Ha ucciso l’orsa, rischia il linciaggio
Ansa
I carabinieri sorvegliano la casa dell’uomo che ha sparato ad Amarena, in Abruzzo. Foto e generalità sono state diffuse sul web, dove in tanti l’hanno minacciato di morte.

Appena è stato individuato l’uomo che l’altra sera ha ucciso a fucilate l’orsa Amarena alla periferia di San Benedetto dei Marsi, in una proprietà privata, poco al di fuori dal Parco nazionale dell’Abruzzo, sui social e nelle chat si è scatenato l’inferno.

Nel mirino è finito un uomo di 56 anni, subito additato come un cruento assassino, con tanto di foto in cui viene indicato come «faccia del diavolo» o «mostro». Non è servito a nulla spiegare che ha sparato perché aveva paura, né che l’orsa aveva già visitato, in precedenza, la sua proprietà, facendo razzia di galline. Forse l’uomo non ha sparato neppure per uccidere, visto che l’orsa si è rialzata ed è riuscita ad allontanarsi. Quando le guardie del parco e i responsabili del servizio veterinario l’hanno rintracciata, però, l’orsa era già morta. Durante la notte sono stati effettuati i rilievi per accertare la dinamica, nel frattempo sono state avviate le ricerche dei tre cuccioli che Amarena aveva con sé. «Procedono attraverso una task force di carabinieri, guardiaparco e veterinari, anche attraverso l’uso dei droni», ha dichiarato Goffredo Arcieri, vice comandante del Reparto carabinieri di stanza nel Parco.

Ovviamente le autorità ritengono che il fatto sia di una certa gravità, soprattutto perché è stata abbattuta una delle femmine più prolifiche della storia del Parco, che oggi conta una sessantina di esemplari. Per il cinquantaseienne si prospetta la denuncia a piede libero per il «delitto di uccisione di animali» e rischia una contravvenzione per «l’abbattimento di un esemplare di orso».

Nel frattempo, però, i carabinieri devono difenderlo. Davanti alla sua abitazione è stata disposta una vigilanza armata permanente. La foto e le generalità complete del denunciato, ma anche l’indirizzo della sua attività commerciale, postate sui social hanno subito attirato gli odiatori del web e, oltre agli insulti, le minacce, anche di morte, non si contano. Il ricercato dagli haters ora rischia il linciaggio. Davanti al cancello della sua abitazione si sono raccolte diverse persone in protesta. Alcune l’avrebbero anche invitato a uscire di casa.

Amarena era particolarmente popolare e, nel corso degli anni, si era anche mostrata docile con gli esseri umani. Era stata avvistata spesso anche nei centri urbani dell’area naturale protetta. L’ultimo avvistamento risale allo scorso 26 agosto. Un video la riprendeva a passeggio insieme ai suoi cuccioli a due passi dai turisti. Nel 2017 aveva fatto pure un’incursione alla festa patronale di Pescasseroli. Gli animalisti si erano già surriscaldati quando, lungo la strada che porta a Castel di Sangro, è stato investito l’orso Juan Carrito, uno dei figli adulti di Amarena. La drammatica conta degli orsi uccisi nel Centro Italia è arrivata, quindi, a quota 15, tre dei quali in Abruzzo.

Amarena è il secondo orso ucciso a fucilate, la stessa sorte toccò il 12 settembre 2014 a un altro orso bruno marsicano a Pettorano sul Gizio. Le associazioni ambientaliste annunciano denunce e costituzioni di parte civile. E ora le polemiche sugli orsi si spostano dal Trentino, dove il presidente della Provincia autonoma di Trento, dopo l’aggressione che costò la vita a un runner dispose l’abbattimento di alcuni esemplari poi fermata dai giudici del Tar, all’Abruzzo: qui, nel giro di un anno, ne sono morti due. Uno studio del Parco nazionale d’Abruzzo ancora rintracciabile sul sito web dell’ente, che porta il conto degli orsi morti dal 1971 al 31 dicembre 2015 (112 in totale), ricostruisce che la media è di 2,5 esemplari trovati senza vita ogni anno. Le cause: uccisioni da arma da fuoco, investimenti, avvelenamenti, bracconaggio e patologie.

I dati evidenziano che probabilmente, per questo animale, è necessaria un’attenzione maggiore. Il mirino, però, si è spostato. E gli odiatori del web si sono spinti a mettere sotto tiro una persona: «Devi fare la stessa fine, assassino».

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