
Fuck Stampa, avevano scritto in rosso sui muri della redazione gli antagonisti che il 25 novembre avevano fatto irruzione al giornale degli Agnelli-Elkann. La scritta venne coperta con una mano di vernice bianca, ma tra i dipendenti del quotidiano resta il dubbio di un brutto presagio. Pochi giorni dopo il fattaccio, John Elkann volle andare a fare la passerella della solidarietà in redazione, si fece fotografare con la direzione e con il comitato di redazione. Nessuno, incredibilmente, gli chiese se fosse che li stava vendendo.
La conferma ufficiale è arrivata ieri. Una nota congiunta Gedi-Sae annuncia la firma di un contratto preliminare di vendita a una cordata guidata dall’abruzzese Alberto Leonardis. Nei prossimi giorni ci sarà la vendita di tutta Gedi al gruppo greco Antenna, che scorporerà la Stampa e la girerà a Sae.
A Torino, insomma, resta solo la Juve. Ancora per un po’. Il giornale fondato nel 1867 e rilevato dagli Agnelli dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, sotto l’egida del fascismo, non avrà più un unico editore, un padrone magari ingombrante ma ben riconoscibile e di peso. Il quotidiano passerà di mano per una cifra compresa tra i 40 e i 50 milioni, una cifra bassa, ma che riflette anni di bilanci in rosso, organici ancora prestigiosi, vendite in calo e, soprattutto, la soluzione di un equivoco durato oltre mezzo secolo. Ovvero, che la Busiarda, come la chiamavano con affetto i torinesi, sia un giornale nazionale. In realtà, vende solo in Piemonte, nel Ponente ligure e in Valle d’Aosta. Una considerazione che ha fatto scappare Antenna Group, che invece si porterà a casa Repubblica.
Leonardis è in buoni rapporti con Elkann, perché nel 2020 gli ha risolto un bel problema, rilevando una serie di testate locali della Finegil e oggi Sae controlla La Provincia Pavese, Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. I piani di rilancio di questi giornali non sempre sono stati realizzati, i rapporti con le redazioni sono stati in gran parte conflittuali, non tutte le sinergie promesse alle banche finanziatrici sono arrivate. Per piazzare il grande colpo della Stampa, Sae ha bussato alle porte di mezzo Nord-Ovest, riuscendo a battere la concorrenza dei veneti di Save, gruppo ben più solido. Erano circolate voci di un aiuto da parte di Fondazione Sanpaolo e Fondazione Crt, ma era una follia pensare che due enti del genere, che per statuto non possono investire in settori rischiosi, rischiosi, s’imbarcassero nel salvataggio del quotidiano ex Fiat. Così, al momento, pare che al fianco di Leonardis ci saranno la Federtennis, la cui vicepresidente è l’ex sindaco Chiara Appendino, e la fondazione Banco di Sardegna. I legami sono presto spiegati: la Sae ha sede a Sassari, dove edita La Nuova Sardegna, e sardo è anche Angelo Binaghi, il presidente della Federtennis che da anni sostiene Torino per l’Atp Finals.
Il sindacato interno, in agitazione da mesi, ha chiesto un incontro all’azienda, che avverrà questa mattina. E sono sul piede di guerra anche i cugini di Repubblica, visto che la cessione al gruppo degli armatori greci Kyriuakou ormai sembra cosa fatta.
Per parte sua, la Sae ha provato a convincere i giornalisti della Stampa che per loro cambierà poco. «L’esperienza maturata dal gruppo Sae», si legge nella nota ufficiale, «costituisce una solida base per la realizzazione di un progetto editoriale sostenibile e di lungo termine». Un progetto che «mira a garantire continuità nel posizionamento storico della testata, preservandone l’indipendenza editoriale e il profondo legame con il suo territorio». In una città che ha visto sparire la Fiat, l’Iveco, il Lingotto Fiere e decine di migliaia di posti di lavoro, sono belle parole che vanno a scontrarsi con un muro di diffidenza. Anche perché in passato gli Agnelli-Elkann non hanno brillato nella scelta dei compratori. E adesso vanno anche di fretta.





