La Flotilla prova a speronare l’Italia: «Doveva proteggere i due attivisti»

La Flotilla naviga in cattive acque. Da giorni bloccata a Cipro, dopo il blitz della Marina israeliana, non dà segni di resa e scatena un caso diplomatico internazionale. I legali degli attivisti depositano un ricorso lampo alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo Stato italiano. Al centro della questione, la detenzione di due uomini, il palestinese Saif Abukeshek Abdelrahim, con passaporti spagnolo e svedese, e il brasiliano Thiago Avila, accusati rispettivamente di «terrorismo» e «attività illegali sospette».
«Accuse non credibili e non veritiere», dicono i flotillani. Soprattutto Saif, come palestinese, rischia tantissimo: la Knesset ha approvato una legge che consente l’impiccagione per i palestinesi per cui sia provata l’accusa di terrorismo. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu: «Sono sostenitori di Hamas». Anche il dipartimento di Stato Usa condanna la Flotilla definendola «filo Hamas» e «controproducente». Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, attacca Israele: «È l’ennesima violazione del diritto internazionale».
Attualmente i due, in sciopero della fame, sono detenuti nella prigione di Shikma ad Askalan, nel Nord di Gaza, in regime di incomunicabilità, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari. «Si tratta di pirateria» e denunciano torture, percosse e maltrattamenti, senza cure mediche.
Il ricorso dei legali della Flotilla fa ricadere le responsabilità sull’Italia, quale Stato di bandiera dell’imbarcazione su cui i due attivisti si trovavano. «Per il diritto del mare, è come averli prelevati illegalmente da Roma», dicono. I legali sostengono che «l’Italia era tenuta ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire violazioni prevedibili». Praticamente se i due hanno arbitrariamente deciso di cacciarsi nei guai, fornendosi il pretesto per lagnarsi, sarebbe poi responsabilità del nostro governo. Come mettere la testa in bocca al leone e dare la colpa al circo. Ma gli attivisti insistono: «Ciò che facciamo è assolutamente legale».
La Flotilla, partita dalle coste mediterranee per la seconda missione con l’assurdo intento di rompere il blocco navale israeliano sulla Striscia di Gaza in vigore dal 2007, è composta da quasi 200 attivisti (di cui 24 cittadini italiani) e 22 navi. «Ripartiremo e saremo ancora di più rispetto a prima», annuncia la portavoce italiana della Flotilla Italia, Maria Elena Delia, manifestando davanti alla Farnesina.
In Italia apre bocca il M5s, ovviamente per prendersela contro il governo che «nei fatti spalleggia Israele». Per Nicola Fratoianni (Avs) «Israele si comporta da Stato terrorista» e il suo sodale, Angelo Bonelli, vuole denunciare Netanyahu alla Procura di Roma e alla Corte Penale Internazionale.
Il premier, Giorgia Meloni, condanna il sequestro di Israele, ma sottolinea: «Continua a sfuggirmi l’utilità di iniziative che non portano benefici alla popolazione di Gaza».






