
In realtà alle porte, anzi nei porti, più che uomini in camicia nera abbiamo tanti neri, africani che scappano dal loro Paese nella convinzione che da noi si possa stare meglio. E in effetti stanno meglio, anche perché una parte di loro vive al di fuori delle regole e se ne trova traccia nei brogliacci giornalieri delle questure. Calabresi e compagni, tuttavia, non sembrano essersi accorti del fenomeno, convinti che non siano i migranti a far lievitare i voti della Lega, partito che in pochi anni ha scalato le percentuali arrivando secondo i sondaggisti a lambire il 30%. No, per Repubblica il tema che deve suscitare allarme non è l'alta percentuale di stranieri fra coloro che commettono reati, ma l'alto tasso di fascisti a Palazzo Chigi. E dunque, meglio prepararsi, allacciando le cinture.
L'antifascismo, del resto, è la coperta di Linus della sinistra. Quando sono in difficoltà e non comprendono quale strada imboccare, i compagni tirano fuori dagli armadi della storia il babau dell'uomo forte. Attenti, il Duce è dietro l'angolo, la Repubblica di Weimar è a un passo, le discriminazioni razziali sono pronte. Scossi da fenomeni che non comprendono, ma temono, intellettuali e politici di sinistra si attaccano al passato senza sforzarsi di capire il futuro. A loro basta accusare di populismo chiunque si azzardi a cercare soluzioni ai problemi del Paese. Del resto la mobilitazione democratica è un rito che serve a esorcizzare la paura della sconfitta e a confermare la propria supremazia culturale anche se si è, giorno dopo giorno, sempre più in minoranza. Dire che i barbari occupano il Viminale e si devono mobiliare le piazze, chiamando tutti alla vigilanza, è un antidepressivo che rafforza l'autostima, cosa di cui c'è un assoluto bisogno quando si passa di sconfitta in sconfitta.
Neppure le meste adunate convocate dal Pd in difesa della Costituzione, a Roma e Milano, spingono alla riflessione. Nonostante di anno in anno i cortei si assottiglino, per la sinistra è sempre allarme democratico e l'antidoto a ogni stagione politica di cambiamento che la escluda rimane la Resistenza contro il nuovo fascismo, a volte incarnato da Silvio Berlusconi, altre da Salvini. Lo sforzo di capire che cosa sia successo in questi anni, perché chi votava per i compagni abbia loro voltato le spalle, preferendo il fascista Salvini al difensore della Costituzione Maurizio Martina, non è contemplato, ma semmai esorcizzato con la mobilitazione delle masse.
Per una volta quindi capita di essere d'accordo con Michele Serra, il corsivista che steso sull'«Amaca» dispensa pensierini quotidiani dalle pagine di Repubblica. Ieri, quasi a far da contraltare a Calabresi, scriveva: «Chi critica le semplificazioni del populismo dovrebbe a sua volta stare attento alle semplificazioni propagandistiche, la prima delle quali è dire che questo è un governo di estrema destra». Traduzione: potete slacciare le cinture e cominciare a pensare.












