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2023-04-05
Tappeto rosso Nato alla Finlandia. Mosca già minaccia: «Pronte ritorsioni»
La bandiera finlandese issata nel quartier generale Nato a Bruxelles (Ansa)
«Da oggi 31 bandiere sventolano insieme al quartier generale della Nato, come simbolo di unità e solidarietà. Sono molto orgoglioso di dare il benvenuto alla Finlandia e spero di farlo il prima possibile con la Svezia. Mostriamo al mondo che Vladimir Putin ha fallito, l’intimidazione non funziona, ha ottenuto il contrario di quello che voleva». Ha celebrato così l’ingresso della Finlandia il capo della Nato Jens Stoltenberg che poi ha colto l’occasione per ricordare come funzioni l’Alleanza Atlantica. «Da adesso l’articolo 5 del trattato della Nato», che assicura la difesa di ogni alleato in caso di attacco da parte di un altro Stato, sarà applicato anche ad Helsinki, che così otterrà «una garanzia di sicurezza di ferro».
L’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica «è l’unica cosa per cui possiamo ringraziare Vladimir Putin», dice il segretario di Stato Usa Antony Blinken, arrivando nella sede della Nato, a Bruxelles.
Il presidente Usa Joe Biden, che ha anche invitato la Turchia e l’Ungheria a unirsi al resto della Nato «senza indugio» nel ratificare l’ingresso della Svezia nell’Alleanza, ha detto: «Insieme, rafforzati continueremo a preservare la sicurezza transatlantica, a difendere ogni centimetro del territorio della Nato».
Inevitabilmente dura la reazione della Russia. Mosca adotterà misure di ritorsione in relazione all’ingresso della Finlandia nella Nato. Lo ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota. «La Federazione russa sarà costretta ad adottare misure di ritorsione, sia tecnico-militari che di altro tipo, al fine di fermare le minacce alla nostra sicurezza nazionale derivanti dall’ingresso della Finlandia nella Nato», hanno spiegato. Dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono invece arrivate «sincere congratulazioni alla Finlandia e al presidente Sauli Niinisto per l’adesione alla Nato nel 74° anniversario della sua fondazione. In mezzo all’aggressione russa, l’Alleanza è diventata l’unica effettiva garanzia di sicurezza nella regione. Ci aspettiamo che il summit della Nato di Vilnius avvicini l’Ucraina al nostro obiettivo euro-atlantico».
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha sollevato il tema della paura e insiste sulla pace: «Una nazione che ha sempre voluto mantenere l’autonomia, senza schierarsi, ha sentito la necessità di entrare nella Nato, improvvisamente, dopo decenni di terzietà. Questo significa che c’è un sentimento di paura. E l’unico modo per sconfiggere la paura è ostinarci nella ricerca della pace, che non significa tirarsi indietro dall’aiuto, ma significa non lasciare nulla di intentato». Crosetto inoltre si è mostrato scettico all’idea di portare al 2% del Pil le spese per la Difesa. «Tutti i governi sinora si erano espressi mantenendo l’impegno. L’unico che ha avuto il coraggio di dire ad un’assemblea della Nato che non era un impegno facile per motivi economici è stato il sottoscritto. Mi stupisce che tutti quelli dei governi precedenti che invece non hanno mai detto nulla adesso ci abbiano ripensato». L’invito era arrivato dal Segretario generale della Nato e ribadito anche ieri al suo arrivo al quartier generale: «Discuteremo su come investire di più nella difesa e mi aspetto che quando gli alleati si incontreranno al vertice di Vilnius (a luglio), concorderanno di avere una difesa più ambiziosa, considerando il 2% del Pil per la difesa non come un tetto ma come un base minima che dobbiamo spendere per la nostra sicurezza in un mondo più pericoloso».
E intanto continuano i vertici e gli incontri tra leader internazionali, il tema principale per tutti resta sempre la pace in Ucraina.
Da domani fino all’8 aprile il presidente francese Emmanuel Macron sarà in una visita ufficiale in Cina, prima una tappa a Pechino, poi la seconda a Canton. L’ultima volta che il capo dell’Eliseo si è recato in Cina era nel 2019 e cinque mesi fa ha avuto un colloquio con il suo omologo cinese Xi Jinping a margine del vertice G20 a Bali.
Secondo un consigliere dell’Eliseo, l’obiettivo del viaggio di Macron è quello di evitare che Pechino decida di fornire un sostegno militare alla Russia. Con lui ci sarà anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, a dimostrazione dell’importanza del momento e del tema.
Continua intanto la fuga di Artyom Uss, l’uomo d’affari russo evaso dagli arresti domiciliari a Milano, dove attendeva l’estradizione negli Stati Uniti. Adesso si troverebbe in Russia: lo ha detto lui stesso all’agenzia Ria Novosti. Mentre è arrivata l’incriminazione ufficiale per la ventiseienne russa Darya Trepova, accusata di essere l’esecutrice dell’attentato al bar di San Pietroburgo dove domenica scorsa è morto il blogger nazionalista Vladen Tatarsky. L’accusa è di attentato terroristico e trasporto illegale di esplosivi. La donna sarà difesa dallo stesso avvocato del reporter americano Evan Gershkovich, arrestato in Russia con l’accusa di spionaggio.
La tensione prosegue anche sul tema delle armi. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu ha detto che «sistemi missilistici Iskander, in grado di trasportare testate convenzionali e nucleari tattiche, sono stati trasferiti dalla Russia in Bielorussia». Notizia che invece il capo del consiglio per la sicurezza nazionale ucraina Oleksy Danilov ha definito un bluff. Gli Stati Uniti nelle stesse ore, annunciavano un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev da 2,6 miliardi di dollari.
Dal 2014 Kiev ha aumentato le spese militari del 72%
Il mercato della difesa non smette di crescere. La spesa globale per la difesa ha superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari nel 2021 (+0,7% sul 2020 e +12% sul 2012, in termini reali), raggiungendo il massimo storico di 2.113 miliardi (il 2,2% del Pil globale), pari a 5,8 miliardi al giorno.
In particolare, l’Ucraina ha aumentato le proprie spese del 72% dopo l’annessione della Crimea nel 2014 per rafforzare le difese contro la Russia. La spesa è poi scesa nel 2021, a 5,9 miliardi, pur rappresentando ancora il 3,2% del Pil del Paese. Un dato doppio rispetto all’1,6% del 2012.
È quanto emerge da uno studio di Mediobanca che ha preso in considerazione i conti annuali di oltre 240 multinazionali industriali mondiali suddivise per comparto. Dall’indagine si nota che tutti i settori hanno superato i livelli pre-pandemici, con l’eccezione dei produttori di aeromobili.
Proprio in tema di difesa, la Russia ha aumentato le proprie spese nel 2021 (66 miliardi di dollari l’anno) del 2,9% sul 2020 in termini reali (+6,8% nominale) in vista del conflitto con l’Ucraina. Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita per cui la spesa russa ha raggiunto il 4,1% del Pil 2021 (3,7% nel 2012). Inoltre, le entrate elevate di petrolio e gas hanno aiutato la Russia ad aumentare la propria spesa per la difesa nel 2021. Secondo lo studio, la spesa russa era diminuita tra il 2016 e il 2019 a causa dei bassi prezzi dell’energia combinati con le sanzioni in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014.
Ad eccezione delle spese legate al conflitto russo ucraino, Stati Uniti e Cina si confermano i «big spender» del settore della difesa. Il 37,9% fa capo allo Zio Sam (801 miliardi), seguiti da Cina con il 13,9% (293 miliardi), India (3,6%), Regno Unito (3,2%) e Russia (3,1%); l’Italia è undicesima con l’1,5% del totale mondo (32 miliardi di dollari, pari a 88 milioni al giorno).
La classifica cambia se si considera l’incidenza sul Prodotto interno lordo: primi posti per i Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, con la Russia in undicesima posizione (4,1%), gli Stati Uniti in quindicesima (3,5%), l’Ucraina in diciannovesima (3,2%), la Cina in sessantesima (1,7%) e l’Italia in settantaseiesima (1,5%, era 1,4% nel 2012 e 2,1% nel 1988). Come richiesto dalla Nato nel 2014, poi, l’Italia sta gradualmente innalzando la propria spesa nella difesa con l’obiettivo di raggiungere la soglia del 2% del Pil entro il 2028.
I cittadini che invece spendono maggiormente per la difesa del proprio Paese sono Qatar, Israele, Stati Uniti e Kuwait con più di 2.000 dollari a testa nel 2021; i 530 biglietti verdi a persona dell’Italia (pari a 1,5 dollari al giorno) rappresentano circa il doppio della media mondiale (268 dollari) e il 17% in più della Russia. La quota di spesa pubblica dedicata alla difesa è più elevata in Bielorussia, Qatar, Oman e Arabia Saudita con oltre il 20%, mentre l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica con il 2,6%, inferiore alla media mondiale del 6,2% che invece è superata da Russia (10,8%), Stati Uniti (8,3%) e Ucraina (7,8%).
Anche dando uno sguardo alle multinazionali del settore della difesa si nota che nel 2022 il giro d’affari aggregato dei trenta gruppi mondiali è stato di 432 miliardi di dollari. Il panorama è dominato dai player statunitensi con una quota del 74% del totale, seguiti dai gruppi europei con il 22% e da quelli asiatici con il 4%. Nel 2023 è atteso un ulteriore incremento dei ricavi del +6% sul 2022, per l’aumento dei budget nazionali in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche. Gli Stati Uniti, con i loro 15 «big», si aggiudicano il primato anche a livello numerico davanti alla Francia, distanziata con tre società; due gruppi ciascuno per Germania, Gran Bretagna, India e Italia che, con Fincantieri e Leonardo, conta per il 21% del giro d’affari europeo e per il 4,7% di quello mondiale.
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Helsinki è entrata nell’Alleanza. L'oligarca evaso, Artyom Uss, rispunta in Russia. Il Cremlino: «Missili Iskander in Bielorussia».Kiev: secondo Mediobanca, gli investimenti globali per la difesa hanno superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari nel 2021.Lo speciale contiene due articoli.«Da oggi 31 bandiere sventolano insieme al quartier generale della Nato, come simbolo di unità e solidarietà. Sono molto orgoglioso di dare il benvenuto alla Finlandia e spero di farlo il prima possibile con la Svezia. Mostriamo al mondo che Vladimir Putin ha fallito, l’intimidazione non funziona, ha ottenuto il contrario di quello che voleva». Ha celebrato così l’ingresso della Finlandia il capo della Nato Jens Stoltenberg che poi ha colto l’occasione per ricordare come funzioni l’Alleanza Atlantica. «Da adesso l’articolo 5 del trattato della Nato», che assicura la difesa di ogni alleato in caso di attacco da parte di un altro Stato, sarà applicato anche ad Helsinki, che così otterrà «una garanzia di sicurezza di ferro». L’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica «è l’unica cosa per cui possiamo ringraziare Vladimir Putin», dice il segretario di Stato Usa Antony Blinken, arrivando nella sede della Nato, a Bruxelles. Il presidente Usa Joe Biden, che ha anche invitato la Turchia e l’Ungheria a unirsi al resto della Nato «senza indugio» nel ratificare l’ingresso della Svezia nell’Alleanza, ha detto: «Insieme, rafforzati continueremo a preservare la sicurezza transatlantica, a difendere ogni centimetro del territorio della Nato».Inevitabilmente dura la reazione della Russia. Mosca adotterà misure di ritorsione in relazione all’ingresso della Finlandia nella Nato. Lo ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota. «La Federazione russa sarà costretta ad adottare misure di ritorsione, sia tecnico-militari che di altro tipo, al fine di fermare le minacce alla nostra sicurezza nazionale derivanti dall’ingresso della Finlandia nella Nato», hanno spiegato. Dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono invece arrivate «sincere congratulazioni alla Finlandia e al presidente Sauli Niinisto per l’adesione alla Nato nel 74° anniversario della sua fondazione. In mezzo all’aggressione russa, l’Alleanza è diventata l’unica effettiva garanzia di sicurezza nella regione. Ci aspettiamo che il summit della Nato di Vilnius avvicini l’Ucraina al nostro obiettivo euro-atlantico». Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha sollevato il tema della paura e insiste sulla pace: «Una nazione che ha sempre voluto mantenere l’autonomia, senza schierarsi, ha sentito la necessità di entrare nella Nato, improvvisamente, dopo decenni di terzietà. Questo significa che c’è un sentimento di paura. E l’unico modo per sconfiggere la paura è ostinarci nella ricerca della pace, che non significa tirarsi indietro dall’aiuto, ma significa non lasciare nulla di intentato». Crosetto inoltre si è mostrato scettico all’idea di portare al 2% del Pil le spese per la Difesa. «Tutti i governi sinora si erano espressi mantenendo l’impegno. L’unico che ha avuto il coraggio di dire ad un’assemblea della Nato che non era un impegno facile per motivi economici è stato il sottoscritto. Mi stupisce che tutti quelli dei governi precedenti che invece non hanno mai detto nulla adesso ci abbiano ripensato». L’invito era arrivato dal Segretario generale della Nato e ribadito anche ieri al suo arrivo al quartier generale: «Discuteremo su come investire di più nella difesa e mi aspetto che quando gli alleati si incontreranno al vertice di Vilnius (a luglio), concorderanno di avere una difesa più ambiziosa, considerando il 2% del Pil per la difesa non come un tetto ma come un base minima che dobbiamo spendere per la nostra sicurezza in un mondo più pericoloso». E intanto continuano i vertici e gli incontri tra leader internazionali, il tema principale per tutti resta sempre la pace in Ucraina. Da domani fino all’8 aprile il presidente francese Emmanuel Macron sarà in una visita ufficiale in Cina, prima una tappa a Pechino, poi la seconda a Canton. L’ultima volta che il capo dell’Eliseo si è recato in Cina era nel 2019 e cinque mesi fa ha avuto un colloquio con il suo omologo cinese Xi Jinping a margine del vertice G20 a Bali. Secondo un consigliere dell’Eliseo, l’obiettivo del viaggio di Macron è quello di evitare che Pechino decida di fornire un sostegno militare alla Russia. Con lui ci sarà anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, a dimostrazione dell’importanza del momento e del tema. Continua intanto la fuga di Artyom Uss, l’uomo d’affari russo evaso dagli arresti domiciliari a Milano, dove attendeva l’estradizione negli Stati Uniti. Adesso si troverebbe in Russia: lo ha detto lui stesso all’agenzia Ria Novosti. Mentre è arrivata l’incriminazione ufficiale per la ventiseienne russa Darya Trepova, accusata di essere l’esecutrice dell’attentato al bar di San Pietroburgo dove domenica scorsa è morto il blogger nazionalista Vladen Tatarsky. L’accusa è di attentato terroristico e trasporto illegale di esplosivi. La donna sarà difesa dallo stesso avvocato del reporter americano Evan Gershkovich, arrestato in Russia con l’accusa di spionaggio. La tensione prosegue anche sul tema delle armi. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu ha detto che «sistemi missilistici Iskander, in grado di trasportare testate convenzionali e nucleari tattiche, sono stati trasferiti dalla Russia in Bielorussia». Notizia che invece il capo del consiglio per la sicurezza nazionale ucraina Oleksy Danilov ha definito un bluff. Gli Stati Uniti nelle stesse ore, annunciavano un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev da 2,6 miliardi di dollari. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/finlandia-nato-2659739913.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dal-2014-kiev-ha-aumentato-le-spese-militari-del-72" data-post-id="2659739913" data-published-at="1680672321" data-use-pagination="False"> Dal 2014 Kiev ha aumentato le spese militari del 72% Il mercato della difesa non smette di crescere. 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Proprio in tema di difesa, la Russia ha aumentato le proprie spese nel 2021 (66 miliardi di dollari l’anno) del 2,9% sul 2020 in termini reali (+6,8% nominale) in vista del conflitto con l’Ucraina. Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita per cui la spesa russa ha raggiunto il 4,1% del Pil 2021 (3,7% nel 2012). Inoltre, le entrate elevate di petrolio e gas hanno aiutato la Russia ad aumentare la propria spesa per la difesa nel 2021. Secondo lo studio, la spesa russa era diminuita tra il 2016 e il 2019 a causa dei bassi prezzi dell’energia combinati con le sanzioni in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. Ad eccezione delle spese legate al conflitto russo ucraino, Stati Uniti e Cina si confermano i «big spender» del settore della difesa. Il 37,9% fa capo allo Zio Sam (801 miliardi), seguiti da Cina con il 13,9% (293 miliardi), India (3,6%), Regno Unito (3,2%) e Russia (3,1%); l’Italia è undicesima con l’1,5% del totale mondo (32 miliardi di dollari, pari a 88 milioni al giorno). La classifica cambia se si considera l’incidenza sul Prodotto interno lordo: primi posti per i Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, con la Russia in undicesima posizione (4,1%), gli Stati Uniti in quindicesima (3,5%), l’Ucraina in diciannovesima (3,2%), la Cina in sessantesima (1,7%) e l’Italia in settantaseiesima (1,5%, era 1,4% nel 2012 e 2,1% nel 1988). Come richiesto dalla Nato nel 2014, poi, l’Italia sta gradualmente innalzando la propria spesa nella difesa con l’obiettivo di raggiungere la soglia del 2% del Pil entro il 2028. I cittadini che invece spendono maggiormente per la difesa del proprio Paese sono Qatar, Israele, Stati Uniti e Kuwait con più di 2.000 dollari a testa nel 2021; i 530 biglietti verdi a persona dell’Italia (pari a 1,5 dollari al giorno) rappresentano circa il doppio della media mondiale (268 dollari) e il 17% in più della Russia. La quota di spesa pubblica dedicata alla difesa è più elevata in Bielorussia, Qatar, Oman e Arabia Saudita con oltre il 20%, mentre l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica con il 2,6%, inferiore alla media mondiale del 6,2% che invece è superata da Russia (10,8%), Stati Uniti (8,3%) e Ucraina (7,8%). Anche dando uno sguardo alle multinazionali del settore della difesa si nota che nel 2022 il giro d’affari aggregato dei trenta gruppi mondiali è stato di 432 miliardi di dollari. Il panorama è dominato dai player statunitensi con una quota del 74% del totale, seguiti dai gruppi europei con il 22% e da quelli asiatici con il 4%. Nel 2023 è atteso un ulteriore incremento dei ricavi del +6% sul 2022, per l’aumento dei budget nazionali in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche. Gli Stati Uniti, con i loro 15 «big», si aggiudicano il primato anche a livello numerico davanti alla Francia, distanziata con tre società; due gruppi ciascuno per Germania, Gran Bretagna, India e Italia che, con Fincantieri e Leonardo, conta per il 21% del giro d’affari europeo e per il 4,7% di quello mondiale.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti
Nessun attrito con il ministro della Difesa Guido Crosetto sul tema dei fondi per il comparto militare. Lo ha chiarito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti intervenendo al «Giorno della Verità», rispondendo a una domanda sulle presunte tensioni interne al governo.
«Il mestiere del ministro dell’Economia è vedere che tutti i ministri, legittimamente, chiedono stanziamenti e finanziamenti, e chi deve quadrare il bilancio deve utilizzare in modo saggio e opportuno le risorse», ha spiegato Giorgetti, sottolineando come non vi sia «nessun conflitto in particolare».
Nel suo intervento il titolare del Mef ha richiamato anche il contesto internazionale e gli impegni dell’Italia, che hanno inciso sulle scelte di bilancio e sul confronto con le istituzioni europee. In questo quadro, ha ricordato, si è sviluppato un negoziato con la Commissione Ue, che avrebbe recepito le richieste italiane legate alla gestione della spesa e alla considerazione di alcuni capitoli come parte del più ampio concetto di sicurezza nazionale.
Giorgetti ha insistito sulla necessità di una gestione «saggia» delle risorse pubbliche, soprattutto in una fase in cui le richieste di spesa aumentano in diversi settori e i margini di bilancio restano limitati.
Ampio spazio anche al tema dei conti pubblici e del debito, con riferimento alle dinamiche legate alle revisioni statistiche e agli effetti delle politiche fiscali adottate negli ultimi anni. Il ministro ha ricordato come alcuni dati siano ancora provvisori e soggetti a revisione da parte di Istat ed Eurostat, con una definizione attesa nei prossimi mesi.
Nel corso del dialogo è emersa anche la questione del Superbonus, richiamato da Giorgetti come esempio di misura che ha avuto un impatto rilevante sui conti pubblici e che ha richiesto successivi interventi correttivi. Una scelta che, nelle sue parole, si inserisce nel contesto delle decisioni prese in fase emergenziale e poi ritarate dai governi successivi.
Più in generale, il ministro ha ribadito l’esigenza di tenere insieme crescita, sostenibilità del debito e rispetto dei vincoli europei, in un quadro che resta complesso e condizionato da variabili economiche e geopolitiche. Le previsioni, ha osservato, dipendono infatti da molteplici fattori e possono cambiare in base all’evoluzione dello scenario internazionale.
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Guido Crosetto e Maurizio Belpietro
,Il ministro della Difesa Guido Crosetto intervistato dal direttore Maurizio Belpietro al Giorno della Verità spiega: «Nessun problema con Giorgetti, mai litigato con lui fondi per la Difesa».
Per gli Usa non esiste alcuna ragione per lamentarsi dell'Italia. Il ministro della Difesa liquida così la questione Roma Washington e la presunta rottura dei rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump dovuta alla famosa telefonata sfogo del presidente degli Stati Uniti. Crosetto, incalzato dal direttore Belpietro, ha riconosciuto che esiste da parte degli Stati Uniti un malessere dovuto al fatto che l'Europa negli ultimi anni ha speso troppo poco per la Difesa. Un argomento che però «aveva già sollevato Obama prima e Biden poi, prima di lui». Crosetto ha spiegato che non esiste l'impegno di portare le spese per la difesa al 3,5% e che «il 5 comprende la parte di sicurezza, quindi le forze di polizia. Un impegno fatto al 2035. L'impegno che esiste è preso dal Parlamento: un aumento dello 0,15 ogni anno». E «quest'anno non c'è stato», ha riconosciuto il ministro, spiegando: mi è chiaro: «non siamo usciti dalla procedura di infrazione». Crosetto ha però detto di aspettarsi che nella finanziaria del prossimo anno «l'impegno che ci siamo presi, che ripeto non è il 3,5, ma è lo 0,15 per anno, sarà portato avanti. Il ministro si è detto convinto che «Giorgetti è assolutamente consapevole di questa cosa».
In questa occasione a Belpietro spiega che con Giorgetti non c'è alcun tipo di discussione e non c'è mai stata. «So che Giancarlo (Giorgetti, ndr) sa perfettamente quali sarebbero le cose che io vorrei. Io so perfettamente quali sono le cose che lui può fare e i tempi con cui può farle, per cui è impossibile che noi litighiamo» ma «sul Safe dipende dalla possibilità che lui ha». Poi si chiede: «I paesi del nord e est Europa sono spaventati da Putin, non so se a torto o a ragione, ma stanno spendendo in difesa più di chiunque altro. Putin arriverà a 2,4 milioni di soldati. Qualcuno mi deve spiegare a cosa servono visto che sono troppi anche per l'Ucraina».
Per Crosetto le crisi e le guerre sono dovute alla «sfida degli Usa con la Cina, iniziata 15-20 anni che sta arrivando a un punto di rottura". D'altro canto la guerra ha cambiato faccia e questa sfida «sarà sempre di più sull'intelligenza artificiale, chi arriva prima, sulla quantistica, sul computer quantistico, sullo spazio», ha detto Crosetto, osservando che la Cina ha «un'unica regia e un unico attore che è lo Stato", con una strategia centrale e investimenti massicci. Gli Stati uniti, al contrario, stanno fondando una parte della propria risposta su grandi multinazionali tecnologiche, alcune delle quali hanno ormai capacità superiori a quelle degli Stati. «Perché è la prima volta nella storia dell'umanità che ci sono aziende private che dispongono di strumenti tecnologici superiori a quelli di cui dispongono gli Stati» ha precisato Crosetto, riferendosi a Space X di Elon Musk. Per Crosetto il nodo per Trump resta Israele, perché «la capacità militare di Israele non può reggere senza l'aiuto degli Usa. Israele è ossessionato dall'eliminazione di Hezbollah in Libano. Ma eliminare Hezbollah significa eliminare il Libano. Quindi non è possibile».
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