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2018-06-21
Conte cerca suggeritori: l'ambasciatore Massari in pole per Palazzo Chigi
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ANSA
Giuseppe Conte è in cerca di consiglieri. Il presidente del Consiglio vuole far sentire il suo peso per dimostrare di non essere soltanto una figura opaca e flessibile ai desiderata dei suoi vice, il pentastellato Luigi Di Maio e il leghista Matteo Salvini. Il Movimento 5 stelle ha tentato di blindare Palazzo Chigi. Nella squadra del premier ci sono, infatti, alcuni fedelissimi che lo circondano: Rocco Casalino, capo della comunicazione grillina e portavoce di Di Maio, è l'ombra del premier, Maria Chiara Ricciuti guida l'ufficio stampa, Pietro Dettori, uno dei soci dell'associazione Rousseau e uomo di fiducia di Davide Casaleggio, è in predicato di diventare capo di gabinetto, mentre l'autista Nicola Virzì, detto Nick il nero, sarà il fotografo di palazzo. Conte è circondato.
Mancano ancora alcune tessere per completare il mosaico con la mappa del potere di Palazzo Chigi. Sono giornate di incontri internazionali ufficiali per il premier, ma anche di colloqui informali per completare la sua squadra. In particolare, c'è una casella vuota che accomuna Conte e il suo vice Salvini: quella del consigliere diplomatico. Ma mentre il leader leghista sembra, almeno per ora, volersi fidare del suo istinto, il premier ha iniziato a spulciare qualche curriculum. E al suo fianco per questo casting sa di poter contare su una figura navigata come quella di Ugo Zampetti, braccio destro del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ad aver convinto Conte di poter valere sul piano internazionale, sarebbe stato proprio il segretario generale del Quirinale, deciso ad arginare Di Maio e Salvini. Zampetti sta lavorando ai fianchi del premier. Vuole convincerlo di avere nelle sue mani una potente arma di ricatto sui suoi vice che non possono permettersi di far crollare il «governo del cambiamento»: le dimissioni.
L'ambasciatore Mariangela Zappia, richiamata dalla rappresentanza italiana all'Onu a Roma dall'ex premier Paolo Gentiloni per fare il consigliere diplomatico nel 2016, ha fatto le valigie per il Palazzo di Vetro a New York. Sogna di sostituirla Luca Giansanti, in passato ambasciatore a Teheran. Destini incrociati quelli di Zappia e Giansanti. A marzo, quest'ultimo, ex direttore generale degli Affari politici, aveva provocato un terremoto alla Farnesina. Aveva deciso di dimettersi dalla carriera diplomatica proprio per la nomina della rivale alle Nazioni Unite. Al Palazzo di Vetro voleva andarci lui, anzi aveva addirittura strappato la promessa del segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni. Sarebbe andato alla Farnesina, su indicazione della Belloni - vicinissima a Manlio Di Stefano (da poco nominato sottosegretario agli Esteri) - se non fosse scoppiato il caso sulla nomina salviniana del professor Paolo Savona all'Economia.
Dopo l'esperimento quirinalizio di Carlo Cottarelli, si era però aperto un valzer di poltrone. All'Economia è arrivato alla fine Giovanni Tria, Savona è stato dirottato in un ministero senza portafoglio, quello degli Affari europei (è notizia della Stampa oggi che gli è stata sottratta anche la delega al bilancio Ue, passata nelle mani del ministro degli Esteri). Per la Farnesina la scelta è ricaduta su Enzo Moavero Milanesi, ex ministro di Mario Monti, fortemente voluto dal Quirinale. Sarebbe stato proprio Mattarella a dirottare agli Esteri, come capo di gabinetto, anche Riccardo Guariglia, ex capo del cerimoniale diplomatico della Repubblica. Il curriculum di Giansanti non risulta alla Verità tra quelli sul tavolo del premier. E lo stesso si può dire di Giampiero Massolo, che sembrava certo del ministero della Difesa. Sul numero uno di Fincantieri si sarebbe abbattuto il veto grillino su consiglio proprio della Belloni. Sarebbe stata lei a ricordare ai leader del M5s il ruolo del diplomatico nella Trilateral e l'avversione dell'elettorato a 5 stelle verso la commissione sulla quale spesso si ricamano trame di complotti internazionali.
Sulla nomina del suo consigliere diplomatico, Conte si gioca una fetta importante della sua indipendenza dai vice. La corrente pentastellata vicina a Di Maio e soprattutto al «balduccino» Vincenzo Spadafora, oggi sottosegretario a Palazzo Chigi, spinge per Pasquale Salzano, ex responsabile dei Rapporti istituzionali internazionali di Eni e da un anno ambasciatore in Qatar. Salzano, originario di Pomigliano d'Arco come Di Maio, infatti, ha voltato le spalle all'ex premier Matteo Renzi che lo nominò alla guida della diplomazia italiana presso gli emiri per diventare intimo del giro Spadafora-Di Maio.
Ma il curriculum che può interessare a Conte è quello di Maurizio Massari, oggi rappresentante permanente presso l'Unione europea. Massari, uno dei diplomatici più importanti alle dipendenze della Farnesina e grande esperto di Russia (ha iniziato la carriera a Mosca ai fine anni Ottanta e ha dedicato due libri al mondo sovietico e post sovietico), è giunto a Bruxelles due anni fa. Subentrò Carlo Calenda, scelto da Renzi come ministero dello Sviluppo economico. Lasciò l'ambasciata del Cairo, dove aveva incontrato non poche difficoltà con il governo del generale Abdel Fattah Al Sisi per via del caso del ricercatore Giulio Regeni. Massari ha conservato buoni rapporti con il mondo di Renzi e Gentiloni, ma ha sempre avuto un ottimo rapporto con l'ex ministro Franco Frattini, il forzista di cui fu portavoce al ministero degli Esteri tra il 2009 e il 2011.
Nelle ultime settimane, però, Massari si è avvicinato all'orbita pentastellata, a quanto pare proprio a Conte. Chi lo conosce bene lo racconta un po' stanco di fare da mero tramite tra Roma e Bruxelles. Palazzo Chigi potrebbe essere nei suoi sogni per il prossimo futuro, anche vista la silente ma ingombrante presenza alla Farnesina di Moavero Milanesi, uomo «di macchina» molto sicuro dei suoi mezzi e un po' insofferente verso i diplomatici, soprattutto quelli che vorrebbero consigliarlo. Spostare Massari dall'Ue a Palazzo Chigi lascerebbe vuota una delle poltrone della diplomazia italiana più complicate di questi ultimi anni. A Bruxelles si discute di Brexit, migranti ma anche della sopravvivenza dell'Unione stessa. Ma difficilmente Di Maio e i suoi potrebbero opporsi se Conte dovesse decidere di volere Massari al suo fianco a tutti i costi.
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Il presidente del Consiglio non ha ancora nominato il suo consigliere diplomatico. L'asse Luigi Di Maio-Vincenzo Spadafora spinge per l'ambasciatore in Qatar, Pasquale Salzano, renziano da poco convertitosi al Movimento 5 stelle. Ma il premier sta coltivando i suoi rapporti con il rappresentante all'Ue, con un passato al Cairo nel periodo dell'omicido Regeni.Giuseppe Conte è in cerca di consiglieri. Il presidente del Consiglio vuole far sentire il suo peso per dimostrare di non essere soltanto una figura opaca e flessibile ai desiderata dei suoi vice, il pentastellato Luigi Di Maio e il leghista Matteo Salvini. Il Movimento 5 stelle ha tentato di blindare Palazzo Chigi. Nella squadra del premier ci sono, infatti, alcuni fedelissimi che lo circondano: Rocco Casalino, capo della comunicazione grillina e portavoce di Di Maio, è l'ombra del premier, Maria Chiara Ricciuti guida l'ufficio stampa, Pietro Dettori, uno dei soci dell'associazione Rousseau e uomo di fiducia di Davide Casaleggio, è in predicato di diventare capo di gabinetto, mentre l'autista Nicola Virzì, detto Nick il nero, sarà il fotografo di palazzo. Conte è circondato.Mancano ancora alcune tessere per completare il mosaico con la mappa del potere di Palazzo Chigi. Sono giornate di incontri internazionali ufficiali per il premier, ma anche di colloqui informali per completare la sua squadra. In particolare, c'è una casella vuota che accomuna Conte e il suo vice Salvini: quella del consigliere diplomatico. Ma mentre il leader leghista sembra, almeno per ora, volersi fidare del suo istinto, il premier ha iniziato a spulciare qualche curriculum. E al suo fianco per questo casting sa di poter contare su una figura navigata come quella di Ugo Zampetti, braccio destro del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ad aver convinto Conte di poter valere sul piano internazionale, sarebbe stato proprio il segretario generale del Quirinale, deciso ad arginare Di Maio e Salvini. Zampetti sta lavorando ai fianchi del premier. Vuole convincerlo di avere nelle sue mani una potente arma di ricatto sui suoi vice che non possono permettersi di far crollare il «governo del cambiamento»: le dimissioni.L'ambasciatore Mariangela Zappia, richiamata dalla rappresentanza italiana all'Onu a Roma dall'ex premier Paolo Gentiloni per fare il consigliere diplomatico nel 2016, ha fatto le valigie per il Palazzo di Vetro a New York. Sogna di sostituirla Luca Giansanti, in passato ambasciatore a Teheran. Destini incrociati quelli di Zappia e Giansanti. A marzo, quest'ultimo, ex direttore generale degli Affari politici, aveva provocato un terremoto alla Farnesina. Aveva deciso di dimettersi dalla carriera diplomatica proprio per la nomina della rivale alle Nazioni Unite. Al Palazzo di Vetro voleva andarci lui, anzi aveva addirittura strappato la promessa del segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni. Sarebbe andato alla Farnesina, su indicazione della Belloni - vicinissima a Manlio Di Stefano (da poco nominato sottosegretario agli Esteri) - se non fosse scoppiato il caso sulla nomina salviniana del professor Paolo Savona all'Economia.Dopo l'esperimento quirinalizio di Carlo Cottarelli, si era però aperto un valzer di poltrone. All'Economia è arrivato alla fine Giovanni Tria, Savona è stato dirottato in un ministero senza portafoglio, quello degli Affari europei (è notizia della Stampa oggi che gli è stata sottratta anche la delega al bilancio Ue, passata nelle mani del ministro degli Esteri). Per la Farnesina la scelta è ricaduta su Enzo Moavero Milanesi, ex ministro di Mario Monti, fortemente voluto dal Quirinale. Sarebbe stato proprio Mattarella a dirottare agli Esteri, come capo di gabinetto, anche Riccardo Guariglia, ex capo del cerimoniale diplomatico della Repubblica. Il curriculum di Giansanti non risulta alla Verità tra quelli sul tavolo del premier. E lo stesso si può dire di Giampiero Massolo, che sembrava certo del ministero della Difesa. Sul numero uno di Fincantieri si sarebbe abbattuto il veto grillino su consiglio proprio della Belloni. Sarebbe stata lei a ricordare ai leader del M5s il ruolo del diplomatico nella Trilateral e l'avversione dell'elettorato a 5 stelle verso la commissione sulla quale spesso si ricamano trame di complotti internazionali.Sulla nomina del suo consigliere diplomatico, Conte si gioca una fetta importante della sua indipendenza dai vice. La corrente pentastellata vicina a Di Maio e soprattutto al «balduccino» Vincenzo Spadafora, oggi sottosegretario a Palazzo Chigi, spinge per Pasquale Salzano, ex responsabile dei Rapporti istituzionali internazionali di Eni e da un anno ambasciatore in Qatar. Salzano, originario di Pomigliano d'Arco come Di Maio, infatti, ha voltato le spalle all'ex premier Matteo Renzi che lo nominò alla guida della diplomazia italiana presso gli emiri per diventare intimo del giro Spadafora-Di Maio.Ma il curriculum che può interessare a Conte è quello di Maurizio Massari, oggi rappresentante permanente presso l'Unione europea. Massari, uno dei diplomatici più importanti alle dipendenze della Farnesina e grande esperto di Russia (ha iniziato la carriera a Mosca ai fine anni Ottanta e ha dedicato due libri al mondo sovietico e post sovietico), è giunto a Bruxelles due anni fa. Subentrò Carlo Calenda, scelto da Renzi come ministero dello Sviluppo economico. Lasciò l'ambasciata del Cairo, dove aveva incontrato non poche difficoltà con il governo del generale Abdel Fattah Al Sisi per via del caso del ricercatore Giulio Regeni. Massari ha conservato buoni rapporti con il mondo di Renzi e Gentiloni, ma ha sempre avuto un ottimo rapporto con l'ex ministro Franco Frattini, il forzista di cui fu portavoce al ministero degli Esteri tra il 2009 e il 2011. Nelle ultime settimane, però, Massari si è avvicinato all'orbita pentastellata, a quanto pare proprio a Conte. Chi lo conosce bene lo racconta un po' stanco di fare da mero tramite tra Roma e Bruxelles. Palazzo Chigi potrebbe essere nei suoi sogni per il prossimo futuro, anche vista la silente ma ingombrante presenza alla Farnesina di Moavero Milanesi, uomo «di macchina» molto sicuro dei suoi mezzi e un po' insofferente verso i diplomatici, soprattutto quelli che vorrebbero consigliarlo. Spostare Massari dall'Ue a Palazzo Chigi lascerebbe vuota una delle poltrone della diplomazia italiana più complicate di questi ultimi anni. A Bruxelles si discute di Brexit, migranti ma anche della sopravvivenza dell'Unione stessa. Ma difficilmente Di Maio e i suoi potrebbero opporsi se Conte dovesse decidere di volere Massari al suo fianco a tutti i costi.
John Elkann (Imagoeconomica)
Il capo d’accusa per il quale i pm hanno preparato la richiesta di rinvio a giudizio, a seguito della quale, entro due giorni dalla formulazione dell’imputazione, il giudice fissa con decreto l’udienza preliminare, riguarda le presunte dichiarazioni infedeli in relazione a due annualità delle dichiarazioni di Marella Caracciolo, vedova dell’Avvocato, per le quali la Procura, che ritiene che la residenza svizzera della nonna di Elkann fosse fittizia, aveva chiesto l’archiviazione. Che il giudice aveva disposto invece nei confronti di Ginevra Elkann, Lapo Elkann e del notaio Urs Robert von Gruenigen, accogliendo la richiesta della Procura torinese. Sulle altre due ipotesi di reato il gip aveva invece ritenuto di esercitare i poteri che gli permettono di ordinare al pm di esercitare l’azione penale, formulando l’imputazione, quando ritiene errata la richiesta di archiviazione della Procura, superando così l’inerzia dell’accusa e garantendo il diritto di difesa. Nel settembre scorso, quando la Procura aveva notificato la richiesta di archiviazione, riguardo alla posizione reddituale e patrimoniale di Marella Caracciolo, allo stato degli atti, risultavano accertati redditi non dichiarati ai fini Irpef per un importo complessivo pari a circa 248,5 milioni di euro, nonché una massa ereditaria non sottoposta a tassazione per un valore pari a circa 1 miliardo di euro. La quantificazione degli importi sottratti al Fisco è avvenuta, aveva spiegato la Procura in una nota, «plurimi, consistenti e convergenti elementi indiziari acquisiti dalla Guardia di finanza nel corso delle indagini, svolte attraverso approfondite perquisizioni presso società, studi professionali e abitazioni private riconducibili agli indagati, analisi della documentazione e delle copie forensi dei dispositivi acquisiti nonché audizioni di diverse persone informate sui fatti, che hanno permesso di ricostruire come fittizia la residenza svizzera di Marella Caracciolo in relazione ai fatti in contestazione».
Dopo la notifica della richiesta di rinvio a giudizio, il prossimo passaggio della vicenda sarà una nuova udienza preliminare, davanti a un giudice diverso da quello che ha chiesto l’imputazione coatta. Tra le supposizioni circolate ieri c’era quella che la Procura, se decidesse di non discostarsi dall’ipotesi di indagine iniziale, potrebbe chiedere il «non luogo a procedere» nei confronti di Elkann. Un’eventualità che però vedrebbe la Procura sconfessare la richiesta di rinvio a giudizio, che per quanto imposta dal gip sarà comunque un atto che porterà la firma dei pm che la dovranno discutere in udienza. Difficile quindi prevedere gli sviluppi futuri, tranne che su un punto: la battaglia legale tra gli eredi dell’Avvocato, che ha provocato l’inchiesta di Torino, è ben lontana dall’essere conclusa.
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content.jwplatform.com
Blocco del traffico davanti alla Stazione Centrale: decine di trattori in piazza Duca d’Aosta per dire no all’accordo Ue-Mercosur. Gli agricoltori denunciano concorrenza sleale e chiedono tutele per il settore.
«Io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei» e «che non converrebbe a nessuno». «L’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stata esclusa da Rubio e dallo stesso Donald Trump. Io credo che l’amministrazione Trump, con i suoi metodi molto assertivi, stia ponendo l’attenzione sull’importanza strategica della Groenlandia per i suoi interessi e per la sua sicurezza. È un’area in cui agiscono molti attori stranieri e credo che il messaggio degli Usa è che non accetteranno ingerenze eccessive di attori stranieri». Così il premier Giorgia Meloni nella conferenza di fine anno.