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2024-12-25
Droni sottomarini, Italia protagonista di un mercato in forte crescita
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C'è un mercato in forte crescita sotto la superficie di mari e oceani, nel quale la società italiana Saipem, attraverso la divisione Sonsub, è protagonista. È quello dei robot, dei droni sottomarini e della crescente richiesta per i servizi forniti da questo tipo di macchine nel controllo e nella manutenzione delle infrastrutture critiche subacquee, che sono le condutture nei quali transitano i segnali del traffico internet e quelli che trasportano fonti d'energia.
Quanto avvenuto mesi fa al Nord Stream e nel Mar Rosso ha dimostrato la vulnerabilità di queste installazioni e i rischi ad esse connessi per il corrente assetto geopolitico ed economico mondiale. Lo scenario è questo: oggi gran parte delle infrastrutture energetiche e di comunicazione che collegano il mondo passa dalle profondità del mare e sono destinate ad aumentare nel tempo. La situazione geopolitica attuale, complessa e ricca di tensioni, ha portato alla ribalta il tema della sicurezza di queste infrastrutture strategiche e dei timori legati alla loro vulnerabilità, così la dimensione subacquea sta diventando sempre più rilevante. In questo noi italiani siamo forti, e se Saipem svolge da 65 anni operazioni, specializzandosi in quelle con battiscafi senza pilota comandati via cavo, ora è diventata anche la prima società al mondo ad aver qualificato e commercializzato droni sottomarini “residenti e autonomi” per attività d'intervento e ispezione fino a 3.000 metri di profondità. Non si tratta soltanto di controllare ciò che sul fondo dei mari già c'è, ma anche di supportare le compagnie energetiche e quelle d'ingegneria nei rilievi pre installazione e nelle operazioni di costruzione delle infrastrutture, come nella ricerca dei giacimenti. E non soltanto in operazioni civili, tanto che il primato industriale e tecnologico di Saipem ha consentito all’azienda di essere cooptata nel Polo nazionale della dimensione subacquea nato sotto la guida della Marina Militare italiana a La Spezia. I droni sottomarini prodotti dalla società italiana sono anche al centro del Memorandum d’Intesa che l'azienda ha firmato il 19 marzo scorso con Fincantieri con l'obiettivo di valutare opportunità di cooperazione commerciale e industriale nell’ambito dei veicoli subacquei autonomi e della relativa integrazione con unità di superficie e subacquee. Il progetto prevede l’integrazione tra navi di specifiche e i mezzi sottomarini di Fincantieri e con i droni “Hydrone” di Sonsub, ovvero il centro d'eccellenza di Saipem che realizza tecnologie e soluzioni subacquee. Qui vengono sviluppate e industrializzate tecnologie e soluzioni dalla metà degli anni Ottanta e oggi vi lavorano circa 500 persone nelle tre sedi di Marghera (Ve), Trieste (collaudi) e Aberdeen (Scozia), dove vengono realizzati i sistemi. Oggi i droni sottomarini rappresentano la risposta tecnologica alle operazioni sui fondali anche per attività di supporto, ispezione e intervento negli impianti per l’allevamento ittico; per l'identificazione, lo studio e il monitoraggio delle specie animali; il rilievo e la ricostruzione digitale della morfologia dei fondali e lo studio della loro evoluzione; il controllo della qualità delle acque e gli interventi di emergenza e primo soccorso subacqueo. Ma anche, più semplicemente, sono macchine che aprono e chiudono valvole usando braccia robotiche. Gli obiettivi economico-finanziari per il periodo 2024-2027 di Saipem per le “business line Robotics” prevedono un volume di ordini di 2 miliardi di euro in un mercato globale che gli analisti stimano arrivare a oltre 15 miliardi di dollari nel 2032. In pratica ogni investimento che viene fatto in ambiente subacqueo, in particolare nel settore Oil&Gas, per la ricerca di nuove estrazioni, prevede l'acquisto o l'intervento di un robot. Negli ultimi 25 anni il mercato è stato in forte crescita e Saipem ha venduto in tutto il mondo in campo civile, fornendo il robot o il drone a noleggio insieme con l'operatore, e nel settore militare fornendo i battelli e l'addestramento ai militari che viene svolto a Trieste nel bacino di pratica dell'azienda.
Macchine sul fondo del mare per un anno, imparando ogni giorno

Esistono due famiglie di mezzi, quelli teleguidati mediante un cavo, costantemente collegate all'operatore, e quelli indipendenti, dotate d'intelligenza artificiale che effettuano collegamenti periodici con gli equipaggi in superficie e con possibilità di autoapprendimento. Ogni robot/drone trasporta un carico utile per fare il suo lavoro, dall'attrezzatura per la pulizia degli impianti fino a sonar, scanner o videocamere per ottenere una mappatura dell'area o della pipeline, controllando se ci sono nuovi oggetti oppure oggetti spostati, e questo fino a tre chilometri di profondità. I robot come Hydrone non hanno bisogno di tornare in superficie, vivono nelle profondità, escono in missione e, una volta terminati gli interventi, rientrano alla postazione di ricarica sottomarina in attesa del prossimo utilizzo. In questo modo sono in grado di operare in fondo al mare continuativamente fino a un anno, alternando 12 ore di lavoro e 12 ore di ricarica. Grazie all’intelligenza artificiale possono eseguire una serie di operazioni complesse senza immediato scambio di dati con la superficie. Tale autonomia comporta diversi vantaggi: tradizionalmente, le operazioni di monitoraggio, ispezione e manutenzione subacquea vengono eseguite impegnando navi, personale, logistica e cavi. I droni consentono di svolgere tutte queste attività riducendo l’impatto ambientale e i rischi in termini di sicurezza, arrivando dove l’uomo avrebbe difficoltà ad operare. Oggi, tuttavia, il mercato dei robot indipendenti è nella sua fase iniziale, ci vorrà quindi tempo poiché gli operatori accettino di non avere il controllo continuo di un mezzo che costa svariati milioni. Ma un drone autonomo, proprio grazie alla AI, diventa ogni giorno più intelligente. Nell'estate 2023, nel mare Adriatico, uno di questi droni indipendenti, il Flatfish, imparò a riconoscere le meduse che lo circondavano comprendendo che semplicemente le avrebbe potute scansare procedendo senza problemi. L'arrivo dell'AI porta quindi a un'evoluzione rapida dei prodotti, così i tecnici devono aggiornare continuamente i progetti per fornire ai clienti robot e droni sempre allineati alla tecnologia disponibile. Per fare tutto questo servono competenze, così Saipem e Sonsub cercano ingegneri elettronici, navali, informatici e programmatori, meccatronici e specializzati in robotica, tutti profili altamente specializzati destinati lavorare insieme in Italia e all'estero, in un contesto entusiasmante.
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C'è un mercato in forte crescita sotto la superficie di mari e oceani, nel quale la società italiana Saipem, attraverso la divisione Sonsub, è protagonista. È quello dei robot, dei droni sottomarini e della crescente richiesta per i servizi forniti da questo tipo di macchine nel controllo e nella manutenzione delle infrastrutture critiche subacquee.Esistono due famiglie di mezzi: quelli teleguidati mediante un cavo, costantemente collegate all'operatore, e quelli indipendenti, dotate d'intelligenza artificiale che effettuano collegamenti periodici con gli equipaggi in superficie e con possibilità di autoapprendimento.Lo speciale contiene due articoli.C'è un mercato in forte crescita sotto la superficie di mari e oceani, nel quale la società italiana Saipem, attraverso la divisione Sonsub, è protagonista. È quello dei robot, dei droni sottomarini e della crescente richiesta per i servizi forniti da questo tipo di macchine nel controllo e nella manutenzione delle infrastrutture critiche subacquee, che sono le condutture nei quali transitano i segnali del traffico internet e quelli che trasportano fonti d'energia.Quanto avvenuto mesi fa al Nord Stream e nel Mar Rosso ha dimostrato la vulnerabilità di queste installazioni e i rischi ad esse connessi per il corrente assetto geopolitico ed economico mondiale. Lo scenario è questo: oggi gran parte delle infrastrutture energetiche e di comunicazione che collegano il mondo passa dalle profondità del mare e sono destinate ad aumentare nel tempo. La situazione geopolitica attuale, complessa e ricca di tensioni, ha portato alla ribalta il tema della sicurezza di queste infrastrutture strategiche e dei timori legati alla loro vulnerabilità, così la dimensione subacquea sta diventando sempre più rilevante. In questo noi italiani siamo forti, e se Saipem svolge da 65 anni operazioni, specializzandosi in quelle con battiscafi senza pilota comandati via cavo, ora è diventata anche la prima società al mondo ad aver qualificato e commercializzato droni sottomarini “residenti e autonomi” per attività d'intervento e ispezione fino a 3.000 metri di profondità. Non si tratta soltanto di controllare ciò che sul fondo dei mari già c'è, ma anche di supportare le compagnie energetiche e quelle d'ingegneria nei rilievi pre installazione e nelle operazioni di costruzione delle infrastrutture, come nella ricerca dei giacimenti. E non soltanto in operazioni civili, tanto che il primato industriale e tecnologico di Saipem ha consentito all’azienda di essere cooptata nel Polo nazionale della dimensione subacquea nato sotto la guida della Marina Militare italiana a La Spezia. I droni sottomarini prodotti dalla società italiana sono anche al centro del Memorandum d’Intesa che l'azienda ha firmato il 19 marzo scorso con Fincantieri con l'obiettivo di valutare opportunità di cooperazione commerciale e industriale nell’ambito dei veicoli subacquei autonomi e della relativa integrazione con unità di superficie e subacquee. Il progetto prevede l’integrazione tra navi di specifiche e i mezzi sottomarini di Fincantieri e con i droni “Hydrone” di Sonsub, ovvero il centro d'eccellenza di Saipem che realizza tecnologie e soluzioni subacquee. Qui vengono sviluppate e industrializzate tecnologie e soluzioni dalla metà degli anni Ottanta e oggi vi lavorano circa 500 persone nelle tre sedi di Marghera (Ve), Trieste (collaudi) e Aberdeen (Scozia), dove vengono realizzati i sistemi. Oggi i droni sottomarini rappresentano la risposta tecnologica alle operazioni sui fondali anche per attività di supporto, ispezione e intervento negli impianti per l’allevamento ittico; per l'identificazione, lo studio e il monitoraggio delle specie animali; il rilievo e la ricostruzione digitale della morfologia dei fondali e lo studio della loro evoluzione; il controllo della qualità delle acque e gli interventi di emergenza e primo soccorso subacqueo. Ma anche, più semplicemente, sono macchine che aprono e chiudono valvole usando braccia robotiche. Gli obiettivi economico-finanziari per il periodo 2024-2027 di Saipem per le “business line Robotics” prevedono un volume di ordini di 2 miliardi di euro in un mercato globale che gli analisti stimano arrivare a oltre 15 miliardi di dollari nel 2032. In pratica ogni investimento che viene fatto in ambiente subacqueo, in particolare nel settore Oil&Gas, per la ricerca di nuove estrazioni, prevede l'acquisto o l'intervento di un robot. Negli ultimi 25 anni il mercato è stato in forte crescita e Saipem ha venduto in tutto il mondo in campo civile, fornendo il robot o il drone a noleggio insieme con l'operatore, e nel settore militare fornendo i battelli e l'addestramento ai militari che viene svolto a Trieste nel bacino di pratica dell'azienda.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/droni-sottomarini-italia-protagonista-2670498797.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="macchine-sul-fondo-del-mare-per-un-anno-imparando-ogni-giorno" data-post-id="2670498797" data-published-at="1734628192" data-use-pagination="False"> Macchine sul fondo del mare per un anno, imparando ogni giorno Esistono due famiglie di mezzi, quelli teleguidati mediante un cavo, costantemente collegate all'operatore, e quelli indipendenti, dotate d'intelligenza artificiale che effettuano collegamenti periodici con gli equipaggi in superficie e con possibilità di autoapprendimento. Ogni robot/drone trasporta un carico utile per fare il suo lavoro, dall'attrezzatura per la pulizia degli impianti fino a sonar, scanner o videocamere per ottenere una mappatura dell'area o della pipeline, controllando se ci sono nuovi oggetti oppure oggetti spostati, e questo fino a tre chilometri di profondità. I robot come Hydrone non hanno bisogno di tornare in superficie, vivono nelle profondità, escono in missione e, una volta terminati gli interventi, rientrano alla postazione di ricarica sottomarina in attesa del prossimo utilizzo. In questo modo sono in grado di operare in fondo al mare continuativamente fino a un anno, alternando 12 ore di lavoro e 12 ore di ricarica. Grazie all’intelligenza artificiale possono eseguire una serie di operazioni complesse senza immediato scambio di dati con la superficie. Tale autonomia comporta diversi vantaggi: tradizionalmente, le operazioni di monitoraggio, ispezione e manutenzione subacquea vengono eseguite impegnando navi, personale, logistica e cavi. I droni consentono di svolgere tutte queste attività riducendo l’impatto ambientale e i rischi in termini di sicurezza, arrivando dove l’uomo avrebbe difficoltà ad operare. Oggi, tuttavia, il mercato dei robot indipendenti è nella sua fase iniziale, ci vorrà quindi tempo poiché gli operatori accettino di non avere il controllo continuo di un mezzo che costa svariati milioni. Ma un drone autonomo, proprio grazie alla AI, diventa ogni giorno più intelligente. Nell'estate 2023, nel mare Adriatico, uno di questi droni indipendenti, il Flatfish, imparò a riconoscere le meduse che lo circondavano comprendendo che semplicemente le avrebbe potute scansare procedendo senza problemi. L'arrivo dell'AI porta quindi a un'evoluzione rapida dei prodotti, così i tecnici devono aggiornare continuamente i progetti per fornire ai clienti robot e droni sempre allineati alla tecnologia disponibile. Per fare tutto questo servono competenze, così Saipem e Sonsub cercano ingegneri elettronici, navali, informatici e programmatori, meccatronici e specializzati in robotica, tutti profili altamente specializzati destinati lavorare insieme in Italia e all'estero, in un contesto entusiasmante.
A quattro anni dall'invasione russa in Ucraina un evento di Fratelli d'Italia in Senato per raccontare la verità di quello che succede sul campo.
Un evento organizzato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e dall'onorevole Francesco Filini, responsabile dell'Ufficio studi e che lo ha anche moderato.
Fazzolari ha garantito che il sostegno, anche militare a Kiev, ci sarà per tutto il 2026, così come confermato dal voto in Senato del giorno successivo. «Il governo è sempre stato molto compatto sul sostegno a Kiev, abbiamo messo più volte la fiducia su più provvedimenti anche per ragioni di tempo e di semplicità, ma non c’è mai stato un problema nella maggioranza sul sostegno all’Ucraina». Poi ha aggiunto: «In tutto questo gioco di trattative il pericolo più grande che abbiamo è quello di giungere alla fine a una pace tra Mosca e Kiev senza aver inglobato pienamente l’Ucraina nel contesto europeo, nel nostro sistema di difesa o nel nostro sistema dell’Unione Europea». Per Filini i quattro anni passati sono stati conditi anche tantissima disinformazione: «Da quattro anni circolano fake news che raccontano come l’Ucraina avrebbe perso la guerra sin dalle prime settimane. In realtà, la situazione sul campo è tutt’altra: ci parla di una Russia impantanata, che non riesce più a uscire da un inferno che si è andata a cercare, perché non si aspettava la risposta ucraina all’aggressione di quattro anni fa». Invece, aggiunge: «Oggi siamo qui per raccontare, anche attraverso un documento elaborato dall’Ufficio studi di FdI, come stanno realmente le cose e per smascherare l’enorme quantità di fake news che purtroppo vengono rilanciate qui in Italia da persone che probabilmente si bevono la propaganda russa e la rilanciano. Noi siamo qui a testimoniare la verità».
All'evento hanno partecipato anche il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan, il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, il direttore di Libero Mario Sechi, il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, l’analista e youtuber Anton Sokol, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il senatore di Azione Marco Lombardo, l’inviata Rai Stefania Battistini e il giornalista Federico Rampini, esperto di politica americana e inviato del Corriere della sera, il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk.
Ansa
Gli arrestati per l’omicidio di Quentin Deranque sono quasi tutti figli della borghesia benestante della Francia-ztl e più in generale quando la Sinistra antagonista va in piazza per una manifestazione propal i musulmani arruolati appartengono sempre a fasce di disagio urbano precedentemente e pazientemente politicizzate dalla Sinistra antagonista alla testa delle proteste di piazza. Non avviene mai, come invece sarebbe logico aspettarsi, che i Centri sociali si accodino a proteste di eventuali movimenti politici composti da coloro che in prima persona vivono il problema oggetto della manifestazione, al contrario, quando si tratta di manifestare a favore del Venezuela o di Cuba, il copione classico vede lo scontro verbale tra i manifestanti europei figli di famiglie benestanti con i veri venezuelani e i veri cubani ai quali viene rimproverato il fatto di non essere abbastanza informati su ciò che succede «davvero» a casa loro.
Questo schema non è casuale e discende consequenzialmente dal nuovo rapporto di utilizzo che la Sinistra occidentale ha sviluppato nei confronti della violenza: venuta a mancare da decenni la prospettiva rivoluzionaria reale, la Sinistra ha trasformato la violenza di piazza in un rituale autoreferenziale privo di telos politico ed è giunta a tale stadio dialettico realizzando le linee-guida tratteggiate dai postmarxisti teorici della protesta come fonte di senso esistenziale à la Toni Negri. In questa visione la violenza diventa lo strumento paradossale con cui la borghesia ricca e presentabile manifesta la propria esistenza morale contro la società che essa stessa ha edificato. Dalla radice iniziale del concetto di violenza intesa come «levatrice della storia» - il contributo forse più originale elaborato da Marx insieme alla superiorità della prassi sulla teoria - si è giunti alla sua funzione puramente simulacrale e sostanzialmente finalizzata al dispendio energetico delle forze di coloro che non trovano posto nella nuova società postindustriale.
Dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’ottobre, dal Biennio rosso al Sessantotto, dalle Brigate Rosse alla Rote Armee Fraktion, la violenza ha sempre avuto una precisa finalità politica ed un preciso obiettivo rivoluzionario, più o meno realistico o utopico. Con l’ingresso nella Globalizzazione la rivoluzione è in effetti avvenuta ma non come i rivoluzionari si aspettavano: in effetti si è entrati in un «mondo nuovo» ma non basato sugli esiti ultimi del marxismo bensì sul mercato unico globale in grado, secondo il marketing che l’ha accompagnato, di stabilire «pace perpetua e fine delle ineguaglianze». La presa d’atto da parte della Sinistra più violenta, quella legata alle proprie radici marxiste, di tale deriva realizzata proprio dalla Sinistra mercatista - quella per intenderci del New Labour il cui principale teorizzatore, Peter Mandelson, è stato arrestato due giorni fa per i suoi rapporti con Jeffrey Epstein - ha portato ad una sorta di «denudamento della violenza» ormai trovatasi orfana dei propri obiettivi rivoluzionari.
Ecco dunque la necessaria ridefinizione della stessa nei termini di «svolta identitaria post-coloniale», come ipotizzato da Herbert Marcuse, per arrivare ad un nuovo utilizzo della violenza stessa la quale non abbatte più lo Stato ma «decolonizza lo spazio pubblico», «denuncia il privilegio» e, soprattutto, «pratica l’antifascismo militante». Inutile sottolineare come tutto ciò significhi un ritiro dagli obiettivi politici reali ed un approdo all’ambito esistenziale, soggettivo e psicologico. Il «disagio» è così passato dall’essere parte decisiva della coscienza di classe ad essere elemento scatenante il rifiuto della propria condizione soggettiva, del proprio corpo, dei propri codici comunicativi, della propria cultura, della propria etnia, del proprio sesso.
Privata di obiettivi politici la violenza resta tuttavia in gioco in quanto ineliminabile ed in quanto costitutiva della vita sociale degli esseri umani ma anche la sua strumentalizzazione è rimasta intatta dietro le quinte dei meccanismi vittimari per i quali i «nuovi oppressi» - immigrati, minoranze, trans - vengono sacralizzati per permettere alla borghesia di espiare il proprio privilegio senza rinunciarvi. La tragica conferma della dissoluzione nichilistica della violenza si ha, infine, nei numerosi casi di omicidio-suicidio degli individui spinti a ciò dal woke negli Usa e senza che ciò possa incidere politicamente su alcun aspetto della società.
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Valdo Calocane (Getty Images)
Uno schizofrenico paranoico diagnosticato, che però non riceveva alcuna cura perché nero. E il razzismo questa volta non c’entra. C’entra, in compenso, la paura di essere additati come xenofobi. Quella paura che ha fatto sì che gli specialisti dell’ospedale psichiatrico che avrebbero dovuto prenderlo in cura preferissero lasciarlo libero per evitare una «sovrarappresentazione di giovani maschi neri in detenzione».
Come emerge da una recente inchiesta, infatti, Valdo sarebbe dovuto stare in un istituto psichiatrico. Del resto, la sua carriera di violenza è lunga. Nel 2020 il primo raptus. Provano a curarlo ma non c’è nulla da fare. Va e viene dagli ospedali per quattro volte, fino a quando i medici rinunciano. Non perché Valdo non ne abbia più bisogno ma perché, come si legge nel report dedicato al killer, «il team coinvolto nel quarto ricovero di Calocane si è sentito sotto pressione per evitare pratiche restrittive a causa della sua etnia, data la pubblicità che circondava l’uso eccessivo del Mental Health Act e le misure restrittive nei confronti dei pazienti neri africani e neri caraibici».
Del resto, come rileva il Telegraph, «secondo gli ultimi dati del Servizio sanitario nazionale (Nhs), le persone di colore hanno quattro volte più probabilità di essere internate rispetto ai bianchi. Nel 2024-2025, 262,4 neri ogni 100.000 persone sono stati internati, la percentuale più alta tra tutti i gruppi etnici, contro i 65,8 ogni 100.000 bianchi».
Calocane resta così libero. Non fa nemmeno più le cure perché dice di aver paura degli aghi. Continua con le aggressioni e afferma di esser controllato. Di sentire delle voci che gli sussurrano di colpire.
Un giorno, nel 2021, si presenta anche davanti all’ufficio che ospita i servizi segreti interni britannici, il famoso Mi5, e chiede di essere arrestato. La spirale di paranoia è sempre più feroce. Valdo continua a nutrirsi di violenza. Guarda i video delle stragi e cerca informazioni su come compierle. Si è convinto che la sua testa sia eterodiretta da qualcun altro attraverso l’intelligenza artificiale. Era un pericolo pubblico e, non a caso, era stato internato quattro volte, ma poi sempre «liberato». E questo nonostante il medico che lo aveva in cura fosse convinto che Calocane, prima o poi, avrebbe ammazzato qualcuno. Così è stato.
Chris Philp, il ministro ombra degli Interni, commentando questa notizia ha detto: «Le decisioni non dovrebbero mai essere prese su questa base (ovvero la paura di esser tacciati come razzisti, Ndr). È preoccupante che il partito laburista stia modificando la legge per rendere ancora più difficile l’internamento di persone per lo stesso motivo. L’ingegneria inversa dei risultati basati sull’etnia sta mettendo a rischio vite umane. Questa follia deve finire».
Eppure il Regno Unito sembra colpito da questa follia che è diventata una vera e propria «malattia». Da questo razzismo al contrario che si ostina a non vedere la realtà.
Solamente qualche settimana fa, la metropolitana di Londra aveva realizzato una campagna per mostrare i comportamenti inadeguati ai quali stare attenti durante i viaggi. In essa, si vedeva un bianco che importunava una ragazza. E poi, in un altro spezzone, un nero che faceva la stessa cosa. Ovviamente il filmato è stato rimosso perché, secondo alcuni, non faceva altro che rafforzare «stereotipi razziali dannosi» nei confronti della comunità afro. Non era così. O meglio. In quei pochi frame si faceva notare una cosa molto semplice: chiunque può delinquere, indipendentemente dal colore della pelle. Ma l’aver mostrato anche un ragazzo nero non è accettabile. È la white guilt», la colpa di essere bianchi, per citare un bel libro di Emanuele Fusi. Una colpa che ormai è penetrata nelle viscere dell’Occidente. E che sta continuando a mietere vittime innocenti.
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Greta Thunberg cammina con una folla di attivisti filo-palestinesi arrivati per accogliere la Global Sumud Flotilla al porto di Sidi Bou Said, in Tunisia, il 7 settembre 2025 (Ansa)
Cuba potrebbe diventare la meta di una nuova Flotilla che dovrebbe arrivare nell’isola caraibica il 21 marzo. L’iniziativa, denominata Nuestra América, è stata promossa dall’ organizzazione Internazionale Progressista e dai Democratic Socialists of America, che hanno appoggiato l’elezione di Mamdani a New York, e ha già ricevuto la benedizione dell’eco-attivista Greta Thunberg. Le imbarcazioni vorrebbero portare cibo, medicinali e beni di prima necessità, ma soprattutto «rompere il blocco imposto da Washington».
Nel frattempo, la cronaca delle ultime ore riporta di quanto accaduto al largo delle acque cubane, dove la Guardia Costiera ha aperto il fuoco su un'imbarcazione registrata in Florida, uccidendo quattro persone e ferendone altre sei. Stando a quanto dichiarato dal ministero dell’Interno dell’Avana lo scontro sarebbe avvenuto nelle acque territoriali dell’isola e in una nota gli uomini sull’imbarcazione sono stati definiti come aggressori statunitensi.
Le previsioni di Donald Trump sul crollo del regime cubano sembrano infatti sempre più vicine ad avversarsi. Il tycoon aveva dichiarato che L’Avana era pronta a cadere e che non ci sarebbe stato bisogno di fare nulla, dipendendo totalmente dal petrolio del Venezuela che adesso non avrebbe più ricevuto. Il governo di Cuba ha annunciato alle compagnie aeree internazionali che gli aeroporti cubani non saranno in grado di fare rifornimento agli aerei almeno fino a metà marzo. Una situazione che complica enormemente l’afflusso turistico nell’isola caraibica, costringendo gli aerei a fare degli scali tecnici in Messico o nella Repubblica Dominicana. Air Canada ha già interrotto le tratte, limitandosi a organizzare una serie di voli per riportare a casa i canadesi presenti a Cuba. Per il momento le compagnie aeree spagnole Iberia e Air Europa hanno dichiarato che i loro servizi per l'isola continueranno, ma i voli da Madrid dovranno atterrare nella Repubblica Dominicana per rifornirsi di carburante. Nelle ultime settimane il governo cubano ha tagliato molte tratte di trasporti pubblici, ha accorciato la settimana lavorativa e ha imposto che le lezioni universitarie si tengano online. Il governo ha anche deciso di chiudere alcuni resort turistici per concentrare i visitatori. Il turismo è in grave crisi ormai da anni: nel 2024 sono arrivati poco più di 2 milioni di turisti, la cifra più bassa in due decenni e nel 2025 c’è stato un ulteriore calo del 20 per cento. I blackout sono sempre più frequenti e le code ai distributori infinite, mentre ormai anche i generatori degli ospedali sono quasi esauriti.
Carlos Fernandez de Cossio è il viceministro degli Esteri ed ha lavorato presso le Nazioni Unite. «Abbiamo opzioni molto limitate, dobbiamo cercare un dialogo che si basi sul rispetto delle sovranità nazionale. Siamo aperti al dialogo con gli Stati Uniti, ma non vi sarà né collasso del sistema socialista cubano, né tantomeno una nostra resa». L’esperto uomo politico ha poi fatto la fotografia dell’attuale situazione. «Stiamo adottando una serie di misure che mirano a preservare i servizi essenziali e concentrare le risorse dove sono più necessarie. Siamo pronti ad aprire una trattativa economica, ma non ad un cambio di regime. Tutte le divergenze con Washington possono essere risolte».
Il Messico sta valutando la ripresa delle spedizioni di petrolio, dopo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha annullato i dazi imposti contro i Paesi esportatori di greggio verso Cuba. Il governo della presidente Claudia Sheinbaum ha inviato 800 tonnellate di aiuti alimentari a bordo di due navi della sua Marina. Anche il Canada ha annunciato che sta lavorando a un pacchetto di aiuti e assistenza. Mosca è intervenuta nella questione dichiarando che la situazione è davvero critica e accusando gli Stati Uniti di aver imposto una stretta alla gola sull’isola. Dichiarazioni di sostegno sono arrivate anche dalla Cina, dal Brasile e dalla Colombia, ma il destino dell’ormai ex isola rivoluzionaria sembra già segnato.
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