True
2023-10-12
Hamas sotto attacco totale di Israele. 300.000 soldati pronti all’invasione
Getty Images
L’assedio totale di Israele a Gaza prosegue senza sosta, la risposta ai terribili crimini di Hamas si abbatte sull’intera popolazione della Striscia, mentre 300.000 riservisti si preparano a dare il via a una invasione che si annuncia un terribile bagno di sangue.
La Striscia è senza elettricità: secondo il locale ministero dell’Energia, a quanto riporta The Times of Israel, ieri l’unica centrale elettrica di Gaza è rimasta senza carburante dopo che Israele ha tagliato le forniture. L’impianto è stato quindi costretto a chiudere e la fornitura di energia elettrica nel territorio è assicurata dai soli generatori.
Un nuovo lancio di razzi è partito da Gaza verso il centro di Israele, compresa la zona larga di Tel Aviv, mentre altri missili di Hamas hanno colpito l’ospedale di Ashkelon, non lontano dalla Striscia di Gaza. Hamas e la jihad islamica hanno annunciato nuovi attacchi missilistici su Israele, che sta bombardando la città palestinese «su scala senza precedenti», come ha riferito il generale Omer Tishler, capo di staff dell’aviazione militare. «Stiamo attaccando la Striscia con questa modalità», ha precisato Tishler, «perché quello che accade qui è qualcosa che non è mai accaduto prima. C’è un nemico che tira razzi e attacca la popolazione civile. Gli attacchi non saranno chirurgici». Per quel che riguarda l’attacco israeliano all’università islamica a Gaza, Tishler ha detto che l’ateneo «era usato come centro di addestramento per operativi militari dell’intelligence e per lo sviluppo della produzione di armi». Mentre l’aviazione annuncia: «Colpiremo Gaza su scala senza precedenti».
L’esercito israeliano, in vista della annunciata invasione, afferma che circa 300.000 soldati sono attualmente di stanza vicino alla Striscia di Gaza. «In queste zone vicine alla Striscia», ha spiegato in un video pubblicato su X il portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) Jonathan Conricus, «abbiamo inviato e schierato la nostra fanteria, i nostri soldati corazzati, il nostro corpo di artiglieria e molti altri soldati delle riserve: 300.000 in tutto, per garantire che Hamas, alla fine di questa guerra non avrà alcuna capacità militare con cui minacciare o uccidere i civili israeliani».
A quanto apprendiamo da fonti di intelligence, l’obiettivo di Israele è quello di eliminare tutti i leader delle fazioni palestinesi e allo stesso tempo mettere a punto le attività connesse all’avvio dell’operazione di terra: sarebbero già stati eliminati almeno quattro parenti stretti di Mohammad Deif (Abu Khalid), comandante dell’ala militare di Hamas, le Brigate Ez-el-din Qassam, in un attacco attacco israeliano contro la casa del padre di Deif nell’area di Qizan al-Najar, a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale. I morti sarebbero il fratello maggiore di Deif, Abdul-Fattah; il figlio di Abdul-Fattah, Midhat, il nipote Bara e la nipote Hala. Il lancio di razzi dal Libano e i colpi di mortaio dalla Siria in direzione del territorio settentrionale sarebbero il prologo all’apertura di altri due veri e propri fronti di guerra per Israele, non appena scatterà l’invasione di terra a Gaza.
Dall’inizio delle operazioni, le forze armate israeliane hanno colpito un totale di 2.250 obiettivi delle fazioni palestinesi nella Striscia, distruggendo totalmente almeno 170 tra torri e strutture residenziali e almeno 1.000 abitazioni. Sono state danneggiate parzialmente più di 12.000 unità immobiliari di ogni genere, comprese 48 scuole, dieci strutture sanitarie e sette ospedali. A ieri il bilancio delle vittime palestinesi in seguito ai bombardamenti ammontava a 830 morti e 4.250 feriti; le vittime israeliane erano arrivate a 1.200, con almeno 2.900 feriti.
Ieri pomeriggio, sempre secondo le stesse fonti consultate dalla Verità, in varie chat arabofone schierate con i palestinesi, è stato riportato e diffuso un appello del gruppo palestinese Arin al-Aswad (la tana dei Leoni) che esortano i simpatizzanti della causa palestinese a scendere in piazza e compiere azioni in solidarietà al popolo di Gaza. Il gruppo negli ultimi mesi, ha attratto simpatizzanti anche tra le fasce giovanili della comunità palestinese in Italia, ed è monitorato da polizia e intelligence, e il suo appello recita testualmente: «Vi invitiamo, in nome dell’orgogliosa Gaza, a scendere in piazza, uomini, donne e anziani, esattamente alle cinque di sera (di ieri, ndr), in macchina, in bicicletta o a piedi. A marciare in ogni luogo di scontro con l’occupazione, muovetevi con le vostre bottiglie incendiarie, con le vostre pietre e con le vostre armi». L’appello è rivolto in particolare a chi si trova nelle zone della guerra, ma non si può escludere che simpatizzanti del gruppo possano decidere di attivarsi autonomamente per la causa anche in altre aree geografiche, Europa inclusa.
L’Onu interviene con vigore sull’assedio totale imposto a Gaza da Israele: «Il personale delle Nazioni Unite», ha detto ieri il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, «lavora 24 ore su 24 per sostenere la popolazione di Gaza. Occorre consentire l’ingresso a Gaza di beni essenziali salvavita, tra cui carburante, cibo e acqua. Abbiamo bisogno di un accesso umanitario rapido e senza ostacoli. Ora». «I civili devono essere protetti», ha detto Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale Onu, «non vogliamo vedere esodi di massa da parte di abitanti di Gaza, che sono già stati sradicati da altri posti».
Libano, scatta il falso allarme droni
Il fronte libanese si surriscalda e, secondo le nostre fonti, in caso di invasione di terra a Gaza il movimento politico-militare Hezbollah potrebbe scatenare una vera e propria guerra contro Israele. Ieri ci sono stati altri scambi di colpi tra esercito di Tel Aviv e Hezbollah al confine tra Israele e Libano: smentite le voci di un’infiltrazione di miliziani a bordo di droni e deltaplani, ma la situazione è rimasta tesa. I caccia israeliani hanno attaccato un sito di osservazione di Hezbollah all’interno del territorio del Libano in risposta a un nuovo attacco missilistico da parte del movimento sciita, che secondo la stessa Hezbollah era stato a sua volta la rappresaglia per l’uccisione di tre dei suoi combattenti. Tre libanesi, stando a quanto riferito dall’emittente panaraba di proprietà saudita Al Arabiya, sarebbero stati feriti. Ai residenti di ampie zone del Nord di Israele è stato intimato di entrare immediatamente nei rifugi, mentre dal Sud, ovvero dal confine con Israele, migliaia di libanesi stanno scappando verso Beirut e altre città. L’ex capo di Hamas, Khaled Meshaal, ha rivolto ieri un appello a tutto il mondo musulmano a scendere in strada venerdì prossimo dopo la preghiera per manifestare sostegno ai palestinesi e affinché i popoli dei Paesi vicini si uniscano contro Israele. «È necessario», ha detto Meshaal, «andare nelle piazze del mondo arabo e islamico venerdì, e i popoli di Giordania, Siria, Libano ed Egitto hanno il dovere più grande di sostenere i palestinesi, perché i confini sono vicini a voi». «Sarà decisiva», ha annunciato l’emittente televisiva Al Manar, filo-iraniana e vicina a Hezbollah, «la risposta del partito sciita libanese filo-iraniano Hezbollah agli attacchi israeliani contro il Libano e la sicurezza del suo popolo». La Casa Bianca segue da vicino gli sviluppi al confine tra Israele e Libano, ha detto il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, John Kirby, durante un’intervista sul canale televisivo Msnbc: quanto accade, ha osservato Kirby, «è preoccupante». Hezbollah, il Partito di Dio, ricordiamolo, è un partito armato libanese filo-iraniano. È nato in seguito all’occupazione israeliana del Sud del Libano, durata dal 1978 al 2000, fa parte delle istituzioni, ha vari ministri nel governo libanese, ed esprime sindaci in tutto il Paese. La presenza di una portaerei americana in zona è stata commentata aspramente dal movimento: «Il popolo libanese e le sue fazioni», ha fatto sapere ieri Hezbollah attraverso un comunicato riportato dall’Adnkronos, «non temono l’invio di portaerei in Medio Oriente da parte di Washington: siamo pronti a combattere fino alla vittoria finale e al raggiungimento della completa liberazione». Il gruppo filoiraniano libanese ha aggiunto di non essere sorpreso dall’iniziativa americana, visto che gli Stati Uniti sono «complici dell’aggressione sionista e pienamente responsabili delle uccisioni, dei crimini, degli assedi, delle distruzioni di case e degli orribili massacri perpetrati ai danni di civili indifesi, inclusi bambini, donne e anziani». Al confine tra Libano e Israele opera la missione dell’Onu Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon)., della quale fanno parte anche militari italiani: «La situazione è di attesa», ha detto il portavoce di Unifil, Andrea Tenenti all’Adnkronos, «e al momento di stabile instabilità. Ci sono stati dei lanci di razzi da parte libanese verso Israele che ha risposto al fuoco in diverse parti del Sud del Libano. Noi ci siamo adoperati per parlare sia con l’esercito libanese che israeliano».
Continua a leggereRiduci
L’esercito: «Azioni su Gaza senza precedenti, non saranno chirurgiche». Eliminati i parenti di un leader dei miliziani, che intanto bombardano Tel Aviv. La Striscia è al buio. Appelli agli arabi: «Scendete in piazza». Si surriscalda il secondo fronte, tra scambi di colpi e rappresaglie. Hezbollah preparala sfida finale e i civili scappano nei rifugi. Casa Bianca: «Situazione preoccupante». Lo speciale contiene due articoli. L’assedio totale di Israele a Gaza prosegue senza sosta, la risposta ai terribili crimini di Hamas si abbatte sull’intera popolazione della Striscia, mentre 300.000 riservisti si preparano a dare il via a una invasione che si annuncia un terribile bagno di sangue. La Striscia è senza elettricità: secondo il locale ministero dell’Energia, a quanto riporta The Times of Israel, ieri l’unica centrale elettrica di Gaza è rimasta senza carburante dopo che Israele ha tagliato le forniture. L’impianto è stato quindi costretto a chiudere e la fornitura di energia elettrica nel territorio è assicurata dai soli generatori. Un nuovo lancio di razzi è partito da Gaza verso il centro di Israele, compresa la zona larga di Tel Aviv, mentre altri missili di Hamas hanno colpito l’ospedale di Ashkelon, non lontano dalla Striscia di Gaza. Hamas e la jihad islamica hanno annunciato nuovi attacchi missilistici su Israele, che sta bombardando la città palestinese «su scala senza precedenti», come ha riferito il generale Omer Tishler, capo di staff dell’aviazione militare. «Stiamo attaccando la Striscia con questa modalità», ha precisato Tishler, «perché quello che accade qui è qualcosa che non è mai accaduto prima. C’è un nemico che tira razzi e attacca la popolazione civile. Gli attacchi non saranno chirurgici». Per quel che riguarda l’attacco israeliano all’università islamica a Gaza, Tishler ha detto che l’ateneo «era usato come centro di addestramento per operativi militari dell’intelligence e per lo sviluppo della produzione di armi». Mentre l’aviazione annuncia: «Colpiremo Gaza su scala senza precedenti». L’esercito israeliano, in vista della annunciata invasione, afferma che circa 300.000 soldati sono attualmente di stanza vicino alla Striscia di Gaza. «In queste zone vicine alla Striscia», ha spiegato in un video pubblicato su X il portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) Jonathan Conricus, «abbiamo inviato e schierato la nostra fanteria, i nostri soldati corazzati, il nostro corpo di artiglieria e molti altri soldati delle riserve: 300.000 in tutto, per garantire che Hamas, alla fine di questa guerra non avrà alcuna capacità militare con cui minacciare o uccidere i civili israeliani».A quanto apprendiamo da fonti di intelligence, l’obiettivo di Israele è quello di eliminare tutti i leader delle fazioni palestinesi e allo stesso tempo mettere a punto le attività connesse all’avvio dell’operazione di terra: sarebbero già stati eliminati almeno quattro parenti stretti di Mohammad Deif (Abu Khalid), comandante dell’ala militare di Hamas, le Brigate Ez-el-din Qassam, in un attacco attacco israeliano contro la casa del padre di Deif nell’area di Qizan al-Najar, a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale. I morti sarebbero il fratello maggiore di Deif, Abdul-Fattah; il figlio di Abdul-Fattah, Midhat, il nipote Bara e la nipote Hala. Il lancio di razzi dal Libano e i colpi di mortaio dalla Siria in direzione del territorio settentrionale sarebbero il prologo all’apertura di altri due veri e propri fronti di guerra per Israele, non appena scatterà l’invasione di terra a Gaza. Dall’inizio delle operazioni, le forze armate israeliane hanno colpito un totale di 2.250 obiettivi delle fazioni palestinesi nella Striscia, distruggendo totalmente almeno 170 tra torri e strutture residenziali e almeno 1.000 abitazioni. Sono state danneggiate parzialmente più di 12.000 unità immobiliari di ogni genere, comprese 48 scuole, dieci strutture sanitarie e sette ospedali. A ieri il bilancio delle vittime palestinesi in seguito ai bombardamenti ammontava a 830 morti e 4.250 feriti; le vittime israeliane erano arrivate a 1.200, con almeno 2.900 feriti.Ieri pomeriggio, sempre secondo le stesse fonti consultate dalla Verità, in varie chat arabofone schierate con i palestinesi, è stato riportato e diffuso un appello del gruppo palestinese Arin al-Aswad (la tana dei Leoni) che esortano i simpatizzanti della causa palestinese a scendere in piazza e compiere azioni in solidarietà al popolo di Gaza. Il gruppo negli ultimi mesi, ha attratto simpatizzanti anche tra le fasce giovanili della comunità palestinese in Italia, ed è monitorato da polizia e intelligence, e il suo appello recita testualmente: «Vi invitiamo, in nome dell’orgogliosa Gaza, a scendere in piazza, uomini, donne e anziani, esattamente alle cinque di sera (di ieri, ndr), in macchina, in bicicletta o a piedi. A marciare in ogni luogo di scontro con l’occupazione, muovetevi con le vostre bottiglie incendiarie, con le vostre pietre e con le vostre armi». L’appello è rivolto in particolare a chi si trova nelle zone della guerra, ma non si può escludere che simpatizzanti del gruppo possano decidere di attivarsi autonomamente per la causa anche in altre aree geografiche, Europa inclusa.L’Onu interviene con vigore sull’assedio totale imposto a Gaza da Israele: «Il personale delle Nazioni Unite», ha detto ieri il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, «lavora 24 ore su 24 per sostenere la popolazione di Gaza. Occorre consentire l’ingresso a Gaza di beni essenziali salvavita, tra cui carburante, cibo e acqua. Abbiamo bisogno di un accesso umanitario rapido e senza ostacoli. Ora». «I civili devono essere protetti», ha detto Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale Onu, «non vogliamo vedere esodi di massa da parte di abitanti di Gaza, che sono già stati sradicati da altri posti».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/hamas-sotto-attacco-totale-2665903136.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="libano-scatta-il-falso-allarme-droni" data-post-id="2665903136" data-published-at="1697093807" data-use-pagination="False"> Libano, scatta il falso allarme droni Il fronte libanese si surriscalda e, secondo le nostre fonti, in caso di invasione di terra a Gaza il movimento politico-militare Hezbollah potrebbe scatenare una vera e propria guerra contro Israele. Ieri ci sono stati altri scambi di colpi tra esercito di Tel Aviv e Hezbollah al confine tra Israele e Libano: smentite le voci di un’infiltrazione di miliziani a bordo di droni e deltaplani, ma la situazione è rimasta tesa. I caccia israeliani hanno attaccato un sito di osservazione di Hezbollah all’interno del territorio del Libano in risposta a un nuovo attacco missilistico da parte del movimento sciita, che secondo la stessa Hezbollah era stato a sua volta la rappresaglia per l’uccisione di tre dei suoi combattenti. Tre libanesi, stando a quanto riferito dall’emittente panaraba di proprietà saudita Al Arabiya, sarebbero stati feriti. Ai residenti di ampie zone del Nord di Israele è stato intimato di entrare immediatamente nei rifugi, mentre dal Sud, ovvero dal confine con Israele, migliaia di libanesi stanno scappando verso Beirut e altre città. L’ex capo di Hamas, Khaled Meshaal, ha rivolto ieri un appello a tutto il mondo musulmano a scendere in strada venerdì prossimo dopo la preghiera per manifestare sostegno ai palestinesi e affinché i popoli dei Paesi vicini si uniscano contro Israele. «È necessario», ha detto Meshaal, «andare nelle piazze del mondo arabo e islamico venerdì, e i popoli di Giordania, Siria, Libano ed Egitto hanno il dovere più grande di sostenere i palestinesi, perché i confini sono vicini a voi». «Sarà decisiva», ha annunciato l’emittente televisiva Al Manar, filo-iraniana e vicina a Hezbollah, «la risposta del partito sciita libanese filo-iraniano Hezbollah agli attacchi israeliani contro il Libano e la sicurezza del suo popolo». La Casa Bianca segue da vicino gli sviluppi al confine tra Israele e Libano, ha detto il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, John Kirby, durante un’intervista sul canale televisivo Msnbc: quanto accade, ha osservato Kirby, «è preoccupante». Hezbollah, il Partito di Dio, ricordiamolo, è un partito armato libanese filo-iraniano. È nato in seguito all’occupazione israeliana del Sud del Libano, durata dal 1978 al 2000, fa parte delle istituzioni, ha vari ministri nel governo libanese, ed esprime sindaci in tutto il Paese. La presenza di una portaerei americana in zona è stata commentata aspramente dal movimento: «Il popolo libanese e le sue fazioni», ha fatto sapere ieri Hezbollah attraverso un comunicato riportato dall’Adnkronos, «non temono l’invio di portaerei in Medio Oriente da parte di Washington: siamo pronti a combattere fino alla vittoria finale e al raggiungimento della completa liberazione». Il gruppo filoiraniano libanese ha aggiunto di non essere sorpreso dall’iniziativa americana, visto che gli Stati Uniti sono «complici dell’aggressione sionista e pienamente responsabili delle uccisioni, dei crimini, degli assedi, delle distruzioni di case e degli orribili massacri perpetrati ai danni di civili indifesi, inclusi bambini, donne e anziani». Al confine tra Libano e Israele opera la missione dell’Onu Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon)., della quale fanno parte anche militari italiani: «La situazione è di attesa», ha detto il portavoce di Unifil, Andrea Tenenti all’Adnkronos, «e al momento di stabile instabilità. Ci sono stati dei lanci di razzi da parte libanese verso Israele che ha risposto al fuoco in diverse parti del Sud del Libano. Noi ci siamo adoperati per parlare sia con l’esercito libanese che israeliano».
content.jwplatform.com
In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
Getty images
Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
Continua a leggereRiduci
Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».