Svolta Garlasco: Sempio in Procura. Per gli inquirenti a uccidere Chiara è stato solo lui
Andrea Sempio (Ansa)
Convocato il 6 maggio con una nuova accusa per l’omicidio Poggi senza il concorso con altri. L’avvocato: «Atti non depositati».

Colpo di scena clamoroso nella nuova indagine sul delitto di Garlasco. L’indagine a carico di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, trovata morta nella villetta di famiglia il 13 agosto del 2007, non è più in concorso con ignoti, o con Alberto Stasi, il fidanzato della vittima, condannato come unico esecutore del delitto nel 2014.

È la novità contenuta nell’invito a comparire redatto dalla Procura di Pavia per l’amico del fratello della ventiseienne uccisa, convocato dai pm per il 6 maggio. La modifica del capo di imputazione verosimilmente è legata anche alla trasmissione alla Procura generale di Milano di un’informativa utile a presentare un’eventuale istanza di revisione per l’allora fidanzato di Chiara Poggi, unico condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per il delitto.

La notizia ha spiazzato i legali dell’indagato: «Stiamo valutando i passi più opportuni per la nostra strategia difensiva, tenendo conto del fatto che per la seconda volta dall’inizio dell’inchiesta Andrea viene convocato ma senza che gli atti delle indagini siano stati depositati», ha spiegato l’avvocato Angela Taccia, che assiste Sempio assieme al collega Liborio Cataliotti, dopo la notifica di una convocazione per l’interrogatorio da parte dei pm di Pavia. Da quanto si può intuire, Sempio potrebbe, come già fatto in un precedente interrogatorio, decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere, poiché le indagini non sono state ancora chiuse con il deposito di tutti gli atti.

Va detto che una convocazione dell’indagato a pochi giorni dalla probabile chiusura delle indagini non è un fatto abituale.

Ma a ben vedere la mossa della Procura guidata da Fabio Napoleone si inserisce perfettamente nel solco delle ultime mosse di magistrati di Pavia.

Il 23 aprile scorso, infatti, poche ore dopo che le agenzie avevano battuto la notizia del deposito alla Procura generale di Milano dell’esposto di una giornalista che rappresenterebbe ipotesi di tentativi di manipolazione delle indagini, era filtrata anche l’indiscrezione che il giorno successivo era previsto un incontro tra il procuratore di Pavia Fabio Napoleone e la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, proprio sull’indagine Garlasco. A quanto era emerso il colloquio, sarebbe stato chiesto da Napoleone per parlare in particolare del possibile giudizio di revisione della sentenza di condanna a 16 anni che Alberto Stasi sta finendo di scontare.

Uno scenario confermato dopo l’incontro tra la Nanni, la sua vice e avvocato generale, Lucilla Tontodonati, e il procuratore Napoleone. Il quale da oltre un anno, assieme all’aggiunto Stefano Civardi e alle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, sta lavorando alla nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Su input dei difensori di Stasi era stata disposta una nuova consulenza tecnica relativa al Dna isolato sulle unghie della vittima per poi ottenere, più di un anno fa, la riapertura dell’inchiesta con una imputazione abbastanza singolare: Andrea Sempio avrebbe ucciso Chiara in concorso con il condannato Stasi e con altri. Un escamotage, a detta di tanti esperti, per procedere con gli accertamenti delegati ai carabinieri e alla fine approdare a qualcosa che è più di una ipotesi. E la novità di oggi sembra confermare che si trattasse proprio di un escamotage.

Sta di fatto che dalle nuove indagini sarebbe emerso uno scenario ben diverso da quello restituito dalla sentenza passata in giudicato nel 2015: la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco non c’era Stasi ma Sempio con altri complici. Complici che poi, con ulteriori verifiche, sono stati «sbianchettati» lasciando come unico responsabile l’amico del fratello di Chiara.

«Nelle prossime settimane riceveremo una informativa su quello che è stato fatto dalla procura di Pavia» aveva spiegato la dottoressa Nanni, in un punto stampa convocato al termine del colloquio con Napoleone, aggiungendo che ovviamente la prima cosa da fare sarà studiare le carte. «Non sarà uno studio né veloce né facile» ma un’analisi attenta, anche per valutare «se chiedere ulteriori atti». Dopo di che, probabilmente tra qualche mese, si deciderà «se eventualmente proporre una richiesta di revisione. Nessuna dichiarazione», ha ripetuto la pg, «prima di studiare e capire come stanno le cose».

Qualora ci fossero gli estremi, la proposta di revisione dovrà passare attraverso i giudici d’appello di Brescia, e poi, in caso di ricorso della parte civile, che è fermamente convinta della colpevolezza di Stasi, anche attraverso quelli della Cassazione.

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