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2023-10-12
Hamas sotto attacco totale di Israele. 300.000 soldati pronti all’invasione
Getty Images
L’assedio totale di Israele a Gaza prosegue senza sosta, la risposta ai terribili crimini di Hamas si abbatte sull’intera popolazione della Striscia, mentre 300.000 riservisti si preparano a dare il via a una invasione che si annuncia un terribile bagno di sangue.
La Striscia è senza elettricità: secondo il locale ministero dell’Energia, a quanto riporta The Times of Israel, ieri l’unica centrale elettrica di Gaza è rimasta senza carburante dopo che Israele ha tagliato le forniture. L’impianto è stato quindi costretto a chiudere e la fornitura di energia elettrica nel territorio è assicurata dai soli generatori.
Un nuovo lancio di razzi è partito da Gaza verso il centro di Israele, compresa la zona larga di Tel Aviv, mentre altri missili di Hamas hanno colpito l’ospedale di Ashkelon, non lontano dalla Striscia di Gaza. Hamas e la jihad islamica hanno annunciato nuovi attacchi missilistici su Israele, che sta bombardando la città palestinese «su scala senza precedenti», come ha riferito il generale Omer Tishler, capo di staff dell’aviazione militare. «Stiamo attaccando la Striscia con questa modalità», ha precisato Tishler, «perché quello che accade qui è qualcosa che non è mai accaduto prima. C’è un nemico che tira razzi e attacca la popolazione civile. Gli attacchi non saranno chirurgici». Per quel che riguarda l’attacco israeliano all’università islamica a Gaza, Tishler ha detto che l’ateneo «era usato come centro di addestramento per operativi militari dell’intelligence e per lo sviluppo della produzione di armi». Mentre l’aviazione annuncia: «Colpiremo Gaza su scala senza precedenti».
L’esercito israeliano, in vista della annunciata invasione, afferma che circa 300.000 soldati sono attualmente di stanza vicino alla Striscia di Gaza. «In queste zone vicine alla Striscia», ha spiegato in un video pubblicato su X il portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) Jonathan Conricus, «abbiamo inviato e schierato la nostra fanteria, i nostri soldati corazzati, il nostro corpo di artiglieria e molti altri soldati delle riserve: 300.000 in tutto, per garantire che Hamas, alla fine di questa guerra non avrà alcuna capacità militare con cui minacciare o uccidere i civili israeliani».
A quanto apprendiamo da fonti di intelligence, l’obiettivo di Israele è quello di eliminare tutti i leader delle fazioni palestinesi e allo stesso tempo mettere a punto le attività connesse all’avvio dell’operazione di terra: sarebbero già stati eliminati almeno quattro parenti stretti di Mohammad Deif (Abu Khalid), comandante dell’ala militare di Hamas, le Brigate Ez-el-din Qassam, in un attacco attacco israeliano contro la casa del padre di Deif nell’area di Qizan al-Najar, a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale. I morti sarebbero il fratello maggiore di Deif, Abdul-Fattah; il figlio di Abdul-Fattah, Midhat, il nipote Bara e la nipote Hala. Il lancio di razzi dal Libano e i colpi di mortaio dalla Siria in direzione del territorio settentrionale sarebbero il prologo all’apertura di altri due veri e propri fronti di guerra per Israele, non appena scatterà l’invasione di terra a Gaza.
Dall’inizio delle operazioni, le forze armate israeliane hanno colpito un totale di 2.250 obiettivi delle fazioni palestinesi nella Striscia, distruggendo totalmente almeno 170 tra torri e strutture residenziali e almeno 1.000 abitazioni. Sono state danneggiate parzialmente più di 12.000 unità immobiliari di ogni genere, comprese 48 scuole, dieci strutture sanitarie e sette ospedali. A ieri il bilancio delle vittime palestinesi in seguito ai bombardamenti ammontava a 830 morti e 4.250 feriti; le vittime israeliane erano arrivate a 1.200, con almeno 2.900 feriti.
Ieri pomeriggio, sempre secondo le stesse fonti consultate dalla Verità, in varie chat arabofone schierate con i palestinesi, è stato riportato e diffuso un appello del gruppo palestinese Arin al-Aswad (la tana dei Leoni) che esortano i simpatizzanti della causa palestinese a scendere in piazza e compiere azioni in solidarietà al popolo di Gaza. Il gruppo negli ultimi mesi, ha attratto simpatizzanti anche tra le fasce giovanili della comunità palestinese in Italia, ed è monitorato da polizia e intelligence, e il suo appello recita testualmente: «Vi invitiamo, in nome dell’orgogliosa Gaza, a scendere in piazza, uomini, donne e anziani, esattamente alle cinque di sera (di ieri, ndr), in macchina, in bicicletta o a piedi. A marciare in ogni luogo di scontro con l’occupazione, muovetevi con le vostre bottiglie incendiarie, con le vostre pietre e con le vostre armi». L’appello è rivolto in particolare a chi si trova nelle zone della guerra, ma non si può escludere che simpatizzanti del gruppo possano decidere di attivarsi autonomamente per la causa anche in altre aree geografiche, Europa inclusa.
L’Onu interviene con vigore sull’assedio totale imposto a Gaza da Israele: «Il personale delle Nazioni Unite», ha detto ieri il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, «lavora 24 ore su 24 per sostenere la popolazione di Gaza. Occorre consentire l’ingresso a Gaza di beni essenziali salvavita, tra cui carburante, cibo e acqua. Abbiamo bisogno di un accesso umanitario rapido e senza ostacoli. Ora». «I civili devono essere protetti», ha detto Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale Onu, «non vogliamo vedere esodi di massa da parte di abitanti di Gaza, che sono già stati sradicati da altri posti».
Libano, scatta il falso allarme droni
Il fronte libanese si surriscalda e, secondo le nostre fonti, in caso di invasione di terra a Gaza il movimento politico-militare Hezbollah potrebbe scatenare una vera e propria guerra contro Israele. Ieri ci sono stati altri scambi di colpi tra esercito di Tel Aviv e Hezbollah al confine tra Israele e Libano: smentite le voci di un’infiltrazione di miliziani a bordo di droni e deltaplani, ma la situazione è rimasta tesa. I caccia israeliani hanno attaccato un sito di osservazione di Hezbollah all’interno del territorio del Libano in risposta a un nuovo attacco missilistico da parte del movimento sciita, che secondo la stessa Hezbollah era stato a sua volta la rappresaglia per l’uccisione di tre dei suoi combattenti. Tre libanesi, stando a quanto riferito dall’emittente panaraba di proprietà saudita Al Arabiya, sarebbero stati feriti. Ai residenti di ampie zone del Nord di Israele è stato intimato di entrare immediatamente nei rifugi, mentre dal Sud, ovvero dal confine con Israele, migliaia di libanesi stanno scappando verso Beirut e altre città. L’ex capo di Hamas, Khaled Meshaal, ha rivolto ieri un appello a tutto il mondo musulmano a scendere in strada venerdì prossimo dopo la preghiera per manifestare sostegno ai palestinesi e affinché i popoli dei Paesi vicini si uniscano contro Israele. «È necessario», ha detto Meshaal, «andare nelle piazze del mondo arabo e islamico venerdì, e i popoli di Giordania, Siria, Libano ed Egitto hanno il dovere più grande di sostenere i palestinesi, perché i confini sono vicini a voi». «Sarà decisiva», ha annunciato l’emittente televisiva Al Manar, filo-iraniana e vicina a Hezbollah, «la risposta del partito sciita libanese filo-iraniano Hezbollah agli attacchi israeliani contro il Libano e la sicurezza del suo popolo». La Casa Bianca segue da vicino gli sviluppi al confine tra Israele e Libano, ha detto il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, John Kirby, durante un’intervista sul canale televisivo Msnbc: quanto accade, ha osservato Kirby, «è preoccupante». Hezbollah, il Partito di Dio, ricordiamolo, è un partito armato libanese filo-iraniano. È nato in seguito all’occupazione israeliana del Sud del Libano, durata dal 1978 al 2000, fa parte delle istituzioni, ha vari ministri nel governo libanese, ed esprime sindaci in tutto il Paese. La presenza di una portaerei americana in zona è stata commentata aspramente dal movimento: «Il popolo libanese e le sue fazioni», ha fatto sapere ieri Hezbollah attraverso un comunicato riportato dall’Adnkronos, «non temono l’invio di portaerei in Medio Oriente da parte di Washington: siamo pronti a combattere fino alla vittoria finale e al raggiungimento della completa liberazione». Il gruppo filoiraniano libanese ha aggiunto di non essere sorpreso dall’iniziativa americana, visto che gli Stati Uniti sono «complici dell’aggressione sionista e pienamente responsabili delle uccisioni, dei crimini, degli assedi, delle distruzioni di case e degli orribili massacri perpetrati ai danni di civili indifesi, inclusi bambini, donne e anziani». Al confine tra Libano e Israele opera la missione dell’Onu Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon)., della quale fanno parte anche militari italiani: «La situazione è di attesa», ha detto il portavoce di Unifil, Andrea Tenenti all’Adnkronos, «e al momento di stabile instabilità. Ci sono stati dei lanci di razzi da parte libanese verso Israele che ha risposto al fuoco in diverse parti del Sud del Libano. Noi ci siamo adoperati per parlare sia con l’esercito libanese che israeliano».
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L’esercito: «Azioni su Gaza senza precedenti, non saranno chirurgiche». Eliminati i parenti di un leader dei miliziani, che intanto bombardano Tel Aviv. La Striscia è al buio. Appelli agli arabi: «Scendete in piazza». Si surriscalda il secondo fronte, tra scambi di colpi e rappresaglie. Hezbollah preparala sfida finale e i civili scappano nei rifugi. Casa Bianca: «Situazione preoccupante». Lo speciale contiene due articoli. L’assedio totale di Israele a Gaza prosegue senza sosta, la risposta ai terribili crimini di Hamas si abbatte sull’intera popolazione della Striscia, mentre 300.000 riservisti si preparano a dare il via a una invasione che si annuncia un terribile bagno di sangue. La Striscia è senza elettricità: secondo il locale ministero dell’Energia, a quanto riporta The Times of Israel, ieri l’unica centrale elettrica di Gaza è rimasta senza carburante dopo che Israele ha tagliato le forniture. L’impianto è stato quindi costretto a chiudere e la fornitura di energia elettrica nel territorio è assicurata dai soli generatori. Un nuovo lancio di razzi è partito da Gaza verso il centro di Israele, compresa la zona larga di Tel Aviv, mentre altri missili di Hamas hanno colpito l’ospedale di Ashkelon, non lontano dalla Striscia di Gaza. Hamas e la jihad islamica hanno annunciato nuovi attacchi missilistici su Israele, che sta bombardando la città palestinese «su scala senza precedenti», come ha riferito il generale Omer Tishler, capo di staff dell’aviazione militare. «Stiamo attaccando la Striscia con questa modalità», ha precisato Tishler, «perché quello che accade qui è qualcosa che non è mai accaduto prima. C’è un nemico che tira razzi e attacca la popolazione civile. Gli attacchi non saranno chirurgici». Per quel che riguarda l’attacco israeliano all’università islamica a Gaza, Tishler ha detto che l’ateneo «era usato come centro di addestramento per operativi militari dell’intelligence e per lo sviluppo della produzione di armi». Mentre l’aviazione annuncia: «Colpiremo Gaza su scala senza precedenti». L’esercito israeliano, in vista della annunciata invasione, afferma che circa 300.000 soldati sono attualmente di stanza vicino alla Striscia di Gaza. «In queste zone vicine alla Striscia», ha spiegato in un video pubblicato su X il portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) Jonathan Conricus, «abbiamo inviato e schierato la nostra fanteria, i nostri soldati corazzati, il nostro corpo di artiglieria e molti altri soldati delle riserve: 300.000 in tutto, per garantire che Hamas, alla fine di questa guerra non avrà alcuna capacità militare con cui minacciare o uccidere i civili israeliani».A quanto apprendiamo da fonti di intelligence, l’obiettivo di Israele è quello di eliminare tutti i leader delle fazioni palestinesi e allo stesso tempo mettere a punto le attività connesse all’avvio dell’operazione di terra: sarebbero già stati eliminati almeno quattro parenti stretti di Mohammad Deif (Abu Khalid), comandante dell’ala militare di Hamas, le Brigate Ez-el-din Qassam, in un attacco attacco israeliano contro la casa del padre di Deif nell’area di Qizan al-Najar, a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale. I morti sarebbero il fratello maggiore di Deif, Abdul-Fattah; il figlio di Abdul-Fattah, Midhat, il nipote Bara e la nipote Hala. Il lancio di razzi dal Libano e i colpi di mortaio dalla Siria in direzione del territorio settentrionale sarebbero il prologo all’apertura di altri due veri e propri fronti di guerra per Israele, non appena scatterà l’invasione di terra a Gaza. Dall’inizio delle operazioni, le forze armate israeliane hanno colpito un totale di 2.250 obiettivi delle fazioni palestinesi nella Striscia, distruggendo totalmente almeno 170 tra torri e strutture residenziali e almeno 1.000 abitazioni. Sono state danneggiate parzialmente più di 12.000 unità immobiliari di ogni genere, comprese 48 scuole, dieci strutture sanitarie e sette ospedali. A ieri il bilancio delle vittime palestinesi in seguito ai bombardamenti ammontava a 830 morti e 4.250 feriti; le vittime israeliane erano arrivate a 1.200, con almeno 2.900 feriti.Ieri pomeriggio, sempre secondo le stesse fonti consultate dalla Verità, in varie chat arabofone schierate con i palestinesi, è stato riportato e diffuso un appello del gruppo palestinese Arin al-Aswad (la tana dei Leoni) che esortano i simpatizzanti della causa palestinese a scendere in piazza e compiere azioni in solidarietà al popolo di Gaza. Il gruppo negli ultimi mesi, ha attratto simpatizzanti anche tra le fasce giovanili della comunità palestinese in Italia, ed è monitorato da polizia e intelligence, e il suo appello recita testualmente: «Vi invitiamo, in nome dell’orgogliosa Gaza, a scendere in piazza, uomini, donne e anziani, esattamente alle cinque di sera (di ieri, ndr), in macchina, in bicicletta o a piedi. A marciare in ogni luogo di scontro con l’occupazione, muovetevi con le vostre bottiglie incendiarie, con le vostre pietre e con le vostre armi». L’appello è rivolto in particolare a chi si trova nelle zone della guerra, ma non si può escludere che simpatizzanti del gruppo possano decidere di attivarsi autonomamente per la causa anche in altre aree geografiche, Europa inclusa.L’Onu interviene con vigore sull’assedio totale imposto a Gaza da Israele: «Il personale delle Nazioni Unite», ha detto ieri il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, «lavora 24 ore su 24 per sostenere la popolazione di Gaza. Occorre consentire l’ingresso a Gaza di beni essenziali salvavita, tra cui carburante, cibo e acqua. Abbiamo bisogno di un accesso umanitario rapido e senza ostacoli. Ora». «I civili devono essere protetti», ha detto Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale Onu, «non vogliamo vedere esodi di massa da parte di abitanti di Gaza, che sono già stati sradicati da altri posti».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/hamas-sotto-attacco-totale-2665903136.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="libano-scatta-il-falso-allarme-droni" data-post-id="2665903136" data-published-at="1697093807" data-use-pagination="False"> Libano, scatta il falso allarme droni Il fronte libanese si surriscalda e, secondo le nostre fonti, in caso di invasione di terra a Gaza il movimento politico-militare Hezbollah potrebbe scatenare una vera e propria guerra contro Israele. Ieri ci sono stati altri scambi di colpi tra esercito di Tel Aviv e Hezbollah al confine tra Israele e Libano: smentite le voci di un’infiltrazione di miliziani a bordo di droni e deltaplani, ma la situazione è rimasta tesa. I caccia israeliani hanno attaccato un sito di osservazione di Hezbollah all’interno del territorio del Libano in risposta a un nuovo attacco missilistico da parte del movimento sciita, che secondo la stessa Hezbollah era stato a sua volta la rappresaglia per l’uccisione di tre dei suoi combattenti. Tre libanesi, stando a quanto riferito dall’emittente panaraba di proprietà saudita Al Arabiya, sarebbero stati feriti. Ai residenti di ampie zone del Nord di Israele è stato intimato di entrare immediatamente nei rifugi, mentre dal Sud, ovvero dal confine con Israele, migliaia di libanesi stanno scappando verso Beirut e altre città. L’ex capo di Hamas, Khaled Meshaal, ha rivolto ieri un appello a tutto il mondo musulmano a scendere in strada venerdì prossimo dopo la preghiera per manifestare sostegno ai palestinesi e affinché i popoli dei Paesi vicini si uniscano contro Israele. «È necessario», ha detto Meshaal, «andare nelle piazze del mondo arabo e islamico venerdì, e i popoli di Giordania, Siria, Libano ed Egitto hanno il dovere più grande di sostenere i palestinesi, perché i confini sono vicini a voi». «Sarà decisiva», ha annunciato l’emittente televisiva Al Manar, filo-iraniana e vicina a Hezbollah, «la risposta del partito sciita libanese filo-iraniano Hezbollah agli attacchi israeliani contro il Libano e la sicurezza del suo popolo». La Casa Bianca segue da vicino gli sviluppi al confine tra Israele e Libano, ha detto il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, John Kirby, durante un’intervista sul canale televisivo Msnbc: quanto accade, ha osservato Kirby, «è preoccupante». Hezbollah, il Partito di Dio, ricordiamolo, è un partito armato libanese filo-iraniano. È nato in seguito all’occupazione israeliana del Sud del Libano, durata dal 1978 al 2000, fa parte delle istituzioni, ha vari ministri nel governo libanese, ed esprime sindaci in tutto il Paese. La presenza di una portaerei americana in zona è stata commentata aspramente dal movimento: «Il popolo libanese e le sue fazioni», ha fatto sapere ieri Hezbollah attraverso un comunicato riportato dall’Adnkronos, «non temono l’invio di portaerei in Medio Oriente da parte di Washington: siamo pronti a combattere fino alla vittoria finale e al raggiungimento della completa liberazione». Il gruppo filoiraniano libanese ha aggiunto di non essere sorpreso dall’iniziativa americana, visto che gli Stati Uniti sono «complici dell’aggressione sionista e pienamente responsabili delle uccisioni, dei crimini, degli assedi, delle distruzioni di case e degli orribili massacri perpetrati ai danni di civili indifesi, inclusi bambini, donne e anziani». Al confine tra Libano e Israele opera la missione dell’Onu Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon)., della quale fanno parte anche militari italiani: «La situazione è di attesa», ha detto il portavoce di Unifil, Andrea Tenenti all’Adnkronos, «e al momento di stabile instabilità. Ci sono stati dei lanci di razzi da parte libanese verso Israele che ha risposto al fuoco in diverse parti del Sud del Libano. Noi ci siamo adoperati per parlare sia con l’esercito libanese che israeliano».
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 24 giugno con Carlo Cambi
Giancarlo Giorgetti (Michele Silvestro)
Prima la sorpresa. Poi la speranza. Infine la politica. In mezzo, come sempre, Giancarlo Giorgetti snocciola una montagna di numeri e lancia una manciata di frecciate.
Sul palco del Giorno della Verità, incalzato dalle domande di Maurizio Belpietro, il ministro dell’Economia si presenta con un messaggio che vale molto più di una semplice fotografia dei conti pubblici. Perché dietro le cifre, dietro il Superbonus, dietro il debito e perfino dietro le schermaglie nella Lega, emerge un’idea precisa: il governo intende arrivare alla fine naturale della legislatura. Il voto ad aprile si allontana. Prima delle elezioni bisogna completare il percorso dell’autonomia differenziata e il federalismo fiscale. Un’agenda che richiede tempo, passaggi parlamentari e soprattutto stabilità politica. Considerati i calendari l’ipotesi delle urne a primavera perde consistenza. Ma la vera novità arriva dai numeri.
Per anni l’Italia è stata raccontata come il sorvegliato speciale costretto a presentarsi agli esami comunitari con il cappello in mano. Giorgetti prova a ribaltare il racconto. «L’Italia è uno dei pochi Paesi che rispetta totalmente il Patto di stabilità europeo». Un messaggio indirizzato ai mercati, alla Commissione europea e agli elettori. Il ministro sostiene che Roma sta facendo i compiti meglio di molti partner continentali che per anni hanno impartito lezioni di rigore. «Potremmo scoprire a settembre di essere dentro il 3%, uscendo dalla procedura d’infrazione». Il ministro sceglie la prudenza. «Le probabilità non sono altissime» ammette «Ma la partita non è ancora finita, ci sono i tempi supplementari». La metafora calcistica non è casuale. Lui che tifa Southampton e che addirittura contribuì a fondare un fan club conosce bene la passione degli inglesi per le scommesse. Soprattutto quelle giocate all’ultimo minuto. La speranza è legata al gigantesco lavoro di pulizia contabile sui contributi all’edilizia. «I controlli sul Superbonus stanno producendo risultati e per questo ringrazio l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza». Stanno emergendo gigantesche irregolarità che valgono dieci miliardi. Da quando è arrivato all’Economia non ha mai nascosto il suo giudizio. Considera quella misura una delle più controverse mai realizzate dalla finanza pubblica italiana. «Tra bonus facciate e Superbonus sono stati spesi circa 195 miliardi». Una montagna di denaro. Diverse leggi finanziarie messe una sopra l’altra come mattoni.
Secondo il ministro, il problema non riguarda soltanto il costo. È sbagliato anche il modo in cui quei soldi sono stati distribuiti. A suo parere bisognava concentrarsi sulle prime case, sulle famiglie in difficoltà, sulle situazioni realmente meritevoli di sostegno. Invece ha finito per finanziare ristrutturazioni di ville, residenze di pregio e persino castelli. Insomma ha regalato cappotti termici anche all’aristocrazia immobiliare. «Ci sono ancora da liquidare circa 40 miliardi nel 2026 e altri 23 miliardi nel 2027» ricorda. In sostanza il conto continua a correre anche quando il banchetto è stato già smontato. Se il Superbonus rappresenta il capitolo delle zavorre, la finanza è quello delle soddisfazioni. Per anni il debito italiano è stato descritto come una montagna instabile, una minaccia permanente, una specie di Vesuvio finanziario pronto a risvegliarsi. Oggi Giorgetti racconta una storia diversa. «Adesso c’è la corsa a comprare Btp: anche banche centrali asiatiche sono venute a comprare debito pubblico italiano, cosa che non avevano mai fatto». I mercati internazionali stanno mostrando fiducia. «Anche gestire il debito pubblico è sovranismo». Una definizione che probabilmente farà discutere economisti e politologi ma che fotografa bene il ragionamento di Giorgetti: uno Stato è davvero sovrano quando riesce a finanziare il proprio debito a condizioni sostenibili. E finora, osserva, i risultati gli stanno dando ragione.
«Siamo riusciti a venderlo e anche a un buon prezzo». Naturalmente il ministro non nasconde il problema rappresentato dai tassi d'interesse.
Con quasi 3.000 miliardi di debito ogni movimento deciso dalla Banca centrale europea viene osservato con la stessa attenzione con cui un cardiologo segue il battito di un paziente delicato.
«Se mi chiedete se sono contento che aumentino i tassi di interesse, dico di no». Ogni rialzo costa miliardi. Ogni punto percentuale si trasforma in una fattura da pagare.
Sul fronte della difesa, invece, Giorgetti sceglie la via della diplomazia. Nessuna polemica con Guido Crosetto. Nessuna guerra di bilancio. «Tutti legittimamente chiedono stanziamenti. Chi deve fare il bilancio deve dosarli saggiamente». Tutti vogliono soldi, ma qualcuno deve fare i conti. Poi arriva la politica. Quella vera. Quella che agita i corridoi dei partiti molto più delle tabelle del deficit. La Lega attraversa settimane agitate. Giorgetti sceglie una definizione destinata probabilmente a entrare negli annali del lessico politico. «La Lega è un movimento politico effervescente». Ma non per questo fuori controllo. «Troveremo la via giusta». Molto meno diplomatico quando il discorso cade su Roberto Vannacci. «Il programma economico mi sembra leggermente irrealistico». Aggiunge una riflessione che sembra una lezione di realismo politico.
«Capisco che la politica a volte sconfini nell’utopia e che l’utopia può essere una bellissima cosa. Ma bisogna essere realisti». E forse è proprio questa la chiave di lettura dell’intervento del ministro.
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