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2018-12-13
«Ha appoggi in Germania». Lo jihadista in fuga fa tremare mezza Europa
ANSA
La matrice ideologica islamista dell'attentato non era stata ancora data per certa quando Site, il portale di monitoraggio dell'estremismo islamico sul Web, con un tweet ha annunciato che - sebbene da nessun gruppo siano arrivate rivendicazioni - i sostenitori dell'Isis avevano celebrato la sparatoria. Poi, alle 13 di ieri, il procuratore antiterrorismo di Parigi, Remy Heitz, ha svelato che il terrorista Chérif Chekatt, poco prima dell'azione ai mercatini di Natale di Strasburgo ha gridato «Allah Akbar» e a quel punto è arrivata la conferma ufficiale: «Il terrorismo internazionale», ha detto il magistrato ai giornalisti, «ha nuovamente colpito la Francia». Poi ha reso pubblico il bollettino di guerra ufficiale: ossia che nell'assalto sono state uccise tre persone e che 14 sono rimaste ferite (9 delle quali sono in gravi condizioni). E infine ha confermato che quattro persone vicine al killer sono state fermate. Si è saputo solo più tardi, però, tramite la Bfm-Tv, che si trattava dei familiari di Chérif: i genitori e due fratelli (che sono stati interrogati a lungo). Una misura cautelare disposta, spiegano fonti francesi, per impedire qualsiasi contatto del terrorista fuggiasco con il suo gruppo. Secondo Le Parisien uno dei fratelli - di nome Sami - apparterrebbe al movimento salafita di Strasburgo. Dopo la sparatoria Chérif, ferito a un braccio, ha sequestrato un tassista e si è dileguato, spostandosi in automobile dal centro di Strasburgo al quartiere di Neudorf, dove è sfuggito a un primo accerchiamento della polizia. Durante il percorso ha detto all'autista, per terrorizzarlo, di avere già ucciso 10 persone.
Nonostante alle ricerche stiano partecipando 720 poliziotti, Chérif è riuscito con sbalorditiva facilità a trasformarsi in un fantasma. Il ministro francese dell'Interno, Christophe Castaner, ha annunciato all'Assemblea nazionale di aver rafforzato le misure di sicurezza su tutti i mercatini di Natale del Paese. Martedì, però, le sue truppe celeri, spiegano i cronisti del quotidiano Le Parisien, a poche ore dall'attentato sono state spostate dalla piazza dei mercatini di Natale e fatte convergere in un luogo poco distante, in cui era in corso una manifestazione di liceali. Il governo di Emmanuel Macron ha comunque rinunciato a dichiarare lo stato di emergenza, misura che invece fu adottata dopo gli attentati di Parigi - la notte del Bataclan - e che rimase in vigore per circa due anni. D'altra parte ora una delle piste più calde conduce alla Germania. Lì potrebbe essere fuggito Chérif, stando a fonti di sicurezza franco tedesche citate dal quotidiano teutonico Bild. Una portavoce della polizia di Coblenza, città dell'area del Medio Reno tedesco, ha confermato che la caccia all'uomo è in corso in una zona ben precisa, circa una trentina di chilometri lungo il confine tra Francia e Germania. Gli investigatori dell'antiterrorismo sostengono di aver appreso da fonti riservate che il fuggiasco potrebbe avere appoggi da sfruttare in Germania. Di conseguenza, in quattro diversi laender t sono stati rafforzati i controlli agli automezzi da parte della polizia: posti di blocco sono stati istituiti nel Baden Wuerttemberg, nel Saarland, in Baviera e nella Renania Palatinato. La stampa francese ipotizza che Chérif abbia potuto attraversare il confine già martedì sera - la stessa in cui ha aperto il fuoco ai mercatini - mimetizzandosi nelle comunità islamiche. Il dettaglio che lo rende debole potrebbe essere proprio la ferita al braccio rimediata negli scontri coi gendarmi. Nonostante ciò, fino a ieri sera, nessuna autorità ha azzardato pronostici sulla possibile cattura. Per ora Chérif si porta dietro l'accusa di aver assassinato tre persone: un tailandese, un francese e un meccanico afgano di nome Kamal e di religione musulmana. A dare l'annuncio della sua morte è stata la Grande moschea di Strasburgo Eyyub Sultan con un post su Facebook. È in serio pericolo di vita anche il giornalista italiano Antonio Megalizzi, 28 anni, originario di Trento, che era sul posto per seguire la plenaria del Parlamento europeo per conto di Europhonica, emittente che fa parte del pool delle radio web universitarie di Francia, Germania, Spagna e Portogallo (anche un altro componente dello staff di Europhonica, di origini francesi, è ferito in modo grave). «Antonio è in coma e non si può operare per la posizione gravissima del proiettile che si è ficcato alla base del cranio, vicino alla spina dorsale», ha spiegato Danilo Moresco, padre di Luana, fidanzata del reporter. Le due ragazze che erano con lui, la trentina Caterina Moser e Clara Stevanato, veneta residente a Parigi - amche loro collaboratrici della radio - sono riuscite a scappare rifugiandosi in un bar a poca distanza. Il procuratore aggiunto dell'antiterrorismo, Francesco Caporale, e il sostituto Tiziana Cugini della Procura di Roma hanno aperto un fascicolo nel quale ipotizzano i reati di strage e attentato con finalità di terrorismo. L'attenzione è alta pure in Italia, anche se dalla riunione straordinaria del Comitato di analisi strategica antiterrorismo convocata ieri al Viminale non sono emersi collegamenti tra l'attentatore di Strasburgo e il nostro Paese.
La Francia nuovamente ferita dal terrorismo islamico, dopo l'ondata di protesta dei gilet gialli, si interroga sulla sparatoria di Strasburgo.
Sui social network molti gruppi e pagine animate dai cittadini in giallo ipotizzano - con troppa leggerezza - dei complotti. Secondo le tesi più in voga, autorità deviate avrebbero lasciato compiere questo attentato per impedire lo svolgimento del quinto atto di protesta dei gilet gialli. Cittadini comuni che - delusi dal discorso di Emmanuel Macron di lunedì scorso - stavano iniziando a organizzare per sabato 15 dicembre. Storie e dietrologie da classificare alla voce fantapolitica, per non dire follia. Tralasciando i deliri da Internet, va detto che il governo ha alzato l'allerta terroristica al livello massimo, quello di «urgenza attentati». Concretamente questo comporta misure d'urgenza come, per esempio, la chiusura di strade, metrò, scuole, limitazioni di spostamento o intensificazione di controlli su veicoli e persone. Nei fatti, sono state già vietate le manifestazioni a Strasburgo ed è stata alzata la sorveglianza sui mercatini di Natale in tutta la Francia.
Nel frattempo, alcuni ministri ed esponenti dell'opposizione di destra hanno auspicato la fine della protesta dei gilet gialli: «Il movimento deve cessare», ha detto senza mezzi termini il ministro della Giustizia, Nicole Belloubet ospite del canale Public Sénat. Più pacate le dichiarazioni del sottosegretario all'Interno, Laurent Nuñez, che su radio France Inter ha dichiarato: «Spero che dovremo impiegare meno uomini semplicemente perché prevarrà il senso di responsabilità generale nel Paese, che permetterà di avere meno manifestazioni». Anche tra i rappresentanti del partito di Nicolas Sarkozy è stato auspicato uno stop delle manifestazioni: «Si impone una tregua, in segno di rispetto della memoria delle vittime e perché le nostre forze dell'ordine sono impegnate», sostiene Damien Abad, vicepresidente de Les Républicains. Anche altri suoi colleghi di partito, i sindaci degli arrondissement parigini più colpiti dalle incursioni dei casseur gli scorsi sabati, hanno chiesto al governo di vietare le manifestazioni fino al 31 dicembre. Difficile dire come la prenderanno i gilet gialli più arrabbiati. Forse una pausa potrebbe permettere loro di riprendere un po' fiato, mostrare un forma di adesione alla solidarietà nazionale, il tutto senza far perdere intensità alle loro rivendicazioni. Dopo tutto, il primo gennaio 2019 entrerà in vigore anche in Francia il prelievo alla fonte. Molti osservatori si aspettano che quando i francesi riceveranno la loro prima busta paga «amputata» da tasse e contributi, non la prenderanno troppo bene. Insomma, i motivi per reclamare più potere d'acquisto ci saranno anche tra due settimane.
In ogni caso, anche se alla fine i gilet gialli decideranno di non manifestare il prossimo sabato e forse anche fino a capodanno, resteranno aperti degli interrogativi sulle politiche di sicurezza francesi. Ad esempio perché, martedì 11 dicembre, non è stata disposta la chiusura almeno temporanea del mercato natalizio di Strasburgo? Nella mattinata dell'altro ieri, le forze dell'ordine avevano trovato delle granate al domicilio di Chérif Chakatt, sospettato e ricercato come autore della sparatoria. Considerata la sua fedina penale, sarebbe stato prudente chiudere il centro cittadino o, almeno, posizionare poliziotti e militari per controllare gli accessi alla zona delle animazioni natalizie. Dopo tutto sabato 8 dicembre per accedere agli Champs-Elysées, i manifestanti dovevano lasciarsi perquisire accuratamente. E poi ci si potrebbe chiedere: se non fossero stati impiegati 89.000 agenti per gestire l'«atto IV» dei gilet jaunes, la polizia avrebbe potuto forse intercettare prima il sospetto? Difficilmente avremo una risposta a queste domande. Tuttavia è evidente il disequilibrio tra le misure di sicurezza adottate per affrontare delle manifestazioni di cittadini in giallo - infiltrate è vero da qualche frangia violenta - e quelle per combattere la minaccia terroristica che, negli ultimi sei anni in Francia ha già fatto più di 200 morti.
Matteo Ghisalberti
Fabio Amendolara
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A Strasburgo 3 morti e 14 feriti. Benché gli abbiano sparato a un braccio, Chérif Chekatt non si trova. Gli 007 tedeschi lanciano l'allarme: blindati 30 chilometri di confine. Alcune pagine Internet riconducibili al movimento degli scontenti sostengono che l'attacco non sia casuale, bensì serva a bloccare le proteste. Il sottosegretario dell'Interno: «Ora serve responsabilità» Lo speciale contiene due articoli. La matrice ideologica islamista dell'attentato non era stata ancora data per certa quando Site, il portale di monitoraggio dell'estremismo islamico sul Web, con un tweet ha annunciato che - sebbene da nessun gruppo siano arrivate rivendicazioni - i sostenitori dell'Isis avevano celebrato la sparatoria. Poi, alle 13 di ieri, il procuratore antiterrorismo di Parigi, Remy Heitz, ha svelato che il terrorista Chérif Chekatt, poco prima dell'azione ai mercatini di Natale di Strasburgo ha gridato «Allah Akbar» e a quel punto è arrivata la conferma ufficiale: «Il terrorismo internazionale», ha detto il magistrato ai giornalisti, «ha nuovamente colpito la Francia». Poi ha reso pubblico il bollettino di guerra ufficiale: ossia che nell'assalto sono state uccise tre persone e che 14 sono rimaste ferite (9 delle quali sono in gravi condizioni). E infine ha confermato che quattro persone vicine al killer sono state fermate. Si è saputo solo più tardi, però, tramite la Bfm-Tv, che si trattava dei familiari di Chérif: i genitori e due fratelli (che sono stati interrogati a lungo). Una misura cautelare disposta, spiegano fonti francesi, per impedire qualsiasi contatto del terrorista fuggiasco con il suo gruppo. Secondo Le Parisien uno dei fratelli - di nome Sami - apparterrebbe al movimento salafita di Strasburgo. Dopo la sparatoria Chérif, ferito a un braccio, ha sequestrato un tassista e si è dileguato, spostandosi in automobile dal centro di Strasburgo al quartiere di Neudorf, dove è sfuggito a un primo accerchiamento della polizia. Durante il percorso ha detto all'autista, per terrorizzarlo, di avere già ucciso 10 persone. Nonostante alle ricerche stiano partecipando 720 poliziotti, Chérif è riuscito con sbalorditiva facilità a trasformarsi in un fantasma. Il ministro francese dell'Interno, Christophe Castaner, ha annunciato all'Assemblea nazionale di aver rafforzato le misure di sicurezza su tutti i mercatini di Natale del Paese. Martedì, però, le sue truppe celeri, spiegano i cronisti del quotidiano Le Parisien, a poche ore dall'attentato sono state spostate dalla piazza dei mercatini di Natale e fatte convergere in un luogo poco distante, in cui era in corso una manifestazione di liceali. Il governo di Emmanuel Macron ha comunque rinunciato a dichiarare lo stato di emergenza, misura che invece fu adottata dopo gli attentati di Parigi - la notte del Bataclan - e che rimase in vigore per circa due anni. D'altra parte ora una delle piste più calde conduce alla Germania. Lì potrebbe essere fuggito Chérif, stando a fonti di sicurezza franco tedesche citate dal quotidiano teutonico Bild. Una portavoce della polizia di Coblenza, città dell'area del Medio Reno tedesco, ha confermato che la caccia all'uomo è in corso in una zona ben precisa, circa una trentina di chilometri lungo il confine tra Francia e Germania. Gli investigatori dell'antiterrorismo sostengono di aver appreso da fonti riservate che il fuggiasco potrebbe avere appoggi da sfruttare in Germania. Di conseguenza, in quattro diversi laender t sono stati rafforzati i controlli agli automezzi da parte della polizia: posti di blocco sono stati istituiti nel Baden Wuerttemberg, nel Saarland, in Baviera e nella Renania Palatinato. La stampa francese ipotizza che Chérif abbia potuto attraversare il confine già martedì sera - la stessa in cui ha aperto il fuoco ai mercatini - mimetizzandosi nelle comunità islamiche. Il dettaglio che lo rende debole potrebbe essere proprio la ferita al braccio rimediata negli scontri coi gendarmi. Nonostante ciò, fino a ieri sera, nessuna autorità ha azzardato pronostici sulla possibile cattura. Per ora Chérif si porta dietro l'accusa di aver assassinato tre persone: un tailandese, un francese e un meccanico afgano di nome Kamal e di religione musulmana. A dare l'annuncio della sua morte è stata la Grande moschea di Strasburgo Eyyub Sultan con un post su Facebook. È in serio pericolo di vita anche il giornalista italiano Antonio Megalizzi, 28 anni, originario di Trento, che era sul posto per seguire la plenaria del Parlamento europeo per conto di Europhonica, emittente che fa parte del pool delle radio web universitarie di Francia, Germania, Spagna e Portogallo (anche un altro componente dello staff di Europhonica, di origini francesi, è ferito in modo grave). «Antonio è in coma e non si può operare per la posizione gravissima del proiettile che si è ficcato alla base del cranio, vicino alla spina dorsale», ha spiegato Danilo Moresco, padre di Luana, fidanzata del reporter. Le due ragazze che erano con lui, la trentina Caterina Moser e Clara Stevanato, veneta residente a Parigi - amche loro collaboratrici della radio - sono riuscite a scappare rifugiandosi in un bar a poca distanza. Il procuratore aggiunto dell'antiterrorismo, Francesco Caporale, e il sostituto Tiziana Cugini della Procura di Roma hanno aperto un fascicolo nel quale ipotizzano i reati di strage e attentato con finalità di terrorismo. L'attenzione è alta pure in Italia, anche se dalla riunione straordinaria del Comitato di analisi strategica antiterrorismo convocata ieri al Viminale non sono emersi collegamenti tra l'attentatore di Strasburgo e il nostro Paese. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ha-appoggi-in-germania-lo-jihadista-in-fuga-fa-tremare-mezza-europa-2623226677.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="particle-1" data-post-id="2623226677" data-published-at="1780568337" data-use-pagination="False"> La Francia nuovamente ferita dal terrorismo islamico, dopo l'ondata di protesta dei gilet gialli, si interroga sulla sparatoria di Strasburgo. Sui social network molti gruppi e pagine animate dai cittadini in giallo ipotizzano - con troppa leggerezza - dei complotti. Secondo le tesi più in voga, autorità deviate avrebbero lasciato compiere questo attentato per impedire lo svolgimento del quinto atto di protesta dei gilet gialli. Cittadini comuni che - delusi dal discorso di Emmanuel Macron di lunedì scorso - stavano iniziando a organizzare per sabato 15 dicembre. Storie e dietrologie da classificare alla voce fantapolitica, per non dire follia. Tralasciando i deliri da Internet, va detto che il governo ha alzato l'allerta terroristica al livello massimo, quello di «urgenza attentati». Concretamente questo comporta misure d'urgenza come, per esempio, la chiusura di strade, metrò, scuole, limitazioni di spostamento o intensificazione di controlli su veicoli e persone. Nei fatti, sono state già vietate le manifestazioni a Strasburgo ed è stata alzata la sorveglianza sui mercatini di Natale in tutta la Francia. Nel frattempo, alcuni ministri ed esponenti dell'opposizione di destra hanno auspicato la fine della protesta dei gilet gialli: «Il movimento deve cessare», ha detto senza mezzi termini il ministro della Giustizia, Nicole Belloubet ospite del canale Public Sénat. Più pacate le dichiarazioni del sottosegretario all'Interno, Laurent Nuñez, che su radio France Inter ha dichiarato: «Spero che dovremo impiegare meno uomini semplicemente perché prevarrà il senso di responsabilità generale nel Paese, che permetterà di avere meno manifestazioni». Anche tra i rappresentanti del partito di Nicolas Sarkozy è stato auspicato uno stop delle manifestazioni: «Si impone una tregua, in segno di rispetto della memoria delle vittime e perché le nostre forze dell'ordine sono impegnate», sostiene Damien Abad, vicepresidente de Les Républicains. Anche altri suoi colleghi di partito, i sindaci degli arrondissement parigini più colpiti dalle incursioni dei casseur gli scorsi sabati, hanno chiesto al governo di vietare le manifestazioni fino al 31 dicembre. Difficile dire come la prenderanno i gilet gialli più arrabbiati. Forse una pausa potrebbe permettere loro di riprendere un po' fiato, mostrare un forma di adesione alla solidarietà nazionale, il tutto senza far perdere intensità alle loro rivendicazioni. Dopo tutto, il primo gennaio 2019 entrerà in vigore anche in Francia il prelievo alla fonte. Molti osservatori si aspettano che quando i francesi riceveranno la loro prima busta paga «amputata» da tasse e contributi, non la prenderanno troppo bene. Insomma, i motivi per reclamare più potere d'acquisto ci saranno anche tra due settimane. In ogni caso, anche se alla fine i gilet gialli decideranno di non manifestare il prossimo sabato e forse anche fino a capodanno, resteranno aperti degli interrogativi sulle politiche di sicurezza francesi. Ad esempio perché, martedì 11 dicembre, non è stata disposta la chiusura almeno temporanea del mercato natalizio di Strasburgo? Nella mattinata dell'altro ieri, le forze dell'ordine avevano trovato delle granate al domicilio di Chérif Chakatt, sospettato e ricercato come autore della sparatoria. Considerata la sua fedina penale, sarebbe stato prudente chiudere il centro cittadino o, almeno, posizionare poliziotti e militari per controllare gli accessi alla zona delle animazioni natalizie. Dopo tutto sabato 8 dicembre per accedere agli Champs-Elysées, i manifestanti dovevano lasciarsi perquisire accuratamente. E poi ci si potrebbe chiedere: se non fossero stati impiegati 89.000 agenti per gestire l'«atto IV» dei gilet jaunes, la polizia avrebbe potuto forse intercettare prima il sospetto? Difficilmente avremo una risposta a queste domande. Tuttavia è evidente il disequilibrio tra le misure di sicurezza adottate per affrontare delle manifestazioni di cittadini in giallo - infiltrate è vero da qualche frangia violenta - e quelle per combattere la minaccia terroristica che, negli ultimi sei anni in Francia ha già fatto più di 200 morti. Matteo Ghisalberti Fabio Amendolara
Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni (Ansa)
Paletti che possono essere riassunti così: questi soldi (comunque debito, ricordiamolo) potranno essere spesi per investimenti in energie rinnovabili, ma non per interventi di «pronto soccorso», come ad esempio il taglio delle accise, che scade dopodomani, 6 giugno. Non è escluso tuttavia che il governo possa dare vita a qualche operazione di «maquillage» contabile, in modo da impegnare i fondi ricavati da questa nuova flessibilità in progetti già finanziati, e liberare così risorse per le esigenze immediate degli italiani.
È questa la strada che probabilmente verrà percorsa, come del resto si può intuire dalle parole di Giorgia Meloni: «La Commissione europea», commenta il presidente del Consiglio in un video diffuso ieri sera, «ha accolto la richiesta italiana di avere maggiore flessibilità di bilancio per affrontare la crisi energetica. Questo ci consentirà di spendere 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia che colpisce chiaramente le famiglie vulnerabili, le imprese energivore, che colpisce gli italiani. Nei giorni scorsi avevo scritto alla presidente Von der Leyen per affrontare la questione», aggiunge la Meloni, «e ribadire come in questa fase fosse prioritario consentire maggiore deficit non solo per le spese in sicurezza e difesa ma anche per gli interventi sul caro energia. È quindi un risultato estremamente importante, che in molti consideravano impossibile ma che abbiamo costruito con determinazione e pazienza che conferma la capacità dell’Italia di far valere i propri interessi e di proporre soluzioni efficaci e di buon senso all’intera Europa».
La novità è compresa nel pacchetto-primavera del Semestre europeo, presentato ieri. «Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica», spiega il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, «che consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico con un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell'arco dei 3 anni». Questi soldi potranno essere utilizzati per «misure volte a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, come per esempio grandi progetti di investimento nelle reti elettriche, nel migliorare l’utilizzo delle rinnovabili, ma anche per sussidi per le famiglie e per le imprese, come ad esempio l’acquisto di veicoli elettrici o di sistemi di riscaldamento a migliore efficienza energetica, impianti solari, batterie per conservare l’energia elettrica». Quindi, niente taglio delle accise? «No. Questa flessibilità fiscale aggiuntiva», sottolinea ancora Dombrovskis, «che uno Stato può decidere se usare o meno, non copre le misure di sostegno che sovvenzionano l’uso di combustibili fossili, come ad esempio le riduzioni mirate delle accise. Stiamo affrontando uno shock dell’offerta, e non si può affrontare uno choc dell’offerta stimolando la domanda, perché se molti paesi lo facessero, ciò non farebbe altro che sostenere prezzi dell’energia più elevati per petrolio e gas, e di conseguenza, gli Stati membri spenderebbero molti soldi per un vantaggio limitato. La flessibilità sarà disponibile per le misure intraprese a partire da febbraio 2026».
«Sono soddisfatto», commenta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, «perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato. Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà della finanza pubblica italiana».
Ma c’è un altro capitolo: la stangata sugli immobili. «I valori catastali in Italia», sottolinea la Commissione europea nelle raccomandazioni per il nostro Paese, «non sono ancora stati sistematicamente avvicinati ai valori di mercato». Bruxelles evidenzia che le abitazioni principali sono esentate dalla tassazione «per quasi tutte le classi di proprietà», il che porta a «basse entrate derivanti dagli immobili a livello locale anche nelle città che affrontano problemi di accessibilità abitativa». Non solo: la Commissione evidenzia pure che «in circa un decimo delle province italiane i costi degli affitti rappresentano più di un terzo dei salari medi e la quota di edilizia sociale è bassa con un patrimonio abitativo pubblico limitato e liste d'attesa molto lunghe». Riflettori accesi anche «sull’elevata quota di abitazioni non occupate e la forte presenza di affitti a breve termine». Caustico il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa: «Sempre peggio. Le raccomandazioni all’Italia diffuse oggi dalla Commissione europea», scrive Spaziani Testa su X, «sembrano scritte da Ilaria Salis. Stavolta, nelle sue raccomandazioni all’Italia, non si è limitata a suggerire al nostro governo, a due settimane dal termine per il pagamento della patrimoniale sugli immobili da 22-23 miliardi di euro l’anno, di aumentare ulteriormente le tasse sulla casa. Ha fatto di più: ha messo esplicitamente in relazione l’esenzione dall’Imu della gran parte delle abitazioni principali con i problemi di accesso all’alloggio. Inoltre, ha collegato le difficoltà abitative al fatto che l’Italia sarebbe caratterizzata da un’elevata quota di abitazioni non occupate e da una “forte presenza” di affitti brevi. Si tratta di una lettura ideologica e che ignora la realtà italiana. Ancora una volta, si preferisce individuare nella proprietà privata il problema anziché riconoscerla come parte della soluzione».
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Donald Trump e Benjamin Netanyahu (Ansa)
Secondo i media della Repubblica islamica, le detonazioni sarebbero state causate da un’operazione militare americana contro infrastrutture presenti sull’isola. L’allarme si è rapidamente esteso ai Paesi del Golfo. Nel Bahrein sono risuonate le sirene d’allarme mentre le batterie antiaeree intercettavano i vettori diretti verso il Paese. In Kuwait si registra un morto e numerosi feriti. A rivendicare gli attacchi è stato il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica. I pasdaran hanno confermato il lancio di missili e droni contro obiettivi militari regionali, sostenendo di aver reagito a una precedente aggressione americana contro Qeshm. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha spiegato che le sue forze sono intervenute per autodifesa dopo aver individuato preparativi offensivi iraniani contro interessi statunitensi e alleati della regione. Secondo la versione americana, nessuno dei missili lanciati da Teheran avrebbe raggiunto il bersaglio e diversi droni diretti contro il traffico commerciale nel Golfo sarebbero stati intercettati.
Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha scritto sui social che «gli americani hanno dimostrato di capire meglio il linguaggio dei missili che quello dei diplomatici». Teheran ha inoltre accusato Kuwait e Bahrein di aver facilitato le operazioni statunitensi consentendo l’utilizzo delle proprie basi militari. Il ministero degli Esteri iraniano ha parlato di una «responsabilità diretta e chiara» dei due Paesi negli attacchi contro la Repubblica islamica. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che le forze armate di Teheran stanno conducendo «azioni difensive» contro siti utilizzati dagli Stati Uniti per operazioni che, secondo l’Iran, minacciano il traffico marittimo civile e violano il cessate il fuoco. Sul fronte diplomatico, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha rivelato alcuni segnali di apertura da parte dell’Iran sul dossier nucleare. «Hanno accettato di negoziare aspetti del loro programma nucleare che un mese fa, un anno fa, si rifiutavano persino di menzionare», ha dichiarato davanti alla commissione Esteri della Camera, precisando però che ciò non garantisce il successo dei colloqui. Rubio ha inoltre affermato che Mojtaba Khamenei (che Donald Trump vorrebbe incontrare), «è vivo e sempre più attivo», sottolineando che tutte le comunicazioni tra Washington e la leadership iraniana «sono avvenute in forma scritta e tramite intermediari». Rubio ha inoltre sostenuto che «l’operazione militare americana contro l’Iran si è conclusa» e che eventuali future azioni degli Stati Uniti avranno «carattere puramente difensivo», con l’obiettivo di proteggere il traffico marittimo civile nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo continua a far discutere il rapporto tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il presidente americano ha confermato di aver definito il premier israeliano «fottutamente pazzo» durante una telefonata dedicata agli sviluppi della crisi regionale. Trump ha inoltre respinto le accuse di chi sostiene che sarebbe stato trascinato da Netanyahu nello scontro con Teheran. Intervistato dal New York Post, ha dichiarato: «Mi ha ingannato? Sono stato io a cominciare. Ho iniziato perché non possiamo permettere che l’Iran si doti di un’arma nucleare». Il presidente ha poi aggiunto: «Questo riguarda Israele, perché probabilmente sarebbero stati i primi a essere colpiti. Sapete cosa? Se non ci fossi stato io, Israele non esisterebbe adesso». Trump ha ribadito la solidità dell’alleanza con Israele: «Mi piace molto Bibi. Lavoro molto bene con lui. Io sono un presidente in tempo di guerra e lui è un primo ministro in tempo di guerra». Netanyahu ha cercato di smorzare le polemiche. «A volte, come nelle migliori famiglie, abbiamo divergenze tattiche. Troviamo sempre il modo di risolverle», ha dichiarato alla Cnbc. Il premier israeliano ha ribadito la convergenza strategica tra Gerusalemme e Washington: «Siamo d’accordo sulle questioni principali», aggiungendo che «Israele è pronto e anche le forze statunitensi sono pronte» qualora la situazione dovesse precipitare nuovamente. Netanyahu ha attaccato alcuni leader europei, in particolare il presidente francese Emmanuel Macron. «Il modo in cui i leader europei assecondano le minoranze islamiche radicali nei propri Paesi è vergognoso», ha affermato. «Sanno che stiamo proteggendo anche loro, ma non hanno il fegato di alzarsi in piedi e schierarsi dalla parte giusta, quella che salverà la nostra civiltà contro questi barbari».
Nel frattempo l’Ue valuta un ruolo più attivo nello Stretto di Hormuz. L’Alto rappresentante Kaja Kallas propone di affidare all’operazione Aspides un ruolo centrale nelle attività di sminamento come contributo europeo agli sforzi della coalizione franco-britannica. La proposta sarà esaminata dai ministri della Difesa dell’Ue nel prossimo incontro informale a Cipro.
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