- Studenti e arabi manifestano insieme nella Capitale. A Napoli, vessillo palestinese issato su Castel Sant’Elmo. Ira del ministro.
- I musulmani rispondono all’appello di Hamas: roghi di bandiere dall’Iraq al Pakistan.
Lo speciale contiene due articoli.
Si potrebbe citare il titolo del fortunato libro del generale Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, per descrivere ciò che sta succedendo in numerose piazze italiane dopo il sanguinoso attacco di Hamas contro Israele, che ha causato centinaia di vittime civili, tra cui molti bambini. In un mondo normale, infatti, ci si sarebbe aspettati un moto unanime di orrore e indignazione da parte della politica e della società civile, capace di mobilitare i cittadini al fianco dello Stato ebraico. E invece, dopo i distinguo che hanno caratterizzato già la discussione parlamentare, da parte della sinistra radicale, si sta assistendo a un proliferare di cortei e sit in che solidarizzano coi terroristi islamici anziché con le istituzioni democratiche di Tel Aviv e Gerusalemme.
Ieri la Capitale d’Italia è stata teatro di momenti di tensione tra i manifestanti pro Hamas e le forze dell’ordine, nel contesto di un corteo e di un conseguente sit in dove si è rinnovata la saldatura tra gli integralisti islamici operanti nel nostro Paese e la sinistra antagonista. I poliziotti, infatti, si sono trovati a dover caricare il corteo degli studenti di ultrasinistra, inizialmente convocato per protestare contro un incontro dei giovani di destra europei, perché quest’ultimo ha tentato di cambiare il percorso concordato con la Questura nelle strade del quartiere San Lorenzo (quello che ospita l’Università La Sapienza) con l’intenzione di raggiungere il convegno per impedirne lo svolgimento. Quando gli studenti hanno tentato di forzare il blocco della polizia e hanno iniziato a lanciare fumogeni e uova all’indirizzo degli agenti, questi ultimi hanno effettuato una carica di alleggerimento e hanno posto dei blindati in mezzo strada per rafforzare il contenimento. Poi, come se niente fosse, gli stessi giovani che avevano tentato di assaltare il convegno delle destre europee, sono confluiti al sit in in Piazza Vittorio organizzato dai palestinesi presenti a Roma e dalle associazioni pro Hamas.
Nel frattempo, un’altra manifestazione si stava svolgendo a Napoli, anch’essa indetta dai palestinesi filo Hamas residenti nel capoluogo campano e dalla sinistra estrema, tra cui Potere al popolo e Rifondazione comunista. I partecipanti sono stati circa 500, più o meno gli stessi che il giorno prima avevano organizzato un presidio in piazza San Domenico Maggiore, nel centro storico della città, ed erano riusciti a srotolare una maxi bandiera palestinese su Castel Sant’Elmo, suscitando lo sdegno del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. «Non ci sarà alcun tipo di tolleranza», ha ammonito il ministro, «verso coloro che permetteranno di esporre striscioni o vessilli a favore di Hamas sui beni culturali delle città italiane. Per quanto riguarda quanto accaduto ieri (mercoledì, ndr) a Napoli, ho chiesto al direttore generale dei Musei, Massimo Osanna, responsabile ad interim dei musei campani, la massima attenzione affinché nessuno utilizzi i siti culturali statali per esibire simboli anti Israele».
Per quanto riguarda il resto d’Italia, oggi a Firenze sono previste ben due manifestazioni pro Hamas: una promossa dagli islamici e una dagli studenti di sinistra. Altre manifestazioni di sostegno ad Hamas, in ossequio a quello che uno dei leader dell’organizzazione terroristica palestinese ha definito «Jihad day», si svolgeranno oggi a Milano e a Bari. Nel capoluogo lombardo si segnala la posizione a dir poco pilatesca del sindaco Beppe Sala, il quale ha annunciato che non parteciperà a nessuna manifestazione di solidarietà per Israele a causa di un’agenda dallo stesso definita «complessa». Poi però, quando Sala (che ha definito Hamas un’«oligarchia») è entrato maggiormente nel merito, le motivazioni sono sembrate altre: «Se vado da una parte», ha detto, «poi devo continuare ad andare tutti. È meglio che sia in ufficio, anche per lavorare su questo». E replicando a chi gli aveva chiesto conto dei fischi partiti al suo indirizzo da un presidio pro-Israele svoltosi giovedì, Sala ha parlato di «umori un po’ guidati».
A Bari, invece, Fi ha chiesto al prefetto di vietare il corteo, chiedendo di seguire l’esempio del ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin, che ha vietato le manifestazioni filo Hamas. In Italia una tale misura non è stata adottata ma è nelle facoltà delle forze dell’ordine (nella fattispecie della Digos o della Squadra mobile) identificare, segnalare e procedere, nelle 36 ore successive al fatto, contro chi si renda responsabile del reato di apologia o di incitamento al terrorismo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >