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2022-02-27
Draghi isola Berlino sulle sanzioni: si tratta sull’uscita di Mosca dallo Swift
Mario Draghi (Ansa)
«La Germania è pronta ad accettare una restrizione mirata dell’accesso della Russia a Swift»: sono le 17.55 di ieri sera quando il ministro degli Esteri della Germania, Annalena Baerbock, e il ministro dell’Economia, Robert Habeck, annunciano il dietrofront di Berlino, che fino ad ora si era opposto alla sanzione più pesante nei confronti della Russia, ovvero la disconnessione di Mosca dal sistema di codificazione bancaria globale. «Stiamo lavorando», aggiungono la Barbock e Habeck, «per trovare il modo di limitare i danni collaterali di una disconnessione da Swift. Ciò di cui abbiamo bisogno è una restrizione mirata e funzionale». Una notizia dagli effetti dirompenti, ma per certi versi ormai inevitabile, considerato che le mosse del governo italiano guidato da Mario Draghi, hanno isolato la Germania di Olaf Scholz, fino a quel momento rigida sulla posizione del «no» all’esclusione della Russia da Swift. Certo, Berlino parla di «restrizioni mirate», formula che potrebbe voler dire che si troverà il modo per tenere al riparo le transazioni economiche per le forniture di gas, ma il segnale politico è fondamentale. Scholz annuncia anche la fornitura di armi all’Ucraina: «Mille armi anticarro e 500 missili Stinger», precisa il cancelliere tedesco su Twitter. Draghi dunque, in costante contatto con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, sblocca l’impasse in cui si trova l’Occidente, a causa dei balbettamenti di alcuni Stati, Germania in testa, sull’utilizzo della «madre di tutte le sanzioni». La svolta italiana arriva ieri mattina, quando Draghi sente al telefono, dopo i malintesi dell’altro ieri, il presidente ucraino, Volodimir Zelensky.
«Il presidente del Consiglio Mario Draghi», fa sapere attraverso una nota Palazzo Chigi, «ha telefonato al presidente dell’Ucraina, Volodimir Zelensky, per esprimere a lui e al popolo ucraino la solidarietà e vicinanza dell’Italia di fronte all’attacco della Federazione russa. Il presidente Zelensky ha confermato il chiarimento totale del malinteso di comunicazioni avvenuto ieri e ha ringraziato il presidente Draghi per il suo sostegno e per la forte vicinanza e amicizia tra i due popoli. Il presidente Draghi ha ribadito al presidente Zelensky», prosegue la nota della presidenza del Consiglio, «che l’Italia appoggia e appoggerà in pieno la linea dell’Unione Europea sulle sanzioni alla Russia, incluse quelle nell’ambito Swift. Il presidente ha detto che l’Italia fornirà all’Ucraina assistenza per difendersi. I due presidenti hanno concordato di restare in stretto contatto nell’immediato futuro». Da notare che appena 24 opre prima il ministro dell’Economia, Daniele Franco, aveva avvertito che escludere la Russia dallo Swift sarebbe stato un problema per le forniture di gas all’Italia.
Immediata la reazione, inevitabilmente soddisfatta, di Zelensky: «Questo», twitta il leader ucraino, «è l’inizio di una nuova pagina nella storia dei nostri Stati, Ucraina e Italia. L’Ucraina deve entrare a far parte dell’Ue». L’Italia, nell’ambito delle azioni della Nato sulla guerra in Ucraina, ha anche decretato un pacchetto di misure relative «al rafforzamento della postura militare, a fronte della grave situazione di crisi in atto. In particolare», spiega Palazzo Chigi, «al fine sia di rassicurare gli alleati più esposti sul fianco est dell’Alleanza, che di svolgere un’azione di deterrenza nei confronti della Russia».
In particolare, su proposta del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, è stata disposta una presenza avanzata e rafforzata in Lettonia (enhanced forward presence), attraverso l’impiego del numero massimo di 250 unità di personale e 139 mezzi terrestri; un dispositivo per la sorveglianza aerea attraverso attività di Air Policing, che prevede l’impiego del numero massimo di 130 unità di personale e di 12 mezzi aerei, attualmente dislocati in Romania, e attività di pattugliamento aereo nell’ambito delle misure di rassicurazione degli alleati nel fianco est, attraverso 2 mezzi aerei (un rifornitore e un mezzo per raccolta dati); un dispositivo per la sorveglianza navale e attività di raccolta dati nell’area sud dell’Alleanza (Mediterraneo orientale e Mar Nero), attraverso l’impiego del numero massimo di 235 unità di personale, due mezzi navali e di uno ulteriore, secondo necessità, e di un mezzo aereo; la mobilitazione di ulteriori forze ad alta prontezza, denominate «Very high readiness joint task force-Vjtf», fino al 30 settembre 2022, attraverso l’impiego di 1350 unità, 77 mezzi terrestri, 2 mezzi navali (a partire dal secondo semestre 2022) e 5 mezzi aerei. La consistenza massima per lo svolgimento di tali missioni è pari a 1.970 unità.
Il decreto prevede anche la cessione alle autorità governative dell’Ucraina, a titolo gratuito, di mezzi e materiali di equipaggiamento militari non letali, rendendo disponibili equipaggiamenti per la protezione individuale per i militari ucraini e materiali per lo sminamento umanitario a favore della popolazione civile.
Le nostre banche rischiano un salasso di 25 miliardi
Euro più, euro meno, sono 25 miliardi. È la cifra che le banche italiane rischiano di non vedere mai più (o con grande difficoltà) quando la Russia verrà esclusa dal sistema Swift. Gli istituti italiani, infatti, sono, al pari di quelli francesi, tra i più esposti verso il Cremlino e i suoi asset.
Più in dettaglio, il Society for worldwide interbank financial telecommunication - Swift, appunto - altro non è che un garante delle transazioni finanziarie elettroniche internazionali. Fondata nel 1973, la cooperativa che gestisce il sistema Swift ha sede in Belgio - a Bruxelles - e si occupa dei codici attraverso il quale singoli istituti impartiscono ordini di pagamento in sicurezza. Per essere chiari, il sistema certifica le transazioni, ma non si occupa del trasferimento di denaro in sé.
Oggi collega 11.000 tra banche e istituzioni finanziarie di oltre 200 Paesi ed è sottoposta alla supervisione della Banca nazionale del Belgio, «con il supporto» del G10 delle Banche centrali. Alle fine degli anni Settanta del secolo scorso, Swift registrava volumi pari a circa 10 milioni di messaggi. Dieci anni dopo, nel 1989, il volume dei messaggi aveva raggiunto 269 milioni e il numero di istituzioni partecipanti era salito a 2.814. Dopo altri 20 anni le banche e istituzioni che usavano attivamente Swift erano salite a 9.281 e con l’esplosione delle comunicazioni elettroniche e digitali il volume dei messaggi aveva raggiunto 3,76 miliardi. Nel 2021 la piattaforma ha trasmesso oltre 8,4 miliardi di comunicazioni, in crescita dell’11,2%: circa 42 milioni al giorno tra dati di pagamenti e bonifici, comunicazioni su titoli e comunicazioni di tesoreria.
La concreta amministrazione operativa è affidata a un Comitato esecutivo composto da sette persone che lavorano a tempo pieno nella piattaforma, dirette dall’amministratore delegato (dal 2019 Javier Pérez-Tasso).
In parole povere, per aderire al sistema Swift basta avere un conto corrente che possa emettere bonifici diretti a istituti fuori dall’Italia attraverso un apposito codice.
Il motivo per cui il sistema Swift è così importante è perché rappresenta nei fatti il primo sistema di pagamento al mondo (ma non l’unico). L’esclusione della Russia da questo circuito, secondo le stime, potrebbe far crollare il Pil di Mosca di botto del 5%. Si tratta di circa 74,5 miliardi di dollari che potrebbero andare in fumo su un Pil di poco inferiore ai 1500 miliardi.
Sulle autostrade digitali del sistema Swift, per capirci, passano tutte le transazioni legate ai pagamenti per le forniture di gas, di petrolio e di materie prime come il grano. Si tratta di pagamenti che transitano - e contribuiscono ai ricavi - dell’austriaca Raiffeisen Bank (con oltre il 20% dei ricavi in arrivo dalla Russia), della francese Société Générale (4% del fatturato in arrivo da Mosca) e dell’italiana Unicredit presente in Russia dal 2005 dopo la fusione con Hvb che aveva nel Paese una propria controllata. La banca ha attualmente circa due milioni di clienti finali e circa 30.000 utenti aziendali, con una rete di 72 sportelli che erogano circa 8 miliardi di euro di prestiti.
Ora tutti questi istituti saranno in grave difficoltà perché inviare e ricevere soldi da e per la Russia non sarà per nulla facile. Per semplificare, è come se, da domani, una legge permettesse di utilizzare solo il piccione viaggiatore per inviare messaggi invece dei ben più tradizionali sms o Whatsapp. Inviare comunicazioni resterebbe comunque possibile, ma tutto sarebbe molto più complesso con il risultato che le comunicazioni tra gli utenti subirebbero un drastico crollo.
Quello che sta per succedere alla Russia (e che è successo nel 2012 all’Iran) è esattamente questo, ma in chiave finanziaria e su scala globale. Putin potrebbe comunque affidarsi ad altri sistemi di pagamento, di certo più lenti, più costosi e ben meno diffusi.
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La Germania parla di «restrizioni mirate» per ciò che riguarda le banche ma invia armi a Kiev. Anche l’Italia muove le truppe.È la cifra che potrebbe non essere più pagata qualora la Russia venisse esclusa dal sistema che collega 11.000 istituti di 200 Paesi.Lo speciale contiene due articoli«La Germania è pronta ad accettare una restrizione mirata dell’accesso della Russia a Swift»: sono le 17.55 di ieri sera quando il ministro degli Esteri della Germania, Annalena Baerbock, e il ministro dell’Economia, Robert Habeck, annunciano il dietrofront di Berlino, che fino ad ora si era opposto alla sanzione più pesante nei confronti della Russia, ovvero la disconnessione di Mosca dal sistema di codificazione bancaria globale. «Stiamo lavorando», aggiungono la Barbock e Habeck, «per trovare il modo di limitare i danni collaterali di una disconnessione da Swift. Ciò di cui abbiamo bisogno è una restrizione mirata e funzionale». Una notizia dagli effetti dirompenti, ma per certi versi ormai inevitabile, considerato che le mosse del governo italiano guidato da Mario Draghi, hanno isolato la Germania di Olaf Scholz, fino a quel momento rigida sulla posizione del «no» all’esclusione della Russia da Swift. Certo, Berlino parla di «restrizioni mirate», formula che potrebbe voler dire che si troverà il modo per tenere al riparo le transazioni economiche per le forniture di gas, ma il segnale politico è fondamentale. Scholz annuncia anche la fornitura di armi all’Ucraina: «Mille armi anticarro e 500 missili Stinger», precisa il cancelliere tedesco su Twitter. Draghi dunque, in costante contatto con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, sblocca l’impasse in cui si trova l’Occidente, a causa dei balbettamenti di alcuni Stati, Germania in testa, sull’utilizzo della «madre di tutte le sanzioni». La svolta italiana arriva ieri mattina, quando Draghi sente al telefono, dopo i malintesi dell’altro ieri, il presidente ucraino, Volodimir Zelensky.«Il presidente del Consiglio Mario Draghi», fa sapere attraverso una nota Palazzo Chigi, «ha telefonato al presidente dell’Ucraina, Volodimir Zelensky, per esprimere a lui e al popolo ucraino la solidarietà e vicinanza dell’Italia di fronte all’attacco della Federazione russa. Il presidente Zelensky ha confermato il chiarimento totale del malinteso di comunicazioni avvenuto ieri e ha ringraziato il presidente Draghi per il suo sostegno e per la forte vicinanza e amicizia tra i due popoli. Il presidente Draghi ha ribadito al presidente Zelensky», prosegue la nota della presidenza del Consiglio, «che l’Italia appoggia e appoggerà in pieno la linea dell’Unione Europea sulle sanzioni alla Russia, incluse quelle nell’ambito Swift. Il presidente ha detto che l’Italia fornirà all’Ucraina assistenza per difendersi. I due presidenti hanno concordato di restare in stretto contatto nell’immediato futuro». Da notare che appena 24 opre prima il ministro dell’Economia, Daniele Franco, aveva avvertito che escludere la Russia dallo Swift sarebbe stato un problema per le forniture di gas all’Italia.Immediata la reazione, inevitabilmente soddisfatta, di Zelensky: «Questo», twitta il leader ucraino, «è l’inizio di una nuova pagina nella storia dei nostri Stati, Ucraina e Italia. L’Ucraina deve entrare a far parte dell’Ue». L’Italia, nell’ambito delle azioni della Nato sulla guerra in Ucraina, ha anche decretato un pacchetto di misure relative «al rafforzamento della postura militare, a fronte della grave situazione di crisi in atto. In particolare», spiega Palazzo Chigi, «al fine sia di rassicurare gli alleati più esposti sul fianco est dell’Alleanza, che di svolgere un’azione di deterrenza nei confronti della Russia». In particolare, su proposta del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, è stata disposta una presenza avanzata e rafforzata in Lettonia (enhanced forward presence), attraverso l’impiego del numero massimo di 250 unità di personale e 139 mezzi terrestri; un dispositivo per la sorveglianza aerea attraverso attività di Air Policing, che prevede l’impiego del numero massimo di 130 unità di personale e di 12 mezzi aerei, attualmente dislocati in Romania, e attività di pattugliamento aereo nell’ambito delle misure di rassicurazione degli alleati nel fianco est, attraverso 2 mezzi aerei (un rifornitore e un mezzo per raccolta dati); un dispositivo per la sorveglianza navale e attività di raccolta dati nell’area sud dell’Alleanza (Mediterraneo orientale e Mar Nero), attraverso l’impiego del numero massimo di 235 unità di personale, due mezzi navali e di uno ulteriore, secondo necessità, e di un mezzo aereo; la mobilitazione di ulteriori forze ad alta prontezza, denominate «Very high readiness joint task force-Vjtf», fino al 30 settembre 2022, attraverso l’impiego di 1350 unità, 77 mezzi terrestri, 2 mezzi navali (a partire dal secondo semestre 2022) e 5 mezzi aerei. La consistenza massima per lo svolgimento di tali missioni è pari a 1.970 unità.Il decreto prevede anche la cessione alle autorità governative dell’Ucraina, a titolo gratuito, di mezzi e materiali di equipaggiamento militari non letali, rendendo disponibili equipaggiamenti per la protezione individuale per i militari ucraini e materiali per lo sminamento umanitario a favore della popolazione civile. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/draghi-isola-berlino-sulle-sanzioni-si-tratta-sulluscita-di-mosca-dallo-swift-2656799332.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-nostre-banche-rischiano-un-salasso-di-25-miliardi" data-post-id="2656799332" data-published-at="1645924606" data-use-pagination="False"> Le nostre banche rischiano un salasso di 25 miliardi Euro più, euro meno, sono 25 miliardi. È la cifra che le banche italiane rischiano di non vedere mai più (o con grande difficoltà) quando la Russia verrà esclusa dal sistema Swift. Gli istituti italiani, infatti, sono, al pari di quelli francesi, tra i più esposti verso il Cremlino e i suoi asset. Più in dettaglio, il Society for worldwide interbank financial telecommunication - Swift, appunto - altro non è che un garante delle transazioni finanziarie elettroniche internazionali. Fondata nel 1973, la cooperativa che gestisce il sistema Swift ha sede in Belgio - a Bruxelles - e si occupa dei codici attraverso il quale singoli istituti impartiscono ordini di pagamento in sicurezza. Per essere chiari, il sistema certifica le transazioni, ma non si occupa del trasferimento di denaro in sé. Oggi collega 11.000 tra banche e istituzioni finanziarie di oltre 200 Paesi ed è sottoposta alla supervisione della Banca nazionale del Belgio, «con il supporto» del G10 delle Banche centrali. Alle fine degli anni Settanta del secolo scorso, Swift registrava volumi pari a circa 10 milioni di messaggi. Dieci anni dopo, nel 1989, il volume dei messaggi aveva raggiunto 269 milioni e il numero di istituzioni partecipanti era salito a 2.814. Dopo altri 20 anni le banche e istituzioni che usavano attivamente Swift erano salite a 9.281 e con l’esplosione delle comunicazioni elettroniche e digitali il volume dei messaggi aveva raggiunto 3,76 miliardi. Nel 2021 la piattaforma ha trasmesso oltre 8,4 miliardi di comunicazioni, in crescita dell’11,2%: circa 42 milioni al giorno tra dati di pagamenti e bonifici, comunicazioni su titoli e comunicazioni di tesoreria. La concreta amministrazione operativa è affidata a un Comitato esecutivo composto da sette persone che lavorano a tempo pieno nella piattaforma, dirette dall’amministratore delegato (dal 2019 Javier Pérez-Tasso). In parole povere, per aderire al sistema Swift basta avere un conto corrente che possa emettere bonifici diretti a istituti fuori dall’Italia attraverso un apposito codice. Il motivo per cui il sistema Swift è così importante è perché rappresenta nei fatti il primo sistema di pagamento al mondo (ma non l’unico). L’esclusione della Russia da questo circuito, secondo le stime, potrebbe far crollare il Pil di Mosca di botto del 5%. Si tratta di circa 74,5 miliardi di dollari che potrebbero andare in fumo su un Pil di poco inferiore ai 1500 miliardi. Sulle autostrade digitali del sistema Swift, per capirci, passano tutte le transazioni legate ai pagamenti per le forniture di gas, di petrolio e di materie prime come il grano. Si tratta di pagamenti che transitano - e contribuiscono ai ricavi - dell’austriaca Raiffeisen Bank (con oltre il 20% dei ricavi in arrivo dalla Russia), della francese Société Générale (4% del fatturato in arrivo da Mosca) e dell’italiana Unicredit presente in Russia dal 2005 dopo la fusione con Hvb che aveva nel Paese una propria controllata. La banca ha attualmente circa due milioni di clienti finali e circa 30.000 utenti aziendali, con una rete di 72 sportelli che erogano circa 8 miliardi di euro di prestiti. Ora tutti questi istituti saranno in grave difficoltà perché inviare e ricevere soldi da e per la Russia non sarà per nulla facile. Per semplificare, è come se, da domani, una legge permettesse di utilizzare solo il piccione viaggiatore per inviare messaggi invece dei ben più tradizionali sms o Whatsapp. Inviare comunicazioni resterebbe comunque possibile, ma tutto sarebbe molto più complesso con il risultato che le comunicazioni tra gli utenti subirebbero un drastico crollo. Quello che sta per succedere alla Russia (e che è successo nel 2012 all’Iran) è esattamente questo, ma in chiave finanziaria e su scala globale. Putin potrebbe comunque affidarsi ad altri sistemi di pagamento, di certo più lenti, più costosi e ben meno diffusi.
Ecco #DimmiLaVerità del 17 marzo 2026. Il nostro Fabio Amendolara spiega come alcuni medici e magistrati ostacolano la lotta alla immigrazione clandestina.
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