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2025-11-12
Il Garante non segue la Schlein: «No dimissioni, accuse infondate»
Sigfrido Ranucci (Ansa)
Secondo il conduttore di Report «bisognerà prendere coscienza che la politica ha scoperto di aver creato un mostro, perché in questo momento non è in grado neppure di mandarli a casa, di licenziarli. Paradossalmente c’è l’imputazione di impeachment per il presidente della Repubblica, ma chi fa gli impicci in un’autorità garante non si riesce a mandarlo via per legge. È un paradosso». Ma lo stop ai servizi sul Garante nella trasmissione Rai non ha fermato la polemica politica, con l’opposizione che continua a chiedere l’azzeramento del collegio dell’Autorità stesso e gli esponenti della maggioranza che alternano posizioni di apertura all’azzeramento, a difese dell’operato del Garante nei confronti di Report. È il caso di Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, che durante la trasmissione L’aria che tira di La7 ha spiegato che, dal suo punto di vista, il soggetto vigilato dal Garante della privacy «è stato multato perché ha mandato in onda un messaggio personale (in realtà si tratta di uno spezzone di una conversazione telefonica, ndr) dell’allora ministro Gennaro Sangiuliano e della moglie». Per Mollicone, «la sanzione poteva arrivare al 4% del fatturato, un’iperbole, ma il comportamento» del Garante «è stato equilibrato». Mollicone ha poi ricordato che «l’authority era stata nominata dalla maggioranza di sinistra guidata da Pd e 5 stelle, che oggi ne chiede le dimissioni. Un contesto surreale». In un’intervista al Corriere della Sera, inoltre, ha criticato Report («giornalismo militante») e i suoi redattori («analfabeti istituzionali»). «Se noi abbiamo la fedina penale ancora pulita è perché le leggi le conosciamo bene», ha replicato Ranucci. Più diplomatiche le dichiarazioni del ministro per gli Affari Europei e Pnrr, Tommaso Foti, secondo il quale «se si ritiene che non vi siano i dovuti doveri di equilibrio, rassegnino le dimissioni e si chiedano le dimissioni. Però quella è un’authority che è stata eletta dal Parlamento quando Fratelli d’Italia era all’opposizione». Tra gli esponenti del centrosinistra spicca invece la dichiarazione di Stefano Patuanelli, capogruppo al Senato del M5s. Secondo il parlamentare del Movimento, Il collegio del Garante della privacy «non ha più credibilità per andare avanti, è il momento di fare un passo indietro», ma con un’eccezione: quella di Guido Scorza, nominato nel collegio nel 2020 e considerato in quota M5s. «Lo abbiamo scelto come professionista indipendente», ha detto Patuanelli, «e da quando è stato nominato non abbiamo mai avuto interlocuzioni con lui. Nella misura in cui non gli abbiamo mai chiesto nulla come membro del collegio, non gli chiediamo oggi un passo indietro». In un’intervista concessa al Tg1, il presidente dell'autorità Garante della Privacy, Pasquale Stanzione, ha però affermato: «Il collegio non presenterà le proprie dimissioni […]. Le accuse sono totalmente infondate: non c'è stata mai una decisione assunta per una ragione diversa dall'applicazione rigorosa della legge in piena indipendenza di giudizio. La narrazione di un Garante subalterno alla maggioranza di governo è una mistificazione che mira a delegittimarne l'azione specie quando le decisioni sono sgradite o scomode».
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«Report» diventa un boomerang per il Pd. Stanzione, area dem: «Siamo indipendenti».Per il momento Report non tornerà sulle attività del Garante della privacy. Ieri il conduttore della trasmissione, Sigfrido Ranucci, ha dichiarato che quella di domenica prossima sarà «una puntata molto delicata che riguarderà un caso di traffico di armi». Ranucci ha definito la vicenda del Garante della privacy «una delle pagine più brutte della democrazia degli ultimi anni», sostenendo poi che «non è vero che noi abbiamo fatto questa inchiesta in seguito alla sentenza». «Erano due anni che stavamo dietro al Garante», ha detto Ranucci. Secondo il conduttore di Report «bisognerà prendere coscienza che la politica ha scoperto di aver creato un mostro, perché in questo momento non è in grado neppure di mandarli a casa, di licenziarli. Paradossalmente c’è l’imputazione di impeachment per il presidente della Repubblica, ma chi fa gli impicci in un’autorità garante non si riesce a mandarlo via per legge. È un paradosso». Ma lo stop ai servizi sul Garante nella trasmissione Rai non ha fermato la polemica politica, con l’opposizione che continua a chiedere l’azzeramento del collegio dell’Autorità stesso e gli esponenti della maggioranza che alternano posizioni di apertura all’azzeramento, a difese dell’operato del Garante nei confronti di Report. È il caso di Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, che durante la trasmissione L’aria che tira di La7 ha spiegato che, dal suo punto di vista, il soggetto vigilato dal Garante della privacy «è stato multato perché ha mandato in onda un messaggio personale (in realtà si tratta di uno spezzone di una conversazione telefonica, ndr) dell’allora ministro Gennaro Sangiuliano e della moglie». Per Mollicone, «la sanzione poteva arrivare al 4% del fatturato, un’iperbole, ma il comportamento» del Garante «è stato equilibrato». Mollicone ha poi ricordato che «l’authority era stata nominata dalla maggioranza di sinistra guidata da Pd e 5 stelle, che oggi ne chiede le dimissioni. Un contesto surreale». In un’intervista al Corriere della Sera, inoltre, ha criticato Report («giornalismo militante») e i suoi redattori («analfabeti istituzionali»). «Se noi abbiamo la fedina penale ancora pulita è perché le leggi le conosciamo bene», ha replicato Ranucci. Più diplomatiche le dichiarazioni del ministro per gli Affari Europei e Pnrr, Tommaso Foti, secondo il quale «se si ritiene che non vi siano i dovuti doveri di equilibrio, rassegnino le dimissioni e si chiedano le dimissioni. Però quella è un’authority che è stata eletta dal Parlamento quando Fratelli d’Italia era all’opposizione». Tra gli esponenti del centrosinistra spicca invece la dichiarazione di Stefano Patuanelli, capogruppo al Senato del M5s. Secondo il parlamentare del Movimento, Il collegio del Garante della privacy «non ha più credibilità per andare avanti, è il momento di fare un passo indietro», ma con un’eccezione: quella di Guido Scorza, nominato nel collegio nel 2020 e considerato in quota M5s. «Lo abbiamo scelto come professionista indipendente», ha detto Patuanelli, «e da quando è stato nominato non abbiamo mai avuto interlocuzioni con lui. Nella misura in cui non gli abbiamo mai chiesto nulla come membro del collegio, non gli chiediamo oggi un passo indietro». In un’intervista concessa al Tg1, il presidente dell'autorità Garante della Privacy, Pasquale Stanzione, ha però affermato: «Il collegio non presenterà le proprie dimissioni […]. Le accuse sono totalmente infondate: non c'è stata mai una decisione assunta per una ragione diversa dall'applicazione rigorosa della legge in piena indipendenza di giudizio. La narrazione di un Garante subalterno alla maggioranza di governo è una mistificazione che mira a delegittimarne l'azione specie quando le decisioni sono sgradite o scomode».
Edizione anni Sessanta del Raid motonautico Pavia-Venezia (© 2026 RAID PAVIA VENEZIA)
Il fiume, al posto dell’asfalto. Il teatro, la Pianura bagnata dal Ticino e dal grande Po, fino alla Laguna veneta. Lungo i 414 chilometri di tragitto sulle acque dal 1929 si corre ancora oggi una delle più appassionanti gare di motonautica, arrivata alla sua 73ma edizione nel 2026. Il Raid Pavia-Venezia è anche la competizione più lunga del mondo in acque interne.
Era il 9 giugno 1929 quando lungo le sponde del Ticino di fronte alla Società Canottieri Pavia si riunì una folla di curiosi e appassionati, attratti dall’iniziativa di cimento nautico promossa dall’ingegnere napoletano Vincenzo Balsamo, appassionato di motonautica. Sul pelo dell’acqua, 24 barche a motore di vario tipo e configurazione, entro e fuoribordo. I piloti e i motoristi erano tutti dilettanti appassionati, molti dei quali soci della Lega Navale di Milano. Il via di primo mattino, per evitare il buio nell’ultima parte del tragitto che avrebbe costretto a sospendere la gara fino al giorno successivo. Scomparse alla vista degli spettatori pavesi tra le scie e il fumo dei motori, i natanti fecero tappe cronometrate lungo un percorso che toccava il Ponte della Becca sul Ticino, Piacenza, L’Isola Serafini, Cremona, Zibello, Revere, Pontelagoscuro e nell’ultimo tratto attraverso le conche della Volta Grimana e di Cavanella d’Adige fino alla Laguna e a Venezia. In 10 arrivarono al traguardo, di cui solo alcuni nella serata del 9 giugno. A vincere la prima edizione del Raid Pavia Venezia fu il pavese Ettore Negri, alla guida di un fuoribordo con motore da 644cc fabbricato negli Usa dalla Elto (l’antenata della Evinrude). Con appena 20 cv di potenza, Negri spinse il motoscafo fino a toccare la media di oltre 40 km/h fino a Cavanella Po (abbassata poi a 35 per effetto delle soste forzate alle conche) coprendo i 414 chilometri in appena 11 ore e 38 minuti. Dietro di lui Franco Mazzotti, secondo classificato in 12 ore e 22 minuti alla guida di un «cruiser» entrobordo da 80 cv, giunto quasi un’ora dopo Negri a causa dei numerosi incagliamenti dovute alle secche che penalizzavano gli scafi più grandi. Altri tre concorrenti tagliarono il traguardo prima delle 20, ora di chiusura dei controlli della prima giornata. Gli altri 5 giunsero a Venezia il giorno seguente, dopo aver passato la notte sulle rive del Po. Conclusero la gara il primo giorno anche due adolescenti su fuoribordo «piccolo» con motore Johnson da 350cc, il diciottenne Castiglioni e il sedicenne Meregatti. Poco dopo le 23.00 del secondo giorno, la gara riservò un’ulteriore sorpresa. Nella Laguna illuminata solo dal chiarore della Luna comparve il motoscafo pilotato da una donna, Franci Balboni, pioniera della motonautica al femminile. Sporca e bruciata dal sole, si unì alle celebrazioni a notte inoltrata.
Il successo e l’eco sulla stampa dell’impresa fece sì che questa diventasse un appuntamento annuale, interrotto solamente negli anni della guerra. Nelle edizioni anni Trenta diversi furono i concorrenti illustri, mentre il progresso della tecnica in campo motonautico aggiunse la categoria degli idroscivolanti, veri e propri missili lanciati sul pelo dell’acqua. I tempi di percorrenza tra le due città furono più che dimezzati a poco più di 5 ore. Anche Vito Mussolini, figlio del Duce, partecipò nel 1936 in coppia con il principe Ruspoli. Figura epica di quelle edizioni fu il conte torinese Teofilo «Theo» Rossi di Montelera, figura di gentleman aristocratico campione di bob e di motonautica (suo fu il record di velocità di 113 km/h raggiunto nel 1933 sul lago di Bracciano). La competizione riprese soltanto nel 1952 dopo la lunga parentesi bellica, con edizioni sempre più orientate alla velocità che negli anni 70-80, protagonista il padovano conte Antonio Petrobelli, campione di motonautica che nel 1984 fece registrare l’impressionante media di oltre 187 km/h che nel 1989 egli stesso superò, raggiungendo i 198,868 km/h. Petrobelli perderà la vita nelle stesse acque della Pavia-Venezia, quando durante la prova di uno scafo nel 1994 perse il controllo mentre correva ad oltre 200 km/h nei pressi di Pontelagoscuro. Aperta anche alle moto d’acqua dall’edizione 2001. Nel 2025 il muro dei 200 km/h di media è abbattuto dal campione Guido Cappellini, che vince la gara alla media di 207,260 km/h.
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Maurizio Belpietro analizza l'operato di Giuseppe Conte durante l'emergenza sanitaria e la sua incredibile ascesa politica. Tra le anomalie della gestione Covid, i contratti milionari distribuiti senza motivazione e il silenzio dei grandi media, emerge un quadro preoccupante e di fronte alle richieste di trasparenza richieste dalla Commissione Covid, l’ex Premier risponde con una pioggia di querele per diffamazione.