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2024-09-27
La corte che ha servito gli Elkann sull’eredità
Da sinistra, John Elkann e Gianluca Ferrero (Ansa)
Come ogni giallo finanziario che si rispetti, quello sulla successione ereditaria di Marella Caracciolo, moglie di Giovanni Agnelli, che secondo la Procura di Torino è stata sottratta al fisco italiano come anche le opere d’arte e i gioielli della defunta, con una operazione che avrebbe avvantaggiato i fratelli John, Ginevra e Lapo Elkann, presenta, tra indagati e testimoni, più di un attore protagonista. Dal notaio svizzero Urs Robert Von Gruenigen che ha amministrato il patrimonio e l’esecuzione testamentaria di donna Marella al commercialista e consulente fiscale Gianluca Ferrero, presidente della Juventus, che avrebbe fornito agli Elkann, secondo l’accusa, «gli strumenti necessari al raggiungimento degli intenti criminosi dei clienti». I due sono indagati per evasione fiscale e truffa e, nella narrazione dell’accusa, assumono, insieme agli Elkann (John è stato iscritto per evasione fiscale, mentre per tutti e cinque gli indagati si ipotizza anche la truffa), ruoli di primo piano. Più o meno nell’ombra, però, si sono mossi altri personaggi legati a donna Marella o a John Elkann che, con i loro consigli o le loro mansioni, hanno contribuito al grande progetto: evitare che la successione venisse tassata in Italia simulando una residenza svizzera.
E, così, gli investigatori, passo dopo passo, si sono trovati davanti una serie di nomi. Quello di Jean Patry, per esempio. Un avvocato con studio a Ginevra che aveva difeso Margherita Agnelli, la figlia dell’Avvocato saltata nella linea di successione che ha presentato l’esposto dal quale è partita l’indagine ma che, in passato, dopo essere stata assistita dal legale, gli aveva fatto causa. È lui che riceve da Ferrero quello che gli inquirenti definiscono «il primo vademecum della frode», ovvero un documento che ricostruiva la situazione successiva alla morte dell’Avvocato e che presenterebbe «l’intenzione», annotano gli investigatori, «di non rendere inverosimile la residenza svizzera» di donna Marella. Ci sono poi le due segretarie-aiutanti della Caracciolo: Paola Montaldo e Tiziana Russi che, dopo la morte della nonna, hanno lavorato per John. Nei loro computer gli investigatori hanno trovato il famoso appunto intitolato «Una vita di spostamenti» che è diventata la pistola fumante: un riepilogo dettagliato dal quale è emerso che la Caracciolo dimorava in pianta stabile a Torino.
Dalle mani della prima è anche passato l’inventario di opere d’arte e gioielli che, stando alle accuse, i tre Elkann si sarebbero spartiti dopo la morte della nonna, simulando di aver ricevuto regali quando era ancora in vita e associando ogni dono a eventi familiari come compleanni, anniversari e nascite di figli. È lei a riprendere John quando scopre «discrepanze» nella scelta dei regali. Alcuni erano stati scelti contemporaneamente da tutti e tre i fratelli. E sempre a John si rivolge per sapere se «i lingotti sono da tenere». Le due donne, sentite dagli investigatori, avrebbero assunto «un atteggiamento reticente» quando sono stati chiesti loro lumi sui documenti che custodivano.
La Montaldo, poi, ha avuto uno scambio di email che precede la morte della Caracciolo con Renate Elsasser, l’house manager dello chalet Icy di Lauenen, dove donna Marella aveva fissato la sua residenza (ritenuta fittizia). Per gli inquirenti, da quel carteggio si ricava che la Elsasser aveva chiesto di apporre alcune firme della Caracciolo su un documento e che la donna era a Torino. Quando i documenti vengono restituiti, però, l’indicazione del luogo di sottoscrizione miracolosamente diventa Luenen, Svizzera. Con la Elsasser viene anche firmato un «accordo di riservatezza», ha ricostruito l’accusa, con oggetto proprio «gli spostamenti della Caracciolo».
C’è poi un uomo rimasto per ora molto sullo sfondo: in un documento trovato nella cantina dello studio Ferrero viene indicato come il «signor L» o il «signor A». Gli investigatori sono risaliti alla sua identità: si tratta del marchese Lodovico Antinori, nella cui abitazione a Gstaad la Caracciolo risulta aver davvero dimorato nel periodo estivo del 2010 e del 2011, dopo aver lasciato Saint Moritz. Il marchese aveva acconsentito a rendere la propria casa «indirizzo permanente», annotano gli investigatori, della Caracciolo. Uno stratagemma che, secondo l’accusa, sarebbe servito a dotare donna Marella «di un domicilio in territorio elvetico». Lì la Caracciolo stila il suo testamento indicando che risiedeva invece a Lauenen e che «sottoponeva la sua successione al diritto svizzero».
Per la residenza in Svizzera donna Marella deve aver avuto bisogno di consultarsi con un legale. Agli atti, infatti, c’è una email che gli inquirenti ritengono interessante a livello investigativo. L’ha inviata a John l’avvocato Peter Hafter. E mentre spiega come far passare la residenza da un Cantone all’altro, si lascia scappare qualche passaggio che ha fatto drizzare le antenne a chi indaga: «D’altra parte, vogliamo evitare che le autorità abbiano l’impressione che si tratti di una questione molto delicata e complicata […]». Poco dopo fa riferimento a «un possibile piano nascosto». Una comparsa la fa anche un avvocato molto noto nell’ambiente finanziario: Carlo Lombardini. Quando John, secondo la ricostruzione dell’accusa, per avallare la storiella della vita vissuta in svizzera dalla nonna decide di dare alle stampa il libro The last swan pubblicato in Italia con il titolo Ho coltivato il mio giardino, Lombardini e Hafter leggono le bozze, si complimentano con Marella Chia, la nipote della Caracciolo con la quale la nonna degli Elkann ha firmato il libro, e indicano le modifiche al testo per «presidiare in ogni modo la residenza elvetica». I suggerimenti: «Forse potremmo esprimere discretamente l’intenzione di vivere a L. con parole del tipo “non vedo l’ora che lo chalet Icy diventi ciò che Chesa Alkyone è stata per me negli ultimi 40 anni”. [...] È importante che venga firmata l’aggiunta dove viene espressa in modo chiaro, diretto e senza alcuna qualificazione l’intenzione di vivere a L.». E, come per magia, a pagina 188 del libro compare il testo indicato dagli avvocati.
Il ricorso è un boomerang e finisce nel freezer
I difensori di John, Ginevra e Lapo Elkann non hanno ancora impugnato davanti al tribunale del Riesame l’ordinanza con la quale il gip del tribunale di Torino, Antonio Borretta, ha congelato 74,8 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta sottrazione alla tassazione italiana della successione ereditaria della nonna, Marella Caracciolo, moglie di Gianni Agnelli deceduta nel 2019. Gli Elkann sono difesi da Paolo Siniscalchi e Federico Cecconi del foro di Milano. Dal collegio difensivo hanno subito ritenuto il «sequestro ingiustificato», precisando che «i fratelli Elkann hanno sempre assolto i loro oneri fiscali» e che «i loro beni sono alla luce del sole». Parole che lascerebbero pensare la volontà di discutere le esigenze valutate dal gip nel disporre il sequestro davanti a un collegio di toghe.
Il ricorso sarebbe stato anche annunciato. E alcune agenzie di stampa che risalgono al giorno del sequestro indicano questa circostanza. Ci sono, però, due questioni che probabilmente stanno facendo riflettere i difensori degli Elkann. La prima: al Riesame vengono depositati tutti gli atti allegati all’ordinanza e i legali hanno subito fatto presente che era in atto «uno stillicidio di documenti che dovrebbero essere discussi nelle aule giudiziarie e che vengono, invece, diffusi in modi che non consentono alcun giusto contraddittorio». E i difensori degli Elkann probabilmente stanno tenendo in conto la probabilità che lo stillicidio continui con gli atti del Riesame, una mole di documentazione ben più abbondante rispetto all’ordinanza di sequestro di sole cento pagine.
La seconda valutazione, invece, potrebbe essere legata alla precedente decisione del Riesame che, al momento del sequestro di documenti e apparati informatici lo scorso marzo, confermò l’ipotesi di truffa. «La frode», valutarono i giudici, «è stata verosimile oggetto di dolo in capo a tutti e tre i fratelli Elkann» che «di fronte al decesso della congiunta, è verosimile che abbiano avallato, con dolorosa volontà adesiva, le strategie già suggerite e realizzare con la fattiva consulenza di Gianluca Ferrero (commercialista di famiglia, anche lui indagato, ndr)». Parole che devono aver avuto un peso in Procura in vista del secondo sequestro. In quella occasione fu acquisita anche la documentazione relativa alla società Dicembre, la cassaforte della famiglia Agnelli. I giudici valutarono quel materiale «non pertinente» e lo restituirono agli Elkann. Nel decreto di sequestro, però, si scopre che le questioni legate della Dicembre (della quale Marella era socia), anche se non in modo centrale, avallerebbero la tesi dell’accusa. A un certo punto, infatti, la Caracciolo avrebbe mantenuto solo l’usufrutto delle quote, circostanza «funzionale», secondo l’accusa, «al ridimensionamento dei legami societari con l’Italia» e usata, quindi, per avallare la tesi della residenza in Svizzera. Ora al Riesame potrebbero finire anche le informative sulla Dicembre. E questo potrebbe essere il vero nodo.
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Nelle carte dell’inchiesta non c’è solamente la galassia degli Agnelli ma spuntano avvocati, notai, marchesi, segretarie e faccendieri che si sono prestati per evitare che la successione venisse tassata in Italia. Sono intervenuti anche per modificare il libro di Marella Caracciolo.Il sequestro non è stato ancora impugnato: al Riesame finirebbe il dossier Dicembre.Lo speciale contiene due articoli Come ogni giallo finanziario che si rispetti, quello sulla successione ereditaria di Marella Caracciolo, moglie di Giovanni Agnelli, che secondo la Procura di Torino è stata sottratta al fisco italiano come anche le opere d’arte e i gioielli della defunta, con una operazione che avrebbe avvantaggiato i fratelli John, Ginevra e Lapo Elkann, presenta, tra indagati e testimoni, più di un attore protagonista. Dal notaio svizzero Urs Robert Von Gruenigen che ha amministrato il patrimonio e l’esecuzione testamentaria di donna Marella al commercialista e consulente fiscale Gianluca Ferrero, presidente della Juventus, che avrebbe fornito agli Elkann, secondo l’accusa, «gli strumenti necessari al raggiungimento degli intenti criminosi dei clienti». I due sono indagati per evasione fiscale e truffa e, nella narrazione dell’accusa, assumono, insieme agli Elkann (John è stato iscritto per evasione fiscale, mentre per tutti e cinque gli indagati si ipotizza anche la truffa), ruoli di primo piano. Più o meno nell’ombra, però, si sono mossi altri personaggi legati a donna Marella o a John Elkann che, con i loro consigli o le loro mansioni, hanno contribuito al grande progetto: evitare che la successione venisse tassata in Italia simulando una residenza svizzera.E, così, gli investigatori, passo dopo passo, si sono trovati davanti una serie di nomi. Quello di Jean Patry, per esempio. Un avvocato con studio a Ginevra che aveva difeso Margherita Agnelli, la figlia dell’Avvocato saltata nella linea di successione che ha presentato l’esposto dal quale è partita l’indagine ma che, in passato, dopo essere stata assistita dal legale, gli aveva fatto causa. È lui che riceve da Ferrero quello che gli inquirenti definiscono «il primo vademecum della frode», ovvero un documento che ricostruiva la situazione successiva alla morte dell’Avvocato e che presenterebbe «l’intenzione», annotano gli investigatori, «di non rendere inverosimile la residenza svizzera» di donna Marella. Ci sono poi le due segretarie-aiutanti della Caracciolo: Paola Montaldo e Tiziana Russi che, dopo la morte della nonna, hanno lavorato per John. Nei loro computer gli investigatori hanno trovato il famoso appunto intitolato «Una vita di spostamenti» che è diventata la pistola fumante: un riepilogo dettagliato dal quale è emerso che la Caracciolo dimorava in pianta stabile a Torino.Dalle mani della prima è anche passato l’inventario di opere d’arte e gioielli che, stando alle accuse, i tre Elkann si sarebbero spartiti dopo la morte della nonna, simulando di aver ricevuto regali quando era ancora in vita e associando ogni dono a eventi familiari come compleanni, anniversari e nascite di figli. È lei a riprendere John quando scopre «discrepanze» nella scelta dei regali. Alcuni erano stati scelti contemporaneamente da tutti e tre i fratelli. E sempre a John si rivolge per sapere se «i lingotti sono da tenere». Le due donne, sentite dagli investigatori, avrebbero assunto «un atteggiamento reticente» quando sono stati chiesti loro lumi sui documenti che custodivano.La Montaldo, poi, ha avuto uno scambio di email che precede la morte della Caracciolo con Renate Elsasser, l’house manager dello chalet Icy di Lauenen, dove donna Marella aveva fissato la sua residenza (ritenuta fittizia). Per gli inquirenti, da quel carteggio si ricava che la Elsasser aveva chiesto di apporre alcune firme della Caracciolo su un documento e che la donna era a Torino. Quando i documenti vengono restituiti, però, l’indicazione del luogo di sottoscrizione miracolosamente diventa Luenen, Svizzera. Con la Elsasser viene anche firmato un «accordo di riservatezza», ha ricostruito l’accusa, con oggetto proprio «gli spostamenti della Caracciolo».C’è poi un uomo rimasto per ora molto sullo sfondo: in un documento trovato nella cantina dello studio Ferrero viene indicato come il «signor L» o il «signor A». Gli investigatori sono risaliti alla sua identità: si tratta del marchese Lodovico Antinori, nella cui abitazione a Gstaad la Caracciolo risulta aver davvero dimorato nel periodo estivo del 2010 e del 2011, dopo aver lasciato Saint Moritz. Il marchese aveva acconsentito a rendere la propria casa «indirizzo permanente», annotano gli investigatori, della Caracciolo. Uno stratagemma che, secondo l’accusa, sarebbe servito a dotare donna Marella «di un domicilio in territorio elvetico». Lì la Caracciolo stila il suo testamento indicando che risiedeva invece a Lauenen e che «sottoponeva la sua successione al diritto svizzero».Per la residenza in Svizzera donna Marella deve aver avuto bisogno di consultarsi con un legale. Agli atti, infatti, c’è una email che gli inquirenti ritengono interessante a livello investigativo. L’ha inviata a John l’avvocato Peter Hafter. E mentre spiega come far passare la residenza da un Cantone all’altro, si lascia scappare qualche passaggio che ha fatto drizzare le antenne a chi indaga: «D’altra parte, vogliamo evitare che le autorità abbiano l’impressione che si tratti di una questione molto delicata e complicata […]». Poco dopo fa riferimento a «un possibile piano nascosto». Una comparsa la fa anche un avvocato molto noto nell’ambiente finanziario: Carlo Lombardini. Quando John, secondo la ricostruzione dell’accusa, per avallare la storiella della vita vissuta in svizzera dalla nonna decide di dare alle stampa il libro The last swan pubblicato in Italia con il titolo Ho coltivato il mio giardino, Lombardini e Hafter leggono le bozze, si complimentano con Marella Chia, la nipote della Caracciolo con la quale la nonna degli Elkann ha firmato il libro, e indicano le modifiche al testo per «presidiare in ogni modo la residenza elvetica». I suggerimenti: «Forse potremmo esprimere discretamente l’intenzione di vivere a L. con parole del tipo “non vedo l’ora che lo chalet Icy diventi ciò che Chesa Alkyone è stata per me negli ultimi 40 anni”. [...] È importante che venga firmata l’aggiunta dove viene espressa in modo chiaro, diretto e senza alcuna qualificazione l’intenzione di vivere a L.». 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Dal collegio difensivo hanno subito ritenuto il «sequestro ingiustificato», precisando che «i fratelli Elkann hanno sempre assolto i loro oneri fiscali» e che «i loro beni sono alla luce del sole». Parole che lascerebbero pensare la volontà di discutere le esigenze valutate dal gip nel disporre il sequestro davanti a un collegio di toghe. Il ricorso sarebbe stato anche annunciato. E alcune agenzie di stampa che risalgono al giorno del sequestro indicano questa circostanza. Ci sono, però, due questioni che probabilmente stanno facendo riflettere i difensori degli Elkann. La prima: al Riesame vengono depositati tutti gli atti allegati all’ordinanza e i legali hanno subito fatto presente che era in atto «uno stillicidio di documenti che dovrebbero essere discussi nelle aule giudiziarie e che vengono, invece, diffusi in modi che non consentono alcun giusto contraddittorio». E i difensori degli Elkann probabilmente stanno tenendo in conto la probabilità che lo stillicidio continui con gli atti del Riesame, una mole di documentazione ben più abbondante rispetto all’ordinanza di sequestro di sole cento pagine. La seconda valutazione, invece, potrebbe essere legata alla precedente decisione del Riesame che, al momento del sequestro di documenti e apparati informatici lo scorso marzo, confermò l’ipotesi di truffa. «La frode», valutarono i giudici, «è stata verosimile oggetto di dolo in capo a tutti e tre i fratelli Elkann» che «di fronte al decesso della congiunta, è verosimile che abbiano avallato, con dolorosa volontà adesiva, le strategie già suggerite e realizzare con la fattiva consulenza di Gianluca Ferrero (commercialista di famiglia, anche lui indagato, ndr)». Parole che devono aver avuto un peso in Procura in vista del secondo sequestro. In quella occasione fu acquisita anche la documentazione relativa alla società Dicembre, la cassaforte della famiglia Agnelli. I giudici valutarono quel materiale «non pertinente» e lo restituirono agli Elkann. Nel decreto di sequestro, però, si scopre che le questioni legate della Dicembre (della quale Marella era socia), anche se non in modo centrale, avallerebbero la tesi dell’accusa. A un certo punto, infatti, la Caracciolo avrebbe mantenuto solo l’usufrutto delle quote, circostanza «funzionale», secondo l’accusa, «al ridimensionamento dei legami societari con l’Italia» e usata, quindi, per avallare la tesi della residenza in Svizzera. Ora al Riesame potrebbero finire anche le informative sulla Dicembre. E questo potrebbe essere il vero nodo.
Getty Images
Dopo la storia e la descrizione delle sedi della «prima cerimonia diffusa della storia» (lo stadio milanese di San Siro e Cortina d’Ampezzo), il documento entra nei dettagli (come i lettori possono verificare consultando l’allegato). Il «concept creativo» è quello dell’Armonia e il direttore creativo è Marco Balich, già ideatore di 16 cerimonie d’apertura olimpiche. Nel file è svelato l’allestimento scenico e sono citati tutti i numeri della cerimonia.Quindi è descritto lo spettacolo, scena per scena.Si esalteranno la bellezza e la fantasia italiane. L’attrice Matilde De Angelis in versione direttrice d’orchestra guiderà un medley musicale che raggruppa brani dei grandi della musica classica italiana (Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Gioachino Rossini, Antonio Vivaldi) e anche il pop di Raffaella Carrà. In un caleidoscopio di luci spunterà Mariah Carey che intonerà Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno e Nothing is impossible. Quindi verrà trasmesso il video (registrato) dell'arrivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella su un tram storico guidato dall’ex campione del Mondo di moto Gp Valentino Rossi. Un siparietto che è costato il posto di telecronista della serata ad Auro Bulbarelli, punito per avere parlato di «una sorpresa». Un’anticipazione che ha fatto infuriare il Quirinale (che ha protestato direttamente con il Comitato olimpico internazionale) e che è stata ritenuta imperdonabile.
A questo incidente La Verità ha dedicato oggi un articolo esclusivo nell’edizione in edicola. Mattarella del documento viene così descritto: «Una delle figure più autorevoli del Paese» che «rappresenta il garante della Costituzione dell’unità nazionale e dei valori democratici». Quindi c’è un’altra sviolinata: «Nel corso della sua lunga carriera ha ricoperto incarichi di primo piano nelle istituzioni italiane, distinguendosi per rigore, equilibrio e rispetto delle regole, qualità che ne hanno fatto un punto di riferimento nel panorama istituzionale europeo». A questo punto lo stadio si accenderà con le tinte del Tricolore in un momento dedicato alla moda italiana. Avrà l’onore di portare sul prato la bandiera la modella Vittoria Ceretti. L’inno nazionale, come già ampiamente emerso, sarà cantato da Laura Pausini. Pierfrancesco Favino leggerà, invece, L’Infinito di Giacomo Leopardi, mentre Sabrina Impacciatore sarà protagonista di un video animato sulla storia delle Olimpiadi invernali. Segue la parata degli atleti.
Ci sarà, quindi, un viaggio nel tempo e una parentesi scherzosa sul modo di gesticolare degli italiani, con protagonista l’attrice Brenda Lodigiani. A questo punto, dalla Tribuna d’onore Mattarella dichiarerà aperti i Giochi. Si parlerà di pace e di tregua olimpica e il cantante Ghali leggerà i versi della poesia «Promemoria» di Gianni Rodari che recita: «Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio la guerra». I versi della poesia, contrariamente a quanto polemicamente affermato da Ghali (che ha sostenuto che non gli sarebbe stato consentito di esprimersi in arabo), è previsto che siano recitati «in italiano, inglese, cinese, arabo, francese, spagnolo». A questo punto Charlize Theron, sudafricana ambasciatrice di pace, prenderà la parola «con un messaggio di speranza ispirato a Nelson Mandela che attraversa confini e generazioni». Il programma si chiuderà con l’ingresso della bandiera olimpica, dei suoi «messaggeri di pace» e con l’accensione del braciere olimpico. Tutto bello, retorico e un po’ scontato.
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«Cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano». Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nella conferenza stampa al termine del Cdm, riferendosi alle norme introdotte con il decreto sicurezza e al fenomeno delle Brigate rosse.
Nordio ha definito il fenomeno delle Br come «nato per una insufficiente attenzione, anche da parte dello Stato, verso queste forme di aggressività odiosa nei confronti delle forze dell’ordine. Ricordiamo le espressioni “compagni che sbagliano” e “sedicenti Brigate rosse”». La nuova norma introdotta dal decreto sicurezza «non è uno scudo penale, che invece vuol dire impunità: qui l’impunità non c’è per nessuno, quindi è una parola impropria», ha aggiunto in merito al nuovo provvedimento contenuto nel decreto, che istituisce un registro separato per i reati commessi con «causa di giustificazione».