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2025-09-28
Israele propone un porto ma i velisti insistono: «Vogliamo violare il blocco»
(Getty Images)
Ostinati. Un aggettivo che piace molto alla segretaria dem Elly Schlein e che ben si può attribuire ai partecipanti della Global Sumud Flotilla. Un’organizzazione cui fanno parte moltissime anime, ma solo quelle più estremiste sembrerebbero dettar legge. Sì perché a nulla sono serviti gli appelli alla responsabilità arrivati da quasi tutte le forze politiche e soprattutto dal capo dello Stato Sergio Mattarella, loro non hanno nessuna intenzione di mollare. Si dirigono, ostinatamente appunto, verso la costa della Striscia di Gaza. Obiettivo: «violare il blocco».
«Nonostante i sabotaggi la missione continua. L’attenzione deve essere rivolta a Gaza, dove solo all’alba di oggi sono state uccise altre 44 persone». Così la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla sottolineando che la componente italiana è ancora presente sulle barche. «La delegazione italiana presente a bordo è composta da circa 50 persone di cui circa 40 sono rimaste a bordo e le rimanenti hanno legittimamente deciso di tornare in Italia per proseguire l’attività insieme all’equipaggio di terra. Tra di loro la portavoce Maria Elena Delia, come è stato già comunicato». Delia che ieri ha anche intrattenuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «La missione non è fine a se stessa», spiegano da Arci, presente nella missione con la barca Karma, «il vero obiettivo è rompere l’assedio e fermare il genocidio in corso». Intanto anche Frontex ha avvertito gli attivisti di non poter fare nulla in caso di attacchi: «Frontex è un’organizzazione civile il cui compito principale è supportare i Paesi dell’Ue nella gestione delle frontiere. Non siamo un’organizzazione militare, quindi non possiamo svolgere compiti militari, come la scorta di navi per la protezione in mare. Inoltre, le navi che partecipano alle operazioni Frontex non sono equipaggiate per questo scopo». Lo ha spiegato un portavoce come risposta a una sessantina di eurodeputati di The Left, Greens, S&D e Non iscritti che avevano inviato una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per chiedere un intervento urgente di Frontex per la Global Flotilla. In questo momento le imbarcazioni hanno lasciato Creta in direzione Sud per evitare una tormenta: «abbiamo avuto un altro problema con una barca e abbiamo dovuto ricollocare circa 30 persone» ha spiegato un attivista della delegazione italiana che si trova a bordo.
La situazione è seria ma la missione prosegue. Tanto che ci sono altre barche a vela in partenza da Catania.
Una flotta con a bordo giornalisti internazionali e medici professionisti salperà il primo ottobre per Gaza. È stato annunciato in una conferenza stampa a Catania da Freedom Flotilla Coalition: «È un’iniziativa senza precedenti perché per due anni Israele ha negato a tutti i giornalisti stranieri di entrare a Gaza, creando uno dei blackout di stampa più severi nella storia recente. Le nostre sono azioni dirette e non violente. Le flotte cercano di fare il lavoro che i governi non hanno fatto. A tutti quelli che stanno guardando da casa diciamo: ’fate qualcosa di più’. Lo sapete che dovete». Il loro appello. La seconda flotta si chiama Thousand Madleens to Gaza. In tutto si tratta di una decina di barche, due al porticciolo di San Giovanni Li Cuti e le altre in rada. La flotta, spiegano gli organizzatori delle due nuove flottiglie, partirà per «sfidare il blocco illegale imposto da Israele a Gaza ed esporre i sistemi che rendono possibili i suoi crimini di guerra. Navigheremo perché le potenze mondiali consentono l’assedio illegale di Gaza da parte di Israele. Navigheremo per romperlo, per smascherare i sistemi che sostengono i crimini di guerra di Israele, e per affermare i diritti del popolo palestinese». Queste nuove missioni sono del tutto simboliche, perché le navi che stanno per arrivare a Gaza non aspetteranno le nuove flotte, come chiarito appunto dagli organizzatori. «Navighiamo al loro fianco ma non aspetteranno che ci uniamo a loro in mare». Insomma, proseguono i soliti toni da assemblea studentesca.
Intanto prosegue il pressing del presidente della Cei, il cardinal Matteo Zuppi, affinché la Flotilla accetti la mediazione che vorrebbe far convergere le imbarcazioni della Global Sumud su Cipro dove il Patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa le accoglierebbe come garante. Si spinge per l’attivazione del Corridor for Gaza Amalthea, un sistema di aiuti che nasce da un accordo tra Cipro, Israele, Emirati Arabi, Unione europea, Stati Uniti e Unops (Onu). È un corridoio «collaudato, sicuro» spiegano fonti vicine alla mediazione, la cui attivazione potrebbe innanzitutto garantire l’incolumità degli attivisti, quindi assicurare l’arrivo gli aiuti alla popolazione e rassicurare anche Israele, che teme un accordo sottobanco della Flotilla con Hamas. «L’oggettiva preoccupazione» dicono le fonti coinvolte nella mediazione, è per l’incolumità dei membri dell’equipaggio, Israele venendo a contatto con loro potrebbe tentare un blitz per prendere il comando delle imbarcazioni magari senza «sparare» ma con azioni di dissuasione.
Il ministero della Difesa israeliano avrebbe inoltre trasmesso a quello italiano, affinché la facesse arrivare al coordinamento della missione, una proposta per far sbarcare gli aiuti umanitari in un porto israeliano. Difficile tuttavia che gli attivisti accettino, sancendo anche simbolicamente l’ineludibilità di un passaggio con le autorità israeliane per aiutare Gaza.
È una Schlein di flotta e di governo. Sta con gli attivisti e pure col Colle
«Noi proseguiamo»: così il deputato del Pd Arturo Scotto confermava anche ieri alla Verità che i parlamentari del Pd (lui e l’eurodeputata Annalisa Corrado) così come il senatore del M5s Marco Croatti (lo confermano alla Verità fonti pentastellate) e l’eurodeputata dei Verdi Benedetta Scuderi continueranno a partecipare alla missione della Flotilla, nonostante l’appello a tornarsene a casa che è stato loro rivolto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Appello, quello del Quirinale, che Elly Schlein commenta facendo esercizio di doroteismo dialettico: «Condividiamo le parole, l’appello del presidente Mattarella», dice la Schlein, «che ha riconosciuto l’alto valore umanitario di questa missione. Noi già nei giorni precedenti avevamo ringraziato il Patriarcato latino di Gerusalemme per la disponibilità a una mediazione che assicurasse l’obiettivo di portate gli aiuti a Gaza e abbiamo auspicato che questo canale rimanesse aperto e che proseguisse il dialogo con la Flotilla. Noi non siamo gli organizzatori. C’è un comitato organizzativo», aggiunge la leader dem, «e delegazioni da 44 Paesi, possiamo invitare a proseguire questo dialogo sulle strade aperte per assicurare che gli aiuti arrivino e che prosegua il dialogo anche con il Patriarcato latino. E ringraziamo i nostri deputati che stanno accompagnando questa missione facendo da scorta mediatica. Ricordiamo che chi sta violando ogni norma del diritto internazionale e umanitario è Netanyahu e che questi attivisti vanno protetti». Un segretario del Pd che non ascolta un appello di Mattarella (pur elogiandolo a parole) è un qualcosa che mai ci saremmo aspettati di vedere, ma la Schlein non ha molta scelta. Innanzitutto, non può assolutamente permettere che i due parlamentari dem scendano dalla barca e quelli di M5s e Avs restino a bordo: sarebbe uno smacco terrificante in termini politici ed elettorali. In secondo luogo, aspetta le elezioni nelle Marche di oggi e domani: con un cinismo politico sconcertante, il candidato del Pd alla presidenza della Regione, Matteo Ricci, è arrivato a dire che «si vota per le Marche e per la Palestina». Infine, Elly si gioca anche una partita interna ai dem, considerato che l’appello di Mattarella è stato subito accolto con entusiasmo dai vari Lorenzo Guerini, Graziano Delrio, Filippo Sensi, quella componente sedicente «riformista» (non si ricorda una sola riforma di costoro) che fa la guerra interna al movimentismo sinistroide della segretaria. Detto ciò, mantenere la posizione «sia con la Flotilla che con Mattarella» prendendo dall’appello del capo dello Stato solo le parole che servono politicamente, ovvero il riconoscimento del carattere umanitario della missione, ma ignorandone il succo, ovvero l’invito ai parlamentari a consegnare gli aiuti a Cipro e invertire la rotta, è possibile solo per qualche giorno, non certo a lungo, perché se accadesse il peggio la Schlein verrebbe accusata di aver forzato la mano anche di fronte al monito del Quirinale. È possibile che la Schlein confidi in una soluzione diplomatica complessiva, in una mediazione accettata da tutta la missione. Non a caso lo stesso Scotto, nel pomeriggio, declina in maniera più articolata il ragionamento, non escludendo la consegna degli aiuti in sicurezza e un sereno ritorno a casa: «Escludo che ci siano mediazioni da parte del governo», dice Scotto all’Adnkronos, «piuttosto si tratta di un lavoro che stanno facendo le dirigenze della Flotilla con interlocutori diversi. Penso che non bisogna escludere nulla in questo momento, proprio perché le discussioni sono in corso. L’obiettivo della missione è l’apertura di un canale umanitario permanente, quindi ci aspettiamo che l’Unione Europea si muova in questo senso», aggiunge Scotto, «che metta in atto il diritto internazionale e che faccia pressione su Netanyahu per interrompere il blocco navale. Bisogna che l’Europa prenda una posizione netta».Non siamo quindi di fronte a un atto di generoso eroismo, all’insegna dell’eterno motto «navigare necesse est, vivere non necesse» (navigare è necessario, vivere non è necessario), scandito da Pompeo ai soldati che durante una tempesta non volevano affrontare il mare per trasportare a Roma il grano delle province, ma alla necessità di salvare la faccia e pure la pelle. Si naviga a vista: anche Giuseppe Conte commenta gli ultimi sviluppi con grande cautela: «Il M5s», dice Conte, come riporta La Presse, «ha offerto da subito il sostegno morale a questa missione e qualsiasi decisione prenderanno noi saremo al loro fianco. Sin dall’inizio abbiamo riconosciuto l’alto valore morale di questa missione che vuole rompere metaforicamente e concretamente l’assedio su Gaza, un assedio illegittimo che sta producendo un genocidio. Ci sono dei parlamentari, c’è un nostro parlamentare, ma ha aderito come cittadino per rafforzare anche in qualche modo una presenza, dare la testimonianza sua personale di questa presenza». Se non fossimo in una situazione drammatica, immaginare che un senatore del M5s si sia imbarcato su una missione così pericolosa senza aver prima ragionato con i vertici del partito farebbe ridere.
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Altre barche si uniscono alla Flotilla, che rifiuta ogni soluzione diversa dalla prova di forza. Ma anche Frontex, tirata in ballo, avverte: «Non potremo difendervi».La leader del Pd fa un taglia e cuci delle parole di Mattarella, fingendo di sposarne il monito. La realtà è che non può far scendere i due dem imbarcati né accettare l’aiuto del governo. E alla fine spera nell’Ue.Lo speciale contiene due articoli.Ostinati. Un aggettivo che piace molto alla segretaria dem Elly Schlein e che ben si può attribuire ai partecipanti della Global Sumud Flotilla. Un’organizzazione cui fanno parte moltissime anime, ma solo quelle più estremiste sembrerebbero dettar legge. Sì perché a nulla sono serviti gli appelli alla responsabilità arrivati da quasi tutte le forze politiche e soprattutto dal capo dello Stato Sergio Mattarella, loro non hanno nessuna intenzione di mollare. Si dirigono, ostinatamente appunto, verso la costa della Striscia di Gaza. Obiettivo: «violare il blocco».«Nonostante i sabotaggi la missione continua. L’attenzione deve essere rivolta a Gaza, dove solo all’alba di oggi sono state uccise altre 44 persone». Così la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla sottolineando che la componente italiana è ancora presente sulle barche. «La delegazione italiana presente a bordo è composta da circa 50 persone di cui circa 40 sono rimaste a bordo e le rimanenti hanno legittimamente deciso di tornare in Italia per proseguire l’attività insieme all’equipaggio di terra. Tra di loro la portavoce Maria Elena Delia, come è stato già comunicato». Delia che ieri ha anche intrattenuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «La missione non è fine a se stessa», spiegano da Arci, presente nella missione con la barca Karma, «il vero obiettivo è rompere l’assedio e fermare il genocidio in corso». Intanto anche Frontex ha avvertito gli attivisti di non poter fare nulla in caso di attacchi: «Frontex è un’organizzazione civile il cui compito principale è supportare i Paesi dell’Ue nella gestione delle frontiere. Non siamo un’organizzazione militare, quindi non possiamo svolgere compiti militari, come la scorta di navi per la protezione in mare. Inoltre, le navi che partecipano alle operazioni Frontex non sono equipaggiate per questo scopo». Lo ha spiegato un portavoce come risposta a una sessantina di eurodeputati di The Left, Greens, S&D e Non iscritti che avevano inviato una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per chiedere un intervento urgente di Frontex per la Global Flotilla. In questo momento le imbarcazioni hanno lasciato Creta in direzione Sud per evitare una tormenta: «abbiamo avuto un altro problema con una barca e abbiamo dovuto ricollocare circa 30 persone» ha spiegato un attivista della delegazione italiana che si trova a bordo.La situazione è seria ma la missione prosegue. Tanto che ci sono altre barche a vela in partenza da Catania. Una flotta con a bordo giornalisti internazionali e medici professionisti salperà il primo ottobre per Gaza. È stato annunciato in una conferenza stampa a Catania da Freedom Flotilla Coalition: «È un’iniziativa senza precedenti perché per due anni Israele ha negato a tutti i giornalisti stranieri di entrare a Gaza, creando uno dei blackout di stampa più severi nella storia recente. Le nostre sono azioni dirette e non violente. Le flotte cercano di fare il lavoro che i governi non hanno fatto. A tutti quelli che stanno guardando da casa diciamo: ’fate qualcosa di più’. Lo sapete che dovete». Il loro appello. La seconda flotta si chiama Thousand Madleens to Gaza. In tutto si tratta di una decina di barche, due al porticciolo di San Giovanni Li Cuti e le altre in rada. La flotta, spiegano gli organizzatori delle due nuove flottiglie, partirà per «sfidare il blocco illegale imposto da Israele a Gaza ed esporre i sistemi che rendono possibili i suoi crimini di guerra. Navigheremo perché le potenze mondiali consentono l’assedio illegale di Gaza da parte di Israele. Navigheremo per romperlo, per smascherare i sistemi che sostengono i crimini di guerra di Israele, e per affermare i diritti del popolo palestinese». Queste nuove missioni sono del tutto simboliche, perché le navi che stanno per arrivare a Gaza non aspetteranno le nuove flotte, come chiarito appunto dagli organizzatori. «Navighiamo al loro fianco ma non aspetteranno che ci uniamo a loro in mare». Insomma, proseguono i soliti toni da assemblea studentesca.Intanto prosegue il pressing del presidente della Cei, il cardinal Matteo Zuppi, affinché la Flotilla accetti la mediazione che vorrebbe far convergere le imbarcazioni della Global Sumud su Cipro dove il Patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa le accoglierebbe come garante. Si spinge per l’attivazione del Corridor for Gaza Amalthea, un sistema di aiuti che nasce da un accordo tra Cipro, Israele, Emirati Arabi, Unione europea, Stati Uniti e Unops (Onu). È un corridoio «collaudato, sicuro» spiegano fonti vicine alla mediazione, la cui attivazione potrebbe innanzitutto garantire l’incolumità degli attivisti, quindi assicurare l’arrivo gli aiuti alla popolazione e rassicurare anche Israele, che teme un accordo sottobanco della Flotilla con Hamas. «L’oggettiva preoccupazione» dicono le fonti coinvolte nella mediazione, è per l’incolumità dei membri dell’equipaggio, Israele venendo a contatto con loro potrebbe tentare un blitz per prendere il comando delle imbarcazioni magari senza «sparare» ma con azioni di dissuasione. Il ministero della Difesa israeliano avrebbe inoltre trasmesso a quello italiano, affinché la facesse arrivare al coordinamento della missione, una proposta per far sbarcare gli aiuti umanitari in un porto israeliano. Difficile tuttavia che gli attivisti accettino, sancendo anche simbolicamente l’ineludibilità di un passaggio con le autorità israeliane per aiutare Gaza.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/flotilla-forza-blocco-2674048240.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-una-schlein-di-flotta-e-di-governo-sta-con-gli-attivisti-e-pure-col-colle" data-post-id="2674048240" data-published-at="1759047327" data-use-pagination="False"> È una Schlein di flotta e di governo. Sta con gli attivisti e pure col Colle «Noi proseguiamo»: così il deputato del Pd Arturo Scotto confermava anche ieri alla Verità che i parlamentari del Pd (lui e l’eurodeputata Annalisa Corrado) così come il senatore del M5s Marco Croatti (lo confermano alla Verità fonti pentastellate) e l’eurodeputata dei Verdi Benedetta Scuderi continueranno a partecipare alla missione della Flotilla, nonostante l’appello a tornarsene a casa che è stato loro rivolto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Appello, quello del Quirinale, che Elly Schlein commenta facendo esercizio di doroteismo dialettico: «Condividiamo le parole, l’appello del presidente Mattarella», dice la Schlein, «che ha riconosciuto l’alto valore umanitario di questa missione. Noi già nei giorni precedenti avevamo ringraziato il Patriarcato latino di Gerusalemme per la disponibilità a una mediazione che assicurasse l’obiettivo di portate gli aiuti a Gaza e abbiamo auspicato che questo canale rimanesse aperto e che proseguisse il dialogo con la Flotilla. Noi non siamo gli organizzatori. C’è un comitato organizzativo», aggiunge la leader dem, «e delegazioni da 44 Paesi, possiamo invitare a proseguire questo dialogo sulle strade aperte per assicurare che gli aiuti arrivino e che prosegua il dialogo anche con il Patriarcato latino. E ringraziamo i nostri deputati che stanno accompagnando questa missione facendo da scorta mediatica. Ricordiamo che chi sta violando ogni norma del diritto internazionale e umanitario è Netanyahu e che questi attivisti vanno protetti». Un segretario del Pd che non ascolta un appello di Mattarella (pur elogiandolo a parole) è un qualcosa che mai ci saremmo aspettati di vedere, ma la Schlein non ha molta scelta. Innanzitutto, non può assolutamente permettere che i due parlamentari dem scendano dalla barca e quelli di M5s e Avs restino a bordo: sarebbe uno smacco terrificante in termini politici ed elettorali. In secondo luogo, aspetta le elezioni nelle Marche di oggi e domani: con un cinismo politico sconcertante, il candidato del Pd alla presidenza della Regione, Matteo Ricci, è arrivato a dire che «si vota per le Marche e per la Palestina». Infine, Elly si gioca anche una partita interna ai dem, considerato che l’appello di Mattarella è stato subito accolto con entusiasmo dai vari Lorenzo Guerini, Graziano Delrio, Filippo Sensi, quella componente sedicente «riformista» (non si ricorda una sola riforma di costoro) che fa la guerra interna al movimentismo sinistroide della segretaria. Detto ciò, mantenere la posizione «sia con la Flotilla che con Mattarella» prendendo dall’appello del capo dello Stato solo le parole che servono politicamente, ovvero il riconoscimento del carattere umanitario della missione, ma ignorandone il succo, ovvero l’invito ai parlamentari a consegnare gli aiuti a Cipro e invertire la rotta, è possibile solo per qualche giorno, non certo a lungo, perché se accadesse il peggio la Schlein verrebbe accusata di aver forzato la mano anche di fronte al monito del Quirinale. È possibile che la Schlein confidi in una soluzione diplomatica complessiva, in una mediazione accettata da tutta la missione. Non a caso lo stesso Scotto, nel pomeriggio, declina in maniera più articolata il ragionamento, non escludendo la consegna degli aiuti in sicurezza e un sereno ritorno a casa: «Escludo che ci siano mediazioni da parte del governo», dice Scotto all’Adnkronos, «piuttosto si tratta di un lavoro che stanno facendo le dirigenze della Flotilla con interlocutori diversi. Penso che non bisogna escludere nulla in questo momento, proprio perché le discussioni sono in corso. L’obiettivo della missione è l’apertura di un canale umanitario permanente, quindi ci aspettiamo che l’Unione Europea si muova in questo senso», aggiunge Scotto, «che metta in atto il diritto internazionale e che faccia pressione su Netanyahu per interrompere il blocco navale. Bisogna che l’Europa prenda una posizione netta».Non siamo quindi di fronte a un atto di generoso eroismo, all’insegna dell’eterno motto «navigare necesse est, vivere non necesse» (navigare è necessario, vivere non è necessario), scandito da Pompeo ai soldati che durante una tempesta non volevano affrontare il mare per trasportare a Roma il grano delle province, ma alla necessità di salvare la faccia e pure la pelle. Si naviga a vista: anche Giuseppe Conte commenta gli ultimi sviluppi con grande cautela: «Il M5s», dice Conte, come riporta La Presse, «ha offerto da subito il sostegno morale a questa missione e qualsiasi decisione prenderanno noi saremo al loro fianco. Sin dall’inizio abbiamo riconosciuto l’alto valore morale di questa missione che vuole rompere metaforicamente e concretamente l’assedio su Gaza, un assedio illegittimo che sta producendo un genocidio. Ci sono dei parlamentari, c’è un nostro parlamentare, ma ha aderito come cittadino per rafforzare anche in qualche modo una presenza, dare la testimonianza sua personale di questa presenza». Se non fossimo in una situazione drammatica, immaginare che un senatore del M5s si sia imbarcato su una missione così pericolosa senza aver prima ragionato con i vertici del partito farebbe ridere.
Il pianista Maurizio Baglini e la violoncellista Silvia Chiesa, che insieme formano un duo nella musica classica come nella vita, presentano la loro idea per abbattere la barriera tra artisti e pubblico. E ci regalano una meravigliosa pagina di Rachmaninoff.
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L’incubo è diventato realtà: benzina e gasolio a 2 euro e il rischio che se il conflitto dovesse continuare per altri 60 giorni possano arrivare fino a 2,5-3 euro come ha ipotizzato il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli.
Sono quotazioni ingiustificate poiché non esiste oggi in Italia una situazione di emergenza nelle forniture di petrolio o di combustibili fossili tale da giustificare rincari così rapidi e pesanti nei distributori. Eppure i cittadini stanno pagando oltre 1,70 euro al litro per la benzina e oltre 1,80 euro al litro per il gasolio, con punte che superano i 2 euro, soprattutto lungo la rete autostradale, come denunciato dalle associazioni dei consumatori. Aumenti che in pochi giorni hanno registrato anche 10 centesimi al litro in più, scaricando immediatamente sui consumatori le oscillazioni dei mercati. L’attenzione è puntata alle prossime mosse del governo. Al momento è stato messo in campo Mister Prezzi, il Garante per la sorveglianza dei prezzi per individuare fenomeni di speculazione, ma per frenare la spirale rialzista ci vuole ben altro. Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, lancia messaggi rassicuranti. Su X scrive che «allo stato attuale, il prezzo medio dei carburanti è al di sotto dei 2 euro al litro, valori ben lontani dai picchi registrati nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ulteriori aumenti dipenderanno dall’evoluzione del conflitto». Intanto la Lega è al lavoro per preparare un «pacchetto energia» a favore di famiglie e imprese con una serie di emendamenti al decreto Bollette già in discussione, l’unico veicolo legislativo a disposizione per arginare possibili rincari. Tra le proposte anche di evitare la cessione di quote delle riserve energetiche. Il termine per presentare gli emendamenti è domani. Un’altra iniziativa, ventilata dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è la convocazione delle compagnie petrolifere per chiedere informazioni ufficiali e avere rassicurazioni sulle potenziali ricadute sui trasporti. La Lega fa anche pressing sulla Commissione europea affinché si muova in linea con la Casa Bianca. «Considerato che gli Usa hanno allentato le sanzioni sul petrolio russo, annunciando la possibilità di aprire ulteriormente in questa direzione - scrive la Lega su X - sarebbe opportuno che anche l’Unione europea avesse un atteggiamento simile nel nome del realismo».
Il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha detto che gli Stati Uniti potrebbero revocare le sanzioni su ulteriori forniture di petrolio russo. Secondo Bessent «ci sono centinaia di milioni di barili di greggio sanzionato in mare aperto e, in sostanza, revocando le sanzioni, il Tesoro può creare offerta». Novità dovrebbero arrivare dal vertice del Consiglio europeo previsto per il 18-19 marzo al quale il premier Giorgia Meloni porterà la richiesta di sospendere il meccanismo dell’Ets, il sistema di scambio di quote di emissione che produce un costo aggiuntivo per le imprese energivore. La riunione potrebbe esaminare anche la proposta di separare il prezzo dell’elettricità da quello del gas.
Le conseguenze degli aumenti energetici sulle imprese, sono stati valutati dalla Cgia di Mestre che prospetta un maggior costo di 10 miliardi nel 2026. Se le attuali tensioni dovessero tradursi in rincari strutturali dei costi energetici, le aziende italiane potrebbero trovarsi a pagare quest’anno 7,2 miliardi di euro in più per l’elettricità e altri 2,6 miliardi per il gas. Secondo un’analisi di Confartigianato, il conflitto espone a rischi 27,8 miliardi di euro di export manifatturiero italiano verso i mercati mediorientali e 15,9 miliardi di import di beni energetici, con possibili ripercussioni sulla crescita e sugli investimenti delle imprese.
Il M5s e il Pd propongono un meccanismo di accise mobili. «Quando il prezzo dei carburanti sale troppo, lo Stato riduce automaticamente le accise per abbassare il costo alla pompa. In altre parole, si restituisce ai cittadini quell’extragettito Iva che lo Stato incassa proprio a causa dell’aumento dei prezzi» afferma Chiara Appendino del M5s, ribadendo che su questo è d’accordo anche la segretaria del Pd, Elly Schlein.
«La proposta di Schlein sui carburanti? «È una norma che abbiamo introdotto noi già dal 2023, vedremo di adattarla», ha replicato Giorgetti, «Se ci sono margini? Li troveremo», ha aggiunto. Intenzione confermata dal premier Giorgia Meloni: «Siamo anche al lavoro per mitigare il più possibile le conseguenze del conflitto per i cittadini e la nostra nazione. In particolare, sulla benzina, stiamo valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile. Il meccanismo, la cui attivazione viene chiesta anche da parte di alcuni partiti dell’opposizione, consente di utilizzare la parte di maggiore Iva che arriva dall’aumento dei prezzi, per la riduzione delle accise. È lo strumento della sterilizzazione che avevamo scritto nel programma di governo e la sua attivazione è allo studio già da qualche giorno da parte del Mef».
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