Europei primo passo per la libertà
Il via libera agli stadi è l’occasione per tracciare il calendario delle riaperture. Mario Draghi ha tutte le carte per fare bene, ma fra qualche mese gli italiani lo giudicheranno

Presidente dell’associazione
Guido Carli

Dopo giorni di confusione, Sergio Mattarella conferiva a Mario Draghi l’incarico di formare un governo. Il 13 febbraio nasceva il nuovo esecutivo, che una larga porzione dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica accoglieva con favore. Alcuni commentatori sembravano perfino dimenticare che la situazione del Paese era grave. Gli elementi di fiducia non erano infondati. Ma soltanto la prova dei fatti renderà possibile esprimere un giudizio.

Un primo banco di esame è costituito dall’azione europea del nuovo governo e dalla sua capacità di superare la sterile contrapposizione tra eurofanatici e sovranisti, che è stata da alcuni utilizzata per privare di dignità qualunque critica all’Europa. Il prestigio internazionale è una tra le caratteristiche distintive di Draghi. Il presidente del Consiglio deve far valere l’esperienza sul fronte comunitario e la capacità di interloquire da pari a pari con le autorità di Bruxelles. Il punto è importante per superare approcci puramente conflittuali con gli organismi dell’Ue, così come una cattiva interpretazione dell’idea di «europeismo». Le due opposte impostazioni si sono alimentate a vicenda, relegando in un angolo il pensiero di coloro i quali interpretavano l’europeismo come dialogo tra pari. Nella retorica giornalistica vi era spazio soltanto per due categorie: i sovranisti e gli europeisti. Tra i primi era annoverato chiunque ponesse una critica alle decisioni prese a Bruxelles, tra i secondi era ammesso esclusivamente chi fosse disposto ad agire come un maggiordomo della Commissione. Con questo metro di giudizio, Luigi Einaudi, Guido Carli e Paolo Baffi sarebbero stati bollati come sovranisti. Oggi, Draghi può (per ottenere il plauso degli italiani, deve) spezzare questo schematismo e riportare l’Italia a esprimere una voce che contribuisca a formare – anziché subire – l’orientamento comunitario. Ne trarrebbero beneficio l’Italia e l’Europa.

Sul piano interno la vera sfida è quella relativa a un pieno ritorno alla vita normale, in poche settimane. Manca ancora la data obiettivo: spetta al presidente del Consiglio offrire questa informazione. Invece, le voci incoerenti all’interno della squadra dei ministri non aiutano a dissipare l’incertezza. Il conflitto protrattosi per alcuni giorni sulla possibilità di aprire gli stadi per i prossimi Europei di calcio è uno spettacolo che avrebbe dovuto essere evitato. L’apertura dei nostri impianti non deve ingenerare il sospetto di cedevolezza verso le pressioni di chi detiene potere economico e mediatico – in questo caso, la Uefa – a scapito dei cittadini che ancora non possono vivere lo sport: questa decisione deve costituire un passo verso la progressiva estensione del diritto di praticare l’attività fisica e seguire gli eventi sportivi in sicurezza. Più in generale, deve essere evitata ogni decisione estemporanea. C’è bisogno del colpo d’ala: Draghi deve assumersi la responsabilità di indicare un percorso chiaro, definendo obiettivi numerici e tempi intermedi per giungere alla data in cui torneremo alla normalità.

Esiste poi l’imperativo morale di rilanciare l’economia. Draghi ha acquisito la perfetta padronanza degli strumenti tecnici che devono essere attivati. Tuttavia l’aura di mistero che circonda la stesura del Recovery plan non contribuisce a infondere ottimismo. Sarebbe interesse del governo pretendere una discussione pubblica su un piano che non è tecnico, ma politico.

Draghi rappresentava la migliore delle soluzioni possibili. Ma non possiamo non ricordare l’interrogativo di un grand commis dello Stato che ha condotto importanti battaglie per assicurare benessere all’Italia. Per spiegare il successo solo parziale dell’impegno di Guido Carli, Pierluigi Ciocca pose questa domanda: «Cosa può un uomo solo, ancorché smagliante?». Draghi sembra avere le qualità per affrontare l’emergenza, ma ciò non è sufficiente. Per mettere in sicurezza l’Italia, deve compiere le scelte opportune, dimostrare coraggio e guadagnarsi la collaborazione di ampi segmenti della società. Deve agire con fermezza sul fronte europeo e definire un efficace piano per rilanciare l’economia.

Pertanto il giudizio è sospeso: solo i fatti consentiranno di esprimere una valutazione. Ma tra 10/12 mesi sarà inevitabile tirare le somme.

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