Disapplicare la legge sui migranti vuol dire far politica
Sergio Mattarella (Getty Images)
La giustizia non dovrebbe affidarsi alla sensibilità dei tribunali. Ma il verdetto che arriva dalla Sicilia scavalca pure il Colle.

La giudice che ha rimesso in libertà quattro tunisini, trattenuti in un centro in attesa che se ne stabilisse la sorte, dice che nella sua decisione non c’è nulla di personale. Ha ragione. Nel mandare a spasso quattro immigrati che chiedono la protezione internazionale perché uno ha dei debiti, l’altro ha le mani piccole del cercatore d’oro, il terzo racconta di essere inseguito dai parenti della fidanzata morta e l’ultimo chiede aiuto perché la moglie non riesce a partorire in ospedale, non c’è nulla di personale, ma tutto di politico. Il tema non sono neppure le storie personali dei richiedenti asilo, le espulsioni e le condanne precedenti alla decisione del magistrato di Catania, perché è evidente che la sentenza prescinde dalle vicende che vedono coinvolti i singoli. Secondo il giudice, è la legge in sé che va disapplicata in quanto incostituzionale. Ebbene, noi credevamo che le toghe fossero tenute ad applicare la legge. Quante volte infatti abbiamo visto dei magistrati alzare le mani di fronte a decisioni ritenute abnormi, come la scarcerazione di un omicida, perché lo prevede la legge? Ogni volta che si verifica qualche cosa che suscita indignazione, per esempio la remissione in stato di libertà di ladri più volte arrestati ma mai tradotti in carcere, i giudici ci spiegano che è colpa del codice penale e dell’ignavia della politica. E allora perché ora che una legge c’è, giusta o sbagliata che sia è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, i tribunali decidono di disapplicarla?

Nel caso avesse ritenuto incostituzionali alcuni aspetti del provvedimento, il giudice aveva a disposizione la possibilità di ricorrere alla Consulta. Ma ignorare una legge che si ritiene incostituzionale introduce un pericoloso precedente. Perché oggi la decisione del tribunale riguarda l’immigrazione, domani potrebbe riguardare un reato, per esempio la corruzione o lo spaccio di stupefacenti. Non si tratta di mettere in discussione l’autonomia della magistratura, come hanno immediatamente detto i sindacalisti con la toga, ma la la discrezionalità della Giustizia.

Nelle aule di tribunale si legge che la legge è uguale per tutti, ma non c’è scritto che la legge, prima di essere applicata o disapplicata, è soggetta al giudizio del singolo magistrato, perché altrimenti saremmo – ma forse già lo siamo – in un mondo dove non ci si fa giustizia da sé, ma in cui la giustizia è creativa e affidata alla sensibilità di chi ha il potere di emettere sentenze.

Se fosse stato così palesemente incostituzionale il provvedimento varato dal governo, pensate davvero che il capo dello Stato lo avrebbe lasciato passare? Gli occhiuti funzionari del Quirinale hanno di certo esercitato il loro controllo preventivo e se Sergio Mattarella non ha ritenuto di negare la firma, ma neppure di accompagnare il varo della legge con una raccomandazione, è perché non ha intravisto quell’incostituzionalità che ha indotto un servitore dello Stato a disapplicare una legge dello Stato.

Sì, non c’è nulla di personale nella sentenza, ma è evidente che c’è molto di politico, ed è un fattore che non ci piace. In America i magistrati sono eletti dal popolo, ma le decisioni sono controbilanciate dalle giurie popolari. Se i giudici vogliono dire la loro e disapplicare le leggi, che almeno si sottopongano al giudizio degli elettori e a quello delle giurie popolari. Così sapremo che non c’è nulla di personale.

Da non perdere

L'editoriale

Fa paura la sinistra, non Vannacci

Da giorni l’attenzione della grande stampa è concentrata sul generale Vannacci, il nuovo pericolo nero. Strumentalmente i giornali passano al setaccio le idee e la squadra di Futuro nazionale nella speranza che, enfatizzando le notizie che riguardano il nuovo partito,…

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno
L'editoriale

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno

Ogni cittadino deve essere considerato innocente fino a prova contraria. Il principio giuridico è sancito nella Costituzione, che con l’articolo 27 stabilisce come la «prova contraria» consista nella condanna definitiva. Dunque, fino a quando la Cassazione non abbia «validato» il…

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota
L'editoriale

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota

La sinistra non vuole che sul Covid si facciano troppe domande. Dunque, ha deciso di abbandonare i lavori della commissione istituita per fare chiarezza sulla gestione della pandemia. È successo ieri, durante una seduta agitata in cui la delegazione di…

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA
L'editoriale

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA

Programmi tv a senso unico e sondaggi compiacenti: le celebrazioni per il referendum, che 80 anni fa cambiò le sorti del Paese, assomigliano sempre più a una cerimonia per omaggiare un sovrano, Mattarella, esondante in ogni campo. E con il…