Gip ammette: sieri Covid non testati. «Ma era giusto iniettarli a tappeto»

Per il gip Valeria Tomassini, un’emergenza sanitaria giustifica l’utilizzo a tappeto di «una cura sperimentale» come il vaccino anti Sars-Cov-2 e con simili premesse dovremmo rassegnarci a essere cavie in prossime, future pandemie.
È davvero sconcertante quanto dichiara il giudice del Tribunale di Roma, nel rigettare l’opposizione all’istanza di archiviazione del procedimento contro Nicola Magrini, ex direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), presentata dalla mamma di un ventiquattrenne morto nell’ottobre del 2021, dieci giorni dopo la prima dose di Comirnaty.
La signora, attraverso il suo avvocato, voleva che la Procura di Roma proseguisse nelle indagini nei confronti di Magrini, dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza, del già presidente del Consiglio superiore della Sanità Franco Locatelli, del presidente dei medici italiani Filippo Anelli e di altre figure di spicco nella gestione della pandemia Covid, per reati quali «commercio o somministrazione di medicinali imperfetti, o in modo pericoloso per la salute pubblica», falso ideologico, rifiuto di atti di ufficio.
Alla mamma del ventiquattrenne studente di Trento è stata data risposta solo in merito al fascicolo aperto dalla Procura di Roma a carico di Nicola Magrini e per il quale la pm Rosalia Affinito aveva chiesto l’archiviazione. La signora si è opposta ma il gip il 3 aprile ha dato ragione alla Procura e disposto l’archiviazione ritenuta «approfondita e motivata».
Le motivazioni del rigetto sono contenute in poche, sorprendenti righe. Il giudice scrive che «la situazione pandemica, del tutto eccezionale, ha giustificato la decisione di accelerare tutti i procedimenti di sperimentazione, studio e autorizzazione dei vaccini al fine di immunizzare, nel più breve tempo possibile, il più elevato numero di persone».
Ancora questa narrazione del vaccino Covid che immunizza, quando invece pure i vaccinati si infettavano, contagiavano e finivano in ospedale. Ma poi, perché un gip entra nel merito di scelte che furono politiche, improvvisando spiegazioni scientifiche? Parla di procedimenti di sperimentazione accelerati, evita di fare riferimento a quelli omessi come gli studi di farmacocinetica (qual è il destino del farmaco una volta iniettato?) o l’eliminazione del gruppo «placebo» nella sperimentazione Pfizer post-autorizzazione. Soprattutto, finge di ignorare che la vaccinazione di massa contro il Covid 19 aveva fallito in termini di efficacia per il contrasto della pandemia, in quanto l’assunzione del farmaco non era in grado di perseguire lo scopo normativo della «prevenzione dell’infezione da Sars-CoV-2» in funzione della quale i cittadini vennero obbligati a sottoporsi a vaccinazione.
La dottoressa Tomassini però è inarrestabile e aggiunge: «Il raggiungimento di tali obiettivi e la situazione di pericolo per la salute pubblica, ha giustificato la somministrazione massiccia di una cura sperimentale a tutti i cittadini, anche fragili e senza prescrizione medica». Un magistrato riconosce che si trattava di «cura sperimentale», che il vaccino venne dato a tutti senza sicurezza e appropriatezza terapeutica, ma non trova nulla da eccepire. Già, perché era stata una decisione politica, non dettata dall’evidenza scientifica, e figuriamoci se un giudice lo ammette.
Così, in scenari futuri, dobbiamo aspettarci che pure i tribunali ritengano appropriata la distribuzione massiccia di trattamenti sperimentali, di cui non si conoscono gli effetti a medio e lungo termine, i cui componenti sono coperti da segreto militare. Farmaci «imperfetti», se non nocivi nell’utilizzo di massa, per i quali però si non si riterrà opportuno rafforzare la farmacovigilanza, così come è accaduto durante la pandemia malgrado avessero ricevuto un’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata. Decisioni contrarie al principio di precauzione, che per il gip di Roma forse è irrilevante.
Mentre il legale della mamma del giovane deceduto voleva che fosse riconosciuta la responsabilità penale dell’allora direttore generale di Aifa, in concorso con funzionari dell’agenzia e del ministro della Salute, per il reato di falso ideologico «avendo omesso o alterato dati e comunicazioni, così rappresentando falsamente l’efficacia e la sicurezza dei vaccini anti Covid». E ipotizzava anche il reato di somministrazione di medicinali «guasti o imperfetti» ovvero «in specie, qualità o quantità non corrispondente alle ordinazioni mediche oppure diversa da quella dichiarata o pattuita», il giudice ha ritenuto il comportamento di Magrini «non rilevabile penalmente».
Dichiara che rientra «nella piena discrezionalità dell’Aifa decidere di acquistare, a fronte di autorizzazione e dello stanziamento di fondi per contrastare il virus SarsCoV-2, vaccini contro la malattia da esso cagionato» e che tale decisione «ha consentito di raggiungere gli obiettivi prefissati dalla campagna vaccinale». Né c’era «una preordinata volontà di sottacere dati rilevanti». Messaggio chiarissimo, inaccettabile.






