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2022-02-11
Dubbi sulle cifre degli effetti avversi: «In America sono 640 volte di più»
Risulta difficile sentirsi rassicurati, perché le segnalazioni di eventi avversi gravi post vaccino Covid sono state 19.055, il 16,2%. L’Aifa esultava, due giorni fa, dichiarando che «il beneficio», di questi farmaci «è ampiamente superiore al rischio», ma se ci pensate bene, sono davvero poche anche le segnalazioni complessivamente arrivate in un anno.
Il rapporto presentato mercoledì mattina ne conteggia 117.920, ovvero 109 su 100.000 dosi somministrate. Non fanno il calcolo sul numero di persone che hanno ricevuto il vaccino per due o tre volte e questa è già una bizzarria, ma soffermiamoci ad analizzare questo dato. Poco più di 100.000 «segnali» che qualche cosa potrebbe essere andata storta, su quasi 49 milioni di italiani vaccinati, significa che c’è chi non osserva, non raccoglie elementi, non invita a mandare informazioni sullo stato di salute che risulta compromesso, affinché si determini una possibile correlazione.
Se calcoliamo che il 94,8% circa delle segnalazioni è di tipo spontaneo, lo ammette la stessa Agenzia del farmaco, mentre gli studi di farmacovigilanza attiva registrano appena il 5% delle reazioni avverse, vuol dire che medici di base, farmacisti, responsabili dei centri vaccinali non si accorgono quasi di nulla. O sottovalutano, o invitano il cittadino a non preoccuparsi «tanto passa o non è un problema correlabile all’inoculo», o proprio sono disattenti.
Non si spiegherebbe, altrimenti, come mai il programma di sorveglianza attiva V-Safe che negli Stati Uniti consente di monitorare eventuali effetti avversi, con anche un follow up telefonico, al 28 ottobre segnalò 68.600 reazioni ogni 100.000 dopo la prima dose e 71.700 dopo la seconda. «Quindi il report Aifa sottostima di 640 volte le reazioni avverse», commenta Alberto Donzelli, specialista in igiene e medicina preventiva, componente della Commissione medico scientifica indipendente (Cmsi) che da mesi chiede un confronto con il Cts del ministero della Salute, per trovare soluzioni in grado di farci uscire dalla pandemia salvaguardando la nostra salute. Aggiunge: «Se consideriamo solo i ricoveri conseguenti alle reazioni gravi, proiettati sulla popolazione italiana sarebbero circa 14.000 dopo la prima dose di Pfizer e di Moderna, 18.000 dopo la seconda. E mancherebbe il conteggio delle ospedalizzazioni dopo il booster». Invece di gioire, bisognerebbe interrogarsi seriamente sul perché le segnalazioni siano così poche, e perché il nesso di causalità sia risultato correlabile alla vaccinazione nel 35,9% di tutte le gravi (valutate solo nell’83% di quelle pervenute), indeterminato nel 37,7%. Come abbiamo evidenziato, quasi un 40% di eventi avversi che hanno causato ospedalizzazione, ricorso al pronto soccorso, pericolo immediato di vita, invalidità, anomalie congenite, decesso o «altra condizione clinicamente rilevante» finiscono non riconosciuti, classificati come «indeterminati» e quindi mai saranno indennizzati perché c’è poca letteratura scientifica a riguardo, secondo quanto ha spiegato l’esperto dell’Aifa, Pasquale Marchione. Di queste gravi conseguenze, chi dovranno ringraziare gli italiani?
Il patologo Paolo Bellavite lo scorso anno aveva scritto all’Aifa spiegando di aver dimostrato «come sia facile che si verifichino errori nella valutazione del nesso di causa utilizzando l’algoritmo Oms e, soprattutto, se esiste un’interazione con una patologia sottostante, interazione che nelle malattie infiammatorie e del sistema immunitario non sono l’eccezione, quanto piuttosto la regola». Osservazioni cadute nel nulla. Nel report annuale poche righe sono dedicate ai tassi di segnalazione per eventi avversi nei confronti dei più piccoli. Viene spiegato che si tratta di 28 ogni 100.000 dosi somministrate nella fascia 5-16 anni, quindi non esattamente nella classe anagrafica che per ultima ha ricevuto il vaccino in ordine di tempo. I bimbi tra i 5 e gli 11 anni hanno cominciato a essere immunizzati dallo scorso 15 dicembre, il rapporto Aifa considera segnalazioni solo al 26 dicembre, quindi non si può affermare che per i più piccoli «il tasso risulta inferiore rispetto a quello riscontrato nella popolazione generale, 109 eventi ogni 100.000 dosi», come ha sostenuto Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico. Pure Fabrizio Pregliasco getta acqua sul fuoco: «Il rischio di miocardite è maggiore nella malattia». Peccato che al vaccino, idealmente, dovrebbero sottoporsi tutti, mentre qualcuno scamperà il contagio: ha senso paragonare vaccino e Covid?
Peraltro, i dati su come stanno reagendo i bimbi dopo la vaccinazione anti Covid ancora non ci sono e andrebbe detto con chiarezza. «I vaccini non fanno andare bambini e ragazzi in ospedale, ma evitano che ci finiscano», asseriva invece ieri il primario di pediatria dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, Alberto Villani. Alla Stampa ha dichiarato: «Mi chiedo come sia possibile allarmarsi per pericoli inesistenti». Aspettiamo di vedere pubblicate le reazioni avverse che sono state segnalate da metà dicembre, sperando che l’Aifa non le renda note a inizio estate mentre nel frattempo migliaia di piccoli avranno dovuto porgere il braccino per un farmaco, i cui trial si concluderanno nell’estate del 2023.
Col trucco ci rifilano la quarta dose
Chiamatela quarta dose, sempre di vaccino a raffica si tratta. Il direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, preferisce puntualizzare, afferma che dopo il booster «arriverà un richiamo che auspichiamo annuale» e che «dovremo forse fraternizzare anche con quello». Che immagine gentile, un vaccino per amico, da calendarizzare assieme a quello antinfluenzale, anzi no, magari cambiano idea e ci verrà fortemente raccomandato ogni sei mesi. Imposto, è più probabile. Tanto, il nostro sistema immunitario sembra a prova di proteina Spike, più ne facciamo entrare in circolo meglio conviviamo con il Covid, ma nel senso che continua a infettarci e a infettare.
Ospite di Elisir, su Rai 3, il dg della nostra agenzia regolatoria prima ha detto che «l’efficacia di questi vaccini è andata anche meglio del previsto», il dato degli studi in base ai quali sono stati registrati è stato del 95% di efficacia, poi che c’è stata «una lenta graduale perdita di efficacia nel secondo trimestre che ci ha portato all’idea della dose booster che ormai abbiamo ampiamente fatto, anche per una variante che l’ha parzialmente ridotta».
Quindi efficacia in ulteriore calo. Ecco perché dovremmo abituarci all’idea di richiami frequenti, dosi a tutti gli effetti ma così suona meglio. L’ha detto anche Fabrizio Pregliasco, però usando l’espressione «vaccinazione annuale», che risulta un tantino fastidiosa. Invece vuoi mettere, andare all’hub per il richiamo di mezza stagione o di Ferragosto, una scadenza come tante altre, da mettere in agenda.
Magrini pensa alla forma, non alla sostanza, ma non ci riesce bene. Come due giorni fa, durante la conferenza stampa di presentazione del report annuale Aifa, quando credeva di poter parlare a braccio, facendo il disinvolto. «È l’occasione per riflettere dell’origine del virus, di questa pandemia così complessa e difficile, magari collegandola ad altre perché non sembri un unicum», ha detto, parlando dell’Hiv, di Sars, di Mers «e dei poveri dromedari che sembrano averla presa dai soliti pipistrelli, quei cattivoni».
Ha poi tenuto ad aggiungere che «per chi frequenta riviste scientifiche, sorprende la positività complessiva dei giudizi sull’andamento di questa prima vaccinazione di massa a livello globale. Tra l’altro globale riferito al Nord del mondo, perché c’è una metà del mondo vaccinata e questo io lo considero un vero privilegio, l’avere diritto all’accesso ad alcuni dei trattamenti più efficaci di cui si dispone, i vaccini anti Covid in particolare».
Il resto del mondo si arrangia e soffre? Sull’argomento il dg Aifa è tornato ieri, sempre a Elisir, sottolineando ancora che «è un privilegio essere in Europa, dove tutti possiamo vaccinarci gratuitamente. E si vede la differenza con altri continenti, Africa in primis, dove questo non avviene e dove, purtroppo, la situazione è molto diversa ma dovremo occuparcene». Come numero due dell’Agenzia del farmaco, dovrebbe sapere che i vaccini sono gratuiti ovunque, anche nel continente nero, dove tra l’altro sembrano passarsela meglio di noi visto che «l’80% degli abitanti di alcune nazioni africane ha gli anticorpi, ha incontrato il virus senza subire danni e ha quasi raggiunto l’immunità di gregge», come riportato da Repubblica. Pur senza essere stati vaccinati a più riprese con un farmaco che magari arriverà scaduto, ma di certo non viene somministrato a pagamento come insinua Magrini.
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Il prof Alberto Donzelli contesta il report dell’Aifa: «Con il volume di segnalazioni giunte al sistema Usa, avremmo decine di migliaia di ricoverati». Solo che, da noi, il 40% degli eventi gravi è liquidato come «indeterminato».Col trucco ci rifilano la quarta dose. Nicola Magrini «prenota» la prossima iniezione: «Sarà solo un richiamo annuale». Gaffe sull’Africa: «Non hanno vaccini gratis». Intanto hanno raggiunto l’immunità di gregge.Lo speciale comprende due articoli.Risulta difficile sentirsi rassicurati, perché le segnalazioni di eventi avversi gravi post vaccino Covid sono state 19.055, il 16,2%. L’Aifa esultava, due giorni fa, dichiarando che «il beneficio», di questi farmaci «è ampiamente superiore al rischio», ma se ci pensate bene, sono davvero poche anche le segnalazioni complessivamente arrivate in un anno. Il rapporto presentato mercoledì mattina ne conteggia 117.920, ovvero 109 su 100.000 dosi somministrate. Non fanno il calcolo sul numero di persone che hanno ricevuto il vaccino per due o tre volte e questa è già una bizzarria, ma soffermiamoci ad analizzare questo dato. Poco più di 100.000 «segnali» che qualche cosa potrebbe essere andata storta, su quasi 49 milioni di italiani vaccinati, significa che c’è chi non osserva, non raccoglie elementi, non invita a mandare informazioni sullo stato di salute che risulta compromesso, affinché si determini una possibile correlazione. Se calcoliamo che il 94,8% circa delle segnalazioni è di tipo spontaneo, lo ammette la stessa Agenzia del farmaco, mentre gli studi di farmacovigilanza attiva registrano appena il 5% delle reazioni avverse, vuol dire che medici di base, farmacisti, responsabili dei centri vaccinali non si accorgono quasi di nulla. O sottovalutano, o invitano il cittadino a non preoccuparsi «tanto passa o non è un problema correlabile all’inoculo», o proprio sono disattenti. Non si spiegherebbe, altrimenti, come mai il programma di sorveglianza attiva V-Safe che negli Stati Uniti consente di monitorare eventuali effetti avversi, con anche un follow up telefonico, al 28 ottobre segnalò 68.600 reazioni ogni 100.000 dopo la prima dose e 71.700 dopo la seconda. «Quindi il report Aifa sottostima di 640 volte le reazioni avverse», commenta Alberto Donzelli, specialista in igiene e medicina preventiva, componente della Commissione medico scientifica indipendente (Cmsi) che da mesi chiede un confronto con il Cts del ministero della Salute, per trovare soluzioni in grado di farci uscire dalla pandemia salvaguardando la nostra salute. Aggiunge: «Se consideriamo solo i ricoveri conseguenti alle reazioni gravi, proiettati sulla popolazione italiana sarebbero circa 14.000 dopo la prima dose di Pfizer e di Moderna, 18.000 dopo la seconda. E mancherebbe il conteggio delle ospedalizzazioni dopo il booster». Invece di gioire, bisognerebbe interrogarsi seriamente sul perché le segnalazioni siano così poche, e perché il nesso di causalità sia risultato correlabile alla vaccinazione nel 35,9% di tutte le gravi (valutate solo nell’83% di quelle pervenute), indeterminato nel 37,7%. Come abbiamo evidenziato, quasi un 40% di eventi avversi che hanno causato ospedalizzazione, ricorso al pronto soccorso, pericolo immediato di vita, invalidità, anomalie congenite, decesso o «altra condizione clinicamente rilevante» finiscono non riconosciuti, classificati come «indeterminati» e quindi mai saranno indennizzati perché c’è poca letteratura scientifica a riguardo, secondo quanto ha spiegato l’esperto dell’Aifa, Pasquale Marchione. Di queste gravi conseguenze, chi dovranno ringraziare gli italiani? Il patologo Paolo Bellavite lo scorso anno aveva scritto all’Aifa spiegando di aver dimostrato «come sia facile che si verifichino errori nella valutazione del nesso di causa utilizzando l’algoritmo Oms e, soprattutto, se esiste un’interazione con una patologia sottostante, interazione che nelle malattie infiammatorie e del sistema immunitario non sono l’eccezione, quanto piuttosto la regola». Osservazioni cadute nel nulla. Nel report annuale poche righe sono dedicate ai tassi di segnalazione per eventi avversi nei confronti dei più piccoli. Viene spiegato che si tratta di 28 ogni 100.000 dosi somministrate nella fascia 5-16 anni, quindi non esattamente nella classe anagrafica che per ultima ha ricevuto il vaccino in ordine di tempo. I bimbi tra i 5 e gli 11 anni hanno cominciato a essere immunizzati dallo scorso 15 dicembre, il rapporto Aifa considera segnalazioni solo al 26 dicembre, quindi non si può affermare che per i più piccoli «il tasso risulta inferiore rispetto a quello riscontrato nella popolazione generale, 109 eventi ogni 100.000 dosi», come ha sostenuto Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico. Pure Fabrizio Pregliasco getta acqua sul fuoco: «Il rischio di miocardite è maggiore nella malattia». Peccato che al vaccino, idealmente, dovrebbero sottoporsi tutti, mentre qualcuno scamperà il contagio: ha senso paragonare vaccino e Covid?Peraltro, i dati su come stanno reagendo i bimbi dopo la vaccinazione anti Covid ancora non ci sono e andrebbe detto con chiarezza. «I vaccini non fanno andare bambini e ragazzi in ospedale, ma evitano che ci finiscano», asseriva invece ieri il primario di pediatria dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, Alberto Villani. Alla Stampa ha dichiarato: «Mi chiedo come sia possibile allarmarsi per pericoli inesistenti». Aspettiamo di vedere pubblicate le reazioni avverse che sono state segnalate da metà dicembre, sperando che l’Aifa non le renda note a inizio estate mentre nel frattempo migliaia di piccoli avranno dovuto porgere il braccino per un farmaco, i cui trial si concluderanno nell’estate del 2023.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/dubbi-sulle-cifre-degli-effetti-avversi-in-america-sono-640-volte-di-piu-2656625695.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="col-trucco-ci-rifilano-la-quarta-dose" data-post-id="2656625695" data-published-at="1644524246" data-use-pagination="False"> Col trucco ci rifilano la quarta dose Chiamatela quarta dose, sempre di vaccino a raffica si tratta. Il direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, preferisce puntualizzare, afferma che dopo il booster «arriverà un richiamo che auspichiamo annuale» e che «dovremo forse fraternizzare anche con quello». Che immagine gentile, un vaccino per amico, da calendarizzare assieme a quello antinfluenzale, anzi no, magari cambiano idea e ci verrà fortemente raccomandato ogni sei mesi. Imposto, è più probabile. Tanto, il nostro sistema immunitario sembra a prova di proteina Spike, più ne facciamo entrare in circolo meglio conviviamo con il Covid, ma nel senso che continua a infettarci e a infettare. Ospite di Elisir, su Rai 3, il dg della nostra agenzia regolatoria prima ha detto che «l’efficacia di questi vaccini è andata anche meglio del previsto», il dato degli studi in base ai quali sono stati registrati è stato del 95% di efficacia, poi che c’è stata «una lenta graduale perdita di efficacia nel secondo trimestre che ci ha portato all’idea della dose booster che ormai abbiamo ampiamente fatto, anche per una variante che l’ha parzialmente ridotta». Quindi efficacia in ulteriore calo. Ecco perché dovremmo abituarci all’idea di richiami frequenti, dosi a tutti gli effetti ma così suona meglio. L’ha detto anche Fabrizio Pregliasco, però usando l’espressione «vaccinazione annuale», che risulta un tantino fastidiosa. Invece vuoi mettere, andare all’hub per il richiamo di mezza stagione o di Ferragosto, una scadenza come tante altre, da mettere in agenda. Magrini pensa alla forma, non alla sostanza, ma non ci riesce bene. Come due giorni fa, durante la conferenza stampa di presentazione del report annuale Aifa, quando credeva di poter parlare a braccio, facendo il disinvolto. «È l’occasione per riflettere dell’origine del virus, di questa pandemia così complessa e difficile, magari collegandola ad altre perché non sembri un unicum», ha detto, parlando dell’Hiv, di Sars, di Mers «e dei poveri dromedari che sembrano averla presa dai soliti pipistrelli, quei cattivoni». Ha poi tenuto ad aggiungere che «per chi frequenta riviste scientifiche, sorprende la positività complessiva dei giudizi sull’andamento di questa prima vaccinazione di massa a livello globale. Tra l’altro globale riferito al Nord del mondo, perché c’è una metà del mondo vaccinata e questo io lo considero un vero privilegio, l’avere diritto all’accesso ad alcuni dei trattamenti più efficaci di cui si dispone, i vaccini anti Covid in particolare». Il resto del mondo si arrangia e soffre? Sull’argomento il dg Aifa è tornato ieri, sempre a Elisir, sottolineando ancora che «è un privilegio essere in Europa, dove tutti possiamo vaccinarci gratuitamente. E si vede la differenza con altri continenti, Africa in primis, dove questo non avviene e dove, purtroppo, la situazione è molto diversa ma dovremo occuparcene». Come numero due dell’Agenzia del farmaco, dovrebbe sapere che i vaccini sono gratuiti ovunque, anche nel continente nero, dove tra l’altro sembrano passarsela meglio di noi visto che «l’80% degli abitanti di alcune nazioni africane ha gli anticorpi, ha incontrato il virus senza subire danni e ha quasi raggiunto l’immunità di gregge», come riportato da Repubblica. Pur senza essere stati vaccinati a più riprese con un farmaco che magari arriverà scaduto, ma di certo non viene somministrato a pagamento come insinua Magrini.
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 30 aprile con Carlo Cambi
Il tutto in un contesto istituzionale profondamente cambiato dal 2006 e che ha portato, non a caso, a far sì che il dicastero di Via Arenula restasse solo «ministero della Giustizia» anche nella dizione ufficiale, avendo perso ogni competenza sui provvedimenti di grazia.
L’igienista dentale del San Raffaele, paracadutata nel 2010 al Pirellone con Forza Italia nel listino bloccato, è sempre stata di poche parole. Si è dimessa nel 2012, sull’onda dello scandalo Ruby, e di lei gli stessi compagni di partito ricordano solo, a parte l’avvenenza, il fatto che non parlava con i giornalisti ed era sempre marcata da un addetto stampa. Accusata dai pm milanesi di essere una sorta di «regista» del Bunga Bunga milanese di Silvio Berlusconi, in realtà non era certo l’unica figura di questo tipo, ma ha praticamente pagato per tutti. In due processi distinti, Minetti ha preso nel complesso tre anni e 11 mesi. Nel 2022 viene disposta l’esecuzione cumulata con misure alternative al carcere. Secondo il Fatto Quotidiano l’esecuzione non è mai cominciata: Minetti aveva chiesto l’affidamento ai servizi sociali, e l’udienza per decidere era stata fissata a dicembre dello scorso anno. All’inizio del 2025, però, ha presentato la domanda di grazia che oggi è al centro dello scandalo.
In tutti questi anni, la Minetti ha mantenuto il suo tradizionale riserbo e non concede interviste. Con un’unica, sostanziale, eccezione. A metà settembre del 2024, sul mondadoriano Chi, allora diretto da Alfonso Signorini, esce un bel servizio fotografico che la ritrae per le strade di Milano con un bimbo. Il settimanale parla di una vita da «mamma di lusso», tra «Ibiza, Monte Carlo e New York» con «il suo fidanzato Giuseppe Cipriani». Nessun riferimento all’Uruguay, dove Cipriani ha una villa spettacolare e dove avviene l’adozione contestata.
La nuova Nicole in versione mamma premurosa è dunque sdoganata, fotografie alla mano. Il 27 luglio 2025, l’avvocato Antonella Calcaterra scrive al Quirinale, Ufficio Grazie, e chiede clemenza per la sua assistita. Nel giro di soli dieci giorni, il responsabile dell’ufficio, il magistrato Enrico Gallucci, gira la documentazione al ministero. Qui, per le verifiche di rito, possono servire anche uno o due anni. Invece per l’ex badante di Ruby Rubacuori bastano poche settimane. È come se il nome Minetti non dicesse più nulla, o dicesse troppo, e il 9 gennaio di quest’anno, dopo soli quattro mesi e con l’estate in mezzo, arriva anche il semaforo verde della Procura generale di Milano. Il provvedimento di clemenza viene firmato da Sergio Mattarella il 18 febbraio. E resta segreto. Pare perché essendoci di mezzo un minore non si volevano speculazioni. Sarà, ma intanto il sommergibile ha concluso la missione con successo. Minetti eviterà anche i lavori socialmente utili e continuerà la sua silenziosa esistenza.
Questa grazia fantasma non poteva che materializzarsi in un programma tv che si chiama Chi l’ha visto. Succede quasi due mesi dopo, a metà aprile, quando il conduttore del programma Rai, Federico Ruffo, annuncia sui social la grazia alla Minetti «per motivi umanitari». Nessuno obietta alcunché, perché il Colle ha sempre ragione, mentre il Fatto Quotidiano comincia a indagare sulla contestata adozione in Uruguay nella generale riprovazione dei giornaloni, in veste di Igienisti del Quirinale. Fino alla svolta di tre giorni fa: il Colle fa intendere di essere stato ingannato da qualche misteriosa entità e chiede un’indagine severa a Via Arenula. Così, gli stessi Igienisti del Quirinale cavalcano lo scandalo e lo girano interamente contro il governo di Giorgia Meloni.
E qui, la faccenda si fa un po’ più tecnica, ma non meno interessante. Chi decide veramente i provvedimenti individuali di clemenza? Il capo dello Stato, non c’è dubbio. Lo dice la Costituzione e lo spiega bene una sentenza della Consulta (la numero 200) del 2006, che afferma: «La titolarità sostanziale del potere di grazia compete al presidente della Repubblica». In forza di questa sentenza, il vecchio ministero di Grazia e Giustizia è andato in soffitta e al Quirinale, da vent’anni, c’è un apposito ufficio, affidato al magistrato Gallucci. Che ieri, interpellato dal Foglio, non si è minimamente nascosto dietro un dito e ha detto: l’attività istruttoria spetta al ministero, «ma l’affermazione circa la titolarità presidenziale del potere sostanziale di concedere la clemenza individuale ha spostato il baricentro decisionale sulla presidenza della Repubblica, imponendo all’ufficio di supporto al capo dello Stato l’esame e la valutazione di tutte le pratiche di grazia». E così, da un lato le grazie le decide il capo dello Stato, ma la Costituzione sancisce sempre la sua irresponsabilità politica. Insomma, questa sentenza del 2006 è davvero un piccolo capolavoro.
Adesso, dopo lo scandalo, sono in corso tutte quelle «verifiche» e quelle «indagini accurate» che non sono state fatte di fronte a quel sommergibile inarrestabile. Alla fine, chissà che anche il regista Paolo Sorrentino non debba rimettere mano al suo film La Grazia. Sperando che il nuovo titolo non diventi La Trattativa.
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