«Più flessibilità per lasciare il lavoro. Obbligo per il Tfr nei fondi pensione»

Sottosegretario Freni, un’intervista alla vigilia di Ferragosto non può che iniziare dalla telenovelas dei balneari.
L’Europa è pronta a sanzionarci se non partiamo con le gare. La Lega però si è molto spesa: ha promesso tempi lunghi e indennizzi per chi perde la concessione. Come se ne esce?
«Con il buonsenso, come sempre. Cancellare con un tratto di penna i diritti dei concessionari non è immaginabile. Come pure non è immaginabile disattendere del tutto i principi della concorrenza. Le soluzioni vanno trovate all’interno di un dialogo, franco e responsabile con l’Europa. Serve una norma che metta fine al caos di questi ultimi anni: le regole devono essere chiare e uguali per tutti».
Bisogna trovare un punto di caduta. Secondo lei quale sarà?
«La Lega chiede di riconoscere indennizzi ai concessionari uscenti. Intendiamoci: non un contentino, ma un riconoscimento adeguato al valore storico delle attività e ad un impegno che negli anni ha garantito servizi di qualità».
Altro tema da ombrellone sono le tasse della manovra. Possiamo stare tranquilli?
«Perché dovremmo aumentare le tasse quando i fondamentali della nostra economia godono di buona salute? Gli italiani possono stare tranquilli: abbiamo tagliato le tasse e continueremo a farlo».
Qual è l’entità dell’extragettito che solo secondo il Pd ha pesato sui redditi di dipendenti e pensionati?
«Impossibile dare un numero esatto ora, attendiamo il saldo dei versamenti di luglio e poi tireremo una linea. Non si può accusare il governo di strizzare l’occhio agli evasori e allo stesso tempo di accanirsi sui cittadini. La lettura dei dati è un’altra: il gettito cresce perché gli italiani sono onesti e pagano le tasse. E lo fanno più del solito anche perché questo governo ha rivoluzionato il rapporto con i contribuenti».
Come?
«Lascio parlare i fatti. In un anno abbiamo emanato tredici decreti attuativi della delega fiscale, più di uno al mese, con un unico obiettivo: passare da un Fisco oppressivo a uno capace di dialogare con i cittadini».
La tassa di soggiorno potrebbe arrivare a 25 euro al giorno. Non stiamo esagerando?
«L’aumento della tassa di soggiorno è una storiella estiva. Come ha chiarito benissimo il ministro del Turismo Daniela Santanchè, ogni decisione sarà assunta solo dopo un confronto con gli operatori del settore».
Sulle banche cosa succederà? Conferma che non ci sarà una tassa sugli extraprofitti?
«Che si chiami tassa sugli extraprofitti, contributo di solidarietà o Paperino poco cambia: le ipotesi che circolano sono prive di fondamento».
A settembre inizierà un tavolo per spingere gli istituti ad aumentare gli interessi sui depositi?
«Il dialogo tra il governo e le banche è costante. Tutti, anche gli istituti di credito, sono chiamati a contribuire all’economia reale del Paese, ma chi immagina trattative carbonare o, peggio ancora, tavoli dove comunicare decisioni già prese, temo soffra parecchio il caldo di questi giorni».
Capitolo pensioni: i giovani di oggi rischiano di andarci a 70 anni e con assegni poveri.
«Siamo al lavoro per mettere in campo misure in grado di garantire una doverosa flessibilità in uscita e pensioni con importi dignitosi: è nel programma di governo, è una riforma targata Lega. È giunto il momento di rompere il tabù del secondo pilastro: una quota del Tfr si potrebbe destinare obbligatoriamente alla previdenza complementare di categoria o ai fondi pensione aperti».
Che vantaggi si avrebbero da questa misura?
«Oltre a garantire assegni pensionistici adeguati ai sacrifici fatti durante l’età lavorativa daremmo respiro all’intero sistema pensionistico sul fronte della sostenibilità. Non solo: lo sviluppo della previdenza complementare è una leva per gli investimenti e il mercato dei capitali. È il momento di rilanciare e di guardare al futuro».
Le sta particolarmente a cuore il tema dell’attrattività dei nostri Btp. Ci state preparando qualche sorpresa?
«L’attrattività dei titoli di Stato è lo specchio dell’affidabilità del Paese, non si costruisce in una notte. Gli straordinari risultati del Btp Valore dimostrano che la strada è quella giusta. Non lo dice il governo, ma la fiducia che milioni di risparmiatori hanno riposto nei nostri titoli di Stato».
Italia-Francia: i rapporti sono spesso conflittuali. I tagli in Borsa Italiana (di proprietà di Euronext) sono stati scongiurati?
«Il governo si è speso direttamente in questa partita. La società si è impegnata a non attuare piani di delocalizzazione delle attività o riduzioni di dipendenti e competenze nelle sedi italiane del gruppo: il ruolo dell’Italia è, e resterà, centrale nelle strategie di Euronext. Il respiro deve essere europeo: occorre lavorare per un mercato dei capitali sempre più integrato. Le fughe solitarie non portano da nessuna parte».
Legge Capitali, appunto. Il compromesso sulla governance e le liste per decidere i cda delle società quotate è stato già trovato o possiamo aspettarci altre sorprese?
«Sono temi condivisi con il mercato e ampiamente dibattuti in Parlamento. Con la legge Capitali si è trovata una sintesi di buonsenso dopo aver dialogato con tutti, nessuno escluso. Il lavoro ora è concentrato sulla riforma del Tuf. C’è tanta carne al fuoco e la cottura deve procedere in modo adeguato. Pochi annunci e molta sostanza. La riforma del mercato dei capitali è una sfida che non si può fallire».
Per gli imprenditori italiani il Green deal sta zavorrando le imprese europee e favorendo la Cina. L’Italia ha la forza di imporre una svolta a Bruxelles?
«Non possiamo distruggere la nostra manifattura in nome di una tempistica insostenibile. Soprattutto non possiamo trasformare l’Europa nella patria delle cavallette e del vino sintetico. Vogliamo darci un obiettivo realistico? Riprendiamo un’idea del grande Claudio Abbado: piantiamo alberi nelle nostre città. Partiamo da un milione. L’ambiente è da sempre un tema caro alla sinistra. Ma basta! Diciamolo con chiarezza e una volta per tutte: ambiente, cultura e diritti non sono proprietà privata della sinistra. Quel tempo è finito».
Anche i diritti?
«Soprattutto i diritti. Una destra moderna e liberale non ignora i diritti: li tutela. Come e meglio della sinistra».
Il ministro Nordio si appresta a varare una riforma sulle carceri. C’è stata tanta polemica, qual è il suo pensiero?
«Il tema è dibattuto perché siamo i primi ad affrontarlo seriamente. Non possiamo prescindere dalla certezza della pena e allo stesso tempo dal rispetto dei diritti dei detenuti, in particolare delle loro condizioni nelle carceri. Chi ha sbagliato deve pagare in condizioni che consentano una effettiva rieducazione, ma che permettano anche di scontare le pene senza prevedere sconti o svuotacarceri».
Anche qui si tratta di trovare un compromesso. Quale sarà?
«Il sottosegretario Ostellari è al lavoro e già molte proposte della Lega che contemperano diritti e doveri sono state inserite nell’ultimo decreto: dall’aumento delle telefonate sino alle comunità in grado di accogliere detenuti senza domicilio».
Non possiamo non parlare, purtroppo, di guerra. Le principali potenze mondiali hanno chiesto la tregua per Gaza: che ruolo ha l’Italia?
«L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione europea e della Nato. Siamo storici alleati degli Usa e con una posizione geopolitica che ci rende una potenza democratica forte. Il nostro obiettivo, insieme agli alleati europei ed atlantici, è evitare una escalation e limitare le aggressività verso qualsiasi popolazione civile. Il governo continuerà a lavorare senza sosta per una tregua che porti a negoziati di pace seri nella prospettiva di una stabilità duratura dell’area mediorientale».






