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2018-09-02
Sono appena due le polizze malattia che proteggono davvero per la vita
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Il variegato panorama delle polizze malattia, al primo approccio, potrebbe disorientare per la sua complessità. Benché consapevole di ciò di cui ha bisogno, spesso il consumatore incontra difficoltà nella ricerca delle polizze capaci di rispondere alle sue esigenze. Il termine «polizza malattia», infatti, non riguarda soltanto le polizze che offrono prestazioni integrative o sostitutive di quelle del servizio sanitario nazionale, bensì raggruppa tutte le coperture assicurative che prevedono una prestazione in caso di insorgenza di malattia, come la corresponsione di una diaria in caso di ricovero, la liquidazione di un capitale in caso di invalidità permanente da malattia, il rimborso delle spese sostenute per terapie e interventi chirurgici, il rimborso delle spese sanitarie per accertamenti preventivi, la fornitura di servizi di assistenza domiciliare.
Concentriamo l'attenzione su una sola tipologia di polizze - che chiameremo polizza sanitaria - che ha lo scopo di tenere indenne l'assicurato dai costi delle prestazioni sanitarie, rimborsando le relative spese o pagandole direttamente alle strutture convenzionate. Occorre premettere che esistono sostanzialmente tre tipi di garanzia malattia: le garanzie di indennizzo, che prevedono la corresponsione di somme pattuite in caso di insorgenza di determinate patologie o di specifici interventi chirurgici; le garanzie di risarcimento, che prevedono il rimborso delle spese sostenute per prestazioni mediche e ricoveri; e le garanzie di prestazione diretta delle cure e degli interventi chirurgici presso strutture sanitarie convenzionate.
La scelta di una polizza non può prescindere dalla sua durata; alcune possono durare per tutta la vita, mentre altre fanno decadere la garanzia al compimento di una determinata età. Scegliere le prime significa avere la certezza di non essere abbandonati al proprio destino proprio nella fase della vita in cui si avrà probabilmente maggior bisogno delle prestazioni sanitarie.
Il rovescio della medaglia è che si tratta di polizze costose, nell'ordine delle migliaia di euro. Il premio è più alto rispetto alle altre polizze perché le compagnie possano accantonare nel tempo le riserve di senescenza necessarie a far fronte al maggior rischio al quale sono esposte con il passare degli anni. Abbiamo analizzato le due polizze sanitarie a vita intera oggi presenti sul mercato italiano, offerte da Uniqa assicurazioni e Nobis assicurazioni e ne abbiamo evidenziato le caratteristiche principali nella tabella a fianco.
Tuttavia, non è detto che una polizza che prevede limiti di età non offra, seppure solo per una parte della vita, un ampio ventaglio di garanzie. Al contrario, alcune compagnie, proprio perché protette dal rischio della senilità degli assicurati, sostengono l'onere di garanzie che neppure le polizze a vita intera si possono permettere, come il rimborso per le cure odontoiatriche e oculistiche, per esempio.
Quali cautele sono consigliabili per acquistare una copertura assicurativa? Innanzitutto, se si cerca una copertura a vita intera occorre considerare le regole per la disdetta da parte della compagnia: anche se nelle condizioni non è indicato un limite di età non significa che la polizza durerà per sempre; le imprese, infatti, se non espressamente previsto, hanno facoltà di disdire il contratto alla sua scadenza, senza indicarne la motivazione. Attenzione ai nomi accattivanti che possono trarre in inganno.
Possono poi esservi delle esclusioni ricorrenti, come quella delle spese per la cura di patologie preesistenti, per la chirurgia estetica, per le cure psichiatriche, nonché per l'assistenza a lungodegenti e a persone non autosufficienti, queste ultime coperte invece da specifiche polizze dette long term care. Si sta diffondendo la garanzia del rimborso delle spese per un check up di controllo, generalmente previsto ogni due anni. È una previsione utile anche alla compagnia, che potrà così raccogliere dati sulla salute del cliente, monitorando il rischio e, magari, cogliendo segnali che permettano di correre ai ripari disdettando la polizza prima che sia troppo tardi.
Un'insidia nella quale si può incappare è quella degli aumenti imprevedibili del premio, stante la facoltà che diverse compagnie si riservano di rivedere annualmente le tariffe in relazione all'evoluzione del settore sanitario e delle statistiche sull'andamento dei sinistri. Tutte le polizze hanno un periodo di carenza, dopo la data di sottoscrizione, durante il quale le garanzie non saranno operanti. Generalmente si tratta di 100 giorni per le malattie e 270/300 giorni per il parto.
Fra le polizze che garantiscono la prestazione sanitaria diretta sono preferibili quelle che hanno una rete di centri convenzionati estesa e di qualità. È importante considerare la congruità dei massimali previsti per ciascuna tipologia di intervento e l'esistenza o meno del rimborso per le indagini diagnostiche pre e post ricovero. L'ampiezza delle garanzie va sempre valutata alla luce delle esclusioni che, nella polizza, sono generalmente elencate in un'unica specifica clausola.
Quasi tutte le polizze prevedono la garanzia assistenza, talvolta opzionale. È una garanzia importante che comprende sempre il trasporto sanitario e l'assistenza anche all'estero e, nelle forme più ampie, arriva a garantire il reperimento e l'invio di medicinali, la ricerca di specialisti, la custodia dell'abitazione, l'anticipo di somme in caso di emergenza all'estero e, in genere, servizi che consentono di far fronte alle situazioni di emergenza che possono insorgere in caso di malattia o infortunio.
Roberto Pisano
Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l’azienda
Sempre più aziende prevedono polizze malattie per i loro dipendenti. Così succede che nel 2017, secondo i dati dell'Ania, l'associazione nazionale delle imprese assicuratrici, il giro d'affari italiano delle polizze malattia sia passato dai 2,47 miliardi di euro del 2016 ai 2,7 del 2017. Una crescita in 12 mesi del 9,4%.
A dirlo è il rapporto annuale dell'Ania, la più grande associazione italiana del mondo assicurativo. Certo, parte di questo incremento è dovuto all'aumento dei premi pagati, ma l'Ania spiega che nel 2017 sono stati realizzati 565 milioni di euro di nuove sottoscrizioni.
Anche in questo caso la crisi economica degli ultimi anni ci ha messo lo zampino. Una indagine dell'Ania ha rilevato che ben tre italiani su cinque hanno problemi economici e per questo non riuscirebbero a far fronte a spese mediche improvvise, soprattutto se superiori ai 700 euro. Come spiega lo studio il 40,1% delle famiglie ammette di arrivare a fine mese con alcune difficoltà, il 13,3% con molta difficoltà, mentre il 7,9% degli intervistati non ci riesce proprio. Questo porta a un dato significativo: il 16,5% delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista importante, nell'ordine convenzionale di 700 euro. Per questo, la rinuncia a un'eventuale visita medica per ragioni economiche è in aumento dal 34,4% della precedente rilevazione (2013) all'attuale 37,2%.
Così, le polizze sanitarie fanno gola ai dipendenti e sono sempre più le realtà che le propongono. Non è un caso se la gran parte del mercato italiano è formato da polizze collettive, quelle cioè che un ente sottoscrive per una moltitudine di persone.
Come spiega il rapporto, nel caso delle polizze malattia, le sottoscrizioni collettive rappresentano nel 2017 il 74% del mercato. Il restante 26% è realizzato attraverso la sottoscrizione di polizze individuali.
A farla da padrone nel settore sono le polizze che garantiscono il rimborso delle spese mediche: questi prodotti rappresentano il 77% della raccolta premi (2,07 miliardi). Nel 2016 rappresentavano il 76% del mercato (1,87 miliardi). L'aumento in termini di premi è del 10,4%, non poco.
Per quanto riguarda le polizze individuali l'Ania stima che i premi contabilizzati siano stati pari a 711 milioni, in aumento dell'11,6% rispetto all'anno precedente.
Lo stesso tasso di crescita è stato registrato per le polizze legate al rischio di invalidità permanente, cresciute tra il 2016 e il 2017 da 270 a 299 milioni di euro.
Registrano un crollo dell'8,4%, invece, le polizze legate alla diaria, la garanzia tipica delle assicurazioni contro i danni alla persona. Il premio pagato in Italia nel 2016 per questi prodotti era di 168,3 milioni. L'anno scorso ammontava a 154,2 milioni.
Hanno registrato un buon aumento anche le polizze long term care, quelle previste in caso di lunghe inabilità. Si tratta di prodotti ancora poco diffusi, ma l'aumento è stato dell'11,7% tra 2016 e 2017, passando da 27,5 a 30,7 milioni di premi pagati.
Ma quali sono i gruppi che hanno incassato i premi maggiori con le polizze malattia? A guardare i numeri diffusi da Ania, si tratta di un mercato gestito perlopiù da poche importanti imprese.
Su 54 società analizzate dall'associazione italiana, le prime dieci pesano per l'88,09% del settore e le prime quattro per il 70,26%. Nel caso delle prime dieci società del settore, nove hanno registrato tra il 2016 e il 2017 un incremento in termini di incassi.
Unipol è di gran lunga il maggiore gruppo del mercato italiano. Da solo rappresenta quasi un quarto di questo campo in Italia (23,37%) e nel 2017 ha incassato premi per 631,1 milioni di euro, in crescita del 7,7%.
Il gruppo bolognese batte di poco il Leone di Trieste. Le Generali, medaglia d'argento, rappresentano il 21,28% del settore premi per 575,4 milioni di euro, in crescita del 4,3%. In terza posizione troviamo Rbm assicurazioni salute che vale il 15,9% del mercato italiano con 430,1 milioni di premi, in salita del 21,7%. Si tratta dell'incremento maggiore del settore nel 2017.
Nel primo gradino fuori dal podio troviamo il gruppo Allianz che in Italia ha raccolto premi per 262,1 milioni di euro, in aumento del 17,6% rispetto al 2016. Anche in questo caso l'incremento è significativo: + 17,6%.
Se dunque quattro società valgono il 70% del settore, le altre 50 si spartiscono circa il restante 30%.
In quinta posizione il rapporto annuale dell'Ania segnala la prima azienda che arretra nel settore delle polizze malattia. Si tratta di Reale mutua. Il gruppo ha perso tra il 2016 e il 2017 il 3,5% dei premi, incassando un valore di 138,7 milioni di euro. Reale mutua vale il 5,13% del mercato italiano.
Dopodiché, al sesto posto ci sono Axa (3,51% del settore con 94,8 milioni di premi e una crescita dell'8,8%), Intesa Sanpaolo vita (3,25%, 87,7 milioni, +8,6%), Cattolica assicurazioni (2,78%, 75 milioni, +20,8%), Zurich insurance (1,67%, 45,2 milioni, +0,7%) e Aviva (1,5%, 40,6 milioni, + 10,5%).
Quelle delle polizze malattia, dunque, è un affare in piena crescita, ma chi vorrà affacciarvisi avrà grandi difficoltà: i nuovi attori non saranno molto graditi in un mercato gestito per tre quarti da quattro gruppi assicurativi.
Gianluca Baldini
Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare
Le polizze malattia sono l'oggetto del desiderio di molte famiglie italiane. La vita media cresce e la necessità di curarsi adeguatamente per periodi più lunghi sale con essa. Già nel 2011 si rilevava che i consumi sanitari di un settantenne sono addirittura il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne il triplo (dati della fondazione Ania).
Ma anche a prescindere dall'età che avanza, è noto che la qualità dei servizi sanitari pubblici è generalmente insufficiente, con tempi di attesa elevati - a volte insostenibili - per visite specialistiche e prestazioni ospedaliere. La gamma delle prestazioni della sanità pubblica, inoltre, continua a escluderne alcune ormai affermate, come la medicina alternativa, il ricorso alla quale è considerato ormai normale. Nonostante la crescita dei consumi sanitari, la spesa per la salute pubblica è ferma ai livelli del 2011, mentre la spesa privata, sostenuta direttamente dalle famiglie, è invece in costante aumento.
Eppure la diffusione delle polizze sanitarie individuali è ancora limitata. Che ciò sia da addebitare ai costi elevati delle polizze o al fatto che la cultura assicurativa in Italia ancora fatica ad affermarsi, se escludiamo il fenomeno delle polizze collettive, che sono da tempo in crescita, il mercato di quelle individuali si sviluppa molto lentamente.
Secondo un'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie, nel 2016 quelle con almeno una polizza sanitaria erano appena il 6,9% (1,4 milioni), contro il 3,3% del 2012. È vero che negli ultimi tre anni il ramo malattia è cresciuto a ritmi superiori al 9% all'anno, secondo dati forniti dall'Ania, ma i numeri sono ancora molto contenuti, soprattutto per le polizze individuali.
Tuttavia, gli italiani spendono grosse cifre per supplire alle inefficienze del servizio sanitario nazionale e garantirsi prestazioni adeguate. Il monitoraggio promosso dalla fondazione Ania nell'ambito di un progetto sulla diffusione della cultura della prevenzione sanitaria e di sensibilizzazione alla sanità integrativa, ha rivelato che «oltre tre italiani su quattro hanno dovuto affrontare spese sanitarie di “tasca propria" per l'acquisto di servizi e prestazioni mediche, per una spesa complessiva di quasi 40 miliardi di euro, dei quali solo 5,8 miliardi coperti da forme sanitarie integrative».
L'indagine Istat sulle spese per consumi delle famiglie nel 2017 ha accertato che la spesa media per famiglia per la salute e i servizi sanitari privati è di circa 122 euro al mese, in crescita dell'8%. Sono cifre sufficienti a garantire la copertura di buona parte delle esigenze attraverso una polizza sanitaria di base, stando ai costi medi, naturalmente escludendo quelle a vita intera, assai più costose. Anche le compagnie non hanno di che lamentarsi, perché con i suoi quasi 2,7 miliardi di euro di premi il ramo malattia ha realizzato un saldo tecnico attivo di 121 milioni di euro nel 2017 e di 118 milioni nel 2016.
Pur esistendo tutti i presupposti per lo sviluppo di questo importante settore, qualcosa impedisce il decollo del mercato malattia. Probabilmente influisce il fatto che le polizze di un certo spessore hanno prezzi tutt'altro che popolari. Non secondaria è la difficoltà del consumatore a comprendere i testi delle condizioni di assicurazione, spesso complicati e prolissi, sebbene qualche compagnia abbia iniziato a mettere sul mercato polizze più semplici, ma non per questo meno valide.
Altro problema, per l'assicurato, è quello delle limitazioni delle garanzie, che sono ancora troppe: l'esclusione delle malattie pregresse, delle cure psichiatriche, della chirurgia estetica, di alcune immunodeficienze, delle cure dentarie e di quelle oculistiche non fanno altro che alimentare la diffidenza da parte del consumatore, che è alla ricerca di prestazioni complementari a quelle del servizio sanitario nazionale, ma che garantiscano con chiarezza e semplicità una gamma di prestazioni sufficientemente ampia.
Il problema è meno pesante nelle polizze collettive, contratte dalle aziende per i propri dirigenti e dipendenti o da casse sanitarie privatistiche; queste polizze, in taluni casi e grazie a una popolazione assicurata sufficientemente ampia, ma anche al potere contrattuale di cui godono i contraenti di accordi di notevole consistenza, molto appetibili per le compagnie, riescono a garantire prestazioni escluse dalle polizze individuali.
La soluzione del problema si troverà quando tutti gli attori avranno fatto la loro parte. Il mercato non matura in modo unilaterale e nessuno può aspettarsi che la cultura assicurativa si radichi miracolosamente nel consumatore se non in presenza di un'offerta assicurativa altrettanto matura, corretta e trasparente; a provare che in Italia si è ancora lontani da questa situazione basta il fatto che solo due compagnie offrono una polizza sanitaria a vita intera.
Anche lo Stato dovrebbe fare la sua parte per incentivare lo sviluppo delle polizze sanitarie, semplicemente rendendole interamente deducibili dal reddito ed eliminando l'imposta del 2,5% che grava su ciascuna polizza.
Roberto Pisano
Su oltre 2.500 euro spesi in polizze sanitarie, solo 56 euro vengono pagati dalle assicurazioni
La spesa sanitaria privata in Italia è in progressivo aumento, mentre quella pubblica è ferma ai livelli del 2011. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni, organizzazioni di volontariato, no profit e simili. Nel 2017 gli italiani hanno speso di tasca propria quasi 40 miliardi in prestazioni sanitarie, per sopperire all'insufficienza del Servizio sanitario nazionale; quasi il 25% della spesa complessiva. Dati Eurostat del 2014 rivelano che in Europa fanno peggio di noi la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Lituania, la Bulgaria, ma vi sono cittadini che spendono molto meno, come i francesi (7%), i tedeschi (13%), i britannici (14,8%).
Con l'aumento dell'aspettativa di vita, l'età media cresce rapidamente e la richiesta di prestazioni sanitarie marcia di pari passo. La qualità dei servizi offerti dalle strutture pubbliche è inadeguata, soprattutto per i lunghi tempi di attesa delle prestazioni, ma anche per lo scarso comfort offerto dalla maggior parte delle strutture sanitarie. Inoltre, si deve considerare che il ticket pagato dai cittadini è ormai giunto, per diverse prestazioni, a ridosso degli importi corrispondenti al loro stesso costo. In questi casi, se la differenza di è minima il consumatore spesso preferisce pagare di tasca le prestazioni, ma talvolta è costretto a farsi carico di indagini e consulenze specialistiche molto costose, per evitare di dover attendere settimane o mesi, inseguito dal rischio dell'evoluzione delle patologie e dall'ansia di affrontarle in tempi rapidi.
Gli italiani, dunque, sono grandi consumatori di sanità e, loro malgrado, spesso la pagano di tasca propria. Un'alternativa che sta lentamente diffondendosi è quella del ricorso alle polizze di assicurazione sanitarie. Il settore è in costante sviluppo e l'offerta di polizze è talmente ampia ed articolata da rendere difficile la scelta da parte del cittadino. Oltre al consiglio di rivolgersi a consulenti preparati, scelti fra agenti e broker professionisti, vogliamo fornire alcune informazioni utili ad orientarsi in questo complicato settore.
Le garanzie sanitarie si possono suddividere in quattro tipologie: quelle che prevedono una diaria in caso di ricovero ospedaliero; quelle indennitarie che erogano una somma specifica in caso di intervento chirurgico o malattia; quelle che prevedono il rimborso delle spese sostenute per ricoveri e prestazioni sanitarie; quelle che prevedono direttamente le prestazioni presso centri convenzionati a spese della compagnia.
Quasi tutte le compagnie offrono polizze nelle quali queste garanzie possono anche essere combinate tra loro, per cercare di costruire una copertura il più possibile adeguata alle esigenze dell'assicurato. Un'unica polizza a contraenza individuale può coprire uno o più assicurati, generalmente appartenenti allo stesso nucleo familiare. Le migliori polizze sanitarie hanno validità in tutto il mondo.
Una caratteristica di cui tenere conto è la durata: le polizze sanitarie, in Italia, hanno quasi tutte una scadenza legata a una determinata età dell'assicurato, al superamento della quale la garanzia non sarà più operante. Questa età varia da una compagnia all'altra, ma generalmente è collocata a 75/80 anni. Attualmente solo due compagnie offrono una formula assicurativa a vita intera, impegnandosi a rinnovare la polizza vita natural durante. Sono formule molto più costose di quelle con limiti di età, perché le compagnie devono poter accantonare le maggiori riserve necessarie a far fronte ai costi legati all'invecchiamento degli assicurati e al rischio più alto di ricorso alle prestazioni della polizza.
Non esiste una polizza che può garantire una copertura integrale; pertanto, una parte del rischio graverà sempre sull'assicurato. Le esclusioni sono generalmente elencate in un unico articolo della polizza, la cui lettura è sufficiente a misurare la reale portata delle garanzie. Altre limitazioni meno evidenti possono risultare dalla lettura combinata dei vari articoli del testo della polizza e del glossario che, in genere, è contenuto nella stessa. In questa fase occorre prestare attenzione: le polizze non sono mai dei documenti semplici ed è sempre consigliabile farsi affiancare da un consulente esperto.
Fra le esclusioni più frequenti c'è quella per le malattie pregresse, alcune delle quali possono talvolta essere ricomprese a giudizio della compagnia, la quale potrebbe per questo stabilire degli scoperti o delle limitazioni di massimale. In generale sono esclusi anche i costi legati a patologie di natura psichiatrica, quelli per la medicina estetica, per terapie dietologiche, per le cure dentarie e per la correzione di difetti della vista, nonché quelli relativi a immunodeficienza e AIDS. Nell'ambito degli infortuni, non sono coperti quelli conseguenti alla pratica di sport pericolosi o estremi e di atti di temerarietà e quelli occorsi a seguito di calamità naturale. Tutte le polizze escludono le spese per la lungodegenza per malattie croniche e per la sola assistenza delle persone non autosufficienti.
Roberto Pisano
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L’assicurazione della diaria da ricovero
È la formula forse più semplice di assicurazione malattia, che prevede la corresponsione di una diaria per ciascun giorno di ricovero, purché conseguente a malattia o infortunio, in un istituto di cura legalmente autorizzato. Sono quindi esclusi i ricoveri per accertamenti preventivi dai quali non emerga una patologia. L'importo della diaria è pattuito nella polizza ed il premio è stabilito in proporzione al suo ammontare. Si considera ricovero quello che prevede almeno un pernottamento. Alcune polizze escludono il ricovero di un solo giorno. Spesso è prevista una diaria ridotta per un periodo di convalescenza, la cui durata è stabilita secondo criteri variabili: alcune polizze la prevedono per un periodo pari alla metà dei giorni di ricovero, altre per un periodo equivalente a quello del ricovero. Il numero dei giorni di corresponsione della diaria è limitato e ciascuna compagnia ha un proprio criterio; ci sono polizze che erogano la diaria per un massimo di 30 giorni, altre lo fanno per periodi più lunghi, che possono arrivare anche a un anno.
I ricoveri in regime di day hospital e day surgery sono generalmente compresi, anche se non è raro vederli coperti con una diaria inferiore a quella prevista per il ricovero con pernottamento.
La garanzia della diaria, oltre che nelle polizze che la prevedono specificamente, può essere inserita come garanzia accessoria in altri tipi di polizze malattia; alcune compagnie ne permettono l'inserimento all'interno delle polizze infortuni.
Roberto Pisano
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L’assicurazione indennitaria
Ve ne sono di due tipi: quelle che prevedono la corresponsione di un capitale in caso di invalidità permanente conseguente ad una malattia e quelle che erogano indennizzi prestabiliti in caso di specifiche patologie o di interventi chirurgici.
Le prime assicurano, appunto, l'invalidità permanente da malattia, stabilendo un massimale che sarà interamente erogato solo in caso di invalidità permanente pari al 100%. Per percentuali di invalidità inferiori, l'indennizzo sarà corrisposto in proporzione. Esiste sempre una franchigia molto elevata, nell'ordine del 20-25%. Ciò significa che per le invalidità permanenti di grado inferiore non è previsto alcun indennizzo. È evidente che si tratta di polizze che prevedono prestazioni per patologie di una certa gravità. Il premio di queste polizze è proporzionale al massimale concordato con la compagnia.
Le polizze indennitarie che prevedono la corresponsione di un capitale fisso per specifiche patologie si dividono a loro volta in due gruppi: le polizze grandi interventi chirurgici e quelle che indennizzano una specifica patologia conclamata, a prescindere dal relativo trattamento sanitario. Per le prime esiste una dettagliata lista di interventi chirurgic per ciascuno dei quali è prevista la liquidazione di una somma determinata. Ciò permette di avere a disposizione un capitale che consentirà di scegliere in totale autonomia la struttura sanitaria alla quale rivolgersi, senza che la compagnia entri nel merito di tale scelta.
Oltre che per gli interventi chirurgici, questa formula è prevista, da alcune compagnie, per le malattie oncologiche, all'insorgere delle quali matura il diritto all'indennizzo forfetario. Sono meno diffuse delle polizze "grandi interventi", ma non è difficile reperirle sul mercato. Anche questa garanzia viene spesso offerta come prestazione complementare o sostitutiva all'interno di altre polizze malattia di diverso tipo.
Alcune compagnie offrono delle polizze, generalmente riservate a medici e infermieri, che prevedono l'erogazione di un capitale forfetario in caso di conclamato contagio da HIV e epatite B e C,.
Le polizze indennitarie sono quelle con il minor contenzioso in caso di sinistro, non essendovi altre prestazioni oltre a quelle elencate fra gli interventi e le patologie indennizzabili.
Roberto Pisano
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L’assicurazione del rimborso spese
Come risulta evidente dalla stessa definizione, si tratta di polizze che prevedono un massimale per il rimborso di spese mediche. Forse sono quelle per la scelta delle quali si deve prestare la massima attenzione ai rischi esclusi ed alle limitazioni, perché, al contrario di come può sembrare, non garantiscono il rimborso di tutte le spese sanitarie. Oltre alle esclusioni descritte più sopra, infatti, la garanzia base di questo tipo di polizza è limitata al solo rimborso delle spese per ricovero e cura sostenute in caso di malattia diagnosticata, infortunio o intervento chirurgico.
Le spese sono rimborsate nel limite degli importi previsti per i diversi tipi di garanzia, il che significa che il massimale esposto in polizza vale per la garanzia base - in genere le prestazioni rese in regime di ricovero - mentre per le altre garanzie sono previsti dei sottomassimali.
Quasi tutte le polizze escludono i costi sostenuti per le indagini diagnostiche e visite specialistiche a scopo di prevenzione, ma alcune prevedono l'effettuazione di un check up periodico, generalmente biennale, a scopo preventivo, del quale rimborsano le spese con piccoli massimali, generalmente di qualche centinaio di euro.
Sono escluse le spese sostenute per prestazioni in assenza di ricovero, salvo che per alcune patologie, come quelle oncologiche, alla cura delle quali, spesso, è dedicato uno specifico massimale.
Frequentemente, invece, sono comprese le spese per la riabilitazione, la fisioterapia, ed altre prestazioni strettamente legate al ricovero.
In rari casi questo tipo di polizza copre le spese per le cure dentarie e quelle oculistiche, sebbene con rimborsi parziali.
Roberto Pisano
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L’assicurazione di prestazione sanitaria
In termini di garanzia, queste polizze hanno le medesime caratteristiche di base di quelle per il rimborso delle spese sanitarie, ma con la particolarità di prevedere il pagamento diretto alle strutture convenzionate che le erogano. I vantaggi non sono pochi. Infatti, l'assicurato può scegliere liberamente la struttura sanitaria fra quelle convenzionate, che sono numerose e selezionate, in Italia e, talvolta, all'estero. Inoltre, il massimale per le cure prestate all'interno delle strutture convenzionate è spesso illimitato e possono essere ricomprese in garanzia anche alcune prestazioni altrimenti escluse.
Nel caso in cui l'assicurato preferisca farsi curare presso una struttura non convenzionata di sua fiducia, le prestazioni sono rimborsate nei limiti di un massimale, similmente a quanto accade per le polizze di rimborso spese. Se le cure vengono prestate a carico del Servizio sanitario nazionale, l'assicurato ha generalmente diritto per l'intero ricovero a una diaria forfetaria prestabilita, che raramente è inferiore ai 150 euro al giorno.
Roberto Pisano
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A parte poche eccezioni, questi prodotti hanno una scadenza Il rischio è trovarsi soli da anziani o nel momento del bisogno.Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l'azienda. Le assicurazioni sanitarie private sono cresciute del 9,4% in un anno: nel 74% dei casi si tratta di sottoscrizioni collettive. Quattro compagnie si dividono il 70% del mercato.Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare. Lo Stato investe meno nella salute, ma le famiglie non si fidano ancora abbastanza degli strumenti integrativi. Pesano i costi e le prestazioni non coperte, come le visite psichiatriche e dentistiche. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni.L'assicurazione della diaria da ricovero, quella indennitaria, del rimborso spese e di prestazione sanitaria: caratteristiche, differenze e punti di forza. Lo speciale contiene 8 articoli. Il variegato panorama delle polizze malattia, al primo approccio, potrebbe disorientare per la sua complessità. Benché consapevole di ciò di cui ha bisogno, spesso il consumatore incontra difficoltà nella ricerca delle polizze capaci di rispondere alle sue esigenze. Il termine «polizza malattia», infatti, non riguarda soltanto le polizze che offrono prestazioni integrative o sostitutive di quelle del servizio sanitario nazionale, bensì raggruppa tutte le coperture assicurative che prevedono una prestazione in caso di insorgenza di malattia, come la corresponsione di una diaria in caso di ricovero, la liquidazione di un capitale in caso di invalidità permanente da malattia, il rimborso delle spese sostenute per terapie e interventi chirurgici, il rimborso delle spese sanitarie per accertamenti preventivi, la fornitura di servizi di assistenza domiciliare. Concentriamo l'attenzione su una sola tipologia di polizze - che chiameremo polizza sanitaria - che ha lo scopo di tenere indenne l'assicurato dai costi delle prestazioni sanitarie, rimborsando le relative spese o pagandole direttamente alle strutture convenzionate. Occorre premettere che esistono sostanzialmente tre tipi di garanzia malattia: le garanzie di indennizzo, che prevedono la corresponsione di somme pattuite in caso di insorgenza di determinate patologie o di specifici interventi chirurgici; le garanzie di risarcimento, che prevedono il rimborso delle spese sostenute per prestazioni mediche e ricoveri; e le garanzie di prestazione diretta delle cure e degli interventi chirurgici presso strutture sanitarie convenzionate. La scelta di una polizza non può prescindere dalla sua durata; alcune possono durare per tutta la vita, mentre altre fanno decadere la garanzia al compimento di una determinata età. Scegliere le prime significa avere la certezza di non essere abbandonati al proprio destino proprio nella fase della vita in cui si avrà probabilmente maggior bisogno delle prestazioni sanitarie. Il rovescio della medaglia è che si tratta di polizze costose, nell'ordine delle migliaia di euro. Il premio è più alto rispetto alle altre polizze perché le compagnie possano accantonare nel tempo le riserve di senescenza necessarie a far fronte al maggior rischio al quale sono esposte con il passare degli anni. Abbiamo analizzato le due polizze sanitarie a vita intera oggi presenti sul mercato italiano, offerte da Uniqa assicurazioni e Nobis assicurazioni e ne abbiamo evidenziato le caratteristiche principali nella tabella a fianco. Tuttavia, non è detto che una polizza che prevede limiti di età non offra, seppure solo per una parte della vita, un ampio ventaglio di garanzie. Al contrario, alcune compagnie, proprio perché protette dal rischio della senilità degli assicurati, sostengono l'onere di garanzie che neppure le polizze a vita intera si possono permettere, come il rimborso per le cure odontoiatriche e oculistiche, per esempio. Quali cautele sono consigliabili per acquistare una copertura assicurativa? Innanzitutto, se si cerca una copertura a vita intera occorre considerare le regole per la disdetta da parte della compagnia: anche se nelle condizioni non è indicato un limite di età non significa che la polizza durerà per sempre; le imprese, infatti, se non espressamente previsto, hanno facoltà di disdire il contratto alla sua scadenza, senza indicarne la motivazione. Attenzione ai nomi accattivanti che possono trarre in inganno. Possono poi esservi delle esclusioni ricorrenti, come quella delle spese per la cura di patologie preesistenti, per la chirurgia estetica, per le cure psichiatriche, nonché per l'assistenza a lungodegenti e a persone non autosufficienti, queste ultime coperte invece da specifiche polizze dette long term care. Si sta diffondendo la garanzia del rimborso delle spese per un check up di controllo, generalmente previsto ogni due anni. È una previsione utile anche alla compagnia, che potrà così raccogliere dati sulla salute del cliente, monitorando il rischio e, magari, cogliendo segnali che permettano di correre ai ripari disdettando la polizza prima che sia troppo tardi. Un'insidia nella quale si può incappare è quella degli aumenti imprevedibili del premio, stante la facoltà che diverse compagnie si riservano di rivedere annualmente le tariffe in relazione all'evoluzione del settore sanitario e delle statistiche sull'andamento dei sinistri. Tutte le polizze hanno un periodo di carenza, dopo la data di sottoscrizione, durante il quale le garanzie non saranno operanti. Generalmente si tratta di 100 giorni per le malattie e 270/300 giorni per il parto. Fra le polizze che garantiscono la prestazione sanitaria diretta sono preferibili quelle che hanno una rete di centri convenzionati estesa e di qualità. È importante considerare la congruità dei massimali previsti per ciascuna tipologia di intervento e l'esistenza o meno del rimborso per le indagini diagnostiche pre e post ricovero. L'ampiezza delle garanzie va sempre valutata alla luce delle esclusioni che, nella polizza, sono generalmente elencate in un'unica specifica clausola. Quasi tutte le polizze prevedono la garanzia assistenza, talvolta opzionale. È una garanzia importante che comprende sempre il trasporto sanitario e l'assistenza anche all'estero e, nelle forme più ampie, arriva a garantire il reperimento e l'invio di medicinali, la ricerca di specialisti, la custodia dell'abitazione, l'anticipo di somme in caso di emergenza all'estero e, in genere, servizi che consentono di far fronte alle situazioni di emergenza che possono insorgere in caso di malattia o infortunio. Roberto Pisano<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="niente-soldi-per-il-dottore-le-cure-ora-le-paga-lazienda" data-post-id="2600983425" data-published-at="1774388069" data-use-pagination="False"> Niente soldi per il dottore. Le cure ora le paga l’azienda Sempre più aziende prevedono polizze malattie per i loro dipendenti. Così succede che nel 2017, secondo i dati dell'Ania, l'associazione nazionale delle imprese assicuratrici, il giro d'affari italiano delle polizze malattia sia passato dai 2,47 miliardi di euro del 2016 ai 2,7 del 2017. Una crescita in 12 mesi del 9,4%. A dirlo è il rapporto annuale dell'Ania, la più grande associazione italiana del mondo assicurativo. Certo, parte di questo incremento è dovuto all'aumento dei premi pagati, ma l'Ania spiega che nel 2017 sono stati realizzati 565 milioni di euro di nuove sottoscrizioni. Anche in questo caso la crisi economica degli ultimi anni ci ha messo lo zampino. Una indagine dell'Ania ha rilevato che ben tre italiani su cinque hanno problemi economici e per questo non riuscirebbero a far fronte a spese mediche improvvise, soprattutto se superiori ai 700 euro. Come spiega lo studio il 40,1% delle famiglie ammette di arrivare a fine mese con alcune difficoltà, il 13,3% con molta difficoltà, mentre il 7,9% degli intervistati non ci riesce proprio. Questo porta a un dato significativo: il 16,5% delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista importante, nell'ordine convenzionale di 700 euro. Per questo, la rinuncia a un'eventuale visita medica per ragioni economiche è in aumento dal 34,4% della precedente rilevazione (2013) all'attuale 37,2%. Così, le polizze sanitarie fanno gola ai dipendenti e sono sempre più le realtà che le propongono. Non è un caso se la gran parte del mercato italiano è formato da polizze collettive, quelle cioè che un ente sottoscrive per una moltitudine di persone. Come spiega il rapporto, nel caso delle polizze malattia, le sottoscrizioni collettive rappresentano nel 2017 il 74% del mercato. Il restante 26% è realizzato attraverso la sottoscrizione di polizze individuali. A farla da padrone nel settore sono le polizze che garantiscono il rimborso delle spese mediche: questi prodotti rappresentano il 77% della raccolta premi (2,07 miliardi). Nel 2016 rappresentavano il 76% del mercato (1,87 miliardi). L'aumento in termini di premi è del 10,4%, non poco. Per quanto riguarda le polizze individuali l'Ania stima che i premi contabilizzati siano stati pari a 711 milioni, in aumento dell'11,6% rispetto all'anno precedente. Lo stesso tasso di crescita è stato registrato per le polizze legate al rischio di invalidità permanente, cresciute tra il 2016 e il 2017 da 270 a 299 milioni di euro. Registrano un crollo dell'8,4%, invece, le polizze legate alla diaria, la garanzia tipica delle assicurazioni contro i danni alla persona. Il premio pagato in Italia nel 2016 per questi prodotti era di 168,3 milioni. L'anno scorso ammontava a 154,2 milioni. Hanno registrato un buon aumento anche le polizze long term care, quelle previste in caso di lunghe inabilità. Si tratta di prodotti ancora poco diffusi, ma l'aumento è stato dell'11,7% tra 2016 e 2017, passando da 27,5 a 30,7 milioni di premi pagati. Ma quali sono i gruppi che hanno incassato i premi maggiori con le polizze malattia? A guardare i numeri diffusi da Ania, si tratta di un mercato gestito perlopiù da poche importanti imprese. Su 54 società analizzate dall'associazione italiana, le prime dieci pesano per l'88,09% del settore e le prime quattro per il 70,26%. Nel caso delle prime dieci società del settore, nove hanno registrato tra il 2016 e il 2017 un incremento in termini di incassi. Unipol è di gran lunga il maggiore gruppo del mercato italiano. Da solo rappresenta quasi un quarto di questo campo in Italia (23,37%) e nel 2017 ha incassato premi per 631,1 milioni di euro, in crescita del 7,7%. Il gruppo bolognese batte di poco il Leone di Trieste. Le Generali, medaglia d'argento, rappresentano il 21,28% del settore premi per 575,4 milioni di euro, in crescita del 4,3%. In terza posizione troviamo Rbm assicurazioni salute che vale il 15,9% del mercato italiano con 430,1 milioni di premi, in salita del 21,7%. Si tratta dell'incremento maggiore del settore nel 2017. Nel primo gradino fuori dal podio troviamo il gruppo Allianz che in Italia ha raccolto premi per 262,1 milioni di euro, in aumento del 17,6% rispetto al 2016. Anche in questo caso l'incremento è significativo: + 17,6%. Se dunque quattro società valgono il 70% del settore, le altre 50 si spartiscono circa il restante 30%. In quinta posizione il rapporto annuale dell'Ania segnala la prima azienda che arretra nel settore delle polizze malattia. Si tratta di Reale mutua. Il gruppo ha perso tra il 2016 e il 2017 il 3,5% dei premi, incassando un valore di 138,7 milioni di euro. Reale mutua vale il 5,13% del mercato italiano. Dopodiché, al sesto posto ci sono Axa (3,51% del settore con 94,8 milioni di premi e una crescita dell'8,8%), Intesa Sanpaolo vita (3,25%, 87,7 milioni, +8,6%), Cattolica assicurazioni (2,78%, 75 milioni, +20,8%), Zurich insurance (1,67%, 45,2 milioni, +0,7%) e Aviva (1,5%, 40,6 milioni, + 10,5%). Quelle delle polizze malattia, dunque, è un affare in piena crescita, ma chi vorrà affacciarvisi avrà grandi difficoltà: i nuovi attori non saranno molto graditi in un mercato gestito per tre quarti da quattro gruppi assicurativi. Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="clausole-oscure-e-troppe-esclusioni-impediscono-al-settore-di-decollare" data-post-id="2600983425" data-published-at="1774388069" data-use-pagination="False"> Clausole oscure e troppe esclusioni impediscono al settore di decollare Le polizze malattia sono l'oggetto del desiderio di molte famiglie italiane. La vita media cresce e la necessità di curarsi adeguatamente per periodi più lunghi sale con essa. Già nel 2011 si rilevava che i consumi sanitari di un settantenne sono addirittura il doppio di quelli di un quarantenne, e quelli di un novantenne il triplo (dati della fondazione Ania). Ma anche a prescindere dall'età che avanza, è noto che la qualità dei servizi sanitari pubblici è generalmente insufficiente, con tempi di attesa elevati - a volte insostenibili - per visite specialistiche e prestazioni ospedaliere. La gamma delle prestazioni della sanità pubblica, inoltre, continua a escluderne alcune ormai affermate, come la medicina alternativa, il ricorso alla quale è considerato ormai normale. Nonostante la crescita dei consumi sanitari, la spesa per la salute pubblica è ferma ai livelli del 2011, mentre la spesa privata, sostenuta direttamente dalle famiglie, è invece in costante aumento. Eppure la diffusione delle polizze sanitarie individuali è ancora limitata. Che ciò sia da addebitare ai costi elevati delle polizze o al fatto che la cultura assicurativa in Italia ancora fatica ad affermarsi, se escludiamo il fenomeno delle polizze collettive, che sono da tempo in crescita, il mercato di quelle individuali si sviluppa molto lentamente. Secondo un'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie, nel 2016 quelle con almeno una polizza sanitaria erano appena il 6,9% (1,4 milioni), contro il 3,3% del 2012. È vero che negli ultimi tre anni il ramo malattia è cresciuto a ritmi superiori al 9% all'anno, secondo dati forniti dall'Ania, ma i numeri sono ancora molto contenuti, soprattutto per le polizze individuali. Tuttavia, gli italiani spendono grosse cifre per supplire alle inefficienze del servizio sanitario nazionale e garantirsi prestazioni adeguate. Il monitoraggio promosso dalla fondazione Ania nell'ambito di un progetto sulla diffusione della cultura della prevenzione sanitaria e di sensibilizzazione alla sanità integrativa, ha rivelato che «oltre tre italiani su quattro hanno dovuto affrontare spese sanitarie di “tasca propria" per l'acquisto di servizi e prestazioni mediche, per una spesa complessiva di quasi 40 miliardi di euro, dei quali solo 5,8 miliardi coperti da forme sanitarie integrative». L'indagine Istat sulle spese per consumi delle famiglie nel 2017 ha accertato che la spesa media per famiglia per la salute e i servizi sanitari privati è di circa 122 euro al mese, in crescita dell'8%. Sono cifre sufficienti a garantire la copertura di buona parte delle esigenze attraverso una polizza sanitaria di base, stando ai costi medi, naturalmente escludendo quelle a vita intera, assai più costose. Anche le compagnie non hanno di che lamentarsi, perché con i suoi quasi 2,7 miliardi di euro di premi il ramo malattia ha realizzato un saldo tecnico attivo di 121 milioni di euro nel 2017 e di 118 milioni nel 2016. Pur esistendo tutti i presupposti per lo sviluppo di questo importante settore, qualcosa impedisce il decollo del mercato malattia. Probabilmente influisce il fatto che le polizze di un certo spessore hanno prezzi tutt'altro che popolari. Non secondaria è la difficoltà del consumatore a comprendere i testi delle condizioni di assicurazione, spesso complicati e prolissi, sebbene qualche compagnia abbia iniziato a mettere sul mercato polizze più semplici, ma non per questo meno valide. Altro problema, per l'assicurato, è quello delle limitazioni delle garanzie, che sono ancora troppe: l'esclusione delle malattie pregresse, delle cure psichiatriche, della chirurgia estetica, di alcune immunodeficienze, delle cure dentarie e di quelle oculistiche non fanno altro che alimentare la diffidenza da parte del consumatore, che è alla ricerca di prestazioni complementari a quelle del servizio sanitario nazionale, ma che garantiscano con chiarezza e semplicità una gamma di prestazioni sufficientemente ampia. Il problema è meno pesante nelle polizze collettive, contratte dalle aziende per i propri dirigenti e dipendenti o da casse sanitarie privatistiche; queste polizze, in taluni casi e grazie a una popolazione assicurata sufficientemente ampia, ma anche al potere contrattuale di cui godono i contraenti di accordi di notevole consistenza, molto appetibili per le compagnie, riescono a garantire prestazioni escluse dalle polizze individuali. La soluzione del problema si troverà quando tutti gli attori avranno fatto la loro parte. Il mercato non matura in modo unilaterale e nessuno può aspettarsi che la cultura assicurativa si radichi miracolosamente nel consumatore se non in presenza di un'offerta assicurativa altrettanto matura, corretta e trasparente; a provare che in Italia si è ancora lontani da questa situazione basta il fatto che solo due compagnie offrono una polizza sanitaria a vita intera. Anche lo Stato dovrebbe fare la sua parte per incentivare lo sviluppo delle polizze sanitarie, semplicemente rendendole interamente deducibili dal reddito ed eliminando l'imposta del 2,5% che grava su ciascuna polizza. Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="su-oltre-2-500-euro-spesi-in-polizze-sanitarie-solo-56-euro-vengono-pagati-dalle-assicurazioni" data-post-id="2600983425" data-published-at="1774388069" data-use-pagination="False"> Su oltre 2.500 euro spesi in polizze sanitarie, solo 56 euro vengono pagati dalle assicurazioni La spesa sanitaria privata in Italia è in progressivo aumento, mentre quella pubblica è ferma ai livelli del 2011. Secondo i più recenti dati forniti dall'Istat (2016), la spesa sanitaria annua complessiva per ogni cittadino ammonta a 2.466 euro, dei quali 1.850 sostenuti dallo stato, 560 pagati direttamente dalle famiglie e 56 da assicurazioni, organizzazioni di volontariato, no profit e simili. Nel 2017 gli italiani hanno speso di tasca propria quasi 40 miliardi in prestazioni sanitarie, per sopperire all'insufficienza del Servizio sanitario nazionale; quasi il 25% della spesa complessiva. Dati Eurostat del 2014 rivelano che in Europa fanno peggio di noi la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Lituania, la Bulgaria, ma vi sono cittadini che spendono molto meno, come i francesi (7%), i tedeschi (13%), i britannici (14,8%).Con l'aumento dell'aspettativa di vita, l'età media cresce rapidamente e la richiesta di prestazioni sanitarie marcia di pari passo. La qualità dei servizi offerti dalle strutture pubbliche è inadeguata, soprattutto per i lunghi tempi di attesa delle prestazioni, ma anche per lo scarso comfort offerto dalla maggior parte delle strutture sanitarie. Inoltre, si deve considerare che il ticket pagato dai cittadini è ormai giunto, per diverse prestazioni, a ridosso degli importi corrispondenti al loro stesso costo. In questi casi, se la differenza di è minima il consumatore spesso preferisce pagare di tasca le prestazioni, ma talvolta è costretto a farsi carico di indagini e consulenze specialistiche molto costose, per evitare di dover attendere settimane o mesi, inseguito dal rischio dell'evoluzione delle patologie e dall'ansia di affrontarle in tempi rapidi.Gli italiani, dunque, sono grandi consumatori di sanità e, loro malgrado, spesso la pagano di tasca propria. Un'alternativa che sta lentamente diffondendosi è quella del ricorso alle polizze di assicurazione sanitarie. Il settore è in costante sviluppo e l'offerta di polizze è talmente ampia ed articolata da rendere difficile la scelta da parte del cittadino. Oltre al consiglio di rivolgersi a consulenti preparati, scelti fra agenti e broker professionisti, vogliamo fornire alcune informazioni utili ad orientarsi in questo complicato settore.Le garanzie sanitarie si possono suddividere in quattro tipologie: quelle che prevedono una diaria in caso di ricovero ospedaliero; quelle indennitarie che erogano una somma specifica in caso di intervento chirurgico o malattia; quelle che prevedono il rimborso delle spese sostenute per ricoveri e prestazioni sanitarie; quelle che prevedono direttamente le prestazioni presso centri convenzionati a spese della compagnia.Quasi tutte le compagnie offrono polizze nelle quali queste garanzie possono anche essere combinate tra loro, per cercare di costruire una copertura il più possibile adeguata alle esigenze dell'assicurato. Un'unica polizza a contraenza individuale può coprire uno o più assicurati, generalmente appartenenti allo stesso nucleo familiare. Le migliori polizze sanitarie hanno validità in tutto il mondo.Una caratteristica di cui tenere conto è la durata: le polizze sanitarie, in Italia, hanno quasi tutte una scadenza legata a una determinata età dell'assicurato, al superamento della quale la garanzia non sarà più operante. Questa età varia da una compagnia all'altra, ma generalmente è collocata a 75/80 anni. Attualmente solo due compagnie offrono una formula assicurativa a vita intera, impegnandosi a rinnovare la polizza vita natural durante. Sono formule molto più costose di quelle con limiti di età, perché le compagnie devono poter accantonare le maggiori riserve necessarie a far fronte ai costi legati all'invecchiamento degli assicurati e al rischio più alto di ricorso alle prestazioni della polizza.Non esiste una polizza che può garantire una copertura integrale; pertanto, una parte del rischio graverà sempre sull'assicurato. Le esclusioni sono generalmente elencate in un unico articolo della polizza, la cui lettura è sufficiente a misurare la reale portata delle garanzie. Altre limitazioni meno evidenti possono risultare dalla lettura combinata dei vari articoli del testo della polizza e del glossario che, in genere, è contenuto nella stessa. In questa fase occorre prestare attenzione: le polizze non sono mai dei documenti semplici ed è sempre consigliabile farsi affiancare da un consulente esperto.Fra le esclusioni più frequenti c'è quella per le malattie pregresse, alcune delle quali possono talvolta essere ricomprese a giudizio della compagnia, la quale potrebbe per questo stabilire degli scoperti o delle limitazioni di massimale. In generale sono esclusi anche i costi legati a patologie di natura psichiatrica, quelli per la medicina estetica, per terapie dietologiche, per le cure dentarie e per la correzione di difetti della vista, nonché quelli relativi a immunodeficienza e AIDS. Nell'ambito degli infortuni, non sono coperti quelli conseguenti alla pratica di sport pericolosi o estremi e di atti di temerarietà e quelli occorsi a seguito di calamità naturale. Tutte le polizze escludono le spese per la lungodegenza per malattie croniche e per la sola assistenza delle persone non autosufficienti.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-della-diaria-da-ricovero" data-post-id="2600983425" data-published-at="1774388069" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione della diaria da ricovero È la formula forse più semplice di assicurazione malattia, che prevede la corresponsione di una diaria per ciascun giorno di ricovero, purché conseguente a malattia o infortunio, in un istituto di cura legalmente autorizzato. Sono quindi esclusi i ricoveri per accertamenti preventivi dai quali non emerga una patologia. L'importo della diaria è pattuito nella polizza ed il premio è stabilito in proporzione al suo ammontare. Si considera ricovero quello che prevede almeno un pernottamento. Alcune polizze escludono il ricovero di un solo giorno. Spesso è prevista una diaria ridotta per un periodo di convalescenza, la cui durata è stabilita secondo criteri variabili: alcune polizze la prevedono per un periodo pari alla metà dei giorni di ricovero, altre per un periodo equivalente a quello del ricovero. Il numero dei giorni di corresponsione della diaria è limitato e ciascuna compagnia ha un proprio criterio; ci sono polizze che erogano la diaria per un massimo di 30 giorni, altre lo fanno per periodi più lunghi, che possono arrivare anche a un anno. I ricoveri in regime di day hospital e day surgery sono generalmente compresi, anche se non è raro vederli coperti con una diaria inferiore a quella prevista per il ricovero con pernottamento. La garanzia della diaria, oltre che nelle polizze che la prevedono specificamente, può essere inserita come garanzia accessoria in altri tipi di polizze malattia; alcune compagnie ne permettono l'inserimento all'interno delle polizze infortuni.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-indennitaria" data-post-id="2600983425" data-published-at="1774388069" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione indennitaria Ve ne sono di due tipi: quelle che prevedono la corresponsione di un capitale in caso di invalidità permanente conseguente ad una malattia e quelle che erogano indennizzi prestabiliti in caso di specifiche patologie o di interventi chirurgici.Le prime assicurano, appunto, l'invalidità permanente da malattia, stabilendo un massimale che sarà interamente erogato solo in caso di invalidità permanente pari al 100%. Per percentuali di invalidità inferiori, l'indennizzo sarà corrisposto in proporzione. Esiste sempre una franchigia molto elevata, nell'ordine del 20-25%. Ciò significa che per le invalidità permanenti di grado inferiore non è previsto alcun indennizzo. È evidente che si tratta di polizze che prevedono prestazioni per patologie di una certa gravità. Il premio di queste polizze è proporzionale al massimale concordato con la compagnia.Le polizze indennitarie che prevedono la corresponsione di un capitale fisso per specifiche patologie si dividono a loro volta in due gruppi: le polizze grandi interventi chirurgici e quelle che indennizzano una specifica patologia conclamata, a prescindere dal relativo trattamento sanitario. Per le prime esiste una dettagliata lista di interventi chirurgic per ciascuno dei quali è prevista la liquidazione di una somma determinata. Ciò permette di avere a disposizione un capitale che consentirà di scegliere in totale autonomia la struttura sanitaria alla quale rivolgersi, senza che la compagnia entri nel merito di tale scelta.Oltre che per gli interventi chirurgici, questa formula è prevista, da alcune compagnie, per le malattie oncologiche, all'insorgere delle quali matura il diritto all'indennizzo forfetario. Sono meno diffuse delle polizze "grandi interventi", ma non è difficile reperirle sul mercato. Anche questa garanzia viene spesso offerta come prestazione complementare o sostitutiva all'interno di altre polizze malattia di diverso tipo.Alcune compagnie offrono delle polizze, generalmente riservate a medici e infermieri, che prevedono l'erogazione di un capitale forfetario in caso di conclamato contagio da HIV e epatite B e C,.Le polizze indennitarie sono quelle con il minor contenzioso in caso di sinistro, non essendovi altre prestazioni oltre a quelle elencate fra gli interventi e le patologie indennizzabili.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-del-rimborso-spese" data-post-id="2600983425" data-published-at="1774388069" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione del rimborso spese Come risulta evidente dalla stessa definizione, si tratta di polizze che prevedono un massimale per il rimborso di spese mediche. Forse sono quelle per la scelta delle quali si deve prestare la massima attenzione ai rischi esclusi ed alle limitazioni, perché, al contrario di come può sembrare, non garantiscono il rimborso di tutte le spese sanitarie. Oltre alle esclusioni descritte più sopra, infatti, la garanzia base di questo tipo di polizza è limitata al solo rimborso delle spese per ricovero e cura sostenute in caso di malattia diagnosticata, infortunio o intervento chirurgico. Le spese sono rimborsate nel limite degli importi previsti per i diversi tipi di garanzia, il che significa che il massimale esposto in polizza vale per la garanzia base - in genere le prestazioni rese in regime di ricovero - mentre per le altre garanzie sono previsti dei sottomassimali.Quasi tutte le polizze escludono i costi sostenuti per le indagini diagnostiche e visite specialistiche a scopo di prevenzione, ma alcune prevedono l'effettuazione di un check up periodico, generalmente biennale, a scopo preventivo, del quale rimborsano le spese con piccoli massimali, generalmente di qualche centinaio di euro.Sono escluse le spese sostenute per prestazioni in assenza di ricovero, salvo che per alcune patologie, come quelle oncologiche, alla cura delle quali, spesso, è dedicato uno specifico massimale.Frequentemente, invece, sono comprese le spese per la riabilitazione, la fisioterapia, ed altre prestazioni strettamente legate al ricovero. In rari casi questo tipo di polizza copre le spese per le cure dentarie e quelle oculistiche, sebbene con rimborsi parziali.Roberto Pisano <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-assicurazioni-2600983425.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="p-p1-margin-0-0px-0-0px-0-0px-0-0px-font-11-0px-trebuchet-ms-color-000000-webkit-text-stroke-000000-span-s1-font-kerning-none-lassicurazione-di-prestazione-sanitaria" data-post-id="2600983425" data-published-at="1774388069" data-use-pagination="False"> p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Trebuchet MS'; color: #000000; -webkit-text-stroke: #000000} span.s1 {font-kerning: none} L’assicurazione di prestazione sanitaria In termini di garanzia, queste polizze hanno le medesime caratteristiche di base di quelle per il rimborso delle spese sanitarie, ma con la particolarità di prevedere il pagamento diretto alle strutture convenzionate che le erogano. I vantaggi non sono pochi. Infatti, l'assicurato può scegliere liberamente la struttura sanitaria fra quelle convenzionate, che sono numerose e selezionate, in Italia e, talvolta, all'estero. Inoltre, il massimale per le cure prestate all'interno delle strutture convenzionate è spesso illimitato e possono essere ricomprese in garanzia anche alcune prestazioni altrimenti escluse.Nel caso in cui l'assicurato preferisca farsi curare presso una struttura non convenzionata di sua fiducia, le prestazioni sono rimborsate nei limiti di un massimale, similmente a quanto accade per le polizze di rimborso spese. Se le cure vengono prestate a carico del Servizio sanitario nazionale, l'assicurato ha generalmente diritto per l'intero ricovero a una diaria forfetaria prestabilita, che raramente è inferiore ai 150 euro al giorno.Roberto Pisano
Gino Paoli (Getty Images)
C’era una volta una gatta. Ora non più. La scomparsa di Gino Paoli spegne una delle voci più riconoscibili e influenti della canzone d’autore italiana. Con lui se ne va non solo un interprete, ma un pezzo di storia culturale del Paese, capace di attraversare decenni mantenendo una coerenza espressiva rara, mai piegata alle mode.
Gino Paoli nasce a Monfalcone nel 1934, ma cresce a Genova, città che diventerà il cuore pulsante della sua formazione. È proprio nel capoluogo ligure che prende forma quel laboratorio creativo destinato a cambiare la musica italiana, la cosiddetta «scuola genovese». Accanto a lui si muovono figure come Fabrizio De André, Luigi Tenco e Umberto Bindi, amici, complici e in qualche modo specchi di una medesima ispirazione. Con Tenco, in particolare, Paoli condivide una sensibilità inquieta e un modo nuovo di intendere la canzone, più letteraria, più fragile, più vera. La tragica fine di Tenco segna profondamente quella generazione, rafforzando l’idea di una musica che non sia evasione, ma testimonianza.
L’interesse iniziale di Gino Paoli per la pittura è un aspetto meno noto ma fondamentale per capire la sua sensibilità. Prima di affermarsi come uno dei grandi protagonisti della canzone d’autore italiana, Paoli coltivò infatti una forte vocazione visuale.
La pittura per lui rappresentava un modo intimo e silenzioso di esprimersi, fatto di immagini, colori e suggestioni più che di parole. Questa attitudine visiva rimarrà poi evidente anche nei suoi testi musicali, spesso ricchi di immagini evocative e atmosfere quasi «dipinte».
Il passaggio alla musica non fu immediato né pianificato. Avvenne gradualmente, anche grazie all’incontro con i suoi coetanei e conterranei componenti di un Olimpo irripetibile. In questo ambiente la canzone stava evolvendo da semplice intrattenimento a forma d’arte più personale e letteraria. Paoli scoprì che la musica gli permetteva di unire parole, emozioni e immediatezza comunicativa in modo più diretto rispetto alla pittura.
Un momento decisivo fu l’inizio della sua attività come autore e interprete nei primi anni Sessanta, quando iniziò a scrivere brani che rompevano con la tradizione melodica italiana, introducendo introspezione e realismo emotivo. Molti critici hanno sottolineato come le sue canzoni abbiano una qualità «pittorica»: immagini nitide, atmosfere sospese, attenzione ai dettagli quotidiani. Gino Paoli non abbandonò semplicemente la pittura per la musica: trovò nella canzone un mezzo più completo per comunicare la stessa sensibilità. L’iniziale formazione figurativa contribuì a rendere unica la sua scrittura, distinguendolo all’interno della canzone d’autore italiana.
Gli esordi di Paoli risalgono alla fine degli anni Cinquanta, quando comincia a scrivere brani che rompono con la tradizione. Le sue canzoni sono intime, scarne, spesso attraversate da una malinconia esistenziale che anticipa la stagione dei cantautori. Il successo arriva presto con La gatta (1960), ma è con Il cielo in una stanza che entra definitivamente nella storia. Una canzone nata da un’esperienza privata, quasi clandestina, e diventata universale anche grazie all’interpretazione di Mina.
In quegli anni si intreccia anche il sodalizio musicale e affettivo con Ornella Vanoni, per la quale Paoli scrive alcuni dei brani più intensi del repertorio italiano. La voce della Vanoni diventa il veicolo perfetto per quella scrittura sospesa tra passione e disincanto, contribuendo a definire un nuovo modello di interprete femminile: più consapevole, più adulta, meno stereotipata.
Parallelamente, la sua vita privata si intreccia con il cinema e il mondo dello spettacolo, anche attraverso la relazione con Stefania Sandrelli. Questo legame molto discusso all’epoca contribuisce ad alimentare l’immagine di Paoli come artista profondamente immerso nella vita, nelle sue contraddizioni e nei suoi eccessi. Le sue canzoni, del resto, riflettono proprio quella dimensione: amori imperfetti, desideri irrisolti, felicità mai del tutto compiuta.
Paoli è stato tra i primi in Italia a portare nella musica leggera una dimensione autobiografica e introspettiva. Brani come Sapore di sale o Senza fine mostrano una scrittura essenziale, quasi spoglia, che lascia spazio all’emozione. La sua voce, apparentemente semplice, diventa uno strumento espressivo potentissimo proprio per l’autenticità, lontana da ogni virtuosismo.
La sua vita è stata segnata anche da momenti difficili e controversi. Negli anni Sessanta attraversa una profonda crisi personale che culmina in un tentativo di suicidio, un episodio che segnerà profondamente la sua esistenza. La pallottola vicina al cuore. Paoli ne parlerà in seguito con lucidità disarmante, senza mai cercare giustificazioni, ma restituendo il senso di un dolore reale, vissuto fino in fondo.
Oltre alla musica, ha cercato di incidere anche nella vita pubblica, arrivando a essere eletto senatore negli anni Ottanta. Un’esperienza che, pur rimanendo marginale rispetto alla sua identità artistica, testimonia il desiderio di partecipare attivamente al dibattito civile del Paese.
Negli ultimi decenni ha continuato a esibirsi e a pubblicare musica, spesso rileggendo il proprio repertorio con nuove sfumature e collaborando con artisti più giovani. La sua presenza sulla scena non è mai stata nostalgica, ma sempre viva, capace di dialogare con il presente.
L’eredità di Paoli non risiede soltanto nelle canzoni, ma nel modo in cui ha concepito la musica: come espressione personale, come racconto sincero della propria interiorità. In un panorama spesso dominato dal consumo rapido, la sua opera resta un invito alla profondità, all’ascolto, alla verità emotiva.
Con Paoli, l’Italia perde una voce intima e inconfondibile, ma le sue canzoni continuano a vivere. E in quelle parole, in quelle melodie sospese tra luce e ombra, resta intatta l’impronta di un artista che ha saputo raccontare l’amore, la fragilità e il tempo con una sincerità che ancora oggi colpisce e resiste.
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Giovanni Scialpi
«Siamo isole nell’oceano della solitudine / e arcipelaghi le città / io ti vorrei raggiungere». Versi di Cigarettes and coffee. Era il 1984. Ma testo e musica li scrivesti a 14 anni…
«A 13 anni e mezzo per la precisione. Sì, per ripicca a un papà assente, non per colpa sua: essendo lui poliziotto, per guadagnare di più andava in trasferta e lasciava Parma. Mia madre protestò insieme ad altre mogli di poliziotti e mandò una lettera al capo dello Stato. Quando ero piccolo capì che ero un po’ speciale, sensibile, rischiavo l’introversione, lei lavorava, stavo da solo…».
Volevi esprimerti…
«Sì, chiesi a mio padre di regalarmi una chitarra perché un’insegnante delle superiori aveva un negozio di dischi: per 35.000 lire la comprai e con altre 5.000 lire presi un libretto con i rudimenti. Quindi da autodidatta, con i primissimi accordi, ho iniziato a inventare».
Dunque creasti Cigarettes and coffee proprio con questa chitarra?
«Me la regalarono per Santa Lucia e quello stesso giorno iniziai con un dito solo, ha un giro cromatico usato più dagli americani (accenna Feelings, ndr.). Siccome ascoltavo Il fantasma del palcoscenico di Brian del Palma, ero innamorato della protagonista, Jessica Arber - somigliava a mia madre e a mia zia - le dedicai Cigarettes and coffee. Musica e parole sono venute insieme».
Sei figlio unico. Avresti voluto avere un fratello o una sorella?
«Ci ho pensato a 5-6 anni. Mi facevo le fantasie, avrei voluto avere un gemello per scambiarmi l’identità, un fratellino gemello per avere la complicità, forse per confrontarmi con me stesso».
La solitudine è condizione che può far soffrire, ma da essa può nascere lo sgorgo poetico,
«L’arte, anche quella che diverte, nasce dalla sofferenza, questo è un postulato. Se stai bene e sei felice non produci arte. Io, un bambino solo, pensa a quanta materia potevo generare».
Pregherei: «Pregherei, sei mi sentisse lui, / chiederei, / chiederei che ne sarà di noi».
«La canzone è pragmatica e logica. Dice: “Prendimi tutto quello che vuoi, ma lasciami l’amore che mi fa soffrire”, “lascialo così! Non lo toccare!”, è proprio un monito! (sorride, ndr). Per me Dio è qualcosa che rappresenta non proprio un’iconografia cristiana, sono gli alieni che ci hanno messo qui, erano gli dei in altre culture, l’Olimpo degli dei era sicuramente un’astronave, io credo a queste cose, ogni tanto hanno mandato qualcuno per emanciparci e l’ultimo è stato Gesù. Nella Bibbia c’è scritto: “Ascese al cielo”. Mi ricorda tanto Star Trek. L’uomo esiste sulla terra da migliaia di anni prima di Cristo, quanti Gesù saranno scesi? Forse la Chiesa cattolica ne fa una versione un po’ romanzata ma, detto questo, sono allineato con la Chiesa».
Talvolta ci arrabbiamo perché proviamo infelicità. Ti capita di pregare Dio?
«Assolutamente sì. La preghiera è un’invocazione, una forma di energia che possa arrivare il più lontano possibile. Nei miei concerti, prima di cantare Pregherei, dico: “Lo sapevate che la prima forma di preghiera è stato il canto? Quindi vorrei che questa sera cantaste, pregaste con me, affinché chi toglie il respiro del mondo con la violenza, la morte, il crimine, la guerra, non abbia più ragione di esistere”. Di solito parte un coro di 10.000 persone».
Rocking rolling: «Per resistere, per difenderci, per non cedere mai..». La musica è un grido di libertà?
«È un grido di libertà ma anche uno strumento, insieme alla parola e al pensiero, non di ribellione, ma di affermazione di valori, concetti, pensieri. “Per resistere, per difenderci”, diceva la canzone. Da chi? Da chi non ha valori, non ha scrupoli. Uno ci legge la vita, anche quotidiana, di tutti noi».
Tua madre, da ragazzo, vide che ti baciavi con un altro ragazzo.
«Probabilmente aveva capito, non per auto-incensarmi, che ero un bambino intelligente. Andavo a scuola per diventare geometra. Facendo i compiti con un mio compagno di classe, mi baciai con lui. Collaboravo con Radio Parma e lavoravo come cameriere all’Uno più di Parma, vicino al Battistero, era il 79-80. Arrivò in un locale mentre ero abbracciato con il mio primo fidanzatino, Claudio, 5 anni insieme da quando avevo 14 anni, ci sentiamo ancora molto spesso. Un giorno comprai due anellini, andai alla Chiesa di Ognissanti in via Bixio, a Parma, dove andavo a messa e cantavo nel coro, ce li scambiammo».
Con Francesco, tuo padre, un rapporto difficile. Quando ebbe problemi di salute ti approssimasti.
«Quando ha avuto l’infarto mi sono avvicinato. Noi Toro siamo per la famiglia. Quando è stato male ho fatto la mia parte di figlio. Poi ha avuto l’aneurisma e poi gli è venuto il tumore alla testa, inoperabile. Ho cercato di renderlo felice e sereno, di farlo andare via bene. Negli ultimi giorni facevamo questo gioco, pugno contro pugno, “dai babbo, spingi!” per stimolargli la forza. E vedevo che lui sorrideva».
Desideri ritrovare i tuoi cari nella dimensione ultraterrena?
«Guarda, io parlo di energie che si mescolano con altre energie. La mia missione post-mortem, che ho già stabilito, è andare a ritrovare l’energia dei miei cari, mia madre in primis, tutte le persone che mi sono state vicino, mio nonno, mia nonna, mia zia, la mia cagnolina Emily… Ecco, voglio rifarmi una famiglia nell’universo».
Tua mamma, Giuseppina, persona dolcissima. Fu colpita dall’Alzheimer. Lasciasti il mondo della canzone per 10 anni per occuparti di lei, starle vicino e darle cura e affetto. Gesto ammirabile.
«Ti contesto “ammirabile”. Non lo trovo ammirabile ma un dovere che tutti i figli dovrebbero avere nei confronti dei genitori. Dovrebbe essere la cosa più logica e normale. Ed è passata come una cosa straordinaria. Pensa a che livello di civiltà siamo arrivati. Cinica. Quel periodo durò quasi nove anni. All’inizio, quando apparivano le prime dimenticanze, era facile perché, pur non lavorando, potevo portarla a Roma ad esempio…».
Un problema anche economico.
«Certamente. Ho dovuto togliere tutto. Firmai la liberatoria, ci fu la solidarietà di alcune amiche dello spettacolo, ma siamo un Paese di bastardi, ti chiedo di scriverlo, perché basta che uno abbia un problema per essere emarginato a vita. Sono un redivivo perché mi sono tolto questo marchio. Quando ero a casa non dico che vivessi in indigenza, ma solo con la pensione e le spese di due malati insomma. Non potevo lasciare mia mamma sola per andare a lavorare da qualche parte. Un po’ mi riposavo, ma dopo il terzo/quarto anno non mi sono più riposato, tant’è vero che i medici si preoccupavano quasi più di me che della mia mamma».
Di quegli anni c’è un momento che ricorderai per sempre?
«Sì, ce l’ho, ed è stato l’ultimo momento che l’ho vista. L’Alzheimer è una malattia feroce e atroce. Mi sono ritrovato il 23 dicembre 2024 - lei è morta nel 2016 - con mia madre completamente fuori di sé, urlava, si era sporcata, si tirò via i vestiti, a Parma un metro di neve, 7 gradi sotto zero. Alle 4 e mezzo del mattino l’ho pulita più o meno, l’ho vestita, l’ho portata a fare un giro con un faretto glaciale, a Barriera Bixio, alle 6 e mezza del mattino apriva il bar, le ho preso cappuccino e cornetto, come piaceva a lei, il cuore infranto, un sorriso e un fiume di lacrime dentro. La portai a casa e le dissi “mamma, adesso facciamo la doccia insieme”. Siano entrati tutti e due, nudi, a fare la doccia, tra mamma e figlio non c’era più quel pudore di quando ero ragazzo, era un figlio che curava una mamma. Quando siamo usciti lei si è voltata, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto “Giovanni, perdonami”. Poi si è rigirata e si è persa completamente. Di corsa ho cercato una casa di cura comunale vicino a casa e per sei mesi non sono andato a trovarla, mi faceva troppo male. Avevo una depressione in atto, me l’avevano detto. L’Alzheimer ha una quota molto alta tra le malattie degenerative degli anziani. Andai a Nizza da Dalila Di Lazzaro, un’amica da tanto tempo, guardammo la tv, ci abbracciamo e nel lettone mi addormentai subito, la prima notte di sollievo».
Per l’Alzheimer le istituzioni aiutano?
«Le istituzioni, se sai attivarle, fanno il minimo indispensabile. Non la butterei in politica. Dovrebbero esserci un’assistenza e un protocollo anche per malattie degenerative. Ma noi siamo un popolo di goliardi, spesso la droga la fa la padrona. Nel Tevere hanno trovato molte tracce di cocaina… Se mi capita di aver a che fare con persone alterate mi sento ancora più solo e per la strada è un pericolo…».
Ti è accaduto di sognarla, tua madre?
«Sì, mi è apparsa in sogno tre o quattro volte da quando è morta, ma stato un sogno amaro perché è stata una voce al telefono e diceva che non tornava a casa, oppure in cucina, ma di schiena, senza mai vederla in viso».
Ieri eri in sala registrazione. Hai ripreso l’attività.
«Sì, con un cortometraggio su valori/denaro, per stimolare le generazioni di oggi a non pensare che sei potente perché hai il denaro. Il mio nuovo tour partirà probabilmente in autunno».
Una canzone del repertorio italiano che più hai ascoltato?
«Battiato, La cura, simbolicamente dedicata a tutti, anche con una risatina, “curatevi”».
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Benedetto Levi, amministratore delegato Iliad Italia (Ansa)
Il 2025 conferma Iliad come il principale operatore in crescita in Italia. Con oltre 13 milioni di utenti tra mobile e fisso, Wi-Fi tra i più veloci del Paese e free cash flow triplicato, l’azienda registra un’espansione solida nonostante la forte concorrenza nel settore.
Nel pieno di un mercato delle telecomunicazioni sempre più competitivo, Iliad continua a correre. Il gruppo chiude il 2025 con numeri in crescita e si conferma, per l’ennesimo anno, tra gli operatori più dinamici in Italia.
Il dato più evidente è quello sugli utenti: superata la soglia dei 13 milioni tra mobile e fisso, con una crescita che prosegue senza interruzioni. Nel solo segmento mobile, la compagnia arriva a circa 12,6 milioni di clienti, con un saldo positivo di 918.000 nuove attivazioni nell’arco dell’anno. Un risultato che consolida una leadership che dura da otto anni consecutivi sul fronte della crescita netta.
Non si ferma nemmeno la corsa sulla fibra. Nel 2025 gli utenti della rete fissa raggiungono quota 496.000, con 146.000 nuovi ingressi. Un’espansione accompagnata anche dalle prestazioni della rete: per il terzo anno consecutivo il Wi-Fi di Iliad è stato indicato come il più veloce d’Italia secondo nPerf. La crescita commerciale si riflette direttamente sui conti. Il fatturato sale a 1 miliardo e 249 milioni di euro, in aumento del 9% rispetto al 2024, mentre l’EBITDAaL raggiunge i 390 milioni, segnando un balzo del 26,8%. Ancora più marcata la progressione del free cash flow operativo, che tocca i 120 milioni di euro, più che triplicato in un anno.
Secondo Benedetto Levi, amministratore delegato di Iliad Italia, i risultati arrivano in un contesto tutt’altro che semplice: la competizione resta elevata, ma il gruppo continua a crescere puntando su innovazione, efficienza e qualità del servizio. A sostenere il percorso è anche il rapporto con gli utenti. L’operatore segnala un livello di soddisfazione del 98% nel mobile, un dato che viene indicato come elemento distintivo della strategia aziendale. Il quadro italiano si inserisce in una dinamica più ampia. A livello europeo, il gruppo Iliad chiude il 2025 con 52 milioni di utenti complessivi e oltre 10,3 miliardi di euro di fatturato. L’EBITDAaL supera i 4 miliardi, mentre il free cash flow operativo cresce fino a 2,25 miliardi, rafforzando la capacità di investimento. Negli ultimi anni, infatti, la strategia del gruppo si è progressivamente allargata oltre le telecomunicazioni tradizionali. Accanto allo sviluppo delle reti, Iliad sta spingendo su infrastrutture digitali come cloud, data center e intelligenza artificiale.
In questo percorso rientra anche l’espansione di Scaleway, la piattaforma europea di cloud e AI del gruppo, che nel 2025 ha ampliato la propria presenza con nuove zone di disponibilità in diversi Paesi, inclusa l’Italia. A Milano è stata annunciata una nuova cloud region con tre availability zones. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la presenza europea nelle infrastrutture digitali, in un contesto globale sempre più competitivo, e contribuire allo sviluppo di un ecosistema tecnologico indipendente.
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Imagoeconomica
Peccato che abbia torto su una cosa fondamentale: Agcom non si è fermata alla Tv. Si è già presa anche internet. Mentre il direttore della Verità protestava per essere stato classificato come esponente del Comitato per il Sì, l’Autorità garante delle comunicazioni completava in silenzio una manovra che riguarda direttamente il mondo dei social, di YouTube, di TikTok e di tutte le piattaforme alle quali Belpietro guarda come oasi libere dalla sorveglianza. Con la delibera n. 197/25/Cons del 5 agosto 2025, Agcom ha approvato il codice di condotta e le linee guida per gli influencer «rilevanti», in vigore il 10 novembre 2025. Se la par condicio televisiva vale soltanto nei periodi pre-elettorali, questo nuovo impianto vale 365 giorni l’anno.
Per costruire questo impianto, Agcom aveva bisogno di un aggancio normativo. Lo ha trovato nel Tusma, il Testo unico dei servizi di media audiovisivi: la legge che disciplina emittenti televisive, stazioni radiofoniche e piattaforme on-demand come Netflix, pensata per realtà editoriali organizzate con uffici legali, dirigenti e compliance. Nel testo del Tusma non compare alcun riferimento alle persone fisiche che gestiscono un profilo social. Agcom ha colmato questo vuoto da sola: per delibera, ha stabilito che un influencer con più di 500.000 follower su almeno una piattaforma o con un milione di visualizzazioni mensili, va trattato come se avesse scritto «Mediaset» in fronte.
Il risultato è una sproporzione manifesta. Fino a 250.000 euro per violazioni «ordinarie» del codice, fino a 600.000 euro per contenuti ritenuti «discriminatori» o «d’odio». Sanzioni concepite per punire un network televisivo vengono ora agitate sulla testa di una persona fisica che parla ai propri followers da un telefono. Un influencer che monetizzi bene la propria attività guadagna, nella stragrande maggioranza dei casi, qualche migliaio di euro al mese: ma qui si parla di 600.00 euro di multa! Questa non è vigilanza. È una sproporzione che non regge ad alcun esame di ragionevolezza.
Il problema non è solo la sproporzione delle sanzioni: è la loro stessa esistenza. Agcom è un ente regolatore, fonte secondaria del diritto, subordinata per definizione alle leggi approvate dal Parlamento. L’articolo 23 della Costituzione è limpido: «Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge». L’iscrizione obbligatoria all’elenco degli influencer - pena sanzione - è una prestazione personale. La sanzione fino a 600.000 euro è una prestazione patrimoniale. Entrambe si fondano su una delibera, non su una legge. E quando queste prestazioni incidono su diritti fondamentali - la libertà di espressione (art. 21 Cost.), il diritto all’informazione, la partecipazione al dibattito politico (art. 49 Cost.) - la riserva di legge diventa assoluta: solo il Parlamento può limitare questi diritti con legge formale. Agcom ha scavalcato il legislatore, ha invaso un campo di pertinenza esclusiva del Parlamento agendo in assai dubbia costituzionalità. Non è un eccesso di zelo: è qualcosa che appare allo scrivente illegale e che meriterebbe l’attenzione dell’opinione pubblica, oltre che forse anche della magistratura.
Prendete Giorgia Meloni: oltre 5,7 milioni di follower su Instagram e quasi 4 milioni su Facebook, per un’audience complessiva di oltre 12 milioni di seguaci. Supera di gran lunga la soglia. È editrice di ciò che pubblica. E riceve un corrispettivo? Secondo le Linee guida Agcom, sì: la visibilità, il consenso e i voti rientrano nella categoria dei «benefici o qualsiasi altra utilità» previsti dalla definizione di remunerazione. Il presidente del Consiglio è, a tutti gli effetti, un «influencer rilevante». Stesso discorso per Matteo Salvini, con i suoi cinque milioni di followers su Facebook, e per Nicola Porro, che con quasi 800.000 followers e una monetizzazione attiva tramite YouTube Partner Program soddisfa tutti i criteri. Il presidente del Consiglio, un vicepremier, un giornalista di punta: tutti potenzialmente destinatari di sanzioni fino a 600.000 euro se un post venisse arbitrariamente giudicato «discriminatorio» dai commissari Agcom, e non perché lo sia realmente. Commissari il cui Consiglio è stato insediato dal governo Conte 2, con tre componenti su cinque provenienti dall’area Pd-M5s, una da Fi con ruolo incerto, ed uno della Lega, tutti in carica fino al 2027. Con un pPresidente, tale Lasorella (fratello della più nota giornalista), che fu mentore di un giovanissimo Giggino Di Maio.
Ad oggi, non risulta che Agcom abbia ancora comminato sanzioni a influencer politici o giornalisti in base alla delibera 197/2025. Ma non è un motivo per stare tranquilli: è semmai un motivo per essere più vigili. L’Authority ha in mano un fucile carico con un mirino molto vago, e finora non ha ancora sparato. Ma le elezioni politiche sono previste per il 2027, esattamente quando l’attuale consiglio Agcom sarà ancora in carica. Una sanzione comminata a un leader politico per un contenuto ritenuto «discriminatorio» in piena campagna elettorale avrebbe un effetto immediato e devastante.
Non vi era alcuna necessità reale di produrre un regolamento di questo tipo. Allora perché è stata fatta? Il ddl Zan fu bocciato dal Senato nell’ottobre 2021 perché l’articolo 4 apriva alla perseguibilità delle opinioni. Il codice di condotta Agcom riproduce esattamente lo stesso schema: proibisce contenuti «suscettibili di diffondere, incitare, propagandare oppure giustificare, minimizzare o in altro modo legittimare la violenza, l’odio o la discriminazione». Chi decide cosa significhi «minimizzare» la discriminazione? Decide Agcom. A confessare l’orientamento ideologico dell’intera operazione fu un dettaglio che molti non notarono. Il 10 novembre 2025, nel modulo ufficiale di iscrizione all’elenco degli influencer, comparve la dicitura: «Inserisci i social network a cui sei iscritt*». L’asterisco - il simbolo dell’attivismo di genere per creare forme neutrali in italiano, che non le prevede - era una scelta consapevole inserita in un atto amministrativo ufficiale. Una settimana dopo sparì. Il segnale era però già stato mandato.
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