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2018-09-02
Sono appena due le polizze malattia che proteggono davvero per la vita
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Il variegato panorama delle polizze malattia, al primo approccio, potrebbe disorientare per la sua complessità. Benché consapevole di ciò di cui ha bisogno, spesso il consumatore incontra difficoltà nella ricerca delle polizze capaci di rispondere alle sue esigenze. Il termine «polizza malattia», infatti, non riguarda soltanto le polizze che offrono prestazioni integrative o sostitutive di quelle del servizio sanitario nazionale, bensì raggruppa tutte le coperture assicurative che prevedono una prestazione in caso di insorgenza di malattia, come la corresponsione di una diaria in caso di ricovero, la liquidazione di un capitale in caso di invalidità permanente da malattia, il rimborso delle spese sostenute per terapie e interventi chirurgici, il rimborso delle spese sanitarie per accertamenti preventivi, la fornitura di servizi di assistenza domiciliare.
Concentriamo l'attenzione su una sola tipologia di polizze - che chiameremo polizza sanitaria - che ha lo scopo di tenere indenne l'assicurato dai costi delle prestazioni sanitarie, rimborsando le relative spese o pagandole direttamente alle strutture convenzionate. Occorre premettere che esistono sostanzialmente tre tipi di garanzia malattia: le garanzie di indennizzo, che prevedono la corresponsione di somme pattuite in caso di insorgenza di determinate patologie o di specifici interventi chirurgici; le garanzie di risarcimento, che prevedono il rimborso delle spese sostenute per prestazioni mediche e ricoveri; e le garanzie di prestazione diretta delle cure e degli interventi chirurgici presso strutture sanitarie convenzionate.
La scelta di una polizza non può prescindere dalla sua durata; alcune possono durare per tutta la vita, mentre altre fanno decadere la garanzia al compimento di una determinata età. Scegliere le prime significa avere la certezza di non essere abbandonati al proprio destino proprio nella fase della vita in cui si avrà probabilmente maggior bisogno delle prestazioni sanitarie.
Il rovescio della medaglia è che si tratta di polizze costose, nell'ordine delle migliaia di euro. Il premio è più alto rispetto alle altre polizze perché le compagnie possano accantonare nel tempo le riserve di senescenza necessarie a far fronte al maggior rischio al quale sono esposte con il passare degli anni. Abbiamo analizzato le due polizze sanitarie a vita intera oggi presenti sul mercato italiano, offerte da Uniqa assicurazioni e Nobis assicurazioni e ne abbiamo evidenziato le caratteristiche principali nella tabella a fianco.
Tuttavia, non è detto che una polizza che prevede limiti di età non offra, seppure solo per una parte della vita, un ampio ventaglio di garanzie. Al contrario, alcune compagnie, proprio perché protette dal rischio della senilità degli assicurati, sostengono l'onere di garanzie che neppure le polizze a vita intera si possono permettere, come il rimborso per le cure odontoiatriche e oculistiche, per esempio.
Quali cautele sono consigliabili per acquistare una copertura assicurativa? Innanzitutto, se si cerca una copertura a vita intera occorre considerare le regole per la disdetta da parte della compagnia: anche se nelle condizioni non è indicato un limite di età non significa che la polizza durerà per sempre; le imprese, infatti, se non espressamente previsto, hanno facoltà di disdire il contratto alla sua scadenza, senza indicarne la motivazione. Attenzione ai nomi accattivanti che possono trarre in inganno.
Possono poi esservi delle esclusioni ricorrenti, come quella delle spese per la cura di patologie preesistenti, per la chirurgia estetica, per le cure psichiatriche, nonché per l'assistenza a lungodegenti e a persone non autosufficienti, queste ultime coperte invece da specifiche polizze dette long term care. Si sta diffondendo la garanzia del rimborso delle spese per un check up di controllo, generalmente previsto ogni due anni. È una previsione utile anche alla compagnia, che potrà così raccogliere dati sulla salute del cliente, monitorando il rischio e, magari, cogliendo segnali che permettano di correre ai ripari disdettando la polizza prima che sia troppo tardi.
Un'insidia nella quale si può incappare è quella degli aumenti imprevedibili del premio, stante la facoltà che diverse compagnie si riservano di rivedere annualmente le tariffe in relazione all'evoluzione del settore sanitario e delle statistiche sull'andamento dei sinistri. Tutte le polizze hanno un periodo di carenza, dopo la data di sottoscrizione, durante il quale le garanzie non saranno operanti. Generalmente si tratta di 100 giorni per le malattie e 270/300 giorni per il parto.
Fra le polizze che garantiscono la prestazione sanitaria diretta sono preferibili quelle che hanno una rete di centri convenzionati estesa e di qualità. È importante considerare la congruità dei massimali previsti per ciascuna tipologia di intervento e l'esistenza o meno del rimborso per le indagini diagnostiche pre e post ricovero. L'ampiezza delle garanzie va sempre valutata alla luce delle esclusioni che, nella polizza, sono generalmente elencate in un'unica specifica clausola.
Quasi tutte le polizze prevedono la garanzia assistenza, talvolta opzionale. È una garanzia importante che comprende sempre il trasporto sanitario e l'assistenza anche all'estero e, nelle forme più ampie, arriva a garantire il reperimento e l'invio di medicinali, la ricerca di specialisti, la custodia dell'abitazione, l'anticipo di somme in caso di emergenza all'estero e, in genere, servizi che consentono di far fronte alle situazioni di emergenza che possono insorgere in caso di malattia o infortunio.
Roberto Pisano
Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l’azienda
Sempre più aziende prevedono polizze malattie per i loro dipendenti. Così succede che nel 2017, secondo i dati dell'Ania, l'associazione nazionale delle imprese assicuratrici, il giro d'affari italiano delle polizze malattia sia passato dai 2,47 miliardi di euro del 2016 ai 2,7 del 2017. Una crescita in 12 mesi del 9,4%.
A dirlo è il rapporto annuale dell'Ania, la più grande associazione italiana del mondo assicurativo. Certo, parte di questo incremento è dovuto all'aumento dei premi pagati, ma l'Ania spiega che nel 2017 sono stati realizzati 565 milioni di euro di nuove sottoscrizioni.
Anche in questo caso la crisi economica degli ultimi anni ci ha messo lo zampino. Una indagine dell'Ania ha rilevato che ben tre italiani su cinque hanno problemi economici e per questo non riuscirebbero a far fronte a spese mediche improvvise, soprattutto se superiori ai 700 euro. Come spiega lo studio il 40,1% delle famiglie ammette di arrivare a fine mese con alcune difficoltà, il 13,3% con molta difficoltà, mentre il 7,9% degli intervistati non ci riesce proprio. Questo porta a un dato significativo: il 16,5% delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista importante, nell'ordine convenzionale di 700 euro. Per questo, la rinuncia a un'eventuale visita medica per ragioni economiche è in aumento dal 34,4% della precedente rilevazione (2013) all'attuale 37,2%.
Così, le polizze sanitarie fanno gola ai dipendenti e sono sempre più le realtà che le propongono. Non è un caso se la gran parte del mercato italiano è formato da polizze collettive, quelle cioè che un ente sottoscrive per una moltitudine di persone.
Come spiega il rapporto, nel caso delle polizze malattia, le sottoscrizioni collettive rappresentano nel 2017 il 74% del mercato. Il restante 26% è realizzato attraverso la sottoscrizione di polizze individuali.
A farla da padrone nel settore sono le polizze che garantiscono il rimborso delle spese mediche: questi prodotti rappresentano il 77% della raccolta premi (2,07 miliardi). Nel 2016 rappresentavano il 76% del mercato (1,87 miliardi). L'aumento in termini di premi è del 10,4%, non poco.
Per quanto riguarda le polizze individuali l'Ania stima che i premi contabilizzati siano stati pari a 711 milioni, in aumento dell'11,6% rispetto all'anno precedente.
Lo stesso tasso di crescita è stato registrato per le polizze legate al rischio di invalidità permanente, cresciute tra il 2016 e il 2017 da 270 a 299 milioni di euro.
Registrano un crollo dell'8,4%, invece, le polizze legate alla diaria, la garanzia tipica delle assicurazioni contro i danni alla persona. Il premio pagato in Italia nel 2016 per questi prodotti era di 168,3 milioni. L'anno scorso ammontava a 154,2 milioni.
Hanno registrato un buon aumento anche le polizze long term care, quelle previste in caso di lunghe inabilità. Si tratta di prodotti ancora poco diffusi, ma l'aumento è stato dell'11,7% tra 2016 e 2017, passando da 27,5 a 30,7 milioni di premi pagati.
Ma quali sono i gruppi che hanno incassato i premi maggiori con le polizze malattia? A guardare i numeri diffusi da Ania, si tratta di un mercato gestito perlopiù da poche importanti imprese.
Su 54 società analizzate dall'associazione italiana, le prime dieci pesano per l'88,09% del settore e le prime quattro per il 70,26%. Nel caso delle prime dieci società del settore, nove hanno registrato tra il 2016 e il 2017 un incremento in termini di incassi.
Unipol è di gran lunga il maggiore gruppo del mercato italiano. Da solo rappresenta quasi un quarto di questo campo in Italia (23,37%) e nel 2017 ha incassato premi per 631,1 milioni di euro, in crescita del 7,7%.
Il gruppo bolognese batte di poco il Leone di Trieste. Le Generali, medaglia d'argento, rappresentano il 21,28% del settore premi per 575,4 milioni di euro, in crescita del 4,3%. In terza posizione troviamo Rbm assicurazioni salute che vale il 15,9% del mercato italiano con 430,1 milioni di premi, in salita del 21,7%. Si tratta dell'incremento maggiore del settore nel 2017.
Nel primo gradino fuori dal podio troviamo il gruppo Allianz che in Italia ha raccolto premi per 262,1 milioni di euro, in aumento del 17,6% rispetto al 2016. Anche in questo caso l'incremento è significativo: + 17,6%.
Se dunque quattro società valgono il 70% del settore, le altre 50 si spartiscono circa il restante 30%.
In quinta posizione il rapporto annuale dell'Ania segnala la prima azienda che arretra nel settore delle polizze malattia. Si tratta di Reale mutua. Il gruppo ha perso tra il 2016 e il 2017 il 3,5% dei premi, incassando un valore di 138,7 milioni di euro. Reale mutua vale il 5,13% del mercato italiano.
Dopodiché, al sesto posto ci sono Axa (3,51% del settore con 94,8 milioni di premi e una crescita dell'8,8%), Intesa Sanpaolo vita (3,25%, 87,7 milioni, +8,6%), Cattolica assicurazioni (2,78%, 75 milioni, +20,8%), Zurich insurance (1,67%, 45,2 milioni, +0,7%) e Aviva (1,5%, 40,6 milioni, + 10,5%).
Quelle delle polizze malattia, dunque, è un affare in piena crescita, ma chi vorrà affacciarvisi avrà grandi difficoltà: i nuovi attori non saranno molto graditi in un mercato gestito per tre quarti da quattro gruppi assicurativi.
Gianluca Baldini
Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare
Le polizze malattia sono l'oggetto del desiderio di molte famiglie italiane. La vita media cresce e la necessità di curarsi adeguatamente per periodi più lunghi sale con essa. Già nel 2011 si rilevava che i consumi sanitari di un settantenne sono addirittura il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne il triplo (dati della fondazione Ania).
Ma anche a prescindere dall'età che avanza, è noto che la qualità dei servizi sanitari pubblici è generalmente insufficiente, con tempi di attesa elevati - a volte insostenibili - per visite specialistiche e prestazioni ospedaliere. La gamma delle prestazioni della sanità pubblica, inoltre, continua a escluderne alcune ormai affermate, come la medicina alternativa, il ricorso alla quale è considerato ormai normale. Nonostante la crescita dei consumi sanitari, la spesa per la salute pubblica è ferma ai livelli del 2011, mentre la spesa privata, sostenuta direttamente dalle famiglie, è invece in costante aumento.
Eppure la diffusione delle polizze sanitarie individuali è ancora limitata. Che ciò sia da addebitare ai costi elevati delle polizze o al fatto che la cultura assicurativa in Italia ancora fatica ad affermarsi, se escludiamo il fenomeno delle polizze collettive, che sono da tempo in crescita, il mercato di quelle individuali si sviluppa molto lentamente.
Secondo un'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie, nel 2016 quelle con almeno una polizza sanitaria erano appena il 6,9% (1,4 milioni), contro il 3,3% del 2012. È vero che negli ultimi tre anni il ramo malattia è cresciuto a ritmi superiori al 9% all'anno, secondo dati forniti dall'Ania, ma i numeri sono ancora molto contenuti, soprattutto per le polizze individuali.
Tuttavia, gli italiani spendono grosse cifre per supplire alle inefficienze del servizio sanitario nazionale e garantirsi prestazioni adeguate. Il monitoraggio promosso dalla fondazione Ania nell'ambito di un progetto sulla diffusione della cultura della prevenzione sanitaria e di sensibilizzazione alla sanità integrativa, ha rivelato che «oltre tre italiani su quattro hanno dovuto affrontare spese sanitarie di “tasca propria" per l'acquisto di servizi e prestazioni mediche, per una spesa complessiva di quasi 40 miliardi di euro, dei quali solo 5,8 miliardi coperti da forme sanitarie integrative».
L'indagine Istat sulle spese per consumi delle famiglie nel 2017 ha accertato che la spesa media per famiglia per la salute e i servizi sanitari privati è di circa 122 euro al mese, in crescita dell'8%. Sono cifre sufficienti a garantire la copertura di buona parte delle esigenze attraverso una polizza sanitaria di base, stando ai costi medi, naturalmente escludendo quelle a vita intera, assai più costose. Anche le compagnie non hanno di che lamentarsi, perché con i suoi quasi 2,7 miliardi di euro di premi il ramo malattia ha realizzato un saldo tecnico attivo di 121 milioni di euro nel 2017 e di 118 milioni nel 2016.
Pur esistendo tutti i presupposti per lo sviluppo di questo importante settore, qualcosa impedisce il decollo del mercato malattia. Probabilmente influisce il fatto che le polizze di un certo spessore hanno prezzi tutt'altro che popolari. Non secondaria è la difficoltà del consumatore a comprendere i testi delle condizioni di assicurazione, spesso complicati e prolissi, sebbene qualche compagnia abbia iniziato a mettere sul mercato polizze più semplici, ma non per questo meno valide.
Altro problema, per l'assicurato, è quello delle limitazioni delle garanzie, che sono ancora troppe: l'esclusione delle malattie pregresse, delle cure psichiatriche, della chirurgia estetica, di alcune immunodeficienze, delle cure dentarie e di quelle oculistiche non fanno altro che alimentare la diffidenza da parte del consumatore, che è alla ricerca di prestazioni complementari a quelle del servizio sanitario nazionale, ma che garantiscano con chiarezza e semplicità una gamma di prestazioni sufficientemente ampia.
Il problema è meno pesante nelle polizze collettive, contratte dalle aziende per i propri dirigenti e dipendenti o da casse sanitarie privatistiche; queste polizze, in taluni casi e grazie a una popolazione assicurata sufficientemente ampia, ma anche al potere contrattuale di cui godono i contraenti di accordi di notevole consistenza, molto appetibili per le compagnie, riescono a garantire prestazioni escluse dalle polizze individuali.
La soluzione del problema si troverà quando tutti gli attori avranno fatto la loro parte. Il mercato non matura in modo unilaterale e nessuno può aspettarsi che la cultura assicurativa si radichi miracolosamente nel consumatore se non in presenza di un'offerta assicurativa altrettanto matura, corretta e trasparente; a provare che in Italia si è ancora lontani da questa situazione basta il fatto che solo due compagnie offrono una polizza sanitaria a vita intera.
Anche lo Stato dovrebbe fare la sua parte per incentivare lo sviluppo delle polizze sanitarie, semplicemente rendendole interamente deducibili dal reddito ed eliminando l'imposta del 2,5% che grava su ciascuna polizza.
Roberto Pisano
Su oltre 2.500 euro spesi in polizze sanitarie, solo 56 euro vengono pagati dalle assicurazioni
La spesa sanitaria privata in Italia è in progressivo aumento, mentre quella pubblica è ferma ai livelli del 2011. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni, organizzazioni di volontariato, no profit e simili. Nel 2017 gli italiani hanno speso di tasca propria quasi 40 miliardi in prestazioni sanitarie, per sopperire all'insufficienza del Servizio sanitario nazionale; quasi il 25% della spesa complessiva. Dati Eurostat del 2014 rivelano che in Europa fanno peggio di noi la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Lituania, la Bulgaria, ma vi sono cittadini che spendono molto meno, come i francesi (7%), i tedeschi (13%), i britannici (14,8%).
Con l'aumento dell'aspettativa di vita, l'età media cresce rapidamente e la richiesta di prestazioni sanitarie marcia di pari passo. La qualità dei servizi offerti dalle strutture pubbliche è inadeguata, soprattutto per i lunghi tempi di attesa delle prestazioni, ma anche per lo scarso comfort offerto dalla maggior parte delle strutture sanitarie. Inoltre, si deve considerare che il ticket pagato dai cittadini è ormai giunto, per diverse prestazioni, a ridosso degli importi corrispondenti al loro stesso costo. In questi casi, se la differenza di è minima il consumatore spesso preferisce pagare di tasca le prestazioni, ma talvolta è costretto a farsi carico di indagini e consulenze specialistiche molto costose, per evitare di dover attendere settimane o mesi, inseguito dal rischio dell'evoluzione delle patologie e dall'ansia di affrontarle in tempi rapidi.
Gli italiani, dunque, sono grandi consumatori di sanità e, loro malgrado, spesso la pagano di tasca propria. Un'alternativa che sta lentamente diffondendosi è quella del ricorso alle polizze di assicurazione sanitarie. Il settore è in costante sviluppo e l'offerta di polizze è talmente ampia ed articolata da rendere difficile la scelta da parte del cittadino. Oltre al consiglio di rivolgersi a consulenti preparati, scelti fra agenti e broker professionisti, vogliamo fornire alcune informazioni utili ad orientarsi in questo complicato settore.
Le garanzie sanitarie si possono suddividere in quattro tipologie: quelle che prevedono una diaria in caso di ricovero ospedaliero; quelle indennitarie che erogano una somma specifica in caso di intervento chirurgico o malattia; quelle che prevedono il rimborso delle spese sostenute per ricoveri e prestazioni sanitarie; quelle che prevedono direttamente le prestazioni presso centri convenzionati a spese della compagnia.
Quasi tutte le compagnie offrono polizze nelle quali queste garanzie possono anche essere combinate tra loro, per cercare di costruire una copertura il più possibile adeguata alle esigenze dell'assicurato. Un'unica polizza a contraenza individuale può coprire uno o più assicurati, generalmente appartenenti allo stesso nucleo familiare. Le migliori polizze sanitarie hanno validità in tutto il mondo.
Una caratteristica di cui tenere conto è la durata: le polizze sanitarie, in Italia, hanno quasi tutte una scadenza legata a una determinata età dell'assicurato, al superamento della quale la garanzia non sarà più operante. Questa età varia da una compagnia all'altra, ma generalmente è collocata a 75/80 anni. Attualmente solo due compagnie offrono una formula assicurativa a vita intera, impegnandosi a rinnovare la polizza vita natural durante. Sono formule molto più costose di quelle con limiti di età, perché le compagnie devono poter accantonare le maggiori riserve necessarie a far fronte ai costi legati all'invecchiamento degli assicurati e al rischio più alto di ricorso alle prestazioni della polizza.
Non esiste una polizza che può garantire una copertura integrale; pertanto, una parte del rischio graverà sempre sull'assicurato. Le esclusioni sono generalmente elencate in un unico articolo della polizza, la cui lettura è sufficiente a misurare la reale portata delle garanzie. Altre limitazioni meno evidenti possono risultare dalla lettura combinata dei vari articoli del testo della polizza e del glossario che, in genere, è contenuto nella stessa. In questa fase occorre prestare attenzione: le polizze non sono mai dei documenti semplici ed è sempre consigliabile farsi affiancare da un consulente esperto.
Fra le esclusioni più frequenti c'è quella per le malattie pregresse, alcune delle quali possono talvolta essere ricomprese a giudizio della compagnia, la quale potrebbe per questo stabilire degli scoperti o delle limitazioni di massimale. In generale sono esclusi anche i costi legati a patologie di natura psichiatrica, quelli per la medicina estetica, per terapie dietologiche, per le cure dentarie e per la correzione di difetti della vista, nonché quelli relativi a immunodeficienza e AIDS. Nell'ambito degli infortuni, non sono coperti quelli conseguenti alla pratica di sport pericolosi o estremi e di atti di temerarietà e quelli occorsi a seguito di calamità naturale. Tutte le polizze escludono le spese per la lungodegenza per malattie croniche e per la sola assistenza delle persone non autosufficienti.
Roberto Pisano
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L’assicurazione della diaria da ricovero
È la formula forse più semplice di assicurazione malattia, che prevede la corresponsione di una diaria per ciascun giorno di ricovero, purché conseguente a malattia o infortunio, in un istituto di cura legalmente autorizzato. Sono quindi esclusi i ricoveri per accertamenti preventivi dai quali non emerga una patologia. L'importo della diaria è pattuito nella polizza ed il premio è stabilito in proporzione al suo ammontare. Si considera ricovero quello che prevede almeno un pernottamento. Alcune polizze escludono il ricovero di un solo giorno. Spesso è prevista una diaria ridotta per un periodo di convalescenza, la cui durata è stabilita secondo criteri variabili: alcune polizze la prevedono per un periodo pari alla metà dei giorni di ricovero, altre per un periodo equivalente a quello del ricovero. Il numero dei giorni di corresponsione della diaria è limitato e ciascuna compagnia ha un proprio criterio; ci sono polizze che erogano la diaria per un massimo di 30 giorni, altre lo fanno per periodi più lunghi, che possono arrivare anche a un anno.
I ricoveri in regime di day hospital e day surgery sono generalmente compresi, anche se non è raro vederli coperti con una diaria inferiore a quella prevista per il ricovero con pernottamento.
La garanzia della diaria, oltre che nelle polizze che la prevedono specificamente, può essere inserita come garanzia accessoria in altri tipi di polizze malattia; alcune compagnie ne permettono l'inserimento all'interno delle polizze infortuni.
Roberto Pisano
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L’assicurazione indennitaria
Ve ne sono di due tipi: quelle che prevedono la corresponsione di un capitale in caso di invalidità permanente conseguente ad una malattia e quelle che erogano indennizzi prestabiliti in caso di specifiche patologie o di interventi chirurgici.
Le prime assicurano, appunto, l'invalidità permanente da malattia, stabilendo un massimale che sarà interamente erogato solo in caso di invalidità permanente pari al 100%. Per percentuali di invalidità inferiori, l'indennizzo sarà corrisposto in proporzione. Esiste sempre una franchigia molto elevata, nell'ordine del 20-25%. Ciò significa che per le invalidità permanenti di grado inferiore non è previsto alcun indennizzo. È evidente che si tratta di polizze che prevedono prestazioni per patologie di una certa gravità. Il premio di queste polizze è proporzionale al massimale concordato con la compagnia.
Le polizze indennitarie che prevedono la corresponsione di un capitale fisso per specifiche patologie si dividono a loro volta in due gruppi: le polizze grandi interventi chirurgici e quelle che indennizzano una specifica patologia conclamata, a prescindere dal relativo trattamento sanitario. Per le prime esiste una dettagliata lista di interventi chirurgic per ciascuno dei quali è prevista la liquidazione di una somma determinata. Ciò permette di avere a disposizione un capitale che consentirà di scegliere in totale autonomia la struttura sanitaria alla quale rivolgersi, senza che la compagnia entri nel merito di tale scelta.
Oltre che per gli interventi chirurgici, questa formula è prevista, da alcune compagnie, per le malattie oncologiche, all'insorgere delle quali matura il diritto all'indennizzo forfetario. Sono meno diffuse delle polizze "grandi interventi", ma non è difficile reperirle sul mercato. Anche questa garanzia viene spesso offerta come prestazione complementare o sostitutiva all'interno di altre polizze malattia di diverso tipo.
Alcune compagnie offrono delle polizze, generalmente riservate a medici e infermieri, che prevedono l'erogazione di un capitale forfetario in caso di conclamato contagio da HIV e epatite B e C,.
Le polizze indennitarie sono quelle con il minor contenzioso in caso di sinistro, non essendovi altre prestazioni oltre a quelle elencate fra gli interventi e le patologie indennizzabili.
Roberto Pisano
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L’assicurazione del rimborso spese
Come risulta evidente dalla stessa definizione, si tratta di polizze che prevedono un massimale per il rimborso di spese mediche. Forse sono quelle per la scelta delle quali si deve prestare la massima attenzione ai rischi esclusi ed alle limitazioni, perché, al contrario di come può sembrare, non garantiscono il rimborso di tutte le spese sanitarie. Oltre alle esclusioni descritte più sopra, infatti, la garanzia base di questo tipo di polizza è limitata al solo rimborso delle spese per ricovero e cura sostenute in caso di malattia diagnosticata, infortunio o intervento chirurgico.
Le spese sono rimborsate nel limite degli importi previsti per i diversi tipi di garanzia, il che significa che il massimale esposto in polizza vale per la garanzia base - in genere le prestazioni rese in regime di ricovero - mentre per le altre garanzie sono previsti dei sottomassimali.
Quasi tutte le polizze escludono i costi sostenuti per le indagini diagnostiche e visite specialistiche a scopo di prevenzione, ma alcune prevedono l'effettuazione di un check up periodico, generalmente biennale, a scopo preventivo, del quale rimborsano le spese con piccoli massimali, generalmente di qualche centinaio di euro.
Sono escluse le spese sostenute per prestazioni in assenza di ricovero, salvo che per alcune patologie, come quelle oncologiche, alla cura delle quali, spesso, è dedicato uno specifico massimale.
Frequentemente, invece, sono comprese le spese per la riabilitazione, la fisioterapia, ed altre prestazioni strettamente legate al ricovero.
In rari casi questo tipo di polizza copre le spese per le cure dentarie e quelle oculistiche, sebbene con rimborsi parziali.
Roberto Pisano
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L’assicurazione di prestazione sanitaria
In termini di garanzia, queste polizze hanno le medesime caratteristiche di base di quelle per il rimborso delle spese sanitarie, ma con la particolarità di prevedere il pagamento diretto alle strutture convenzionate che le erogano. I vantaggi non sono pochi. Infatti, l'assicurato può scegliere liberamente la struttura sanitaria fra quelle convenzionate, che sono numerose e selezionate, in Italia e, talvolta, all'estero. Inoltre, il massimale per le cure prestate all'interno delle strutture convenzionate è spesso illimitato e possono essere ricomprese in garanzia anche alcune prestazioni altrimenti escluse.
Nel caso in cui l'assicurato preferisca farsi curare presso una struttura non convenzionata di sua fiducia, le prestazioni sono rimborsate nei limiti di un massimale, similmente a quanto accade per le polizze di rimborso spese. Se le cure vengono prestate a carico del Servizio sanitario nazionale, l'assicurato ha generalmente diritto per l'intero ricovero a una diaria forfetaria prestabilita, che raramente è inferiore ai 150 euro al giorno.
Roberto Pisano
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A parte poche eccezioni, questi prodotti hanno una scadenza Il rischio è trovarsi soli da anziani o nel momento del bisogno.Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l'azienda. Le assicurazioni sanitarie private sono cresciute del 9,4% in un anno: nel 74% dei casi si tratta di sottoscrizioni collettive. Quattro compagnie si dividono il 70% del mercato.Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare. Lo Stato investe meno nella salute, ma le famiglie non si fidano ancora abbastanza degli strumenti integrativi. Pesano i costi e le prestazioni non coperte, come le visite psichiatriche e dentistiche. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni.L'assicurazione della diaria da ricovero, quella indennitaria, del rimborso spese e di prestazione sanitaria: caratteristiche, differenze e punti di forza. Lo speciale contiene 8 articoli. Il variegato panorama delle polizze malattia, al primo approccio, potrebbe disorientare per la sua complessità. Benché consapevole di ciò di cui ha bisogno, spesso il consumatore incontra difficoltà nella ricerca delle polizze capaci di rispondere alle sue esigenze. Il termine «polizza malattia», infatti, non riguarda soltanto le polizze che offrono prestazioni integrative o sostitutive di quelle del servizio sanitario nazionale, bensì raggruppa tutte le coperture assicurative che prevedono una prestazione in caso di insorgenza di malattia, come la corresponsione di una diaria in caso di ricovero, la liquidazione di un capitale in caso di invalidità permanente da malattia, il rimborso delle spese sostenute per terapie e interventi chirurgici, il rimborso delle spese sanitarie per accertamenti preventivi, la fornitura di servizi di assistenza domiciliare. Concentriamo l'attenzione su una sola tipologia di polizze - che chiameremo polizza sanitaria - che ha lo scopo di tenere indenne l'assicurato dai costi delle prestazioni sanitarie, rimborsando le relative spese o pagandole direttamente alle strutture convenzionate. Occorre premettere che esistono sostanzialmente tre tipi di garanzia malattia: le garanzie di indennizzo, che prevedono la corresponsione di somme pattuite in caso di insorgenza di determinate patologie o di specifici interventi chirurgici; le garanzie di risarcimento, che prevedono il rimborso delle spese sostenute per prestazioni mediche e ricoveri; e le garanzie di prestazione diretta delle cure e degli interventi chirurgici presso strutture sanitarie convenzionate. La scelta di una polizza non può prescindere dalla sua durata; alcune possono durare per tutta la vita, mentre altre fanno decadere la garanzia al compimento di una determinata età. Scegliere le prime significa avere la certezza di non essere abbandonati al proprio destino proprio nella fase della vita in cui si avrà probabilmente maggior bisogno delle prestazioni sanitarie. Il rovescio della medaglia è che si tratta di polizze costose, nell'ordine delle migliaia di euro. Il premio è più alto rispetto alle altre polizze perché le compagnie possano accantonare nel tempo le riserve di senescenza necessarie a far fronte al maggior rischio al quale sono esposte con il passare degli anni. Abbiamo analizzato le due polizze sanitarie a vita intera oggi presenti sul mercato italiano, offerte da Uniqa assicurazioni e Nobis assicurazioni e ne abbiamo evidenziato le caratteristiche principali nella tabella a fianco. Tuttavia, non è detto che una polizza che prevede limiti di età non offra, seppure solo per una parte della vita, un ampio ventaglio di garanzie. Al contrario, alcune compagnie, proprio perché protette dal rischio della senilità degli assicurati, sostengono l'onere di garanzie che neppure le polizze a vita intera si possono permettere, come il rimborso per le cure odontoiatriche e oculistiche, per esempio. Quali cautele sono consigliabili per acquistare una copertura assicurativa? Innanzitutto, se si cerca una copertura a vita intera occorre considerare le regole per la disdetta da parte della compagnia: anche se nelle condizioni non è indicato un limite di età non significa che la polizza durerà per sempre; le imprese, infatti, se non espressamente previsto, hanno facoltà di disdire il contratto alla sua scadenza, senza indicarne la motivazione. Attenzione ai nomi accattivanti che possono trarre in inganno. Possono poi esservi delle esclusioni ricorrenti, come quella delle spese per la cura di patologie preesistenti, per la chirurgia estetica, per le cure psichiatriche, nonché per l'assistenza a lungodegenti e a persone non autosufficienti, queste ultime coperte invece da specifiche polizze dette long term care. Si sta diffondendo la garanzia del rimborso delle spese per un check up di controllo, generalmente previsto ogni due anni. È una previsione utile anche alla compagnia, che potrà così raccogliere dati sulla salute del cliente, monitorando il rischio e, magari, cogliendo segnali che permettano di correre ai ripari disdettando la polizza prima che sia troppo tardi. Un'insidia nella quale si può incappare è quella degli aumenti imprevedibili del premio, stante la facoltà che diverse compagnie si riservano di rivedere annualmente le tariffe in relazione all'evoluzione del settore sanitario e delle statistiche sull'andamento dei sinistri. Tutte le polizze hanno un periodo di carenza, dopo la data di sottoscrizione, durante il quale le garanzie non saranno operanti. Generalmente si tratta di 100 giorni per le malattie e 270/300 giorni per il parto. Fra le polizze che garantiscono la prestazione sanitaria diretta sono preferibili quelle che hanno una rete di centri convenzionati estesa e di qualità. È importante considerare la congruità dei massimali previsti per ciascuna tipologia di intervento e l'esistenza o meno del rimborso per le indagini diagnostiche pre e post ricovero. L'ampiezza delle garanzie va sempre valutata alla luce delle esclusioni che, nella polizza, sono generalmente elencate in un'unica specifica clausola. Quasi tutte le polizze prevedono la garanzia assistenza, talvolta opzionale. È una garanzia importante che comprende sempre il trasporto sanitario e l'assistenza anche all'estero e, nelle forme più ampie, arriva a garantire il reperimento e l'invio di medicinali, la ricerca di specialisti, la custodia dell'abitazione, l'anticipo di somme in caso di emergenza all'estero e, in genere, servizi che consentono di far fronte alle situazioni di emergenza che possono insorgere in caso di malattia o infortunio. Roberto Pisano<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="niente-soldi-per-il-dottore-le-cure-ora-le-paga-lazienda" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770506227" data-use-pagination="False"> Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l’azienda Sempre più aziende prevedono polizze malattie per i loro dipendenti. Così succede che nel 2017, secondo i dati dell'Ania, l'associazione nazionale delle imprese assicuratrici, il giro d'affari italiano delle polizze malattia sia passato dai 2,47 miliardi di euro del 2016 ai 2,7 del 2017. Una crescita in 12 mesi del 9,4%. A dirlo è il rapporto annuale dell'Ania, la più grande associazione italiana del mondo assicurativo. Certo, parte di questo incremento è dovuto all'aumento dei premi pagati, ma l'Ania spiega che nel 2017 sono stati realizzati 565 milioni di euro di nuove sottoscrizioni. Anche in questo caso la crisi economica degli ultimi anni ci ha messo lo zampino. Una indagine dell'Ania ha rilevato che ben tre italiani su cinque hanno problemi economici e per questo non riuscirebbero a far fronte a spese mediche improvvise, soprattutto se superiori ai 700 euro. Come spiega lo studio il 40,1% delle famiglie ammette di arrivare a fine mese con alcune difficoltà, il 13,3% con molta difficoltà, mentre il 7,9% degli intervistati non ci riesce proprio. Questo porta a un dato significativo: il 16,5% delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista importante, nell'ordine convenzionale di 700 euro. Per questo, la rinuncia a un'eventuale visita medica per ragioni economiche è in aumento dal 34,4% della precedente rilevazione (2013) all'attuale 37,2%. Così, le polizze sanitarie fanno gola ai dipendenti e sono sempre più le realtà che le propongono. Non è un caso se la gran parte del mercato italiano è formato da polizze collettive, quelle cioè che un ente sottoscrive per una moltitudine di persone. Come spiega il rapporto, nel caso delle polizze malattia, le sottoscrizioni collettive rappresentano nel 2017 il 74% del mercato. Il restante 26% è realizzato attraverso la sottoscrizione di polizze individuali. A farla da padrone nel settore sono le polizze che garantiscono il rimborso delle spese mediche: questi prodotti rappresentano il 77% della raccolta premi (2,07 miliardi). Nel 2016 rappresentavano il 76% del mercato (1,87 miliardi). L'aumento in termini di premi è del 10,4%, non poco. Per quanto riguarda le polizze individuali l'Ania stima che i premi contabilizzati siano stati pari a 711 milioni, in aumento dell'11,6% rispetto all'anno precedente. Lo stesso tasso di crescita è stato registrato per le polizze legate al rischio di invalidità permanente, cresciute tra il 2016 e il 2017 da 270 a 299 milioni di euro. Registrano un crollo dell'8,4%, invece, le polizze legate alla diaria, la garanzia tipica delle assicurazioni contro i danni alla persona. Il premio pagato in Italia nel 2016 per questi prodotti era di 168,3 milioni. L'anno scorso ammontava a 154,2 milioni. Hanno registrato un buon aumento anche le polizze long term care, quelle previste in caso di lunghe inabilità. Si tratta di prodotti ancora poco diffusi, ma l'aumento è stato dell'11,7% tra 2016 e 2017, passando da 27,5 a 30,7 milioni di premi pagati. Ma quali sono i gruppi che hanno incassato i premi maggiori con le polizze malattia? A guardare i numeri diffusi da Ania, si tratta di un mercato gestito perlopiù da poche importanti imprese. Su 54 società analizzate dall'associazione italiana, le prime dieci pesano per l'88,09% del settore e le prime quattro per il 70,26%. Nel caso delle prime dieci società del settore, nove hanno registrato tra il 2016 e il 2017 un incremento in termini di incassi. Unipol è di gran lunga il maggiore gruppo del mercato italiano. Da solo rappresenta quasi un quarto di questo campo in Italia (23,37%) e nel 2017 ha incassato premi per 631,1 milioni di euro, in crescita del 7,7%. Il gruppo bolognese batte di poco il Leone di Trieste. Le Generali, medaglia d'argento, rappresentano il 21,28% del settore premi per 575,4 milioni di euro, in crescita del 4,3%. In terza posizione troviamo Rbm assicurazioni salute che vale il 15,9% del mercato italiano con 430,1 milioni di premi, in salita del 21,7%. Si tratta dell'incremento maggiore del settore nel 2017. Nel primo gradino fuori dal podio troviamo il gruppo Allianz che in Italia ha raccolto premi per 262,1 milioni di euro, in aumento del 17,6% rispetto al 2016. Anche in questo caso l'incremento è significativo: + 17,6%. Se dunque quattro società valgono il 70% del settore, le altre 50 si spartiscono circa il restante 30%. In quinta posizione il rapporto annuale dell'Ania segnala la prima azienda che arretra nel settore delle polizze malattia. Si tratta di Reale mutua. Il gruppo ha perso tra il 2016 e il 2017 il 3,5% dei premi, incassando un valore di 138,7 milioni di euro. Reale mutua vale il 5,13% del mercato italiano. Dopodiché, al sesto posto ci sono Axa (3,51% del settore con 94,8 milioni di premi e una crescita dell'8,8%), Intesa Sanpaolo vita (3,25%, 87,7 milioni, +8,6%), Cattolica assicurazioni (2,78%, 75 milioni, +20,8%), Zurich insurance (1,67%, 45,2 milioni, +0,7%) e Aviva (1,5%, 40,6 milioni, + 10,5%). Quelle delle polizze malattia, dunque, è un affare in piena crescita, ma chi vorrà affacciarvisi avrà grandi difficoltà: i nuovi attori non saranno molto graditi in un mercato gestito per tre quarti da quattro gruppi assicurativi. Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="clausole-oscure-e-troppe-esclusioni-impediscono-al-settore-di-decollare" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770506227" data-use-pagination="False"> Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare Le polizze malattia sono l'oggetto del desiderio di molte famiglie italiane. La vita media cresce e la necessità di curarsi adeguatamente per periodi più lunghi sale con essa. Già nel 2011 si rilevava che i consumi sanitari di un settantenne sono addirittura il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne il triplo (dati della fondazione Ania). Ma anche a prescindere dall'età che avanza, è noto che la qualità dei servizi sanitari pubblici è generalmente insufficiente, con tempi di attesa elevati - a volte insostenibili - per visite specialistiche e prestazioni ospedaliere. La gamma delle prestazioni della sanità pubblica, inoltre, continua a escluderne alcune ormai affermate, come la medicina alternativa, il ricorso alla quale è considerato ormai normale. Nonostante la crescita dei consumi sanitari, la spesa per la salute pubblica è ferma ai livelli del 2011, mentre la spesa privata, sostenuta direttamente dalle famiglie, è invece in costante aumento. Eppure la diffusione delle polizze sanitarie individuali è ancora limitata. Che ciò sia da addebitare ai costi elevati delle polizze o al fatto che la cultura assicurativa in Italia ancora fatica ad affermarsi, se escludiamo il fenomeno delle polizze collettive, che sono da tempo in crescita, il mercato di quelle individuali si sviluppa molto lentamente. Secondo un'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie, nel 2016 quelle con almeno una polizza sanitaria erano appena il 6,9% (1,4 milioni), contro il 3,3% del 2012. È vero che negli ultimi tre anni il ramo malattia è cresciuto a ritmi superiori al 9% all'anno, secondo dati forniti dall'Ania, ma i numeri sono ancora molto contenuti, soprattutto per le polizze individuali. Tuttavia, gli italiani spendono grosse cifre per supplire alle inefficienze del servizio sanitario nazionale e garantirsi prestazioni adeguate. Il monitoraggio promosso dalla fondazione Ania nell'ambito di un progetto sulla diffusione della cultura della prevenzione sanitaria e di sensibilizzazione alla sanità integrativa, ha rivelato che «oltre tre italiani su quattro hanno dovuto affrontare spese sanitarie di “tasca propria" per l'acquisto di servizi e prestazioni mediche, per una spesa complessiva di quasi 40 miliardi di euro, dei quali solo 5,8 miliardi coperti da forme sanitarie integrative». L'indagine Istat sulle spese per consumi delle famiglie nel 2017 ha accertato che la spesa media per famiglia per la salute e i servizi sanitari privati è di circa 122 euro al mese, in crescita dell'8%. Sono cifre sufficienti a garantire la copertura di buona parte delle esigenze attraverso una polizza sanitaria di base, stando ai costi medi, naturalmente escludendo quelle a vita intera, assai più costose. Anche le compagnie non hanno di che lamentarsi, perché con i suoi quasi 2,7 miliardi di euro di premi il ramo malattia ha realizzato un saldo tecnico attivo di 121 milioni di euro nel 2017 e di 118 milioni nel 2016. Pur esistendo tutti i presupposti per lo sviluppo di questo importante settore, qualcosa impedisce il decollo del mercato malattia. Probabilmente influisce il fatto che le polizze di un certo spessore hanno prezzi tutt'altro che popolari. Non secondaria è la difficoltà del consumatore a comprendere i testi delle condizioni di assicurazione, spesso complicati e prolissi, sebbene qualche compagnia abbia iniziato a mettere sul mercato polizze più semplici, ma non per questo meno valide. Altro problema, per l'assicurato, è quello delle limitazioni delle garanzie, che sono ancora troppe: l'esclusione delle malattie pregresse, delle cure psichiatriche, della chirurgia estetica, di alcune immunodeficienze, delle cure dentarie e di quelle oculistiche non fanno altro che alimentare la diffidenza da parte del consumatore, che è alla ricerca di prestazioni complementari a quelle del servizio sanitario nazionale, ma che garantiscano con chiarezza e semplicità una gamma di prestazioni sufficientemente ampia. Il problema è meno pesante nelle polizze collettive, contratte dalle aziende per i propri dirigenti e dipendenti o da casse sanitarie privatistiche; queste polizze, in taluni casi e grazie a una popolazione assicurata sufficientemente ampia, ma anche al potere contrattuale di cui godono i contraenti di accordi di notevole consistenza, molto appetibili per le compagnie, riescono a garantire prestazioni escluse dalle polizze individuali. La soluzione del problema si troverà quando tutti gli attori avranno fatto la loro parte. Il mercato non matura in modo unilaterale e nessuno può aspettarsi che la cultura assicurativa si radichi miracolosamente nel consumatore se non in presenza di un'offerta assicurativa altrettanto matura, corretta e trasparente; a provare che in Italia si è ancora lontani da questa situazione basta il fatto che solo due compagnie offrono una polizza sanitaria a vita intera. Anche lo Stato dovrebbe fare la sua parte per incentivare lo sviluppo delle polizze sanitarie, semplicemente rendendole interamente deducibili dal reddito ed eliminando l'imposta del 2,5% che grava su ciascuna polizza. Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="su-oltre-2-500-euro-spesi-in-polizze-sanitarie-solo-56-euro-vengono-pagati-dalle-assicurazioni" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770506227" data-use-pagination="False"> Su oltre 2.500 euro spesi in polizze sanitarie, solo 56 euro vengono pagati dalle assicurazioni La spesa sanitaria privata in Italia è in progressivo aumento, mentre quella pubblica è ferma ai livelli del 2011. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni, organizzazioni di volontariato, no profit e simili. Nel 2017 gli italiani hanno speso di tasca propria quasi 40 miliardi in prestazioni sanitarie, per sopperire all'insufficienza del Servizio sanitario nazionale; quasi il 25% della spesa complessiva. Dati Eurostat del 2014 rivelano che in Europa fanno peggio di noi la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Lituania, la Bulgaria, ma vi sono cittadini che spendono molto meno, come i francesi (7%), i tedeschi (13%), i britannici (14,8%).Con l'aumento dell'aspettativa di vita, l'età media cresce rapidamente e la richiesta di prestazioni sanitarie marcia di pari passo. La qualità dei servizi offerti dalle strutture pubbliche è inadeguata, soprattutto per i lunghi tempi di attesa delle prestazioni, ma anche per lo scarso comfort offerto dalla maggior parte delle strutture sanitarie. Inoltre, si deve considerare che il ticket pagato dai cittadini è ormai giunto, per diverse prestazioni, a ridosso degli importi corrispondenti al loro stesso costo. In questi casi, se la differenza di è minima il consumatore spesso preferisce pagare di tasca le prestazioni, ma talvolta è costretto a farsi carico di indagini e consulenze specialistiche molto costose, per evitare di dover attendere settimane o mesi, inseguito dal rischio dell'evoluzione delle patologie e dall'ansia di affrontarle in tempi rapidi.Gli italiani, dunque, sono grandi consumatori di sanità e, loro malgrado, spesso la pagano di tasca propria. Un'alternativa che sta lentamente diffondendosi è quella del ricorso alle polizze di assicurazione sanitarie. Il settore è in costante sviluppo e l'offerta di polizze è talmente ampia ed articolata da rendere difficile la scelta da parte del cittadino. Oltre al consiglio di rivolgersi a consulenti preparati, scelti fra agenti e broker professionisti, vogliamo fornire alcune informazioni utili ad orientarsi in questo complicato settore.Le garanzie sanitarie si possono suddividere in quattro tipologie: quelle che prevedono una diaria in caso di ricovero ospedaliero; quelle indennitarie che erogano una somma specifica in caso di intervento chirurgico o malattia; quelle che prevedono il rimborso delle spese sostenute per ricoveri e prestazioni sanitarie; quelle che prevedono direttamente le prestazioni presso centri convenzionati a spese della compagnia.Quasi tutte le compagnie offrono polizze nelle quali queste garanzie possono anche essere combinate tra loro, per cercare di costruire una copertura il più possibile adeguata alle esigenze dell'assicurato. Un'unica polizza a contraenza individuale può coprire uno o più assicurati, generalmente appartenenti allo stesso nucleo familiare. Le migliori polizze sanitarie hanno validità in tutto il mondo.Una caratteristica di cui tenere conto è la durata: le polizze sanitarie, in Italia, hanno quasi tutte una scadenza legata a una determinata età dell'assicurato, al superamento della quale la garanzia non sarà più operante. Questa età varia da una compagnia all'altra, ma generalmente è collocata a 75/80 anni. Attualmente solo due compagnie offrono una formula assicurativa a vita intera, impegnandosi a rinnovare la polizza vita natural durante. Sono formule molto più costose di quelle con limiti di età, perché le compagnie devono poter accantonare le maggiori riserve necessarie a far fronte ai costi legati all'invecchiamento degli assicurati e al rischio più alto di ricorso alle prestazioni della polizza.Non esiste una polizza che può garantire una copertura integrale; pertanto, una parte del rischio graverà sempre sull'assicurato. Le esclusioni sono generalmente elencate in un unico articolo della polizza, la cui lettura è sufficiente a misurare la reale portata delle garanzie. Altre limitazioni meno evidenti possono risultare dalla lettura combinata dei vari articoli del testo della polizza e del glossario che, in genere, è contenuto nella stessa. In questa fase occorre prestare attenzione: le polizze non sono mai dei documenti semplici ed è sempre consigliabile farsi affiancare da un consulente esperto.Fra le esclusioni più frequenti c'è quella per le malattie pregresse, alcune delle quali possono talvolta essere ricomprese a giudizio della compagnia, la quale potrebbe per questo stabilire degli scoperti o delle limitazioni di massimale. In generale sono esclusi anche i costi legati a patologie di natura psichiatrica, quelli per la medicina estetica, per terapie dietologiche, per le cure dentarie e per la correzione di difetti della vista, nonché quelli relativi a immunodeficienza e AIDS. Nell'ambito degli infortuni, non sono coperti quelli conseguenti alla pratica di sport pericolosi o estremi e di atti di temerarietà e quelli occorsi a seguito di calamità naturale. Tutte le polizze escludono le spese per la lungodegenza per malattie croniche e per la sola assistenza delle persone non autosufficienti.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-della-diaria-da-ricovero" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770506227" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione della diaria da ricovero È la formula forse più semplice di assicurazione malattia, che prevede la corresponsione di una diaria per ciascun giorno di ricovero, purché conseguente a malattia o infortunio, in un istituto di cura legalmente autorizzato. Sono quindi esclusi i ricoveri per accertamenti preventivi dai quali non emerga una patologia. L'importo della diaria è pattuito nella polizza ed il premio è stabilito in proporzione al suo ammontare. Si considera ricovero quello che prevede almeno un pernottamento. Alcune polizze escludono il ricovero di un solo giorno. Spesso è prevista una diaria ridotta per un periodo di convalescenza, la cui durata è stabilita secondo criteri variabili: alcune polizze la prevedono per un periodo pari alla metà dei giorni di ricovero, altre per un periodo equivalente a quello del ricovero. Il numero dei giorni di corresponsione della diaria è limitato e ciascuna compagnia ha un proprio criterio; ci sono polizze che erogano la diaria per un massimo di 30 giorni, altre lo fanno per periodi più lunghi, che possono arrivare anche a un anno. I ricoveri in regime di day hospital e day surgery sono generalmente compresi, anche se non è raro vederli coperti con una diaria inferiore a quella prevista per il ricovero con pernottamento. La garanzia della diaria, oltre che nelle polizze che la prevedono specificamente, può essere inserita come garanzia accessoria in altri tipi di polizze malattia; alcune compagnie ne permettono l'inserimento all'interno delle polizze infortuni.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-indennitaria" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770506227" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione indennitaria Ve ne sono di due tipi: quelle che prevedono la corresponsione di un capitale in caso di invalidità permanente conseguente ad una malattia e quelle che erogano indennizzi prestabiliti in caso di specifiche patologie o di interventi chirurgici.Le prime assicurano, appunto, l'invalidità permanente da malattia, stabilendo un massimale che sarà interamente erogato solo in caso di invalidità permanente pari al 100%. Per percentuali di invalidità inferiori, l'indennizzo sarà corrisposto in proporzione. Esiste sempre una franchigia molto elevata, nell'ordine del 20-25%. Ciò significa che per le invalidità permanenti di grado inferiore non è previsto alcun indennizzo. È evidente che si tratta di polizze che prevedono prestazioni per patologie di una certa gravità. Il premio di queste polizze è proporzionale al massimale concordato con la compagnia.Le polizze indennitarie che prevedono la corresponsione di un capitale fisso per specifiche patologie si dividono a loro volta in due gruppi: le polizze grandi interventi chirurgici e quelle che indennizzano una specifica patologia conclamata, a prescindere dal relativo trattamento sanitario. Per le prime esiste una dettagliata lista di interventi chirurgic per ciascuno dei quali è prevista la liquidazione di una somma determinata. Ciò permette di avere a disposizione un capitale che consentirà di scegliere in totale autonomia la struttura sanitaria alla quale rivolgersi, senza che la compagnia entri nel merito di tale scelta.Oltre che per gli interventi chirurgici, questa formula è prevista, da alcune compagnie, per le malattie oncologiche, all'insorgere delle quali matura il diritto all'indennizzo forfetario. Sono meno diffuse delle polizze "grandi interventi", ma non è difficile reperirle sul mercato. Anche questa garanzia viene spesso offerta come prestazione complementare o sostitutiva all'interno di altre polizze malattia di diverso tipo.Alcune compagnie offrono delle polizze, generalmente riservate a medici e infermieri, che prevedono l'erogazione di un capitale forfetario in caso di conclamato contagio da HIV e epatite B e C,.Le polizze indennitarie sono quelle con il minor contenzioso in caso di sinistro, non essendovi altre prestazioni oltre a quelle elencate fra gli interventi e le patologie indennizzabili.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-del-rimborso-spese" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770506227" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione del rimborso spese Come risulta evidente dalla stessa definizione, si tratta di polizze che prevedono un massimale per il rimborso di spese mediche. Forse sono quelle per la scelta delle quali si deve prestare la massima attenzione ai rischi esclusi ed alle limitazioni, perché, al contrario di come può sembrare, non garantiscono il rimborso di tutte le spese sanitarie. Oltre alle esclusioni descritte più sopra, infatti, la garanzia base di questo tipo di polizza è limitata al solo rimborso delle spese per ricovero e cura sostenute in caso di malattia diagnosticata, infortunio o intervento chirurgico. Le spese sono rimborsate nel limite degli importi previsti per i diversi tipi di garanzia, il che significa che il massimale esposto in polizza vale per la garanzia base - in genere le prestazioni rese in regime di ricovero - mentre per le altre garanzie sono previsti dei sottomassimali.Quasi tutte le polizze escludono i costi sostenuti per le indagini diagnostiche e visite specialistiche a scopo di prevenzione, ma alcune prevedono l'effettuazione di un check up periodico, generalmente biennale, a scopo preventivo, del quale rimborsano le spese con piccoli massimali, generalmente di qualche centinaio di euro.Sono escluse le spese sostenute per prestazioni in assenza di ricovero, salvo che per alcune patologie, come quelle oncologiche, alla cura delle quali, spesso, è dedicato uno specifico massimale.Frequentemente, invece, sono comprese le spese per la riabilitazione, la fisioterapia, ed altre prestazioni strettamente legate al ricovero. In rari casi questo tipo di polizza copre le spese per le cure dentarie e quelle oculistiche, sebbene con rimborsi parziali.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-di-prestazione-sanitaria" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770506227" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione di prestazione sanitaria In termini di garanzia, queste polizze hanno le medesime caratteristiche di base di quelle per il rimborso delle spese sanitarie, ma con la particolarità di prevedere il pagamento diretto alle strutture convenzionate che le erogano. I vantaggi non sono pochi. Infatti, l'assicurato può scegliere liberamente la struttura sanitaria fra quelle convenzionate, che sono numerose e selezionate, in Italia e, talvolta, all'estero. Inoltre, il massimale per le cure prestate all'interno delle strutture convenzionate è spesso illimitato e possono essere ricomprese in garanzia anche alcune prestazioni altrimenti escluse.Nel caso in cui l'assicurato preferisca farsi curare presso una struttura non convenzionata di sua fiducia, le prestazioni sono rimborsate nei limiti di un massimale, similmente a quanto accade per le polizze di rimborso spese. Se le cure vengono prestate a carico del Servizio sanitario nazionale, l'assicurato ha generalmente diritto per l'intero ricovero a una diaria forfetaria prestabilita, che raramente è inferiore ai 150 euro al giorno.Roberto Pisano
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Verdura antica e di poco costo («tre palanche al mazz»), il ramolaccio un tempo era assai più diffuso. Poi, come accade ai poveri in un Paese diventato ricco, il ramolaccio è finito ai margini della società orticola che mira più ai consumi nei supermercati che al bene prezioso della biodiversità.
Originario dell’Est dell’Europa, conosciuto già da Egizi, Greci e Romani che lo apprezzavano per le notevoli proprietà salutari, il ramolaccio invernale, Raphanus sativus, è un ravanello superdotato, di colore nero. Ci sono diverse varietà di Raphanus, differenti tra loro per forma, colore e sapore: piccole, grandi, giganti, allungate, tonde, a candela, rosse, gialle, nere. A noi, qui, interessa il niger, nero, bello grassoccio, rotondo come l’«O» di Giotto, ma con il codino. È molto bello da vedere. Anche se è un ortaggio piuttosto sconosciuto e poco coltivato, capita ancora di adocchiarlo sui banchi del mercato cittadino o in uno dei vari mercatini della terra o in un negozio di ortofrutta il cui proprietario sia particolarmente sensibile alla biodiversità. Quando, pulito dalla terra e ben lavato, si taglia a fette, il forte contrasto che oppone la scorza corvina dalla polpa candida è uno spettacolo. Notte e giorno. Neve e carbone. Corpo scuro, anima candida.
Il ramolaccio invernale è decisamente piccante e questo, presso il consumatore italiano, non depone purtroppo a suo favore. Ma è un ortaggio che fa un monte di bene e si presta a molti usi in cucina: tagliato a striscioline o a fettine sottili in carpaccio o abbinato ad altre verdure crude; cucinato come i crauti; adoperato come ingrediente per salse piccanti; conservato sotto aceto. È utilizzato anche per zuppe e pare impossibile come una radice così acre, così spicy, riesca a trasformarsi in deliziosa e morbida vellutata.
Nella civiltà contadina era famoso come rimedio naturale antitosse e antinfiammatorio per le vie respiratorie. Qualche nonna avanti con gli anni lo consiglia ancora. E non solo lei, come vedremo più sotto. Una ricetta popolare suggerisce di scavare la rapa, farcirla di zucchero o miele e lasciarla riposare per 24 ore: si ottiene così uno sciroppo naturale espettorante. Il ramolaccio invernale è noto anche per la sua capacità di drenare le tossine e stimolare la produzione di bile, migliorando la digestione dei grassi. Per questo la tradizione popolare consiglia di consumarlo dopo pasti abbondanti. Il consiglio vale anche per chi eccede con il vino. Il medico di Alessandro Magno, il pitagorico Androcide, ne consigliava l’uso al suo poco docile paziente, grande condottiero e grande bevitore, per evitare le conseguenze dannose dell’uso eccessivo del «sangue della terra». Pare che l’antico medico vissuto a cavallo tra il quarto e il terzo secolo avanti Cristo, si basasse sull’osservazione che la vite si ritraeva o non fruttava bene se piantata accanto alle coltivazioni di rafani. È Plinio il Vecchio che ci racconta l’episodio. Il suggerimento di Androcide deve funzionare se dopo 2.000 e passa anni è arrivato fino alla soglia dei nostri giorni, fino all’altroieri. Nelle osterie dei nostri nonni era facile trovare una terrina di rapanelli sul bancone di mescita come rimedio popolare contro gli effetti dell’eccesso di vino. L’usanza si basava, appunto, sull’antica convinzione che i rapanelli, grazie alle loro proprietà rinfrescanti e depurative, potessero aiutare a mitigare i postumi di una sbornia o comunque favorire il benessere dopo aver tracannato parecchio.
Oltre alle proprietà medicinali, i Romani apprezzavano le qualità alimentari del ramolaccio invernale: lo dimostrano gli scritti di Columella e dello stesso Plinio, ma anche i moderni studi storici sulle risorse alimentari delle popolazioni vesuviane compiuti, tra gli altri, da Annamaria Ciarallo, compianta archeologa e botanica, autrice di numerosi libri sul «verde» pompeiano mediante la ricostruzione degli horti in base ai calchi delle radici.
Pare che i Romani facessero anche un terribile uso improprio - almeno quando Roma viveva tempi più casti e castigati moralmente - del ramolaccio. Una legge non scritta, ma crudelmente applicata, permetteva al marito tradito, in caso di flagrante adulterio, di sodomizzare con la radice piccante di un raphanus (la storia non ne specifica la varietà, ma sicuramente non era un rapanello) l’amante della moglie colto in fallo.
Durante il Medioevo il raphanus, probabilmente per la sua piccantezza, era considerato simbolo della lite. Aveva, quindi, valore negativo ma si poteva neutralizzarlo e consumare benissimo l’ortaggio purché, prima di mangiarlo, lo si benedicesse.
Come detto, il ramolaccio invernale ha stretti legami di parentela con il ravanello (Raphanus Sativus): appartengono entrambi alla famiglia delle Brassicaceae. Il niger rispetto al cuginetto rosso ha foglie e radici molto più grandi e resiste bene al freddo. L’apparato fogliare può raggiungere i 30 cm di altezza; la radice può arrivare anche al mezzo chilo. Ci sono diversi tipi di ramolaccio invernale nero: rotondi, conici e allungati a cilindro, di grosso o medio calibro.
Per la buona presenza di vitamine e la lunga conservabilità, veniva stivato in botti sulle navi per combattere lo scorbuto, terribile malattia che affliggeva i marinai causata dalla prolungata carenza di vitamina C. A confermare i rimedi della nonna a base di ramolaccio, ci sono le attestazioni degli studiosi moderni: il raphanus stimola l’appetito, la tonicità dell’apparato respiratorio e l’attivazione delle cellule epatiche; è diuretico, antiallergico. Il ravanello nero, in particolare, è utile nel curare bronchiti, tosse convulsa, reumatismi, malattie dell’apparato genito-urinario e coliche epatiche. A quanto pare fa bene anche ai giovani che patiscono la stanchezza. Mangiare ramolacci sotto esami o nei periodi di stress scolastico o di cambio di stagione, aiuta l’organismo a tener duro. A ulteriore conferma delle virtù salutari del ramolaccio nero c’è anche un modo di dire lituano che corrisponde al nostro «sano come un pesce». Nel Paese baltico, per descrivere lo stato di ottima salute di un individuo, dicono: «È sano come un ravanello nero».
Concludiamo suggerendo il più semplice dei modi di mangiare il Raphanus sativus niger: la sua preparazione al carpaccio. Per due persone basteranno due ramolacci invernali neri di media grossezza. Dopo averli lavati - se si vuole togliere un po’ di piccantezza basta lavarli ancora sotto acqua corrente - e sbucciati (volendo si può tenere anche la buccia nera, che fa un bell’effetto, ma in questo caso si deve strofinare ben bene il rafano per togliere tutta la terra), si affettano a rondelle sottili e si stendono su un piatto di portata. A questo punto si usa il sale q.b. sul carpaccio in modo che faccia perdere all’ortaggio acqua e piccantezza. Buttata l’acqua in eccesso e benedetto il ramolaccio con una emulsione di olio d’oliva extravergine buono (due terzi), aceto balsamico (un terzo), senape e un pizzichino di pepe, il carpaccio è pronto. È un buon abbinamento per i piatti di carne.
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Ovs
Sotto la sua guida, Ovs ha superato la logica della semplice insegna per evolversi in una piattaforma di marche, capace di coniugare accessibilità, qualità e identità. Una svolta costruita nel tempo, investendo su persone, stile, organizzazione e innovazione operativa, senza mai perdere di vista la sostenibilità economica per valorizzare ogni brand del gruppo, da Upim a Croff, da Stefanel a Goldenpoint. In un settore attraversato da forti discontinuità, Beraldo ha dimostrato che la crescita non è il frutto di scorciatoie, ma di una gestione coerente e di lungo periodo. È da questa traiettoria che prende le mosse questa chiacchierata con La Verità, in cui l’amministratore delegato racconta i risultati, le scelte e le priorità future di un gruppo che continua a crescere controcorrente.
In un mercato definito ancora debole, Ovs ha chiuso il 2025 con vendite in crescita del 7% e un Ebitda atteso a +11%. Che cosa vi ha permesso di fare meglio del mercato?
«Negli ultimi anni abbiamo lavorato per trasformare Ovs da semplice insegna a piattaforma di marche. Oggi il cliente non entra solo per cercare un prezzo o un prodotto funzionale, ma perché si riconosce in un’identità: Piombo, Les Copains, Altavia, B.Angel sono trattate come vere marche, con uno stile, una comunicazione e una relazione emotiva con il consumatore. A questo si aggiunge un forte lavoro sul prodotto: qualità dei materiali, attenzione ai fit, chiarezza di assortimento. È questa combinazione che ci consente di crescere più del mercato».
Tutte le insegne crescono anche nel perimetro like-for-like. È un segnale strutturale?
«In Italia il mercato non offre spinte strutturali: la crescita è il risultato di scelte molto mirate. Se cresciamo trimestre dopo trimestre è perché la progettualità messa in campo viene premiata dai clienti. Non è un automatismo, è una conquista continua».
Donna e Beauty sono indicati come i segmenti più dinamici. Perché?
«Nel womenswear cresciamo perché siamo migliorati molto rispetto al passato. Il mercato donna è fermo, ma è grande, e stiamo guadagnando quote grazie al rafforzamento del prodotto e del team stile. Nel beauty, invece, cresciamo anche perché il mercato è strutturalmente in espansione, trainato dalla skincare, e intercetta una domanda legata alla cura di sé. Ovs è diventata una destinazione riconosciuta anche per questa categoria».
Ci sono segmenti più in difficoltà?
«Se il segmento «donna» cresce leggermente e quello «uomo» rimane stabile, la fascia «kids» è in calo. La nostra risposta è duplice: da un lato riduciamo la dipendenza dal bambino grazie alla crescita della donna; dall’altro difendiamo il kidswear puntando sulla qualità, soprattutto nel neonato, dove cresciamo nonostante il mercato in contrazione».
L’apertura del primo negozio diretto in India ha dato segnali molto positivi. È l’inizio di una strategia più ampia?
«Sì. Dopo un primo tentativo in joint venture, abbiamo deciso di investire direttamente creando una filiale e un team locale. Il primo negozio sta performando molto bene e abbiamo già acquisito la location per il secondo, a Mumbai. I primi mesi confermano che l’India è pronta per un progetto strategico di Ovs».
L’Ebitda cresce nonostante l’inflazione sui costi. Quanto conta l’efficienza operativa?
«È fondamentale, ma non può sostituire il valore del prodotto. L’efficienza è una leva, ma la crescita nasce dalla capacità di offrire qualità, design e identità di marca a prezzi accessibili».
La generazione di cassa è aumentata di oltre il 20%. Come la utilizzerete?
«In modo equilibrato: investimenti, remunerazione degli azionisti e rafforzamento della struttura finanziaria. La solidità raggiunta ci consente di sostenere lo sviluppo e riconoscere il valore creato».
Parlate di innovazione digitale nelle operations. Qual è il progetto chiave?
«Non esiste un singolo progetto, ma molti interventi diffusi: logistica, previsione della domanda, distribuzione in-season e post-distribuzione. Grazie ad algoritmi avanzati possiamo riallocare i prodotti in tempo reale tra i negozi, migliorando l’efficienza e riducendo gli sprechi».
Quanto sono centrali dati e Intelligenza artificiale?
«Sono centrali soprattutto nella gestione delle scorte. L’Ia applicata ai dati ci consente di capire perché un prodotto funziona in un punto vendita e non in un altro e di intervenire in modo sempre più mirato. È utilizzata anche nei contenuti, nelle immagini e nella personalizzazione dell’esperienza cliente».
Quanto incide il fattore cambio, in particolare il dollaro?
«Molto. Chi opera nel segmento dei prezzi accessibili ed è attento alla qualità deve produrre fuori dai mercati maturi. Gran parte degli acquisti è denominata in dollari, quindi il cambio incide direttamente su costi e competitività».
Goldenpoint cresce del 10% nei primi sette mesi di consolidamento. Che ruolo avrà?
«Goldenpoint è uno dei pilastri della crescita futura. È un marchio noto, con buone posizioni retail e poca concorrenza strutturata. Siamo intervenuti sul ringiovanimento del prodotto, soprattutto in intimo e leggings, abbiamo visto una risposta immediata del mercato. Dove il prodotto è stato rinnovato, la crescita è stata evidente. Il lavoro continuerà».
Guardando al 2026, una sola priorità strategica?
«Crescita, redditività e rafforzamento del posizionamento di lungo periodo. Sono obiettivi interconnessi, non alternativi».
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I risultati dell’ultima semestrale registrano ricavi per 74,3 miliardi di euro e perdite nette per 2,3 miliardi. L’utile operativo adjusted è stato di 500 milioni, il cash flow delle attività industriali è andato in negativo per 2,3 miliardi, mentre le consegne sono scese del 6% rispetto al medesimo periodo del 2024. Non è che le aspettative fossero molto migliori, ma Stellantis ha spiegato che anche per il 2026 sospenderà le previsioni, oltre a sospendere i dividendi. Qui gli analisti si aspettavano una cedola simbolica, ma non lo zero assoluto.
Il gruppo guidato da Antonio Filosa ha voluto fare pulizia e ha deciso di mettere a bilancio 22,5 miliardi di oneri di ristrutturazione. Di questi, ben 14 sono per rimettersi in carreggiata negli Stati Uniti, dove la dottrina Trump, che ha tolto gli incentivi all’elettrico e penalizza le delocalizzazioni dei colossi dell’auto, ha già portato Ford e Gm a «riconvertirsi» alle benzine e a riportare in patria le produzioni spostate in Messico e in Canada. Negli Stati Uniti, primo mercato di sbocco del gruppo, le consegne di Stellantis sono scese del 25% su base annua. Mentre in Europa, c’è stato un calo un calo del 6%, spiegato con problemi nella transizione dei vari modelli. Vanno bene, invece, i mercati di Medio Oriente e Africa (+30% entrambi) e il Sud America, che cresce del 20%.
Filosa però vede una ripresa del mercato, con le consegne cresciute del 9% nel terzo trimestre del 2025 e il portafoglio ordini Usa in forte ripresa (+150% nel 2025 sul 2024). Del resto Stellantis ha investito 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti, proprio per adattarsi alle politiche di Donald Trump, e altri 10 miliardi in Europa, dove nell’ultimo anno ha lanciato dieci modelli nuovi.
Sono numeri che sembrano confermare la strategia per la quale è stato scelto, a metà dello scorso anno, un manager come Filosa: focalizzarsi sugli Usa e tenere le posizioni in Europa, ma chiarendo ai governi e a Bruxelles che, senza incentivi e regole certe, salta tutto. Il manager è stato esplicito anche ieri: «La principale differenza tra il mercato americano e quello europeo sta proprio nella regolamentazione. Noi continueremo a investire in Ue, ma potremmo fare di più ed è difficile, perché le regole imposte non sono chiare e penalizzano le case europee». Case europee, va ricordato, che però si sono già ampiamente tutelate con il ricorso a Pechino. I tedeschi di Audi, Volkswagen e Mercedes montano già componenti cinesi e Vw andrà in Cina a costruire auto, mentre chiude stabilimenti in Germania. Quanto a Stellantis, ha varato una joint venture con i cinesi di Leapmotor, che stanno invadendo il mercato italiano usando la rete vendite ex Fiat e con modelli clamorosamente simili (ma elettrici).
Filosa ha anche puntato il dito su «criticità pregresse» e su una «sovrastima del ritmo della transizione ecologica». E ha spiegato che in passato, «abbiamo tagliato costi in maniera eccessiva, licenziando ad esempio molti ingegneri che invece ci aiutano a sviluppare prodotti innovativi». Tanto che lui ha fatto subito assumere 2.000 ingegneri, ovviamente in gran parte negli Stati Uniti. Al netto della normale enfasi sugli errori dei predecessori, va ricordato che Tavares ha lasciato la guida di Stellantis il 3 dicembre 2024 con una liquidazione di quasi 80 milioni di euro e dopo aver riempito la famiglia Agnelli-Elkann di dividendi. Da allora il gruppo è stato gestito dal presidente John Elkann, che poi ha nominato Filosa il 28 maggio 2025. Elkann, che attraverso Exor controlla il 14% di Stellantis, oggi deve accettare una cura da cavallo che richiede un grosso sforzo negli Stati Uniti. Lo fa dopo aver puntato tutto su Trump, dal quale è andato in visita lo scorso primo aprile. Ora lo scherzetto anti elettrico del presidente Usa costa a Stellantis 14 miliardi negli Usa, il tutto dopo che negli anni scorsi la stessa Stellantis era stata tra le case automobilistiche più favorevoli alla transizione ecologica. Dalla nascita di Stellantis (2021) a oggi, Exor ha incassato cedole per oltre 2 miliardi, mentre nei quattro anni di Tavares (2021-2024) sono stati prodotti 55 miliardi di utili e distribuiti in totale 14 miliardi di dividendi. Per Exor (ieri -2,3% ad Amsterdam), questa semestrale è una brutta notizia, anche se molto meno di un tempo. A fine settembre, con il titolo poco sopra gli 8 euro, il valore netto di Stellantis era di 3,8 miliardi e pesava per il 10% sugli asset totali dei Exor. Oggi, con l’azione scesa a 6,2 euro, la capitalizzazione di mercato è sprofondata a 18,1 miliardi e si è dimezzata in un solo anno. Servirebbe forse un aumento di capitale, per Stellantis, ma per ora si è optato per un bond da 5 miliardi, perché i grandi soci non si vogliono diluirsi. Anche questo non deve essere piaciuto molto, in Borsa. Intanto, sembra avverarsi sempre più la profezia consegnata a Ferragosto a un settimanale portoghese da Tavares: «Alla fine l’auto la faranno solo gli Usa e la Cina». Dimenticò di dire che gli ha dato una bella mano.
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Il consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva 2023/970 del Parlamento europeo e del consiglio del 10 maggio 2023, sulla trasparenza salariale che mira a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, tramite la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione.
Secondo il ministro del Lavoro, Marina Calderone, il provvedimento «rafforza gli strumenti per rendere effettiva la parità salariale. Il testo potrà arricchirsi nel passaggio parlamentare e gli ulteriori confronti con le parti sociali, perché la valorizzazione del talento di tutte e di tutti è una condizione essenziale per un mondo del lavoro moderno e inclusivo».
L’obiettivo è eliminare il divario salariale di genere (gender pay gap) attraverso una maggiore trasparenza e strumenti di tutela. Si applica a datori di lavoro pubblici e privati e riguarda, salvo alcune esclusioni, i lavoratori subordinati (inclusi dirigenti e contratti a termine), estendendosi per alcuni aspetti anche ai candidati durante la fase di selezione. Secondo dati Eurostat del 2023 le donne guadagnano in media il 12% in meno rispetto agli uomini. Peraltro, questo divario ha ripercussioni trasformandosi in un gap pensionistico rilevante (oltre il 26% in media Ue secondo dati Eurostat del 2024). Se quindi il punto di partenza è condivisibile, quello che fa discutere sono gli strumenti e il rischio di indesiderati effetti collaterali. In base alle nuove norme i datori di lavoro avranno l’obbligo di fornire alle persone in cerca di occupazione informazioni sulla retribuzione iniziale e sulla fascia retributiva dei posti vacanti pubblicati. Ai datori di lavoro è fatto divieto di chiedere ai candidati informazioni sulle retribuzioni percepite nei precedenti rapporti professionali. Ma soprattutto, una volta assunti, i lavoratori avranno il diritto di chiedere ai loro datori di lavoro, informazioni sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie che svolgono analoghe attività o di pari valore. Potranno anche essere richiesti i criteri utilizzati per determinare la progressione retributiva e di carriera che devono essere, dice la direttiva Ue, oggettivi e neutri sotto il profilo del genere. Le imprese con più di 500 dipendenti dovranno riferire annualmente all’autorità nazionale competente, sul divario retributivo di genere all’interno. Per le imprese tra 100 e 250 dipendenti questa comunicazione avverrà ogni tre anni. Quando l’organico è sotto i 100 dipendenti non c’è obbligo di comunicazione. Se dovesse emergere un divario retributivo superiore al 5% non giustificato da criteri oggettivi e neutri dal punto di vista del genere, le imprese saranno obbligate a intervenire svolgendo una valutazione delle retribuzioni con i sindacati. I dipendenti che dovessero aver subito discriminazioni retributive potranno avere un risarcimento, compresi gli stipendi arretrati e i relativi bonus.
Questo significa un aggravio organizzativo importante per l’azienda che potrebbe dover fronteggiare una raffica di contestazioni. E soprattutto si apre il tema delle risorse necessarie per raggiungere l’obiettivo della parità salariale. Sarà interessante vedere se anche i contratti collettivi dovranno tenere conto del fatto che i rinnovi dovranno essere modulati per colmare il divario esistente. Al tempo stesso c’è il rischio che si scateni un vespaio di invidie e gelosie mettendo uomini e donne l’uno contro l’altro nella gestione degli incrementi salariali aziendali.
Per quelle aziende tenute alla comunicazione, nel caso emerga una differenza del livello retributivo tra uomini e donne pari o superiore al 5%, il datore di lavoro avrebbe sei mesi di tempo per rimediare.
Il tema è capire come dare le giuste risposte a una questione sulla quale tutti sono d’accordo in termini di principio ma che andrà gestita con attenzione ed equilibrio. C’è insomma da evitare il rischio di «eccesso di reazione», tema che si è posto all’attenzione in questi giorni con la notizia riportata dal New York Times secondo cui le iniziative dell’azienda Nike a favore della diversità potrebbero aver rappresentato una discriminazione a danno dei lavoratori bianchi. La Enoc (la commissione americana per le pari opportunità) sta indagando su «accuse sistemiche di discriminazione razziale intenzionale legate ai programmi di diversità, equità e inclusione «nei confronti dei dipendenti bianchi del gruppo di abbigliamento sportivo».
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