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2026-03-24
Migliaia di bambini delle elementari al progetto per rieducare i maschi
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E infatti ecco arrivare nelle classi italiane un bel progetto intitolato Storie spaziali per maschi del futuro - Scuola edition, costruito a partire dall’omonimo libro di Francesca Cavallo, già celebratissima autrice delle Storie della buonanotte per bambine ribelli. Come si legge nel materiale promozionale dell’iniziativa, «il progetto prende avvio con una fase pilota che coinvolgerà 250 classi delle scuole primarie entro il 2026 in tutta Italia, con particolare attenzione alle aree più periferiche e vulnerabili. Un intervento che raggiungerà 12.500 bambine e bambini, 5.000 docenti e oltre 50.000 persone appartenenti alla comunità educante, con l’obiettivo di generare un impatto culturale capillare e duraturo. È proprio durante la scuola primaria che si strutturano le prime rappresentazioni del maschile e del femminile, le idee su forza, fragilità, emozioni, ruoli e relazioni. Intervenire in questa fase significa agire sulla prevenzione, prima che gli stereotipi diventino disuguaglianze e, nei casi più estremi, violenza. La scuola pubblica, presidio fondamentale del tessuto sociale italiano, diventa così il luogo da cui partire per costruire un cambiamento culturale profondo e condiviso».
Si tratta con tutta evidenza di un piano molto ambizioso, che coinvolgerà migliaia di bambini tra i 6 e gli 11 anni, ai quali saranno offerti testi, esercizi e attività formative allo scopo di sgominare i temibili stereotipi di genere. «Storie spaziali per maschi del futuro, scritto e pubblicato nel 2024 da Francesca Cavallo», leggiamo ancora nel comunicato di presentazione, «è una raccolta di fiabe che, per la prima volta a livello internazionale, affronta gli stereotipi di genere che danneggiano non solo le bambine, ma anche i bambini maschi, mettendo in discussione modelli tradizionali di maschilità legati all’ideale del principe azzurro e del supereroe. Attraverso la narrazione, il libro apre spazi nuovi per immaginare un maschile capace di fragilità, ascolto ed empatia, offrendo a bambine e bambini modelli più liberi e inclusivi. Da questo lavoro narrativo nasce il progetto didattico Storie spaziali per maschi del futuro - Scuola edition, con l’obiettivo di offrire all’Italia un protocollo pionieristico di prevenzione della violenza di genere, sviluppato nelle scuole primarie e replicabile su larga scala. Un progetto culturale, di lungo periodo, che agisce sull’educazione e sugli immaginari per intervenire prima che i ruoli di genere si irrigidiscano e gli stereotipi diventino regole non scritte».
Tutto molto suggestivo. E per certi versi, almeno a un livello superficiale, persino condivisibile. Non c’è ovviamente nulla di male nel fatto che i maschi possano mostrare debolezze e fragilità, condividere preoccupazioni e timori. Sembra tuttavia che sia dia un po’ per scontato che gli uomini di oggi non lo facciano. È come se questo progetto avesse necessità di confermare e alimentare uno stereotipo per poi proporsi di smantellarlo. Sulle emozioni maschili fior di esperti scrivono da anni, a partire dal grande Claudio Risè, e non c’è dubbio che quegli scritti abbiano avuto effetto: gli uomini di oggi non sono per niente quelli di un tempo. Anzi, il problema è che si è decisamente andati oltre demolendo, invece degli stereotipi, la mascolinità stessa. Ancora una volta pare che si voglia imporre una sorta di mascolinità debole, sfibrata. Che si attribuisca carattere di tossicità non agli abusi della forza maschile ma alla forza stessa. Se volessimo davvero smontare i pregiudizi sui maschi dovremmo in realtà partire proprio da lì, cioè dallo smantellamento dell’idea - falsa - secondo cui gli uomini fin da bambini hanno bisogno di essere in qualche modo contenuti, purgati dal temibile veleno maschile di cui la natura li ha dotati. Certo, questo progetto della Cavallo usa toni tutto sommato moderati e più blandi, ma la prospettiva dell’autrice è chiaramente deducibile da quel che scrive e dice pubblicamente, dalle sue tirate contro i il patriarcato, il privilegio maschile e il privilegio bianco e la «visione fascista» della mascolinità.
Non a caso, la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa (che da aprile sarà anche un road show aperto alle scuola) è stata impreziosita dalla presenza di Stefania Ascari, deputata femminista del Movimento Cinquestelle; Filippo Sensi, senatore del Pd e di Francesca Ghirra, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra. Insomma, il perimetro ideologico è piuttosto chiaro. Per carità, ovviamente anche a sinistra hanno tutto il diritto di portare avanti le proprie idee e di sostenere i propri progetti. Scoraggia un po’ notare come questi vadano sempre nella stessa direzione, e si rivolgano fin troppo spesso ai bambini, allo scopo evidente di riprogrammarli, per altro con esiti talvolta grotteschi. Che senso ha, ad esempio, prendersela con il principe azzurro e i super eroi? Il primo è ovviamente una figura simbolica che svolge nelle fiabe un ruolo trasformativo che per altro trascende il maschile e il femminile, anzi è emblematico della ricomposizione degli opposti nel profondo delle protagoniste. Invece si continua a dipingerlo come una sorta di molestatore che bacia fanciulle addormentate contro la loro volontà. Quanto ai supereroi, forse la Cavallo dovrebbe leggere qualche fumetto in più, perché noterebbe l’incredibile quantità di sfumature con cui questi personaggi saranno raccontare il maschio (oltre che la femmine, visto che esistono tantissime super eroine contro cui però nessuno si scaglia mai). Al di là delle sottigliezze, però, qui il tema è uno soltanto, e molto banale: il tentativo è quello di creare una femminilità ribelle e aggressiva e una mascolinità debole e manipolabile, cosa che - al di là delle frasi fatte - è utile soltanto a dividere i sessi e ad alimentarne la guerra. Qualcuno dovrebbe spiegare per quale motivo un bambino o un adolescente non dovrebbero identificarsi in un eroe o in un condottiero, per quale ragione non dovrebbero voler essere forti e responsabili invece che timorosi e fragili. Da decenni si insiste con questa baggianata della fragilità maschile da trasformare in un valore, e il risultato è che abbiamo le generazioni di adolescenti più problematiche di sempre. Ma continuiamo a battere sullo stesso tasto, anche nelle scuole italiane. Forse, se vogliamo che i piccoli crescano liberi e indipendenti, dovremmo semplicemente lasciarli stare e smettere di provare a rieducarli.
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Riduci
Ai piccoli saranno offerti testi ed esercizi per decostruire l’identità di genere partendo dal loro immaginario. Un’operazione culturale che prima conferma un modello, salvo poi proporsi di smantellarlo completamente.È sempre tempo di decostruzione. Anche se l’ondata woke ha attraversato una innegabile crisi e certi eccessi sono stati eliminati o smussati, la tendenza alla riscrittura della realtà (che passa ovviamente dalla sua distruzione) non è mai realmente venuta meno. In particolare non si è mai spenta la brama di rifare la mascolinità, di ristrutturare i maschi occidentali, di rieducarli per farli corrispondere a modelli ideologicamente corretti. E infatti ecco arrivare nelle classi italiane un bel progetto intitolato Storie spaziali per maschi del futuro - Scuola edition, costruito a partire dall’omonimo libro di Francesca Cavallo, già celebratissima autrice delle Storie della buonanotte per bambine ribelli. Come si legge nel materiale promozionale dell’iniziativa, «il progetto prende avvio con una fase pilota che coinvolgerà 250 classi delle scuole primarie entro il 2026 in tutta Italia, con particolare attenzione alle aree più periferiche e vulnerabili. Un intervento che raggiungerà 12.500 bambine e bambini, 5.000 docenti e oltre 50.000 persone appartenenti alla comunità educante, con l’obiettivo di generare un impatto culturale capillare e duraturo. È proprio durante la scuola primaria che si strutturano le prime rappresentazioni del maschile e del femminile, le idee su forza, fragilità, emozioni, ruoli e relazioni. Intervenire in questa fase significa agire sulla prevenzione, prima che gli stereotipi diventino disuguaglianze e, nei casi più estremi, violenza. La scuola pubblica, presidio fondamentale del tessuto sociale italiano, diventa così il luogo da cui partire per costruire un cambiamento culturale profondo e condiviso».Si tratta con tutta evidenza di un piano molto ambizioso, che coinvolgerà migliaia di bambini tra i 6 e gli 11 anni, ai quali saranno offerti testi, esercizi e attività formative allo scopo di sgominare i temibili stereotipi di genere. «Storie spaziali per maschi del futuro, scritto e pubblicato nel 2024 da Francesca Cavallo», leggiamo ancora nel comunicato di presentazione, «è una raccolta di fiabe che, per la prima volta a livello internazionale, affronta gli stereotipi di genere che danneggiano non solo le bambine, ma anche i bambini maschi, mettendo in discussione modelli tradizionali di maschilità legati all’ideale del principe azzurro e del supereroe. Attraverso la narrazione, il libro apre spazi nuovi per immaginare un maschile capace di fragilità, ascolto ed empatia, offrendo a bambine e bambini modelli più liberi e inclusivi. Da questo lavoro narrativo nasce il progetto didattico Storie spaziali per maschi del futuro - Scuola edition, con l’obiettivo di offrire all’Italia un protocollo pionieristico di prevenzione della violenza di genere, sviluppato nelle scuole primarie e replicabile su larga scala. Un progetto culturale, di lungo periodo, che agisce sull’educazione e sugli immaginari per intervenire prima che i ruoli di genere si irrigidiscano e gli stereotipi diventino regole non scritte».Tutto molto suggestivo. E per certi versi, almeno a un livello superficiale, persino condivisibile. Non c’è ovviamente nulla di male nel fatto che i maschi possano mostrare debolezze e fragilità, condividere preoccupazioni e timori. Sembra tuttavia che sia dia un po’ per scontato che gli uomini di oggi non lo facciano. È come se questo progetto avesse necessità di confermare e alimentare uno stereotipo per poi proporsi di smantellarlo. Sulle emozioni maschili fior di esperti scrivono da anni, a partire dal grande Claudio Risè, e non c’è dubbio che quegli scritti abbiano avuto effetto: gli uomini di oggi non sono per niente quelli di un tempo. Anzi, il problema è che si è decisamente andati oltre demolendo, invece degli stereotipi, la mascolinità stessa. Ancora una volta pare che si voglia imporre una sorta di mascolinità debole, sfibrata. Che si attribuisca carattere di tossicità non agli abusi della forza maschile ma alla forza stessa. Se volessimo davvero smontare i pregiudizi sui maschi dovremmo in realtà partire proprio da lì, cioè dallo smantellamento dell’idea - falsa - secondo cui gli uomini fin da bambini hanno bisogno di essere in qualche modo contenuti, purgati dal temibile veleno maschile di cui la natura li ha dotati. Certo, questo progetto della Cavallo usa toni tutto sommato moderati e più blandi, ma la prospettiva dell’autrice è chiaramente deducibile da quel che scrive e dice pubblicamente, dalle sue tirate contro i il patriarcato, il privilegio maschile e il privilegio bianco e la «visione fascista» della mascolinità. Non a caso, la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa (che da aprile sarà anche un road show aperto alle scuola) è stata impreziosita dalla presenza di Stefania Ascari, deputata femminista del Movimento Cinquestelle; Filippo Sensi, senatore del Pd e di Francesca Ghirra, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra. Insomma, il perimetro ideologico è piuttosto chiaro. Per carità, ovviamente anche a sinistra hanno tutto il diritto di portare avanti le proprie idee e di sostenere i propri progetti. Scoraggia un po’ notare come questi vadano sempre nella stessa direzione, e si rivolgano fin troppo spesso ai bambini, allo scopo evidente di riprogrammarli, per altro con esiti talvolta grotteschi. Che senso ha, ad esempio, prendersela con il principe azzurro e i super eroi? Il primo è ovviamente una figura simbolica che svolge nelle fiabe un ruolo trasformativo che per altro trascende il maschile e il femminile, anzi è emblematico della ricomposizione degli opposti nel profondo delle protagoniste. Invece si continua a dipingerlo come una sorta di molestatore che bacia fanciulle addormentate contro la loro volontà. Quanto ai supereroi, forse la Cavallo dovrebbe leggere qualche fumetto in più, perché noterebbe l’incredibile quantità di sfumature con cui questi personaggi saranno raccontare il maschio (oltre che la femmine, visto che esistono tantissime super eroine contro cui però nessuno si scaglia mai). Al di là delle sottigliezze, però, qui il tema è uno soltanto, e molto banale: il tentativo è quello di creare una femminilità ribelle e aggressiva e una mascolinità debole e manipolabile, cosa che - al di là delle frasi fatte - è utile soltanto a dividere i sessi e ad alimentarne la guerra. Qualcuno dovrebbe spiegare per quale motivo un bambino o un adolescente non dovrebbero identificarsi in un eroe o in un condottiero, per quale ragione non dovrebbero voler essere forti e responsabili invece che timorosi e fragili. Da decenni si insiste con questa baggianata della fragilità maschile da trasformare in un valore, e il risultato è che abbiamo le generazioni di adolescenti più problematiche di sempre. Ma continuiamo a battere sullo stesso tasto, anche nelle scuole italiane. Forse, se vogliamo che i piccoli crescano liberi e indipendenti, dovremmo semplicemente lasciarli stare e smettere di provare a rieducarli.
Catherine, la mamma della famiglia nel bosco, parla dopo mesi di silenzio e racconta la sua versione dei fatti. Ringrazia l'Italia e non rinnega le sue scelte di vita. E si dice pronta a tutto per i suoi figli.
Il Global Terrorism Index 2026 registra un calo di attacchi e vittime, ma segnala una minaccia più concentrata e letale. Africa epicentro del jihadismo, mentre in Occidente crescono i «lupi solitari» e la radicalizzazione giovanile.
Il terrorismo globale arretra nei numeri, ma evolve nella forma e nella distribuzione geografica, diventando più concentrato e potenzialmente più destabilizzante. È questa la principale conclusione del Global Terrorism Index 2026, che evidenzia una diminuzione significativa degli attacchi nel 2025 ma al tempo stesso segnala l’emergere di nuove dinamiche capaci di alimentare instabilità su scala internazionale. Nel corso dell’ultimo anno le vittime del terrorismo sono scese del 28 per cento, fermandosi a 5.582 morti, mentre gli attacchi sono diminuiti del 22 per cento, per un totale di 2.944 episodi registrati. Un miglioramento diffuso, con 81 Paesi che hanno visto ridurre l’impatto del terrorismo e solo 19 che hanno registrato un peggioramento.Dietro questo apparente calo si nasconde però una trasformazione profonda del fenomeno. Il terrorismo non scompare, ma si concentra in aree specifiche e assume forme più fluide. Oggi quasi il 70 per cento delle vittime si concentra in cinque Paesi: Pakistan, Burkina Faso, Nigeria, Niger e Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di contesti caratterizzati da instabilità politica, conflitti interni e debolezza istituzionale, dove gruppi armati riescono a operare con maggiore libertà sfruttando l’assenza di controllo statale.
Il cambiamento più evidente riguarda lo spostamento del baricentro del terrorismo globale verso il Sahel e l’Africa subsahariana. Oltre la metà delle morti legate al terrorismo si registra infatti in questa regione, dove la combinazione di fragilità statale, crisi economica e tensioni etniche favorisce l’espansione dei gruppi jihadisti. Negli ultimi anni il fenomeno si è progressivamente spostato dal Medio Oriente verso l’Africa, trasformando l’area saheliana nel principale laboratorio dell’estremismo violento. Questo spostamento ha implicazioni dirette anche per l’Europa, sia per la prossimità geografica sia per le rotte migratorie e commerciali che collegano le due sponde del Mediterraneo. A dominare la scena restano quattro organizzazioni principali: lo Stato Islamico, Jamaat Nusrat al-Islam wal Muslimeen, Tehrik-e-Taliban Pakistan e al-Shabaab. Questi gruppi sono responsabili complessivamente del 70 per cento delle vittime del terrorismo nel 2025, confermando il peso delle reti jihadiste transnazionali e la loro capacità di adattamento ai nuovi contesti operativi. Lo Stato Islamico, pur operando in meno Paesi rispetto al passato, resta l’organizzazione più letale, grazie a una struttura decentralizzata che permette di mantenere attive numerose affiliate regionali. In questo quadro emerge un dato significativo: il report non colloca Hamas tra i principali gruppi responsabili delle vittime globali. L’assenza del movimento palestinese dalla lista delle organizzazioni più letali non significa una riduzione del suo peso politico, ma riflette la metodologia dell’indice, che misura il terrorismo in base al numero di attacchi e di morti registrati a livello globale. Il rapporto evidenzia infatti come il fenomeno sia oggi dominato da gruppi attivi soprattutto in Africa e in Asia meridionale, mentre il Medio Oriente pesa meno nelle statistiche complessive, pur rimanendo strategicamente rilevante. Il Marocco si conferma tra i Paesi più sicuri al mondo secondo il Global Terrorism Index 2026, che inserisce il Regno nel gruppo delle nazioni con il più basso livello di minaccia terroristica su scala globale. In un contesto internazionale caratterizzato da persistenti focolai di violenza e da una crescente instabilità in diverse aree, Rabat si distingue per l’assenza di attentati registrati negli ultimi anni, risultato attribuito all’efficacia dell’azione svolta dai suoi apparati di sicurezza e al consolidamento di un solido sistema di prevenzione.
Il Pakistan è risultato il Paese più colpito dal terrorismo per la prima volta nella storia dell’indice, a causa della ripresa delle attività di gruppi armati legati ai talebani e delle tensioni lungo i confini con l’Afghanistan. Anche Nigeria e Repubblica Democratica del Congo hanno registrato un forte aumento delle vittime, mentre Burkina Faso, pur restando tra i Paesi più colpiti, ha segnato la riduzione più significativa nel numero di morti, con un calo del 45 per cento. Tuttavia, il report sottolinea che la diminuzione degli attacchi è stata accompagnata da una maggiore letalità, segno di operazioni meno frequenti ma più devastanti. Parallelamente cresce la preoccupazione per l’Occidente. Nel 2025 le morti legate al terrorismo nei Paesi occidentali sono aumentate del 280 per cento, un dato che riflette una serie di attacchi ad alta visibilità mediatica e spesso legati a individui radicalizzati autonomamente. Il fenomeno dei cosiddetti “lupi solitari” domina la scena: negli ultimi cinque anni il 93 per cento degli attacchi mortali in Occidente è stato compiuto da singoli individui, spesso difficili da individuare preventivamente dalle autorità.
Uno degli elementi più allarmanti riguarda la radicalizzazione giovanile. Bambini e adolescenti hanno rappresentato il 42 per cento delle indagini antiterrorismo in Europa e Nord America nel 2025, con un incremento triplo rispetto al 2021. Il tempo necessario per la radicalizzazione si è drasticamente ridotto e può avvenire nel giro di poche settimane, alimentato da propaganda online, algoritmi dei social network e contenuti estremisti facilmente accessibili. Il report evidenzia inoltre il ruolo sempre più centrale delle aree di confine. Oltre il 41 per cento degli attacchi avviene entro 50 chilometri da un confine internazionale e il 64 per cento entro 100 chilometri. Le zone di frontiera rappresentano spazi dove il controllo statale è limitato e dove i gruppi armati possono muoversi agevolmente tra diversi Paesi, sfruttando rivalità politiche e scarsa cooperazione tra governi. Questo fenomeno è particolarmente evidente nel Sahel, nel confine tra Afghanistan e Pakistan e nella regione tra Colombia e Venezuela.
Il documento menziona tuttavia Hamas in un contesto più ampio legato alle dinamiche regionali e alle reti di proxy. Il report sottolinea che l’escalation geopolitica, in particolare quella che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele, potrebbe aumentare il rischio di attacchi indiretti attraverso organizzazioni alleate, tra cui Hamas, Hezbollah e gli Houthi. Ciò significa che, pur non essendo tra i principali attori statistici, questi gruppi restano rilevanti sul piano strategico e potrebbero influenzare l’evoluzione della minaccia terroristica. Nel complesso, il Global Terrorism Index 2026 descrive una minaccia in trasformazione. Il terrorismo diventa meno diffuso ma più concentrato, meno strutturato ma più imprevedibile, meno legato a grandi organizzazioni e sempre più alimentato da reti decentralizzate e individui radicalizzati online. La diminuzione registrata nel 2025 potrebbe quindi rappresentare solo una pausa temporanea. L’evoluzione dei conflitti internazionali, l’instabilità delle regioni di frontiera e la crescente radicalizzazione giovanile suggeriscono che il rischio di nuove ondate terroristiche rimane elevato, con implicazioni dirette anche per l’Europa e l’Occidente.
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Marine Le Pen (Ansa)
Analizzando più attentamente i dati e pur tenendo presente che il voto locale ha sempre logiche proprie, potrebbero però emergere effetti contrastanti e indicazioni di una certa rilevanza anche in vista delle presidenziali previste nel 2027. La prima indicazione evidenzia che il secondo turno delle elezioni municipali francesi ha confermato l’avanzata del Rassemblement national sul piano nazionale, anche se non si è tradotta nella conquista delle principali grandi città, offrendo così letture discordanti in vista del voto del prossimo anno. Il Rassemblement non sfonda nei grandi centri urbani in presenza di un elettorato più giovane, più istruito, più globalizzato, mentre guadagna i favori di un elettorato periferico e rurale, evidenziando così che la frattura tra una Francia urbana e una Francia periferica è una frattura politica strutturale.
Il leader del Rassemblement national Jordan Bardella ha comunque rivendicato «la più grande svolta della sua storia», sostenendo che il partito ha acquisito «un forte slancio», spendibile nel prossimo futuro. La destra ha infatti ottenuto una vittoria significativa a Nizza e si è imposta in diverse città piccole e medie, soprattutto nel Sud del Paese, come Carcassonne, Agde e Mentone, aggiungendo questi risultati al successo del primo turno a Perpignan.
Secondo un sondaggio della società di ricerca Harris Interactive, Bardella resterebbe il favorito per il primo turno delle prossime presidenziali con il 35%, 17 punti sopra l’ex primo ministro Édouard Philippe. Tuttavia, e questa è la seconda indicazione, l’esito delle municipali ha mostrato la persistente difficoltà del Rassemblement national nei ballottaggi, dove si scontra con la tradizionale convergenza delle altre forze politiche per bloccarne l’ascesa. A Tolone, ad esempio, la candidata del partito Laure Lavalette, in vantaggio al primo turno, è stata superata al ballottaggio dalla sindaca conservatrice uscente José Massi. I risultati hanno premiato anche Philippe, rieletto a Le Havre, e acceso la competizione nel campo conservatore, dove i Repubblicani, pur rivendicando il ruolo di principale forza politica, appaiono ancora privi di una candidatura presidenziale unitaria. Nel complesso, il voto municipale consegna al Rassemblement national un rafforzamento territoriale e politico, ma al contempo, conferma anche che il partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella continua a incontrare forti resistenze quando si tratta di trasformare il consenso in vittorie decisive nei principali centri, dove affronta un «soffitto urbano» che può essere decisivo al secondo turno.
In questo quadro una terza indicazione emerge dall’esito elettorale di Nizza, che potrebbe configurarsi forse come un piccolo laboratorio per il resto del Paese. Da questa città infatti, la quinta della Francia, sono emersi equilibri tali da poter influenzare le prossime presidenziali. Le recenti esperienze hanno dimostrato che, quando al secondo turno arrivava una lista della destra, l’appello al cosiddetto Rassemblement republicain, l’alleanza trasversale delle altre forze politiche, bastava spesso ad orientare il voto. A Nizza questo non è avvenuto e una più ragionata politica delle alleanze ha permesso alla destra, con Eric Ciotti, di conquistare la città. Certo, e questo vale per tutti, è necessario non eccedere troppo nel considerare queste elezioni un «antipasto presidenziale», dal momento che il voto per i sindaci francesi rimane quello con maggiori implicazioni locali: sono gli stessi francesi a ritenerlo tale. Tuttavia, le indicazioni emerse invitano a un’attenta valutazione, mantenendo lo sguardo sulla Costa Azzurra, oggi più di ieri.
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Riduci
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Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'Italia a margine dell'evento «Stop the Ets to save the ceramics sector» organizzato dall'eurodeputato Stefano Cavedagna dello stesso partito.