
L’informativa in Parlamento fissata per domani sarà un appuntamento di snodo per il governo. Nata per fare il punto dopo l’esito referendario e i cambi nel governo, ha ora un altro contenuto. Il conflitto iraniano, di cui non si vede una svolta, sta provocando una crisi energetica dagli esiti difficili da delineare soprattutto per un Paese come l’Italia fortemente dipendente per gli approvvigionamenti energetici dai Paesi del Golfo.
Il premier Giorgia Meloni non ha nascosto la preoccupazione per la durata delle scorte di gas e petrolio. I tecnici del Comitato tecnico sul gas stanno in queste ore sondando il terreno al fine di tracciare uno scenario su quello che potrebbe accadere qualora il conflitto in Iran e la chiusura del canale di Hormuz dovessero protrarsi ancora.
Dal confronto tra il ministro Gilberto Pichetto Fratin e la premier dovrebbe essere definita la linea che il governo prenderà, per far fronte all’emergenza. Da giorni circola l’ipotesi di un razionamento delle risorse energetiche da realizzarsi tramite una serie di misure che riecheggiano in parte il periodo del lockdown pandemico e in parte la grande crisi energetica del 1973. L’anticipo della bella stagione con l’aumento delle temperature suggerisce un allarme in più poiché a breve scatterà l’accensione dei condizionatori, grandi consumatori di elettricità. Sul tavolo del governo c’è un pacchetto di misure che vanno dalla riduzione del consumo di gas da aria condizionata allo smart working, alle targhe alterne e al contingentamento dell’illuminazione pubblica.
La strategia prevede di alzare i condizionatori di un grado (o di usarli un’ora in meno). L’obiettivo è risparmiare fino a 80 miliardi di metri cubi di gas. Potrebbe tornare lo smart working «modello Covid». Verrebbe incentivato specialmente nella Pubblica amministrazione, per svuotare gli uffici e abbattere i consumi di luce e aria condizionata. Sul tavolo anche l’ipotesi di introdurre la circolazione a targhe alterne per limitare l’uso dei mezzi privati e incentivare il trasporto pubblico. Allo studio anche la possibilità di ridurre l’illuminazione di monumenti, edifici pubblici e lampioni stradali. Ad essere particolarmente colpite saranno le industrie energivore (acciaio e meccanica), che potrebbero subire rimodulazioni forzate dei turni e della produzione. Un sistema di sanzioni colpirebbe le violazioni. Scuola e sanità dovrebbero (per ora) rimanere zone franche per evitare il ritorno alla didattica a distanza a fine anno scolastico o il taglio delle visite mediche. L’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) ha inserito tra le misure per contenere la domanda di petrolio, il taglio dei limiti di velocità, la riduzione dei voli e un maggior ricorso al trasporto pubblico. La parola d’ordine per la primavera potrebbe essere austerità.
Sempre l’Aie sottolinea che diversi governi hanno già attivato o incoraggiato forme di smart working insieme ad altri interventi per ridurre i consumi. In Egitto è stato introdotto un giorno settimanale obbligatorio di lavoro da remoto per il settore amministrativo, mentre dopo le 9 di sera si riduce l’illuminazione pubblica. In Indonesia il venerdì è diventato giornata «agile» per i dipendenti pubblici. In Myanmar il mercoledì è obbligatorio il lavoro a distanza e sono in vigore le targhe alterne per i privati. In Pakistan e nelle Filippine settimana corta di quattro giorni nel pubblico.
Dalle regioni a più alto tasso di imprese si intensificano i segnali di allarme. Confindustria Reggio Emilia teme la competitività del settore manifatturiero. Secondo l’ufficio studi dell’associazione se i prezzi di marzo 2026 dovessero consolidarsi come riferimento strutturale la bolletta energetica annuale dell’industria provinciale peserebbe oltre 115 milioni di euro in più rispetto a quanto già oneroso costo di febbraio. In Piemonte le imprese temono la recessione. Secondo le stime, le bollette elettriche per il terziario potrebbero aumentare tra l’8,5% e il 13,9%, pari a circa 2.853 euro rispetto ai livelli registrati nel primo bimestre del 2026.
Il premier Meloni attende anche un segnale da Bruxelles dove oggi è prevista una riunione del gruppo europeo di coordinamento sul petrolio, mentre domani è in programma un incontro del gruppo di coordinamento sul gas, per discutere delle ripercussioni della guerra. «Stiamo monitorando costantemente la situazione, anche in stretta collaborazione con i nostri Stati membri», ha detto la portavoce della Commissione europea per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen, nel briefing quotidiano con la stampa, «sono forum in cui vengono affrontate eventuali carenze, nonché le misure che adotteremo».
Su Le Figaro, Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), sostiene che siamo di fronte a una crisi energetica «più grave di quelle del 1973, del 1979 e del 2022 messe insieme. Non solo petrolio e gas, ma anche fertilizzanti, prodotti petrolchimici, elio e molte altre cose. Il mondo non ha mai sperimentato un’interruzione delle forniture energetiche di questa portata».





