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2018-09-02
Sono appena due le polizze malattia che proteggono davvero per la vita
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Il variegato panorama delle polizze malattia, al primo approccio, potrebbe disorientare per la sua complessità. Benché consapevole di ciò di cui ha bisogno, spesso il consumatore incontra difficoltà nella ricerca delle polizze capaci di rispondere alle sue esigenze. Il termine «polizza malattia», infatti, non riguarda soltanto le polizze che offrono prestazioni integrative o sostitutive di quelle del servizio sanitario nazionale, bensì raggruppa tutte le coperture assicurative che prevedono una prestazione in caso di insorgenza di malattia, come la corresponsione di una diaria in caso di ricovero, la liquidazione di un capitale in caso di invalidità permanente da malattia, il rimborso delle spese sostenute per terapie e interventi chirurgici, il rimborso delle spese sanitarie per accertamenti preventivi, la fornitura di servizi di assistenza domiciliare.
Concentriamo l'attenzione su una sola tipologia di polizze - che chiameremo polizza sanitaria - che ha lo scopo di tenere indenne l'assicurato dai costi delle prestazioni sanitarie, rimborsando le relative spese o pagandole direttamente alle strutture convenzionate. Occorre premettere che esistono sostanzialmente tre tipi di garanzia malattia: le garanzie di indennizzo, che prevedono la corresponsione di somme pattuite in caso di insorgenza di determinate patologie o di specifici interventi chirurgici; le garanzie di risarcimento, che prevedono il rimborso delle spese sostenute per prestazioni mediche e ricoveri; e le garanzie di prestazione diretta delle cure e degli interventi chirurgici presso strutture sanitarie convenzionate.
La scelta di una polizza non può prescindere dalla sua durata; alcune possono durare per tutta la vita, mentre altre fanno decadere la garanzia al compimento di una determinata età. Scegliere le prime significa avere la certezza di non essere abbandonati al proprio destino proprio nella fase della vita in cui si avrà probabilmente maggior bisogno delle prestazioni sanitarie.
Il rovescio della medaglia è che si tratta di polizze costose, nell'ordine delle migliaia di euro. Il premio è più alto rispetto alle altre polizze perché le compagnie possano accantonare nel tempo le riserve di senescenza necessarie a far fronte al maggior rischio al quale sono esposte con il passare degli anni. Abbiamo analizzato le due polizze sanitarie a vita intera oggi presenti sul mercato italiano, offerte da Uniqa assicurazioni e Nobis assicurazioni e ne abbiamo evidenziato le caratteristiche principali nella tabella a fianco.
Tuttavia, non è detto che una polizza che prevede limiti di età non offra, seppure solo per una parte della vita, un ampio ventaglio di garanzie. Al contrario, alcune compagnie, proprio perché protette dal rischio della senilità degli assicurati, sostengono l'onere di garanzie che neppure le polizze a vita intera si possono permettere, come il rimborso per le cure odontoiatriche e oculistiche, per esempio.
Quali cautele sono consigliabili per acquistare una copertura assicurativa? Innanzitutto, se si cerca una copertura a vita intera occorre considerare le regole per la disdetta da parte della compagnia: anche se nelle condizioni non è indicato un limite di età non significa che la polizza durerà per sempre; le imprese, infatti, se non espressamente previsto, hanno facoltà di disdire il contratto alla sua scadenza, senza indicarne la motivazione. Attenzione ai nomi accattivanti che possono trarre in inganno.
Possono poi esservi delle esclusioni ricorrenti, come quella delle spese per la cura di patologie preesistenti, per la chirurgia estetica, per le cure psichiatriche, nonché per l'assistenza a lungodegenti e a persone non autosufficienti, queste ultime coperte invece da specifiche polizze dette long term care. Si sta diffondendo la garanzia del rimborso delle spese per un check up di controllo, generalmente previsto ogni due anni. È una previsione utile anche alla compagnia, che potrà così raccogliere dati sulla salute del cliente, monitorando il rischio e, magari, cogliendo segnali che permettano di correre ai ripari disdettando la polizza prima che sia troppo tardi.
Un'insidia nella quale si può incappare è quella degli aumenti imprevedibili del premio, stante la facoltà che diverse compagnie si riservano di rivedere annualmente le tariffe in relazione all'evoluzione del settore sanitario e delle statistiche sull'andamento dei sinistri. Tutte le polizze hanno un periodo di carenza, dopo la data di sottoscrizione, durante il quale le garanzie non saranno operanti. Generalmente si tratta di 100 giorni per le malattie e 270/300 giorni per il parto.
Fra le polizze che garantiscono la prestazione sanitaria diretta sono preferibili quelle che hanno una rete di centri convenzionati estesa e di qualità. È importante considerare la congruità dei massimali previsti per ciascuna tipologia di intervento e l'esistenza o meno del rimborso per le indagini diagnostiche pre e post ricovero. L'ampiezza delle garanzie va sempre valutata alla luce delle esclusioni che, nella polizza, sono generalmente elencate in un'unica specifica clausola.
Quasi tutte le polizze prevedono la garanzia assistenza, talvolta opzionale. È una garanzia importante che comprende sempre il trasporto sanitario e l'assistenza anche all'estero e, nelle forme più ampie, arriva a garantire il reperimento e l'invio di medicinali, la ricerca di specialisti, la custodia dell'abitazione, l'anticipo di somme in caso di emergenza all'estero e, in genere, servizi che consentono di far fronte alle situazioni di emergenza che possono insorgere in caso di malattia o infortunio.
Roberto Pisano
Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l’azienda
Sempre più aziende prevedono polizze malattie per i loro dipendenti. Così succede che nel 2017, secondo i dati dell'Ania, l'associazione nazionale delle imprese assicuratrici, il giro d'affari italiano delle polizze malattia sia passato dai 2,47 miliardi di euro del 2016 ai 2,7 del 2017. Una crescita in 12 mesi del 9,4%.
A dirlo è il rapporto annuale dell'Ania, la più grande associazione italiana del mondo assicurativo. Certo, parte di questo incremento è dovuto all'aumento dei premi pagati, ma l'Ania spiega che nel 2017 sono stati realizzati 565 milioni di euro di nuove sottoscrizioni.
Anche in questo caso la crisi economica degli ultimi anni ci ha messo lo zampino. Una indagine dell'Ania ha rilevato che ben tre italiani su cinque hanno problemi economici e per questo non riuscirebbero a far fronte a spese mediche improvvise, soprattutto se superiori ai 700 euro. Come spiega lo studio il 40,1% delle famiglie ammette di arrivare a fine mese con alcune difficoltà, il 13,3% con molta difficoltà, mentre il 7,9% degli intervistati non ci riesce proprio. Questo porta a un dato significativo: il 16,5% delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista importante, nell'ordine convenzionale di 700 euro. Per questo, la rinuncia a un'eventuale visita medica per ragioni economiche è in aumento dal 34,4% della precedente rilevazione (2013) all'attuale 37,2%.
Così, le polizze sanitarie fanno gola ai dipendenti e sono sempre più le realtà che le propongono. Non è un caso se la gran parte del mercato italiano è formato da polizze collettive, quelle cioè che un ente sottoscrive per una moltitudine di persone.
Come spiega il rapporto, nel caso delle polizze malattia, le sottoscrizioni collettive rappresentano nel 2017 il 74% del mercato. Il restante 26% è realizzato attraverso la sottoscrizione di polizze individuali.
A farla da padrone nel settore sono le polizze che garantiscono il rimborso delle spese mediche: questi prodotti rappresentano il 77% della raccolta premi (2,07 miliardi). Nel 2016 rappresentavano il 76% del mercato (1,87 miliardi). L'aumento in termini di premi è del 10,4%, non poco.
Per quanto riguarda le polizze individuali l'Ania stima che i premi contabilizzati siano stati pari a 711 milioni, in aumento dell'11,6% rispetto all'anno precedente.
Lo stesso tasso di crescita è stato registrato per le polizze legate al rischio di invalidità permanente, cresciute tra il 2016 e il 2017 da 270 a 299 milioni di euro.
Registrano un crollo dell'8,4%, invece, le polizze legate alla diaria, la garanzia tipica delle assicurazioni contro i danni alla persona. Il premio pagato in Italia nel 2016 per questi prodotti era di 168,3 milioni. L'anno scorso ammontava a 154,2 milioni.
Hanno registrato un buon aumento anche le polizze long term care, quelle previste in caso di lunghe inabilità. Si tratta di prodotti ancora poco diffusi, ma l'aumento è stato dell'11,7% tra 2016 e 2017, passando da 27,5 a 30,7 milioni di premi pagati.
Ma quali sono i gruppi che hanno incassato i premi maggiori con le polizze malattia? A guardare i numeri diffusi da Ania, si tratta di un mercato gestito perlopiù da poche importanti imprese.
Su 54 società analizzate dall'associazione italiana, le prime dieci pesano per l'88,09% del settore e le prime quattro per il 70,26%. Nel caso delle prime dieci società del settore, nove hanno registrato tra il 2016 e il 2017 un incremento in termini di incassi.
Unipol è di gran lunga il maggiore gruppo del mercato italiano. Da solo rappresenta quasi un quarto di questo campo in Italia (23,37%) e nel 2017 ha incassato premi per 631,1 milioni di euro, in crescita del 7,7%.
Il gruppo bolognese batte di poco il Leone di Trieste. Le Generali, medaglia d'argento, rappresentano il 21,28% del settore premi per 575,4 milioni di euro, in crescita del 4,3%. In terza posizione troviamo Rbm assicurazioni salute che vale il 15,9% del mercato italiano con 430,1 milioni di premi, in salita del 21,7%. Si tratta dell'incremento maggiore del settore nel 2017.
Nel primo gradino fuori dal podio troviamo il gruppo Allianz che in Italia ha raccolto premi per 262,1 milioni di euro, in aumento del 17,6% rispetto al 2016. Anche in questo caso l'incremento è significativo: + 17,6%.
Se dunque quattro società valgono il 70% del settore, le altre 50 si spartiscono circa il restante 30%.
In quinta posizione il rapporto annuale dell'Ania segnala la prima azienda che arretra nel settore delle polizze malattia. Si tratta di Reale mutua. Il gruppo ha perso tra il 2016 e il 2017 il 3,5% dei premi, incassando un valore di 138,7 milioni di euro. Reale mutua vale il 5,13% del mercato italiano.
Dopodiché, al sesto posto ci sono Axa (3,51% del settore con 94,8 milioni di premi e una crescita dell'8,8%), Intesa Sanpaolo vita (3,25%, 87,7 milioni, +8,6%), Cattolica assicurazioni (2,78%, 75 milioni, +20,8%), Zurich insurance (1,67%, 45,2 milioni, +0,7%) e Aviva (1,5%, 40,6 milioni, + 10,5%).
Quelle delle polizze malattia, dunque, è un affare in piena crescita, ma chi vorrà affacciarvisi avrà grandi difficoltà: i nuovi attori non saranno molto graditi in un mercato gestito per tre quarti da quattro gruppi assicurativi.
Gianluca Baldini
Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare
Le polizze malattia sono l'oggetto del desiderio di molte famiglie italiane. La vita media cresce e la necessità di curarsi adeguatamente per periodi più lunghi sale con essa. Già nel 2011 si rilevava che i consumi sanitari di un settantenne sono addirittura il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne il triplo (dati della fondazione Ania).
Ma anche a prescindere dall'età che avanza, è noto che la qualità dei servizi sanitari pubblici è generalmente insufficiente, con tempi di attesa elevati - a volte insostenibili - per visite specialistiche e prestazioni ospedaliere. La gamma delle prestazioni della sanità pubblica, inoltre, continua a escluderne alcune ormai affermate, come la medicina alternativa, il ricorso alla quale è considerato ormai normale. Nonostante la crescita dei consumi sanitari, la spesa per la salute pubblica è ferma ai livelli del 2011, mentre la spesa privata, sostenuta direttamente dalle famiglie, è invece in costante aumento.
Eppure la diffusione delle polizze sanitarie individuali è ancora limitata. Che ciò sia da addebitare ai costi elevati delle polizze o al fatto che la cultura assicurativa in Italia ancora fatica ad affermarsi, se escludiamo il fenomeno delle polizze collettive, che sono da tempo in crescita, il mercato di quelle individuali si sviluppa molto lentamente.
Secondo un'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie, nel 2016 quelle con almeno una polizza sanitaria erano appena il 6,9% (1,4 milioni), contro il 3,3% del 2012. È vero che negli ultimi tre anni il ramo malattia è cresciuto a ritmi superiori al 9% all'anno, secondo dati forniti dall'Ania, ma i numeri sono ancora molto contenuti, soprattutto per le polizze individuali.
Tuttavia, gli italiani spendono grosse cifre per supplire alle inefficienze del servizio sanitario nazionale e garantirsi prestazioni adeguate. Il monitoraggio promosso dalla fondazione Ania nell'ambito di un progetto sulla diffusione della cultura della prevenzione sanitaria e di sensibilizzazione alla sanità integrativa, ha rivelato che «oltre tre italiani su quattro hanno dovuto affrontare spese sanitarie di “tasca propria" per l'acquisto di servizi e prestazioni mediche, per una spesa complessiva di quasi 40 miliardi di euro, dei quali solo 5,8 miliardi coperti da forme sanitarie integrative».
L'indagine Istat sulle spese per consumi delle famiglie nel 2017 ha accertato che la spesa media per famiglia per la salute e i servizi sanitari privati è di circa 122 euro al mese, in crescita dell'8%. Sono cifre sufficienti a garantire la copertura di buona parte delle esigenze attraverso una polizza sanitaria di base, stando ai costi medi, naturalmente escludendo quelle a vita intera, assai più costose. Anche le compagnie non hanno di che lamentarsi, perché con i suoi quasi 2,7 miliardi di euro di premi il ramo malattia ha realizzato un saldo tecnico attivo di 121 milioni di euro nel 2017 e di 118 milioni nel 2016.
Pur esistendo tutti i presupposti per lo sviluppo di questo importante settore, qualcosa impedisce il decollo del mercato malattia. Probabilmente influisce il fatto che le polizze di un certo spessore hanno prezzi tutt'altro che popolari. Non secondaria è la difficoltà del consumatore a comprendere i testi delle condizioni di assicurazione, spesso complicati e prolissi, sebbene qualche compagnia abbia iniziato a mettere sul mercato polizze più semplici, ma non per questo meno valide.
Altro problema, per l'assicurato, è quello delle limitazioni delle garanzie, che sono ancora troppe: l'esclusione delle malattie pregresse, delle cure psichiatriche, della chirurgia estetica, di alcune immunodeficienze, delle cure dentarie e di quelle oculistiche non fanno altro che alimentare la diffidenza da parte del consumatore, che è alla ricerca di prestazioni complementari a quelle del servizio sanitario nazionale, ma che garantiscano con chiarezza e semplicità una gamma di prestazioni sufficientemente ampia.
Il problema è meno pesante nelle polizze collettive, contratte dalle aziende per i propri dirigenti e dipendenti o da casse sanitarie privatistiche; queste polizze, in taluni casi e grazie a una popolazione assicurata sufficientemente ampia, ma anche al potere contrattuale di cui godono i contraenti di accordi di notevole consistenza, molto appetibili per le compagnie, riescono a garantire prestazioni escluse dalle polizze individuali.
La soluzione del problema si troverà quando tutti gli attori avranno fatto la loro parte. Il mercato non matura in modo unilaterale e nessuno può aspettarsi che la cultura assicurativa si radichi miracolosamente nel consumatore se non in presenza di un'offerta assicurativa altrettanto matura, corretta e trasparente; a provare che in Italia si è ancora lontani da questa situazione basta il fatto che solo due compagnie offrono una polizza sanitaria a vita intera.
Anche lo Stato dovrebbe fare la sua parte per incentivare lo sviluppo delle polizze sanitarie, semplicemente rendendole interamente deducibili dal reddito ed eliminando l'imposta del 2,5% che grava su ciascuna polizza.
Roberto Pisano
Su oltre 2.500 euro spesi in polizze sanitarie, solo 56 euro vengono pagati dalle assicurazioni
La spesa sanitaria privata in Italia è in progressivo aumento, mentre quella pubblica è ferma ai livelli del 2011. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni, organizzazioni di volontariato, no profit e simili. Nel 2017 gli italiani hanno speso di tasca propria quasi 40 miliardi in prestazioni sanitarie, per sopperire all'insufficienza del Servizio sanitario nazionale; quasi il 25% della spesa complessiva. Dati Eurostat del 2014 rivelano che in Europa fanno peggio di noi la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Lituania, la Bulgaria, ma vi sono cittadini che spendono molto meno, come i francesi (7%), i tedeschi (13%), i britannici (14,8%).
Con l'aumento dell'aspettativa di vita, l'età media cresce rapidamente e la richiesta di prestazioni sanitarie marcia di pari passo. La qualità dei servizi offerti dalle strutture pubbliche è inadeguata, soprattutto per i lunghi tempi di attesa delle prestazioni, ma anche per lo scarso comfort offerto dalla maggior parte delle strutture sanitarie. Inoltre, si deve considerare che il ticket pagato dai cittadini è ormai giunto, per diverse prestazioni, a ridosso degli importi corrispondenti al loro stesso costo. In questi casi, se la differenza di è minima il consumatore spesso preferisce pagare di tasca le prestazioni, ma talvolta è costretto a farsi carico di indagini e consulenze specialistiche molto costose, per evitare di dover attendere settimane o mesi, inseguito dal rischio dell'evoluzione delle patologie e dall'ansia di affrontarle in tempi rapidi.
Gli italiani, dunque, sono grandi consumatori di sanità e, loro malgrado, spesso la pagano di tasca propria. Un'alternativa che sta lentamente diffondendosi è quella del ricorso alle polizze di assicurazione sanitarie. Il settore è in costante sviluppo e l'offerta di polizze è talmente ampia ed articolata da rendere difficile la scelta da parte del cittadino. Oltre al consiglio di rivolgersi a consulenti preparati, scelti fra agenti e broker professionisti, vogliamo fornire alcune informazioni utili ad orientarsi in questo complicato settore.
Le garanzie sanitarie si possono suddividere in quattro tipologie: quelle che prevedono una diaria in caso di ricovero ospedaliero; quelle indennitarie che erogano una somma specifica in caso di intervento chirurgico o malattia; quelle che prevedono il rimborso delle spese sostenute per ricoveri e prestazioni sanitarie; quelle che prevedono direttamente le prestazioni presso centri convenzionati a spese della compagnia.
Quasi tutte le compagnie offrono polizze nelle quali queste garanzie possono anche essere combinate tra loro, per cercare di costruire una copertura il più possibile adeguata alle esigenze dell'assicurato. Un'unica polizza a contraenza individuale può coprire uno o più assicurati, generalmente appartenenti allo stesso nucleo familiare. Le migliori polizze sanitarie hanno validità in tutto il mondo.
Una caratteristica di cui tenere conto è la durata: le polizze sanitarie, in Italia, hanno quasi tutte una scadenza legata a una determinata età dell'assicurato, al superamento della quale la garanzia non sarà più operante. Questa età varia da una compagnia all'altra, ma generalmente è collocata a 75/80 anni. Attualmente solo due compagnie offrono una formula assicurativa a vita intera, impegnandosi a rinnovare la polizza vita natural durante. Sono formule molto più costose di quelle con limiti di età, perché le compagnie devono poter accantonare le maggiori riserve necessarie a far fronte ai costi legati all'invecchiamento degli assicurati e al rischio più alto di ricorso alle prestazioni della polizza.
Non esiste una polizza che può garantire una copertura integrale; pertanto, una parte del rischio graverà sempre sull'assicurato. Le esclusioni sono generalmente elencate in un unico articolo della polizza, la cui lettura è sufficiente a misurare la reale portata delle garanzie. Altre limitazioni meno evidenti possono risultare dalla lettura combinata dei vari articoli del testo della polizza e del glossario che, in genere, è contenuto nella stessa. In questa fase occorre prestare attenzione: le polizze non sono mai dei documenti semplici ed è sempre consigliabile farsi affiancare da un consulente esperto.
Fra le esclusioni più frequenti c'è quella per le malattie pregresse, alcune delle quali possono talvolta essere ricomprese a giudizio della compagnia, la quale potrebbe per questo stabilire degli scoperti o delle limitazioni di massimale. In generale sono esclusi anche i costi legati a patologie di natura psichiatrica, quelli per la medicina estetica, per terapie dietologiche, per le cure dentarie e per la correzione di difetti della vista, nonché quelli relativi a immunodeficienza e AIDS. Nell'ambito degli infortuni, non sono coperti quelli conseguenti alla pratica di sport pericolosi o estremi e di atti di temerarietà e quelli occorsi a seguito di calamità naturale. Tutte le polizze escludono le spese per la lungodegenza per malattie croniche e per la sola assistenza delle persone non autosufficienti.
Roberto Pisano
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L’assicurazione della diaria da ricovero
È la formula forse più semplice di assicurazione malattia, che prevede la corresponsione di una diaria per ciascun giorno di ricovero, purché conseguente a malattia o infortunio, in un istituto di cura legalmente autorizzato. Sono quindi esclusi i ricoveri per accertamenti preventivi dai quali non emerga una patologia. L'importo della diaria è pattuito nella polizza ed il premio è stabilito in proporzione al suo ammontare. Si considera ricovero quello che prevede almeno un pernottamento. Alcune polizze escludono il ricovero di un solo giorno. Spesso è prevista una diaria ridotta per un periodo di convalescenza, la cui durata è stabilita secondo criteri variabili: alcune polizze la prevedono per un periodo pari alla metà dei giorni di ricovero, altre per un periodo equivalente a quello del ricovero. Il numero dei giorni di corresponsione della diaria è limitato e ciascuna compagnia ha un proprio criterio; ci sono polizze che erogano la diaria per un massimo di 30 giorni, altre lo fanno per periodi più lunghi, che possono arrivare anche a un anno.
I ricoveri in regime di day hospital e day surgery sono generalmente compresi, anche se non è raro vederli coperti con una diaria inferiore a quella prevista per il ricovero con pernottamento.
La garanzia della diaria, oltre che nelle polizze che la prevedono specificamente, può essere inserita come garanzia accessoria in altri tipi di polizze malattia; alcune compagnie ne permettono l'inserimento all'interno delle polizze infortuni.
Roberto Pisano
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L’assicurazione indennitaria
Ve ne sono di due tipi: quelle che prevedono la corresponsione di un capitale in caso di invalidità permanente conseguente ad una malattia e quelle che erogano indennizzi prestabiliti in caso di specifiche patologie o di interventi chirurgici.
Le prime assicurano, appunto, l'invalidità permanente da malattia, stabilendo un massimale che sarà interamente erogato solo in caso di invalidità permanente pari al 100%. Per percentuali di invalidità inferiori, l'indennizzo sarà corrisposto in proporzione. Esiste sempre una franchigia molto elevata, nell'ordine del 20-25%. Ciò significa che per le invalidità permanenti di grado inferiore non è previsto alcun indennizzo. È evidente che si tratta di polizze che prevedono prestazioni per patologie di una certa gravità. Il premio di queste polizze è proporzionale al massimale concordato con la compagnia.
Le polizze indennitarie che prevedono la corresponsione di un capitale fisso per specifiche patologie si dividono a loro volta in due gruppi: le polizze grandi interventi chirurgici e quelle che indennizzano una specifica patologia conclamata, a prescindere dal relativo trattamento sanitario. Per le prime esiste una dettagliata lista di interventi chirurgic per ciascuno dei quali è prevista la liquidazione di una somma determinata. Ciò permette di avere a disposizione un capitale che consentirà di scegliere in totale autonomia la struttura sanitaria alla quale rivolgersi, senza che la compagnia entri nel merito di tale scelta.
Oltre che per gli interventi chirurgici, questa formula è prevista, da alcune compagnie, per le malattie oncologiche, all'insorgere delle quali matura il diritto all'indennizzo forfetario. Sono meno diffuse delle polizze "grandi interventi", ma non è difficile reperirle sul mercato. Anche questa garanzia viene spesso offerta come prestazione complementare o sostitutiva all'interno di altre polizze malattia di diverso tipo.
Alcune compagnie offrono delle polizze, generalmente riservate a medici e infermieri, che prevedono l'erogazione di un capitale forfetario in caso di conclamato contagio da HIV e epatite B e C,.
Le polizze indennitarie sono quelle con il minor contenzioso in caso di sinistro, non essendovi altre prestazioni oltre a quelle elencate fra gli interventi e le patologie indennizzabili.
Roberto Pisano
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L’assicurazione del rimborso spese
Come risulta evidente dalla stessa definizione, si tratta di polizze che prevedono un massimale per il rimborso di spese mediche. Forse sono quelle per la scelta delle quali si deve prestare la massima attenzione ai rischi esclusi ed alle limitazioni, perché, al contrario di come può sembrare, non garantiscono il rimborso di tutte le spese sanitarie. Oltre alle esclusioni descritte più sopra, infatti, la garanzia base di questo tipo di polizza è limitata al solo rimborso delle spese per ricovero e cura sostenute in caso di malattia diagnosticata, infortunio o intervento chirurgico.
Le spese sono rimborsate nel limite degli importi previsti per i diversi tipi di garanzia, il che significa che il massimale esposto in polizza vale per la garanzia base - in genere le prestazioni rese in regime di ricovero - mentre per le altre garanzie sono previsti dei sottomassimali.
Quasi tutte le polizze escludono i costi sostenuti per le indagini diagnostiche e visite specialistiche a scopo di prevenzione, ma alcune prevedono l'effettuazione di un check up periodico, generalmente biennale, a scopo preventivo, del quale rimborsano le spese con piccoli massimali, generalmente di qualche centinaio di euro.
Sono escluse le spese sostenute per prestazioni in assenza di ricovero, salvo che per alcune patologie, come quelle oncologiche, alla cura delle quali, spesso, è dedicato uno specifico massimale.
Frequentemente, invece, sono comprese le spese per la riabilitazione, la fisioterapia, ed altre prestazioni strettamente legate al ricovero.
In rari casi questo tipo di polizza copre le spese per le cure dentarie e quelle oculistiche, sebbene con rimborsi parziali.
Roberto Pisano
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L’assicurazione di prestazione sanitaria
In termini di garanzia, queste polizze hanno le medesime caratteristiche di base di quelle per il rimborso delle spese sanitarie, ma con la particolarità di prevedere il pagamento diretto alle strutture convenzionate che le erogano. I vantaggi non sono pochi. Infatti, l'assicurato può scegliere liberamente la struttura sanitaria fra quelle convenzionate, che sono numerose e selezionate, in Italia e, talvolta, all'estero. Inoltre, il massimale per le cure prestate all'interno delle strutture convenzionate è spesso illimitato e possono essere ricomprese in garanzia anche alcune prestazioni altrimenti escluse.
Nel caso in cui l'assicurato preferisca farsi curare presso una struttura non convenzionata di sua fiducia, le prestazioni sono rimborsate nei limiti di un massimale, similmente a quanto accade per le polizze di rimborso spese. Se le cure vengono prestate a carico del Servizio sanitario nazionale, l'assicurato ha generalmente diritto per l'intero ricovero a una diaria forfetaria prestabilita, che raramente è inferiore ai 150 euro al giorno.
Roberto Pisano
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A parte poche eccezioni, questi prodotti hanno una scadenza Il rischio è trovarsi soli da anziani o nel momento del bisogno.Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l'azienda. Le assicurazioni sanitarie private sono cresciute del 9,4% in un anno: nel 74% dei casi si tratta di sottoscrizioni collettive. Quattro compagnie si dividono il 70% del mercato.Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare. Lo Stato investe meno nella salute, ma le famiglie non si fidano ancora abbastanza degli strumenti integrativi. Pesano i costi e le prestazioni non coperte, come le visite psichiatriche e dentistiche. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni.L'assicurazione della diaria da ricovero, quella indennitaria, del rimborso spese e di prestazione sanitaria: caratteristiche, differenze e punti di forza. Lo speciale contiene 8 articoli. Il variegato panorama delle polizze malattia, al primo approccio, potrebbe disorientare per la sua complessità. Benché consapevole di ciò di cui ha bisogno, spesso il consumatore incontra difficoltà nella ricerca delle polizze capaci di rispondere alle sue esigenze. Il termine «polizza malattia», infatti, non riguarda soltanto le polizze che offrono prestazioni integrative o sostitutive di quelle del servizio sanitario nazionale, bensì raggruppa tutte le coperture assicurative che prevedono una prestazione in caso di insorgenza di malattia, come la corresponsione di una diaria in caso di ricovero, la liquidazione di un capitale in caso di invalidità permanente da malattia, il rimborso delle spese sostenute per terapie e interventi chirurgici, il rimborso delle spese sanitarie per accertamenti preventivi, la fornitura di servizi di assistenza domiciliare. Concentriamo l'attenzione su una sola tipologia di polizze - che chiameremo polizza sanitaria - che ha lo scopo di tenere indenne l'assicurato dai costi delle prestazioni sanitarie, rimborsando le relative spese o pagandole direttamente alle strutture convenzionate. Occorre premettere che esistono sostanzialmente tre tipi di garanzia malattia: le garanzie di indennizzo, che prevedono la corresponsione di somme pattuite in caso di insorgenza di determinate patologie o di specifici interventi chirurgici; le garanzie di risarcimento, che prevedono il rimborso delle spese sostenute per prestazioni mediche e ricoveri; e le garanzie di prestazione diretta delle cure e degli interventi chirurgici presso strutture sanitarie convenzionate. La scelta di una polizza non può prescindere dalla sua durata; alcune possono durare per tutta la vita, mentre altre fanno decadere la garanzia al compimento di una determinata età. Scegliere le prime significa avere la certezza di non essere abbandonati al proprio destino proprio nella fase della vita in cui si avrà probabilmente maggior bisogno delle prestazioni sanitarie. Il rovescio della medaglia è che si tratta di polizze costose, nell'ordine delle migliaia di euro. Il premio è più alto rispetto alle altre polizze perché le compagnie possano accantonare nel tempo le riserve di senescenza necessarie a far fronte al maggior rischio al quale sono esposte con il passare degli anni. Abbiamo analizzato le due polizze sanitarie a vita intera oggi presenti sul mercato italiano, offerte da Uniqa assicurazioni e Nobis assicurazioni e ne abbiamo evidenziato le caratteristiche principali nella tabella a fianco. Tuttavia, non è detto che una polizza che prevede limiti di età non offra, seppure solo per una parte della vita, un ampio ventaglio di garanzie. Al contrario, alcune compagnie, proprio perché protette dal rischio della senilità degli assicurati, sostengono l'onere di garanzie che neppure le polizze a vita intera si possono permettere, come il rimborso per le cure odontoiatriche e oculistiche, per esempio. Quali cautele sono consigliabili per acquistare una copertura assicurativa? Innanzitutto, se si cerca una copertura a vita intera occorre considerare le regole per la disdetta da parte della compagnia: anche se nelle condizioni non è indicato un limite di età non significa che la polizza durerà per sempre; le imprese, infatti, se non espressamente previsto, hanno facoltà di disdire il contratto alla sua scadenza, senza indicarne la motivazione. Attenzione ai nomi accattivanti che possono trarre in inganno. Possono poi esservi delle esclusioni ricorrenti, come quella delle spese per la cura di patologie preesistenti, per la chirurgia estetica, per le cure psichiatriche, nonché per l'assistenza a lungodegenti e a persone non autosufficienti, queste ultime coperte invece da specifiche polizze dette long term care. Si sta diffondendo la garanzia del rimborso delle spese per un check up di controllo, generalmente previsto ogni due anni. È una previsione utile anche alla compagnia, che potrà così raccogliere dati sulla salute del cliente, monitorando il rischio e, magari, cogliendo segnali che permettano di correre ai ripari disdettando la polizza prima che sia troppo tardi. Un'insidia nella quale si può incappare è quella degli aumenti imprevedibili del premio, stante la facoltà che diverse compagnie si riservano di rivedere annualmente le tariffe in relazione all'evoluzione del settore sanitario e delle statistiche sull'andamento dei sinistri. Tutte le polizze hanno un periodo di carenza, dopo la data di sottoscrizione, durante il quale le garanzie non saranno operanti. Generalmente si tratta di 100 giorni per le malattie e 270/300 giorni per il parto. Fra le polizze che garantiscono la prestazione sanitaria diretta sono preferibili quelle che hanno una rete di centri convenzionati estesa e di qualità. È importante considerare la congruità dei massimali previsti per ciascuna tipologia di intervento e l'esistenza o meno del rimborso per le indagini diagnostiche pre e post ricovero. L'ampiezza delle garanzie va sempre valutata alla luce delle esclusioni che, nella polizza, sono generalmente elencate in un'unica specifica clausola. Quasi tutte le polizze prevedono la garanzia assistenza, talvolta opzionale. È una garanzia importante che comprende sempre il trasporto sanitario e l'assistenza anche all'estero e, nelle forme più ampie, arriva a garantire il reperimento e l'invio di medicinali, la ricerca di specialisti, la custodia dell'abitazione, l'anticipo di somme in caso di emergenza all'estero e, in genere, servizi che consentono di far fronte alle situazioni di emergenza che possono insorgere in caso di malattia o infortunio. Roberto Pisano<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="niente-soldi-per-il-dottore-le-cure-ora-le-paga-lazienda" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770956573" data-use-pagination="False"> Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l’azienda Sempre più aziende prevedono polizze malattie per i loro dipendenti. Così succede che nel 2017, secondo i dati dell'Ania, l'associazione nazionale delle imprese assicuratrici, il giro d'affari italiano delle polizze malattia sia passato dai 2,47 miliardi di euro del 2016 ai 2,7 del 2017. Una crescita in 12 mesi del 9,4%. A dirlo è il rapporto annuale dell'Ania, la più grande associazione italiana del mondo assicurativo. Certo, parte di questo incremento è dovuto all'aumento dei premi pagati, ma l'Ania spiega che nel 2017 sono stati realizzati 565 milioni di euro di nuove sottoscrizioni. Anche in questo caso la crisi economica degli ultimi anni ci ha messo lo zampino. Una indagine dell'Ania ha rilevato che ben tre italiani su cinque hanno problemi economici e per questo non riuscirebbero a far fronte a spese mediche improvvise, soprattutto se superiori ai 700 euro. Come spiega lo studio il 40,1% delle famiglie ammette di arrivare a fine mese con alcune difficoltà, il 13,3% con molta difficoltà, mentre il 7,9% degli intervistati non ci riesce proprio. Questo porta a un dato significativo: il 16,5% delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista importante, nell'ordine convenzionale di 700 euro. Per questo, la rinuncia a un'eventuale visita medica per ragioni economiche è in aumento dal 34,4% della precedente rilevazione (2013) all'attuale 37,2%. Così, le polizze sanitarie fanno gola ai dipendenti e sono sempre più le realtà che le propongono. Non è un caso se la gran parte del mercato italiano è formato da polizze collettive, quelle cioè che un ente sottoscrive per una moltitudine di persone. Come spiega il rapporto, nel caso delle polizze malattia, le sottoscrizioni collettive rappresentano nel 2017 il 74% del mercato. Il restante 26% è realizzato attraverso la sottoscrizione di polizze individuali. A farla da padrone nel settore sono le polizze che garantiscono il rimborso delle spese mediche: questi prodotti rappresentano il 77% della raccolta premi (2,07 miliardi). Nel 2016 rappresentavano il 76% del mercato (1,87 miliardi). L'aumento in termini di premi è del 10,4%, non poco. Per quanto riguarda le polizze individuali l'Ania stima che i premi contabilizzati siano stati pari a 711 milioni, in aumento dell'11,6% rispetto all'anno precedente. Lo stesso tasso di crescita è stato registrato per le polizze legate al rischio di invalidità permanente, cresciute tra il 2016 e il 2017 da 270 a 299 milioni di euro. Registrano un crollo dell'8,4%, invece, le polizze legate alla diaria, la garanzia tipica delle assicurazioni contro i danni alla persona. Il premio pagato in Italia nel 2016 per questi prodotti era di 168,3 milioni. L'anno scorso ammontava a 154,2 milioni. Hanno registrato un buon aumento anche le polizze long term care, quelle previste in caso di lunghe inabilità. Si tratta di prodotti ancora poco diffusi, ma l'aumento è stato dell'11,7% tra 2016 e 2017, passando da 27,5 a 30,7 milioni di premi pagati. Ma quali sono i gruppi che hanno incassato i premi maggiori con le polizze malattia? A guardare i numeri diffusi da Ania, si tratta di un mercato gestito perlopiù da poche importanti imprese. Su 54 società analizzate dall'associazione italiana, le prime dieci pesano per l'88,09% del settore e le prime quattro per il 70,26%. Nel caso delle prime dieci società del settore, nove hanno registrato tra il 2016 e il 2017 un incremento in termini di incassi. Unipol è di gran lunga il maggiore gruppo del mercato italiano. Da solo rappresenta quasi un quarto di questo campo in Italia (23,37%) e nel 2017 ha incassato premi per 631,1 milioni di euro, in crescita del 7,7%. Il gruppo bolognese batte di poco il Leone di Trieste. Le Generali, medaglia d'argento, rappresentano il 21,28% del settore premi per 575,4 milioni di euro, in crescita del 4,3%. In terza posizione troviamo Rbm assicurazioni salute che vale il 15,9% del mercato italiano con 430,1 milioni di premi, in salita del 21,7%. Si tratta dell'incremento maggiore del settore nel 2017. Nel primo gradino fuori dal podio troviamo il gruppo Allianz che in Italia ha raccolto premi per 262,1 milioni di euro, in aumento del 17,6% rispetto al 2016. Anche in questo caso l'incremento è significativo: + 17,6%. Se dunque quattro società valgono il 70% del settore, le altre 50 si spartiscono circa il restante 30%. In quinta posizione il rapporto annuale dell'Ania segnala la prima azienda che arretra nel settore delle polizze malattia. Si tratta di Reale mutua. Il gruppo ha perso tra il 2016 e il 2017 il 3,5% dei premi, incassando un valore di 138,7 milioni di euro. Reale mutua vale il 5,13% del mercato italiano. Dopodiché, al sesto posto ci sono Axa (3,51% del settore con 94,8 milioni di premi e una crescita dell'8,8%), Intesa Sanpaolo vita (3,25%, 87,7 milioni, +8,6%), Cattolica assicurazioni (2,78%, 75 milioni, +20,8%), Zurich insurance (1,67%, 45,2 milioni, +0,7%) e Aviva (1,5%, 40,6 milioni, + 10,5%). Quelle delle polizze malattia, dunque, è un affare in piena crescita, ma chi vorrà affacciarvisi avrà grandi difficoltà: i nuovi attori non saranno molto graditi in un mercato gestito per tre quarti da quattro gruppi assicurativi. Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="clausole-oscure-e-troppe-esclusioni-impediscono-al-settore-di-decollare" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770956573" data-use-pagination="False"> Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare Le polizze malattia sono l'oggetto del desiderio di molte famiglie italiane. La vita media cresce e la necessità di curarsi adeguatamente per periodi più lunghi sale con essa. Già nel 2011 si rilevava che i consumi sanitari di un settantenne sono addirittura il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne il triplo (dati della fondazione Ania). Ma anche a prescindere dall'età che avanza, è noto che la qualità dei servizi sanitari pubblici è generalmente insufficiente, con tempi di attesa elevati - a volte insostenibili - per visite specialistiche e prestazioni ospedaliere. La gamma delle prestazioni della sanità pubblica, inoltre, continua a escluderne alcune ormai affermate, come la medicina alternativa, il ricorso alla quale è considerato ormai normale. Nonostante la crescita dei consumi sanitari, la spesa per la salute pubblica è ferma ai livelli del 2011, mentre la spesa privata, sostenuta direttamente dalle famiglie, è invece in costante aumento. Eppure la diffusione delle polizze sanitarie individuali è ancora limitata. Che ciò sia da addebitare ai costi elevati delle polizze o al fatto che la cultura assicurativa in Italia ancora fatica ad affermarsi, se escludiamo il fenomeno delle polizze collettive, che sono da tempo in crescita, il mercato di quelle individuali si sviluppa molto lentamente. Secondo un'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie, nel 2016 quelle con almeno una polizza sanitaria erano appena il 6,9% (1,4 milioni), contro il 3,3% del 2012. È vero che negli ultimi tre anni il ramo malattia è cresciuto a ritmi superiori al 9% all'anno, secondo dati forniti dall'Ania, ma i numeri sono ancora molto contenuti, soprattutto per le polizze individuali. Tuttavia, gli italiani spendono grosse cifre per supplire alle inefficienze del servizio sanitario nazionale e garantirsi prestazioni adeguate. Il monitoraggio promosso dalla fondazione Ania nell'ambito di un progetto sulla diffusione della cultura della prevenzione sanitaria e di sensibilizzazione alla sanità integrativa, ha rivelato che «oltre tre italiani su quattro hanno dovuto affrontare spese sanitarie di “tasca propria" per l'acquisto di servizi e prestazioni mediche, per una spesa complessiva di quasi 40 miliardi di euro, dei quali solo 5,8 miliardi coperti da forme sanitarie integrative». L'indagine Istat sulle spese per consumi delle famiglie nel 2017 ha accertato che la spesa media per famiglia per la salute e i servizi sanitari privati è di circa 122 euro al mese, in crescita dell'8%. Sono cifre sufficienti a garantire la copertura di buona parte delle esigenze attraverso una polizza sanitaria di base, stando ai costi medi, naturalmente escludendo quelle a vita intera, assai più costose. Anche le compagnie non hanno di che lamentarsi, perché con i suoi quasi 2,7 miliardi di euro di premi il ramo malattia ha realizzato un saldo tecnico attivo di 121 milioni di euro nel 2017 e di 118 milioni nel 2016. Pur esistendo tutti i presupposti per lo sviluppo di questo importante settore, qualcosa impedisce il decollo del mercato malattia. Probabilmente influisce il fatto che le polizze di un certo spessore hanno prezzi tutt'altro che popolari. Non secondaria è la difficoltà del consumatore a comprendere i testi delle condizioni di assicurazione, spesso complicati e prolissi, sebbene qualche compagnia abbia iniziato a mettere sul mercato polizze più semplici, ma non per questo meno valide. Altro problema, per l'assicurato, è quello delle limitazioni delle garanzie, che sono ancora troppe: l'esclusione delle malattie pregresse, delle cure psichiatriche, della chirurgia estetica, di alcune immunodeficienze, delle cure dentarie e di quelle oculistiche non fanno altro che alimentare la diffidenza da parte del consumatore, che è alla ricerca di prestazioni complementari a quelle del servizio sanitario nazionale, ma che garantiscano con chiarezza e semplicità una gamma di prestazioni sufficientemente ampia. Il problema è meno pesante nelle polizze collettive, contratte dalle aziende per i propri dirigenti e dipendenti o da casse sanitarie privatistiche; queste polizze, in taluni casi e grazie a una popolazione assicurata sufficientemente ampia, ma anche al potere contrattuale di cui godono i contraenti di accordi di notevole consistenza, molto appetibili per le compagnie, riescono a garantire prestazioni escluse dalle polizze individuali. La soluzione del problema si troverà quando tutti gli attori avranno fatto la loro parte. Il mercato non matura in modo unilaterale e nessuno può aspettarsi che la cultura assicurativa si radichi miracolosamente nel consumatore se non in presenza di un'offerta assicurativa altrettanto matura, corretta e trasparente; a provare che in Italia si è ancora lontani da questa situazione basta il fatto che solo due compagnie offrono una polizza sanitaria a vita intera. Anche lo Stato dovrebbe fare la sua parte per incentivare lo sviluppo delle polizze sanitarie, semplicemente rendendole interamente deducibili dal reddito ed eliminando l'imposta del 2,5% che grava su ciascuna polizza. Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="su-oltre-2-500-euro-spesi-in-polizze-sanitarie-solo-56-euro-vengono-pagati-dalle-assicurazioni" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770956573" data-use-pagination="False"> Su oltre 2.500 euro spesi in polizze sanitarie, solo 56 euro vengono pagati dalle assicurazioni La spesa sanitaria privata in Italia è in progressivo aumento, mentre quella pubblica è ferma ai livelli del 2011. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni, organizzazioni di volontariato, no profit e simili. Nel 2017 gli italiani hanno speso di tasca propria quasi 40 miliardi in prestazioni sanitarie, per sopperire all'insufficienza del Servizio sanitario nazionale; quasi il 25% della spesa complessiva. Dati Eurostat del 2014 rivelano che in Europa fanno peggio di noi la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Lituania, la Bulgaria, ma vi sono cittadini che spendono molto meno, come i francesi (7%), i tedeschi (13%), i britannici (14,8%).Con l'aumento dell'aspettativa di vita, l'età media cresce rapidamente e la richiesta di prestazioni sanitarie marcia di pari passo. La qualità dei servizi offerti dalle strutture pubbliche è inadeguata, soprattutto per i lunghi tempi di attesa delle prestazioni, ma anche per lo scarso comfort offerto dalla maggior parte delle strutture sanitarie. Inoltre, si deve considerare che il ticket pagato dai cittadini è ormai giunto, per diverse prestazioni, a ridosso degli importi corrispondenti al loro stesso costo. In questi casi, se la differenza di è minima il consumatore spesso preferisce pagare di tasca le prestazioni, ma talvolta è costretto a farsi carico di indagini e consulenze specialistiche molto costose, per evitare di dover attendere settimane o mesi, inseguito dal rischio dell'evoluzione delle patologie e dall'ansia di affrontarle in tempi rapidi.Gli italiani, dunque, sono grandi consumatori di sanità e, loro malgrado, spesso la pagano di tasca propria. Un'alternativa che sta lentamente diffondendosi è quella del ricorso alle polizze di assicurazione sanitarie. Il settore è in costante sviluppo e l'offerta di polizze è talmente ampia ed articolata da rendere difficile la scelta da parte del cittadino. Oltre al consiglio di rivolgersi a consulenti preparati, scelti fra agenti e broker professionisti, vogliamo fornire alcune informazioni utili ad orientarsi in questo complicato settore.Le garanzie sanitarie si possono suddividere in quattro tipologie: quelle che prevedono una diaria in caso di ricovero ospedaliero; quelle indennitarie che erogano una somma specifica in caso di intervento chirurgico o malattia; quelle che prevedono il rimborso delle spese sostenute per ricoveri e prestazioni sanitarie; quelle che prevedono direttamente le prestazioni presso centri convenzionati a spese della compagnia.Quasi tutte le compagnie offrono polizze nelle quali queste garanzie possono anche essere combinate tra loro, per cercare di costruire una copertura il più possibile adeguata alle esigenze dell'assicurato. Un'unica polizza a contraenza individuale può coprire uno o più assicurati, generalmente appartenenti allo stesso nucleo familiare. Le migliori polizze sanitarie hanno validità in tutto il mondo.Una caratteristica di cui tenere conto è la durata: le polizze sanitarie, in Italia, hanno quasi tutte una scadenza legata a una determinata età dell'assicurato, al superamento della quale la garanzia non sarà più operante. Questa età varia da una compagnia all'altra, ma generalmente è collocata a 75/80 anni. Attualmente solo due compagnie offrono una formula assicurativa a vita intera, impegnandosi a rinnovare la polizza vita natural durante. Sono formule molto più costose di quelle con limiti di età, perché le compagnie devono poter accantonare le maggiori riserve necessarie a far fronte ai costi legati all'invecchiamento degli assicurati e al rischio più alto di ricorso alle prestazioni della polizza.Non esiste una polizza che può garantire una copertura integrale; pertanto, una parte del rischio graverà sempre sull'assicurato. Le esclusioni sono generalmente elencate in un unico articolo della polizza, la cui lettura è sufficiente a misurare la reale portata delle garanzie. Altre limitazioni meno evidenti possono risultare dalla lettura combinata dei vari articoli del testo della polizza e del glossario che, in genere, è contenuto nella stessa. In questa fase occorre prestare attenzione: le polizze non sono mai dei documenti semplici ed è sempre consigliabile farsi affiancare da un consulente esperto.Fra le esclusioni più frequenti c'è quella per le malattie pregresse, alcune delle quali possono talvolta essere ricomprese a giudizio della compagnia, la quale potrebbe per questo stabilire degli scoperti o delle limitazioni di massimale. In generale sono esclusi anche i costi legati a patologie di natura psichiatrica, quelli per la medicina estetica, per terapie dietologiche, per le cure dentarie e per la correzione di difetti della vista, nonché quelli relativi a immunodeficienza e AIDS. Nell'ambito degli infortuni, non sono coperti quelli conseguenti alla pratica di sport pericolosi o estremi e di atti di temerarietà e quelli occorsi a seguito di calamità naturale. Tutte le polizze escludono le spese per la lungodegenza per malattie croniche e per la sola assistenza delle persone non autosufficienti.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-della-diaria-da-ricovero" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770956573" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione della diaria da ricovero È la formula forse più semplice di assicurazione malattia, che prevede la corresponsione di una diaria per ciascun giorno di ricovero, purché conseguente a malattia o infortunio, in un istituto di cura legalmente autorizzato. Sono quindi esclusi i ricoveri per accertamenti preventivi dai quali non emerga una patologia. L'importo della diaria è pattuito nella polizza ed il premio è stabilito in proporzione al suo ammontare. Si considera ricovero quello che prevede almeno un pernottamento. Alcune polizze escludono il ricovero di un solo giorno. Spesso è prevista una diaria ridotta per un periodo di convalescenza, la cui durata è stabilita secondo criteri variabili: alcune polizze la prevedono per un periodo pari alla metà dei giorni di ricovero, altre per un periodo equivalente a quello del ricovero. Il numero dei giorni di corresponsione della diaria è limitato e ciascuna compagnia ha un proprio criterio; ci sono polizze che erogano la diaria per un massimo di 30 giorni, altre lo fanno per periodi più lunghi, che possono arrivare anche a un anno. I ricoveri in regime di day hospital e day surgery sono generalmente compresi, anche se non è raro vederli coperti con una diaria inferiore a quella prevista per il ricovero con pernottamento. La garanzia della diaria, oltre che nelle polizze che la prevedono specificamente, può essere inserita come garanzia accessoria in altri tipi di polizze malattia; alcune compagnie ne permettono l'inserimento all'interno delle polizze infortuni.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-indennitaria" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770956573" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione indennitaria Ve ne sono di due tipi: quelle che prevedono la corresponsione di un capitale in caso di invalidità permanente conseguente ad una malattia e quelle che erogano indennizzi prestabiliti in caso di specifiche patologie o di interventi chirurgici.Le prime assicurano, appunto, l'invalidità permanente da malattia, stabilendo un massimale che sarà interamente erogato solo in caso di invalidità permanente pari al 100%. Per percentuali di invalidità inferiori, l'indennizzo sarà corrisposto in proporzione. Esiste sempre una franchigia molto elevata, nell'ordine del 20-25%. Ciò significa che per le invalidità permanenti di grado inferiore non è previsto alcun indennizzo. È evidente che si tratta di polizze che prevedono prestazioni per patologie di una certa gravità. Il premio di queste polizze è proporzionale al massimale concordato con la compagnia.Le polizze indennitarie che prevedono la corresponsione di un capitale fisso per specifiche patologie si dividono a loro volta in due gruppi: le polizze grandi interventi chirurgici e quelle che indennizzano una specifica patologia conclamata, a prescindere dal relativo trattamento sanitario. Per le prime esiste una dettagliata lista di interventi chirurgic per ciascuno dei quali è prevista la liquidazione di una somma determinata. Ciò permette di avere a disposizione un capitale che consentirà di scegliere in totale autonomia la struttura sanitaria alla quale rivolgersi, senza che la compagnia entri nel merito di tale scelta.Oltre che per gli interventi chirurgici, questa formula è prevista, da alcune compagnie, per le malattie oncologiche, all'insorgere delle quali matura il diritto all'indennizzo forfetario. Sono meno diffuse delle polizze "grandi interventi", ma non è difficile reperirle sul mercato. Anche questa garanzia viene spesso offerta come prestazione complementare o sostitutiva all'interno di altre polizze malattia di diverso tipo.Alcune compagnie offrono delle polizze, generalmente riservate a medici e infermieri, che prevedono l'erogazione di un capitale forfetario in caso di conclamato contagio da HIV e epatite B e C,.Le polizze indennitarie sono quelle con il minor contenzioso in caso di sinistro, non essendovi altre prestazioni oltre a quelle elencate fra gli interventi e le patologie indennizzabili.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-del-rimborso-spese" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770956573" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione del rimborso spese Come risulta evidente dalla stessa definizione, si tratta di polizze che prevedono un massimale per il rimborso di spese mediche. Forse sono quelle per la scelta delle quali si deve prestare la massima attenzione ai rischi esclusi ed alle limitazioni, perché, al contrario di come può sembrare, non garantiscono il rimborso di tutte le spese sanitarie. Oltre alle esclusioni descritte più sopra, infatti, la garanzia base di questo tipo di polizza è limitata al solo rimborso delle spese per ricovero e cura sostenute in caso di malattia diagnosticata, infortunio o intervento chirurgico. Le spese sono rimborsate nel limite degli importi previsti per i diversi tipi di garanzia, il che significa che il massimale esposto in polizza vale per la garanzia base - in genere le prestazioni rese in regime di ricovero - mentre per le altre garanzie sono previsti dei sottomassimali.Quasi tutte le polizze escludono i costi sostenuti per le indagini diagnostiche e visite specialistiche a scopo di prevenzione, ma alcune prevedono l'effettuazione di un check up periodico, generalmente biennale, a scopo preventivo, del quale rimborsano le spese con piccoli massimali, generalmente di qualche centinaio di euro.Sono escluse le spese sostenute per prestazioni in assenza di ricovero, salvo che per alcune patologie, come quelle oncologiche, alla cura delle quali, spesso, è dedicato uno specifico massimale.Frequentemente, invece, sono comprese le spese per la riabilitazione, la fisioterapia, ed altre prestazioni strettamente legate al ricovero. In rari casi questo tipo di polizza copre le spese per le cure dentarie e quelle oculistiche, sebbene con rimborsi parziali.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-di-prestazione-sanitaria" data-post-id="2600983425" data-published-at="1770956573" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione di prestazione sanitaria In termini di garanzia, queste polizze hanno le medesime caratteristiche di base di quelle per il rimborso delle spese sanitarie, ma con la particolarità di prevedere il pagamento diretto alle strutture convenzionate che le erogano. I vantaggi non sono pochi. Infatti, l'assicurato può scegliere liberamente la struttura sanitaria fra quelle convenzionate, che sono numerose e selezionate, in Italia e, talvolta, all'estero. Inoltre, il massimale per le cure prestate all'interno delle strutture convenzionate è spesso illimitato e possono essere ricomprese in garanzia anche alcune prestazioni altrimenti escluse.Nel caso in cui l'assicurato preferisca farsi curare presso una struttura non convenzionata di sua fiducia, le prestazioni sono rimborsate nei limiti di un massimale, similmente a quanto accade per le polizze di rimborso spese. Se le cure vengono prestate a carico del Servizio sanitario nazionale, l'assicurato ha generalmente diritto per l'intero ricovero a una diaria forfetaria prestabilita, che raramente è inferiore ai 150 euro al giorno.Roberto Pisano
Arianna Fontana medaglia d'argento nei 500 metri femminili di pattinaggio di velocità su pista corta ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Con ridicolo zelo woke, Cio e Rai avranno pure tagliato i genitali all’Uomo Vitruviano, ma quanto a «huevos» (i puristi lo chiamino pure carattere) atlete e atleti azzurri non sono secondi neppure a Leonardo da Vinci. Nel sesto giorno di Giochi la grande messe continua: un oro e un bronzo oltre l’impresa di Federica Brignone. E un medagliere stratosferico con 17 podi (6 ori, 3 argenti, 8 bronzi), a un tiro di schioppo dal record delle 20 medaglie di Lillehammer. Sulla spinta della formidabile sciatrice rinata, sale su tetto del mondo anche Francesca Lollobrigida, lo sfiora Arianna Fontana con l’argento, mentre la staffetta mista di slittino agguanta la terza piazza dietro Germania e Austria. Non siamo ancora a metà strada e l’Olimpiade italiana è già uno storico trionfo.
La metà femminile del cielo è quella vincente. E Arianna Fontana prova a completare l’opera: questa volta è argento, ecco un’altra donna italiana con lo sguardo da tigre nell’Ice skating arena di Milano. Tredici medaglie vinte. Nei 500 la campionessa valtellinese deve lasciare il passo all’olandese Xandra Velzeboer, primatista del mondo, inavvicinabile. Nei 1000 maschili squalificato Pietro Sighel, il favorito già oro in staffetta, che preferisce guardare avanti: «È andata, ma c’è ancora parecchio lavoro da fare». Era stato lui a rivelare una curiosità in modo un po’ ruvido: «Arianna Fontana, chi la conosce? Lei si allena sempre all’estero, ci vediamo solo in gara». Con questi risultati meglio sconosciuti che compagnoni.
La mamma volante ha fatto il bis. Francesca Lollobrigida plana sul secondo oro e si gode il giro d’onore avvolta nella bandiera tricolore dentro la voliera di Rho Fiera impazzita di italianità. Non c’è niente di meglio per scacciare le gastriti dei contestatori, per zittire chi non voleva le Olimpiadi e stoltamente continua a boicottarle con infantilismo criminale. Nel Pattinaggio di velocità siamo meglio degli olandesi, incredibile solo a immaginarlo qualche mese fa. Merito di questa signora di Frascati di 35 anni che nei 5000 metri ha raddoppiato il metallo prezioso dei 3000; velocissima e determinata in una gara mozzafiato, più forte dell’orange Merel Conijn (2ª a un solo decimo) e della norvegese Ragne Wiklund (3ª).
La pronipote della Bersagliera Lollo è di nuovo sul gradino più alto «grazie al pubblico che mi ha spinto», ha migliorato l’argento conquistato a Pechino, questa volta senza il piccolo Tommaso in tribuna. Lo ha salutato via smartphone. Lui, tre anni, è rimasto a casa con papà Matteo, che ha promesso di riportarlo a bordo pista per le prossime sfide iridate, domani i 1500 e dopodomani la Start. Se il livello è questo, all’orizzonte c’è la leggenda. Nella storia Francesca c’è già, ha contribuito con il secondo exploit a eguagliare il primato di Torino che resisteva da 20 anni grazie a Enrico Fabris e ai suoi boys. E allora è bello pensare a quando lei si allenava con il pancione: «Partorivo il venerdì e il lunedì seguente ero già di nuovo in pista».
Determinazione, fatica, programmi studiati al millimetro. E il bonus mamme voluto dal ministro dello Sport, Andrea Abodi; un contributo di 1000 euro al mese per un anno. Perché la maternità è un valore sempre e la parità di genere non è solo una chiacchiera femminista. Così Lollobrigida sprintava sul ghiaccio con Tommaso nella carrozzina a qualche metro, per consentirle di cogliere il primo accenno di pianto. Un esempio per chi ritiene che i figli siano una palla al piede, un accessorio che deprime le carriere.
Se c’era un giorno sbagliato per prendere un bronzo era proprio questo. Ma nessuno può dimenticare il sacrificio e la felicità dei sei azzurri della staffetta mista sullo slittino col turbo. I doppi Voetter-Oberhofer e Rieder-Kainzwaldner, i singoli Dominik Fischnaller e Verena Hofer sono nomi da scandire piano e con ammirazione: sulla storica pista di Cortina riescono nell’impresa di rimanere in scia agli assi tedeschi e austriaci. Dopo gli ori di mercoledì, il bronzo è il punto esclamativo di una specialità che fa sempre la differenza.
Come è destinato a farla, quanto a spettacolo, il torneo di hockey su ghiaccio partito oggi al Forum di Milano con un testa a testa Stati Uniti-Canada destinato a risolversi in finale. Ruggiti e scontri in balaustra, tecnica da supermen e cambi volanti: ci sono i fuoriclasse della NHL a illuminare i Giochi da guerrieri. Oggi l’Italia ha fatto tremare la fortissima Svezia per poi crollare e perdere 5-2. Niente di male, a quei livelli possiamo starci solo per un tempo.
Domani è venerdì, pausa di magro? Non è detto perché nella sprint del Biathlon Tommaso Giacomel ha i numeri per stupire e nel Pattinaggio velocità ormai ci siamo presi l’abitudine al podio. E Davide Ghiotto è lì per questo con i favori del pronostico. Uno spavento nello snowboard: Michela Moioli è caduta in allenamento e ha riportato un trauma facciale. È in dubbio per la gara che comincia stamane ma c’è speranza. Di questi tempi, ragazze azzurre che rinunciano alla lotta non se ne vedono.
Brignone SuperGold. Dal letto di ospedale alla gloria di Cortina

Federica Brignone festeggia dopo la vittoria nel Super G femminile ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
«È già tanto se torno a camminare». E invece decolla dalla pista di Cortina mentre il monte Cristallo osserva. Vola nell’universo parallelo e rarefatto dei fuoriclasse, accarezza l’impresa della vita e alla fine Federica Brignone danza. Danza, bellissima, sul traguardo come non ha mai danzato. Dieci mesi dopo il dramma, tibia e perone tornano di tungsteno, in armonia col resto. E il mondo è ai piedi di questa fenomenale atleta di 35 anni che in un magico mattino abbraccia l’oro più luminoso perché insperato, miracoloso delle Olimpiadi italiane.
L’anatema dei giorni della disperazione si sgretola davanti alla resurrezione sportiva: pettorale numero 6, SuperG perfetto, 1’23’’41 il tempo. Federica osserva il tabellone come a dire alle altre: «Adesso battetelo». Non ci riesce nessuno. Non la ruggente austriaca Cornelia Hutter (3ª), non la dolce francese Romane Miradoli (2ª). Non la wonder woman americana Breezy Johnson e le tostissime tedesche Emma Aicher e Kira Weidle, che cadono. Anche Sofia Goggia salta a metà gara quando è velocissima (7 decimi di vantaggio), con la grinta della tigre; destino amaro per lei ma meraviglioso per l’epica della rivale azzurra di sempre. Allora Brignone si copre il volto con i guanti, non c’è più bisogno di vedere. Ora quel battito bisogna solo sentirlo.
Il resto si coglie dal pubblico sulle Tofane: i boati scandiscono i tempi più alti delle altre. Lei ride e piange, poi torna sulla terra per andare oltre le emozioni. «In partenza ho detto: o la va o la spacca. Non pensavo di poter vincere l’oro. Non me lo sarei aspettata, mai nella vita. Forse ce l’ho fatta oggi perché questo oro non mi mancava. Sapevo di aver fatto il massimo, è stata la mia forza, mi valutavo un’outsider. È incredibile, sento l’adrenalina scorrere nelle vene». È la forza della leggerezza, la socratica serenità di chi non ha mai nulla da dimostrare. Niente sovrastrutture, solo il vento che spazza via la nebbia e il rumore degli sci in derapata sulla neve.
Mentre lo dice, Federica un po’ mente a se stessa. Non c’è niente di casuale in ciò che è accaduto. Domenica aveva partecipato alla discesa libera proprio per testare se stessa, le articolazioni, i legamenti: decimo posto e check up positivo confermato da quel sorriso disarmante, allora inspiegabile, per un piazzamento modesto. Good sensations, la prova generale era riuscita, dopo 315 giorni di calvario la regina sapeva di essere tornata. E allora vale la pena ricordare, ora che tutto è più facile: 3 aprile 2025, Val di Fassa, campionati italiani. Prima manche del gigante, curva verso destra: Brignone infila un braccio nella porta (dinamica simile a quella della caduta di Lindsey Vonn) e si rompe.
La diagnosi è una Caporetto fisica: frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra. Ma non è finita: salta anche il crociato anteriore della stessa gamba. Due interventi chirurgici, una rieducazione tutta da inventare, una carriera spezzata. Lei sembra arrendersi: «Devo pensare alla salute. Vediamo se tornerò a camminare bene, mi sono procurata un danno permanente, non recupererò mai la piena funzionalità del ginocchio». Invece ha scalato la montagna, centimetro dopo centimetro, dolore dopo dolore, fatica dopo fatica, per tornare a vedere il cielo e a toccare l’oro.
È tempo di ricapitolare. Giù dal podio le altre azzurre, quinta Laura Pirovano, settima Elena Curtoni. Sofia Goggia s’è rialzata, pensa al futuro, il bronzo nella libera non le basta. «Sono dispiaciuta. Sapevo che bisognava fare attenzione tra la Grande Curva e lo Scarpadon. Ho sciato fortissimo e non pensavo di essere davanti, ma le gare vanno portate in fondo. Per Federica, con tutto quello che ha passato, non era facile tornare così. Questo SuperG è nelle sue corde, onore e merito a lei». Onesta, misurata, sa che tutti stanno pensando alle loro diatribe passate, a una rivalità spesso sconfinata nella rissa verbale. Un dualismo qualche volta tossico, una competitività che ha comunque contribuito a costruire due carriere eccezionali.
Federica Brignone scruta i volti di parenti e amici. Piangono tutti, anche il fratello Davide, ex sciatore e suo allenatore. Mamma Ninna Quario, fenomenale slalomista della valanga rosa e giornalista, ha la voce che trema: «È fantastica. Credevo che sarebbe tornata ma vincere l’oro in SuperG è incredibile. Grazie a tutti quelli che ci sono stati vicini in questo periodo, spero che oggi siano felici come noi». Poi dipinge una frase da donna di montagna con i valori non negoziabili in tasca. «Come festeggiamo? Come sempre, a dirle brava quando è brava e sbagli quando sbaglia». La famiglia è stata il segreto di una carriera da sogno per la valdostana di La Salle: argento in gigante e bronzo in combinata ai Giochi di Pechino, bronzo in gigante a quelli di PyeongChang. Più due ori e tre argenti mondiali, due Coppe del Mondo, 37 successi. Un monolocale di cimeli.
Quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le stringe la mano, lei vacilla. Non sciogliersi adesso è più difficile che affrontare le Tofane. Ancora Federica, ancora dettagli mentre fuori è il delirio: «Sembra impossibile, con quello che ho passato in questi 10 mesi. Ho camminato dopo tre mesi, ho combattuto ogni mattina per tornare me stessa. Due giorni fa sono andata a Pozza in elicottero, mi sono messa gli scarponi ed era impossibile sciare. Avevo male alla gamba, peggio del solito. Ma bisognava stringere i denti. Dopo l’infortunio il momento più bello è stato quando ho rimesso gli sci da gigante: ho capito che riuscivo a fare le curve e ad appoggiare la gamba».
Ora Federica ha un pensiero anche per la sua splendida famiglia. «Sono orgogliosa di avere un fratello e una famiglia così. Abbiamo fatto qualcosa di speciale. Ripenso a mio fratello da bambini, ci siamo sempre divertiti e continuiamo a farlo. È la cosa più bella». Arrivano i complimenti della Vonn, dall’ospedale: «Grande, che incredibile ritorno». Nessuno osa ricordare alla Brignone risorta che le Olimpiadi continuano. Ci pensa lei. «Arriverò al gigante più leggera, ma non ci ho ancora messo la testa. Spero di riuscire ad appoggiarmi bene alla gamba, ho le mie chance. È la gara di un giorno, tutto può succedere». La regina è già lassù, davanti al cancelletto.
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A sorpresa, i dati diffusi martedì da Kering hanno dato una scossa al mercato. Nonostante un calo delle vendite del 10%, il risultato è stato accolto con un balzo del titolo dell’11% a Parigi: un paradosso solo apparente, spiegato dal fatto che gli analisti temevano un tracollo ben peggiore. «Kering ha sorpreso il mercato con risultati migliori delle attese, confermando che il turnaround di Gucci, seppur fragile, sta iniziando a muovere i primi passi», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Il miglioramento nell’area Asia-Pacifico è un segnale incoraggiante dopo dieci trimestri consecutivi di calo. Tuttavia, la redditività di Gucci, oggi al 16%, resta lontana dai fasti del passato. La strategia di Luca de Meo di pulire i bilanci e chiudere decine di boutique è una “cura da cavallo” necessaria, ma la vera sfida per il 2026 sarà trasformare questi segnali di stabilizzazione in crescita reale dei margini».
Se Kering prova a risalire la china, il leader mondiale Lvmh sceglie la via del rigore estremo. Bernard Arnault ha descritto il 2025 come un anno «solido in un contesto turbolento», ma ha già avvertito che il 2026 non sarà una passeggiata. Un elemento tecnico, spesso trascurato, sta infatti pesando enormemente sui profitti: la valuta.
«Il dato più eclatante emerso dai conti di Lvmh riguarda l’impatto dei tassi di cambio», osserva lo strategist di SoldiExpert Scf e co-autore di LetteraSettimanale.it. «Degli 1,8 miliardi di euro di calo dell’utile operativo, ben un miliardo è imputabile alle fluttuazioni valutarie. Senza questo effetto, la discesa sarebbe stata solo del 4%. Questo ci dice che la capacità di gestire il rischio di cambio è oggi determinante quanto il lancio di una nuova collezione».
Il problema strutturale che le Maison devono affrontare è però più profondo di un semplice ciclo economico negativo. Si chiama «luxury fatigue» (stanchezza da lusso), ma nasconde una crisi di fiducia del consumatore. Dal 2019 a oggi, i prezzi di molti beni di lusso sono saliti del 40-50%, spesso senza un corrispondente aumento della qualità o dell’esclusività. «Il settore si trova in una trappola autoinflitta: i prezzi eccessivi hanno allontanato la classe media, che costituiva la base delle vendite», continua l’esperto. Oggi i consumatori, specialmente i più giovani della Gen Z, cercano autenticità e valore reale, non più solo un logo che funga da status symbol. Il 2026 sarà l’anno in cui i brand dovranno riconnettersi con i propri codici originali, offrendo qualcosa che giustifichi i listini attuali, altrimenti il divario tra marchi resilienti e marchi in declino continuerà ad ampliarsi».
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Presentato il Disegno di legge sull’illuminazione pubblica intelligente. I dati Assil-Politecnico parlano chiaro: milioni di impianti da aggiornare e risparmi possibili fino all’80%, con benefici su costi, consumi ed emissioni.
Al Senato si è tornato a parlare di luce, ma non solo in senso figurato. Al centro del confronto, questa volta, c’è l’illuminazione pubblica e il suo possibile ruolo nella transizione energetica e digitale del Paese. Nella Sala Caduti di Nassirya si è tenuta la conferenza stampa dedicata allo «smart lighting», promossa dalla senatrice Clotilde Minasi, partendo dai dati di uno studio di Assil, l’associazione dei produttori di illuminazione, realizzato con il Politecnico di Milano.
Il tema è tutt’altro che tecnico per addetti ai lavori. In Italia ci sono circa 10 milioni di punti luce pubblici e, anche se il 65% è già passato al LED, restano ancora circa 3,5 milioni di impianti da aggiornare. Ed è proprio su questo fronte che si gioca una partita importante, sia in termini di risparmio energetico sia di modernizzazione delle città.
In questo contesto si inserisce il Disegno di legge n. 1700, depositato in Senato, che punta a dare un quadro di riferimento per rendere più efficienti l’illuminazione pubblica e quella degli edifici pubblici attraverso sistemi digitalizzati di ultima generazione. L’obiettivo è chiaro: ridurre consumi ed emissioni, ma anche migliorare la gestione degli impianti, la sicurezza e la qualità del servizio.
La proposta guarda a soluzioni basate su Led, sensori di luminosità e piattaforme di gestione da remoto, capaci di integrare funzioni di monitoraggio, automazione e manutenzione predittiva. In pratica, un’illuminazione che non si limita ad accendersi e spegnersi, ma che può essere controllata in modo intelligente e centralizzato, con benefici anche sui costi di gestione per le amministrazioni.
Lo studio di Assil e Politecnico di Milano disegna tre possibili scenari. Il più prudente prevede la semplice sostituzione degli impianti obsoleti con corpi illuminanti a Led. Quello più avanzato, invece, immagina una vera evoluzione tecnologica, con una diffusione capillare di sistemi intelligenti in linea con l’idea di smart city e con gli obiettivi della direttiva europea Epbd.
I numeri danno la misura dell’impatto. Nello scenario base, il risparmio energetico stimato è di 1,7 GWh, pari a circa 11.950 alberi «equivalenti» piantati ogni anno e a una riduzione di 424 tonnellate di CO2. Nello scenario più avanzato si arriverebbe a 2,4 GWh, con l’equivalente di 17.435 alberi e 619 tonnellate di CO2 in meno.
E non si parla solo di lampioni. L’illuminazione pubblica esterna è un esempio di un approccio che potrebbe estendersi anche alla gestione del patrimonio pubblico. Secondo i dati, l’introduzione di sistemi di smart lighting può portare a risparmi energetici fino al 70-80% rispetto agli impianti tradizionali, a seconda dei contesti.
Il disegno di legge viene presentato come a costo zero per le finanze pubbliche e inserito nel percorso di transizione digitale ed ecologica delle infrastrutture urbane. L’idea è costruire una rete nazionale di illuminazione «intelligente», in linea con gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, che punta a una forte riduzione delle emissioni entro il 2030. Se il testo verrà approvato, entro sei mesi la Conferenza Stato-Regioni dovrà adottare le linee guida nazionali, che saranno poi aggiornate ogni tre anni per restare al passo con l’evoluzione tecnologica e le pratiche europee.
Per il settore, si tratta di un passaggio considerato decisivo. «La presentazione di questo Disegno di Legge rappresenta un punto importante per la diffusione delle tecnologie di illuminazione di qualità», ha detto Carlo Comandini, presidente di Assil, sottolineando come il provvedimento possa trasformare l’illuminazione pubblica da semplice voce di spesa a leva strategica per la transizione digitale ed ecologica del Paese.
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Imagoeconomica
È stato confermato che sono in corso le operazioni preliminari per la ripartenza dell’altoforno 2 dopo importanti lavori di ripristino partiti ad agosto e conclusi nei giorni scorsi. L’altoforno 2 dovrebbe riavviarsi intorno al 20 febbraio dopo essere stato fermo due anni e con la sua stabilizzazione, si provvederà a fermare il 4 per lavori di manutenzione che si protrarranno sino a fine aprile. Al termine di questo mese saranno riattivate anche le batterie delle cokerie che intorno al 20 gennaio l’azienda ha bloccato mettendole in preriscaldo, dovendo intervenire sull’impianto di trattamento del gas della cokeria con l’installazione di un nuovo reattore catalitico. In sostanza con le batterie riaccese e due altiforni su tre operativi, da maggio l’azienda raggiungerà una conduzione produttiva migliore. Infine si attende la decisione del Gip di Taranto sulla istanza di dissequestro dell'altoforno 1 presentata dall’azienda. Dall’incidente dello scorso maggio ad Afo1 la Procura non ha ancora assunto una decisione sul dissequestro ma i commissari hanno già acquistato i pezzi necessari per la ripartenza, operazione che potrebbe essere completata in 8-9 mesi (qualche mese in più rispetto al tempo necessario per far ripartire Afo2, danneggiato dalla precedente gestione ArcelorMittal/Morselli).
I commissari straordinari hanno trovato, al loro arrivo, un solo altoforno funzionante e 7 miliardi di danni documentati e periziati, causati dalla precedente gestione.
A partire da febbraio 2024 sono stati destinati oltre 997 milioni alla manutenzione e agli investimenti industriali, a conferma dell’impegno dell’amministrazione straordinaria nel garantire la piena funzionalità degli impianti. Difficile sostenere quindi che non abbia rappresentato una svolta nel corso di questa azienda, fondamentale per l’industria nazionale.
Nel 2025 inoltre il sito industriale ha registrato il più alto numero di ore lavorate negli ultimi anni, sia da parte del personale diretto sia delle imprese terze. Quindi nessuna chiusura imminente, nessuna fine dell’Ilva, come paventato dai sindacati.
Eppure proprio qualche mese fa, a novembre scorso, dopo un vertice a Roma, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, dichiarando la rottura delle trattative, affermava che il piano presentato dal governo avrebbe portato alla «chiusura definitiva» di tutti gli stabilimenti entro il marzo successivo, con la cassa integrazione di migliaia di lavoratori. Poi criticava il cosiddetto «piano corto» del governo, sostenendo che fosse «corto» non per la durata temporale ma perché «il tempo che rimane alla chiusura totale è molto breve».
Invece il «piano corto» del governo è servito a consentire le necessarie manutenzioni (investimenti da un miliardo nella manutenzioni) per tornare a produrre acciaio, come era sempre stato chiarito dai commissari.
Palombella poi diceva che senza una seria decarbonizzazione, ovvero il passaggio ai forni elettrici, l’azienda sarebbe destinata a sparire, definendo la situazione una «tragedia industriale e umana».
Non meno fosco lo scenario prospettato dalla Cgil, sia a livello nazionale che territoriale. Per Giovanni D’Arcangelo della Cgil Taranto, il governo Meloni era responsabile di «una lenta agonia».
Il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha più volte denunciato la mancanza di una strategia pubblica chiara e il rischio di «spezzatino», ovvero la vendita separata dei siti. In generale la Cgil aveva chiesto la nazionalizzazione, unica formula, diceva per garantire la continuità produttiva e la tutela ambientale.
C’è da aprire il capitolo Flacks: il fondo che sta trattando con le amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d’Italia l’acquisto dell’intera azienda con tutti i suoi stabilimenti, dopo che l’offerta presentata nelle scorse settimane è stata reputata, sia dai commissari che dai comitati di sorveglianza, la migliore.
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