Le toghe ora si buttano sulla Minetti. Vogliono indagare sullo «stile di vita»

Il fascicolo s’ingrossa. La Procura generale di Milano riparte da zero effettuando nuove e più approfondite verifiche su Nicole Minetti, l’ex igienista dentale che ha chiesto e ottenuto la grazia per il suo bambino adottato in Uruguay e affetto da una malattia grave.
Dopo la richiesta del Quirinale al ministero della Giustizia di verificare se i presupposti che hanno portato il capo dello Stato a firmare l’atto di clemenza siano fondati, la Procura generale di Milano, che si dice già pronta «a cambiare parere» sulla clemenza, sta acquisendo la sentenza di adozione in Uruguay per verificarne la veridicità e ha incaricato l’Interpol di effettuare accertamenti tra Uruguay e Ibiza.
Si sta cercando di capire se ci siano eventuali procedimenti penali all’estero a carico di Minetti, da cui, se così fosse, si evincerebbe che non ci sarebbe stato quel «cambio di vita» testimoniato dalla donna. Tra i motivi addotti dalla stessa Minetti nella richiesta di grazia, infatti, emergeva «una seria e concreta volontà di riscatto sociale».
«Ho fatto tutto secondo le regole, l’adozione e il resto», si difende lei. «Non sono indagata né in Uruguay né in Spagna».
Il precedente mandato del ministero della Giustizia per le verifiche era «standard», prevedeva cioè accertamenti eseguiti di prassi in caso di domanda di grazia. Nulla all’estero. Il caso, ora, si è così trasformato in un’indagine internazionale a più livelli.
Ci si muove su più fronti per ricostruire lo stile di vita di Minetti e la sua rete di contatti e relazioni. Pare che negli ultimi sei anni si fosse divisa tra Italia e Uruguay e che qui conducesse una vita di eccessi. Nella blindatissima tenuta a Maldonado in Uruguay, di proprietà del compagno Giuseppe Cipriani, erede dello storico Harry’s Bar di Venezia, o a bordo del suo gigantesco yacht Gin Tonic, la coppia organizzava ricevimenti esclusivi per un selezionatissimo pubblico internazionale di imprenditori, celebrità e volti dello spettacolo.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nega di essere mai stato ospite nel ranch di Cipriani: «Non esiste al mondo. Sono stato ospite di Arrigo Cipriani all’Harry’s Bar una decina di volte, ma il figlio non lo conosco».
Verranno ripetuti anche gli accertamenti sull’autenticità dei documenti sanitari presentati per i quali emergono le prime incongruenze: gli ospedali di Padova e il San Raffaele di Milano, citati nella richiesta di grazia, negano di aver mai visitato il bambino. Ma la coppia Minetti-Cipriani si giustifica dicendo di non essersi rivolta direttamente a quegli ospedali, ma a professionisti di loro fiducia che conoscevano, dopodiché si sarebbero recati a Boston, dove il bambino è stato sottoposto, nel 2021, a un intervento chirurgico. Adesso la Procura vuole ottenere informazioni e documenti su tutte le persone vicine a Minetti ma anche sulle modalità di adozione del figlio e su queste speciali cure negli Usa di cui ha bisogno, sui genitori biologici del ragazzino e sulla scomparsa sospetta dei loro avvocati, morti carbonizzati.
Il lavoro degli inquirenti si concentra sul procedimento di adozione del bambino che era stato affidato all’Inau, l’istituto uruguayano per l’infanzia, col quale Minetti organizzava progetti benefici nella tenuta di Cipriani, dove appunto la coppia è venuta in contatto con il piccolo al centro della vicenda.
È il tribunale dei minori di Venezia che con un documento datato 19 luglio 2024 dichiara «efficace» in Italia l’adozione del figlio di Minetti e Cipriani, già certificata nel febbraio del 2023 dal tribunale uruguayano di Maldonado. Il documento riporta il «presupposto che il minore» in questione «si trovava in stato di abbandono sin dalla nascita, con separazione definitiva dai genitori biologici, i quali sono stati dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale». C’è però un documento ufficiale che prova che la coppia si è rivolta al tribunale di Maldonado per avere l’affidamento del bimbo e privare i genitori naturali della genitorialità.
Per Minetti, tra la richiesta di grazia e il via libera i tempi sono stati da record. La domanda di grazia è stata inviata a Sergio Mattarella il 6 agosto scorso. Il Colle sollecita il ministero ad aprire la pratica per valutare la grazia. Il 9 gennaio 2026 arriva il «parere favorevole» della Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Milano, fino alla firma del Quirinale per ragioni umanitarie. Appena 166 giorni dalla domanda. Un mese dopo il provvedimento.
Minetti, intanto, non è già più in Italia. La responsabile della struttura in centro a Milano dove faceva volontariato non la vede da 15 giorni. Probabilmente è in Uruguay. Ha lasciato subito il Paese perché la grazia era immediatamente eseguibile. Se il provvedimento del Colle venisse revocato non sarebbe così facile farla rientrare. A farsi sentire ieri sono stati i legali, che hanno fatto sapere di aver inviato alla Procura «l’intera documentazione giudiziaria e amministrativa utile, al fine di consentire un riscontro puntuale su fonte diretta e ufficiale dei passaggi rilevanti relativi alla procedura di adozione e ai presupposti rappresentati nel procedimento di grazia». Per gli avvocati della Minetti «alcune ricostruzioni mediatiche» che avrebbero fornito «una rappresentazione falsa» della vicenda.





