Sollievo per i familiari delle vittime: «Ora si riaprano i procedimenti»

«Ho già depositato una decina di istanze di riapertura dei processi nelle varie procure - Monza, Pavia, Brescia, Milano, Bergamo e altre - aspettavo proprio le motivazioni per depositare anche quella di riapertura del processo al Tribunale dei ministri di Brescia. Poi magari anche a Roma, però Brescia è importante perché coinvolgeva Conte, Speranza, i membri del Cts e anche i vertici di Regione Lombardia». Consuelo Locati, legale del team che assiste nell’azione civile davanti al Tribunale di Roma i familiari delle vittime del Covid (insieme con i colleghi Giovanni Benedetto, Luca Berni, Alessandro Pedone e Piero Pasini), commenta così le motivazioni, depositate l’altro ieri, della decisione del 10 aprile delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, che hanno definitivamente confermato che il reato di epidemia colposa in forma omissiva è configurabile. Motivazioni che cambiano radicalmente lo scenario giuridico, riaprendo potenzialmente i procedimenti italiani relativi alla gestione della pandemia da Covid del 2020.
Primo fra tutti, quello che ha visto accusati del reato di omicidio colposo ed epidemia colposa l’ex premier Giuseppe Conte e l’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, nell’indagine sulla gestione della prima fase della pandemia nella provincia di Bergamo. Nel 2023, il Tribunale dei ministri a Brescia aveva archiviato la loro posizione ma adesso, dopo le motivazioni della Corte, la situazione potrebbe ribaltarsi. «Tra le altre cose, al Tribunale dei ministri avevano fatto riferimento a due pronunce del 2017 e del 2021 che si fondavano solo sul significato letterale del reato di epidemia colposa inserito nel codice penale italiano del 1929, che prevedeva la punibilità solo nel caso in cui un soggetto avesse materialmente «sparso» il virus - precisa Locati - ma si erano dimenticati che nel 2019 c’era stata una pronuncia un po’ più generica che comunque aveva dato la configurabilità del reato di epidemia colposa anche in forma omissiva, come pericolo alla salute pubblica».
Le motivazioni, più ancora della sentenza, sono quindi per Locati un «passo importantissimo»: «Le Sezioni Unite della Cassazione hanno praticamente confermato che anche l’omissione può cagionare un’epidemia, quindi il non fare equivale a fare, ossia a cagionare un danno».
Tra le omissioni ritenute rilevanti dalla Corte figurano: la mancata distribuzione dei dispositivi di protezione individuale (Dpi), l’assenza di formazione del personale sanitario per affrontare emergenze e la mancanza di una corretta informazione del rischio alla popolazione. Si tratta degli stessi elementi che hanno costituito il nucleo della maxi indagine della Procura di Bergamo, che ha coinvolto 21 persone tra politici e tecnici, e che ancora oggi prosegue a Roma grazie all’opposizione presentata dagli avvocati dei familiari delle vittime, con l’imputazione coatta di alcuni alti dirigenti del ministero della Salute dell’epoca, tra cui Ranieri Guerra e Giuseppe Ruocco.
«È sempre stato detto che non c’erano responsabilità. In realtà ci sono state responsabilità e corresponsabilità», spiega Locati, «Il 5 gennaio 2020 l’Oms avvisava di queste polmoniti gravi da eziologia sconosciuta e spiegava come intervenire, mandando un protocollo di cura. Il ministero, che lo aveva ricevuto in inglese, lo aveva mandato a tradurre in Sardegna, ricevendo la traduzione un mese dopo, ma non aveva avvisato nemmeno i medici: lo dico da quattro anni».
«È un passo storico, sulla base del quale dovrebbero essere riconsiderate le passate sentenze di archiviazione», commenta Marco Lisei (Fratelli d’Italia), presidente della commissione d’inchiesta Covid. «Acquisiremo la pronuncia della Cassazione agli atti della commissione Covid perché rappresenta un elemento per valutare molte delle condotte su cui stiamo indagando, dall’ingresso di Dpi inidonei alla mancata attivazione di misure adeguate e tempestive. Opportuno ribadire che noi svolgiamo un lavoro diverso da quello giudiziale, ma una condotta che non rappresenta reato può comunque essere considerata negativa dalla commissione. Vero altresì che i fatti che emergono in commissione potrebbero poi essere valutati da qualche giudice come reato. Il nostro compito è ricostruire la verità storica e su questo ci stiamo impegnando».
«Conte e Speranza sono stati assolti. Ma come già emerso dalle indagini di Bergamo, all’inizio della pandemia c’è stata una sottovalutazione di ciò che stava accadendo, in particolare per il contenimento del virus in Lombardia», aggiunge la senatrice Antonella Zedda di Fdi.
«A febbraio 2020, la sinistra era impegnata a fare aperitivi e ad abbracciare i cinesi e la partita Atalanta-Valencia si è regolarmente svolta. Solo l’8 marzo è stata chiusa tutta Italia, persino le Regioni con scarsi contagi. Ora saranno i giudici a stabilire se sia stato commesso il reato di epidemia colposa, ma quelli sono stati comportamenti scellerati. Pertanto sostengo la richiesta dei familiari delle vittime di riaprire i procedimenti penali».






