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2025-03-05
Escort, coca e champagne Arrestati il «re della notte» e la figlia di Wanna Marchi
Davide Lacerenza e Stefania Nobile
È la cocaina, dieci grammi al giorno. «Ma ti rendi conto, ma possiamo continuare così Davide? Tanto da un momento all’altro arrivano, io me lo aspetto, cioè io non dormo, dormo mezz’ora mi sveglio, perché arrivano lo so, ma anche Jack me l’ha fatto capire. lo son già stata in galera, lui (Lacerenza, ndr) scherza e ride, ma lui non c’è stato, lui dopo due ore in galera si ammazza eh!». È il 10 maggio dello scorso anno quando Stefania Nobile, figlia di Wanna Marchi, si sfoga con Davide Ariganello, factotum del suo ex compagno Davide Lacerenza. Tutti insieme (a parte Wanna che aveva capito da tempo che qualcosa non andava) gestiscono la Gintoneria di Davide, locale in via Napo Torriani, vicino alla Stazione centrale di Milano, diventato famoso sui social network per le dirette a colpi di sciabolate di champagne, belle donne, Lamborghini, Ferrari e maratone d’alcol fino all’alba. Proprio quegli account su Instagram sono stati di grande aiuto per le forze dell’ordine, perché dalle immagini postate da Lacerenza (unite alle microspie) sono riusciti a ricostruire le serate e a individuare le persone che frequentavano il locale.
Il giro d’affari era ingente. Gli investigatori stanno lavorando sul tesoro che sarebbe stato nascosto all’estero, a quanto pare 80 milioni di euro che sarebbero stati trasferiti da Lacerenza in Albania. In pratica Stefania ci aveva visto bene, perché ieri le forze dell’ordine sono arrivate. E lei, l’ex compagno Davide e Ariganello sono finiti agli arresti domiciliari per autoriciclaggio, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e in aggiunta anche detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Tra le ragazze che si prostituivano c’era anche una minorenne, soprannominata «puzzola», che era stata male dopo una serata passata a «pippare» cocaina e bere champagne con Lacerenza. Quando la Nobile si sfoga con il collaboratore, le indagini della Guardia di finanza di Milano sono già incominciate da quasi quattro mesi. A farle scattare, ironia della sorte, non sono state solo le dichiarazioni di uno dei clienti spennati a colpi di cocaina-escort e champagne, ma anche un articolo del Corriere della Sera, a firma di Elvira Serra. Lo scorso anno, infatti, la cronista del quotidiano di via Solferino si era recata nel locale per fare un reportage che gli era stato richiesto dal vicedirettore, A.C., presumibilmente Aldo Cazzullo. Il retroscena emerge proprio da una telefonata tra Serra e Nobile. La prima le racconta che voleva dare un’occhiata al locale perché il figlio di un vicedirettore era passato al locale per bere un gin tonic con gli amici ed era rimasto entusiasta. Ne aveva parlato con il vicedirettore, che le avrebbe detto: «Vai a fare un salto». Del resto, tutti i cellulari degli indagati sono sotto controllo da almeno febbraio e il locale è pieno di microspie che intercettano tutto quello che accade all’interno, dalla sera alla mattina.
Il Jack a cui fa riferimento la figlia della Marchi altro non è che una persona che sembrerebbe, a detta degli investigatori, in forza alla polizia di Stato. Non è l’unico. La clientela del locale, infatti, non è composta solo da alcuni polli da spennare, come per esempio Luca Angelo S.S., che farà partire l’inchiesta e che tra il 2020 e il 2023 ha versato a Lacerenza 641.187 euro per una serata a pacchetto che comprendevano champagne, escort e stupefacenti. Intorno alla Gintoneria e alla Malmaison (locale attiguo ancora più esclusivo, dove poteva accedere solo chi fosse pronto a sborsare almeno 5.000 euro per il «pacchetto», cioè donne, champagne e cocaina) giravano diversi esponenti delle forze dell’ordine. C’era anche P.F., militare della Guardia di finanza, in forza alla polizia giudiziaria, che Lacerenza tiene in grande considerazione offrendogli prostitute anche gratuitamente, in cambio di favori in corso di accertamento: a quanto risulta alla Verità l’agente non è indagato ma andrà incontro a un procedimento disciplinare, tanto che ieri è già stato ascoltato dai vertici delle Fiamme gialle. In pratica, sia Nobile, sia Lacerenza, gli indagati, vantano amicizie strette tra le forze dell’ordine. Il dato, scrivono gli inquirenti, emerge non solo dall’ascolto delle conversazioni agli atti, ma risulta confermato anche da alcune testimonianze di ragazze che frequentavano il locale per prostituirsi, rimaste abbagliate dalle storie su Instagram di Lacerenza e quindi convinte di poterlo sfruttare come vetrina per farsi pubblicità. «Ho conosciuto persone nel corso delle mie frequentazioni in Gintoneria, qualificatesi come appartenenti a forze di polizia, ma non ne conosco i nomi. Ho visto una volta persone entrare in divisa, in un uniforme nera, che hanno bevuto un drink per poi andare via. In quella occasione, Lacerenza gli ha addirittura offerto della cocaina, ma loro hanno rifiutato», racconta per esempio C.N.N., che poi aggiunge. «Non sono stata pagata per le prestazioni rese e io ho accettato sapendo che più si è gentili con lui e più si conseguono vantaggi, tra cui cibo, alcol, corsie preferenziale per i clienti, conoscenze legali e nel mondo delle forze di polizia». Il prezzo delle serate andava dai 3.000 ai 10.000 euro, ma nel corso delle indagini sono stati trovati anche bonifici per pacchetti da 30.000 a 70.000 euro, compresi alcol e cocaina. Le escort venivano portate direttamente a casa del cliente. E capitava che ad Ariganello nella notte toccasse addirittura portare in giro il cane di chi pagava profumatamente queste prestazioni sessuali. Gli inquirenti stanno poi battendo la pista estera per capire dove venivano portati i soldi. Ci sono viaggi in Albania, Turchia, ma anche a Miami. È la cocaina, dieci grammi al giorno.
«Fallo pippare che è importante nella vita»
Davide Lacerenza sapeva di essere sotto indagine da mesi. Gli amici nelle forze dell’ordine glielo avevano detto. Ma ormai la cocaina gli aveva fatto perdere di vista quello che stava succedendo. Nelle carte ci sono giornate in cui si consumano anche 10, 20, persino 30 grammi in poco meno di 12 ore. Le forze dell’ordine, che lo avevano messo sotto indagine dallo scorso anno, avevano capito che la situazione era ormai fuori controllo. Tanto che, il 31 gennaio scorso, gli inquirenti evidenziano nell’ordinanza di custodia cautelare, come Lacerenza, «pur consapevole ormai che era in corso un’indagine nei suoi confronti, girava con Andrea Diprè un video (pubblicato su Youtube) che lo raffigurava all’interno della Gintoneria mentre consumava sostanze stupefacenti e si intratteneva con giovani donne». Insomma, non c’era più niente da nascondere. Realtà e finzione sui social non avevano più differenze.
Nelle 149 pagine di ordinanza - firmata dal gip Alessandra Di Fazio, su richiesta della pm Francesca Crupi con la procuratrice aggiunta Bruna Albertini - si scopre la vera vita di Lacerenza. L’ex compagno di Stefania Nobile passa le sue giornate a bestemmiare, cercando di organizzare serate con prostitute a base di alcol, cocaina, marijuana e hashish. La Nobile gestisce solo la contabilità del locale, non partecipa né allo spaccio né al giro di prostituzione, come ha precisato ieri l’avvocato Liborio Cataliotti, che difende anche Lacerenza. Fa tutto «Davidone», insieme con il factotum Davide Ariganello. Nelle intercettazioni si parla tanto di cocaina. «Tutte le puttane che stanno con me, o sono già drogate, pippano anche loro o le faccio iniziare a pippare io», racconta intercettato. «Fallo pippare che gli fa bene, la cocaina è importante nella vita oh», dice a un altro. Lacerenza non cena neppure. «Io ho pippato, questa mangia, io continuo a pippare». E come lui a drogarsi sono anche i clienti, tanto che una sera uno si sarebbe fatto «una riga da 20 centimetri». C’è di tutto. Si fornisce hashish, marijuana (la purple) e cocaina rosa, un mix tra ketamina e Mdma. Poi ci sono le ragazze. «Ma tu fai la escort?», chiede Lacerenza a un’amica che risponde entusiasta: «Sì! Siamo escort di lusso». E allora Davide ribadisce: «Scopi per soldi? Qua ne trovi tanti. Qua c’è un mondo! Brava eh, qua puoi trovare chi cazzo vuoi. Poi tu mi dici questa cosa che vuoi andare a 25 euro vai, vuoi andare a 1.000, 2.000 vai [...]». I due parlano anche di un’altra ragazza. «È troia?». «È lassù con il cliente adesso e guadagna 700 euro», le dice ancora Lacerenza. «Eh ma senza fare un cazzo, perché lui pippa e non gli tira il cazzo capito? A parlare, c’ha il cazzo piccolissimo. Non gli tira il cazzo, cioè 700 euro così. C’è la gente che lavora per un mese hai capito?». Risposta: «Ma se cioè ieri. Ieri per mezz’ora, per farmi annusare i piedi: 180 euro senza fare un cazzo...».
Una sera alla Gintoneria si presenta anche quello che viene definito il «sindaco ricco». Lacerenza ogni giorno telefona alle escort per offrirle ai clienti. Dopo aver scoperto che la sua preferita si trova in questura ad Ancona, ne contatta un’altra. «Amore dove sei, piccolina?». «A casa, devo venire?». «Quanto ci metti, che ho un cliente svizzero, che sta aprendo, ha preso 40.000 euro di bottiglie e subito pronto». «Ok amore, mi preparo veloce e arrivo mezz’oretta». Che la situazione fosse ormai fuori controllo, lo testimonia anche un’intercettazione tra Wanna Marchi e il figlio Maurizio. In pratica Lacerenza avrebbe offerto droga ed escort al proprietario dell’immobile dove ha sede la Gintoneria, che si era recato al locale. Dice la Marchi: «Ha fatto una roba terribile, dice che ha preso il proprietario dei muri e gli ha detto “Senti, vuoi una puttana? Vuoi della bamba? Vuoi darglielo in c...?”. Davanti a queste dell’agenzia». «Per me arriverà la polizia, li arresteranno tutti. Perché lui addirittura si porta dietro lo spacciatore». Dirà sempre la Wanna, una che di truffe se ne intende (celebre il suo motto «i coglioni vanno inculati»), che aveva capito che la situazione sarebbe degenerata in fretta. «Ma è quel Filippo Champagne lo spacciatore?», chiede Maurizio alla madre. «No, lui non si droga assolutamente: beve e basta».
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Autoriciclaggio, spaccio e un giro di prostitute (anche minorenni): queste le accuse per Davide Lacerenza e Stefania Nobile. Caccia a un tesoro da 80 milioni. Sospetti su alcuni agenti.Nelle intercettazioni la teleimbonitrice avvertiva: «È fuori controllo, qui arriva la polizia e lo mettono dentro».Lo speciale contiene due articoliÈ la cocaina, dieci grammi al giorno. «Ma ti rendi conto, ma possiamo continuare così Davide? Tanto da un momento all’altro arrivano, io me lo aspetto, cioè io non dormo, dormo mezz’ora mi sveglio, perché arrivano lo so, ma anche Jack me l’ha fatto capire. lo son già stata in galera, lui (Lacerenza, ndr) scherza e ride, ma lui non c’è stato, lui dopo due ore in galera si ammazza eh!». È il 10 maggio dello scorso anno quando Stefania Nobile, figlia di Wanna Marchi, si sfoga con Davide Ariganello, factotum del suo ex compagno Davide Lacerenza. Tutti insieme (a parte Wanna che aveva capito da tempo che qualcosa non andava) gestiscono la Gintoneria di Davide, locale in via Napo Torriani, vicino alla Stazione centrale di Milano, diventato famoso sui social network per le dirette a colpi di sciabolate di champagne, belle donne, Lamborghini, Ferrari e maratone d’alcol fino all’alba. Proprio quegli account su Instagram sono stati di grande aiuto per le forze dell’ordine, perché dalle immagini postate da Lacerenza (unite alle microspie) sono riusciti a ricostruire le serate e a individuare le persone che frequentavano il locale. Il giro d’affari era ingente. Gli investigatori stanno lavorando sul tesoro che sarebbe stato nascosto all’estero, a quanto pare 80 milioni di euro che sarebbero stati trasferiti da Lacerenza in Albania. In pratica Stefania ci aveva visto bene, perché ieri le forze dell’ordine sono arrivate. E lei, l’ex compagno Davide e Ariganello sono finiti agli arresti domiciliari per autoriciclaggio, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e in aggiunta anche detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Tra le ragazze che si prostituivano c’era anche una minorenne, soprannominata «puzzola», che era stata male dopo una serata passata a «pippare» cocaina e bere champagne con Lacerenza. Quando la Nobile si sfoga con il collaboratore, le indagini della Guardia di finanza di Milano sono già incominciate da quasi quattro mesi. A farle scattare, ironia della sorte, non sono state solo le dichiarazioni di uno dei clienti spennati a colpi di cocaina-escort e champagne, ma anche un articolo del Corriere della Sera, a firma di Elvira Serra. Lo scorso anno, infatti, la cronista del quotidiano di via Solferino si era recata nel locale per fare un reportage che gli era stato richiesto dal vicedirettore, A.C., presumibilmente Aldo Cazzullo. Il retroscena emerge proprio da una telefonata tra Serra e Nobile. La prima le racconta che voleva dare un’occhiata al locale perché il figlio di un vicedirettore era passato al locale per bere un gin tonic con gli amici ed era rimasto entusiasta. Ne aveva parlato con il vicedirettore, che le avrebbe detto: «Vai a fare un salto». Del resto, tutti i cellulari degli indagati sono sotto controllo da almeno febbraio e il locale è pieno di microspie che intercettano tutto quello che accade all’interno, dalla sera alla mattina. Il Jack a cui fa riferimento la figlia della Marchi altro non è che una persona che sembrerebbe, a detta degli investigatori, in forza alla polizia di Stato. Non è l’unico. La clientela del locale, infatti, non è composta solo da alcuni polli da spennare, come per esempio Luca Angelo S.S., che farà partire l’inchiesta e che tra il 2020 e il 2023 ha versato a Lacerenza 641.187 euro per una serata a pacchetto che comprendevano champagne, escort e stupefacenti. Intorno alla Gintoneria e alla Malmaison (locale attiguo ancora più esclusivo, dove poteva accedere solo chi fosse pronto a sborsare almeno 5.000 euro per il «pacchetto», cioè donne, champagne e cocaina) giravano diversi esponenti delle forze dell’ordine. C’era anche P.F., militare della Guardia di finanza, in forza alla polizia giudiziaria, che Lacerenza tiene in grande considerazione offrendogli prostitute anche gratuitamente, in cambio di favori in corso di accertamento: a quanto risulta alla Verità l’agente non è indagato ma andrà incontro a un procedimento disciplinare, tanto che ieri è già stato ascoltato dai vertici delle Fiamme gialle. In pratica, sia Nobile, sia Lacerenza, gli indagati, vantano amicizie strette tra le forze dell’ordine. Il dato, scrivono gli inquirenti, emerge non solo dall’ascolto delle conversazioni agli atti, ma risulta confermato anche da alcune testimonianze di ragazze che frequentavano il locale per prostituirsi, rimaste abbagliate dalle storie su Instagram di Lacerenza e quindi convinte di poterlo sfruttare come vetrina per farsi pubblicità. «Ho conosciuto persone nel corso delle mie frequentazioni in Gintoneria, qualificatesi come appartenenti a forze di polizia, ma non ne conosco i nomi. Ho visto una volta persone entrare in divisa, in un uniforme nera, che hanno bevuto un drink per poi andare via. In quella occasione, Lacerenza gli ha addirittura offerto della cocaina, ma loro hanno rifiutato», racconta per esempio C.N.N., che poi aggiunge. «Non sono stata pagata per le prestazioni rese e io ho accettato sapendo che più si è gentili con lui e più si conseguono vantaggi, tra cui cibo, alcol, corsie preferenziale per i clienti, conoscenze legali e nel mondo delle forze di polizia». Il prezzo delle serate andava dai 3.000 ai 10.000 euro, ma nel corso delle indagini sono stati trovati anche bonifici per pacchetti da 30.000 a 70.000 euro, compresi alcol e cocaina. Le escort venivano portate direttamente a casa del cliente. E capitava che ad Ariganello nella notte toccasse addirittura portare in giro il cane di chi pagava profumatamente queste prestazioni sessuali. Gli inquirenti stanno poi battendo la pista estera per capire dove venivano portati i soldi. Ci sono viaggi in Albania, Turchia, ma anche a Miami. È la cocaina, dieci grammi al giorno. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/escort-coca-e-champagne-arrestati-il-re-della-notte-e-la-figlia-di-wanna-marchi-2671268617.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fallo-pippare-che-e-importante-nella-vita" data-post-id="2671268617" data-published-at="1741171343" data-use-pagination="False"> «Fallo pippare che è importante nella vita» Davide Lacerenza sapeva di essere sotto indagine da mesi. Gli amici nelle forze dell’ordine glielo avevano detto. Ma ormai la cocaina gli aveva fatto perdere di vista quello che stava succedendo. Nelle carte ci sono giornate in cui si consumano anche 10, 20, persino 30 grammi in poco meno di 12 ore. Le forze dell’ordine, che lo avevano messo sotto indagine dallo scorso anno, avevano capito che la situazione era ormai fuori controllo. Tanto che, il 31 gennaio scorso, gli inquirenti evidenziano nell’ordinanza di custodia cautelare, come Lacerenza, «pur consapevole ormai che era in corso un’indagine nei suoi confronti, girava con Andrea Diprè un video (pubblicato su Youtube) che lo raffigurava all’interno della Gintoneria mentre consumava sostanze stupefacenti e si intratteneva con giovani donne». Insomma, non c’era più niente da nascondere. Realtà e finzione sui social non avevano più differenze. Nelle 149 pagine di ordinanza - firmata dal gip Alessandra Di Fazio, su richiesta della pm Francesca Crupi con la procuratrice aggiunta Bruna Albertini - si scopre la vera vita di Lacerenza. L’ex compagno di Stefania Nobile passa le sue giornate a bestemmiare, cercando di organizzare serate con prostitute a base di alcol, cocaina, marijuana e hashish. La Nobile gestisce solo la contabilità del locale, non partecipa né allo spaccio né al giro di prostituzione, come ha precisato ieri l’avvocato Liborio Cataliotti, che difende anche Lacerenza. Fa tutto «Davidone», insieme con il factotum Davide Ariganello. Nelle intercettazioni si parla tanto di cocaina. «Tutte le puttane che stanno con me, o sono già drogate, pippano anche loro o le faccio iniziare a pippare io», racconta intercettato. «Fallo pippare che gli fa bene, la cocaina è importante nella vita oh», dice a un altro. Lacerenza non cena neppure. «Io ho pippato, questa mangia, io continuo a pippare». E come lui a drogarsi sono anche i clienti, tanto che una sera uno si sarebbe fatto «una riga da 20 centimetri». C’è di tutto. Si fornisce hashish, marijuana (la purple) e cocaina rosa, un mix tra ketamina e Mdma. Poi ci sono le ragazze. «Ma tu fai la escort?», chiede Lacerenza a un’amica che risponde entusiasta: «Sì! Siamo escort di lusso». E allora Davide ribadisce: «Scopi per soldi? Qua ne trovi tanti. Qua c’è un mondo! Brava eh, qua puoi trovare chi cazzo vuoi. Poi tu mi dici questa cosa che vuoi andare a 25 euro vai, vuoi andare a 1.000, 2.000 vai [...]». I due parlano anche di un’altra ragazza. «È troia?». «È lassù con il cliente adesso e guadagna 700 euro», le dice ancora Lacerenza. «Eh ma senza fare un cazzo, perché lui pippa e non gli tira il cazzo capito? A parlare, c’ha il cazzo piccolissimo. Non gli tira il cazzo, cioè 700 euro così. C’è la gente che lavora per un mese hai capito?». Risposta: «Ma se cioè ieri. Ieri per mezz’ora, per farmi annusare i piedi: 180 euro senza fare un cazzo...». Una sera alla Gintoneria si presenta anche quello che viene definito il «sindaco ricco». Lacerenza ogni giorno telefona alle escort per offrirle ai clienti. Dopo aver scoperto che la sua preferita si trova in questura ad Ancona, ne contatta un’altra. «Amore dove sei, piccolina?». «A casa, devo venire?». «Quanto ci metti, che ho un cliente svizzero, che sta aprendo, ha preso 40.000 euro di bottiglie e subito pronto». «Ok amore, mi preparo veloce e arrivo mezz’oretta». Che la situazione fosse ormai fuori controllo, lo testimonia anche un’intercettazione tra Wanna Marchi e il figlio Maurizio. In pratica Lacerenza avrebbe offerto droga ed escort al proprietario dell’immobile dove ha sede la Gintoneria, che si era recato al locale. Dice la Marchi: «Ha fatto una roba terribile, dice che ha preso il proprietario dei muri e gli ha detto “Senti, vuoi una puttana? Vuoi della bamba? Vuoi darglielo in c...?”. Davanti a queste dell’agenzia». «Per me arriverà la polizia, li arresteranno tutti. Perché lui addirittura si porta dietro lo spacciatore». Dirà sempre la Wanna, una che di truffe se ne intende (celebre il suo motto «i coglioni vanno inculati»), che aveva capito che la situazione sarebbe degenerata in fretta. «Ma è quel Filippo Champagne lo spacciatore?», chiede Maurizio alla madre. «No, lui non si droga assolutamente: beve e basta».
Palazzo Grimani, sede della Corte d'Appello di Venezia. Nel riquadro, Walter Onichini (IStock)
Per Walter Onichini, macellaio di Legnaro (Padova) incensurato che il 22 luglio 2013 sparò al ladro che gli era entrato in casa e che stava scappando, la giustizia, in tutto il suo iter, ha mantenuto una costante: lo scorrere dei mesi. Ben 72 per arrivare alla sentenza di appello e 96 se si considera anche la Cassazione: 4 anni, 10 mesi e 27 giorni di reclusione per tentato omicidio. Sentenza definitiva. E subito eseguita (48 ore dopo Onichini era in carcere a Venezia). L’uomo ferito, un pregiudicato albanese che è stato condannato a 3 anni e 8 mesi per l’intrusione, non ha mai scontato la sua condanna in quanto irreperibile. Dopo aver passato due anni e mezzo in carcere, nel gennaio 2023, Onichini ottiene l’affidamento in prova: può lavorare e deve svolgere servizi di pubblica utilità. Ma il ciclo del tempo, per lui, non è cambiato neppure quando ha chiesto la grazia.
Novembre 2021: Sara Scolaro, moglie di Onichini, presenta istanza al magistrato di sorveglianza attraverso il suo legale, l’avvocato Ernesto De Toni. Il fascicolo resta in quella sede per nove mesi. Solo ad agosto 2022 viene inoltrato al ministero della Giustizia. Passa circa un altro anno. Un ulteriore segmento temporale senza esiti intermedi pubblici. Tanto che l’avvocato De Toni dirà ai giornalisti: «La domanda di grazia è rimasta ferma a Padova per oltre nove mesi e poi finalmente trasmessa al ministro della Giustizia a Roma e di essa nessuno aveva più saputo dirci nulla». La decisione arriva a distanza di 22 mesi e con parere contrario della pubblica accusa: richiesta respinta dal Quirinale, firma Sergio Mattarella. Per Nicole Minetti, invece, la stessa procedura sembra aver viaggiato su un binario accelerato. Il procedimento, dopo 166 giorni dalla presentazione della domanda, registra il parere positivo del sostituto procuratore generale di Milano Gaetano Brusa: per la magistratura nulla osta alla concessione della grazia. Il parere arriva all’interno di un’istruttoria compatta. L’atto finale del Quirinale, ancora con firma di Sergio Mattarella, è dello scorso febbraio. Otto mesi. Richiesta 27 luglio 2025, il Quirinale sollecita il ministero della Giustizia il 6 agosto, lo scorso febbraio la pena viene cancellata. Prima ancora di essere eseguita. Minetti è liberata dal peso di dover scontare una condanna da 3 anni e 11 mesi ai servizi sociali.
Il percorso di Onichini a confronto sembra una gimcana. Le indagini furono avviate la notte stessa in cui dal fucile di Onichini partirono i due colpi che ferirono Elson Ndreca (irregolare sul territorio italiano con un provvedimento di espulsione sulle spalle), che era entrato nell’abitazione da una finestra. Venne colpito alle gambe. Secondo la ricostruzione processuale, Onichini lo caricò in auto con l’intenzione di portarlo in ospedale. Ma il tragitto si interruppe: Ndreca venne lasciato a circa un chilometro dall’abitazione, in una strada di campagna. Onichini rientrò a casa e chiamò i carabinieri. Il 18 dicembre 2017 arrivò la sentenza di primo grado: 4 anni e 11 mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese legali e a una provvisionale di 25.000 euro a favore della parte offesa. In appello, dopo un percorso durato complessivamente sei anni dal fatto, la Corte d’Appello di Venezia ha confermato l’impostazione accusatoria, escludendo la legittima difesa, nonostante il procuratore generale avesse chiesto di riqualificare il reato in «eccesso colposo di legittima difesa putativa». La richiesta non è stata accolta, perché, secondo i giudici, Onichini non aveva nulla da temere. Né lui né la sua famiglia. La Corte di Cassazione, il 10 settembre, ha confermato la condanna. Nel settembre 2021 la sentenza è diventata definitiva: 4 anni, 10 mesi e 27 giorni per tentato omicidio. Durante la fase esecutiva, i ricorsi presentati dalla difesa di Onichini sono stati rigettati. Nessuna modifica dell’impianto sanzionatorio nei gradi successivi. Solo dopo due anni e mezzo di detenzione, il tribunale di sorveglianza ha concesso l’affidamento in prova. Onichini ha potuto lavorare presso l’azienda di macellazione della sorella, rientrando a casa la sera e svolgendo al contempo attività di volontariato obbligatoria. In udienza ha dichiarato di essere pentito e il procuratore generale, questa volta, ha espresso parere favorevole alla misura.
Nel periodo in cui la richiesta di grazia per Onichini segue il suo iter, il Quirinale ne concede una «parziale» a Crocifisso Martina, guardia giurata di Torchiarolo (Brindisi), che aveva riportato una condanna a 14 anni di reclusione per l’omicidio di Marco Tedesco, avvenuto la notte del 23 gennaio 2007 nel corso di un tentativo di rapina, e che, così, ha potuto scontare sei anni di pena in meno, con uscita anticipata dal 2036 al 2026.
La sequenza degli atti, per Onichini, si sviluppa così: fatto nel 2013, primo grado nel 2017, appello dopo sei anni, Cassazione nel 2021, richiesta di grazia presentata nel gennaio 2021 (mentre la sentenza è già eseguita e quindi lui è detenuto), inoltro al ministero nell’agosto 2022, decisione di rigetto dopo circa un anno. Nel frattempo, due anni e mezzo di carcere prima dell’accesso all’affidamento in prova. Per Minetti la stessa sequenza si è concentra in pochi mesi, con una progressione ravvicinata tra richiesta, pareri e decisione finale. Il doppio binario del Quirinale.
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Ansa
E proprio su quest’ultimo episodio, nella giornata di ieri si è schierata la Cgil di Milano, che in una nota ha espresso «piena e convinta solidarietà a Primo Minelli, Gianfranco Pagliarulo e all’Anpi tutta, bersaglio in questi giorni da accuse gravi, strumentali e del tutto infondate». Nella nota i rappresentanti milanesi del sindacato guidato da Maurizio Landini sottolineano poi come «i fatti del 25 aprile a Milano hanno scatenato una polemica che riteniamo profondamente ingiusta nei confronti di un’associazione che da decenni custodisce la memoria della Resistenza e dei valori antifascisti su cui è fondata la nostra Repubblica». Secondo la Cgil «accusare di antisemitismo chi ha dedicato la propria vita alla memoria della Shoah e alla lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione è un’operazione politicamente strumentale, che offende la storia». Nelle stesse ore il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, durante un dialogo con la senatrice a vita Liliana Segre al Memoriale della Shoah di Milano, ha lanciato l’allarme sul ritorno della violenza politica. Per il titolare del Viminale, quanto successo durante la manifestazione del 25 aprile a Roma, dove due militanti dell’Anpi sono rimasti lievemente feriti dai colpi sparati da uno sconosciuto con una pistola da softair (per il ministro «ci sono indagini in corso con buone prospettive che la persona possa essere individuata»), è «intimamente legato a quello che è accaduto a Milano». «Metto sullo stesso piano», ha specificato Piantedosi, «tutte le espressioni di violenza, di aggressione e di estremismo che si sono manifestate».
Sui fatti di Milano il ministro dell’Interno ha spiegato di trovare «grave che non si parta dalla denuncia secca» dell’accaduto «ma si facciano manovre diversive» parlando per esempio della presenza delle bandiere di Israele. «Non si capisce», ha spiegato, perché non potevano portare ciò che era simbolo di una gloriosa partecipazione della Brigata ebraica alla lotta di Liberazione».
Durante il dibattito la senatrice a vita ha raccontato di sentirsi avvolta da «un mondo dell’odio talmente vasto, sempre più vasto», da una '«valanga d’odio», che «nonostante io abbia la scorta da anni e abbia 96 anni, trascina persone a mandarmi messaggi con scritto “perché non muori?”».
Interpellato sulle dichiarazioni di Piantedosi, il sindaco di Milano Beppe Sala ha dichiarato: «Io ho solo detto più volte che sentivo sarebbe andata così, tant’è vero che abbiamo discusso con prefetto e questore nelle sedi ufficiali, che è il Comitato per l’ordine e la sicurezza». «Con ciò», ha precisato il sindaco, «lungi da me accusare qualcuno, non era una cosa semplice».
Per Sala «sono stati parecchi i motivi per cui la situazione è degenerata, ma andiamo avanti perché l’anno prossimo sarà un altro 25 aprile, tra l’altro anche più a rischio perché in pieno momento elettorale, quindi bisogna veramente fare tesoro di quello che è successo e cercare di evitare certe situazioni».
Ad attaccare duramente le prese di posizione del primo cittadino ci ha pensato il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato: «Sindaco e centrosinistra hanno detto che la Brigata ebraica non doveva portare le bandiere israeliane al corteo dello scorso 25 aprile. È evidente che si sbagliavano e che c’è stata una grave sottovalutazione del problema. Finalmente, però, il prefetto di Milano oggi ha rimesso le cose a posto». Il parlamentare di Fdi poi ha aggiunto: «Claudio Sgaraglia, intervenendo al Museo della Shoah di Milano, ha infatti dichiarato che stanno aumentando le denunce per discriminazione razziale e per antisemitismo. Il prefetto ha poi avvertito che esiste il pericolo concreto che si possa assistere a reati più gravi. Lo stesso, sempre oggi, ha fatto il ministro degli Interni Piantendosi, il quale ha condannato nella maniera più netta e assoluta quanto accaduto tre giorni fa alla Comunità ebraica a Milano». Per De Corato «di fronte a queste dichiarazioni il sindaco ha il dovere morale di riconoscere come vi sia stata da parte sua una colpevole e faziosa sottovalutazione del problema. Nonostante quanto accaduto il giorno della Liberazione, il primo cittadino ieri (lunedì, ndr) non si è, infatti, presentato a una seduta del Consiglio Comunale durante il quale la maggioranza, salvo pochissime eccezioni, non si è nemmeno degnata di firmare un ordine del giorno presentato dalle opposizioni di centrodestra che esprimeva solidarietà alla Brigata ebraica. Tutto questo è vergognoso e l’indifferenza con la quale è stata trattata l’aggressione a cittadini italiani di religione ebraica da parte di fanatici pro-Pal verrà giudicata dalla storia».
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