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2023-04-05
Tappeto rosso Nato alla Finlandia. Mosca già minaccia: «Pronte ritorsioni»
La bandiera finlandese issata nel quartier generale Nato a Bruxelles (Ansa)
«Da oggi 31 bandiere sventolano insieme al quartier generale della Nato, come simbolo di unità e solidarietà. Sono molto orgoglioso di dare il benvenuto alla Finlandia e spero di farlo il prima possibile con la Svezia. Mostriamo al mondo che Vladimir Putin ha fallito, l’intimidazione non funziona, ha ottenuto il contrario di quello che voleva». Ha celebrato così l’ingresso della Finlandia il capo della Nato Jens Stoltenberg che poi ha colto l’occasione per ricordare come funzioni l’Alleanza Atlantica. «Da adesso l’articolo 5 del trattato della Nato», che assicura la difesa di ogni alleato in caso di attacco da parte di un altro Stato, sarà applicato anche ad Helsinki, che così otterrà «una garanzia di sicurezza di ferro».
L’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica «è l’unica cosa per cui possiamo ringraziare Vladimir Putin», dice il segretario di Stato Usa Antony Blinken, arrivando nella sede della Nato, a Bruxelles.
Il presidente Usa Joe Biden, che ha anche invitato la Turchia e l’Ungheria a unirsi al resto della Nato «senza indugio» nel ratificare l’ingresso della Svezia nell’Alleanza, ha detto: «Insieme, rafforzati continueremo a preservare la sicurezza transatlantica, a difendere ogni centimetro del territorio della Nato».
Inevitabilmente dura la reazione della Russia. Mosca adotterà misure di ritorsione in relazione all’ingresso della Finlandia nella Nato. Lo ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota. «La Federazione russa sarà costretta ad adottare misure di ritorsione, sia tecnico-militari che di altro tipo, al fine di fermare le minacce alla nostra sicurezza nazionale derivanti dall’ingresso della Finlandia nella Nato», hanno spiegato. Dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono invece arrivate «sincere congratulazioni alla Finlandia e al presidente Sauli Niinisto per l’adesione alla Nato nel 74° anniversario della sua fondazione. In mezzo all’aggressione russa, l’Alleanza è diventata l’unica effettiva garanzia di sicurezza nella regione. Ci aspettiamo che il summit della Nato di Vilnius avvicini l’Ucraina al nostro obiettivo euro-atlantico».
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha sollevato il tema della paura e insiste sulla pace: «Una nazione che ha sempre voluto mantenere l’autonomia, senza schierarsi, ha sentito la necessità di entrare nella Nato, improvvisamente, dopo decenni di terzietà. Questo significa che c’è un sentimento di paura. E l’unico modo per sconfiggere la paura è ostinarci nella ricerca della pace, che non significa tirarsi indietro dall’aiuto, ma significa non lasciare nulla di intentato». Crosetto inoltre si è mostrato scettico all’idea di portare al 2% del Pil le spese per la Difesa. «Tutti i governi sinora si erano espressi mantenendo l’impegno. L’unico che ha avuto il coraggio di dire ad un’assemblea della Nato che non era un impegno facile per motivi economici è stato il sottoscritto. Mi stupisce che tutti quelli dei governi precedenti che invece non hanno mai detto nulla adesso ci abbiano ripensato». L’invito era arrivato dal Segretario generale della Nato e ribadito anche ieri al suo arrivo al quartier generale: «Discuteremo su come investire di più nella difesa e mi aspetto che quando gli alleati si incontreranno al vertice di Vilnius (a luglio), concorderanno di avere una difesa più ambiziosa, considerando il 2% del Pil per la difesa non come un tetto ma come un base minima che dobbiamo spendere per la nostra sicurezza in un mondo più pericoloso».
E intanto continuano i vertici e gli incontri tra leader internazionali, il tema principale per tutti resta sempre la pace in Ucraina.
Da domani fino all’8 aprile il presidente francese Emmanuel Macron sarà in una visita ufficiale in Cina, prima una tappa a Pechino, poi la seconda a Canton. L’ultima volta che il capo dell’Eliseo si è recato in Cina era nel 2019 e cinque mesi fa ha avuto un colloquio con il suo omologo cinese Xi Jinping a margine del vertice G20 a Bali.
Secondo un consigliere dell’Eliseo, l’obiettivo del viaggio di Macron è quello di evitare che Pechino decida di fornire un sostegno militare alla Russia. Con lui ci sarà anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, a dimostrazione dell’importanza del momento e del tema.
Continua intanto la fuga di Artyom Uss, l’uomo d’affari russo evaso dagli arresti domiciliari a Milano, dove attendeva l’estradizione negli Stati Uniti. Adesso si troverebbe in Russia: lo ha detto lui stesso all’agenzia Ria Novosti. Mentre è arrivata l’incriminazione ufficiale per la ventiseienne russa Darya Trepova, accusata di essere l’esecutrice dell’attentato al bar di San Pietroburgo dove domenica scorsa è morto il blogger nazionalista Vladen Tatarsky. L’accusa è di attentato terroristico e trasporto illegale di esplosivi. La donna sarà difesa dallo stesso avvocato del reporter americano Evan Gershkovich, arrestato in Russia con l’accusa di spionaggio.
La tensione prosegue anche sul tema delle armi. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu ha detto che «sistemi missilistici Iskander, in grado di trasportare testate convenzionali e nucleari tattiche, sono stati trasferiti dalla Russia in Bielorussia». Notizia che invece il capo del consiglio per la sicurezza nazionale ucraina Oleksy Danilov ha definito un bluff. Gli Stati Uniti nelle stesse ore, annunciavano un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev da 2,6 miliardi di dollari.
Dal 2014 Kiev ha aumentato le spese militari del 72%
Il mercato della difesa non smette di crescere. La spesa globale per la difesa ha superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari nel 2021 (+0,7% sul 2020 e +12% sul 2012, in termini reali), raggiungendo il massimo storico di 2.113 miliardi (il 2,2% del Pil globale), pari a 5,8 miliardi al giorno.
In particolare, l’Ucraina ha aumentato le proprie spese del 72% dopo l’annessione della Crimea nel 2014 per rafforzare le difese contro la Russia. La spesa è poi scesa nel 2021, a 5,9 miliardi, pur rappresentando ancora il 3,2% del Pil del Paese. Un dato doppio rispetto all’1,6% del 2012.
È quanto emerge da uno studio di Mediobanca che ha preso in considerazione i conti annuali di oltre 240 multinazionali industriali mondiali suddivise per comparto. Dall’indagine si nota che tutti i settori hanno superato i livelli pre-pandemici, con l’eccezione dei produttori di aeromobili.
Proprio in tema di difesa, la Russia ha aumentato le proprie spese nel 2021 (66 miliardi di dollari l’anno) del 2,9% sul 2020 in termini reali (+6,8% nominale) in vista del conflitto con l’Ucraina. Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita per cui la spesa russa ha raggiunto il 4,1% del Pil 2021 (3,7% nel 2012). Inoltre, le entrate elevate di petrolio e gas hanno aiutato la Russia ad aumentare la propria spesa per la difesa nel 2021. Secondo lo studio, la spesa russa era diminuita tra il 2016 e il 2019 a causa dei bassi prezzi dell’energia combinati con le sanzioni in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014.
Ad eccezione delle spese legate al conflitto russo ucraino, Stati Uniti e Cina si confermano i «big spender» del settore della difesa. Il 37,9% fa capo allo Zio Sam (801 miliardi), seguiti da Cina con il 13,9% (293 miliardi), India (3,6%), Regno Unito (3,2%) e Russia (3,1%); l’Italia è undicesima con l’1,5% del totale mondo (32 miliardi di dollari, pari a 88 milioni al giorno).
La classifica cambia se si considera l’incidenza sul Prodotto interno lordo: primi posti per i Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, con la Russia in undicesima posizione (4,1%), gli Stati Uniti in quindicesima (3,5%), l’Ucraina in diciannovesima (3,2%), la Cina in sessantesima (1,7%) e l’Italia in settantaseiesima (1,5%, era 1,4% nel 2012 e 2,1% nel 1988). Come richiesto dalla Nato nel 2014, poi, l’Italia sta gradualmente innalzando la propria spesa nella difesa con l’obiettivo di raggiungere la soglia del 2% del Pil entro il 2028.
I cittadini che invece spendono maggiormente per la difesa del proprio Paese sono Qatar, Israele, Stati Uniti e Kuwait con più di 2.000 dollari a testa nel 2021; i 530 biglietti verdi a persona dell’Italia (pari a 1,5 dollari al giorno) rappresentano circa il doppio della media mondiale (268 dollari) e il 17% in più della Russia. La quota di spesa pubblica dedicata alla difesa è più elevata in Bielorussia, Qatar, Oman e Arabia Saudita con oltre il 20%, mentre l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica con il 2,6%, inferiore alla media mondiale del 6,2% che invece è superata da Russia (10,8%), Stati Uniti (8,3%) e Ucraina (7,8%).
Anche dando uno sguardo alle multinazionali del settore della difesa si nota che nel 2022 il giro d’affari aggregato dei trenta gruppi mondiali è stato di 432 miliardi di dollari. Il panorama è dominato dai player statunitensi con una quota del 74% del totale, seguiti dai gruppi europei con il 22% e da quelli asiatici con il 4%. Nel 2023 è atteso un ulteriore incremento dei ricavi del +6% sul 2022, per l’aumento dei budget nazionali in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche. Gli Stati Uniti, con i loro 15 «big», si aggiudicano il primato anche a livello numerico davanti alla Francia, distanziata con tre società; due gruppi ciascuno per Germania, Gran Bretagna, India e Italia che, con Fincantieri e Leonardo, conta per il 21% del giro d’affari europeo e per il 4,7% di quello mondiale.
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Helsinki è entrata nell’Alleanza. L'oligarca evaso, Artyom Uss, rispunta in Russia. Il Cremlino: «Missili Iskander in Bielorussia».Kiev: secondo Mediobanca, gli investimenti globali per la difesa hanno superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari nel 2021.Lo speciale contiene due articoli.«Da oggi 31 bandiere sventolano insieme al quartier generale della Nato, come simbolo di unità e solidarietà. Sono molto orgoglioso di dare il benvenuto alla Finlandia e spero di farlo il prima possibile con la Svezia. Mostriamo al mondo che Vladimir Putin ha fallito, l’intimidazione non funziona, ha ottenuto il contrario di quello che voleva». Ha celebrato così l’ingresso della Finlandia il capo della Nato Jens Stoltenberg che poi ha colto l’occasione per ricordare come funzioni l’Alleanza Atlantica. «Da adesso l’articolo 5 del trattato della Nato», che assicura la difesa di ogni alleato in caso di attacco da parte di un altro Stato, sarà applicato anche ad Helsinki, che così otterrà «una garanzia di sicurezza di ferro». L’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica «è l’unica cosa per cui possiamo ringraziare Vladimir Putin», dice il segretario di Stato Usa Antony Blinken, arrivando nella sede della Nato, a Bruxelles. Il presidente Usa Joe Biden, che ha anche invitato la Turchia e l’Ungheria a unirsi al resto della Nato «senza indugio» nel ratificare l’ingresso della Svezia nell’Alleanza, ha detto: «Insieme, rafforzati continueremo a preservare la sicurezza transatlantica, a difendere ogni centimetro del territorio della Nato».Inevitabilmente dura la reazione della Russia. Mosca adotterà misure di ritorsione in relazione all’ingresso della Finlandia nella Nato. Lo ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota. «La Federazione russa sarà costretta ad adottare misure di ritorsione, sia tecnico-militari che di altro tipo, al fine di fermare le minacce alla nostra sicurezza nazionale derivanti dall’ingresso della Finlandia nella Nato», hanno spiegato. Dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono invece arrivate «sincere congratulazioni alla Finlandia e al presidente Sauli Niinisto per l’adesione alla Nato nel 74° anniversario della sua fondazione. In mezzo all’aggressione russa, l’Alleanza è diventata l’unica effettiva garanzia di sicurezza nella regione. Ci aspettiamo che il summit della Nato di Vilnius avvicini l’Ucraina al nostro obiettivo euro-atlantico». Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha sollevato il tema della paura e insiste sulla pace: «Una nazione che ha sempre voluto mantenere l’autonomia, senza schierarsi, ha sentito la necessità di entrare nella Nato, improvvisamente, dopo decenni di terzietà. Questo significa che c’è un sentimento di paura. E l’unico modo per sconfiggere la paura è ostinarci nella ricerca della pace, che non significa tirarsi indietro dall’aiuto, ma significa non lasciare nulla di intentato». Crosetto inoltre si è mostrato scettico all’idea di portare al 2% del Pil le spese per la Difesa. «Tutti i governi sinora si erano espressi mantenendo l’impegno. L’unico che ha avuto il coraggio di dire ad un’assemblea della Nato che non era un impegno facile per motivi economici è stato il sottoscritto. Mi stupisce che tutti quelli dei governi precedenti che invece non hanno mai detto nulla adesso ci abbiano ripensato». L’invito era arrivato dal Segretario generale della Nato e ribadito anche ieri al suo arrivo al quartier generale: «Discuteremo su come investire di più nella difesa e mi aspetto che quando gli alleati si incontreranno al vertice di Vilnius (a luglio), concorderanno di avere una difesa più ambiziosa, considerando il 2% del Pil per la difesa non come un tetto ma come un base minima che dobbiamo spendere per la nostra sicurezza in un mondo più pericoloso». E intanto continuano i vertici e gli incontri tra leader internazionali, il tema principale per tutti resta sempre la pace in Ucraina. Da domani fino all’8 aprile il presidente francese Emmanuel Macron sarà in una visita ufficiale in Cina, prima una tappa a Pechino, poi la seconda a Canton. L’ultima volta che il capo dell’Eliseo si è recato in Cina era nel 2019 e cinque mesi fa ha avuto un colloquio con il suo omologo cinese Xi Jinping a margine del vertice G20 a Bali. Secondo un consigliere dell’Eliseo, l’obiettivo del viaggio di Macron è quello di evitare che Pechino decida di fornire un sostegno militare alla Russia. Con lui ci sarà anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, a dimostrazione dell’importanza del momento e del tema. Continua intanto la fuga di Artyom Uss, l’uomo d’affari russo evaso dagli arresti domiciliari a Milano, dove attendeva l’estradizione negli Stati Uniti. Adesso si troverebbe in Russia: lo ha detto lui stesso all’agenzia Ria Novosti. Mentre è arrivata l’incriminazione ufficiale per la ventiseienne russa Darya Trepova, accusata di essere l’esecutrice dell’attentato al bar di San Pietroburgo dove domenica scorsa è morto il blogger nazionalista Vladen Tatarsky. L’accusa è di attentato terroristico e trasporto illegale di esplosivi. La donna sarà difesa dallo stesso avvocato del reporter americano Evan Gershkovich, arrestato in Russia con l’accusa di spionaggio. La tensione prosegue anche sul tema delle armi. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu ha detto che «sistemi missilistici Iskander, in grado di trasportare testate convenzionali e nucleari tattiche, sono stati trasferiti dalla Russia in Bielorussia». Notizia che invece il capo del consiglio per la sicurezza nazionale ucraina Oleksy Danilov ha definito un bluff. Gli Stati Uniti nelle stesse ore, annunciavano un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev da 2,6 miliardi di dollari. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/finlandia-nato-2659739913.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dal-2014-kiev-ha-aumentato-le-spese-militari-del-72" data-post-id="2659739913" data-published-at="1680672321" data-use-pagination="False"> Dal 2014 Kiev ha aumentato le spese militari del 72% Il mercato della difesa non smette di crescere. La spesa globale per la difesa ha superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari nel 2021 (+0,7% sul 2020 e +12% sul 2012, in termini reali), raggiungendo il massimo storico di 2.113 miliardi (il 2,2% del Pil globale), pari a 5,8 miliardi al giorno. In particolare, l’Ucraina ha aumentato le proprie spese del 72% dopo l’annessione della Crimea nel 2014 per rafforzare le difese contro la Russia. La spesa è poi scesa nel 2021, a 5,9 miliardi, pur rappresentando ancora il 3,2% del Pil del Paese. Un dato doppio rispetto all’1,6% del 2012. È quanto emerge da uno studio di Mediobanca che ha preso in considerazione i conti annuali di oltre 240 multinazionali industriali mondiali suddivise per comparto. Dall’indagine si nota che tutti i settori hanno superato i livelli pre-pandemici, con l’eccezione dei produttori di aeromobili. Proprio in tema di difesa, la Russia ha aumentato le proprie spese nel 2021 (66 miliardi di dollari l’anno) del 2,9% sul 2020 in termini reali (+6,8% nominale) in vista del conflitto con l’Ucraina. Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita per cui la spesa russa ha raggiunto il 4,1% del Pil 2021 (3,7% nel 2012). Inoltre, le entrate elevate di petrolio e gas hanno aiutato la Russia ad aumentare la propria spesa per la difesa nel 2021. Secondo lo studio, la spesa russa era diminuita tra il 2016 e il 2019 a causa dei bassi prezzi dell’energia combinati con le sanzioni in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. Ad eccezione delle spese legate al conflitto russo ucraino, Stati Uniti e Cina si confermano i «big spender» del settore della difesa. Il 37,9% fa capo allo Zio Sam (801 miliardi), seguiti da Cina con il 13,9% (293 miliardi), India (3,6%), Regno Unito (3,2%) e Russia (3,1%); l’Italia è undicesima con l’1,5% del totale mondo (32 miliardi di dollari, pari a 88 milioni al giorno). La classifica cambia se si considera l’incidenza sul Prodotto interno lordo: primi posti per i Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, con la Russia in undicesima posizione (4,1%), gli Stati Uniti in quindicesima (3,5%), l’Ucraina in diciannovesima (3,2%), la Cina in sessantesima (1,7%) e l’Italia in settantaseiesima (1,5%, era 1,4% nel 2012 e 2,1% nel 1988). Come richiesto dalla Nato nel 2014, poi, l’Italia sta gradualmente innalzando la propria spesa nella difesa con l’obiettivo di raggiungere la soglia del 2% del Pil entro il 2028. I cittadini che invece spendono maggiormente per la difesa del proprio Paese sono Qatar, Israele, Stati Uniti e Kuwait con più di 2.000 dollari a testa nel 2021; i 530 biglietti verdi a persona dell’Italia (pari a 1,5 dollari al giorno) rappresentano circa il doppio della media mondiale (268 dollari) e il 17% in più della Russia. La quota di spesa pubblica dedicata alla difesa è più elevata in Bielorussia, Qatar, Oman e Arabia Saudita con oltre il 20%, mentre l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica con il 2,6%, inferiore alla media mondiale del 6,2% che invece è superata da Russia (10,8%), Stati Uniti (8,3%) e Ucraina (7,8%). Anche dando uno sguardo alle multinazionali del settore della difesa si nota che nel 2022 il giro d’affari aggregato dei trenta gruppi mondiali è stato di 432 miliardi di dollari. Il panorama è dominato dai player statunitensi con una quota del 74% del totale, seguiti dai gruppi europei con il 22% e da quelli asiatici con il 4%. Nel 2023 è atteso un ulteriore incremento dei ricavi del +6% sul 2022, per l’aumento dei budget nazionali in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche. Gli Stati Uniti, con i loro 15 «big», si aggiudicano il primato anche a livello numerico davanti alla Francia, distanziata con tre società; due gruppi ciascuno per Germania, Gran Bretagna, India e Italia che, con Fincantieri e Leonardo, conta per il 21% del giro d’affari europeo e per il 4,7% di quello mondiale.
Jeffrey Epstein (Ansa)
Dalle carte, consultabili online sul sito del Doj, emerge che due ragazze straniere sarebbero morte per strangolamento dopo sesso estremo nel ranch del predatore sessuale in New Messico, per poi essere sepolte su suo ordine nei dintorni della tenuta. In una email, inviata il 21 novembre 2019 da una persona che afferma di aver lavorato per Epstein a un uomo di nome Eddy Aragon, ci sono diversi link che mostrerebbero il defunto pedofilo filmato durante performances sessuali con ragazze minorenni e la confessione di un tentato omicidio di una delle ragazze. Nel testo il mittente scrive che due ragazze sono state sepolte su ordine di Epstein e «Madam G», verosimilmente la complice del faccendiere, Ghislaine Maxwell, tuttora reclusa in un carcere di massima sicurezza in Texas, nella vasta proprietà in New Mexico già nota come parco giochi privato del faccendiere per abusi sessuali e traffico di minori.
«Edward, questa vicenda è delicata, quindi sarà la prima e ultima mail, a seconda della tua discrezione. Puoi scegliere se tenerla o buttarla via, ma questo materiale viene da una persona che è stata lì e ha visto tutto, come ex membro dello staff dello Zorro Ranch. Il materiale che ti allego è stato preso dalla casa di Jeffrey Epstein come mia assicurazione in caso di eventuali contenziosi tra me e lui. Non mi fare domande», chiosa in stampatello l’uomo. «Le cose più terribili su Jeffrey Epstein devono ancora essere scritte. Sapevi che da qualche parte nelle colline fuori dallo Zorro, due ragazze straniere sono state sepolte per ordine di Jeffrey e Madam G? Entrambe sono morte per strangolamento durante sesso violento e fetish», scrive l’uomo. L’email è stata inoltrata all’Fbi tre mesi dopo il decesso di Epstein, ufficialmente morto suicida mentre era detenuto al Metropolitan Correctional Center di New York City.
Il finanziere pedofilo intendeva lasciare il suo Zorro Ranch, acquistato nel 1993 dall’ex governatore democratico del New Mexico Bruce King, alla sua ragazza bielorussa Karyna Shuliak. La tenuta di 13 miglia quadrate in mezzo al deserto vicino a Santa Fe includeva una residenza di circa 2.500 metri quadri. Secondo quanto riferisce il Daily Mail, Epstein usava lo Zorro Ranch per i suoi appuntamenti segreti, dato che gli ospiti potevano andare e venire più discretamente rispetto a quanto potessero fare a Little St James, l’isola caraibica privata di Epstein al largo di St Thomas. Uno degli ospiti più importanti nel ranch degli orrori è, come noto, il principe Andrew d’Inghilterra, duca di York, insieme con sua moglie Sarah Ferguson.
Continuano nel frattempo le reazioni a catena dopo la pubblicazione dei file. Ed è ancora un quotidiano inglese, il Times, a riferire che la poltrona del primo ministro inglese Keir Starmer sarebbe in bilico dopo le rivelazioni sul caso dell’ex ambasciatore Peter Mandelson. Secondo quanto appreso, il premier ha deciso di confermare la sua nomina a rappresentante diplomatico del Regno Unito negli Stati Uniti, avvenuta ad aprile del 2025, nonostante i rapporti tra Mandelson ed Epstein fossero ampiamente noti a Downing Street. Un rapporto del Cabinet Office aveva infatti evidenziato, già prima della nomina, quale fosse la natura delle relazioni tra i due, facendo riferimento a un dossier confidenziale di JP Morgan che diceva che i due uomini avevano rapporti «particolarmente stretti». L’Ufficio del Gabinetto aveva presentato il dossier a Starmer, ma il primo ministro decise di credere «sulla parola» alle rassicurazioni di Mandelson. I funzionari coinvolti nel processo di controllo hanno detto di aver trovato l’approccio di Starmer «sconcertante». «Le informazioni ora disponibili rendono chiaro che le risposte che ha dato Mandelson erano bugie», si è difeso il premier britannico. «Mi ha descritto Epstein come qualcuno che conosceva a malapena. Tale inganno non è compatibile con il servizio pubblico», ha dichiarato il primo ministro inglese. La vicenda però ha aperto un dibattito sulla sua affidabilità: la decisione di credere alle smentite dell’ambasciatore anziché ai documentati dossier su di lui è una scelta che l’opposizione conservatrice e parte del Partito laburista ritengono incompatibile con il ruolo di capo del governo, ma il premier ha chiarito che non intende dimettersi. Il filone rischia comunque di mantenere alta la pressione politica su Downing Street ancora per molto.
Non poteva mancare il tormentone sulle spie venute dal freddo mandate da Vladimir Putin. Questa, perlomeno, è la versione del premier polacco Donald Tusk, secondo il quale il defunto faccendiere pedofilo statunitense avrebbe collaborato con il Cremlino per raccogliere materiale compromettente sulle élite occidentali, usando la trappola della seduzione, la cosiddetta «esca dolce». »La stampa globale ruota intorno al sospetto che questo scandalo di pedofilia senza precedenti sia stato co-organizzato dai servizi segreti russi», ha concluso Donald Tusk e così le autorità polacche hanno aperto un’inchiesta, proprio mentre dall’altra parte dell’emisfero, in America, sono usciti alcuni file che mostrano con chiarezza che Epstein stava lavorando per rovesciare il presidente russo. «Dovremo andare presto in Russia», scriveva infatti Boris Nicolic, consulente e socio di Bill Gates alla Bill and Melinda Gates Foundation, a Epstein, «per incontrare Ilja Ponomarev (imprenditore e ex deputato della Duma, ndr) e la sua ragazza Alyona, che sono i principali organizzatori della rivolta contro Putin. Ho paura per quanto può succedergli», continuava Nicolic, «qualche idea per aiutarlo? Non con Davos», suggerisce l’uomo di Bill Gates a Epstein. «È impossibile studiare i materiali relativi al caso Epstein senza provare nausea», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, paragonando la lettura dei documenti alla visione di film thriller e polizieschi. «Ma tutto ha un limite morale».
I magistrati turchi stanno intanto passando al setaccio decine di migliaia di documenti emersi dai file del finanziere pedofilo, con l’obiettivo di ricostruire un traffico di minori dalla Turchia. A rendere drammatico il quadro ci sono i dati diffusi dall’Istituto Nazionale di statistica turco Tuik), secondo cui tra il 2008 e il 2016 si sono perse le tracce di 104,531 minori. «Bisogna capire se sono stati contattati politici, funzionari o rappresentanti delle istituzioni. Bisogna risalire agli orfanotrofi e centri di accoglienza», ha dichiarato Dogan Bekin, parlamentare del partito conservatore Refah.
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«Salvador» (Netflix)
Otto episodi su Netflix per raccontare un padre e una figlia: lui ex medico, lei coinvolta in un gruppo neonazista. La serie spagnola evita la retorica e indaga fragilità, responsabilità e bisogno di appartenenza con uno sguardo sobrio.
Otto episodi, disponibili, in un'unica soluzione, su Netflix, a partire da venerdì 6 febbraio. Salvador non è lunga, né promette (per ora) di proseguire oltre questa prima stagione. Eppure, è capace, in uno spazio breve e curato, di raffigurare un quadro complesso: quello di una genitorialità in crisi, di figli incapaci di trovare un'identità rappresentativa, del disperato bisogno di appartenere a qualcosa, a qualcuno.
Salvador, serie tv di origine spagnola, muove dal caso particolare di un padre, un ex medico demansionato, costretto - nonostante gli studi e il curriculum - a guidare le ambulanze. Salvador Aguirre ha un passato complicato, fatto di dipendenze che, piano piano, gli hanno eroso la vita. Ha una figlia, Milena, e con lei un rapporto travagliato. Un rapporto che, come il passato di Salvador, non è, però, al vaglio della serie.
Lo show, come già Adolescence, non sembra andare a ritroso, ma guardare avanti, muovendosi tra strade già battute, già note.
Salvador è la storia di un padre che, in una notte di lavoro, senza nessuna avvisaglia precedente, scopre la figlia essere parte di un gruppo di disadattati, violenti e pericolosi. Decisi, soprattutto, a rivendicare l'esatto opposto di quel che lui, per una vita intera, ha cercato di insegnarle. Milena si è unita ad una frangia di estrema destra, razzista e omofoba, una frangia all'interno della quale si nascondono anche svariati Incel. Odiano gli stranieri, i gay e le donne. Sono neonazisti. Fuor di retorica, però, perché quello che la serie vuole fare è provare ad indagare le ragioni che possano preludere ad una tale scelta.
Salvador cerca di scavare oltre la superficie, andando a fondo delle insicurezze, dei bisogni degli adolescenti. Chiedendosi quali e quante responsabilità abbiano i genitori, quante e quali la società nella quale cresciamo. Il risultato non è perfetto, ma convincente. Gli otto episodi della serie televisiva spagnola sono scorrevoli e ben costruiti, pensati per poter essere visti senza pruriti e ritrosie. Non c'è politica, non c'è grande giudizio. Solo la ricostruzione, piuttosto fedele e dettagliata, di uno spaccato che dimora vicino a tutti noi.
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È importante sottolineare come i ricercatori abbiano dialogato in stretta cooperazione, dando così vita a un modello di collaborazione realmente integrato e sinergico. Inoltre, il coinvolgimento di numerose aziende del settore spaziale ha dimostrato l’utilità e la validità di un approccio congiunto nel tradurre la ricerca di base in soluzioni e prodotti caratterizzati da un elevato livello di maturità tecnologica. In molti settori - in particolare quelli legati all’abitabilità dello spazio - l’Italia ha già dimostrato di aver conquistato una posizione di primo piano. Resta tuttavia aperta la sfida di consolidare e rafforzare tale ruolo, in un contesto internazionale altamente competitivo, per mantenere il passo con i progressi compiuti da Usa, Cina e Russia. Non basta allocare risorse finanziarie in assenza di un adeguato capitale di competenze, in particolare fra le giovani generazioni.
È necessario investire in ambito educativo, per reclutare risorse umane qualificate. In questa prospettiva, il progetto Space it Up! ha reso possibile la contrattualizzazione di oltre 180 ricercatori post-dottorato e più di 100 dottorandi di ricerca. Occorre però rendere i percorsi formativi sempre più coerenti con i profili professionali oggi richiesti dalla ricerca scientifica e dall’industria. I temi dello spazio devono trovare un’integrazione strutturata per entrare a pieno titolo nella programmazione universitaria, attraverso il consolidamento di iniziative già avviate con l’istituzione di un dottorato nazionale sullo spazio, l’avvio di un corso di alta formazione e specializzazione sulla medicina aeronautica e la promozione di centri di studio e ricerca a forte carattere interdisciplinare.
In secondo luogo, al netto della rilevanza della ricerca di base, emerge la necessità di fare un ulteriore balzo in avanti sul piano tecnologico. Le attività e le soluzioni presentate a Firenze, mostrano in molti casi, fatte salve alcune lodevoli eccezioni, un basso livello di maturità tecnologica. Tale aspetto risulta particolarmente critico in ambito biomedico, data la frequente compromissione di funzioni essenziali a cui gli equipaggi vanno incontro nel corso di una missione spaziale, al punto che gli effetti ne possono compromettere prestazioni e sicurezza. Lo sviluppo di contromisure efficaci, in particolare per i danni causati da microgravità e radiazioni, è quindi di rilevanza assolutamente strategica per il futuro dell’esplorazione spaziale, ma si trovano ancora in fase preliminare rispetto alla tabella di marcia che auspicano politici e tecnocrati. Ciò che si rende necessario è quindi la costruzione di un dialogo più stretto tra mondo accademico e industria spaziale, per migliorare il trasferimento tecnologico e massimizzare l’impatto complessivo dell’iniziativa scientifica. Inoltre, è necessario rimodulare gli obiettivi della ricerca e dello sviluppo tecnologico secondo modelli e tempi realistici, in aderenza ai vettori di cui oggi disponiamo.
Tutto questo richiede una governance priva di intralci burocratici inutili e che sappia soprattutto concentrarsi su poche e selezionate priorità, evitando la dispersione su una miriade di iniziative frammentate. In questo contesto, è verosimile nonché auspicabile che il progetto Space it Up! possa proseguire oltre il suo orizzonte temporale attraverso nuovi finanziamenti che tengano conto delle criticità incontrate e che enfatizzino l’impatto che la ricerca spaziale genera in termini di ricadute scientifiche, tecnologiche e socio-economiche sulla Terra. In prospettiva, la ricerca spaziale renderà disponibili nuovi farmaci, inclusi antibiotici ottenuti da funghi e alghe in condizioni di microgravità, sensori diagnostici in grado di analizzare saliva o aria espirata, tute teranostiche capaci di eseguire diagnosi e praticare terapie per mezzo di stimolazioni biofisiche, avanzati sistemi di telemedicina, tessuti di cellule per trapianti, applicazioni robotiche per la chirurgia. Tali ricadute costituiscono una dimostrazione concreta del valore della ricerca spaziale. E questa è la risposta migliore a quanti credono che i fondi investiti nelle missioni spaziali siano superflui. Di superfluo, c’è solo la loro ignoranza.
coordinatore scientifico Comint
consigliere scientifico Asi
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