Ma Cascini è anche uno che sa muoversi, e bene, nelle stanze dei bottoni. Giovanissimo, ha guidato l’Associazione nazionale magistrati in un ticket che ancora oggi fa sognare le toghe nostalgiche dei bei tempi che furono: era l’Anm di Cascini (segretario generale) e Luca Palamara (presidente) che si erse a baluardo democratico contro il quarto governo Berlusconi. Ma da allora Cascini ha percorso molta strada. Per esempio si è fatto eleggere al Csm con la corrente progressista di Area. Ma prima di fare il gran salto si era assicurato la promozione a procuratore aggiunto. Un posto che gli venne garantito dall’intervento dell’amico Palamara che convinse il collega Sergio Colaiocco a farsi da parte.
Ma prima di spiegare ai magistrati del Sì come si debba stare al mondo, la sua specialità in questa campagna referendaria, era finito pure in qualche altro pasticcio.
Per esempio era rimasto invischiato nella chat del solito Palamara mentre brigava per trovare un posto (gratuito) allo stadio per il figlio maggiorenne in vista della partita di Champions League Roma-Cska del 23 ottobre 2018. Una storia che vale la pena di essere ricordata.
«Ciao Luca hai qualcuno da indicarmi al Coni con cui posso parlare per i biglietti dello stadio per portare anche Lollo?», scrive Cascini il 18 ottobre. «Bisogna parlare direttamente con la segreteria. Ora mi informo e ti faccio sapere» replica Palamara. «Io ho fatto la tessera per me. Ma quello che ho in segreteria al Csm dice che non danno altri biglietti», spiega l’allora consigliere di Palazzo Bachelet. Palamara deve dargli la ferale notizia: «Le scorte biglietti in Tribuna autorità sono esaurite». Cascini non si abbatte: «Non ti preoccupare ora vedo io […] Però dammi contatto. Non posso romperti i coglioni per ogni partita». All’epoca Cascini, come gli altri membri del Csm, aveva ricevuto una tessera del Coni che lo autorizzava a entrare allo stadio. Una foto pubblicata dal nostro giornale dimostrò che alla fine il ragazzo era entrato con il padre in Tribuna autorità insieme ad altri consiglieri. Come ci sia riuscito non è mai stato del tutto chiarito. Per quella vicenda Cascini ha subito la sanzione della censura dal Comitato direttivo centrale dell’Anm, che ha deciso a larga maggioranza di punire la violazione del codice etico.
Cascini divenne bersaglio di molti colleghi, che lo presero di mira sulle chat dei magistrati.
L’ex consigliere di Cassazione Antonio Esposito, presidente del collegio che condannò definitivamente Silvio Berlusconi per frode fiscale, sul Fatto quotidiano, ricordò come al Csm, lo stesso Cascini avesse tuonato contro un collega che si era fatto regalare i biglietti dello stadio per sé e la scorta. Esposito riportò le esatte parole di Cascini: «Neppure un rapporto amicale può giustificare che un magistrato accetti biglietti per andare allo stadio (o di utilizzare un gommone) senza pagare un corrispettivo».
Ma visto che come diceva Pietro Nenni c’è sempre qualcuno «più puro che ti epura», dopo la scivolata del biglietto per la partita, Cascini ebbe uno scontro con i compagni di Magistratura democratica e lasciò il gruppo, accasandosi in Area.
Ma le sue disavventure non sono terminate. Era lui uno dei consiglieri a cui Piercamillo Davigo ha mostrato i verbali di interrogatorio di Piero Amara sulla Loggia Ungheria. Carte che in quel momento erano coperte dal segreto investigativo e che, in teoria, non potevano circolare neanche al Csm (per questo Davigo è stato condannato in via definitiva per rivelazione di segreto).
Cascini le visionò, ma non denunciò. Il gup di Roma, Nicolò Marino, dopo avere esaminato il caso, trasmise gli atti alla Procura di Roma per far valutare l’ipotesi di omessa denuncia di reato da parte di un pubblico ufficiale, che nel caso di specie era lo stesso Cascini in coppia con Giuseppe Marra (oggi presidente del Tribunale di Aosta).
L’attuale procuratore aggiunto era accusato di non essersi «scandalizzato», di non avere «denunciato alla competente autorità giudiziaria quegli accadimenti, come sarebbe stato logico pretendere da un pubblico ufficiale» e di non aver respinto «la richiesta di consulenza fatta dal dottor Davigo circa la credibilità di Amara, come se fosse possibile accettare uno sdoppiamento di ruolo del dottor Cascini, quale componente di un organo collegiale di alta amministrazione e di magistrato della Procura di Roma».
Cascini, sentito a Brescia come persona informata sui fatti, si è giustificato così: «Davigo mi chiese quale fosse la mia opinione su Amara, avendolo io indagato quando ero alla Procura di Roma. In pratica, voleva la mia opinione sull’attendibilità del dichiarante».
Quindi ha ammesso di aver subito compreso, vedendo le copie dei verbali, che «si trattava di materiale riservato». Sino alla conclusione autoassolutoria: «Era chiaro a tutti e due che non ricevevo quelle informazioni nell’esercizio delle mie funzioni. La ritenni, infatti, una confidenza tra colleghi». Anche se Cascini era stato invitato «a parlarne in cortile e senza telefoni».
Il solito Esposito non ha apprezzato tale giustificazione e ha scritto: «Dimentica Cascini che, quale componente del Csm, era pur sempre un pubblico ufficiale e le confidenze non possono trovare ingresso (non è che uno si sente o non si sente pubblico ufficiale a seconda dei casi!)».
Per l’ex consigliere di Cassazione, in quel momento, si poneva «qualche problema per il rientro» di Cascini alla Procura di Roma. In realtà l’ex segretario dell’Anm si è ripreso il posto senza dover questionare e non ci risulta che abbia subito procedimenti disciplinari. Il che solleva qualche dubbio sull’efficacia di quella giustizia domestica che la riforma intende abolire.
Cascini, in un recente dibattito sul referendum, ha evidenziato come nel Sistema Palamara fosse coinvolto un numero esiguo di toghe e che certi comportamenti non costituissero illeciti penali: «Abbiamo fatto un’analisi integrale di tutte le chat di Palamara, abbiamo proposto l’avvio di procedimenti di trasferimento d’ufficio, di non conferma, di valutazione negativa di professionalità dei magistrati coinvolti. Non siamo stati molto aiutati dalla componente laica, né dalla politica, perché il ministro della Giustizia dell’epoca non ha esercitato l’azione disciplinare nei confronti di nessuna delle persone coinvolte». Però, poi, Cascini ha iniziato a fare il pompiere: «Io che ho viste tutte le chat (posso dire che, ndr) stiamo parlando di un numero limitato di persone che faceva delle cose gravi…». A questo punto la collega Annalisa Imparato ha domandato: «E perché non le avete denunciate?». E qui Cascini è esploso: «Ma denunciare per cosa? Non è che tutto quello che è sbagliato è reato». Una convinzione che deve avere maturato mentre leggeva le chat di Palamara, comprese le proprie.
L’allora procuratore di Viterbo, Paolo Auriemma (oggi a Rieti), nei giorni in cui l’ex presidente dell’Anm stava provando a far ritirare il pm Sergio Colaiocco dalla corsa per procuratore aggiunto proprio a vantaggio di Cascini, aveva sintetizzato così la situazione: «’Sto Cascini vuole tutto. Il Csm, il fratello (Francesco, ndr), la moglie al Consiglio giudiziario, una fetta di culo. Può aspettare 48 ore? Provaci».
Lo stesso Auriemma fa un altro commento sarcastico: «La famiglia Griffin (cioè i Cascini, equiparati al cartone animato Usa, ndr) dovrebbe avere quel minimo di dignità di non fare venire Francesco alla Procura di Roma, perché insieme alla moglie di Giuseppe che fa il gip la situazione...».
Ma è proprio Palamara a sponsorizzare il ritorno di Cascini jr nella Capitale. «Ora in terza (commissione, ndr) a difendere tuo fratello… qui è dura», scrive l’autore dei libri sul Sistema a Giuseppe. E quando finalmente il nome passa, è il diretto interessato a inviare un messaggio a Luca: «Grazie davvero senza di te non avevo speranze».
Cascini senior, alle agenzie, ha dichiarato di non aver «mai chiesto nulla» a Palamara. Ma il povero Colaiocco fu costretto a farsi da parte per via di un Sistema che funzionava così. I capi delle correnti avevano la precedenza. Evidentemente, in questo caso, a propria insaputa.
Però Colaiocco, prima di ritirare la domanda, aveva avuto lunghe discussioni con Palamara, leader del suo gruppo, quello di Unicost: «Ho nuovamente rifiutato con decisione profferte Mi (Magistratura indipendente, ndr), ma loro insistono che mi vogliono indicare (per il ruolo di aggiunto, ndr)... io nella sostanza mi rimetto a te...», scrive Colaiocco in chat, «anche se sono perplesso se revocare proprio... datemi 48 ore per farlo con serenità... adesso non me la sento... mi spiace». Palamara invita il collega a evitare scontri: «Questo è lo scenario che già conoscevo e di cui abbiamo parlato ieri perché serve solo a creare contrapposizione». Colaiocco pare comprendere: «Io sono fermissimo nel chiedergli di non strumentalizzarmi, ma Galoppi (Claudio, in quel momento consigliere del Csm in quota Mi, ndr) non vuole per ragioni sue indicare Maiorano (Nicola, altro candidato, ndr)». Il giorno dopo Colaiocco sembra accettare, da buon soldato, l’ordine di scuderia: «Dopo la notte in bianco e dopo aver fatto una pennica ristoratrice sono di nuovo lucido (o quasi)... quando hai un attimo chiamami così mi dici se è meglio che comunque revochi anche se la commissione già c’è stata...». L’organo di valutazione in effetti si è espresso quella stessa mattina e la vittoria di Cascini è stata schiacciante, come lo stesso Palamara si affretta a comunicare in diretta al magistrato di Area («Procuratore aggiunto Tribunale-Roma Cascini 4 Colaiocco 1»).
Colaiocco capisce l’antifona e, inconsapevole delle manovre del suo capocorrente a favore del rivale, scrive: «Mi puoi chiamare un attimo che ti volevo sentire sulla possibilità di revocare anche ora?».
Così il Sistema muoveva le proprie pedine e chi ha beneficiato delle sue mosse, oggi si batte affinché tutto resti come prima.