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2022-03-10
Draghi nega la realtà sull’aumento delle tasse sulla casa
Mario Draghi (Ansa)
Dopo la bocciatura per un solo voto, ancora una volta quello del deputato di Noi con l’Italia Alessandro Colucci, dell’emendamento presentato in commissione Finanze alla Camera da Alternativa per chiedere l’eliminazione della possibilità di aggiornare i valori catastali degli immobili, la riforma del catasto potrà essere modificata solo in Aula, sempre che il governo non metta la fiducia sulla legge delega. I giallorossi al gran completo, con il sostegno anche di Italia viva, hanno detto «sì» all’aumento delle tasse sulla casa, dunque: il diktat di Mario Draghi è stato rispettato. Nulla di più di ciò che ha fatto poteva fare il centrodestra, che ha sottoscritto e votato a favore dell’emendamento di Alternativa dopo averne presentato uno simile, la scorsa settimana, bocciato sempre per il voto di Colucci. Viene da chiedersi, pur essendo abituati alle contraddizioni della politica politicante, come possa Noi con l’Italia, micro partito guidato da Maurizio Lupi, continuare a far parte del centrodestra: una domanda destinata a restare senza risposta.
La riforma del catasto inserita nella legge delega non è altro che il grimaldello per spalancare il portone dell’aumento delle tasse sugli immobili: per averne la certezza, basta leggere la relazione introduttiva del governo sulla riforma fiscale: «Il Consiglio dell’Unione europea», recita il testo, «raccomanda di ridurre la pressione fiscale sul lavoro, e di compensare tale riduzione con una revisione delle agevolazioni fiscali e una riforma dei valori catastali non aggiornati». Chiaro, anzi cristallino: «Tale disposizione», si legge ancora, «è coerente con le linee guida del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)che risponde alla maggior parte delle Csr (Country specific recommendations, Raccomandazioni specifiche per Paese) rivolte dalla Commissione europea all’Italia».
Tutto ciò non basta a Mario Draghi per ammettere l’obiettivo del governo, ovvero quello di aumentare le tasse sulla casa. Eppure, lo stesso Draghi, rispondendo ieri durante il question time alla Camera all’interrogazione del gruppo di Fratelli d’Italia, ha continuato a negare l’evidenza: «Si esclude in modo esplicito», ha detto Draghi, «che la mappatura possa produrre un aumento di tassazione, un aumento delle imposte dirette, un aumento delle imposte indirette sui trasferimenti immobiliari, un aumento dell’Imu. L’impianto del catasto è del 1939, ci sono state cose in mezzo, anche una seconda guerra mondiale. Non solo: gli estimi su cui sono basati i gettiti oggi, sono del 1989, sono passati più di 23 anni». Corretto dai deputati, Draghi ha risposto con una battuta: «Trentatrè anni... è diventata una materia così emotiva che mi sbaglio anch’io. La mappatura affiancherà, non sostituirà, per ciascuna unità immobiliare», ha argomentato ancora Draghi, «alla rendita catastale determinata secondo la normativa esistente il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base ove possibile ai valori normali espressi dal mercato. Un po’ di credibilità sul fatto di non far pagare tasse questo governo se l’è guadagnata, dopo tutto». Frase, quest’ultima, che ha provocato uno spontaneo brusio di protesta dai banchi di Fratelli d’Italia: «Eh, eccome», ha risposto il premier, «la riforma punta a rafforzare il contrasto a irregolarità e abusi».
Alvise Maniero, deputato di Alternativa che ha presentato l’emendamento bocciato la scorsa notte in commissione Finanze, commenta amareggiato: «La Commissione Ue chiede di aumentare le tasse sulle case degli italiani», e aggiunge, «la legge proposta del governo è funzionale ad aumentare le tasse sulle case degli italiani e la relazione del governo alla Commissione Ue rassicura sul fatto che con questa riforma si stanno alzando le tasse sulle case degli italiani. Ma in forza di un solo voto di vantaggio, in commissione Finanze Pd, Leu, parti del gruppo misto e il M5s forzano l’avanzamento di questa riforma dicendo che non alzerà le tasse sulle case degli italiani. Li abbracciamo forte».
«La trasparenza», afferma il deputato della Lega Massimo Bitonci, capogruppo in commissione Bilancio e capo dipartimento attività produttive, già sottosegretario al Mef, «è un obiettivo che perseguiamo tutti. L’emersione degli immobili fantasma è un bersaglio comune già inquadrabile con l’attuale legislazione. Con l’aumento del valore commerciale degli immobili aumenteranno invece anche le tasse e l’Isee, riducendo agevolazioni come l’assegno unico per i figli».
Le tensioni sulla riforma del catasto e le due votazioni risolte sul filo, hanno convinto il presidente della commissione Finanze della Camera, Luigi Marattin di Italia viva, a sconvocare le sedute di ieri e di oggi dedicate ancora all’esame del ddl delega sulla riforma fiscale. La spaccatura nella maggioranza lascia prevedere altri momenti di tensione e Marattin nelle prossime ore dovrebbe incontrare i rappresentanti dei partiti della coalizione che sostiene Draghi per tentare di stemperare la tensione.
Delega fiscale in Parlamento: il 28 Il governo vuole tavoli separati
Continuano le tensioni tra centrodestra e governo sul tema del catasto. Martedì in commissione Finanze alla Camera c’è stato un terzo confronto tra le forze di maggioranza, che hanno visto prevalere i voti favorevoli alla riforma del catasto. L’8 marzo Alternativa ha infatti presentato un emendamento che modificava l’articolo 6, sottoscritto anche dalla Lega e da Fi. Il governo da parte sua aveva invece dato parere contrario.
Al momento della conta dei voti si è ripresentata la stessa situazione di settimana scorsa dove con 22 voti favorevoli e 23 contrari l’emendamento non è passato: si è dunque andati a riconfermare il testo originale della riforma sul catasto. E la divisione all’interno della maggioranza con la destra che continua a sottolineare che se verrà introdotto definitivamente l’articolo 6 sul catasto dal 2026 gli italiani pagheranno più tasse sulla casa. La sinistra ritiene invece necessaria una revisione del catasto per riequilibrare il sistema.
Lo scontro tra i due schieramenti per il momento è però rimandato, a quando comincerà la discussione in Aula (la data prevista di inizio è il 28 marzo). Il tema è però molto spinoso, tanto che durante la riunione di maggioranza di ieri il governo ha proposto di dare il via ad alcuni incontri bilaterali per cercare di mettere a fuoco le priorità di ciascun partito sulla delega fiscale. Tra oggi e venerdì inizieranno dunque questi meeting che hanno l’obiettivo di trovare una sintesi tra tutti per semplificare l’iter di approvazione del provvedimento. Il primo bilaterale sarà oggi alle 11 con il Movimento 5 stelle e l’ultimo venerdì con Forza Italia. Conclusi gli incontri, ci sarà una ricognizione con il Mef, per poi definire il resto del calendario con cui proseguire l’esame degli articoli. Per quanto riguarda la delega fiscale nel suo complesso, nei prossimi giorni continueranno i voti sugli altri emendamenti dei partiti.
Colucci, il figlio d’arte pro stangata
Quando giorni fa, alla Camera, è saltato fuori il nome «Colucci» dopo il primo tiratissimo voto sulla riforma del catasto, molti nei corridoi del Palazzo si sono chiesti di quale Colucci si parlasse. Il pensiero delle vecchie volpi del Transatlantico, infatti, è andato immediatamente al leggendario Francesco «Ciccio» Colucci, leggendario recordman di longevità parlamentare della storia repubblicana con 38 anni in carica e dieci rielezioni dal 1972 al 2018, capoclassifica degli highlander della politica italiana, attualmente minacciato solo da Pier Ferdinando Casini. Per quest’ultimo (che ora è in meritata pensione, varcata la soglia della novantina) qualcuno aveva ironicamente coniato la carica di «questore eterno» di Montecitorio, essendosi persa la memoria della sua prima promozione a tale carica.
Ma i fan delle statistiche parlamentari non hanno comunque avuto motivo di restare delusi, poiché quando hanno appresso che a salvare in commissione Finanze la riforma del catasto, con una repentina inversione a U indotta da Maurizio Lupi, era stato Alessandro, figlio di «Ciccio», hanno intuito di essere di fronte all’inizio di un percorso di emulazione delle gloriose gesta del genitore. Le premesse - oltre ovviamente ai geni - ci sono tutte, visto che a fronte di una carriera per ora relativamente breve, Colucci junior ha già al suo attivo un numero di cambi di casacca di tutto rispetto: si parte infatti con l’elezione a consigliere regionale lombardo nel 2013 con il Popolo della libertà, cui però segue in tempo record l’adesione al neonato Ncd, contenitore creato da Angelino Alfano per salvare l’esecutivo presieduto da Enrico Letta dall’intenzione di Silvio Berlusconi di farlo cadere. E che la missione dei partiti in cui milita Colucci, da sempre, sia quella di scongiurare le elezioni anticipate «whatever it takes» lo testimonia la successiva adesione, una volta ritiratosi Alfano a vita privata, a un altro coniglio estratto dal cilindro dei peones, rispondente questa volta al nome di Alternativa popolare nonché puntello fondamentale per il governo Gentiloni.
In previsione della tornata elettorale del 2018, però, con il vento che tira verso destra, Lupi e il suo cerchio magico (del quale sono nel frattempo entrati a far parte i Colucci benché il senior provenisse da una lunghissima militanza socialista) tornano all’ovile del centrodestra con la creazione della famosa «quarta gamba» targata Nci, e grazie a questa mossa avveduta, Alessandro rileva il testimone paterno ed entra alla Camera. Viene eletto (come in Lombardia cinque anni prima) con i voti degli elettori leghisti e azzurri, grazie alla candidatura in un collegio uninominale blindato quale quello di Palazzolo sull’Oglio, e il passaggio di consegne dinastico viene simbolicamente completato con l’ingresso nell’ufficio di presidenza di Montecitorio, per intere decadi quasi una seconda casa di famiglia.
In questi anni di legislatura, prima dell’exploit sul catasto, la discrezione è la parola con cui si può definire il complesso dell’operato di Colucci II, che per il momento fa registrare un solo progetto di legge presentato come primo firmatario (sulle agevolazioni fiscali per gli esercizi di vicinato nelle periferie) e una manciata tra ordini del giorno e atti di sindacato ispettivo.
Quanto al comportamento in Aula, degno di nota è l’alto numero di votazioni in cui il deputato centrista lombardo è risultato in missione: a tutto il dicembre del 2021 queste assommano a 3.937 (circa il 40% del totale), una percentuale di norma appannaggio dei parlamentari che hanno impegni di governo o sono presidenti di commissione. Un dato non tale, comunque, da sottrarlo al tranquillo ménage da peones di lusso cui appariva destinato, se non fosse intervenuta la famigerata giravolta sull’emendamento con cui tutto il centrodestra chiedeva la soppressione dell’articolo della delega fiscale relativo all’aggiornamento degli estimi catastali. Il quale, stando a quello che dicono sinistra e Palazzo Chigi, si sta facendo a fini platonici e non fiscali.
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Il ddl recita: «Meno pressione sul lavoro compensando coi valori degli immobili». Ma il premier insiste: «Non si pagherà di più».Al via gli incontri bilaterali con i partiti. Obiettivo spaccare la compattezza di Fi e Lega.Alessandro Colucci, l'erede di Francesco deputato per 38 anni, ha bocciato due volte gli emendamenti del centrodestra sul catasto. Nella sua carriera più cambi di casacca con micro partiti.Lo speciale contiene tre articoli.Dopo la bocciatura per un solo voto, ancora una volta quello del deputato di Noi con l’Italia Alessandro Colucci, dell’emendamento presentato in commissione Finanze alla Camera da Alternativa per chiedere l’eliminazione della possibilità di aggiornare i valori catastali degli immobili, la riforma del catasto potrà essere modificata solo in Aula, sempre che il governo non metta la fiducia sulla legge delega. I giallorossi al gran completo, con il sostegno anche di Italia viva, hanno detto «sì» all’aumento delle tasse sulla casa, dunque: il diktat di Mario Draghi è stato rispettato. Nulla di più di ciò che ha fatto poteva fare il centrodestra, che ha sottoscritto e votato a favore dell’emendamento di Alternativa dopo averne presentato uno simile, la scorsa settimana, bocciato sempre per il voto di Colucci. Viene da chiedersi, pur essendo abituati alle contraddizioni della politica politicante, come possa Noi con l’Italia, micro partito guidato da Maurizio Lupi, continuare a far parte del centrodestra: una domanda destinata a restare senza risposta. La riforma del catasto inserita nella legge delega non è altro che il grimaldello per spalancare il portone dell’aumento delle tasse sugli immobili: per averne la certezza, basta leggere la relazione introduttiva del governo sulla riforma fiscale: «Il Consiglio dell’Unione europea», recita il testo, «raccomanda di ridurre la pressione fiscale sul lavoro, e di compensare tale riduzione con una revisione delle agevolazioni fiscali e una riforma dei valori catastali non aggiornati». Chiaro, anzi cristallino: «Tale disposizione», si legge ancora, «è coerente con le linee guida del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)che risponde alla maggior parte delle Csr (Country specific recommendations, Raccomandazioni specifiche per Paese) rivolte dalla Commissione europea all’Italia». Tutto ciò non basta a Mario Draghi per ammettere l’obiettivo del governo, ovvero quello di aumentare le tasse sulla casa. Eppure, lo stesso Draghi, rispondendo ieri durante il question time alla Camera all’interrogazione del gruppo di Fratelli d’Italia, ha continuato a negare l’evidenza: «Si esclude in modo esplicito», ha detto Draghi, «che la mappatura possa produrre un aumento di tassazione, un aumento delle imposte dirette, un aumento delle imposte indirette sui trasferimenti immobiliari, un aumento dell’Imu. L’impianto del catasto è del 1939, ci sono state cose in mezzo, anche una seconda guerra mondiale. Non solo: gli estimi su cui sono basati i gettiti oggi, sono del 1989, sono passati più di 23 anni». Corretto dai deputati, Draghi ha risposto con una battuta: «Trentatrè anni... è diventata una materia così emotiva che mi sbaglio anch’io. La mappatura affiancherà, non sostituirà, per ciascuna unità immobiliare», ha argomentato ancora Draghi, «alla rendita catastale determinata secondo la normativa esistente il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base ove possibile ai valori normali espressi dal mercato. Un po’ di credibilità sul fatto di non far pagare tasse questo governo se l’è guadagnata, dopo tutto». Frase, quest’ultima, che ha provocato uno spontaneo brusio di protesta dai banchi di Fratelli d’Italia: «Eh, eccome», ha risposto il premier, «la riforma punta a rafforzare il contrasto a irregolarità e abusi». Alvise Maniero, deputato di Alternativa che ha presentato l’emendamento bocciato la scorsa notte in commissione Finanze, commenta amareggiato: «La Commissione Ue chiede di aumentare le tasse sulle case degli italiani», e aggiunge, «la legge proposta del governo è funzionale ad aumentare le tasse sulle case degli italiani e la relazione del governo alla Commissione Ue rassicura sul fatto che con questa riforma si stanno alzando le tasse sulle case degli italiani. Ma in forza di un solo voto di vantaggio, in commissione Finanze Pd, Leu, parti del gruppo misto e il M5s forzano l’avanzamento di questa riforma dicendo che non alzerà le tasse sulle case degli italiani. Li abbracciamo forte». «La trasparenza», afferma il deputato della Lega Massimo Bitonci, capogruppo in commissione Bilancio e capo dipartimento attività produttive, già sottosegretario al Mef, «è un obiettivo che perseguiamo tutti. L’emersione degli immobili fantasma è un bersaglio comune già inquadrabile con l’attuale legislazione. Con l’aumento del valore commerciale degli immobili aumenteranno invece anche le tasse e l’Isee, riducendo agevolazioni come l’assegno unico per i figli». Le tensioni sulla riforma del catasto e le due votazioni risolte sul filo, hanno convinto il presidente della commissione Finanze della Camera, Luigi Marattin di Italia viva, a sconvocare le sedute di ieri e di oggi dedicate ancora all’esame del ddl delega sulla riforma fiscale. 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L’8 marzo Alternativa ha infatti presentato un emendamento che modificava l’articolo 6, sottoscritto anche dalla Lega e da Fi. Il governo da parte sua aveva invece dato parere contrario. Al momento della conta dei voti si è ripresentata la stessa situazione di settimana scorsa dove con 22 voti favorevoli e 23 contrari l’emendamento non è passato: si è dunque andati a riconfermare il testo originale della riforma sul catasto. E la divisione all’interno della maggioranza con la destra che continua a sottolineare che se verrà introdotto definitivamente l’articolo 6 sul catasto dal 2026 gli italiani pagheranno più tasse sulla casa. La sinistra ritiene invece necessaria una revisione del catasto per riequilibrare il sistema. Lo scontro tra i due schieramenti per il momento è però rimandato, a quando comincerà la discussione in Aula (la data prevista di inizio è il 28 marzo). Il tema è però molto spinoso, tanto che durante la riunione di maggioranza di ieri il governo ha proposto di dare il via ad alcuni incontri bilaterali per cercare di mettere a fuoco le priorità di ciascun partito sulla delega fiscale. Tra oggi e venerdì inizieranno dunque questi meeting che hanno l’obiettivo di trovare una sintesi tra tutti per semplificare l’iter di approvazione del provvedimento. Il primo bilaterale sarà oggi alle 11 con il Movimento 5 stelle e l’ultimo venerdì con Forza Italia. Conclusi gli incontri, ci sarà una ricognizione con il Mef, per poi definire il resto del calendario con cui proseguire l’esame degli articoli. Per quanto riguarda la delega fiscale nel suo complesso, nei prossimi giorni continueranno i voti sugli altri emendamenti dei partiti. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/draghi-nega-la-realta-sullaumento-delle-tasse-sulla-casa-2656903976.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="colucci-il-figlio-darte-pro-stangata" data-post-id="2656903976" data-published-at="1646895779" data-use-pagination="False"> Colucci, il figlio d’arte pro stangata Quando giorni fa, alla Camera, è saltato fuori il nome «Colucci» dopo il primo tiratissimo voto sulla riforma del catasto, molti nei corridoi del Palazzo si sono chiesti di quale Colucci si parlasse. Il pensiero delle vecchie volpi del Transatlantico, infatti, è andato immediatamente al leggendario Francesco «Ciccio» Colucci, leggendario recordman di longevità parlamentare della storia repubblicana con 38 anni in carica e dieci rielezioni dal 1972 al 2018, capoclassifica degli highlander della politica italiana, attualmente minacciato solo da Pier Ferdinando Casini. Per quest’ultimo (che ora è in meritata pensione, varcata la soglia della novantina) qualcuno aveva ironicamente coniato la carica di «questore eterno» di Montecitorio, essendosi persa la memoria della sua prima promozione a tale carica. Ma i fan delle statistiche parlamentari non hanno comunque avuto motivo di restare delusi, poiché quando hanno appresso che a salvare in commissione Finanze la riforma del catasto, con una repentina inversione a U indotta da Maurizio Lupi, era stato Alessandro, figlio di «Ciccio», hanno intuito di essere di fronte all’inizio di un percorso di emulazione delle gloriose gesta del genitore. Le premesse - oltre ovviamente ai geni - ci sono tutte, visto che a fronte di una carriera per ora relativamente breve, Colucci junior ha già al suo attivo un numero di cambi di casacca di tutto rispetto: si parte infatti con l’elezione a consigliere regionale lombardo nel 2013 con il Popolo della libertà, cui però segue in tempo record l’adesione al neonato Ncd, contenitore creato da Angelino Alfano per salvare l’esecutivo presieduto da Enrico Letta dall’intenzione di Silvio Berlusconi di farlo cadere. E che la missione dei partiti in cui milita Colucci, da sempre, sia quella di scongiurare le elezioni anticipate «whatever it takes» lo testimonia la successiva adesione, una volta ritiratosi Alfano a vita privata, a un altro coniglio estratto dal cilindro dei peones, rispondente questa volta al nome di Alternativa popolare nonché puntello fondamentale per il governo Gentiloni. In previsione della tornata elettorale del 2018, però, con il vento che tira verso destra, Lupi e il suo cerchio magico (del quale sono nel frattempo entrati a far parte i Colucci benché il senior provenisse da una lunghissima militanza socialista) tornano all’ovile del centrodestra con la creazione della famosa «quarta gamba» targata Nci, e grazie a questa mossa avveduta, Alessandro rileva il testimone paterno ed entra alla Camera. Viene eletto (come in Lombardia cinque anni prima) con i voti degli elettori leghisti e azzurri, grazie alla candidatura in un collegio uninominale blindato quale quello di Palazzolo sull’Oglio, e il passaggio di consegne dinastico viene simbolicamente completato con l’ingresso nell’ufficio di presidenza di Montecitorio, per intere decadi quasi una seconda casa di famiglia. In questi anni di legislatura, prima dell’exploit sul catasto, la discrezione è la parola con cui si può definire il complesso dell’operato di Colucci II, che per il momento fa registrare un solo progetto di legge presentato come primo firmatario (sulle agevolazioni fiscali per gli esercizi di vicinato nelle periferie) e una manciata tra ordini del giorno e atti di sindacato ispettivo. Quanto al comportamento in Aula, degno di nota è l’alto numero di votazioni in cui il deputato centrista lombardo è risultato in missione: a tutto il dicembre del 2021 queste assommano a 3.937 (circa il 40% del totale), una percentuale di norma appannaggio dei parlamentari che hanno impegni di governo o sono presidenti di commissione. Un dato non tale, comunque, da sottrarlo al tranquillo ménage da peones di lusso cui appariva destinato, se non fosse intervenuta la famigerata giravolta sull’emendamento con cui tutto il centrodestra chiedeva la soppressione dell’articolo della delega fiscale relativo all’aggiornamento degli estimi catastali. Il quale, stando a quello che dicono sinistra e Palazzo Chigi, si sta facendo a fini platonici e non fiscali.
(IStock)
Perché ottimismo? Questi giovani si sono definiti come gruppo informale di interazioni per la ricerca di un nuovo e forte potere cognitivo capace di fornire soluzioni ai problemi del cambio di mondo in atto. Il gruppo - caratterizzato dal motto «soluzioni e non problemi» - si è formato nello scorso biennio, con ora circa un centinaio di persone in rete, per costruire occasioni di apprendimento che andassero oltre i programmi scolastici. Non hanno voluto darsi né una struttura né un nome per evitare burocrazie e, soprattutto, divisioni politiche/partitiche. Ma come siete organizzati, ho chiesto? Risposta: attraverso un indirizzario, una chat e annunci ad invito aperto per programmi di studio. Voi dieci siete uno di questi (sotto)gruppi spontanei con una specifica missione di ricerca, quale? E perché siete venuti da me? Risposta: perché lei, oltre alla scenaristica di contingenza, si occupa con il suo think tank di scenari macro e di lungo termine, chiamati «analisi di destino». Quindi volete un’analisi di destino in relazione al cambiamento di mondo in atto? Risposta: anche, ma principalmente perché vogliamo capire cosa studiare nel nostro prossimo futuro universitario, noi accomunati dall’obiettivo di conquistare non solo un dottorato di ricerca, ma una competenza futurizzante reale. Volete diventare professori? Risposta: forse, ma l’obiettivo che ci accomuna è l’innovazione in qualunque luogo possa avere effetti sistemici, in particolare il «governo della profezia». Una triestina: adesso spero capisca che siamo venuti da lei perché nei suoi scritti sostiene che governare la profezia permette di estrarre capitale dal futuro per utilizzarlo in un presente allo scopo di costruire quel futuro stesso. Cosa dovremmo studiare e dove? Ho dato loro risposte, sottolineando anche l’importanza di una educazione morale oltre che tecnica perché il governo di una profezia, utile per la concentrazione di risorse finalizzate, implica un progetto di salvazione.
Qui la prima sorpresa. Un padovano mi spiega che proprio la consapevolezza tra i dieci colleghi che una salvezza collettiva/sistemica sia condizione per quella individuale ha generato l’attenzione del (sotto)gruppo per la metodologia di governo della profezia, in sintesi la manutenzione della speranza diffusa socialmente. Questo ci è ben chiaro - ha detto con enfasi corroborata da cenni di assenso di tutti - e mi permetta di anticipare la risposta ad una sua domanda: sì siamo cristiani, speriamo nella salvazione in Cielo, ma riteniamo nostra missione aumentare la probabilità di salvazione in Terra per più persone possibile. Abbiamo annotato che lei non è credente, ma anche che ha scritto come sia fondamentale credere in qualcosa capace di migliorare la condizione umana e di sostenere il cristianesimo pur non credendo nella sua offerta teologica. Così come lei raccomanda di governare la profezia per motivi tecnici di capitalizzazione del progresso, noi raccomandiamo di cercare l’armonizzazione tra i fattori di salvazione materiale. Non solo con la carità, ma con la tecnica. In tal senso la nostra ricerca di potere cognitivo è spinta da una missione morale. Dove la mia sorpresa? Ho chiesto, scettico, quanto fosse diffuso tra i loro coetanei questo senso di missione. Due risposte: molto più di quanto appaia; basta parlare con i nostri coetanei della rilevanza di ognuno di noi per darci un futuro degno e si riesce ad ottenere da loro attenzione. Nuovi missionari, ho scherzato. Reazione: no, tutti noi giovani cerchiamo un posto nella società, cadendo nella passività se non si trovano stimoli. Mi sono sentito studente di fronte al giovane che mi dava una lezione come fosse professore.
Seconda sorpresa è stata l’intensità con cui questi giovani cercavano non solo conoscenza, ma metodi per non perdere troppa informazione nel necessario processo di sintesi per poter maneggiare un’enorme massa di dati ed estrarne un significato non solo scientificamente confutabile, ma anche proiettabile in termini probabilistici. Ragazzi di liceo consapevoli di temi di ricerca evoluta tipicamente universitaria. Ho chiesto e mi hanno risposto che seguono i corsi universitari on line.
Non annoio il lettore con le tecnicalità di questo incontro, ma ci tengo a condividere quello che ho imparato io - vecchio professore universitario ancora attivo in ricerca - dalla lezione di questi giovani liceali, anche segnalazione per chi si occupa di politica educativa. In breve: a) sperimentare una riduzione dei tempi di formazione utilizzando reti ed intelligenza artificiale perché le nuove tecnologie permettono un’accelerazione ed espansione degli accessi conoscitivi; b) fornire strumenti di autoformazione fin dalla più giovane età che poi saranno utili per la formazione continua durante tutto il corso della vita; c) inserire nei programmi di educazione secondaria lezioni universitarie; d) aumentare i concorsi competitivi per nuove idee. Vedo già movimento verso questa direzione, ma ritengo vada accelerato per adeguare il potere cognitivo di massa alla rivoluzione tecnologica in atto, sempre più rapida. Tornando, in conclusione, al mio mestiere tipico segnalo che la competizione economica/commerciale tra sistemi economici nazionali sarà sempre più determinata dal potere cognitivo/tecnologico residente. L’incontro con i liceali detto sopra mi ha dato più ottimismo per il destino dell’Italia. E li ringrazio.
www.carlopelanda.com
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