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2018-09-02
Sono appena due le polizze malattia che proteggono davvero per la vita
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Il variegato panorama delle polizze malattia, al primo approccio, potrebbe disorientare per la sua complessità. Benché consapevole di ciò di cui ha bisogno, spesso il consumatore incontra difficoltà nella ricerca delle polizze capaci di rispondere alle sue esigenze. Il termine «polizza malattia», infatti, non riguarda soltanto le polizze che offrono prestazioni integrative o sostitutive di quelle del servizio sanitario nazionale, bensì raggruppa tutte le coperture assicurative che prevedono una prestazione in caso di insorgenza di malattia, come la corresponsione di una diaria in caso di ricovero, la liquidazione di un capitale in caso di invalidità permanente da malattia, il rimborso delle spese sostenute per terapie e interventi chirurgici, il rimborso delle spese sanitarie per accertamenti preventivi, la fornitura di servizi di assistenza domiciliare.
Concentriamo l'attenzione su una sola tipologia di polizze - che chiameremo polizza sanitaria - che ha lo scopo di tenere indenne l'assicurato dai costi delle prestazioni sanitarie, rimborsando le relative spese o pagandole direttamente alle strutture convenzionate. Occorre premettere che esistono sostanzialmente tre tipi di garanzia malattia: le garanzie di indennizzo, che prevedono la corresponsione di somme pattuite in caso di insorgenza di determinate patologie o di specifici interventi chirurgici; le garanzie di risarcimento, che prevedono il rimborso delle spese sostenute per prestazioni mediche e ricoveri; e le garanzie di prestazione diretta delle cure e degli interventi chirurgici presso strutture sanitarie convenzionate.
La scelta di una polizza non può prescindere dalla sua durata; alcune possono durare per tutta la vita, mentre altre fanno decadere la garanzia al compimento di una determinata età. Scegliere le prime significa avere la certezza di non essere abbandonati al proprio destino proprio nella fase della vita in cui si avrà probabilmente maggior bisogno delle prestazioni sanitarie.
Il rovescio della medaglia è che si tratta di polizze costose, nell'ordine delle migliaia di euro. Il premio è più alto rispetto alle altre polizze perché le compagnie possano accantonare nel tempo le riserve di senescenza necessarie a far fronte al maggior rischio al quale sono esposte con il passare degli anni. Abbiamo analizzato le due polizze sanitarie a vita intera oggi presenti sul mercato italiano, offerte da Uniqa assicurazioni e Nobis assicurazioni e ne abbiamo evidenziato le caratteristiche principali nella tabella a fianco.
Tuttavia, non è detto che una polizza che prevede limiti di età non offra, seppure solo per una parte della vita, un ampio ventaglio di garanzie. Al contrario, alcune compagnie, proprio perché protette dal rischio della senilità degli assicurati, sostengono l'onere di garanzie che neppure le polizze a vita intera si possono permettere, come il rimborso per le cure odontoiatriche e oculistiche, per esempio.
Quali cautele sono consigliabili per acquistare una copertura assicurativa? Innanzitutto, se si cerca una copertura a vita intera occorre considerare le regole per la disdetta da parte della compagnia: anche se nelle condizioni non è indicato un limite di età non significa che la polizza durerà per sempre; le imprese, infatti, se non espressamente previsto, hanno facoltà di disdire il contratto alla sua scadenza, senza indicarne la motivazione. Attenzione ai nomi accattivanti che possono trarre in inganno.
Possono poi esservi delle esclusioni ricorrenti, come quella delle spese per la cura di patologie preesistenti, per la chirurgia estetica, per le cure psichiatriche, nonché per l'assistenza a lungodegenti e a persone non autosufficienti, queste ultime coperte invece da specifiche polizze dette long term care. Si sta diffondendo la garanzia del rimborso delle spese per un check up di controllo, generalmente previsto ogni due anni. È una previsione utile anche alla compagnia, che potrà così raccogliere dati sulla salute del cliente, monitorando il rischio e, magari, cogliendo segnali che permettano di correre ai ripari disdettando la polizza prima che sia troppo tardi.
Un'insidia nella quale si può incappare è quella degli aumenti imprevedibili del premio, stante la facoltà che diverse compagnie si riservano di rivedere annualmente le tariffe in relazione all'evoluzione del settore sanitario e delle statistiche sull'andamento dei sinistri. Tutte le polizze hanno un periodo di carenza, dopo la data di sottoscrizione, durante il quale le garanzie non saranno operanti. Generalmente si tratta di 100 giorni per le malattie e 270/300 giorni per il parto.
Fra le polizze che garantiscono la prestazione sanitaria diretta sono preferibili quelle che hanno una rete di centri convenzionati estesa e di qualità. È importante considerare la congruità dei massimali previsti per ciascuna tipologia di intervento e l'esistenza o meno del rimborso per le indagini diagnostiche pre e post ricovero. L'ampiezza delle garanzie va sempre valutata alla luce delle esclusioni che, nella polizza, sono generalmente elencate in un'unica specifica clausola.
Quasi tutte le polizze prevedono la garanzia assistenza, talvolta opzionale. È una garanzia importante che comprende sempre il trasporto sanitario e l'assistenza anche all'estero e, nelle forme più ampie, arriva a garantire il reperimento e l'invio di medicinali, la ricerca di specialisti, la custodia dell'abitazione, l'anticipo di somme in caso di emergenza all'estero e, in genere, servizi che consentono di far fronte alle situazioni di emergenza che possono insorgere in caso di malattia o infortunio.
Roberto Pisano
Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l’azienda
Sempre più aziende prevedono polizze malattie per i loro dipendenti. Così succede che nel 2017, secondo i dati dell'Ania, l'associazione nazionale delle imprese assicuratrici, il giro d'affari italiano delle polizze malattia sia passato dai 2,47 miliardi di euro del 2016 ai 2,7 del 2017. Una crescita in 12 mesi del 9,4%.
A dirlo è il rapporto annuale dell'Ania, la più grande associazione italiana del mondo assicurativo. Certo, parte di questo incremento è dovuto all'aumento dei premi pagati, ma l'Ania spiega che nel 2017 sono stati realizzati 565 milioni di euro di nuove sottoscrizioni.
Anche in questo caso la crisi economica degli ultimi anni ci ha messo lo zampino. Una indagine dell'Ania ha rilevato che ben tre italiani su cinque hanno problemi economici e per questo non riuscirebbero a far fronte a spese mediche improvvise, soprattutto se superiori ai 700 euro. Come spiega lo studio il 40,1% delle famiglie ammette di arrivare a fine mese con alcune difficoltà, il 13,3% con molta difficoltà, mentre il 7,9% degli intervistati non ci riesce proprio. Questo porta a un dato significativo: il 16,5% delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista importante, nell'ordine convenzionale di 700 euro. Per questo, la rinuncia a un'eventuale visita medica per ragioni economiche è in aumento dal 34,4% della precedente rilevazione (2013) all'attuale 37,2%.
Così, le polizze sanitarie fanno gola ai dipendenti e sono sempre più le realtà che le propongono. Non è un caso se la gran parte del mercato italiano è formato da polizze collettive, quelle cioè che un ente sottoscrive per una moltitudine di persone.
Come spiega il rapporto, nel caso delle polizze malattia, le sottoscrizioni collettive rappresentano nel 2017 il 74% del mercato. Il restante 26% è realizzato attraverso la sottoscrizione di polizze individuali.
A farla da padrone nel settore sono le polizze che garantiscono il rimborso delle spese mediche: questi prodotti rappresentano il 77% della raccolta premi (2,07 miliardi). Nel 2016 rappresentavano il 76% del mercato (1,87 miliardi). L'aumento in termini di premi è del 10,4%, non poco.
Per quanto riguarda le polizze individuali l'Ania stima che i premi contabilizzati siano stati pari a 711 milioni, in aumento dell'11,6% rispetto all'anno precedente.
Lo stesso tasso di crescita è stato registrato per le polizze legate al rischio di invalidità permanente, cresciute tra il 2016 e il 2017 da 270 a 299 milioni di euro.
Registrano un crollo dell'8,4%, invece, le polizze legate alla diaria, la garanzia tipica delle assicurazioni contro i danni alla persona. Il premio pagato in Italia nel 2016 per questi prodotti era di 168,3 milioni. L'anno scorso ammontava a 154,2 milioni.
Hanno registrato un buon aumento anche le polizze long term care, quelle previste in caso di lunghe inabilità. Si tratta di prodotti ancora poco diffusi, ma l'aumento è stato dell'11,7% tra 2016 e 2017, passando da 27,5 a 30,7 milioni di premi pagati.
Ma quali sono i gruppi che hanno incassato i premi maggiori con le polizze malattia? A guardare i numeri diffusi da Ania, si tratta di un mercato gestito perlopiù da poche importanti imprese.
Su 54 società analizzate dall'associazione italiana, le prime dieci pesano per l'88,09% del settore e le prime quattro per il 70,26%. Nel caso delle prime dieci società del settore, nove hanno registrato tra il 2016 e il 2017 un incremento in termini di incassi.
Unipol è di gran lunga il maggiore gruppo del mercato italiano. Da solo rappresenta quasi un quarto di questo campo in Italia (23,37%) e nel 2017 ha incassato premi per 631,1 milioni di euro, in crescita del 7,7%.
Il gruppo bolognese batte di poco il Leone di Trieste. Le Generali, medaglia d'argento, rappresentano il 21,28% del settore premi per 575,4 milioni di euro, in crescita del 4,3%. In terza posizione troviamo Rbm assicurazioni salute che vale il 15,9% del mercato italiano con 430,1 milioni di premi, in salita del 21,7%. Si tratta dell'incremento maggiore del settore nel 2017.
Nel primo gradino fuori dal podio troviamo il gruppo Allianz che in Italia ha raccolto premi per 262,1 milioni di euro, in aumento del 17,6% rispetto al 2016. Anche in questo caso l'incremento è significativo: + 17,6%.
Se dunque quattro società valgono il 70% del settore, le altre 50 si spartiscono circa il restante 30%.
In quinta posizione il rapporto annuale dell'Ania segnala la prima azienda che arretra nel settore delle polizze malattia. Si tratta di Reale mutua. Il gruppo ha perso tra il 2016 e il 2017 il 3,5% dei premi, incassando un valore di 138,7 milioni di euro. Reale mutua vale il 5,13% del mercato italiano.
Dopodiché, al sesto posto ci sono Axa (3,51% del settore con 94,8 milioni di premi e una crescita dell'8,8%), Intesa Sanpaolo vita (3,25%, 87,7 milioni, +8,6%), Cattolica assicurazioni (2,78%, 75 milioni, +20,8%), Zurich insurance (1,67%, 45,2 milioni, +0,7%) e Aviva (1,5%, 40,6 milioni, + 10,5%).
Quelle delle polizze malattia, dunque, è un affare in piena crescita, ma chi vorrà affacciarvisi avrà grandi difficoltà: i nuovi attori non saranno molto graditi in un mercato gestito per tre quarti da quattro gruppi assicurativi.
Gianluca Baldini
Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare
Le polizze malattia sono l'oggetto del desiderio di molte famiglie italiane. La vita media cresce e la necessità di curarsi adeguatamente per periodi più lunghi sale con essa. Già nel 2011 si rilevava che i consumi sanitari di un settantenne sono addirittura il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne il triplo (dati della fondazione Ania).
Ma anche a prescindere dall'età che avanza, è noto che la qualità dei servizi sanitari pubblici è generalmente insufficiente, con tempi di attesa elevati - a volte insostenibili - per visite specialistiche e prestazioni ospedaliere. La gamma delle prestazioni della sanità pubblica, inoltre, continua a escluderne alcune ormai affermate, come la medicina alternativa, il ricorso alla quale è considerato ormai normale. Nonostante la crescita dei consumi sanitari, la spesa per la salute pubblica è ferma ai livelli del 2011, mentre la spesa privata, sostenuta direttamente dalle famiglie, è invece in costante aumento.
Eppure la diffusione delle polizze sanitarie individuali è ancora limitata. Che ciò sia da addebitare ai costi elevati delle polizze o al fatto che la cultura assicurativa in Italia ancora fatica ad affermarsi, se escludiamo il fenomeno delle polizze collettive, che sono da tempo in crescita, il mercato di quelle individuali si sviluppa molto lentamente.
Secondo un'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie, nel 2016 quelle con almeno una polizza sanitaria erano appena il 6,9% (1,4 milioni), contro il 3,3% del 2012. È vero che negli ultimi tre anni il ramo malattia è cresciuto a ritmi superiori al 9% all'anno, secondo dati forniti dall'Ania, ma i numeri sono ancora molto contenuti, soprattutto per le polizze individuali.
Tuttavia, gli italiani spendono grosse cifre per supplire alle inefficienze del servizio sanitario nazionale e garantirsi prestazioni adeguate. Il monitoraggio promosso dalla fondazione Ania nell'ambito di un progetto sulla diffusione della cultura della prevenzione sanitaria e di sensibilizzazione alla sanità integrativa, ha rivelato che «oltre tre italiani su quattro hanno dovuto affrontare spese sanitarie di “tasca propria" per l'acquisto di servizi e prestazioni mediche, per una spesa complessiva di quasi 40 miliardi di euro, dei quali solo 5,8 miliardi coperti da forme sanitarie integrative».
L'indagine Istat sulle spese per consumi delle famiglie nel 2017 ha accertato che la spesa media per famiglia per la salute e i servizi sanitari privati è di circa 122 euro al mese, in crescita dell'8%. Sono cifre sufficienti a garantire la copertura di buona parte delle esigenze attraverso una polizza sanitaria di base, stando ai costi medi, naturalmente escludendo quelle a vita intera, assai più costose. Anche le compagnie non hanno di che lamentarsi, perché con i suoi quasi 2,7 miliardi di euro di premi il ramo malattia ha realizzato un saldo tecnico attivo di 121 milioni di euro nel 2017 e di 118 milioni nel 2016.
Pur esistendo tutti i presupposti per lo sviluppo di questo importante settore, qualcosa impedisce il decollo del mercato malattia. Probabilmente influisce il fatto che le polizze di un certo spessore hanno prezzi tutt'altro che popolari. Non secondaria è la difficoltà del consumatore a comprendere i testi delle condizioni di assicurazione, spesso complicati e prolissi, sebbene qualche compagnia abbia iniziato a mettere sul mercato polizze più semplici, ma non per questo meno valide.
Altro problema, per l'assicurato, è quello delle limitazioni delle garanzie, che sono ancora troppe: l'esclusione delle malattie pregresse, delle cure psichiatriche, della chirurgia estetica, di alcune immunodeficienze, delle cure dentarie e di quelle oculistiche non fanno altro che alimentare la diffidenza da parte del consumatore, che è alla ricerca di prestazioni complementari a quelle del servizio sanitario nazionale, ma che garantiscano con chiarezza e semplicità una gamma di prestazioni sufficientemente ampia.
Il problema è meno pesante nelle polizze collettive, contratte dalle aziende per i propri dirigenti e dipendenti o da casse sanitarie privatistiche; queste polizze, in taluni casi e grazie a una popolazione assicurata sufficientemente ampia, ma anche al potere contrattuale di cui godono i contraenti di accordi di notevole consistenza, molto appetibili per le compagnie, riescono a garantire prestazioni escluse dalle polizze individuali.
La soluzione del problema si troverà quando tutti gli attori avranno fatto la loro parte. Il mercato non matura in modo unilaterale e nessuno può aspettarsi che la cultura assicurativa si radichi miracolosamente nel consumatore se non in presenza di un'offerta assicurativa altrettanto matura, corretta e trasparente; a provare che in Italia si è ancora lontani da questa situazione basta il fatto che solo due compagnie offrono una polizza sanitaria a vita intera.
Anche lo Stato dovrebbe fare la sua parte per incentivare lo sviluppo delle polizze sanitarie, semplicemente rendendole interamente deducibili dal reddito ed eliminando l'imposta del 2,5% che grava su ciascuna polizza.
Roberto Pisano
Su oltre 2.500 euro spesi in polizze sanitarie, solo 56 euro vengono pagati dalle assicurazioni
La spesa sanitaria privata in Italia è in progressivo aumento, mentre quella pubblica è ferma ai livelli del 2011. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni, organizzazioni di volontariato, no profit e simili. Nel 2017 gli italiani hanno speso di tasca propria quasi 40 miliardi in prestazioni sanitarie, per sopperire all'insufficienza del Servizio sanitario nazionale; quasi il 25% della spesa complessiva. Dati Eurostat del 2014 rivelano che in Europa fanno peggio di noi la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Lituania, la Bulgaria, ma vi sono cittadini che spendono molto meno, come i francesi (7%), i tedeschi (13%), i britannici (14,8%).
Con l'aumento dell'aspettativa di vita, l'età media cresce rapidamente e la richiesta di prestazioni sanitarie marcia di pari passo. La qualità dei servizi offerti dalle strutture pubbliche è inadeguata, soprattutto per i lunghi tempi di attesa delle prestazioni, ma anche per lo scarso comfort offerto dalla maggior parte delle strutture sanitarie. Inoltre, si deve considerare che il ticket pagato dai cittadini è ormai giunto, per diverse prestazioni, a ridosso degli importi corrispondenti al loro stesso costo. In questi casi, se la differenza di è minima il consumatore spesso preferisce pagare di tasca le prestazioni, ma talvolta è costretto a farsi carico di indagini e consulenze specialistiche molto costose, per evitare di dover attendere settimane o mesi, inseguito dal rischio dell'evoluzione delle patologie e dall'ansia di affrontarle in tempi rapidi.
Gli italiani, dunque, sono grandi consumatori di sanità e, loro malgrado, spesso la pagano di tasca propria. Un'alternativa che sta lentamente diffondendosi è quella del ricorso alle polizze di assicurazione sanitarie. Il settore è in costante sviluppo e l'offerta di polizze è talmente ampia ed articolata da rendere difficile la scelta da parte del cittadino. Oltre al consiglio di rivolgersi a consulenti preparati, scelti fra agenti e broker professionisti, vogliamo fornire alcune informazioni utili ad orientarsi in questo complicato settore.
Le garanzie sanitarie si possono suddividere in quattro tipologie: quelle che prevedono una diaria in caso di ricovero ospedaliero; quelle indennitarie che erogano una somma specifica in caso di intervento chirurgico o malattia; quelle che prevedono il rimborso delle spese sostenute per ricoveri e prestazioni sanitarie; quelle che prevedono direttamente le prestazioni presso centri convenzionati a spese della compagnia.
Quasi tutte le compagnie offrono polizze nelle quali queste garanzie possono anche essere combinate tra loro, per cercare di costruire una copertura il più possibile adeguata alle esigenze dell'assicurato. Un'unica polizza a contraenza individuale può coprire uno o più assicurati, generalmente appartenenti allo stesso nucleo familiare. Le migliori polizze sanitarie hanno validità in tutto il mondo.
Una caratteristica di cui tenere conto è la durata: le polizze sanitarie, in Italia, hanno quasi tutte una scadenza legata a una determinata età dell'assicurato, al superamento della quale la garanzia non sarà più operante. Questa età varia da una compagnia all'altra, ma generalmente è collocata a 75/80 anni. Attualmente solo due compagnie offrono una formula assicurativa a vita intera, impegnandosi a rinnovare la polizza vita natural durante. Sono formule molto più costose di quelle con limiti di età, perché le compagnie devono poter accantonare le maggiori riserve necessarie a far fronte ai costi legati all'invecchiamento degli assicurati e al rischio più alto di ricorso alle prestazioni della polizza.
Non esiste una polizza che può garantire una copertura integrale; pertanto, una parte del rischio graverà sempre sull'assicurato. Le esclusioni sono generalmente elencate in un unico articolo della polizza, la cui lettura è sufficiente a misurare la reale portata delle garanzie. Altre limitazioni meno evidenti possono risultare dalla lettura combinata dei vari articoli del testo della polizza e del glossario che, in genere, è contenuto nella stessa. In questa fase occorre prestare attenzione: le polizze non sono mai dei documenti semplici ed è sempre consigliabile farsi affiancare da un consulente esperto.
Fra le esclusioni più frequenti c'è quella per le malattie pregresse, alcune delle quali possono talvolta essere ricomprese a giudizio della compagnia, la quale potrebbe per questo stabilire degli scoperti o delle limitazioni di massimale. In generale sono esclusi anche i costi legati a patologie di natura psichiatrica, quelli per la medicina estetica, per terapie dietologiche, per le cure dentarie e per la correzione di difetti della vista, nonché quelli relativi a immunodeficienza e AIDS. Nell'ambito degli infortuni, non sono coperti quelli conseguenti alla pratica di sport pericolosi o estremi e di atti di temerarietà e quelli occorsi a seguito di calamità naturale. Tutte le polizze escludono le spese per la lungodegenza per malattie croniche e per la sola assistenza delle persone non autosufficienti.
Roberto Pisano
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L’assicurazione della diaria da ricovero
È la formula forse più semplice di assicurazione malattia, che prevede la corresponsione di una diaria per ciascun giorno di ricovero, purché conseguente a malattia o infortunio, in un istituto di cura legalmente autorizzato. Sono quindi esclusi i ricoveri per accertamenti preventivi dai quali non emerga una patologia. L'importo della diaria è pattuito nella polizza ed il premio è stabilito in proporzione al suo ammontare. Si considera ricovero quello che prevede almeno un pernottamento. Alcune polizze escludono il ricovero di un solo giorno. Spesso è prevista una diaria ridotta per un periodo di convalescenza, la cui durata è stabilita secondo criteri variabili: alcune polizze la prevedono per un periodo pari alla metà dei giorni di ricovero, altre per un periodo equivalente a quello del ricovero. Il numero dei giorni di corresponsione della diaria è limitato e ciascuna compagnia ha un proprio criterio; ci sono polizze che erogano la diaria per un massimo di 30 giorni, altre lo fanno per periodi più lunghi, che possono arrivare anche a un anno.
I ricoveri in regime di day hospital e day surgery sono generalmente compresi, anche se non è raro vederli coperti con una diaria inferiore a quella prevista per il ricovero con pernottamento.
La garanzia della diaria, oltre che nelle polizze che la prevedono specificamente, può essere inserita come garanzia accessoria in altri tipi di polizze malattia; alcune compagnie ne permettono l'inserimento all'interno delle polizze infortuni.
Roberto Pisano
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L’assicurazione indennitaria
Ve ne sono di due tipi: quelle che prevedono la corresponsione di un capitale in caso di invalidità permanente conseguente ad una malattia e quelle che erogano indennizzi prestabiliti in caso di specifiche patologie o di interventi chirurgici.
Le prime assicurano, appunto, l'invalidità permanente da malattia, stabilendo un massimale che sarà interamente erogato solo in caso di invalidità permanente pari al 100%. Per percentuali di invalidità inferiori, l'indennizzo sarà corrisposto in proporzione. Esiste sempre una franchigia molto elevata, nell'ordine del 20-25%. Ciò significa che per le invalidità permanenti di grado inferiore non è previsto alcun indennizzo. È evidente che si tratta di polizze che prevedono prestazioni per patologie di una certa gravità. Il premio di queste polizze è proporzionale al massimale concordato con la compagnia.
Le polizze indennitarie che prevedono la corresponsione di un capitale fisso per specifiche patologie si dividono a loro volta in due gruppi: le polizze grandi interventi chirurgici e quelle che indennizzano una specifica patologia conclamata, a prescindere dal relativo trattamento sanitario. Per le prime esiste una dettagliata lista di interventi chirurgic per ciascuno dei quali è prevista la liquidazione di una somma determinata. Ciò permette di avere a disposizione un capitale che consentirà di scegliere in totale autonomia la struttura sanitaria alla quale rivolgersi, senza che la compagnia entri nel merito di tale scelta.
Oltre che per gli interventi chirurgici, questa formula è prevista, da alcune compagnie, per le malattie oncologiche, all'insorgere delle quali matura il diritto all'indennizzo forfetario. Sono meno diffuse delle polizze "grandi interventi", ma non è difficile reperirle sul mercato. Anche questa garanzia viene spesso offerta come prestazione complementare o sostitutiva all'interno di altre polizze malattia di diverso tipo.
Alcune compagnie offrono delle polizze, generalmente riservate a medici e infermieri, che prevedono l'erogazione di un capitale forfetario in caso di conclamato contagio da HIV e epatite B e C,.
Le polizze indennitarie sono quelle con il minor contenzioso in caso di sinistro, non essendovi altre prestazioni oltre a quelle elencate fra gli interventi e le patologie indennizzabili.
Roberto Pisano
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L’assicurazione del rimborso spese
Come risulta evidente dalla stessa definizione, si tratta di polizze che prevedono un massimale per il rimborso di spese mediche. Forse sono quelle per la scelta delle quali si deve prestare la massima attenzione ai rischi esclusi ed alle limitazioni, perché, al contrario di come può sembrare, non garantiscono il rimborso di tutte le spese sanitarie. Oltre alle esclusioni descritte più sopra, infatti, la garanzia base di questo tipo di polizza è limitata al solo rimborso delle spese per ricovero e cura sostenute in caso di malattia diagnosticata, infortunio o intervento chirurgico.
Le spese sono rimborsate nel limite degli importi previsti per i diversi tipi di garanzia, il che significa che il massimale esposto in polizza vale per la garanzia base - in genere le prestazioni rese in regime di ricovero - mentre per le altre garanzie sono previsti dei sottomassimali.
Quasi tutte le polizze escludono i costi sostenuti per le indagini diagnostiche e visite specialistiche a scopo di prevenzione, ma alcune prevedono l'effettuazione di un check up periodico, generalmente biennale, a scopo preventivo, del quale rimborsano le spese con piccoli massimali, generalmente di qualche centinaio di euro.
Sono escluse le spese sostenute per prestazioni in assenza di ricovero, salvo che per alcune patologie, come quelle oncologiche, alla cura delle quali, spesso, è dedicato uno specifico massimale.
Frequentemente, invece, sono comprese le spese per la riabilitazione, la fisioterapia, ed altre prestazioni strettamente legate al ricovero.
In rari casi questo tipo di polizza copre le spese per le cure dentarie e quelle oculistiche, sebbene con rimborsi parziali.
Roberto Pisano
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L’assicurazione di prestazione sanitaria
In termini di garanzia, queste polizze hanno le medesime caratteristiche di base di quelle per il rimborso delle spese sanitarie, ma con la particolarità di prevedere il pagamento diretto alle strutture convenzionate che le erogano. I vantaggi non sono pochi. Infatti, l'assicurato può scegliere liberamente la struttura sanitaria fra quelle convenzionate, che sono numerose e selezionate, in Italia e, talvolta, all'estero. Inoltre, il massimale per le cure prestate all'interno delle strutture convenzionate è spesso illimitato e possono essere ricomprese in garanzia anche alcune prestazioni altrimenti escluse.
Nel caso in cui l'assicurato preferisca farsi curare presso una struttura non convenzionata di sua fiducia, le prestazioni sono rimborsate nei limiti di un massimale, similmente a quanto accade per le polizze di rimborso spese. Se le cure vengono prestate a carico del Servizio sanitario nazionale, l'assicurato ha generalmente diritto per l'intero ricovero a una diaria forfetaria prestabilita, che raramente è inferiore ai 150 euro al giorno.
Roberto Pisano
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A parte poche eccezioni, questi prodotti hanno una scadenza Il rischio è trovarsi soli da anziani o nel momento del bisogno.Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l'azienda. Le assicurazioni sanitarie private sono cresciute del 9,4% in un anno: nel 74% dei casi si tratta di sottoscrizioni collettive. Quattro compagnie si dividono il 70% del mercato.Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare. Lo Stato investe meno nella salute, ma le famiglie non si fidano ancora abbastanza degli strumenti integrativi. Pesano i costi e le prestazioni non coperte, come le visite psichiatriche e dentistiche. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni.L'assicurazione della diaria da ricovero, quella indennitaria, del rimborso spese e di prestazione sanitaria: caratteristiche, differenze e punti di forza. Lo speciale contiene 8 articoli. Il variegato panorama delle polizze malattia, al primo approccio, potrebbe disorientare per la sua complessità. Benché consapevole di ciò di cui ha bisogno, spesso il consumatore incontra difficoltà nella ricerca delle polizze capaci di rispondere alle sue esigenze. Il termine «polizza malattia», infatti, non riguarda soltanto le polizze che offrono prestazioni integrative o sostitutive di quelle del servizio sanitario nazionale, bensì raggruppa tutte le coperture assicurative che prevedono una prestazione in caso di insorgenza di malattia, come la corresponsione di una diaria in caso di ricovero, la liquidazione di un capitale in caso di invalidità permanente da malattia, il rimborso delle spese sostenute per terapie e interventi chirurgici, il rimborso delle spese sanitarie per accertamenti preventivi, la fornitura di servizi di assistenza domiciliare. Concentriamo l'attenzione su una sola tipologia di polizze - che chiameremo polizza sanitaria - che ha lo scopo di tenere indenne l'assicurato dai costi delle prestazioni sanitarie, rimborsando le relative spese o pagandole direttamente alle strutture convenzionate. Occorre premettere che esistono sostanzialmente tre tipi di garanzia malattia: le garanzie di indennizzo, che prevedono la corresponsione di somme pattuite in caso di insorgenza di determinate patologie o di specifici interventi chirurgici; le garanzie di risarcimento, che prevedono il rimborso delle spese sostenute per prestazioni mediche e ricoveri; e le garanzie di prestazione diretta delle cure e degli interventi chirurgici presso strutture sanitarie convenzionate. La scelta di una polizza non può prescindere dalla sua durata; alcune possono durare per tutta la vita, mentre altre fanno decadere la garanzia al compimento di una determinata età. Scegliere le prime significa avere la certezza di non essere abbandonati al proprio destino proprio nella fase della vita in cui si avrà probabilmente maggior bisogno delle prestazioni sanitarie. Il rovescio della medaglia è che si tratta di polizze costose, nell'ordine delle migliaia di euro. Il premio è più alto rispetto alle altre polizze perché le compagnie possano accantonare nel tempo le riserve di senescenza necessarie a far fronte al maggior rischio al quale sono esposte con il passare degli anni. Abbiamo analizzato le due polizze sanitarie a vita intera oggi presenti sul mercato italiano, offerte da Uniqa assicurazioni e Nobis assicurazioni e ne abbiamo evidenziato le caratteristiche principali nella tabella a fianco. Tuttavia, non è detto che una polizza che prevede limiti di età non offra, seppure solo per una parte della vita, un ampio ventaglio di garanzie. Al contrario, alcune compagnie, proprio perché protette dal rischio della senilità degli assicurati, sostengono l'onere di garanzie che neppure le polizze a vita intera si possono permettere, come il rimborso per le cure odontoiatriche e oculistiche, per esempio. Quali cautele sono consigliabili per acquistare una copertura assicurativa? Innanzitutto, se si cerca una copertura a vita intera occorre considerare le regole per la disdetta da parte della compagnia: anche se nelle condizioni non è indicato un limite di età non significa che la polizza durerà per sempre; le imprese, infatti, se non espressamente previsto, hanno facoltà di disdire il contratto alla sua scadenza, senza indicarne la motivazione. Attenzione ai nomi accattivanti che possono trarre in inganno. Possono poi esservi delle esclusioni ricorrenti, come quella delle spese per la cura di patologie preesistenti, per la chirurgia estetica, per le cure psichiatriche, nonché per l'assistenza a lungodegenti e a persone non autosufficienti, queste ultime coperte invece da specifiche polizze dette long term care. Si sta diffondendo la garanzia del rimborso delle spese per un check up di controllo, generalmente previsto ogni due anni. È una previsione utile anche alla compagnia, che potrà così raccogliere dati sulla salute del cliente, monitorando il rischio e, magari, cogliendo segnali che permettano di correre ai ripari disdettando la polizza prima che sia troppo tardi. Un'insidia nella quale si può incappare è quella degli aumenti imprevedibili del premio, stante la facoltà che diverse compagnie si riservano di rivedere annualmente le tariffe in relazione all'evoluzione del settore sanitario e delle statistiche sull'andamento dei sinistri. Tutte le polizze hanno un periodo di carenza, dopo la data di sottoscrizione, durante il quale le garanzie non saranno operanti. Generalmente si tratta di 100 giorni per le malattie e 270/300 giorni per il parto. Fra le polizze che garantiscono la prestazione sanitaria diretta sono preferibili quelle che hanno una rete di centri convenzionati estesa e di qualità. È importante considerare la congruità dei massimali previsti per ciascuna tipologia di intervento e l'esistenza o meno del rimborso per le indagini diagnostiche pre e post ricovero. L'ampiezza delle garanzie va sempre valutata alla luce delle esclusioni che, nella polizza, sono generalmente elencate in un'unica specifica clausola. Quasi tutte le polizze prevedono la garanzia assistenza, talvolta opzionale. È una garanzia importante che comprende sempre il trasporto sanitario e l'assistenza anche all'estero e, nelle forme più ampie, arriva a garantire il reperimento e l'invio di medicinali, la ricerca di specialisti, la custodia dell'abitazione, l'anticipo di somme in caso di emergenza all'estero e, in genere, servizi che consentono di far fronte alle situazioni di emergenza che possono insorgere in caso di malattia o infortunio. Roberto Pisano<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="niente-soldi-per-il-dottore-le-cure-ora-le-paga-lazienda" data-post-id="2600983425" data-published-at="1773676514" data-use-pagination="False"> Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l’azienda Sempre più aziende prevedono polizze malattie per i loro dipendenti. Così succede che nel 2017, secondo i dati dell'Ania, l'associazione nazionale delle imprese assicuratrici, il giro d'affari italiano delle polizze malattia sia passato dai 2,47 miliardi di euro del 2016 ai 2,7 del 2017. Una crescita in 12 mesi del 9,4%. A dirlo è il rapporto annuale dell'Ania, la più grande associazione italiana del mondo assicurativo. Certo, parte di questo incremento è dovuto all'aumento dei premi pagati, ma l'Ania spiega che nel 2017 sono stati realizzati 565 milioni di euro di nuove sottoscrizioni. Anche in questo caso la crisi economica degli ultimi anni ci ha messo lo zampino. Una indagine dell'Ania ha rilevato che ben tre italiani su cinque hanno problemi economici e per questo non riuscirebbero a far fronte a spese mediche improvvise, soprattutto se superiori ai 700 euro. Come spiega lo studio il 40,1% delle famiglie ammette di arrivare a fine mese con alcune difficoltà, il 13,3% con molta difficoltà, mentre il 7,9% degli intervistati non ci riesce proprio. Questo porta a un dato significativo: il 16,5% delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista importante, nell'ordine convenzionale di 700 euro. Per questo, la rinuncia a un'eventuale visita medica per ragioni economiche è in aumento dal 34,4% della precedente rilevazione (2013) all'attuale 37,2%. Così, le polizze sanitarie fanno gola ai dipendenti e sono sempre più le realtà che le propongono. Non è un caso se la gran parte del mercato italiano è formato da polizze collettive, quelle cioè che un ente sottoscrive per una moltitudine di persone. Come spiega il rapporto, nel caso delle polizze malattia, le sottoscrizioni collettive rappresentano nel 2017 il 74% del mercato. Il restante 26% è realizzato attraverso la sottoscrizione di polizze individuali. A farla da padrone nel settore sono le polizze che garantiscono il rimborso delle spese mediche: questi prodotti rappresentano il 77% della raccolta premi (2,07 miliardi). Nel 2016 rappresentavano il 76% del mercato (1,87 miliardi). L'aumento in termini di premi è del 10,4%, non poco. Per quanto riguarda le polizze individuali l'Ania stima che i premi contabilizzati siano stati pari a 711 milioni, in aumento dell'11,6% rispetto all'anno precedente. Lo stesso tasso di crescita è stato registrato per le polizze legate al rischio di invalidità permanente, cresciute tra il 2016 e il 2017 da 270 a 299 milioni di euro. Registrano un crollo dell'8,4%, invece, le polizze legate alla diaria, la garanzia tipica delle assicurazioni contro i danni alla persona. Il premio pagato in Italia nel 2016 per questi prodotti era di 168,3 milioni. L'anno scorso ammontava a 154,2 milioni. Hanno registrato un buon aumento anche le polizze long term care, quelle previste in caso di lunghe inabilità. Si tratta di prodotti ancora poco diffusi, ma l'aumento è stato dell'11,7% tra 2016 e 2017, passando da 27,5 a 30,7 milioni di premi pagati. Ma quali sono i gruppi che hanno incassato i premi maggiori con le polizze malattia? A guardare i numeri diffusi da Ania, si tratta di un mercato gestito perlopiù da poche importanti imprese. Su 54 società analizzate dall'associazione italiana, le prime dieci pesano per l'88,09% del settore e le prime quattro per il 70,26%. Nel caso delle prime dieci società del settore, nove hanno registrato tra il 2016 e il 2017 un incremento in termini di incassi. Unipol è di gran lunga il maggiore gruppo del mercato italiano. Da solo rappresenta quasi un quarto di questo campo in Italia (23,37%) e nel 2017 ha incassato premi per 631,1 milioni di euro, in crescita del 7,7%. Il gruppo bolognese batte di poco il Leone di Trieste. Le Generali, medaglia d'argento, rappresentano il 21,28% del settore premi per 575,4 milioni di euro, in crescita del 4,3%. In terza posizione troviamo Rbm assicurazioni salute che vale il 15,9% del mercato italiano con 430,1 milioni di premi, in salita del 21,7%. Si tratta dell'incremento maggiore del settore nel 2017. Nel primo gradino fuori dal podio troviamo il gruppo Allianz che in Italia ha raccolto premi per 262,1 milioni di euro, in aumento del 17,6% rispetto al 2016. Anche in questo caso l'incremento è significativo: + 17,6%. Se dunque quattro società valgono il 70% del settore, le altre 50 si spartiscono circa il restante 30%. In quinta posizione il rapporto annuale dell'Ania segnala la prima azienda che arretra nel settore delle polizze malattia. Si tratta di Reale mutua. Il gruppo ha perso tra il 2016 e il 2017 il 3,5% dei premi, incassando un valore di 138,7 milioni di euro. Reale mutua vale il 5,13% del mercato italiano. Dopodiché, al sesto posto ci sono Axa (3,51% del settore con 94,8 milioni di premi e una crescita dell'8,8%), Intesa Sanpaolo vita (3,25%, 87,7 milioni, +8,6%), Cattolica assicurazioni (2,78%, 75 milioni, +20,8%), Zurich insurance (1,67%, 45,2 milioni, +0,7%) e Aviva (1,5%, 40,6 milioni, + 10,5%). Quelle delle polizze malattia, dunque, è un affare in piena crescita, ma chi vorrà affacciarvisi avrà grandi difficoltà: i nuovi attori non saranno molto graditi in un mercato gestito per tre quarti da quattro gruppi assicurativi. Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="clausole-oscure-e-troppe-esclusioni-impediscono-al-settore-di-decollare" data-post-id="2600983425" data-published-at="1773676514" data-use-pagination="False"> Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare Le polizze malattia sono l'oggetto del desiderio di molte famiglie italiane. La vita media cresce e la necessità di curarsi adeguatamente per periodi più lunghi sale con essa. Già nel 2011 si rilevava che i consumi sanitari di un settantenne sono addirittura il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne il triplo (dati della fondazione Ania). Ma anche a prescindere dall'età che avanza, è noto che la qualità dei servizi sanitari pubblici è generalmente insufficiente, con tempi di attesa elevati - a volte insostenibili - per visite specialistiche e prestazioni ospedaliere. La gamma delle prestazioni della sanità pubblica, inoltre, continua a escluderne alcune ormai affermate, come la medicina alternativa, il ricorso alla quale è considerato ormai normale. Nonostante la crescita dei consumi sanitari, la spesa per la salute pubblica è ferma ai livelli del 2011, mentre la spesa privata, sostenuta direttamente dalle famiglie, è invece in costante aumento. Eppure la diffusione delle polizze sanitarie individuali è ancora limitata. Che ciò sia da addebitare ai costi elevati delle polizze o al fatto che la cultura assicurativa in Italia ancora fatica ad affermarsi, se escludiamo il fenomeno delle polizze collettive, che sono da tempo in crescita, il mercato di quelle individuali si sviluppa molto lentamente. Secondo un'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie, nel 2016 quelle con almeno una polizza sanitaria erano appena il 6,9% (1,4 milioni), contro il 3,3% del 2012. È vero che negli ultimi tre anni il ramo malattia è cresciuto a ritmi superiori al 9% all'anno, secondo dati forniti dall'Ania, ma i numeri sono ancora molto contenuti, soprattutto per le polizze individuali. Tuttavia, gli italiani spendono grosse cifre per supplire alle inefficienze del servizio sanitario nazionale e garantirsi prestazioni adeguate. Il monitoraggio promosso dalla fondazione Ania nell'ambito di un progetto sulla diffusione della cultura della prevenzione sanitaria e di sensibilizzazione alla sanità integrativa, ha rivelato che «oltre tre italiani su quattro hanno dovuto affrontare spese sanitarie di “tasca propria" per l'acquisto di servizi e prestazioni mediche, per una spesa complessiva di quasi 40 miliardi di euro, dei quali solo 5,8 miliardi coperti da forme sanitarie integrative». L'indagine Istat sulle spese per consumi delle famiglie nel 2017 ha accertato che la spesa media per famiglia per la salute e i servizi sanitari privati è di circa 122 euro al mese, in crescita dell'8%. Sono cifre sufficienti a garantire la copertura di buona parte delle esigenze attraverso una polizza sanitaria di base, stando ai costi medi, naturalmente escludendo quelle a vita intera, assai più costose. Anche le compagnie non hanno di che lamentarsi, perché con i suoi quasi 2,7 miliardi di euro di premi il ramo malattia ha realizzato un saldo tecnico attivo di 121 milioni di euro nel 2017 e di 118 milioni nel 2016. Pur esistendo tutti i presupposti per lo sviluppo di questo importante settore, qualcosa impedisce il decollo del mercato malattia. Probabilmente influisce il fatto che le polizze di un certo spessore hanno prezzi tutt'altro che popolari. Non secondaria è la difficoltà del consumatore a comprendere i testi delle condizioni di assicurazione, spesso complicati e prolissi, sebbene qualche compagnia abbia iniziato a mettere sul mercato polizze più semplici, ma non per questo meno valide. Altro problema, per l'assicurato, è quello delle limitazioni delle garanzie, che sono ancora troppe: l'esclusione delle malattie pregresse, delle cure psichiatriche, della chirurgia estetica, di alcune immunodeficienze, delle cure dentarie e di quelle oculistiche non fanno altro che alimentare la diffidenza da parte del consumatore, che è alla ricerca di prestazioni complementari a quelle del servizio sanitario nazionale, ma che garantiscano con chiarezza e semplicità una gamma di prestazioni sufficientemente ampia. Il problema è meno pesante nelle polizze collettive, contratte dalle aziende per i propri dirigenti e dipendenti o da casse sanitarie privatistiche; queste polizze, in taluni casi e grazie a una popolazione assicurata sufficientemente ampia, ma anche al potere contrattuale di cui godono i contraenti di accordi di notevole consistenza, molto appetibili per le compagnie, riescono a garantire prestazioni escluse dalle polizze individuali. La soluzione del problema si troverà quando tutti gli attori avranno fatto la loro parte. Il mercato non matura in modo unilaterale e nessuno può aspettarsi che la cultura assicurativa si radichi miracolosamente nel consumatore se non in presenza di un'offerta assicurativa altrettanto matura, corretta e trasparente; a provare che in Italia si è ancora lontani da questa situazione basta il fatto che solo due compagnie offrono una polizza sanitaria a vita intera. Anche lo Stato dovrebbe fare la sua parte per incentivare lo sviluppo delle polizze sanitarie, semplicemente rendendole interamente deducibili dal reddito ed eliminando l'imposta del 2,5% che grava su ciascuna polizza. Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="su-oltre-2-500-euro-spesi-in-polizze-sanitarie-solo-56-euro-vengono-pagati-dalle-assicurazioni" data-post-id="2600983425" data-published-at="1773676514" data-use-pagination="False"> Su oltre 2.500 euro spesi in polizze sanitarie, solo 56 euro vengono pagati dalle assicurazioni La spesa sanitaria privata in Italia è in progressivo aumento, mentre quella pubblica è ferma ai livelli del 2011. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni, organizzazioni di volontariato, no profit e simili. Nel 2017 gli italiani hanno speso di tasca propria quasi 40 miliardi in prestazioni sanitarie, per sopperire all'insufficienza del Servizio sanitario nazionale; quasi il 25% della spesa complessiva. Dati Eurostat del 2014 rivelano che in Europa fanno peggio di noi la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Lituania, la Bulgaria, ma vi sono cittadini che spendono molto meno, come i francesi (7%), i tedeschi (13%), i britannici (14,8%).Con l'aumento dell'aspettativa di vita, l'età media cresce rapidamente e la richiesta di prestazioni sanitarie marcia di pari passo. La qualità dei servizi offerti dalle strutture pubbliche è inadeguata, soprattutto per i lunghi tempi di attesa delle prestazioni, ma anche per lo scarso comfort offerto dalla maggior parte delle strutture sanitarie. Inoltre, si deve considerare che il ticket pagato dai cittadini è ormai giunto, per diverse prestazioni, a ridosso degli importi corrispondenti al loro stesso costo. In questi casi, se la differenza di è minima il consumatore spesso preferisce pagare di tasca le prestazioni, ma talvolta è costretto a farsi carico di indagini e consulenze specialistiche molto costose, per evitare di dover attendere settimane o mesi, inseguito dal rischio dell'evoluzione delle patologie e dall'ansia di affrontarle in tempi rapidi.Gli italiani, dunque, sono grandi consumatori di sanità e, loro malgrado, spesso la pagano di tasca propria. Un'alternativa che sta lentamente diffondendosi è quella del ricorso alle polizze di assicurazione sanitarie. Il settore è in costante sviluppo e l'offerta di polizze è talmente ampia ed articolata da rendere difficile la scelta da parte del cittadino. Oltre al consiglio di rivolgersi a consulenti preparati, scelti fra agenti e broker professionisti, vogliamo fornire alcune informazioni utili ad orientarsi in questo complicato settore.Le garanzie sanitarie si possono suddividere in quattro tipologie: quelle che prevedono una diaria in caso di ricovero ospedaliero; quelle indennitarie che erogano una somma specifica in caso di intervento chirurgico o malattia; quelle che prevedono il rimborso delle spese sostenute per ricoveri e prestazioni sanitarie; quelle che prevedono direttamente le prestazioni presso centri convenzionati a spese della compagnia.Quasi tutte le compagnie offrono polizze nelle quali queste garanzie possono anche essere combinate tra loro, per cercare di costruire una copertura il più possibile adeguata alle esigenze dell'assicurato. Un'unica polizza a contraenza individuale può coprire uno o più assicurati, generalmente appartenenti allo stesso nucleo familiare. Le migliori polizze sanitarie hanno validità in tutto il mondo.Una caratteristica di cui tenere conto è la durata: le polizze sanitarie, in Italia, hanno quasi tutte una scadenza legata a una determinata età dell'assicurato, al superamento della quale la garanzia non sarà più operante. Questa età varia da una compagnia all'altra, ma generalmente è collocata a 75/80 anni. Attualmente solo due compagnie offrono una formula assicurativa a vita intera, impegnandosi a rinnovare la polizza vita natural durante. Sono formule molto più costose di quelle con limiti di età, perché le compagnie devono poter accantonare le maggiori riserve necessarie a far fronte ai costi legati all'invecchiamento degli assicurati e al rischio più alto di ricorso alle prestazioni della polizza.Non esiste una polizza che può garantire una copertura integrale; pertanto, una parte del rischio graverà sempre sull'assicurato. Le esclusioni sono generalmente elencate in un unico articolo della polizza, la cui lettura è sufficiente a misurare la reale portata delle garanzie. Altre limitazioni meno evidenti possono risultare dalla lettura combinata dei vari articoli del testo della polizza e del glossario che, in genere, è contenuto nella stessa. In questa fase occorre prestare attenzione: le polizze non sono mai dei documenti semplici ed è sempre consigliabile farsi affiancare da un consulente esperto.Fra le esclusioni più frequenti c'è quella per le malattie pregresse, alcune delle quali possono talvolta essere ricomprese a giudizio della compagnia, la quale potrebbe per questo stabilire degli scoperti o delle limitazioni di massimale. In generale sono esclusi anche i costi legati a patologie di natura psichiatrica, quelli per la medicina estetica, per terapie dietologiche, per le cure dentarie e per la correzione di difetti della vista, nonché quelli relativi a immunodeficienza e AIDS. Nell'ambito degli infortuni, non sono coperti quelli conseguenti alla pratica di sport pericolosi o estremi e di atti di temerarietà e quelli occorsi a seguito di calamità naturale. Tutte le polizze escludono le spese per la lungodegenza per malattie croniche e per la sola assistenza delle persone non autosufficienti.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-della-diaria-da-ricovero" data-post-id="2600983425" data-published-at="1773676514" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione della diaria da ricovero È la formula forse più semplice di assicurazione malattia, che prevede la corresponsione di una diaria per ciascun giorno di ricovero, purché conseguente a malattia o infortunio, in un istituto di cura legalmente autorizzato. Sono quindi esclusi i ricoveri per accertamenti preventivi dai quali non emerga una patologia. L'importo della diaria è pattuito nella polizza ed il premio è stabilito in proporzione al suo ammontare. Si considera ricovero quello che prevede almeno un pernottamento. Alcune polizze escludono il ricovero di un solo giorno. Spesso è prevista una diaria ridotta per un periodo di convalescenza, la cui durata è stabilita secondo criteri variabili: alcune polizze la prevedono per un periodo pari alla metà dei giorni di ricovero, altre per un periodo equivalente a quello del ricovero. Il numero dei giorni di corresponsione della diaria è limitato e ciascuna compagnia ha un proprio criterio; ci sono polizze che erogano la diaria per un massimo di 30 giorni, altre lo fanno per periodi più lunghi, che possono arrivare anche a un anno. I ricoveri in regime di day hospital e day surgery sono generalmente compresi, anche se non è raro vederli coperti con una diaria inferiore a quella prevista per il ricovero con pernottamento. La garanzia della diaria, oltre che nelle polizze che la prevedono specificamente, può essere inserita come garanzia accessoria in altri tipi di polizze malattia; alcune compagnie ne permettono l'inserimento all'interno delle polizze infortuni.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-indennitaria" data-post-id="2600983425" data-published-at="1773676514" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione indennitaria Ve ne sono di due tipi: quelle che prevedono la corresponsione di un capitale in caso di invalidità permanente conseguente ad una malattia e quelle che erogano indennizzi prestabiliti in caso di specifiche patologie o di interventi chirurgici.Le prime assicurano, appunto, l'invalidità permanente da malattia, stabilendo un massimale che sarà interamente erogato solo in caso di invalidità permanente pari al 100%. Per percentuali di invalidità inferiori, l'indennizzo sarà corrisposto in proporzione. Esiste sempre una franchigia molto elevata, nell'ordine del 20-25%. Ciò significa che per le invalidità permanenti di grado inferiore non è previsto alcun indennizzo. È evidente che si tratta di polizze che prevedono prestazioni per patologie di una certa gravità. Il premio di queste polizze è proporzionale al massimale concordato con la compagnia.Le polizze indennitarie che prevedono la corresponsione di un capitale fisso per specifiche patologie si dividono a loro volta in due gruppi: le polizze grandi interventi chirurgici e quelle che indennizzano una specifica patologia conclamata, a prescindere dal relativo trattamento sanitario. Per le prime esiste una dettagliata lista di interventi chirurgic per ciascuno dei quali è prevista la liquidazione di una somma determinata. Ciò permette di avere a disposizione un capitale che consentirà di scegliere in totale autonomia la struttura sanitaria alla quale rivolgersi, senza che la compagnia entri nel merito di tale scelta.Oltre che per gli interventi chirurgici, questa formula è prevista, da alcune compagnie, per le malattie oncologiche, all'insorgere delle quali matura il diritto all'indennizzo forfetario. Sono meno diffuse delle polizze "grandi interventi", ma non è difficile reperirle sul mercato. Anche questa garanzia viene spesso offerta come prestazione complementare o sostitutiva all'interno di altre polizze malattia di diverso tipo.Alcune compagnie offrono delle polizze, generalmente riservate a medici e infermieri, che prevedono l'erogazione di un capitale forfetario in caso di conclamato contagio da HIV e epatite B e C,.Le polizze indennitarie sono quelle con il minor contenzioso in caso di sinistro, non essendovi altre prestazioni oltre a quelle elencate fra gli interventi e le patologie indennizzabili.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-del-rimborso-spese" data-post-id="2600983425" data-published-at="1773676514" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione del rimborso spese Come risulta evidente dalla stessa definizione, si tratta di polizze che prevedono un massimale per il rimborso di spese mediche. Forse sono quelle per la scelta delle quali si deve prestare la massima attenzione ai rischi esclusi ed alle limitazioni, perché, al contrario di come può sembrare, non garantiscono il rimborso di tutte le spese sanitarie. Oltre alle esclusioni descritte più sopra, infatti, la garanzia base di questo tipo di polizza è limitata al solo rimborso delle spese per ricovero e cura sostenute in caso di malattia diagnosticata, infortunio o intervento chirurgico. Le spese sono rimborsate nel limite degli importi previsti per i diversi tipi di garanzia, il che significa che il massimale esposto in polizza vale per la garanzia base - in genere le prestazioni rese in regime di ricovero - mentre per le altre garanzie sono previsti dei sottomassimali.Quasi tutte le polizze escludono i costi sostenuti per le indagini diagnostiche e visite specialistiche a scopo di prevenzione, ma alcune prevedono l'effettuazione di un check up periodico, generalmente biennale, a scopo preventivo, del quale rimborsano le spese con piccoli massimali, generalmente di qualche centinaio di euro.Sono escluse le spese sostenute per prestazioni in assenza di ricovero, salvo che per alcune patologie, come quelle oncologiche, alla cura delle quali, spesso, è dedicato uno specifico massimale.Frequentemente, invece, sono comprese le spese per la riabilitazione, la fisioterapia, ed altre prestazioni strettamente legate al ricovero. In rari casi questo tipo di polizza copre le spese per le cure dentarie e quelle oculistiche, sebbene con rimborsi parziali.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-di-prestazione-sanitaria" data-post-id="2600983425" data-published-at="1773676514" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione di prestazione sanitaria In termini di garanzia, queste polizze hanno le medesime caratteristiche di base di quelle per il rimborso delle spese sanitarie, ma con la particolarità di prevedere il pagamento diretto alle strutture convenzionate che le erogano. I vantaggi non sono pochi. Infatti, l'assicurato può scegliere liberamente la struttura sanitaria fra quelle convenzionate, che sono numerose e selezionate, in Italia e, talvolta, all'estero. Inoltre, il massimale per le cure prestate all'interno delle strutture convenzionate è spesso illimitato e possono essere ricomprese in garanzia anche alcune prestazioni altrimenti escluse.Nel caso in cui l'assicurato preferisca farsi curare presso una struttura non convenzionata di sua fiducia, le prestazioni sono rimborsate nei limiti di un massimale, similmente a quanto accade per le polizze di rimborso spese. Se le cure vengono prestate a carico del Servizio sanitario nazionale, l'assicurato ha generalmente diritto per l'intero ricovero a una diaria forfetaria prestabilita, che raramente è inferiore ai 150 euro al giorno.Roberto Pisano
Ansa
Cecilia Angrisano spiega i motivi per cui ha fatto allontanare i tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la famiglia anglo-australiana stabilitasi nei boschi di Palmoli, a Chieti. Sono questi: «La deprivazione del confronto fra pari in età da scuola elementare può avere effetti significativi sullo sviluppo del bambino, che si manifestano sia in ambito scolastico che non scolastico. In considerazione del pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa, nonché dal rifiuto da parte dei genitori di consentire le verifiche e i trattamenti sanitari obbligatori per legge...». Evidentemente la dottoressa non conosce i sistemi motivazionali. I sistemi motivazionali interpersonali (Smi) costituiscono l’insieme di schemi comportamentali e neurobiologici che regolano le relazioni tra individui, orientando l’essere umano verso scopi fondamentali per la sopravvivenza e l’adattamento sociale. Questi sistemi comprendono, tra gli altri, l’attaccamento, la cooperazione, la competizione, la cura parentale e l’affiliazione al gruppo. Non tutti, però, rivestono la stessa importanza: sebbene ciascuno contribuisca al benessere psichico e alla coesione sociale, il sistema dell’attaccamento ha un ruolo primario e fondante, influenzando in modo profondo lo sviluppo della mente e la regolazione neuroendocrina.
Un bambino può vivere benissimo senza andare a scuola, ma se perde padre e madre si forma una ferita primaria, un trauma non risolvibile, come un’amputazione. È quello che stanno subendo i bambini del bosco: un’amputazione della loro anima, a cui si ribellano con la collera e le poche armi che hanno, il rifiuto di mangiare, il rifiuto di interagire con le degnissime persone dell’orfanotrofio di Stato dove sono stati rinchiusi, la cosiddetta casa famiglia. Dal loro punto di vista, queste persone che hanno infranto il loro attaccamento non possono che essere considerate aguzzini. L’attaccamento ha un sistema motivazionale complementare: l’accudimento, l’istinto materno, l’istinto di accudire. Levare i bambini a una madre è un crimine contro la sua umanità, contro la sua biologia, contro la natura e contro Dio. L’attaccamento, teorizzato inizialmente da John Bowlby e successivamente approfondito da Mary Ainsworth e altri autori, è il sistema motivazionale che spinge il bambino a cercare protezione e vicinanza nella madre, colei che ha portato la gravidanza, e nel padre, l’uomo che con la sua forza protegge la diade madre-bambino. Tale ricerca di sicurezza non è semplicemente un bisogno psicologico: coinvolge strutture cerebrali arcaiche, ormoni e neurotrasmettitori che modulano la percezione di sicurezza e stress. Quando il bambino sperimenta una relazione stabile e prevedibile con una madre responsiva e sensibile, si forma un modello interno sicuro, quello che le assistenti sociali e i giudici alle loro spalle massacrano e maciullano. A livello biologico, la relazione di attaccamento attiva il rilascio di ossitocina e regola l’equilibrio del cortisolo, riducendo l’iperattivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. In questo modo, l’attaccamento costituisce la base biologica e psicologica della fiducia, della regolazione emotiva e della futura capacità di costruire legami sociali. Quando invece si verifica una deprivazione materna, assenza prolungata o carenza di cure sensibili, come accade nelle deportazioni eseguite dai servizi sociali, le conseguenze sono profonde e durature: sono un danno biologico.
Studi classici di René Spitz sui bambini cresciuti in istituti e le ricerche di Harry Harlow sui cuccioli di macaco hanno mostrato che la mancanza della figura della madre produce alterazioni nello sviluppo emotivo, cognitivo e fisiologico. Tali effetti includono difficoltà nella gestione dello stress, disturbi dell’umore, comportamenti disorganizzati e un’iperattivazione cronica dei sistemi di allarme fisiologico. A livello neurobiologico, la deprivazione materna compromette il corretto sviluppo dei circuiti dopaminergici e serotoninergici, riducendo la capacità di provare piacere e regolare l’affettività. Inoltre, l’assenza di un attaccamento sicuro in età precoce altera la struttura dell’amigdala, dell’ippocampo e della corteccia prefrontale, regioni cruciali nella regolazione delle emozioni e nel controllo dei comportamenti impulsivi.
L’importanza dell’attaccamento supera enormemente quella di altri sistemi motivazionali, come l’affiliazione al gruppo. Spezzare il legame di attaccamento per favorire, forse, l’affiliazione al gruppo è una follia. Quest’ultima, seppur importante per la sopravvivenza in società complesse, si costruisce su basi che presuppongono la sicurezza emotiva sviluppata attraverso l’attaccamento. In altre parole, l’individuo può investire in relazioni cooperative e vivere l’appartenenza al gruppo solo se la propria base affettiva primaria è solida. Senza un attaccamento sicuro, l’affiliazione rischia di diventare una ricerca ansiosa di approvazione o, al contrario, un ritiro difensivo dalle relazioni. Pertanto, l’affiliazione rappresenta un sistema derivato, secondario, che si attiva pienamente solo quando il sistema dell’attaccamento ha assicurato la regolazione emotiva e neuroendocrina di base. L’attaccamento, in sintesi, è il pilastro dei sistemi motivazionali interpersonali: regola gli ormoni dello stress, favorisce la maturazione cerebrale, modula la produzione di ossitocina e dopamina e sostiene la capacità di fidarsi dell’altro. La sua deprivazione, determina uno squilibrio profondo tra biologia e psiche, ostacolando la costruzione di relazioni sane e stabili.
La scuola italiana è una scuola pessima. Sono pessimi gli stabili che periodicamente crollano in testa agli alunni, il livello di apprendimento è pessimo, il livello di indottrinamento è spaventoso. Basti pensare che le scuole italiane hanno imposto mascherine dannose per due anni. Le nostre leggi garantiscono il diritto alla scuola parentale, ma molti giudici ritengono questo diritto sbagliato e deportano i bambini che fanno scuola parentale. Il caso della famiglia del bosco non è l’unico. È dal volto della madre che l’essere umano apprende la sicurezza e, attraverso di essa, la possibilità stessa di appartenere al mondo, quel volto che giudici e assistenti sociali vietano ai bambini deportati.
L’attaccamento è sacro. Chi lo infrange commette un crimine. Occorre una serie di leggi per impedire che giudici e assistenti sociali, tutte persone evidentemente prive degli strumenti culturali necessari a capire i danni della deportazione, magari in perfetta buona fede, distruggano la vita e il diritto alla normalità biologica di bambini e famiglie incolpevoli.
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Eugenia Roccella (Ansa)
L’assistente sociale che prima diserta l’incontro con il Garante dell’infanzia, poi polemizza con lei tramite il suo legale. Poi la stessa assistente che denuncia gli avvocati dei Trevallion. Il caso della famiglia nel bosco sembra avere raggiunto un livello di conflittualità molto elevato, persino all’interno delle istituzioni.
Eugenia Roccella, ministro della Famiglia, non le sembra troppo?
«Mi sembra che il livello di conflittualità non sia solo elevato, ma anche un po’ improprio. Il Garante nazionale è una figura - secondo le convenzioni internazionali - indipendente, che deve essere terza, e serve proprio a fare quello che la Garante Terragni sta facendo. Quindi ha sempre lo scopo di tutelare il migliore interesse del bambino. Deve fare controlli, verificare, dare il proprio parere. E non accettare il parere del Garante vuol dire non accettare alcun tipo di supervisione. Non dico di critica, ma di verifica con una figura che ha questo compito a livello istituzionale. Significa non accettare una verifica che è prevista dagli organismi internazionali, quindi mi sembra un po’ improprio. È come se il garante dei detenuti non fosse accolto quando va a visitare un carcere».
La garante ha detto che bisogna ragionare sulla preparazione degli assistenti sociali.
«Non è in discussione la preparazione individuale dei singoli operatori, caso mai il percorso più generale di preparazione. La Garante ha messo in discussione questo, si è chiesta se il percorso di preparazione degli assistenti sociali sia sufficientemente approfondito rispetto al ruolo delicatissimo che svolgono. Comunque nessuno, quando un Garante entra per le verifiche che sono di sua competenza, si lamenta. Ripeto: mi sembra un po’ improprio questo tentativo di conflitto con una figura di garanzia».
Se un servizio sociale entra in conflitto in questo modo, possiamo ancora fidarci del fatto che lavori per il bene della famiglia? Non sarebbe forse il caso di riflettere se cambiare persone? Altrimenti viene da pensare che alla base di tutta questa storia ci sia un’incomprensione umana.
«Direi che c’è stata perché aver allontanato prima il padre e poi la madre perché la si riteneva ostativa vuol dire che non si è riusciti a stabilire un rapporto di collaborazione con la famiglia. Ma lo scopo dell’intervento degli assistenti sociali non è separare i bambini dalla famiglia bensì cercare di ripristinare in famiglia il miglior rapporto possibile fra le diverse componenti allo scopo di tutelare i figli, i bambini. Da quello che dicono ora i servizi, sembra che per avere un buon rapporto con i bambini sia bastato allontanare la madre. Si dice che adesso non c’è più bisogno di cambiare la collocazione dei piccoli perché con loro si può stabilire un rapporto senza di lei. Mi chiedo: ma è questo l’obiettivo?».
Già, la scopo è questo?
«Lo scopo io credo che sia non aumentare o addirittura produrre un conflitto fra i genitori, perché anche questo c’è: è meglio il padre, è meglio la madre... Non è questo lo scopo dell’intervento esterno in una famiglia. Per altro in una famiglia in cui c’è amore. Quante volte abbiamo sentito dire che basta l’amore?».
In altre circostanze è una frase che viene ripetuta costantemente.
«Guardi, io sono convinta che l’amore non sia l’unica cosa che serva ai bambini e quindi è giusto che ci siano tutta una serie di garanzie per i minori. Però lo scopo finale dell’azione dei servizi è proprio cercare di fare in modo che la famiglia abbia il miglior rapporto possibile sul piano educativo e affettivo, che abbia la migliore competenza genitoriale da sola. I servizi servono come intervento di supporto, non come intervento sostitutivo. Questo deve essere in linea generale il modo di intervenire, secondo me, e non so se in questo caso tale sia obiettivo sia stato perseguito nel migliore dei modi. Io mi fido della Garante, della sua capacità di giudizio».
Stupisce in effetti quella che sembra una tendenza a separare. Risulta che i servizi abbiano incontrato il solo Nathan proprio nel giorno della visita della Garante. Poi dalla casa protetta si dice che, allontanata la madre, i rapporti con i bambini si sono ricomposti. Si ripete che la madre è ostile e invece il padre si mostra più malleabile e più dialogante...
«Come dicevo, questa era una famiglia in cui i rapporti erano forse discutibili dal punto di vista delle finalità educative, della scolarizzazione, della socializzazione, tutto quello che vogliamo. Però era sicuramente una famiglia armoniosa dal punto di vista affettivo. Due genitori che si volevano bene e che volevano bene ai propri figli. Ecco, secondo me bisognava partire da lì, non separare e mettere un po’ in conflitto soprattutto i genitori. Io spero che questo da parte dei genitori sia un po’ un gioco delle parti per riavere i figli. Però mi sembra che l’intervento sia molto discutibile. Insisto: si parte da una situazione affettivamente armoniosa e la si scombina pensando che questo possa avere effetti positivi sui figli. Io non credo che abbia effetti positivi, io non credo che allontanare la madre possa mai avere effetti positivi».
Eppure si dice questo.
«Certo, è chiaro. Forse i bambini ora si sentono, come dire, senza le spalle coperte, e quindi probabilmente sono molto più disponibili. Ma pensiamo davvero che questo sia qualcosa che aumenta loro fiducia in sé stessi, la loro sicurezza, la sicurezza dell’amore genitoriale? Io credo che un bambino, quando viene separato dalla mamma, si senta sempre un po’ in colpa, c’è sempre questo retropensiero: in qualche modo è colpa mia, cosa ho fatto per essere separato dalla mamma? Questo è anche quello che dicono psicologi, neuropsichiatri, infantili eccetera. Penso dunque che ci voleva molta più delicatezza di intervento e più rispetto per il senso della famiglia e dei rapporti interfamiliari».
Forse serve un intervento più generale sul sistema minorile. Avete fatto passare una nuova legge che interviene proprio su questo. Saranno censiti i minori fuori famiglia, per cominciare.
«Sì, questo ovviamente non riguarda direttamente la famiglia nel bosco, ma adesso questa proposta di legge è stata approvata definitivamente al Senato. E questo è un passo importante perché dà alla politica, al governo, la possibilità di monitorare la situazione degli allontanamenti. Vorrei che il pubblico sapesse che non esistono dati a riguardo. Abbiamo dei macro dati, ma non sappiamo per esempio quante siano le richieste di allontanamento e quante siano state effettivamente adottate. E poi: quali sono i motivi per cui sono richiesti gli allontanamenti? Cioè: separazione conflittuale, violenza domestica, incapacità di svolgere il compito genitoriale? Ce ne possono essere mille. E ancora: quanti sono gli incontri protetti e con chi eventualmente sono svolti? Con un genitore, con entrambi i genitori? Quanto dura l’allontanamento a seconda delle diverse motivazioni? Si tutto questo abbiamo solo macro dati. E dati più precisi si possono avere soltanto interrogando di volta in volta i singoli tribunali. L’ultima volta una indagine di questo tipo è stata fatta nel 2018. E si è visto che in media gli allontanamenti erano 23 al giorno. La legge che abbiamo fatto ci darà strumenti importanti, si farà un osservatorio al Dipartimento della Famiglia e da lì si potrà intervenire sulle anomalie segnalate dai dati. Si potranno osservare e poi segnalare queste anomalie alle autorità competenti».
L’altro giorno Chiara Saraceno, autorevole sociologa, in un articolo sulla Stampa ha sostenuto che l’Italia rispetto ad altre nazioni ha meno allontanamenti.
«Ci sono dati su infanzia e adolescenza in altri Paesi che sono dati molto preoccupanti. Vorrei dire, anche alla professoressa Saraceno, che forse uno dei motivi per cui può darsi che noi abbiamo meno allontanamenti è proprio perché esiste quel tipo di famiglia che spesso la sinistra, compresa la professoressa Saraceno, ha criticato. C’è una famiglia avvolgente, una famiglia presente, una famiglia protettiva. La famiglia italiana ha perso molte delle sue caratteristiche nel tempo, però è rimasta una famiglia che ancora, per tanti versi, regge. E ha attenzione nei confronti dei propri figli, cosa che in altri Paesi avviene sempre meno. Altrove la tendenza è molto diversa, gli stili educativi sono molto diversi. In ogni caso, anche qui il numero degli allontanamenti è comunque troppo elevato. Può darsi che qui siano meno che in Inghilterra, ma a me sembrano comunque tantissimi. Per un minore, il migliore interesse è sempre quello di vivere nel suo ambiente affettivo, con il papà e la sua mamma, i suoi genitori. Io vorrei che gli interventi sulla famiglia fossero veramente a sostegno della famiglia, perché credo che davvero il miglior luogo per un bambino non possa che essere la famiglia. Ha scritto un bellissimo articolo Susanna Tamaro proprio sul fatto che la famiglia è il luogo in cui ognuno può sviluppare al meglio la propria personalità, anche quando ci sono disfunzionalità. E comunque lo scopo dei servizi è correggere queste disfunzionalità, non smembrare, separare, spacchettare e trasferire i bambini».
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(Arma dei Carabinieri)
Un sistema di sfruttamento organizzato nel settore del food delivery è stato scoperto a Messina al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) di Messina, con il supporto del Nucleo Operativo del Gruppo per la Tutela del Lavoro di Palermo.
Al termine delle investigazioni è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti dell’amministratore unico e di tre collaboratori di una società messinese operante nel settore delle consegne a domicilio. Gli indagati devono rispondere del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto caporalato, aggravato dal numero dei lavoratori coinvolti, oltre che di diverse violazioni della normativa in materia di sicurezza sul lavoro e della responsabilità amministrativa degli enti.
Secondo quanto emerso dalle indagini, la società avrebbe organizzato un sistema che traeva profitto dallo stato di bisogno di numerosi giovani del territorio, in particolare studenti universitari. I rider, costretti a utilizzare mezzi propri per effettuare le consegne, venivano pagati con compensi molto inferiori ai minimi previsti dal contratto collettivo nazionale del settore trasporti e logistica, con paghe a cottimo comprese tra 2,40 e 2,99 euro per consegna.
Gli investigatori parlano di un vero e proprio «caporalato digitale». La gestione dei rider avveniva infatti attraverso una piattaforma informatica proprietaria che assegnava gli ordini e monitorava le prestazioni dei lavoratori. A questo sistema si affiancava l’uso di chat WhatsApp tramite le quali i responsabili impartivano istruzioni operative e controllavano costantemente l’attività dei fattorini in bici.
Per evitare tempi di inattività tra una consegna e l’altra, i rider erano obbligati a comunicare la propria disponibilità inviando la parola «libero» sull'applicazione e aggiornandola con frequenza costante. I responsabili aziendali monitoravano l’esecuzione delle consegne e, in caso di ritardi, intervenivano telefonicamente imponendo ritmi di lavoro più serrati. I lavoratori, di fatto, non avevano la possibilità di rifiutare un ordine: eventuali rifiuti dovevano essere giustificati e potevano comportare richiami o l’esclusione dalle successive assegnazioni.
Nel corso degli accertamenti sono emerse anche gravi carenze sul fronte della sicurezza sul lavoro. I rider non avrebbero ricevuto una formazione adeguata sui rischi connessi all’attività né sarebbero stati sottoposti alle previste visite mediche. Per queste violazioni i Carabinieri del NIL hanno irrogato sanzioni amministrative per oltre 66 mila euro.
Parallelamente sono state avviate le procedure per il recupero di contributi previdenziali e assistenziali non versati per circa 696 mila euro. Secondo gli investigatori, la società monitorava costantemente i compensi percepiti da circa 300 rider, evitando che superassero la soglia annua dei 5.000 euro, limite che consente di mantenere formalmente il regime della prestazione occasionale ed evitare il versamento dei contributi.
Le indagini hanno inoltre accertato che, dopo aver appreso dell’esistenza delle investigazioni, gli indagati avrebbero tentato di cancellare dati dal database aziendale e di modificare alcuni documenti interni nel tentativo di occultare le prove e ridurre gli importi registrati.
La società, attualmente in fase di liquidazione, è stata diffidata alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro e all’adozione di modelli organizzativi idonei a prevenire nuovi episodi di sfruttamento.
L’operazione si inserisce in una più ampia strategia nazionale di contrasto al cosiddetto caporalato digitale, avviata dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro per vigilare sulle condizioni di lavoro nel settore della gig economy. Le indagini hanno inoltre evidenziato differenze tra le modalità di sfruttamento riscontrate nel Nord Italia, dove il controllo dei rider avviene attraverso piattaforme tecnologiche particolarmente avanzate, e quelle emerse a Messina, dove il coordinamento dei lavoratori avveniva anche tramite strumenti più semplici, come le chat su WhatsApp.
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Simonetta Matone (Ansa)
Simonetta Matone, deputata della Lega, lei è tra i sei firmatari della richiesta di referendum.
«Quarantun anni passati in magistratura, di cui dieci con incarichi governativi. Credo di avere una visione complessiva della giustizia».
Nonché vessillifera del partito nell’aspro dibattito odierno.
«Almeno due incontri al giorno, in tutta Italia. Anche adesso sono in viaggio verso Mantova. Anzi, mi faccia spostare nel vagone ristorante. Detesto quelli che urlano al telefono davanti a mezzo scompartimento».
Ha lasciato la toga cinque anni fa per darsi alla politica.
«L’hanno fatto in pochissimi».
È stata iscritta in passato a qualsivoglia corrente?
«Mai».
Era un volto televisivo straordinariamente noto. A Porta a porta, quando si parlava di delittacci o ragazzini, lei non mancava. Avranno insistito.
«Ho sempre avuto una totale refrattarietà. Il mio ragionamento è stato: se devo fare politica, mi iscrivo direttamente a un partito».
Infatti.
«Capii che quel sistema non faceva per me mentre ero in servizio al tribunale di Lecco. Presentai domanda per venire a Roma come magistrato di sorveglianza. Quando venne accettata, cominciarono a telefonarmi».
Chi?
«Il rappresentante di Magistratura democratica mi disse: “Simonetta, ce l’abbiamo fatta”. Poi si congratulò quello di Unità per la costituzione: “Simonetta, ce l’abbiamo fatta”. Infine arrivò la chiamata di Magistratura indipendente: “Simonetta, ce l’abbiamo fatta”».
Cercavano di prendersi il merito?
«Erano gli anni del terrorismo. Non si sgomitava per un ruolo come quello. C’erano tre posti liberi e una sola domanda: la mia».
Cos’ha visto nella sua lunga carriera?
«Le dico cosa non ho mai visto: venire nominati per merito negli incarichi direttivi. Sono sempre prevalsi gli accordi di corrente».
Anche lei pensa di aver subito qualche torto?
«Il Csm rifiutò di inserire nel mio fascicolo le note di qualifica vergate da Giuliano Vassalli».
Fu ministro della Giustizia dal 1987 al 1991.
«E io ero a capo della sua segreteria. Lui scrisse: “Donna dotata di eccezionale vivacità intellettuale e non comuni doti di comando e organizzative”».
Lusinghiero.
«Quel giudizio segnò involontariamente la mia condanna a morte».
Addirittura.
«Il Csm sostenne che il parere, nonostante gli elogi, conteneva elementi che non attenevano alla professionalità. Fu una vendetta postuma contro chi aveva lavorato con il più grande giurista del secolo scorso».
Nonché padre putativo di questa riforma?
«Il suo codice ha introdotto il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio. Vassalli lo definiva un segno di civiltà, ma a noi collaboratori ripeteva che mancava un tassello: la separazione delle carriere. Era indispensabile anche allora, ma non si riuscì a fare per l’opposizione della magistratura».
La sinistra era favorevole?
«Intonava un coro di sì».
Lei ha letto in parlamento una dichiarazione di Giovanni Falcone.
«Usò un’espressione bellissima: disse che arbitro e giocatore non potevano stare nella stessa squadra».
L’ha conosciuto?
«Proprio mentre ero magistrato di sorveglianza, un suo detenuto si arrampicò su un albero a Rebibbia. Non voleva scendere. Diceva che doveva essere liberato perché erano scaduti i termini di custodia cautelare. Chiamai Falcone: “Guarda, c’ho questo qui su un albero…”. Mi disse: “Ha ragione”. E visto che era un gran garantista, lo fece liberare».
Hanno tentato di arruolarlo tra i contrari.
«Le sparano grosse, tanto nessuno verifica niente».
Lo ha fatto pure Nicola Gratteri.
«Non voglio attribuirgli piani malefici. Confido nella superficialità delle fonti».
Il procuratore di Napoli annuncia che, a urne chiuse, potrebbe regolare i conti con qualche giornalista.
«Nel centrodestra c’eravamo dati una regola: doveva essere un dibattito civile. Si è trasformato in una lotta nel fango. E non certo per nostra volontà».
Gli avversari provocano?
«Non entrano mai nel merito. Fanno solo fumisterie. Pur di non vedere passare la riforma, sarebbero disposti a tutto. Franceschini, che da quelle parti è una delle poche menti pensanti, ha ammesso il loro timore: se vince il Sì, temono di non riuscire a governare per altri vent’anni».
Anche tra voi ci sono state vivacità.
«Non mi pare. Ho sempre visto dibattiti civili centrati sui fatti. A sinistra invece ripetono: “Vogliono sottoporre il pubblico ministero all’esecutivo”. Dove? Come? Quando? Mi piacerebbe rindossare la toga per interrogare Elly Schlein: “Scusi segretaria, mi indichi il punto in cui è scritto”».
Quasi tutte le toghe e molti professoroni sostengono il teorema.
«Durante un dibattito televisivo me l’ha ripetuto pure un insigne costituzionalista. E io: “A quale passaggio si riferisce?”. Sa cosa mi ha risposto? “Non c’è, ma è nelle vostre intenzioni”».
In un fuori onda, lei però s’è sfogata: alcune frasi di Nordio non avrebbero giovato alla causa.
«Sono stata fraintesa. Mi riferivo solo a certe affermazioni sul Csm, forse poco opportune. La forma, certe volte, diventa sostanza. Peraltro, io sono un’ammiratrice del ministro. Lo stimo moltissimo. Nutro per lui sincero affetto».
L’ultima polemica è sul suo capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi: ha definito certi pm «un plotone d’esecuzione».
«Va ascoltata tutta l’intervista. Si riferiva a una piccola parte dei magistrati. La stragrande maggioranza sono persone perbene».
I sondaggi, prima del silenzio elettorale, non sembravano esaltanti.
«Io non vivo nel sopramondo, ma tra la gente normale. E percepisco l’esatto contrario. La fioraia mi scrive: “Per sempre sì”. Il garagista mi dice: “A Simonè, semo dalla vostra parte”. Sono circondata da favorevolissimi. Anche chi non segue la politica, ha capito».
Cosa temono i magistrati?
«La separazione delle carriere non importa a nessuno».
Allora?
«Sono terrorizzati dal sorteggio: stravolgerebbe gli equilibri».
Lo considerano inaccettabile.
«Ma come? Va bene per nominare i giudici popolari di una Corte d’assise, che può infliggere l’ergastolo. Va benissimo per scegliere i tre magistrati del tribunale dei ministri, che può mettere in stato di accusa il presidente del Consiglio. È eccellente per definire i membri della Consulta, che può giudicare il presidente della Repubblica. Quando però si parla di trasferimenti, diventa un attentato alla Costituzione».
Perché?
«Il sorteggio scardina ogni accordo. Ma non esistono magistrati di serie A e di serie B. Se vince il Sì, dovranno rassegnarsi alla scelta casuale tra persone che hanno vinto il concorso. Non certo dei passanti».
Scenario a voi favorevole: vince il Sì. E poi?
«La gente comune avrà una certezza: chi deciderà le loro sorti verrà scelto per competenza e non per amichettismo».
Obiettano: nessun vantaggio per i cittadini.
«Non dovranno avere più paura, invece. Non ci sarà bisogno di fare la solita domanda agli avvocati: “Da che parte sta il mio magistrato?”. Adesso l’inaudito è diventato normalità: tutti sono ormai convinti che giudici e pm vengano influenzati dalle loro idee politiche».
Confida in meno errori?
«Penso, per esempio, a David Rossi. Sono vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sua morte. Mi inquieta sapere che la scena del crimine è stata alterata dai pubblici ministeri: non solo nessuno li ha censurati, ma hanno pure fatto carriera. È come il caso Tortora: i responsabili di quello scempio giudiziario sono stati promossi».
Si avvicina la verità anche per il delitto di Garlasco?
«Ci sono stata un paio di giorni fa, per un dibattito pubblico sul referendum».
Scelta casuale?
«Penso proprio di no».
Alberto Stasi è colpevole?
«In questi diciassette anni, per il buon nome della giustizia italiana, l’ho sempre sperato».
Davvero?
«Non so se è innocente. So però che, con due sentenze di assoluzione piena e una richiesta del procuratore generale di rigetto del ricorso, andava assolto. Invece, è stato condannato».
E se fosse innocente?
«Credo nella ricerca del colpevole. Non di un colpevole qualunque».
Quindi?
«Sarebbe una tragedia».
Un altro caso Tortora?
«Peggio».
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