recioto della Valpolicella, in alternativa un Sagrantino passito o una Vernaccia nera di Serrapetrona passita.
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