- Già dal 2019 segnalazioni di operazioni sospette su Beppe Grillo e sulla Casaleggio. L’ex ministro: «Nessuna pressione»
- Digistart doveva trovare fondi per la compagnia poi andata in concordato
Lo speciale contiene due articoli
Già nel 2019 le segnalazioni di operazioni sospette inviate alla Banca d’Italia avevano messo nel mirino le consulenze affidate dalla Moby Spa di Vincenzo Onorato alla Grillo Srl (da 240.000 euro complessivi) e alla Casaleggio & associati (da 600.000 euro a cui andavano aggiunti eventuali premi). Contratti su cui i risk manager delle banche che gestivano i conti della compagnia armatoriale non erano riusciti ad avere le notizie che li interessavano: «Nell’ambito delle attività di revisione il team ha più volte richiesto di acquisire le evidenze documentali che sono comunemente fornite a comprova dei diversi servizi resi senza tuttavia ottenere soddisfazione».
Nel 2020 avevano reiterato la segnalazione mettendo nel mirino quattro assegni da 61.000 euro indirizzati verso la Casaleggio (aprile, giugno, agosto e settembre 2019): «Riteniamo opportuno inserire la segnalazione relativamente ai bonifici in uscita in favore della Casaleggio & associati Srl, per possibili e indirette finalità estranee alla logica pertinente alla motivazione ufficiale alla motivazione ufficiale per la quale il contratto è stato sottoscritto».
Ricordiamo che all’epoca la Casaleggio era una costola importante del Movimento 5 stelle, in quanto gestiva la piattaforma Rousseau. I sospetti dell’Antiriciclaggio devono essere stati condivisi dal procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli e la pm Cristiana Roveda hanno iscritto sul registro degli indagati per traffico di influenze Beppe Grillo e Onorato. Ma non Davide Casaleggio, titolare dell’omonima ditta che da tempo è uscita dalla galassia grillina.
Ma i risk manager hanno continuato le loro segnalazioni nei confronti di Onorato e della Moby anche in tempi recentissimi e le loro Sos potrebbero portare all’apertura di altri fascicoli d’inchiesta. Il 7 dicembre, per esempio, ricordano la presunta opacità amministrativa della Onorato armatori e della controllata Moby e la lamentata sottrazione di risorse all’altra controllata, la Compagnia italiana di navigazione attraverso noleggi reciproci di motonavi all’interno del gruppo. «In questo contesto appaiono potenzialmente anomali i pagamenti disposti dalla società Fratelli Onorato verso le società di Singapore Sy Roro 1 e Sy Roro 2», si legge nella nota. I funzionari parlano «operazioni continue anche infragruppo», come i 10,3 milioni passati da Moby alla Fratelli Onorato in circa un anno. Le disponibilità di Moby «derivano principalmente da giroconti da altre banche» e da pagamenti da Paypal e Nexi «ragionevolmente riconducibili all’attività di biglietteria». Ed ecco il punto: «Tali flussi vengono inviati a stretto giro» tra l’1 dicembre 2020 e il 3 dicembre 2021, per un totale di 12,1 milioni, verso le due società di Singapore, la cui capogruppo risulta essere la Siem industries Sa, «società delle isole Cayman di cui non si conosce il titolare effettivo». Le due ditte sarebbero proprietarie di due motonavi noleggiate dalla Moby alla Cin e di cui la Fratelli Onorato pagherebbe le rate di noleggio. I risk manager ricordano che la Moby ha avviato la procedura di concordato preventivo e che l’adunanza dei creditori era stata fissata per ieri e che è esposta nei confronti del Banco Bpm per circa 52 milioni di euro. In un’altra segnalazione dell’8 aprile 2021 Vincenzo Onorato viene messo nel mirino per i ritiri di contante con la carta di credito Alitalia platino: in 24 mesi sarebbe stata usata per 73 prelievi per un importo totale di 64.800 euro su 91.000 euro di utilizzo complessivo.
Ma torniamo al coindagato Beppe Grillo. Ieri chi tra i pentastellati è riuscito a parlare con il garante del Movimento l’ha descritto come molto amareggiato. Soprattutto per «i tempi dell’indagine». A tutti avrebbe ribadito di avere la «coscienza pulita». Tra le tante telefonate, nella serata di ieri è arrivata anche quella di Giuseppe Conte. Ma l’ex comico è stato contattato anche da membri del governo e del sottogoverno. E da parlamentari. A quanto risulta alla Verità, Grillo, difeso in questa vicenda dal nipote Enrico, e tutta la sua famiglia sarebbero particolarmente provati dall’ennesimo guaio giudiziario, dopo la via crucis del processo a Ciro, accusato di violenza sessuale di gruppo.
Sul fronte dell’inchiesta nelle chat di Onorato sarebbe spuntato il nome di Danilo Toninelli, che in quel momento era il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, e quelli di parlamentari non ancora meglio identificati (alcuni indicati dalle agenzie di stampa come «vicini al Mise»). Le conversazioni con le richieste di Onorato sarebbero una dozzina. I contatti sarebbero cominciati prima della stipula degli accordi pubblicitari tra la compagnia e la società di Grillo (che risalgono al 2018 e 2019) e che sarebbero proseguiti anche dopo, concentrandosi su tre punti precisi: contenzioso civile tra Tirrenia (che in quel momento era in amministrazione straordinaria e che era stata di proprietà di Onorato) e il gruppo di armatori napoletani, limitazione dei benefici fiscali alle sole navi che imbarcano equipaggi italiani e comunitari e proroga della convenzione fra lo Stato e la Cin per la continuità territoriale marittima.
Toninelli annunciò subito: «Porremmo fine al monopolio Tirrenia». Addirittura arrivò a minacciare di querela Onorato.
Nel frattempo l’azienda andava avanti in virtù di un contratto per cui dal 2012, a fronte del servizio pubblico prestato, riceveva 72 milioni di euro l’anno. Una convenzione destinata a finire e a essere rimessa in gara nel 2020. Almeno stando alle dichiarazioni di Toninelli. In realtà con la formazione del governo Conte 2 e il cambio di ministro le proroghe sono continuate. Invece, durante il gabinetto gialloverde, dal ministero dei Trasporti arrivarono sanzioni per violazione della convenzione per un totale di 500.000 euro, tutte impugnate al Tar da Onorato, che ottenne delle parziali dilazioni. Ma non degli sconti dal ministro pentastellato che, sui social, il 18 gennaio 2019, ricordava che «il livello del suo servizio stava peggiorando sempre più».
Alla fine, ieri sera, siamo riusciti anche noi a chattare con Toninelli. Il quale ha subito precisato: «Non ho mai ricevuto alcuna pressione e non avrei mai permesso che la concessione fosse prorogata. E glielo dico in generale. La proroga è una sconfitta per lo Stato ed è una vittoria per il colosso industriale che gestisce il bene o servizio pubblico». Ma in queste ore sta trapelando che avrebbe ricevuto messaggi per ammorbidire la sua linea su Onorato… «Le ripeto che nessuno mi ha mai chiesto di fare favori ad un concessionario, compreso nel caso di cui stiamo parlando».
E allora perché Grillo è indagato se non ha mandato messaggi o non ha fatto pressioni? Risposta: «Lo chieda al pm. A me Beppe non ha mai chiesto di fare favori e la mia condotta con Onorato era intransigente esattamente come quelle tenute con tutti gli altri concessionari».
Perdoni l’insistenza: ma i messaggi su e con Onorato esistono? «Mi scusi, ma più che dirle che non ho mai ricevuto pressioni da alcuno non so cosa fare…».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >