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2020-04-19
Dopo la Corte dei conti ora anche la Procura indaga sul balletto delle commesse
Michele Prestipino, capo della procura di Roma (Ansa)
Affidamento, revoca e rinnovazione dell'accordo. Tutti i documenti di determina della Regione Lazio per l'approvvigionamento di sistemi di protezione hanno seguito lo stesso iter. Un meccanismo burocratico sul quale sta indagando la Guardia di finanza di Roma su delega del procuratore Michele Prestipino, perché all'interno delle procedure d'urgenza, si sospetta, potrebbero essersi annidati gli appetiti di imprese pronte a tutto pur di azzannare la torta milionaria e lasciare la Regione in braghe di tela. L'inchiesta giudiziaria fa il paio con un'indagine aperta dalla Procura regionale della Corte dei conti qualche giorno fa e curata personalmente dal capo dei pm contabili Andrea Lupi. Le richieste di chiarimenti avanzate dai partiti di opposizione hanno acceso la miccia. E ora la bomba sulle commesse milionarie rischia di scoppiare tra le mani di Nicola Zingaretti.
Sul piatto della bilancia ci sono milioni di soldi pubblici a fronte di accordi al momento non rispettati da una rete di imprese dalle insolite finalità aziendali, alcune delle quali con nomi da intrigo internazionale e sedi offshore. Del garbuglio si sta occupando in modo ufficiale la stessa Regione Lazio, su input del consigliere meloniano Sergio Pirozzi, presidente della commissione Protezione civile, che domani vorrebbe sentire il capo della Protezione civile regionale Carmelo Tulumello, l'ex comandante della polizia municipale di Rieti che ha firmato gli accordi con le imprese. Pirozzi da ex sindaco di Amatrice ha già dovuto affrontare situazioni simili e sa dove mettere le mani. Per questo ha chiesto di acquisire una serie di documenti: da quelli di trasporto che dovrebbero provare l'eventuale consegna del materiale a quelli che dovrebbero attestare l'avvenuta distribuzione ai beneficiari e alle schede tecniche dei dispositivi per verificarne la conformità ai relativi certificati. E ancora: le polizze fideiussorie, l'elenco delle strutture sanitarie in cui sono state installate le tende pre triage e il numero di operatori della Protezione civile impegnati.
Nel mirino ci sono le tempistiche di approvvigionamento non rispettate, ma anche i costi. La fornitura più importante a livello economico è stata affidata alla Eco Tech srl: 35,8 milioni di euro in mascherine. Ma è solo uno dei capitoli di un approvvigionamento più ampio, sul quale si è tuffata una falange di aziende che di solito si occupano d'altro. Aggiungendo guanti, occhiali di protezione, tute, ventilatori e letti per la terapia intensiva la cifra arriva subito a livelli da capogiro: 133 milioni di euro. La consegna era prevista a fine marzo. A ogni ritardo è scattata una revoca. E, nello stesso documento, un nuovo accordo, con nuovi tempi di consegna.
Alla vigilia di Pasqua Lega e Fratelli d'Italia hanno cominciato a gridare alla truffa. Perché l'ente pubblico anticipava i fondi ma la merce non arrivava. Dalla Regione liquidano la questione come una grande «fake news». E fanno sapere che nel caso in cui le aziende non dovessero rispettare i contratti, «l'anticipo, assicurato dalla fideiussione, tornerà immediatamente nella disponibilità della Regione Lazio». Poi, però, fanno di tutto per canalizzare la discussione sui dispositivi mai consegnati in commissione Bilancio e non in quella coordinata da Pirozzi, anticipando la convocazione della prima di qualche ora. Poi, pare, si sia trovata un'intesa e probabilmente si procederà in commissione congiunta. «Tulumello ha l'obbligo di presentarsi per chiarire una volta per tutte questa vicenda», ricorda la leghista Laura Corrotti, che aggiunge: «Abbiamo tante domande da fargli, alle quali solo lui può e deve rispondere». E in un'interrogazione sottolinea che «le procedure utilizzate sembrano del tutto inadeguate a garantire fornitori affidabili».
«Dopo aver imposto il fermo alle riunioni del Consiglio regionale, adesso pretendono di stabilire in quale sede discutere l'opaco operato della giunta», commenta il presidente del comitato regionale di controllo contabile laziale Giancarlo Righini di Fdi. Mentre i 5 stelle sulla questione si sono praticamente dati alla macchia. Il caso, insomma, pesa tutto sulle spalle di Zingaretti e dell'ex capo dei vigili. Che nonostante tutto sembrano ottimisti: i ritardi, stando alle valutazioni della Regione, sarebbero dovuti alle difficoltà di approvvigionamento. E i prezzi sarebbero passati sotto attente verifiche. Le stesse delegate ora alla Guardia di finanza dalla Corte dei conti e dalla Procura di Piazzale Clodio.
«Consegnati 10 milioni di Dpi su 27»
Sergio Pirozzi, consigliere di Fratelli d'Italia della Regione Lazio e presidente della dodicesima commissione Tutela del territorio, erosione costiera, emergenze e grandi rischi, Protezione civile e ricostruzione, è diventato suo malgrado un esperto di emergenze. Nella precedente esperienza politica si è trovato a fronteggiare il terremoto ad Amatrice, Comune che ha amministrato da sindaco. «La gestione di un'emergenza non si misura sulle parole», dice davanti al dramma del coronavirus, «Il suo valore emerge dalla tempestività della risposta ai fabbisogni più urgenti».
Nel Lazio l'emergenza Covid-19 non è stata affrontata bene?
«Lo dicono i numeri. Se dopo un mese e mezzo si parla ancora di dispositivi ordinati e mai arrivati, è evidente che la gestione è stata deficitaria. E poi lo dimostrano le parole di Nicola Zingaretti: in cinque settimane sono stati consegnati meno di 10 milioni di dispositivi, principalmente mascherine chirurgiche, a fronte di un ordine di circa 27 milioni di pezzi».
Ci sono errori evidenti?
«Da quanto sta emergendo, sembra che la Regione, invece di affidarsi a fornitori qualificati e con esperienza, a causa della possibilità di agire in deroga al codice degli appalti, si sia infilata in un vortice di fornitori improvvisati, che hanno portato a ritardi, mancate consegne, revoche di contratti poi riaffidati allo stesso soggetto. Dalla documentazione appare anche che, almeno in alcuni casi, non siano state richieste garanzie economiche. Non obbligatorie, ma che avrebbero permesso una scrematura dei soggetti inaffidabili. Due errori molto gravi, che se confermati comporterebbero una chiara responsabilità politica».
È per questo che ha convocato la commissione Protezione Civile?
«Il 6 aprile, quindi prima che emergesse la vicenda Eco tech, ho inviato una mail a tutti i componenti della commissione e agli interessati per proporre una serie di possibili date per sentire Zingaretti e il capo della Protezione civile. Nessuno ha risposto alla richiesta. Quindi il 15 ho convocato formalmente la commissione per lunedì 20 aprile alle ore 14».
Pensa a una forma di ostruzionismo da parte della maggioranza?
«Penso a un momento di grande confusione. Il giorno dopo la convocazione della commissione, è stata convocata sullo stesso argomento, lo stesso giorno, ma alle 10 la commissione Bilancio. Che non ha competenza sulla parte gestionale. Difatti non mi risulta che sia stata richiesta la produzione dei documenti che permettono di ricostruire il quadro, che io invece ho richiesto».
Come è finito questo conflitto di attribuzioni?
«Che le due commissioni si riuniranno congiuntamente. Lunedì vedremo se c'è la volontà di fare chiarezza».
E il segretario obbliga al vaccino influenzale
Non c'è ancora il vaccino anti Covid-19, gli anziani continuano a morire nelle Rsa ma il governatore della Regione Lazio ha il suo personale rimedio per i nonni che non possiamo tenere a casa. L'ha annunciato via social: dal prossimo 15 settembre, gli over 65 che non saranno vaccinati contro l'influenza stagionale e le infezioni da pneumococco (primo agente responsabile della polmonite), saranno lasciati fuori dai centri anziani. Non l'ha detto proprio in questi termini, anzi ha voluto sottolineare che si tratta di una «grande operazione di tutela della salute pubblica», ma la sostanza è quella.
Assieme agli ultrasessantenni, ingresso vietato per il personale sanitario che non abbia fatto il vaccino. Medici e paramedici che si rifiuteranno saranno sospesi dalla prestazione lavorativa per inidoneità temporanea alla mansione specifica. Stiamo parlando di quasi 2,2 milioni, tra over 65 e lavoratori, obbligati a seguire il trattamento profilattico imposto da Nicola Zingaretti, firmatario dell'ordinanza.
Gli anziani non potranno nemmeno entrare nei luoghi di aggregazione «che non consentano di garantire il distanziamento sociale». Stiamo parlando soprattutto dei centri dove le persone di una certa età, autosufficienti, possono trascorrere parte della giornata in compagnia ed è già tanto se rimangono aperti, con volontari impegnati a fare attività ricreative. Figuriamoci quanto spazio a disposizione possono avere i nonnetti in simili strutture per mantenersi lontani l'uno dall'altro almeno due metri, magari giocando a carte. Se non avranno fatto il vaccino staranno a casa da soli, o verranno costretti a immunizzarsi.
Per carità, è vero che la prevenzione delle complicanze passa anche dalla profilassi vaccinale, ma era proprio necessario renderla obbligatoria per tutti gli over 65, indipendentemente dalle condizioni di salute? Tra l'altro, il portale Epicentro dell'Istituto superiore della sanità segnala che «mentre l'antinfluenzale deve essere ripetuta ogni stagione, l'anti pneumococcica viene somministrata, secondo le attuali indicazioni, in dose singola una sola volta nella vita». Non è obbligatorio propinarle insieme: il vaccino pneumococcico coniugato può essere dato «indipendentemente e in qualsiasi stagione dell'anno».
Il presidente Zingaretti vuole invece una profilassi doppia, immediata, prima dell'inizio dell'autunno. «Con questa ordinanza il Lazio raccoglie l'appello lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità per ridurre i fattori confondenti per il Covid-19 in presenza di sintomi analoghi», ha dichiarato il governatore che vorrebbe far vaccinare contro l'influenza anche i bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. L'ordinanza, infatti, contiene «una forte raccomandazione» in tal senso, «attraverso il pieno coinvolgimento dei pediatri di libera scelta». Aspettiamoci un secondo provvedimento, che estenda gli obblighi a nuove fasce di età o ad altri lavoratori, trasformando in coercizione la pratica indifferenziata delle vaccinazioni.
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La Guardia di finanza punta il faro sul travagliato procedimento di aggiudicazione: appalti prima affidati, poi ritirati per i ritardi e alla fine confermati di nuovo.Sergio Pirozzi, l'ex sindaco di Amatrice lunedì ha convocato la commissione Protezione civile.Da settembre nel Lazio chi non si immunizzerà non entrerà nei centri anziani. Ordinanza estesa ai sanitari.Lo speciale contiene tre articoliAffidamento, revoca e rinnovazione dell'accordo. Tutti i documenti di determina della Regione Lazio per l'approvvigionamento di sistemi di protezione hanno seguito lo stesso iter. Un meccanismo burocratico sul quale sta indagando la Guardia di finanza di Roma su delega del procuratore Michele Prestipino, perché all'interno delle procedure d'urgenza, si sospetta, potrebbero essersi annidati gli appetiti di imprese pronte a tutto pur di azzannare la torta milionaria e lasciare la Regione in braghe di tela. L'inchiesta giudiziaria fa il paio con un'indagine aperta dalla Procura regionale della Corte dei conti qualche giorno fa e curata personalmente dal capo dei pm contabili Andrea Lupi. Le richieste di chiarimenti avanzate dai partiti di opposizione hanno acceso la miccia. E ora la bomba sulle commesse milionarie rischia di scoppiare tra le mani di Nicola Zingaretti.Sul piatto della bilancia ci sono milioni di soldi pubblici a fronte di accordi al momento non rispettati da una rete di imprese dalle insolite finalità aziendali, alcune delle quali con nomi da intrigo internazionale e sedi offshore. Del garbuglio si sta occupando in modo ufficiale la stessa Regione Lazio, su input del consigliere meloniano Sergio Pirozzi, presidente della commissione Protezione civile, che domani vorrebbe sentire il capo della Protezione civile regionale Carmelo Tulumello, l'ex comandante della polizia municipale di Rieti che ha firmato gli accordi con le imprese. Pirozzi da ex sindaco di Amatrice ha già dovuto affrontare situazioni simili e sa dove mettere le mani. Per questo ha chiesto di acquisire una serie di documenti: da quelli di trasporto che dovrebbero provare l'eventuale consegna del materiale a quelli che dovrebbero attestare l'avvenuta distribuzione ai beneficiari e alle schede tecniche dei dispositivi per verificarne la conformità ai relativi certificati. E ancora: le polizze fideiussorie, l'elenco delle strutture sanitarie in cui sono state installate le tende pre triage e il numero di operatori della Protezione civile impegnati. Nel mirino ci sono le tempistiche di approvvigionamento non rispettate, ma anche i costi. La fornitura più importante a livello economico è stata affidata alla Eco Tech srl: 35,8 milioni di euro in mascherine. Ma è solo uno dei capitoli di un approvvigionamento più ampio, sul quale si è tuffata una falange di aziende che di solito si occupano d'altro. Aggiungendo guanti, occhiali di protezione, tute, ventilatori e letti per la terapia intensiva la cifra arriva subito a livelli da capogiro: 133 milioni di euro. La consegna era prevista a fine marzo. A ogni ritardo è scattata una revoca. E, nello stesso documento, un nuovo accordo, con nuovi tempi di consegna. Alla vigilia di Pasqua Lega e Fratelli d'Italia hanno cominciato a gridare alla truffa. Perché l'ente pubblico anticipava i fondi ma la merce non arrivava. Dalla Regione liquidano la questione come una grande «fake news». E fanno sapere che nel caso in cui le aziende non dovessero rispettare i contratti, «l'anticipo, assicurato dalla fideiussione, tornerà immediatamente nella disponibilità della Regione Lazio». Poi, però, fanno di tutto per canalizzare la discussione sui dispositivi mai consegnati in commissione Bilancio e non in quella coordinata da Pirozzi, anticipando la convocazione della prima di qualche ora. Poi, pare, si sia trovata un'intesa e probabilmente si procederà in commissione congiunta. «Tulumello ha l'obbligo di presentarsi per chiarire una volta per tutte questa vicenda», ricorda la leghista Laura Corrotti, che aggiunge: «Abbiamo tante domande da fargli, alle quali solo lui può e deve rispondere». E in un'interrogazione sottolinea che «le procedure utilizzate sembrano del tutto inadeguate a garantire fornitori affidabili».«Dopo aver imposto il fermo alle riunioni del Consiglio regionale, adesso pretendono di stabilire in quale sede discutere l'opaco operato della giunta», commenta il presidente del comitato regionale di controllo contabile laziale Giancarlo Righini di Fdi. Mentre i 5 stelle sulla questione si sono praticamente dati alla macchia. Il caso, insomma, pesa tutto sulle spalle di Zingaretti e dell'ex capo dei vigili. Che nonostante tutto sembrano ottimisti: i ritardi, stando alle valutazioni della Regione, sarebbero dovuti alle difficoltà di approvvigionamento. E i prezzi sarebbero passati sotto attente verifiche. Le stesse delegate ora alla Guardia di finanza dalla Corte dei conti e dalla Procura di Piazzale Clodio.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/dopo-la-corte-dei-conti-ora-anche-la-procura-indaga-sul-balletto-delle-commesse-2645752663.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="consegnati-10-milioni-di-dpi-su-27" data-post-id="2645752663" data-published-at="1587238464" data-use-pagination="False"> «Consegnati 10 milioni di Dpi su 27» Sergio Pirozzi, consigliere di Fratelli d'Italia della Regione Lazio e presidente della dodicesima commissione Tutela del territorio, erosione costiera, emergenze e grandi rischi, Protezione civile e ricostruzione, è diventato suo malgrado un esperto di emergenze. Nella precedente esperienza politica si è trovato a fronteggiare il terremoto ad Amatrice, Comune che ha amministrato da sindaco. «La gestione di un'emergenza non si misura sulle parole», dice davanti al dramma del coronavirus, «Il suo valore emerge dalla tempestività della risposta ai fabbisogni più urgenti». Nel Lazio l'emergenza Covid-19 non è stata affrontata bene? «Lo dicono i numeri. Se dopo un mese e mezzo si parla ancora di dispositivi ordinati e mai arrivati, è evidente che la gestione è stata deficitaria. E poi lo dimostrano le parole di Nicola Zingaretti: in cinque settimane sono stati consegnati meno di 10 milioni di dispositivi, principalmente mascherine chirurgiche, a fronte di un ordine di circa 27 milioni di pezzi». Ci sono errori evidenti? «Da quanto sta emergendo, sembra che la Regione, invece di affidarsi a fornitori qualificati e con esperienza, a causa della possibilità di agire in deroga al codice degli appalti, si sia infilata in un vortice di fornitori improvvisati, che hanno portato a ritardi, mancate consegne, revoche di contratti poi riaffidati allo stesso soggetto. Dalla documentazione appare anche che, almeno in alcuni casi, non siano state richieste garanzie economiche. Non obbligatorie, ma che avrebbero permesso una scrematura dei soggetti inaffidabili. Due errori molto gravi, che se confermati comporterebbero una chiara responsabilità politica». È per questo che ha convocato la commissione Protezione Civile? «Il 6 aprile, quindi prima che emergesse la vicenda Eco tech, ho inviato una mail a tutti i componenti della commissione e agli interessati per proporre una serie di possibili date per sentire Zingaretti e il capo della Protezione civile. Nessuno ha risposto alla richiesta. Quindi il 15 ho convocato formalmente la commissione per lunedì 20 aprile alle ore 14». Pensa a una forma di ostruzionismo da parte della maggioranza? «Penso a un momento di grande confusione. Il giorno dopo la convocazione della commissione, è stata convocata sullo stesso argomento, lo stesso giorno, ma alle 10 la commissione Bilancio. Che non ha competenza sulla parte gestionale. Difatti non mi risulta che sia stata richiesta la produzione dei documenti che permettono di ricostruire il quadro, che io invece ho richiesto». Come è finito questo conflitto di attribuzioni? «Che le due commissioni si riuniranno congiuntamente. Lunedì vedremo se c'è la volontà di fare chiarezza». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/dopo-la-corte-dei-conti-ora-anche-la-procura-indaga-sul-balletto-delle-commesse-2645752663.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="e-il-segretario-obbliga-al-vaccino-influenzale" data-post-id="2645752663" data-published-at="1587238464" data-use-pagination="False"> E il segretario obbliga al vaccino influenzale Non c'è ancora il vaccino anti Covid-19, gli anziani continuano a morire nelle Rsa ma il governatore della Regione Lazio ha il suo personale rimedio per i nonni che non possiamo tenere a casa. L'ha annunciato via social: dal prossimo 15 settembre, gli over 65 che non saranno vaccinati contro l'influenza stagionale e le infezioni da pneumococco (primo agente responsabile della polmonite), saranno lasciati fuori dai centri anziani. Non l'ha detto proprio in questi termini, anzi ha voluto sottolineare che si tratta di una «grande operazione di tutela della salute pubblica», ma la sostanza è quella. Assieme agli ultrasessantenni, ingresso vietato per il personale sanitario che non abbia fatto il vaccino. Medici e paramedici che si rifiuteranno saranno sospesi dalla prestazione lavorativa per inidoneità temporanea alla mansione specifica. Stiamo parlando di quasi 2,2 milioni, tra over 65 e lavoratori, obbligati a seguire il trattamento profilattico imposto da Nicola Zingaretti, firmatario dell'ordinanza. Gli anziani non potranno nemmeno entrare nei luoghi di aggregazione «che non consentano di garantire il distanziamento sociale». Stiamo parlando soprattutto dei centri dove le persone di una certa età, autosufficienti, possono trascorrere parte della giornata in compagnia ed è già tanto se rimangono aperti, con volontari impegnati a fare attività ricreative. Figuriamoci quanto spazio a disposizione possono avere i nonnetti in simili strutture per mantenersi lontani l'uno dall'altro almeno due metri, magari giocando a carte. Se non avranno fatto il vaccino staranno a casa da soli, o verranno costretti a immunizzarsi. Per carità, è vero che la prevenzione delle complicanze passa anche dalla profilassi vaccinale, ma era proprio necessario renderla obbligatoria per tutti gli over 65, indipendentemente dalle condizioni di salute? Tra l'altro, il portale Epicentro dell'Istituto superiore della sanità segnala che «mentre l'antinfluenzale deve essere ripetuta ogni stagione, l'anti pneumococcica viene somministrata, secondo le attuali indicazioni, in dose singola una sola volta nella vita». Non è obbligatorio propinarle insieme: il vaccino pneumococcico coniugato può essere dato «indipendentemente e in qualsiasi stagione dell'anno». Il presidente Zingaretti vuole invece una profilassi doppia, immediata, prima dell'inizio dell'autunno. «Con questa ordinanza il Lazio raccoglie l'appello lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità per ridurre i fattori confondenti per il Covid-19 in presenza di sintomi analoghi», ha dichiarato il governatore che vorrebbe far vaccinare contro l'influenza anche i bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. L'ordinanza, infatti, contiene «una forte raccomandazione» in tal senso, «attraverso il pieno coinvolgimento dei pediatri di libera scelta». Aspettiamoci un secondo provvedimento, che estenda gli obblighi a nuove fasce di età o ad altri lavoratori, trasformando in coercizione la pratica indifferenziata delle vaccinazioni.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».