
L'inguaribile ottimista Roberto colpisce ancora. In un'estate arroventata da nuovi focolai di Covid 19, chiusura delle discoteche, incertezza sulla riapertura delle scuole, allarmi sui consumi e da grida di dolore di partite Iva travolte dal «solito» destino nell'azzurro mare d'agosto, il ministro dell'Economia si è collegato in streaming dalla sua libreria e ha preso la parola davanti alla platea del Meeting di Rimini. Per dire cosa? Che ci aspettano mesi bellissimi (parafrasando il suo capo Conte). Che l'Italia ha assorbito il colpo di una chiusura totale delle attività produttive molto meglio di come tutti si sarebbero aspettati. E che Mario Draghi può stare sereno: il governo «non realizzerà i progetti che fanno debito cattivo». Amen, andate in pace. Perché, ha detto Gualtieri all'apice dell'ottimismo, «siamo di fronte alla più significativa contrazione del Pil della storia del nostro Paese ma tutti gli indicatori degli ultimi mesi ci dicono che ci sono le condizioni, e i primi dati hanno sorpreso positivamente gli osservatori, per avere un terzo trimestre di fortissimo rimbalzo e una chiusura dell'anno non lontano dalle previsioni originali che il governo aveva dato». 1Eppure la domanda a lui rivolta dal palco era stata puntuale: come pensa di intervenire il governo per supportare lavoratori e piccoli imprenditori? Gualtieri ha fatto partire la sua omelia di venti minuti scarsi, senza contraddittorio. Ricordando che siamo di fronte a una crisi senza precedenti e che il piano europeo Next Generation Eu «è una grande opportunità per affrontare i nodi profondi rimasti da sciogliere». «Io penso che l'Italia si presenta a questo snodo così delicato nelle condizioni per sorprendere positivamente per i risultati che si possono conseguire sul piano economico, sia nell'immediato, sia per come abbiamo la possibilità di innescare un nuovo ciclo di sviluppo e cambiamento del Paese».
Poi, un passaggio sulla «sublime meraviglia» provata dal ministro «nel vedere come l'Europa dopo che, per anni con le resistenze nazionalistiche nel dividere le risorse aveva frenato i cambiamenti, di fronte alla sfida e ai lutti, il popolo europeo e italiano hanno scelto finalmente di emettere centinaia di migliaia di eurobond da destinare ai Paesi più fragili». Secondo Gualtieri c'è stata «una consapevolezza nuova delle opinioni pubbliche europee» e «dobbiamo dimostrare utilizzando bene le risorse che la scelta di emettere debito non è one off ma il primo passo verso un'unione economica e politica europea».
Quanto alle sollecitazioni di Draghi arrivate proprio dall'auditorium del Meeting, Gualtieri ovviamente si è dichiarato «d'accordo al 100%», assicurando che «abbiamo già raccolto 534 progetti e ci apprestiamo a raccoglierne altri con gli enti locali ma noi non realizzeremo i progetti che fanno debito cattivo, realizzeremo solo progetti che incidano sui grandi nodi, colli di bottiglia strutturali e affrontarli è la condizione per cambiare profondamente il Paese e renderlo più innovativo». Un'altra promessa da appuntarsi insieme a quella sul mirabolante Pil del terzo trimestre. E all'ultima, sui giovani. «Il tema della formazione è decisivo e centrale come centrale sarà la questione di favorire la crescita dimensionale delle imprese, ridurre le emissioni, ricucire il Paese con una rete infrastrutturale e creare buona occupazione». Infine, la riforma fiscale: «È decisiva e ci sarà», ha concluso il ministro prima di staccare il collegamento, aggiungendo che «si deve autofinanziare attraverso una de-bonusizzazione del nostro sistema fiscale e il rafforzamento del contrasto all'evasione». Con inguaribile ottimismo, insomma.






