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2021-08-04
La carica degli emendamenti leghisti sulla certificazione attiva tra 48 ore
Matteo Salvini (Ansa)
Si avvicina l'ora della verità sul green pass, e la Lega decide di giocare con le mani libere la battaglia in Parlamento. Il partito di Matteo Salvini ha depositato 916 emendamenti in commissione Affari sociali alla Camera al decreto che introduce tra 48 ore, dal 6 agosto, l'obbligo del green pass per accedere a ristoranti e bar al chiuso, grandi eventi, convegni, congressi, cinema e teatri, mentre domani alle 14 il Consiglio dei ministri dovrebbe riunirsi per varare nuove norme sul certificato vaccinale. In totale, gli emendamenti presentati al testo varato dal governo lo scorso 22 luglio sono 1.300: oltre a quelli della Lega, 40 sono del M5s, 37 del Pd e altri di varie forze politiche. «Abbiamo presentato tanti emendamenti quanti il M5s sulla giustizia», riferiscono fonti del Carroccio.
Dunque, Salvini passa dalle parole ai fatti e lancia un segnale preciso sia al premier, Mario Draghi, sia ai suoi alleati di maggioranza: il Carroccio, pur continuando a sostenere il governo con senso di responsabilità, non è disposto a ingoiare qualunque tipo di provvedimento, mentre altri partiti fanno i loro comodi mettendo in continua difficoltà l'esecutivo. «Ricordo», argomenta Salvini, riferendosi all'aumento degli sbarchi di clandestini sulle coste italiane, «che mentre si chiede il green pass per andare in pizzeria, coloro che sbarcano arrivano da Paesi non vaccinati e spesso scappano dai centri e girano, quindi è un problema anche sanitario oltre che economico, sociale e culturale».
Massimiliano Fedriga, governatore leghista del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni, scende nel dettaglio degli elementi di incertezza intorno al green pass: «Non c'è dubbio», sottolinea Fedriga a Sky Tg24, «che il green pass presenti ancora alcune criticità. Molti dei problemi sono stati risolti, a mio parere il tema è come effettuare i controlli», aggiunge Fedriga, «non sarà facile farlo per attività come bar o ristoranti, palestre e così via, hanno già sofferto e non è corretto dargli questo peso, inoltre il rischio è quello di causare confusione. L'ipotesi è di trattare il green pass come la patente: non è che un cittadino va in giro a chiedere la patente agli altri, ma se c'è un controllo deve mostrarla altrimenti va incontro a sanzioni».
Alcune criticità vengono messe in luce anche dal servizio studi della Camera. Tra le segnalazioni, quella relativa alla mancata inclusione delle mense aziendali e dei servizi di catering su base contrattuale, dei circoli associativi del terzo settore tra le attività che richiedono il green pass. Da sciogliere anche il dubbio per i concorsi pubblici; «al riguardo», si legge nella nota, «si valuti l'opportunità di specificare se si faccia riferimento a tutte le prove concorsuali, ivi comprese quelle che, come per esempio una prova orale, si svolgano in forma individuale e se il medesimo riferimento concerna solo le procedure bandite da pubbliche amministrazioni»; sulle sanzioni, il Servizio studi chiede di valutare «l'opportunità di chiarire se sia punita solo la violazione dell'obbligo di verifica del possesso delle certificazioni verdi o anche la condotta dell'utente che fruisca senza la prescritta certificazione di una delle attività o dei servizi per i quali è richiesta».
Intanto, secondo un sondaggio effettuato da Swg per Confesercenti, su un doppio campione di consumatori e imprenditori della ristorazione e dei bar, il 47% degli italiani si è già procurato il green pass, il 20% ha iniziato l'iter per ottenerlo e il 21% dichiara di non volerlo ottenere. Divisi anche gli imprenditori di bar e ristoranti: tra questi, infatti, la percentuale di favorevoli al green pass per i clienti è il 53%. Il 46% dei consumatori ritiene che non sia corretto affidare la responsabilità del controllo del green pass ai ristoratori, percentuale che sale al 54% tra i ristoratori stessi. Il 46% degli imprenditori della ristorazione teme che l'introduzione dell'obbligo «avrà un effetto negativo», con un aumento dei costi a carico dell'impresa, mentre solo il 29% spera in un effetto positivo.
L'Astoi, associazione di tour operator che aderisce a Confindustria, sollecita chiarimenti sull'utilizzo del green pass in hotel e in altre strutture turistico ricettive e chiede al ministero della Salute di non introdurre l'obbligo del certificato in ristoranti e teatri collocati all'interno delle strutture ricettive. Un tema già segnalato dalla Verità: per prenotare un soggiorno in hotel non è obbligatorio il green pass, che è invece necessario per eccedere a bar, ristoranti, piscine e palestre al chiuso delle strutture alberghiere. Una criticità che potrebbe produrre molte disdette da parte di nuclei familiari composti da persone munite di green pass e altre sprovviste.
Intanto ieri il Collegio dei questori della Camera ha adottato una deliberazione che prevede, dal 6 agosto, l'obbligo della certificazione verde per l'accesso alle strutture della ristorazione al chiuso con consumazione al tavolo; per la partecipazione a iniziative istituzionali, culturali e convegnistiche o a conferenze stampa che si svolgano nelle sedi della Camera; per l'accesso alle sedi della Biblioteca «Nilde Iotti» e dell'Archivio storico della Camera e per i candidati convocati presso le sedi della Camera per l'effettuazione di prove di concorso.
Lombardia, tamponi gratis ai bambini
Migliaia di famiglie lombarde non dovranno più sottoporsi a un salasso economico per adempiere ai nuovi obblighi decretati dal governo sul green pass. Il vicepresidente e assessore al Welfare del Pirellone, Letizia Moratti, ha infatti annunciato una delibera con cui l'accesso ai tamponi rapidi gratuiti, dal 23 agosto, sarà esteso alla fascia d'età dei giovanissimi (in larghissima parte non vaccinabili), e cioè dai 6 ai 13 anni.
Finora, i test antigenici rapidi gratuiti erano stati appannaggio degli studenti di età compresa tra i 14 e i 19 anni, con un problema non di poco conto per la fascia 12-14 anni, dato che gli ultimi provvedimenti governativi impongono l'obbligo del green pass anche per loro, visto che dispongono dell'opzione vaccinazione e in caso di rifiuto sono costretti a un tour de force di tamponi rapidi per poter viaggiare, entrare nei ristoranti e nei bar al chiuso o fare attività sportiva. La Verità aveva acceso i riflettori sul caso di una madre di una dodicenne, alla quale, magari in presenza di qualche preoccupazione sulla vaccinazione per la propria figlia, non restava che effettuare tamponi a ciclo continuo e a pagamento, non risultando sempre agevole ottenere una prescrizione per mettersi in coda nei drive through.
C'è da aggiungere che si tratta di un'operazione volta anche a evitare il caos dell'anno scorso, in vista della riapertura in presenza delle scuole. Uno sprone, dunque, dalla Lombardia al resto d'Italia, poiché sarebbe doppiamente colpevole, con alle spalle l'esperienza negativa di un anno fa, farsi trovare impreparati alla rentrée. I giovanissimi potranno effettuare nelle farmacie aderenti e nei centri di esecuzione tamponi delle Asst due test antigenici gratuiti al mese (uno ogni 15 giorni), fino a quando l'evoluzione del contagio lo renderà necessario e in ogni caso fino a ottobre.
«Un'attività di questo tipo rivolta alla popolazione scolastica», ha spiegato la vicepresidente Moratti, «può rivelarsi fondamentale sulla strada del controllo e della prevenzione. Ora che la copertura vaccinale nella nostra Regione ha raggiunto percentuali che ci avviano alla conclusione del nostro piano somministrazioni anti Covid, quello della scuola è un campo dove dobbiamo concentrare la massima attenzione per scongiurare colpi di coda del virus».
Si sana un vulnus in Lombardia, rischia invece di aprirsene uno nel Lazio di Nicola Zingaretti, ancora alle prese con l'attacco degli hacker al sistema informatico della campagna vaccinale. All'ombra del Colosseo, infatti, Jacopo Marzetti, commissario straordinario di fiducia del sindaco, Virginia Raggi, nominato a capo di Farmacap, l'azienda che gestisce le 45 farmacie comunali romane, concordando sul fatto che i test rapidi dovrebbero essere gratuiti per i giovanissimi anche nel Lazio, pone l'accento sulla triste parabola dei test salivari, prima pubblicizzati con tanto di conferenze stampa dal governatore e dall'assessore Alessio D'Amato, poi abbandonati al proprio destino poiché ritenuti non affidabili.
Marzetti vorrebbe infatti stimolare vie più «dolci» al tracciamento per i bambini: «Ho fatto per anni il Garante per l'infanzia», afferma, «e mi chiedo se non sia il caso di continuare a investire sull'efficienza di strumenti come il test salivare, che così non serve a niente e che potrebbe essere, se ben implementato, l'ideale per evitare l'ospedalizzazione dei più piccoli. Accanto a questo», prosegue, «perché non cambiare paradigma e non ragionare, invece che su quanti milioni spendere nei banchi a rotelle, su una scuola alternativa, in termini di organizzazione degli spazi?».
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Il Carroccio presenta 916 correttivi al lasciapassare (su 1.300) e lancia un segnale politico: «Facciamo come il M5s sulla giustizia». Ma a evidenziare criticità su mense e concorsi c'è anche il servizio studi della Camera.In vista del rientro a scuola, la Lombardia aiuta chi ha figli tra 6 e 13 anni. Nel Lazio invece monta la polemica sui test salivari. Farmacap: «Strada abbandonata da Zingaretti».Lo speciale contiene due articoli.Si avvicina l'ora della verità sul green pass, e la Lega decide di giocare con le mani libere la battaglia in Parlamento. Il partito di Matteo Salvini ha depositato 916 emendamenti in commissione Affari sociali alla Camera al decreto che introduce tra 48 ore, dal 6 agosto, l'obbligo del green pass per accedere a ristoranti e bar al chiuso, grandi eventi, convegni, congressi, cinema e teatri, mentre domani alle 14 il Consiglio dei ministri dovrebbe riunirsi per varare nuove norme sul certificato vaccinale. In totale, gli emendamenti presentati al testo varato dal governo lo scorso 22 luglio sono 1.300: oltre a quelli della Lega, 40 sono del M5s, 37 del Pd e altri di varie forze politiche. «Abbiamo presentato tanti emendamenti quanti il M5s sulla giustizia», riferiscono fonti del Carroccio. Dunque, Salvini passa dalle parole ai fatti e lancia un segnale preciso sia al premier, Mario Draghi, sia ai suoi alleati di maggioranza: il Carroccio, pur continuando a sostenere il governo con senso di responsabilità, non è disposto a ingoiare qualunque tipo di provvedimento, mentre altri partiti fanno i loro comodi mettendo in continua difficoltà l'esecutivo. «Ricordo», argomenta Salvini, riferendosi all'aumento degli sbarchi di clandestini sulle coste italiane, «che mentre si chiede il green pass per andare in pizzeria, coloro che sbarcano arrivano da Paesi non vaccinati e spesso scappano dai centri e girano, quindi è un problema anche sanitario oltre che economico, sociale e culturale».Massimiliano Fedriga, governatore leghista del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni, scende nel dettaglio degli elementi di incertezza intorno al green pass: «Non c'è dubbio», sottolinea Fedriga a Sky Tg24, «che il green pass presenti ancora alcune criticità. Molti dei problemi sono stati risolti, a mio parere il tema è come effettuare i controlli», aggiunge Fedriga, «non sarà facile farlo per attività come bar o ristoranti, palestre e così via, hanno già sofferto e non è corretto dargli questo peso, inoltre il rischio è quello di causare confusione. L'ipotesi è di trattare il green pass come la patente: non è che un cittadino va in giro a chiedere la patente agli altri, ma se c'è un controllo deve mostrarla altrimenti va incontro a sanzioni».Alcune criticità vengono messe in luce anche dal servizio studi della Camera. Tra le segnalazioni, quella relativa alla mancata inclusione delle mense aziendali e dei servizi di catering su base contrattuale, dei circoli associativi del terzo settore tra le attività che richiedono il green pass. Da sciogliere anche il dubbio per i concorsi pubblici; «al riguardo», si legge nella nota, «si valuti l'opportunità di specificare se si faccia riferimento a tutte le prove concorsuali, ivi comprese quelle che, come per esempio una prova orale, si svolgano in forma individuale e se il medesimo riferimento concerna solo le procedure bandite da pubbliche amministrazioni»; sulle sanzioni, il Servizio studi chiede di valutare «l'opportunità di chiarire se sia punita solo la violazione dell'obbligo di verifica del possesso delle certificazioni verdi o anche la condotta dell'utente che fruisca senza la prescritta certificazione di una delle attività o dei servizi per i quali è richiesta».Intanto, secondo un sondaggio effettuato da Swg per Confesercenti, su un doppio campione di consumatori e imprenditori della ristorazione e dei bar, il 47% degli italiani si è già procurato il green pass, il 20% ha iniziato l'iter per ottenerlo e il 21% dichiara di non volerlo ottenere. Divisi anche gli imprenditori di bar e ristoranti: tra questi, infatti, la percentuale di favorevoli al green pass per i clienti è il 53%. Il 46% dei consumatori ritiene che non sia corretto affidare la responsabilità del controllo del green pass ai ristoratori, percentuale che sale al 54% tra i ristoratori stessi. Il 46% degli imprenditori della ristorazione teme che l'introduzione dell'obbligo «avrà un effetto negativo», con un aumento dei costi a carico dell'impresa, mentre solo il 29% spera in un effetto positivo. L'Astoi, associazione di tour operator che aderisce a Confindustria, sollecita chiarimenti sull'utilizzo del green pass in hotel e in altre strutture turistico ricettive e chiede al ministero della Salute di non introdurre l'obbligo del certificato in ristoranti e teatri collocati all'interno delle strutture ricettive. Un tema già segnalato dalla Verità: per prenotare un soggiorno in hotel non è obbligatorio il green pass, che è invece necessario per eccedere a bar, ristoranti, piscine e palestre al chiuso delle strutture alberghiere. Una criticità che potrebbe produrre molte disdette da parte di nuclei familiari composti da persone munite di green pass e altre sprovviste. Intanto ieri il Collegio dei questori della Camera ha adottato una deliberazione che prevede, dal 6 agosto, l'obbligo della certificazione verde per l'accesso alle strutture della ristorazione al chiuso con consumazione al tavolo; per la partecipazione a iniziative istituzionali, culturali e convegnistiche o a conferenze stampa che si svolgano nelle sedi della Camera; per l'accesso alle sedi della Biblioteca «Nilde Iotti» e dell'Archivio storico della Camera e per i candidati convocati presso le sedi della Camera per l'effettuazione di prove di concorso.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/emendamenti-leghisti-certificazione-attiva-2654423817.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lombardia-tamponi-gratis-ai-bambini" data-post-id="2654423817" data-published-at="1628028923" data-use-pagination="False"> Lombardia, tamponi gratis ai bambini Migliaia di famiglie lombarde non dovranno più sottoporsi a un salasso economico per adempiere ai nuovi obblighi decretati dal governo sul green pass. Il vicepresidente e assessore al Welfare del Pirellone, Letizia Moratti, ha infatti annunciato una delibera con cui l'accesso ai tamponi rapidi gratuiti, dal 23 agosto, sarà esteso alla fascia d'età dei giovanissimi (in larghissima parte non vaccinabili), e cioè dai 6 ai 13 anni. Finora, i test antigenici rapidi gratuiti erano stati appannaggio degli studenti di età compresa tra i 14 e i 19 anni, con un problema non di poco conto per la fascia 12-14 anni, dato che gli ultimi provvedimenti governativi impongono l'obbligo del green pass anche per loro, visto che dispongono dell'opzione vaccinazione e in caso di rifiuto sono costretti a un tour de force di tamponi rapidi per poter viaggiare, entrare nei ristoranti e nei bar al chiuso o fare attività sportiva. La Verità aveva acceso i riflettori sul caso di una madre di una dodicenne, alla quale, magari in presenza di qualche preoccupazione sulla vaccinazione per la propria figlia, non restava che effettuare tamponi a ciclo continuo e a pagamento, non risultando sempre agevole ottenere una prescrizione per mettersi in coda nei drive through. C'è da aggiungere che si tratta di un'operazione volta anche a evitare il caos dell'anno scorso, in vista della riapertura in presenza delle scuole. Uno sprone, dunque, dalla Lombardia al resto d'Italia, poiché sarebbe doppiamente colpevole, con alle spalle l'esperienza negativa di un anno fa, farsi trovare impreparati alla rentrée. I giovanissimi potranno effettuare nelle farmacie aderenti e nei centri di esecuzione tamponi delle Asst due test antigenici gratuiti al mese (uno ogni 15 giorni), fino a quando l'evoluzione del contagio lo renderà necessario e in ogni caso fino a ottobre. «Un'attività di questo tipo rivolta alla popolazione scolastica», ha spiegato la vicepresidente Moratti, «può rivelarsi fondamentale sulla strada del controllo e della prevenzione. Ora che la copertura vaccinale nella nostra Regione ha raggiunto percentuali che ci avviano alla conclusione del nostro piano somministrazioni anti Covid, quello della scuola è un campo dove dobbiamo concentrare la massima attenzione per scongiurare colpi di coda del virus». Si sana un vulnus in Lombardia, rischia invece di aprirsene uno nel Lazio di Nicola Zingaretti, ancora alle prese con l'attacco degli hacker al sistema informatico della campagna vaccinale. All'ombra del Colosseo, infatti, Jacopo Marzetti, commissario straordinario di fiducia del sindaco, Virginia Raggi, nominato a capo di Farmacap, l'azienda che gestisce le 45 farmacie comunali romane, concordando sul fatto che i test rapidi dovrebbero essere gratuiti per i giovanissimi anche nel Lazio, pone l'accento sulla triste parabola dei test salivari, prima pubblicizzati con tanto di conferenze stampa dal governatore e dall'assessore Alessio D'Amato, poi abbandonati al proprio destino poiché ritenuti non affidabili. Marzetti vorrebbe infatti stimolare vie più «dolci» al tracciamento per i bambini: «Ho fatto per anni il Garante per l'infanzia», afferma, «e mi chiedo se non sia il caso di continuare a investire sull'efficienza di strumenti come il test salivare, che così non serve a niente e che potrebbe essere, se ben implementato, l'ideale per evitare l'ospedalizzazione dei più piccoli. Accanto a questo», prosegue, «perché non cambiare paradigma e non ragionare, invece che su quanti milioni spendere nei banchi a rotelle, su una scuola alternativa, in termini di organizzazione degli spazi?».
Jacques e Jessica Moretti con i loro avvocati (Ansa)
L’interrogatorio di oggi, a quanto risulta, ha riguardato i beni della coppia e le loro (sempre meno chiare) attività imprenditoriali, mentre un nuovo confronto sull’incendio si dovrebbe tenere domani. Ma questo è bastato per far prendere alle autorità svizzere, finalmente, la decisione di applicare per i due, accusati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposo, le misure cautelari che i parenti delle vittime si aspettavano già da giorni. Per quanto riguarda Jaques, la procuratrice Catherine Seppey ha ritenuto che la sua nazionalità francese e le sue abitudini di spostarsi frequentemente da un luogo all’altro per affari fossero elementi sufficienti per ipotizzare che l’uomo potesse lasciare la Svizzera per tornare in patria. Soprattutto perché la Francia è un Paese che non estrada i suoi cittadini. L’uomo, al termine dell’incontro in Procura, è stato visto salire su un mezzo della polizia per essere tradotto in carcere.
La signora Moretti, invece, è uscita dagli uffici della polizia scortata dai suoi legali ed è stata mandata a casa, dove la Procura avrebbe chiesto per lei le misure domiciliari: dovrà indossare un braccialetto elettronico e presentarsi ogni tre giorni per la firma. Nell’immensa tragedia che ha stravolto la vita di tante famiglie, questo è il primo momento di riallineamento alla realtà dell’inchiesta svizzera, che fino ad oggi - anche a fronte di evidenze gravissime, dagli abusi dei gestori ai mancati controlli da parte degli enti pubblici - aveva tenuto un approccio ritenuto da molti troppo blando.
Nelle prossime 48 ore, comunque, la decisione dell’arresto e delle misure cautelari dovrà essere confermata dal giudice che si occupa, a livello cantonale, dei provvedimenti coercitivi.
Jessica, dunque, si sarebbe risparmiata il carcere in quanto - secondo alcuni media francesi - sarebbe madre di un bambino di 10 mesi (oltre a un primo figlio più grande, presente la sera dell’incendio come capo staff del locale andato a fuoco). La donna era arrivata oggi mattina a Sion, sede della procura generale del Canton Vallese, mano nella mano con Jaques, accompagnata dagli avvocati che seguono la coppia e scortata dalla polizia. I due erano entrati da una porta laterale degli uffici e lei - che la notte dell’incendio era presente a Le Constellation - con gli occhialoni scuri calati sulla faccia non aveva risposto ai giornalisti che la sollecitavano a porgere le scuse alle vittime.
Una volta uscita dall’interrogatorio, invece, trovatasi sola e con il marito in partenza per il carcere, Jessica ha parlato: «I miei pensieri costanti vanno alle vittime e alle persone che lottano tutt’oggi. È una tragedia inimmaginabile e mai avremmo pensato che potesse accadere. Si è verificata nella nostra struttura e ci tengo a chiedere scusa», ha detto, piangendo. Parole che, però, nella mente di chi vive un lutto così enorme, non riescono a cancellare l’idea che lei, quella notte davanti al fuoco che divampava, sia fuggita senza prestare soccorsi, se non addirittura con l’incasso della serata stretto tra le braccia.
Oggi, in Svizzera, era lutto nazionale e durante la cerimonia commemorativa dedicata alle vittime il consigliere di Stato del Canton Vallese, Stéphane Ganzer, ha fatto una promessa: «Adesso arriva il tempo della giustizia», ha detto. «È chiaro che avremmo potuto evitare questo dramma. Avremmo dovuto evitarlo. Ma ora la giustizia agirà in maniera rigorosa e indipendente».
Sempre oggi, il premier Giorgia Meloni, intervenendo alla usuale conferenza stampa di inizio anno, ha dichiarato: «Quello che è successo a Crans-Montana non è una disgrazia, è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare soldi facili. Ora le responsabilità devono essere individuate e perseguite». Ma torniamo, per un momento, a Jessica e al marito con due particolari che, se confermati, dicono molto della coppia, riportati dal quotidiano svizzero Inside Paradeplatz. Innanzitutto i domiciliari: la signora Moretti li passerà in un ambiente particolarmente confortevole, ossia la villa da 500 metri quadrati, di cui 147 di giardino, acquistata appena un anno fa dai due nel Comune di Lens per oltre 400.000 franchi. Per quanto riguarda Jaques, invece, sempre lo stesso quotidiano, scavando meglio sugli arresti che l’uomo in passato aveva scontato, ha scoperto che già avevano a che fare con la Svizzera. Secondo quanto riportato, infatti, Jaques, allora trentenne, abitava in un paesino francese ai confini con la Svizzera e da lì inviava giovani donne francesi a Ginevra per fare le «accompagnatrici» nelle località di lusso. Nel 2005 i francesi allertarono la polizia, ma poiché in Svizzera la prostituzione non è illegale, Jaques fu condannato in Francia a 12 mesi di carcere, dei quali ne scontò appena quattro. Intanto spuntano nuove accuse per la coppia: la notte della strage tolsero dai social video e foto del locale. A riferirlo uno dei legali delle vittime, l’avvocato Romain Jordan.
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«Gomorra. Le Origini» (Sky)
Non sarebbe stato il futuro, hanno deciso infine, ma il passato a permettere loro di continuare a vivere di Gomorra e dei suoi personaggi. Così, a cinque anni dall’ultima puntata della serie televisiva, dopo un film che ha approfondito verticalmente l’esistenza di uno fra i suoi protagonisti, gli sceneggiatori hanno scelto di confezionare un prequel di Gomorra. E di farlo insieme a Roberto Saviano. La storia, infatti, è frutto di un guizzo estemporaneo, calato, però, all'interno del romanzo originale: riavvolgere il nastro e spiegare (o provare a) come si sia arrivati laddove tutto è cominciato, a Secondigliano e alle lotte per il potere.
Pietro Savastano, allora, non boss, ma ragazzino. Gomorra: Le Origini, su Sky dalla prima serata di venerdì 9 gennaio, torna al 1977, all'anno in cui don Pietro Savastano è solo Pietro: un adolescente di strada, figlio di una famiglia indigente, di una Secondigliano povera e priva di mezzi. Sogna un futuro migliore, come gli amici che lo circondano. Ma questo futuro non sa come costruirlo, né con quali strumenti. Di lì, dunque, la scelta di accodarsi ad Angelo, detto 'a Sirena, reggente di quel pezzo di Napoli che per Savastano e i suoi amici è un tutto senza confini. Di qui, il fascino subito, l'invidia, la voglia di detenere un giorno quello stesso potere, quella stessa ricchezza.
Lo show, in sei episodi, racconta l'ascesa di don Pietro, quel don Pietro che sarebbe diventato padre di Gennaro Savastano e, dunque, motore della Gomorra vera e propria. Pare un romanzo di formazione al contrario, un romanzo di corruzione, la storia di un ragazzino che ha scelto di non scegliere, rimanendo dentro quelle storture che la prossimità gli ha insegnato a conoscere e riconoscere. Pietro Savastano, andando appresso ad Angelo, 'a Sirena, viene introdotto tra le fila della Camorra, al modus operandi della criminalità. Diventa quel che avrebbe dovuto evitare di essere. Ed è in questa sua metamorfosi che germina il seme di Gomorra, così come sette anni di messa in onda televisiva ce l'hanno raccontata.
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La normativa europea ha previsto un sistema graduale: nel 2024 copertura del 40% delle emissioni prodotte, poi salita al 70% nel 2025 e al 100% quest’anno. Un report del Centro studi Confindustria Sardegna ha disegnato uno scenario degli impatti della direttiva Ets trasporto marittimo sulle imprese dell’isola. Nello studio si sottolinea che se per un verso l’imposta dovrebbe accelerare l’introduzione di «innovazioni tecnologiche in grado di fornire un contributo estremamente significativo nella transizione ecologica, per un altro, ad oggi, assistiamo a un incremento esorbitante delle tariffe delle navi a totale discapito del sistema produttivo e del mercato finale». Considerando le due tratte più battute, la Cagliari-Livorno e, viceversa, la Olbia-Livorno, nel primo caso, nel 2024 l’Ets costava 6 euro a metro lineare per mezzo imbarcato (la misura media è di 13,6 metri lineari), con un costo complessivo di 81,60 euro. Nel 2025 l’importo a metro è passato a 16 euro con un sovraccosto di 217,60 euro. Per il 2026 con l’Ets al 100% l’onere, come ipotizza Confindustria, sarà di 27,14 euro a metro lineare e una maggior spesa per mezzo imbarcato di 369,10 euro. Questi rincari si scaricano lungo la filiera fino al consumatore finale. Il sistema Ets sta portando a un aumento anche del costo dei biglietti per i passeggeri. Le compagnie di navigazione hanno inserito nei preventivi una voce specifica, spesso chiamata «Supplemento Ets» o «Eco-Surcharge». Non è una tariffa fissa, ma varia in base alla lunghezza della tratta (ad esempio, la Civitavecchia-Olbia costa meno di supplemento rispetto alla Genova-Porto Torres). Poiché nel 2026 le compagnie devono coprire il 100% delle loro emissioni l’impatto sul prezzo finale è ora più visibile. C’è una nota parzialmente positiva: l’Unione europea ha previsto una deroga (esenzione) per i contratti di Continuità Territoriale fino al 2030. Questo significa che sulle rotte soggette a oneri di servizio pubblico (quelle «statali» con tariffe agevolate per i residenti), l’aumento dovrebbe essere nullo o molto contenuto. Il problema però è che molte rotte per la Sardegna sono operate in regime di «libero mercato» (soprattutto in estate o su tratte non coperte dalla continuità). Su queste navi, il rincaro Ets viene applicato pienamente e pagato da tutti, residenti e turisti. Alcune compagnie stanno cercando di compensare questi costi viaggiando a velocità ridotta per consumare meno carburante e pagare meno tasse, allungando però i tempi di percorrenza. Le aziende sarde hanno problematiche da affrontare anche per rimanere competitive. Per chi vuole risparmiare vale la regola dei voli, ovvero prenotare prima possibile perché i last minute sono diventati sensibilmente più costosi rispetto al passato.
Confitarma, l’associazione degli armatori, ha stimato che l’impatto totale per il sistema Italia nel 2026 dagli Ets a pieno regime, supererà i 600 milioni di euro. Questo costo, avverte l’organizzazione, non può essere assorbito dagli armatori senza mettere a rischio la sopravvivenza delle rotte. È inevitabile, se ne deduce, che potrebbe essere scaricato sulle tariffe. Cifre ufficiali non ci sono.Non c’è solo l’Ets. La Fuel Eu, altro regolamento europeo per diminuire le emissioni di gas serra, crea un costo aggiuntivo in Europa nel 2025 almeno tra 250 e 300 euro a tonnellata. L’aumento dei costi dei traghetti potrebbe spingere alcune aziende a preferire il trasporto tutto su gomma, dove possibile o a delocalizzare, aumentando le emissioni. Pertanto l’imprenditoria sarda si trova a dover pagare una tassa ambientale che chi produce in Lombardia o in Francia, usando camion su strada, non deve pagare allo stesso modo, creando una disparità di mercato. Cna Fita Sardegna ha segnalato che gli aumenti incidono in modo particolare sulle piccole imprese artigiane, già penalizzate dall’assenza di economie di scala e dall’impossibilità di accedere a meccanismi di compensazione automatica.
Sulla Cagliari-Livorno il costo a metro lineare è salito recentemente a 28,50 euro, con un totale di 387,60 euro per semirimorchio. Confrontando i dati con l’ultimo trimestre del 2025, la crescita arriva al 50%. La tratta Olbia-Livorno registra 23,60 euro a metro lineare, con un incremento del 43% rispetto al trimestre precedente. Le tariffe rischiano di rendere insostenibile la logistica per le aziende e c’è il pericolo di una stangata sui prezzi dei beni che viaggiano via mare.Intanto i marittimi respingono l’idea che questi aumenti abbiano a che fare con il costo del lavoro. «Sulle navi si naviga con equipaggi sempre più ridotti», spiegano, «spesso al limite della sicurezza. Non solo non beneficiamo di questi rincari, ma ne subiamo le conseguenze». Secondo i rappresentanti dei lavoratori del mare, negli ultimi anni le compagnie hanno puntato al contenimento dei costi comprimendo il personale. «Si parla di sostenibilità ambientale, ma non di sostenibilità sociale», sottolineano.
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Ecco #DimmiLaVerità del 9 gennaio 2026. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare Pd, spiega le ragioni del comitato La Sinistra che vota Si al referendum sulla giustizia.