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2023-04-05
Tappeto rosso Nato alla Finlandia. Mosca già minaccia: «Pronte ritorsioni»
La bandiera finlandese issata nel quartier generale Nato a Bruxelles (Ansa)
«Da oggi 31 bandiere sventolano insieme al quartier generale della Nato, come simbolo di unità e solidarietà. Sono molto orgoglioso di dare il benvenuto alla Finlandia e spero di farlo il prima possibile con la Svezia. Mostriamo al mondo che Vladimir Putin ha fallito, l’intimidazione non funziona, ha ottenuto il contrario di quello che voleva». Ha celebrato così l’ingresso della Finlandia il capo della Nato Jens Stoltenberg che poi ha colto l’occasione per ricordare come funzioni l’Alleanza Atlantica. «Da adesso l’articolo 5 del trattato della Nato», che assicura la difesa di ogni alleato in caso di attacco da parte di un altro Stato, sarà applicato anche ad Helsinki, che così otterrà «una garanzia di sicurezza di ferro».
L’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica «è l’unica cosa per cui possiamo ringraziare Vladimir Putin», dice il segretario di Stato Usa Antony Blinken, arrivando nella sede della Nato, a Bruxelles.
Il presidente Usa Joe Biden, che ha anche invitato la Turchia e l’Ungheria a unirsi al resto della Nato «senza indugio» nel ratificare l’ingresso della Svezia nell’Alleanza, ha detto: «Insieme, rafforzati continueremo a preservare la sicurezza transatlantica, a difendere ogni centimetro del territorio della Nato».
Inevitabilmente dura la reazione della Russia. Mosca adotterà misure di ritorsione in relazione all’ingresso della Finlandia nella Nato. Lo ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota. «La Federazione russa sarà costretta ad adottare misure di ritorsione, sia tecnico-militari che di altro tipo, al fine di fermare le minacce alla nostra sicurezza nazionale derivanti dall’ingresso della Finlandia nella Nato», hanno spiegato. Dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono invece arrivate «sincere congratulazioni alla Finlandia e al presidente Sauli Niinisto per l’adesione alla Nato nel 74° anniversario della sua fondazione. In mezzo all’aggressione russa, l’Alleanza è diventata l’unica effettiva garanzia di sicurezza nella regione. Ci aspettiamo che il summit della Nato di Vilnius avvicini l’Ucraina al nostro obiettivo euro-atlantico».
Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha sollevato il tema della paura e insiste sulla pace: «Una nazione che ha sempre voluto mantenere l’autonomia, senza schierarsi, ha sentito la necessità di entrare nella Nato, improvvisamente, dopo decenni di terzietà. Questo significa che c’è un sentimento di paura. E l’unico modo per sconfiggere la paura è ostinarci nella ricerca della pace, che non significa tirarsi indietro dall’aiuto, ma significa non lasciare nulla di intentato». Crosetto inoltre si è mostrato scettico all’idea di portare al 2% del Pil le spese per la Difesa. «Tutti i governi sinora si erano espressi mantenendo l’impegno. L’unico che ha avuto il coraggio di dire ad un’assemblea della Nato che non era un impegno facile per motivi economici è stato il sottoscritto. Mi stupisce che tutti quelli dei governi precedenti che invece non hanno mai detto nulla adesso ci abbiano ripensato». L’invito era arrivato dal Segretario generale della Nato e ribadito anche ieri al suo arrivo al quartier generale: «Discuteremo su come investire di più nella difesa e mi aspetto che quando gli alleati si incontreranno al vertice di Vilnius (a luglio), concorderanno di avere una difesa più ambiziosa, considerando il 2% del Pil per la difesa non come un tetto ma come un base minima che dobbiamo spendere per la nostra sicurezza in un mondo più pericoloso».
E intanto continuano i vertici e gli incontri tra leader internazionali, il tema principale per tutti resta sempre la pace in Ucraina.
Da domani fino all’8 aprile il presidente francese Emmanuel Macron sarà in una visita ufficiale in Cina, prima una tappa a Pechino, poi la seconda a Canton. L’ultima volta che il capo dell’Eliseo si è recato in Cina era nel 2019 e cinque mesi fa ha avuto un colloquio con il suo omologo cinese Xi Jinping a margine del vertice G20 a Bali.
Secondo un consigliere dell’Eliseo, l’obiettivo del viaggio di Macron è quello di evitare che Pechino decida di fornire un sostegno militare alla Russia. Con lui ci sarà anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, a dimostrazione dell’importanza del momento e del tema.
Continua intanto la fuga di Artyom Uss, l’uomo d’affari russo evaso dagli arresti domiciliari a Milano, dove attendeva l’estradizione negli Stati Uniti. Adesso si troverebbe in Russia: lo ha detto lui stesso all’agenzia Ria Novosti. Mentre è arrivata l’incriminazione ufficiale per la ventiseienne russa Darya Trepova, accusata di essere l’esecutrice dell’attentato al bar di San Pietroburgo dove domenica scorsa è morto il blogger nazionalista Vladen Tatarsky. L’accusa è di attentato terroristico e trasporto illegale di esplosivi. La donna sarà difesa dallo stesso avvocato del reporter americano Evan Gershkovich, arrestato in Russia con l’accusa di spionaggio.
La tensione prosegue anche sul tema delle armi. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu ha detto che «sistemi missilistici Iskander, in grado di trasportare testate convenzionali e nucleari tattiche, sono stati trasferiti dalla Russia in Bielorussia». Notizia che invece il capo del consiglio per la sicurezza nazionale ucraina Oleksy Danilov ha definito un bluff. Gli Stati Uniti nelle stesse ore, annunciavano un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev da 2,6 miliardi di dollari.
Dal 2014 Kiev ha aumentato le spese militari del 72%
Il mercato della difesa non smette di crescere. La spesa globale per la difesa ha superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari nel 2021 (+0,7% sul 2020 e +12% sul 2012, in termini reali), raggiungendo il massimo storico di 2.113 miliardi (il 2,2% del Pil globale), pari a 5,8 miliardi al giorno.
In particolare, l’Ucraina ha aumentato le proprie spese del 72% dopo l’annessione della Crimea nel 2014 per rafforzare le difese contro la Russia. La spesa è poi scesa nel 2021, a 5,9 miliardi, pur rappresentando ancora il 3,2% del Pil del Paese. Un dato doppio rispetto all’1,6% del 2012.
È quanto emerge da uno studio di Mediobanca che ha preso in considerazione i conti annuali di oltre 240 multinazionali industriali mondiali suddivise per comparto. Dall’indagine si nota che tutti i settori hanno superato i livelli pre-pandemici, con l’eccezione dei produttori di aeromobili.
Proprio in tema di difesa, la Russia ha aumentato le proprie spese nel 2021 (66 miliardi di dollari l’anno) del 2,9% sul 2020 in termini reali (+6,8% nominale) in vista del conflitto con l’Ucraina. Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita per cui la spesa russa ha raggiunto il 4,1% del Pil 2021 (3,7% nel 2012). Inoltre, le entrate elevate di petrolio e gas hanno aiutato la Russia ad aumentare la propria spesa per la difesa nel 2021. Secondo lo studio, la spesa russa era diminuita tra il 2016 e il 2019 a causa dei bassi prezzi dell’energia combinati con le sanzioni in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014.
Ad eccezione delle spese legate al conflitto russo ucraino, Stati Uniti e Cina si confermano i «big spender» del settore della difesa. Il 37,9% fa capo allo Zio Sam (801 miliardi), seguiti da Cina con il 13,9% (293 miliardi), India (3,6%), Regno Unito (3,2%) e Russia (3,1%); l’Italia è undicesima con l’1,5% del totale mondo (32 miliardi di dollari, pari a 88 milioni al giorno).
La classifica cambia se si considera l’incidenza sul Prodotto interno lordo: primi posti per i Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, con la Russia in undicesima posizione (4,1%), gli Stati Uniti in quindicesima (3,5%), l’Ucraina in diciannovesima (3,2%), la Cina in sessantesima (1,7%) e l’Italia in settantaseiesima (1,5%, era 1,4% nel 2012 e 2,1% nel 1988). Come richiesto dalla Nato nel 2014, poi, l’Italia sta gradualmente innalzando la propria spesa nella difesa con l’obiettivo di raggiungere la soglia del 2% del Pil entro il 2028.
I cittadini che invece spendono maggiormente per la difesa del proprio Paese sono Qatar, Israele, Stati Uniti e Kuwait con più di 2.000 dollari a testa nel 2021; i 530 biglietti verdi a persona dell’Italia (pari a 1,5 dollari al giorno) rappresentano circa il doppio della media mondiale (268 dollari) e il 17% in più della Russia. La quota di spesa pubblica dedicata alla difesa è più elevata in Bielorussia, Qatar, Oman e Arabia Saudita con oltre il 20%, mentre l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica con il 2,6%, inferiore alla media mondiale del 6,2% che invece è superata da Russia (10,8%), Stati Uniti (8,3%) e Ucraina (7,8%).
Anche dando uno sguardo alle multinazionali del settore della difesa si nota che nel 2022 il giro d’affari aggregato dei trenta gruppi mondiali è stato di 432 miliardi di dollari. Il panorama è dominato dai player statunitensi con una quota del 74% del totale, seguiti dai gruppi europei con il 22% e da quelli asiatici con il 4%. Nel 2023 è atteso un ulteriore incremento dei ricavi del +6% sul 2022, per l’aumento dei budget nazionali in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche. Gli Stati Uniti, con i loro 15 «big», si aggiudicano il primato anche a livello numerico davanti alla Francia, distanziata con tre società; due gruppi ciascuno per Germania, Gran Bretagna, India e Italia che, con Fincantieri e Leonardo, conta per il 21% del giro d’affari europeo e per il 4,7% di quello mondiale.
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Helsinki è entrata nell’Alleanza. L'oligarca evaso, Artyom Uss, rispunta in Russia. Il Cremlino: «Missili Iskander in Bielorussia».Kiev: secondo Mediobanca, gli investimenti globali per la difesa hanno superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari nel 2021.Lo speciale contiene due articoli.«Da oggi 31 bandiere sventolano insieme al quartier generale della Nato, come simbolo di unità e solidarietà. Sono molto orgoglioso di dare il benvenuto alla Finlandia e spero di farlo il prima possibile con la Svezia. Mostriamo al mondo che Vladimir Putin ha fallito, l’intimidazione non funziona, ha ottenuto il contrario di quello che voleva». Ha celebrato così l’ingresso della Finlandia il capo della Nato Jens Stoltenberg che poi ha colto l’occasione per ricordare come funzioni l’Alleanza Atlantica. «Da adesso l’articolo 5 del trattato della Nato», che assicura la difesa di ogni alleato in caso di attacco da parte di un altro Stato, sarà applicato anche ad Helsinki, che così otterrà «una garanzia di sicurezza di ferro». L’ingresso della Finlandia nell’Alleanza Atlantica «è l’unica cosa per cui possiamo ringraziare Vladimir Putin», dice il segretario di Stato Usa Antony Blinken, arrivando nella sede della Nato, a Bruxelles. Il presidente Usa Joe Biden, che ha anche invitato la Turchia e l’Ungheria a unirsi al resto della Nato «senza indugio» nel ratificare l’ingresso della Svezia nell’Alleanza, ha detto: «Insieme, rafforzati continueremo a preservare la sicurezza transatlantica, a difendere ogni centimetro del territorio della Nato».Inevitabilmente dura la reazione della Russia. Mosca adotterà misure di ritorsione in relazione all’ingresso della Finlandia nella Nato. Lo ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota. «La Federazione russa sarà costretta ad adottare misure di ritorsione, sia tecnico-militari che di altro tipo, al fine di fermare le minacce alla nostra sicurezza nazionale derivanti dall’ingresso della Finlandia nella Nato», hanno spiegato. Dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono invece arrivate «sincere congratulazioni alla Finlandia e al presidente Sauli Niinisto per l’adesione alla Nato nel 74° anniversario della sua fondazione. In mezzo all’aggressione russa, l’Alleanza è diventata l’unica effettiva garanzia di sicurezza nella regione. Ci aspettiamo che il summit della Nato di Vilnius avvicini l’Ucraina al nostro obiettivo euro-atlantico». Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha sollevato il tema della paura e insiste sulla pace: «Una nazione che ha sempre voluto mantenere l’autonomia, senza schierarsi, ha sentito la necessità di entrare nella Nato, improvvisamente, dopo decenni di terzietà. Questo significa che c’è un sentimento di paura. E l’unico modo per sconfiggere la paura è ostinarci nella ricerca della pace, che non significa tirarsi indietro dall’aiuto, ma significa non lasciare nulla di intentato». Crosetto inoltre si è mostrato scettico all’idea di portare al 2% del Pil le spese per la Difesa. «Tutti i governi sinora si erano espressi mantenendo l’impegno. L’unico che ha avuto il coraggio di dire ad un’assemblea della Nato che non era un impegno facile per motivi economici è stato il sottoscritto. Mi stupisce che tutti quelli dei governi precedenti che invece non hanno mai detto nulla adesso ci abbiano ripensato». L’invito era arrivato dal Segretario generale della Nato e ribadito anche ieri al suo arrivo al quartier generale: «Discuteremo su come investire di più nella difesa e mi aspetto che quando gli alleati si incontreranno al vertice di Vilnius (a luglio), concorderanno di avere una difesa più ambiziosa, considerando il 2% del Pil per la difesa non come un tetto ma come un base minima che dobbiamo spendere per la nostra sicurezza in un mondo più pericoloso». E intanto continuano i vertici e gli incontri tra leader internazionali, il tema principale per tutti resta sempre la pace in Ucraina. Da domani fino all’8 aprile il presidente francese Emmanuel Macron sarà in una visita ufficiale in Cina, prima una tappa a Pechino, poi la seconda a Canton. L’ultima volta che il capo dell’Eliseo si è recato in Cina era nel 2019 e cinque mesi fa ha avuto un colloquio con il suo omologo cinese Xi Jinping a margine del vertice G20 a Bali. Secondo un consigliere dell’Eliseo, l’obiettivo del viaggio di Macron è quello di evitare che Pechino decida di fornire un sostegno militare alla Russia. Con lui ci sarà anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, a dimostrazione dell’importanza del momento e del tema. Continua intanto la fuga di Artyom Uss, l’uomo d’affari russo evaso dagli arresti domiciliari a Milano, dove attendeva l’estradizione negli Stati Uniti. Adesso si troverebbe in Russia: lo ha detto lui stesso all’agenzia Ria Novosti. Mentre è arrivata l’incriminazione ufficiale per la ventiseienne russa Darya Trepova, accusata di essere l’esecutrice dell’attentato al bar di San Pietroburgo dove domenica scorsa è morto il blogger nazionalista Vladen Tatarsky. L’accusa è di attentato terroristico e trasporto illegale di esplosivi. La donna sarà difesa dallo stesso avvocato del reporter americano Evan Gershkovich, arrestato in Russia con l’accusa di spionaggio. La tensione prosegue anche sul tema delle armi. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu ha detto che «sistemi missilistici Iskander, in grado di trasportare testate convenzionali e nucleari tattiche, sono stati trasferiti dalla Russia in Bielorussia». Notizia che invece il capo del consiglio per la sicurezza nazionale ucraina Oleksy Danilov ha definito un bluff. Gli Stati Uniti nelle stesse ore, annunciavano un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev da 2,6 miliardi di dollari. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/finlandia-nato-2659739913.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dal-2014-kiev-ha-aumentato-le-spese-militari-del-72" data-post-id="2659739913" data-published-at="1680672321" data-use-pagination="False"> Dal 2014 Kiev ha aumentato le spese militari del 72% Il mercato della difesa non smette di crescere. La spesa globale per la difesa ha superato per la prima volta i 2.000 miliardi di dollari nel 2021 (+0,7% sul 2020 e +12% sul 2012, in termini reali), raggiungendo il massimo storico di 2.113 miliardi (il 2,2% del Pil globale), pari a 5,8 miliardi al giorno. In particolare, l’Ucraina ha aumentato le proprie spese del 72% dopo l’annessione della Crimea nel 2014 per rafforzare le difese contro la Russia. La spesa è poi scesa nel 2021, a 5,9 miliardi, pur rappresentando ancora il 3,2% del Pil del Paese. Un dato doppio rispetto all’1,6% del 2012. È quanto emerge da uno studio di Mediobanca che ha preso in considerazione i conti annuali di oltre 240 multinazionali industriali mondiali suddivise per comparto. Dall’indagine si nota che tutti i settori hanno superato i livelli pre-pandemici, con l’eccezione dei produttori di aeromobili. Proprio in tema di difesa, la Russia ha aumentato le proprie spese nel 2021 (66 miliardi di dollari l’anno) del 2,9% sul 2020 in termini reali (+6,8% nominale) in vista del conflitto con l’Ucraina. Si tratta del terzo anno consecutivo di crescita per cui la spesa russa ha raggiunto il 4,1% del Pil 2021 (3,7% nel 2012). Inoltre, le entrate elevate di petrolio e gas hanno aiutato la Russia ad aumentare la propria spesa per la difesa nel 2021. Secondo lo studio, la spesa russa era diminuita tra il 2016 e il 2019 a causa dei bassi prezzi dell’energia combinati con le sanzioni in risposta all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. Ad eccezione delle spese legate al conflitto russo ucraino, Stati Uniti e Cina si confermano i «big spender» del settore della difesa. Il 37,9% fa capo allo Zio Sam (801 miliardi), seguiti da Cina con il 13,9% (293 miliardi), India (3,6%), Regno Unito (3,2%) e Russia (3,1%); l’Italia è undicesima con l’1,5% del totale mondo (32 miliardi di dollari, pari a 88 milioni al giorno). La classifica cambia se si considera l’incidenza sul Prodotto interno lordo: primi posti per i Paesi del Medio Oriente e Nord Africa, con la Russia in undicesima posizione (4,1%), gli Stati Uniti in quindicesima (3,5%), l’Ucraina in diciannovesima (3,2%), la Cina in sessantesima (1,7%) e l’Italia in settantaseiesima (1,5%, era 1,4% nel 2012 e 2,1% nel 1988). Come richiesto dalla Nato nel 2014, poi, l’Italia sta gradualmente innalzando la propria spesa nella difesa con l’obiettivo di raggiungere la soglia del 2% del Pil entro il 2028. I cittadini che invece spendono maggiormente per la difesa del proprio Paese sono Qatar, Israele, Stati Uniti e Kuwait con più di 2.000 dollari a testa nel 2021; i 530 biglietti verdi a persona dell’Italia (pari a 1,5 dollari al giorno) rappresentano circa il doppio della media mondiale (268 dollari) e il 17% in più della Russia. La quota di spesa pubblica dedicata alla difesa è più elevata in Bielorussia, Qatar, Oman e Arabia Saudita con oltre il 20%, mentre l’Italia si colloca nella parte bassa della classifica con il 2,6%, inferiore alla media mondiale del 6,2% che invece è superata da Russia (10,8%), Stati Uniti (8,3%) e Ucraina (7,8%). Anche dando uno sguardo alle multinazionali del settore della difesa si nota che nel 2022 il giro d’affari aggregato dei trenta gruppi mondiali è stato di 432 miliardi di dollari. Il panorama è dominato dai player statunitensi con una quota del 74% del totale, seguiti dai gruppi europei con il 22% e da quelli asiatici con il 4%. Nel 2023 è atteso un ulteriore incremento dei ricavi del +6% sul 2022, per l’aumento dei budget nazionali in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche. Gli Stati Uniti, con i loro 15 «big», si aggiudicano il primato anche a livello numerico davanti alla Francia, distanziata con tre società; due gruppi ciascuno per Germania, Gran Bretagna, India e Italia che, con Fincantieri e Leonardo, conta per il 21% del giro d’affari europeo e per il 4,7% di quello mondiale.
Angelika Niebler (Ansa)
Di certo non una figura laterale. Piuttosto, una di quelle europarlamentari che non compaiono spesso davanti alle telecamere, ma frequentano da sempre il retrobottega di Strasburgo, dove si costruiscono maggioranze, compromessi e carriere. Ora il suo nome è finito in un fascicolo che il Parlamento europeo ha scelto di chiudere prima che diventasse davvero un’indagine.
Il 21 luglio 2025, infatti, la Procura europea (Eppo) aveva chiesto la revoca della sua immunità. Voleva verificare se assistenti locali pagati con fondi del Parlamento europeo fossero stati usati per attività estranee al mandato. Secondo l’ipotesi investigativa - le contestazioni riguardano il periodo tra il 2017 e il 2025 - ci sarebbero stati accompagnamenti da Monaco a Bruxelles e Strasburgo, trasferimenti in aeroporto per viaggi privati, supporto ad appuntamenti professionali, riunioni della leadership Csu non direttamente legate al lavoro parlamentare, incombenze personali o politiche.
C’è anche un’accusa più precisa. Un assistente retribuito con fondi europei da Niebler avrebbe lavorato non per lei, ma per un ex eurodeputato del suo stesso partito. In parallelo, vengono citate possibili irregolarità nei rimborsi per viaggi verso Bruxelles e Strasburgo. In sostanza, il sospetto è che denaro pubblico destinato all’attività parlamentare sia stato usato per esigenze private, professionali, di partito o di rete personale.
Niebler respinge ogni accusa. La presunzione di innocenza vale per tutti. Ma qui il punto non è stabilire se sia colpevole. Il punto è capire perché alla Procura europea sia stato impedito di verificarlo.
La commissione Giuridica del Parlamento europeo, la Juri, ha raccomandato di non revocare l’immunità. Niebler, dettaglio non secondario, è supplente proprio in quella commissione. Poi nei giorni scorsi è arrivato il voto dell’Aula. Il 19 maggio 2026, a scrutinio segreto, 309 eurodeputati hanno votato per mantenere la protezione, 283 contro, 53 si sono astenuti. Risultato: l’Eppo non può procedere oltre la fase preliminare. Non può interrogare Niebler come avrebbe voluto. Non può completare l’accertamento.
La struttura dell’accusa ricorda quella che ha travolto Marine Le Pen e il Rassemblement national. Anche lì c’erano fondi europei destinati agli assistenti parlamentari. Anche lì l’accusa sosteneva che collaboratori pagati dal Parlamento europeo lavorassero in realtà per attività non collegate al mandato, ma al partito. Solo che in quel caso la giustizia ha potuto procedere.
Il 31 marzo 2025 Le Pen è stata condannata in primo grado a quattro anni di carcere, due dei quali sospesi, 100.000 euro di multa e cinque anni di ineleggibilità immediata. Una sanzione già efficace, che oggi le impedisce di correre nel 2027. L’appello, atteso il 7 luglio 2026, deciderà se riaprirle la strada.
In quel caso, dopo le verifiche di Olaf (Ufficio europeo per la lotta antifrode) e l’azione del Parlamento europeo per il recupero dei fondi, la giustizia francese ha potuto procedere fino al processo e alla condanna. Nel caso Niebler, invece, l’Eppo è stata fermata prima dell’inizio dell’indagine.
Il paradosso è che Niebler, oggi beneficiaria della protezione parlamentare, era già supplente in Juri negli anni in cui la commissione raccomandava la revoca dell’immunità di Le Pen in altri procedimenti. Non solo. L’europarlamentare tedesca non è una politica qualsiasi. È una dirigente del sistema. Lavora sui dossier industriali, digitali, commerciali. Siede nella commissione Industria e nella commissione Commercio internazionale. Ha seguito dossier sulla cybersecurity, sui dati, sulle imprese. Accanto allo stipendio da eurodeputata, Niebler dichiara redditi esterni tra i più alti dell’Eurocamera: secondo Euobserver, tra i 177.500 e 195.000 euro l’anno. Solo dallo studio legale Gibson, Dunn & Crutcher riceve 63.000 euro l’anno. In passato era già stata criticata per possibili conflitti d’interesse tra attività privata e ruolo parlamentare. Nel confronto con Le Pen, il contesto conta. Quando una figura così interna all’architettura del Ppe viene protetta da un’indagine sui fondi europei, il messaggio politico è evidente. Il Parlamento non sta difendendo solo un principio. Sta difendendo una sua dirigente.
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Lo ha detto il premier all’uscita dal Municipio di Niscemi, parlando con i giornalisti: «A febbraio scorso abbiamo varato un decreto, poi convertito in legge ad aprile, per stanziare 150 milioni che avevano l’obiettivo della messa in sicurezza, degli indennizzi e della demolizione delle case. E domani portiamo in Consiglio dei ministri due diversi programmi: uno sulla messa in sicurezza del territorio e sulle opere infrastrutturali; un altro per quanto riguarda gli indennizzi per le famiglie che hanno perso la casa e anche tutto il tema delle demolizioni necessarie».
«Stiamo facendo la differenza rispetto al 1997», ha aggiunto il presidente del Consiglio, che prima di lasciare il comune siciliano ha incontrato in Comune una delegazione di sfollati.
Piero Portaluppi (Fondazione Portaluppi-FAI)
Nei grandi palazzi che hanno disegnato la storia abitativa della grande borghesia industriale della prima metà del secolo XX, sono talvolta i piccoli dettagli a svelare il carattere unico di Piero Portaluppi, uno dei massimi esponenti dell’architettura italiana tra gli anni Venti e gli Anni Cinquanta. Nei particolari poetici e sognanti, inseriti nel contesto dei capolavori più importanti dell’architettura borghese di Milano, è la sintesi di un’opera grandiosa e unica. Un’opera che ha firmato per sempre l’aspetto della capitale industriale d’Italia negli anni della massima espressione della borghesia industriale e allo stesso tempo intellettuale della città. Da oggi, a Villa Necchi Campiglio, sarà possibile rivivere l’opera del grande architetto grazie all’acquisizione da parte del Fondo per l’Ambiente Italiano del patrimonio archivistico proveniente dalla Fondazione Piero Portaluppi, gestita per decenni dai discendenti dell’architetto ed ora messa a disposizione del pubblico. Stiamo parlando di oltre 1.000 disegni autografi tra il 1909 e il 1967, di altrettante stampe fotografiche, appunti e schizzi, 15.000 cartoline oltre a 100 bobine di pellicola che fanno rivivere la storia dei grandi personaggi con cui Portaluppi si relazionava. E ancora, all’ultimo piano della residenza milanese che fu degli industriali Necchi, la ricostruzione fedele dello studio dell’architetto. Da quella scrivania particolare, battezzata «Omnibus» dal suo inventore, nacquero i progetti che cambiarono il volto della Milano che produceva e cresceva vertiginosamente all’inizio del XX secolo.
Piero Portaluppi era nato a Milano nel 1888, quando la città era nel vivo del progresso positivista delle scienze e dell'industria. Figlio di un ingegnere edile, si laurea al Politecnico nel 1910. Nel 1915 partecipando poco più tardi alla Grande Guerra come ufficiale nel Corpo del Genio. La carriera di architetto prese piede da quell’elemento che fece grande la Milano della «belle époque», l’elettricità. Nel 1913 sposa Lia Baglia, nipote dell’industriale elettrico Ettore Conti, che aprì le porte all’estro di Portaluppi affidandogli la realizzazione degli edifici di centrali idroelettriche come quelle ossolane di Verampio e Cadarese, caratterizzate dallo stile eclettico tipico della cultura architettonica industriale dell’epoca. Il carattere estremamente versatile di Portaluppi, rigoroso ma ironico allo stesso tempo (era autore di vignette e bozzetti satirici pubblicati su alcuni giornali), lo resero presto famoso tra la borghesia industriale più in vista del capoluogo lombardo.
Tra gli anni ’20 e gli anni ’40 Portaluppi viveva il momento di massimo successo professionale. Non solo come architetto, ma anche come urbanista, designato come membro insigne della commissione per il piano di sviluppo milanese. Tra le due guerre, nascono i progetti e le realizzazioni più importanti dell'architetto, tra cui la stessa Villa Necchi Campiglio, concepita con canoni che superavano il razionalismo dominante del ventennio con elementi caratteristici del modernismo, con un’attenzione particolare alla distribuzione degli spazi e all’importanza nei dettagli che resero unica la firma dell’architetto milanese. Per la grande borghesia realizza Palazzo Crespi, dimora della grande famiglia di industriali tessili e proprietari del «Corriere della Sera». Edificio monumentale per imponenza, è alleggerito dalle invenzioni e dalla creatività di Portaluppi, nelle geometrie delle scalinate a spirale, nelle nicchie, nei dettagli impreziositi da una scelta precisa dei materiali, funzionali alle forme. La casa degli Atellani fu anche la sua dimora. Originariamente palazzo storico risalente al Quattrocento (dove è custodita la famosa vigna di Leonardo da Vinci), viene riletto totalmente da Portaluppi nella distribuzione degli spazi e, ancora una volta, dà sfogo ad una creatività che superava le mode e gli stili canonici. L’ironia e la maestria si leggono bene nella facciata interna dell’edificio, dove l’architetto-proprietario realizza una sorta di neobarocco inserito armonicamente nel contesto della casa dell’epoca di Ludovico il Moro. Del periodo è anche il progetto del Planetario Ulrico Hoepli, donato alla città di Milano dall’editore, caratterizzato da elementi apertamente neoclassici come il pronao alleggeriti all’interno dalle decorazioni con scie di costellazioni e elementi geometrici. Quasi di fronte al Planetario, Portaluppi realizza per la borghesia milanese il palazzo della Società Buonarroti-Carpaccio-Giotto in corso Venezia, un edificio con pianta a «u» ispirato dallo stile Secessionista e caratterizzato da un imponente passaggio coperto da un grande arco a tutto sesto decorato al suo interno con elementi romboidali.
Nel dopoguerra, decadute totalmente le ipotesi di collaborazione con il regime fascista, Portaluppi rimase al centro del dibattito sul futuro architettonico di una Milano da ripensare assieme ai più grandi studi come BBPR e Giò Ponti, continuando l’attività di progettazione di palazzi e interni per la committenza alto borghese. Piero Portaluppi si ritira dalla docenza al Politecnico nel 1958, muore nella sua Milano il 6 luglio 1967.
Oggi, grazie alla Fondazione che porta il suo nome ed al Fondo per l’Ambiente Italiano, possiamo immaginare nuovamente il grande architetto al lavoro nel suo studio di via Morozzo della Rocca, fedelmente ricostruito nelle stanze all’ultimo piano di Villa Necchi Campiglio, tra i suoi capolavori più apprezzati nel mondo. A Milano, in via Mozart 14.
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