True
2023-04-05
Tappeto rosso Nato alla Finlandia. Mosca già minaccia: «Pronte ritorsioni»
La bandiera finlandese issata nel quartier generale Nato a Bruxelles (Ansa)
«Da oggi 31 bandiere sventolano insieme al quartier generale della Nato, come simbolo di unità e solidarietà. Sono molto orgoglioso di dare il benvenuto alla Finlandia e spero di farlo il prima possibile con la Svezia. Mostriamo al mondo che Vladimir Putin ha fallito, l’intimidazione non funziona, ha ottenuto il contrario di quello che voleva». Ha celebrato così l’ingresso della Finlandia il capo della Nato Jens Stoltenberg che poi ha colto l’occasione per ricordare come funzioni l’Alleanza Atlantica. «Da adesso l’articolo 5 del trattato della Nato», che assicura la difesa di ogni alleato in caso di attacco da parte di un altro Stato, sarà applicato anche ad Helsinki, che così otterrà «una garanzia di sicurezza di ferro».
L’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica «è l’unica cosa per cui possiamo ringraziare Vladimir Putin», dice il segretario di Stato Usa Antony Blinken, arrivando nella sede della Nato, a Bruxelles.
Il presidente Usa Joe Biden, che ha anche invitato la Turchia e l’Ungheria a unirsi al resto della Nato «senza indugio» nel ratificare l’ingresso della Svezia nell’Alleanza, ha detto: «Insieme, rafforzati continueremo a preservare la sicurezza transatlantica, a difendere ogni centimetro del territorio della Nato».
Inevitabilmente dura la reazione della Russia. Mosca adotterà misure di ritorsione in relazione all’ingresso della Finlandia nella Nato. Lo ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota. «La Federazione russa sarà costretta ad adottare misure di ritorsione, sia tecnico-militari che di altro tipo, al fine di fermare le minacce alla nostra sicurezza nazionale derivanti dall’ingresso della Finlandia nella Nato», hanno spiegato. Dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono invece arrivate «sincere congratulazioni alla Finlandia e al presidente Sauli Niinisto per l’adesione alla Nato nel 74° anniversario della sua fondazione. In mezzo all’aggressione russa, l’Alleanza è diventata l’unica effettiva garanzia di sicurezza nella regione. Ci aspettiamo che il summit della Nato di Vilnius avvicini l’Ucraina al nostro obiettivo euro-atlantico».
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha sollevato il tema della paura e insiste sulla pace: «Una nazione che ha sempre voluto mantenere l’autonomia, senza schierarsi, ha sentito la necessità di entrare nella Nato, improvvisamente, dopo decenni di terzietà. Questo significa che c’è un sentimento di paura. E l’unico modo per sconfiggere la paura è ostinarci nella ricerca della pace, che non significa tirarsi indietro dall’aiuto, ma significa non lasciare nulla di intentato». Crosetto inoltre si è mostrato scettico all’idea di portare al 2% del Pil le spese per la Difesa. «Tutti i governi sinora si erano espressi mantenendo l’impegno. L’unico che ha avuto il coraggio di dire ad un’assemblea della Nato che non era un impegno facile per motivi economici è stato il sottoscritto. Mi stupisce che tutti quelli dei governi precedenti che invece non hanno mai detto nulla adesso ci abbiano ripensato». L’invito era arrivato dal Segretario generale della Nato e ribadito anche ieri al suo arrivo al quartier generale: «Discuteremo su come investire di più nella difesa e mi aspetto che quando gli alleati si incontreranno al vertice di Vilnius (a luglio), concorderanno di avere una difesa più ambiziosa, considerando il 2% del Pil per la difesa non come un tetto ma come un base minima che dobbiamo spendere per la nostra sicurezza in un mondo più pericoloso».
E intanto continuano i vertici e gli incontri tra leader internazionali, il tema principale per tutti resta sempre la pace in Ucraina.
Da domani fino all’8 aprile il presidente francese Emmanuel Macron sarà in una visita ufficiale in Cina, prima una tappa a Pechino, poi la seconda a Canton. L’ultima volta che il capo dell’Eliseo si è recato in Cina era nel 2019 e cinque mesi fa ha avuto un colloquio con il suo omologo cinese Xi Jinping a margine del vertice G20 a Bali.
Secondo un consigliere dell’Eliseo, l’obiettivo del viaggio di Macron è quello di evitare che Pechino decida di fornire un sostegno militare alla Russia. Con lui ci sarà anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, a dimostrazione dell’importanza del momento e del tema.
Continua intanto la fuga di Artyom Uss, l’uomo d’affari russo evaso dagli arresti domiciliari a Milano, dove attendeva l’estradizione negli Stati Uniti. Adesso si troverebbe in Russia: lo ha detto lui stesso all’agenzia Ria Novosti. Mentre è arrivata l’incriminazione ufficiale per la ventiseienne russa Darya Trepova, accusata di essere l’esecutrice dell’attentato al bar di San Pietroburgo dove domenica scorsa è morto il blogger nazionalista Vladen Tatarsky. L’accusa è di attentato terroristico e trasporto illegale di esplosivi. La donna sarà difesa dallo stesso avvocato del reporter americano Evan Gershkovich, arrestato in Russia con l’accusa di spionaggio.
La tensione prosegue anche sul tema delle armi. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu ha detto che «sistemi missilistici Iskander, in grado di trasportare testate convenzionali e nucleari tattiche, sono stati trasferiti dalla Russia in Bielorussia». Notizia che invece il capo del consiglio per la sicurezza nazionale ucraina Oleksy Danilov ha definito un bluff. Gli Stati Uniti nelle stesse ore, annunciavano un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev da 2,6 miliardi di dollari.
Dal 2014 Kiev ha aumentato le spese militari del 72%
Il mercato della difesa non smette di crescere. La spesa globale per la difesa ha superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari nel 2021 (+0,7% sul 2020 e +12% sul 2012, in termini reali), raggiungendo il massimo storico di 2.113 miliardi (il 2,2% del Pil globale), pari a 5,8 miliardi al giorno.
In particolare, l’Ucraina ha aumentato le proprie spese del 72% dopo l’annessione della Crimea nel 2014 per rafforzare le difese contro la Russia. La spesa è poi scesa nel 2021, a 5,9 miliardi, pur rappresentando ancora il 3,2% del Pil del Paese. Un dato doppio rispetto all’1,6% del 2012.
È quanto emerge da uno studio di Mediobanca che ha preso in considerazione i conti annuali di oltre 240 multinazionali industriali mondiali suddivise per comparto. Dall’indagine si nota che tutti i settori hanno superato i livelli pre-pandemici, con l’eccezione dei produttori di aeromobili.
Proprio in tema di difesa, la Russia ha aumentato le proprie spese nel 2021 (66 miliardi di dollari l’anno) del 2,9% sul 2020 in termini reali (+6,8% nominale) in vista del conflitto con l’Ucraina. Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita per cui la spesa russa ha raggiunto il 4,1% del Pil 2021 (3,7% nel 2012). Inoltre, le entrate elevate di petrolio e gas hanno aiutato la Russia ad aumentare la propria spesa per la difesa nel 2021. Secondo lo studio, la spesa russa era diminuita tra il 2016 e il 2019 a causa dei bassi prezzi dell’energia combinati con le sanzioni in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014.
Ad eccezione delle spese legate al conflitto russo ucraino, Stati Uniti e Cina si confermano i «big spender» del settore della difesa. Il 37,9% fa capo allo Zio Sam (801 miliardi), seguiti da Cina con il 13,9% (293 miliardi), India (3,6%), Regno Unito (3,2%) e Russia (3,1%); l’Italia è undicesima con l’1,5% del totale mondo (32 miliardi di dollari, pari a 88 milioni al giorno).
La classifica cambia se si considera l’incidenza sul Prodotto interno lordo: primi posti per i Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, con la Russia in undicesima posizione (4,1%), gli Stati Uniti in quindicesima (3,5%), l’Ucraina in diciannovesima (3,2%), la Cina in sessantesima (1,7%) e l’Italia in settantaseiesima (1,5%, era 1,4% nel 2012 e 2,1% nel 1988). Come richiesto dalla Nato nel 2014, poi, l’Italia sta gradualmente innalzando la propria spesa nella difesa con l’obiettivo di raggiungere la soglia del 2% del Pil entro il 2028.
I cittadini che invece spendono maggiormente per la difesa del proprio Paese sono Qatar, Israele, Stati Uniti e Kuwait con più di 2.000 dollari a testa nel 2021; i 530 biglietti verdi a persona dell’Italia (pari a 1,5 dollari al giorno) rappresentano circa il doppio della media mondiale (268 dollari) e il 17% in più della Russia. La quota di spesa pubblica dedicata alla difesa è più elevata in Bielorussia, Qatar, Oman e Arabia Saudita con oltre il 20%, mentre l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica con il 2,6%, inferiore alla media mondiale del 6,2% che invece è superata da Russia (10,8%), Stati Uniti (8,3%) e Ucraina (7,8%).
Anche dando uno sguardo alle multinazionali del settore della difesa si nota che nel 2022 il giro d’affari aggregato dei trenta gruppi mondiali è stato di 432 miliardi di dollari. Il panorama è dominato dai player statunitensi con una quota del 74% del totale, seguiti dai gruppi europei con il 22% e da quelli asiatici con il 4%. Nel 2023 è atteso un ulteriore incremento dei ricavi del +6% sul 2022, per l’aumento dei budget nazionali in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche. Gli Stati Uniti, con i loro 15 «big», si aggiudicano il primato anche a livello numerico davanti alla Francia, distanziata con tre società; due gruppi ciascuno per Germania, Gran Bretagna, India e Italia che, con Fincantieri e Leonardo, conta per il 21% del giro d’affari europeo e per il 4,7% di quello mondiale.
Continua a leggereRiduci
Helsinki è entrata nell’Alleanza. L'oligarca evaso, Artyom Uss, rispunta in Russia. Il Cremlino: «Missili Iskander in Bielorussia».Kiev: secondo Mediobanca, gli investimenti globali per la difesa hanno superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari nel 2021.Lo speciale contiene due articoli.«Da oggi 31 bandiere sventolano insieme al quartier generale della Nato, come simbolo di unità e solidarietà. Sono molto orgoglioso di dare il benvenuto alla Finlandia e spero di farlo il prima possibile con la Svezia. Mostriamo al mondo che Vladimir Putin ha fallito, l’intimidazione non funziona, ha ottenuto il contrario di quello che voleva». Ha celebrato così l’ingresso della Finlandia il capo della Nato Jens Stoltenberg che poi ha colto l’occasione per ricordare come funzioni l’Alleanza Atlantica. «Da adesso l’articolo 5 del trattato della Nato», che assicura la difesa di ogni alleato in caso di attacco da parte di un altro Stato, sarà applicato anche ad Helsinki, che così otterrà «una garanzia di sicurezza di ferro». L’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica «è l’unica cosa per cui possiamo ringraziare Vladimir Putin», dice il segretario di Stato Usa Antony Blinken, arrivando nella sede della Nato, a Bruxelles. Il presidente Usa Joe Biden, che ha anche invitato la Turchia e l’Ungheria a unirsi al resto della Nato «senza indugio» nel ratificare l’ingresso della Svezia nell’Alleanza, ha detto: «Insieme, rafforzati continueremo a preservare la sicurezza transatlantica, a difendere ogni centimetro del territorio della Nato».Inevitabilmente dura la reazione della Russia. Mosca adotterà misure di ritorsione in relazione all’ingresso della Finlandia nella Nato. Lo ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota. «La Federazione russa sarà costretta ad adottare misure di ritorsione, sia tecnico-militari che di altro tipo, al fine di fermare le minacce alla nostra sicurezza nazionale derivanti dall’ingresso della Finlandia nella Nato», hanno spiegato. Dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono invece arrivate «sincere congratulazioni alla Finlandia e al presidente Sauli Niinisto per l’adesione alla Nato nel 74° anniversario della sua fondazione. In mezzo all’aggressione russa, l’Alleanza è diventata l’unica effettiva garanzia di sicurezza nella regione. Ci aspettiamo che il summit della Nato di Vilnius avvicini l’Ucraina al nostro obiettivo euro-atlantico». Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha sollevato il tema della paura e insiste sulla pace: «Una nazione che ha sempre voluto mantenere l’autonomia, senza schierarsi, ha sentito la necessità di entrare nella Nato, improvvisamente, dopo decenni di terzietà. Questo significa che c’è un sentimento di paura. E l’unico modo per sconfiggere la paura è ostinarci nella ricerca della pace, che non significa tirarsi indietro dall’aiuto, ma significa non lasciare nulla di intentato». Crosetto inoltre si è mostrato scettico all’idea di portare al 2% del Pil le spese per la Difesa. «Tutti i governi sinora si erano espressi mantenendo l’impegno. L’unico che ha avuto il coraggio di dire ad un’assemblea della Nato che non era un impegno facile per motivi economici è stato il sottoscritto. Mi stupisce che tutti quelli dei governi precedenti che invece non hanno mai detto nulla adesso ci abbiano ripensato». L’invito era arrivato dal Segretario generale della Nato e ribadito anche ieri al suo arrivo al quartier generale: «Discuteremo su come investire di più nella difesa e mi aspetto che quando gli alleati si incontreranno al vertice di Vilnius (a luglio), concorderanno di avere una difesa più ambiziosa, considerando il 2% del Pil per la difesa non come un tetto ma come un base minima che dobbiamo spendere per la nostra sicurezza in un mondo più pericoloso». E intanto continuano i vertici e gli incontri tra leader internazionali, il tema principale per tutti resta sempre la pace in Ucraina. Da domani fino all’8 aprile il presidente francese Emmanuel Macron sarà in una visita ufficiale in Cina, prima una tappa a Pechino, poi la seconda a Canton. L’ultima volta che il capo dell’Eliseo si è recato in Cina era nel 2019 e cinque mesi fa ha avuto un colloquio con il suo omologo cinese Xi Jinping a margine del vertice G20 a Bali. Secondo un consigliere dell’Eliseo, l’obiettivo del viaggio di Macron è quello di evitare che Pechino decida di fornire un sostegno militare alla Russia. Con lui ci sarà anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, a dimostrazione dell’importanza del momento e del tema. Continua intanto la fuga di Artyom Uss, l’uomo d’affari russo evaso dagli arresti domiciliari a Milano, dove attendeva l’estradizione negli Stati Uniti. Adesso si troverebbe in Russia: lo ha detto lui stesso all’agenzia Ria Novosti. Mentre è arrivata l’incriminazione ufficiale per la ventiseienne russa Darya Trepova, accusata di essere l’esecutrice dell’attentato al bar di San Pietroburgo dove domenica scorsa è morto il blogger nazionalista Vladen Tatarsky. L’accusa è di attentato terroristico e trasporto illegale di esplosivi. La donna sarà difesa dallo stesso avvocato del reporter americano Evan Gershkovich, arrestato in Russia con l’accusa di spionaggio. La tensione prosegue anche sul tema delle armi. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu ha detto che «sistemi missilistici Iskander, in grado di trasportare testate convenzionali e nucleari tattiche, sono stati trasferiti dalla Russia in Bielorussia». Notizia che invece il capo del consiglio per la sicurezza nazionale ucraina Oleksy Danilov ha definito un bluff. Gli Stati Uniti nelle stesse ore, annunciavano un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev da 2,6 miliardi di dollari. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/finlandia-nato-2659739913.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dal-2014-kiev-ha-aumentato-le-spese-militari-del-72" data-post-id="2659739913" data-published-at="1680672321" data-use-pagination="False"> Dal 2014 Kiev ha aumentato le spese militari del 72% Il mercato della difesa non smette di crescere. La spesa globale per la difesa ha superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari nel 2021 (+0,7% sul 2020 e +12% sul 2012, in termini reali), raggiungendo il massimo storico di 2.113 miliardi (il 2,2% del Pil globale), pari a 5,8 miliardi al giorno. In particolare, l’Ucraina ha aumentato le proprie spese del 72% dopo l’annessione della Crimea nel 2014 per rafforzare le difese contro la Russia. La spesa è poi scesa nel 2021, a 5,9 miliardi, pur rappresentando ancora il 3,2% del Pil del Paese. Un dato doppio rispetto all’1,6% del 2012. È quanto emerge da uno studio di Mediobanca che ha preso in considerazione i conti annuali di oltre 240 multinazionali industriali mondiali suddivise per comparto. Dall’indagine si nota che tutti i settori hanno superato i livelli pre-pandemici, con l’eccezione dei produttori di aeromobili. Proprio in tema di difesa, la Russia ha aumentato le proprie spese nel 2021 (66 miliardi di dollari l’anno) del 2,9% sul 2020 in termini reali (+6,8% nominale) in vista del conflitto con l’Ucraina. Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita per cui la spesa russa ha raggiunto il 4,1% del Pil 2021 (3,7% nel 2012). Inoltre, le entrate elevate di petrolio e gas hanno aiutato la Russia ad aumentare la propria spesa per la difesa nel 2021. Secondo lo studio, la spesa russa era diminuita tra il 2016 e il 2019 a causa dei bassi prezzi dell’energia combinati con le sanzioni in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. Ad eccezione delle spese legate al conflitto russo ucraino, Stati Uniti e Cina si confermano i «big spender» del settore della difesa. Il 37,9% fa capo allo Zio Sam (801 miliardi), seguiti da Cina con il 13,9% (293 miliardi), India (3,6%), Regno Unito (3,2%) e Russia (3,1%); l’Italia è undicesima con l’1,5% del totale mondo (32 miliardi di dollari, pari a 88 milioni al giorno). La classifica cambia se si considera l’incidenza sul Prodotto interno lordo: primi posti per i Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, con la Russia in undicesima posizione (4,1%), gli Stati Uniti in quindicesima (3,5%), l’Ucraina in diciannovesima (3,2%), la Cina in sessantesima (1,7%) e l’Italia in settantaseiesima (1,5%, era 1,4% nel 2012 e 2,1% nel 1988). Come richiesto dalla Nato nel 2014, poi, l’Italia sta gradualmente innalzando la propria spesa nella difesa con l’obiettivo di raggiungere la soglia del 2% del Pil entro il 2028. I cittadini che invece spendono maggiormente per la difesa del proprio Paese sono Qatar, Israele, Stati Uniti e Kuwait con più di 2.000 dollari a testa nel 2021; i 530 biglietti verdi a persona dell’Italia (pari a 1,5 dollari al giorno) rappresentano circa il doppio della media mondiale (268 dollari) e il 17% in più della Russia. La quota di spesa pubblica dedicata alla difesa è più elevata in Bielorussia, Qatar, Oman e Arabia Saudita con oltre il 20%, mentre l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica con il 2,6%, inferiore alla media mondiale del 6,2% che invece è superata da Russia (10,8%), Stati Uniti (8,3%) e Ucraina (7,8%). Anche dando uno sguardo alle multinazionali del settore della difesa si nota che nel 2022 il giro d’affari aggregato dei trenta gruppi mondiali è stato di 432 miliardi di dollari. Il panorama è dominato dai player statunitensi con una quota del 74% del totale, seguiti dai gruppi europei con il 22% e da quelli asiatici con il 4%. Nel 2023 è atteso un ulteriore incremento dei ricavi del +6% sul 2022, per l’aumento dei budget nazionali in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche. Gli Stati Uniti, con i loro 15 «big», si aggiudicano il primato anche a livello numerico davanti alla Francia, distanziata con tre società; due gruppi ciascuno per Germania, Gran Bretagna, India e Italia che, con Fincantieri e Leonardo, conta per il 21% del giro d’affari europeo e per il 4,7% di quello mondiale.
Ad aprile è cresciuta la rata dei mutui variabili: +5 euro su un finanziamento medio, ma le stime indicano ulteriori aumenti nei prossimi mesi. L’Euribor risale e le tensioni globali spingono verso un possibile nuovo giro di rialzi entro fine anno.
Nel mese di aprile 2026, i mutui a tasso variabile stanno vivendo un aumento delle rate, nonostante la Banca Centrale Europea non abbia agito ieri direttamente sui tassi di interesse. Secondo le stime di Facile.it, la rata di un mutuo variabile standard di 126.000 euro in 25 anni è aumentata di circa 5 euro al mese, con previsioni di un ulteriore incremento anche nel mese di maggio 2026. Le previsioni suggeriscono un aumento consistente delle rate fino a fine anno, con impatti rilevanti per le famiglie italiane che hanno optato per finanziamenti a tasso variabile.
Questo aumento delle rate è strettamente legato all'andamento dell’Euribor, il tasso di interesse a cui sono generalmente agganciati i mutui variabili in Italia. L'Euribor ha visto un’inversione di tendenza importante, passando da un livello vicino al 2% a febbraio 2026 a un 2,15% a metà aprile. Questo rialzo è stato principalmente influenzato dalle tensioni geopolitiche e dall'aumento dei tassi d'interesse a livello globale.
Nel dettaglio, a gennaio 2022, l'Euribor era ancora sotto il 0%, il che ha reso i mutui variabili più convenienti per i cittadini. Tuttavia, la situazione è cambiata drasticamente con l'inizio del conflitto internazionale che ha aumentato l'incertezza nei mercati finanziari. Gli ultimi aumenti hanno comportato un impatto diretto sulle rate mensili, che sono aumentate di circa 5 euro per i mutui variabili standard.
Gli esperti del settore si aspettano che la Bce, pur non intervenendo direttamente sui tassi a breve, stia preparando il terreno per un rialzo delle sue politiche monetarie nei mesi a venire. Le stime indicano che, entro il secondo semestre del 2026, i tassi d’interesse potrebbero essere aumentati nuovamente per contrastare l’inflazione, spingendo ulteriormente l’Euribor verso l’alto.
La previsione è che, nel mese di giugno 2026, l'Euribor possa salire fino al 3,66%, un livello che porterebbe la rata mensile di un mutuo medio a 642 euro, con un incremento di circa 21 euro rispetto ad aprile 2026. Allo stesso modo, a dicembre 2026, la rata potrebbe salire a 668 euro, con una differenza di 47 euro rispetto alla rata prevista per aprile 2026.
Questi aumenti non sono da sottovalutare. Per un mutuo medio italiano, che potrebbe coinvolgere importi come quelli da 126.000 euro, l'aumento delle rate si traduce in una crescita del pagamento mensile che può pesare significativamente sul budget familiare. Ad esempio, se si conferma l'aumento della rata di 47 euro a dicembre, si parla di una spesa annuale aggiuntiva di circa 564 euro, un impatto notevole per le famiglie che già affrontano l’incertezza economica dovuta a fattori come l’inflazione e l’aumento dei costi energetici.
Le proiezioni sui tassi mostrano che l’incremento delle rate potrebbe continuare nei mesi successivi, con l'Euribor che potrebbe persino raggiungere valori ancora più alti, in linea con le politiche monetarie della Bce tese a contenere la crescita dei prezzi. Nonostante l'aumento dei tassi sui mutui variabili, gli esperti suggeriscono che molti italiani potrebbero comunque preferire il tasso variabile per approfittare delle condizioni favorevoli, almeno fino a quando i tassi non raggiungeranno livelli insostenibili.
In risposta a questa situazione, molti mutuatari potrebbero considerare la possibilità di passare al tasso fisso, che sebbene offra maggiore stabilità, potrebbe risultare più costoso in un contesto di tassi elevati. Attualmente, le banche italiane stanno mantenendo spread relativamente contenuti sui tassi fissi, offrendo un'opzione ancora interessante per chi desidera bloccare le proprie rate a lungo termine.
Crédit Agricole Italia offre un tasso fisso del 2,99%, garantendo rate costanti per tutta la durata del mutuo. Questo tipo di tasso è ideale per chi cerca stabilità economica, evitando sorprese nei pagamenti mensili. Credem propone un tasso del 3,10%, legato all’indice Irs a 25 anni, con una riduzione dello 0,15%. Questo può essere vantaggioso per chi desidera sfruttare le fluttuazioni del mercato per ottenere condizioni favorevoli a lungo termine. Bper, con un tasso fisso del 3,25%, offre rate costanti e un mutuo stabile per chi preferisce la certezza nel lungo periodo. Infine, Banca Sella propone un tasso fisso di 3,30%, leggermente più elevato, ma adatto a chi predilige la sicurezza di pagamenti fissi e costanti.
La scelta del miglior mutuo dipende dalle preferenze personali. I tassi fissi, come quelli offerti da Crédit Agricole, Bper e Banca Sella, sono ideali per chi cerca stabilità, mentre la proposta di Credem con tasso variabile potrebbe essere conveniente per chi desidera approfittare delle fluttuazioni favorevoli dei tassi di mercato.
Continua a leggereRiduci
iStock
Dalla «serendipità» agli scroll infiniti, i social non sono neutrali: sono progettati per trattenere l’utente. Studi e ricerche mostrano come gli algoritmi replichino i meccanismi del gioco d’azzardo, con effetti su attenzione, sonno e controllo degli impulsi.
Il 25 marzo scorso, in quella che è già stata definita una sentenza «storica», il tribunale di Los Angeles ha condannato Google e Meta giudicandole colpevoli di aver progettato piattaforme in grado di indurre dipendenza nei giovani utenti. La condanna, arrivata in risposta alla denuncia effettuata da una ventenne che lamentava la sua totale dipendenza dalle applicazioni dei giganti tech, riporta prepotentemente sotto i riflettori il tema relativo al funzionamento degli algoritmi dei social network. Applicazioni che ciascuno di noi utilizza ormai quotidianamente, talvolta in maniera ossessiva, specialmente i più giovani.
L’idea che queste app siano progettate per creare dipendenza comincia ad assumere i contorni di realtà incontrovertibile. D’altra parte, seppure il consenso scientifico non sia ancora unanime, gli studi accademici a supporto di questa teoria sono ormai innumerevoli. Al centro di questo sistema c'è il funzionamento degli algoritmi. Piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube non si limitano infatti a mostrarci contenuti, ma li selezionano con precisione chirurgica, analizzando in tempo reale ogni nostro comportamento.
Quanto guardiamo un video, se lo salviamo, se lo commentiamo o semplicemente se ci fermiamo qualche secondo prima di scorrere oltre: ogni segnale viene registrato e utilizzato per affinare il profilo dell'utente e tenerlo incollato allo schermo il più a lungo possibile. L'obiettivo dichiarato è massimizzare l'engagement e il tempo di permanenza sulla piattaforma, gli algoritmi sono ottimizzati proprio in questa direzione, indipendentemente dagli effetti che ciò produce sulla salute degli utenti.
Un recente studio della Baylor University ha confrontato TikTok, Instagram Reels e YouTube Shorts su un campione di 555 studenti universitari, analizzando tre caratteristiche chiave: la facilità d'uso, l'accuratezza dei contenuti raccomandati e la capacità di sorprendere l'utente con contenuti inaspettati. TikTok ha ottenuto punteggi più alti su tutte e tre le dimensioni. In particolare, quella che viene definita «serendipità» (ovvero l'iniezione di contenuti inattesi generato dall’algoritmo) risulta essere uno dei meccanismi più efficaci per impedire che l'utente si annoi e smetta di scorrere. In altre parole, si tratta di ingegneria comportamentale applicata su scala miliardaria.
Questi sistemi rientrano in ciò che la ricerca accademica definisce «design persuasivo», ovverosia interfacce e algoritmi progettati intenzionalmente per modificare i comportamenti degli utenti. Uno studio pubblicato dall'Università di Brown ha evidenziato come le app di social media siano strutturate per funzionare in maniera simile alle slot machine. Il gesto dello «swipe down» per aggiornare la pagina principale riproduce fedelmente il gesto di tirare la leva di una slot machine, mentre la sequenza irregolare di contenuti soddisfacenti replica il meccanismo della ricompensa variabile che rende il gioco d'azzardo. L'utente scorre nella speranza che il prossimo video sia «quello giusto», esattamente come il giocatore tira la leva convinto che la prossima giocata possa essere quella vincente.
Il nostro cervello parrebbe risentirne. L'uso prolungato dei social media altera i circuiti dopaminergici del cervello (per inciso, gli stessi coinvolti nelle dipendenze da sostanze) generando un loop di desiderio, anticipazione e gratificazione che diventa progressivamente più difficile da interrompere, questo almeno il risultato di uno studio pubblicato sulla National Library of Medicine, condotto da ricercatori del Vanderbilt University Medical Center. Le modifiche strutturali osservate riguardano la corteccia prefrontale, l'amigdala e i gangli della base, aree cruciali per il controllo degli impulsi, la regolazione emotiva e il processo decisionale.
Tra le conseguenze più documentate dell'uso intensivo vi è la perdita della percezione del tempo. Negli studi sopracitati gli utenti TikTok intervistati riferiscono di perdere frequentemente il senso del tempo durante la navigazione, continuando a scorrere ben oltre le proprie intenzioni iniziali. A questo si aggiungono gli impatti sulla qualità del sonno, sulla capacità attentiva e sul benessere generale, con effetti che variano significativamente da individuo a individuo in base a fattori come l'età, la predisposizione psicologica e la quantità di tempo trascorso sulle piattaforme.
Ciò che accomuna quasi tutti gli studi, tuttavia, è la conclusione che questi effetti non siano accidentali, bensì il prodotto prevedibile e calcolato di sistemi progettati per massimizzare il coinvolgimento, a prescindere dal costo umano.
Continua a leggereRiduci
Alberto Gurrisi ci guida alla scoperta dell’organo Hammond, uno strumento che ha fatto la storia, dal rock al jazz. E ci parla del suo grande maestro, Franco Cerri, che verrà ricordato al Blue Note di Milano con un concerto speciale il 31 maggio.