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2023-07-10
Emilia-Romagna, l’agenda di Figliuolo per il dopo alluvione
Il commissario alla Ricostruzione, generale Francesco Paolo Figliuolo (Ansa)
Tonnellate di rifiuti da smaltire, frane che ostruiscono la viabilità, argini dei fiumi dissestati, immobili da recuperare. C’è poi la parte industriale. Le aziende sono ripartite, fa sapere Confindustria Romagna, ma con i capannoni ancora invasi dal fango e cumuli di detriti di macchinari inservibili accatastati, da rimuovere. C’è il problema della difficoltà a raggiungere il posto di lavoro per le criticità della rete stradale mentre i fuorisede faticano a trovare un alloggio in affitto. E non è solo per l’inagibilità di tanti immobili. Si è scatenata la speculazione. Le locazioni dei piani alti stanno aumentando, perché percepiti come più sicuri. L’Emilia-Romagna soffre come altre regioni industriali della carenza di manodopera che importa dal resto del Paese. Se dovesse cominciare la spirale dei rialzi dei fitti, sarebbe ancora più difficile trovare personale. A questo si aggiungono, sottolineano le associazioni imprenditoriali, i rincari dei materiali per la ricostruzione. È una dinamica alla quale bisognerà mettere un freno. L’agenda del Commissario Francesco Paolo Figliuolo si allunga ogni giorno di più. Non allo stesso modo il suo budget di cui ancora non si conoscono ammontare e vincoli.
Reclama attenzione il tessuto delle imprese artigiane. Oltre 130.000 con 443.000 lavoratori, secondo i calcoli della Cna, hanno subito danni ingenti. Ci sono ancora numerose famiglie che non possono far rientro nella propria abitazione e per le quali si sta erogando il Cas, il Contributo di autonoma sistemazione. I danni ai privati registrano una prima stima di 2,1 miliardi: oltre 70.300 gli edifici coinvolti dal maltempo, di cui 1.890 dalle frane. Infine, ma non ultimo dei problemi, il turismo che soprattutto nella riviera adriatica, ha subito una battuta d’arresto. Le stime della Federalberghi regionale parlano di un calo medio del fatturato del 40% ma con punte anche del 50%. I telefoni delle strutture squillano solo per le disdette. «Alcuni clienti mi hanno riferito che i pediatri tedeschi consigliano ancora alle famiglie di cambiare destinazione, perché temono che le spiagge siano inquinate da fanghi e liquame» afferma il presidente del sindacato dei balneari dell’Emilia Romagna, Simone Battistoni.
«Alcuni ci chiedono se per venire devono vaccinarsi e solo ultimamente le assicurazioni tedesche hanno ripreso a coprire i viaggi per le nostre località» afferma Patrizia Rinaldis, presidente di Federalberghi Rimini.
L’agricoltura è forse il settore che ha subito i danni maggiori e difficili da superare nel breve tempo. Coldiretti ha stimato che sono stati coinvolti dall’alluvione 21.000 aziende agricole e allevamenti con perdite per 1,1 miliardo di euro.
Queste le priorità che il Commissario Figliuolo dovrà affrontare. Immancabili le polemiche politiche. A cominciare dalla discussione sull’entità delle risorse da stanziare e recuperare. Bisognerà quindi fare una distinzione tra gli interventi che devono essere considerati da fase emergenziale e quelli da ricostruzione. La differenza tra emergenza e ricostruzione indica capitoli di spesa diversi: la parte dell’emergenza va sul bilancio del fondo per le emergenze nazionali (è un fondo con risorse limitate), la parte per la ricostruzione ha bisogno di trovare risorse altrove.
La regione Emilia Romagna ha consegnato a Palazzo Chigi l’elenco degli interventi urgenti per un totale di 1,93 miliardi di euro: 10,6 milioni per l’assistenza alla popolazione, 422 milioni di euro per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua, 1,13 miliardi per il ripristino dei collegamenti viari e 368 milioni per altre tipologie di intervento. Tra questi interventi, quelli già realizzati sono per oltre 16 milioni di euro, mentre quelli in corso riguardano risorse per 507 milioni. La stima dei danni è di 8,8 miliardi esclusi quelli indiretti.
La preoccupazione del territorio è che gli interventi siano ostacolati sia dalle scarse risorse sia dalla burocrazia. Va creata una struttura commissariale che dovrebbe comprendere una sessantina di persone da istruire. Sulle stime dei danni si è anche scatenata la polemica. Il presidente della regione, Stefano Bonaccini che non avrebbe ancora digerito la mancata nomina a commissario, non perde occasione per accusare il governo di lentezza. Un’occasione ghiotta per staccare un dividendo politico.
«Alcune aziende non hanno riaperto»
La Confindustria di Romagna conta circa un migliaio di imprese associate e 130 aziende hanno avuto danni stimati per complessivi 200 milioni di euro. «Accogliamo il commissario Figliuolo a braccia aperte ma siamo già in grave ritardo. Ci sono ancora aziende ferme, pochissime, per fortuna e oltre 70.000 case sono compromesse. Circa il 20% dei lavoratori sono rimasti colpiti dall’alluvione e hanno difficoltà a tornare in attività a pieno ritmo. Il commissario Figliuolo dovrà avere buona dote economica e mettere subito in sicurezza il territorio. Bisogna ridare fiducia alla popolazione. Gli imprenditori per tornare a investire devono avere la certezza che non ci saranno più esondazioni. Chi ha un’attività vicino a un corso d'acqua ha paura e non guarda con serenità al futuro». Roberto Bozzi, presidente di Confindustria Romagna, che comprende proprio le tre province più colpite dall’alluvione, ha toni sferzanti.
Quali priorità indicate al commissario?
«Innanzitutto i ristori che il governo ha promesso. Per una piccola azienda anche 20.000 euro in più fanno la differenza. Le assicurazioni stanno pagando sicuramente tanti soldi alle imprese, ma è altrettanto vero che oggi come oggi, come era successo per il terremoto del 2012, bisogna riassicurare le aziende del territorio. Ci sono persone che non riescono a comprare i mobili e la cucina distrutti e non possono tornare a casa. Le imprese stanno dando una mano ai propri dipendenti e allora il governo faccia la sua parte detassando tali aiuti. La priorità sono le strade, gli argini dei fiumi, la mobilità è ancora difficile».
Com’è la situazione dei detriti?
«Le aziende hanno buttato ciò che era danneggiato. Si lavora con un’impiantistica di fortuna aspettando i nuovi pavimenti. I detriti sono stati accatastati in zone di stoccaggio temporaneo e la Regione ha cominciato a smaltirli. Sono 150.000 tonnellate di rifiuti. Ci manca la vicinanza del governo. Nei primi giorni è stato attento ma ora vogliamo i fatti».
L’industria quando riprenderà a marciare a pieno ritmo?
«Il sistema imprenditoriale si è subito rimboccato le maniche, e molte aziende già il 2 giugno erano pronte a ripartire. Si lavora con gli straordinari anche di sabato per mantenere le quote di mercato. Stanno soffrendo soprattutto le imprese legate al mondo agricolo a causa degli ingenti danni subiti dalle colture. L’agricoltura ha sofferto di più e avrà tempi più lunghi per la ripresa. Le imprese manifatturiere dopo una settimana di fermo a causa dei lavoratori che non riuscivano a spostarsi o non potevano lasciare l’abitazione, poi sono ripartite. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, ora il governo dia un segnale».
«Bisogna bloccare chi specula sui prezzi»
«Bisogna fare presto. Gli imprenditori hanno bisogno di certezze. Devono sapere se e quando arriveranno i ristori. In caso contrario non possono programmare gli investimenti. Ma non è tutto. Occorrono interventi sul territorio per bloccare la speculazione che già vedo, sugli affitti delle case e sui materiali per la ricostruzione. In aumento le locazioni dei piani alti degli immobili, quelli più sicuri in caso di nuovi rovesci atmosferici importanti. Le nostre aziende hanno bisogno di importare manodopera dalle altre Regioni e con i rincari dei fitti, questo flusso rischia di bloccarsi». Maurizio Minghelli, presidente del Comitato piccola industria di Confindustria Emilia Romagna, indica le priorità per l’agenda del commissario, Paolo Figliuolo, dal punto di vista delle pmi. Minghelli, proprietario della Astim srl, impresa di elettronica nel settore della difesa, ha vissuto sulla propria pelle i danni dell’alluvione. «Oltre mezzo metro di acqua negli uffici, sono andati distrutti interi locali, abbiamo dovuto buttare macchinari, apparecchiature, arredi. Un danno per 400.000 euro. Non abbiamo avuto fermi produttivi perché avendo altro due stabilimenti abbiamo trasferito lì le attività, i dipendenti sono andati in smart working o ci siamo organizzati con turni e auto aziendali».
Cosa chiedete a Figliuolo?
«Il Commissario deve avere una dotazione economica in grado di coprire i 2 miliardi di costi già sostenuti dalla Regione. Ci sono aziende che stanno ancora smaltendo i rifiuti. Inoltre alla Regione servono almeno 9 miliardi per mettere in sicurezza il territorio, altrimenti alla prossima alluvione viene giù tutto. È fondamentale dare certezze anche per favorire l’arrivo di lavoratori da altre regioni. Il problema della carenza di manodopera, rischia di esplodere e di ostacolare l’attività».
Mancanza di case?
«Le abitazioni allagate saranno inutilizzabili per chissà quanto tempo con una riduzione del mercato delle locazioni. La mancanza di alloggi sta facendo esplodere i costi degli affitti soprattutto per i piani alti, ritenuti più sicuri contro le alluvioni. Temiamo poi la speculazione sui materiali per la ricostruzione. Bisogna quindi intervenire per evitare queste dinamiche».
Il ruolo della Regione?
«La Regione deve fare un piano di lungo termine. Non basta mettere in sicurezza i fiumi. Le frane sono state causate anche dallo stato di abbandono in cui versano le montagne che si sono spopolate, hanno perso le attività produttive. Bisogna incentivare lo sviluppo dell’industria agroalimentare in montagna, servono nuove dighe, nuovi bacini di laminazione, opere importanti che ci impegneranno nella realizzazione per i prossimi 20 anni».
E i veti degli ambientalisti?
«Deve parlare la scienza e l’industria, non l’ideologia».
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A quasi due mesi dal violentissimo nubifragio che ha colpito la regione, imprenditori, agricoltori, albergatori e semplici cittadini contano i danni, confidando nell’arrivo del nuovo Commissario per avviare la ricostruzione, tra preoccupazioni e tanta voglia di fare. Ma ancora non si conoscono l’entità e i vincoli dei fondi a disposizione.Roberto Bozzi, presidente di Confindustria Romagna: «Aspettiamo i ristori promessi, il governo detassi chi aiuta i dipendenti».Il rappresentante delle pmi Maurizio Minghelli: «I costi delle locazioni e di alcuni materiali stanno andando fuori controllo».Lo speciale contiene tre articoli.Tonnellate di rifiuti da smaltire, frane che ostruiscono la viabilità, argini dei fiumi dissestati, immobili da recuperare. C’è poi la parte industriale. Le aziende sono ripartite, fa sapere Confindustria Romagna, ma con i capannoni ancora invasi dal fango e cumuli di detriti di macchinari inservibili accatastati, da rimuovere. C’è il problema della difficoltà a raggiungere il posto di lavoro per le criticità della rete stradale mentre i fuorisede faticano a trovare un alloggio in affitto. E non è solo per l’inagibilità di tanti immobili. Si è scatenata la speculazione. Le locazioni dei piani alti stanno aumentando, perché percepiti come più sicuri. L’Emilia-Romagna soffre come altre regioni industriali della carenza di manodopera che importa dal resto del Paese. Se dovesse cominciare la spirale dei rialzi dei fitti, sarebbe ancora più difficile trovare personale. A questo si aggiungono, sottolineano le associazioni imprenditoriali, i rincari dei materiali per la ricostruzione. È una dinamica alla quale bisognerà mettere un freno. L’agenda del Commissario Francesco Paolo Figliuolo si allunga ogni giorno di più. Non allo stesso modo il suo budget di cui ancora non si conoscono ammontare e vincoli. Reclama attenzione il tessuto delle imprese artigiane. Oltre 130.000 con 443.000 lavoratori, secondo i calcoli della Cna, hanno subito danni ingenti. Ci sono ancora numerose famiglie che non possono far rientro nella propria abitazione e per le quali si sta erogando il Cas, il Contributo di autonoma sistemazione. I danni ai privati registrano una prima stima di 2,1 miliardi: oltre 70.300 gli edifici coinvolti dal maltempo, di cui 1.890 dalle frane. Infine, ma non ultimo dei problemi, il turismo che soprattutto nella riviera adriatica, ha subito una battuta d’arresto. Le stime della Federalberghi regionale parlano di un calo medio del fatturato del 40% ma con punte anche del 50%. I telefoni delle strutture squillano solo per le disdette. «Alcuni clienti mi hanno riferito che i pediatri tedeschi consigliano ancora alle famiglie di cambiare destinazione, perché temono che le spiagge siano inquinate da fanghi e liquame» afferma il presidente del sindacato dei balneari dell’Emilia Romagna, Simone Battistoni.«Alcuni ci chiedono se per venire devono vaccinarsi e solo ultimamente le assicurazioni tedesche hanno ripreso a coprire i viaggi per le nostre località» afferma Patrizia Rinaldis, presidente di Federalberghi Rimini.L’agricoltura è forse il settore che ha subito i danni maggiori e difficili da superare nel breve tempo. Coldiretti ha stimato che sono stati coinvolti dall’alluvione 21.000 aziende agricole e allevamenti con perdite per 1,1 miliardo di euro.Queste le priorità che il Commissario Figliuolo dovrà affrontare. Immancabili le polemiche politiche. A cominciare dalla discussione sull’entità delle risorse da stanziare e recuperare. Bisognerà quindi fare una distinzione tra gli interventi che devono essere considerati da fase emergenziale e quelli da ricostruzione. La differenza tra emergenza e ricostruzione indica capitoli di spesa diversi: la parte dell’emergenza va sul bilancio del fondo per le emergenze nazionali (è un fondo con risorse limitate), la parte per la ricostruzione ha bisogno di trovare risorse altrove. La regione Emilia Romagna ha consegnato a Palazzo Chigi l’elenco degli interventi urgenti per un totale di 1,93 miliardi di euro: 10,6 milioni per l’assistenza alla popolazione, 422 milioni di euro per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua, 1,13 miliardi per il ripristino dei collegamenti viari e 368 milioni per altre tipologie di intervento. Tra questi interventi, quelli già realizzati sono per oltre 16 milioni di euro, mentre quelli in corso riguardano risorse per 507 milioni. La stima dei danni è di 8,8 miliardi esclusi quelli indiretti. La preoccupazione del territorio è che gli interventi siano ostacolati sia dalle scarse risorse sia dalla burocrazia. Va creata una struttura commissariale che dovrebbe comprendere una sessantina di persone da istruire. Sulle stime dei danni si è anche scatenata la polemica. Il presidente della regione, Stefano Bonaccini che non avrebbe ancora digerito la mancata nomina a commissario, non perde occasione per accusare il governo di lentezza. 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Il commissario Figliuolo dovrà avere buona dote economica e mettere subito in sicurezza il territorio. Bisogna ridare fiducia alla popolazione. Gli imprenditori per tornare a investire devono avere la certezza che non ci saranno più esondazioni. Chi ha un’attività vicino a un corso d'acqua ha paura e non guarda con serenità al futuro». Roberto Bozzi, presidente di Confindustria Romagna, che comprende proprio le tre province più colpite dall’alluvione, ha toni sferzanti. Quali priorità indicate al commissario? «Innanzitutto i ristori che il governo ha promesso. Per una piccola azienda anche 20.000 euro in più fanno la differenza. Le assicurazioni stanno pagando sicuramente tanti soldi alle imprese, ma è altrettanto vero che oggi come oggi, come era successo per il terremoto del 2012, bisogna riassicurare le aziende del territorio. Ci sono persone che non riescono a comprare i mobili e la cucina distrutti e non possono tornare a casa. Le imprese stanno dando una mano ai propri dipendenti e allora il governo faccia la sua parte detassando tali aiuti. La priorità sono le strade, gli argini dei fiumi, la mobilità è ancora difficile». Com’è la situazione dei detriti? «Le aziende hanno buttato ciò che era danneggiato. Si lavora con un’impiantistica di fortuna aspettando i nuovi pavimenti. I detriti sono stati accatastati in zone di stoccaggio temporaneo e la Regione ha cominciato a smaltirli. Sono 150.000 tonnellate di rifiuti. Ci manca la vicinanza del governo. Nei primi giorni è stato attento ma ora vogliamo i fatti». L’industria quando riprenderà a marciare a pieno ritmo? «Il sistema imprenditoriale si è subito rimboccato le maniche, e molte aziende già il 2 giugno erano pronte a ripartire. Si lavora con gli straordinari anche di sabato per mantenere le quote di mercato. Stanno soffrendo soprattutto le imprese legate al mondo agricolo a causa degli ingenti danni subiti dalle colture. L’agricoltura ha sofferto di più e avrà tempi più lunghi per la ripresa. Le imprese manifatturiere dopo una settimana di fermo a causa dei lavoratori che non riuscivano a spostarsi o non potevano lasciare l’abitazione, poi sono ripartite. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, ora il governo dia un segnale». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/emilia-romagna-figliuolo-dopo-alluvione-2662256161.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="bisogna-bloccare-chi-specula-sui-prezzi" data-post-id="2662256161" data-published-at="1688998936" data-use-pagination="False"> «Bisogna bloccare chi specula sui prezzi» «Bisogna fare presto. Gli imprenditori hanno bisogno di certezze. Devono sapere se e quando arriveranno i ristori. In caso contrario non possono programmare gli investimenti. Ma non è tutto. Occorrono interventi sul territorio per bloccare la speculazione che già vedo, sugli affitti delle case e sui materiali per la ricostruzione. In aumento le locazioni dei piani alti degli immobili, quelli più sicuri in caso di nuovi rovesci atmosferici importanti. Le nostre aziende hanno bisogno di importare manodopera dalle altre Regioni e con i rincari dei fitti, questo flusso rischia di bloccarsi». Maurizio Minghelli, presidente del Comitato piccola industria di Confindustria Emilia Romagna, indica le priorità per l’agenda del commissario, Paolo Figliuolo, dal punto di vista delle pmi. Minghelli, proprietario della Astim srl, impresa di elettronica nel settore della difesa, ha vissuto sulla propria pelle i danni dell’alluvione. «Oltre mezzo metro di acqua negli uffici, sono andati distrutti interi locali, abbiamo dovuto buttare macchinari, apparecchiature, arredi. Un danno per 400.000 euro. Non abbiamo avuto fermi produttivi perché avendo altro due stabilimenti abbiamo trasferito lì le attività, i dipendenti sono andati in smart working o ci siamo organizzati con turni e auto aziendali». Cosa chiedete a Figliuolo? «Il Commissario deve avere una dotazione economica in grado di coprire i 2 miliardi di costi già sostenuti dalla Regione. Ci sono aziende che stanno ancora smaltendo i rifiuti. Inoltre alla Regione servono almeno 9 miliardi per mettere in sicurezza il territorio, altrimenti alla prossima alluvione viene giù tutto. È fondamentale dare certezze anche per favorire l’arrivo di lavoratori da altre regioni. Il problema della carenza di manodopera, rischia di esplodere e di ostacolare l’attività». Mancanza di case? «Le abitazioni allagate saranno inutilizzabili per chissà quanto tempo con una riduzione del mercato delle locazioni. La mancanza di alloggi sta facendo esplodere i costi degli affitti soprattutto per i piani alti, ritenuti più sicuri contro le alluvioni. Temiamo poi la speculazione sui materiali per la ricostruzione. Bisogna quindi intervenire per evitare queste dinamiche». Il ruolo della Regione? «La Regione deve fare un piano di lungo termine. Non basta mettere in sicurezza i fiumi. Le frane sono state causate anche dallo stato di abbandono in cui versano le montagne che si sono spopolate, hanno perso le attività produttive. Bisogna incentivare lo sviluppo dell’industria agroalimentare in montagna, servono nuove dighe, nuovi bacini di laminazione, opere importanti che ci impegneranno nella realizzazione per i prossimi 20 anni». E i veti degli ambientalisti? «Deve parlare la scienza e l’industria, non l’ideologia».
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».