
Si stanno prendendo l’Italia, pezzo a pezzo. E nel silenzio generale. Con la scusa del verde e delle energie rinnovabili, interi territori passano in queste settimane nelle mani delle multinazionali, che si nascondono dietro società paravento, per portarsi via porzioni del nostro Paese. Senza che nessuno dica niente. Campi coltivati, terreni agricoli, boschi, tratti di mare, colline, pianure e montagne diventano proprietà privata di colossi stranieri nell’indifferenza dei sovranisti di governo e di gran parte degli italiani che non se ne accorgono. Almeno fino a quando l’esproprio non bussa alla loro porta.
È successo alla famiglia Montemurro, che da anni ha un’azienda agricola biologica a Grottole, provincia di Matera: il terreno è stato espropriato perché lì dovrà sorgere una centrale elettrica. È successo a Donato Eusepi, allevatore di Piansano, in provincia di Viterbo: il suo terreno è stato espropriato perché lì, sorgerà una stazione fotovoltaica. È successo a Nadia Brignone in Val Bormida: i terreni del suo compagno saranno espropriati perché lì sorgeranno sette pale eoliche. E poi rischia di succedere a Andrea Maggi, risicoltore di Vercelli, a Roberta De Quarto viticoltrice a Lizzano in Puglia, a Francesco Fossa, agricoltore a Sassoferrato nelle Marche: tutti i loro terreni sono inseriti nei progetti per la realizzazione di impianti ad energia rinnovabili. Dunque possono essere espropriati senza se e senza ma, per essere assegnati a un’altra società privata, quasi sempre straniera.
Il punto è proprio questo: gli espropri per interesse pubblico sono sempre esistiti. Da sempre si prendono pezzi di terreno ai privati per costruire opere utili a tutti, come un argine di un fiume, una strada o una ferrovia. Qui invece si espropria a un privato per costruire la ricchezza di un altro privato (per lo più una multinazionale, per lo più straniera). Proprio così: si toglie a un privato (l’agricoltore, l’allevatore, etc) e si dà a un altro privato. Tutto ciò in nome del green. Ma come è possibile che in nome del green la tutela della proprietà privata passi in secondo piano anche in quelle regioni governate da partiti che fanno della tutela della proprietà privata il loro punto di forza? E come è possibile che in nome del green si permetta a società straniere di diventare proprietarie di pezzi del nostro territorio, anche in quelle regioni governate da partiti che fanno della tutela dell’italianità il loro punto di forza?
L’origine di questo scempio, che si sta compiendo nel disinteresse di (quasi) tutti, è Mario Draghi. O meglio, il suo decreto Semplificazioni numero 77 del 31 maggio 2021. Dietro il nome, al solito dolce (ah le semplificazioni…) si nasconde come spesso accade una mostruosità. Quasi nessuno se n’è accorto quando fu approvato, tutti presi com’erano dall’applaudire il Santo Mario moltiplicatore dei vaccini. E pochi se ne accorgono ora, anche se il decreto sta dispiegando i suoi effetti malefici sotto gli occhi di tutti. Con le «semplificazioni», infatti, Draghi stabiliva che in nome del supremo interesse green, si potevano fare due cose fino ad allora severamente vietate: a) espropriare anche i terreni coltivati e i boschi (fino ad allora era possibile costruire impianti eolici e fotovoltaici solo su aree degradate, cave, capannoni dismessi etc); b) espropriare i terreni coltivati e i boschi per darli non allo Stato ma ad altre società private. Il combinato disposto di queste due meravigliose semplificazioni ha prodotto quello che sta succedendo ora: pezzi di terreno coltivato e pezzi di paesaggi stupendi che vengono strappati all’Italia e consegnati a colossi privati (per lo più stranieri).
In provincia di Nuoro, per esempio, ci sono quelle che vengono chiamate per la loro bellezza le «Dolomiti della Sardegna», una zona incontaminata che vive di turismo. Ebbene: lì sono stati presentati progetti per 170 pale eoliche. Molte di questi progetti sono stati presentati da un giovane di 30 anni, titolare di 84 società, dietro il quale c’è un colosso spagnolo, la Bahia de Plata Real Estate.
A Taranto il progetto per il mega impianto fotovoltaico che distruggerà la tradizionale coltivazione delle cozze è stata presentato da una piccolissima società la M.Floating Mar Piccolo, alla cui guida c’è Francesca Scollato, un’anziana signora che di rinnovabili non sa nulla ma che è la mamma di un avvocato che lavora per una multinazionale greca (la Mytilineos). La multinazionale greca ovviamente assumerà presto su di sé la realizzazione del progetto, lasciando la signora Scollato alle sue pacifiche faccende domestiche.
Potremmo andare avanti all’infinito, il meccanismo è sempre lo stesso: si presenta una piccola società, appena costituita, quasi sempre con capitale minimo (10.000 euro o poco più), magari una testa di legno alla guida, spezzetta i progetti in modo da non dare nell’occhio. Poi dietro spunta il colosso straniero che si prende la società, con annessi tutti i piccoli progetti. I quali piccoli progetti, messi insieme, diventano un maxi progetto che genera profitti a palate, alle spalle di chi è stato espropriato. Ma resta il dubbio: davvero l’ideologia green può giustificare simili soprusi? Davvero l’interesse nazionale è quello di strappare terreni a agricoltori e allevatori per darli a qualche multinazionale? Davvero si difende il verde distruggendo senza criterio i nostri paesaggi per permettere il business dell’eolico nelle mani degli stranieri? Davvero siamo sicuri che questa è la strada giusta o quel decreto Draghi sta svendendo, un’altra volta, pezzo a pezzo il nostro Paese? E perché nessuno ne parla? Perché nessuno dice nulla? Noi, a Fuori dal Coro, abbiamo tirato fuori il problema da settimane. E andremo avanti a denunciarlo, anche domani. Ma questo silenzio che circonda la nostra inchiesta ci stupisce. Fate un po’ di casino, per piacere.






