
Un'amicizia che si rafforza e un'alleanza che rischia di rompersi. Tutta opera del Fondo salva Stati e della difesa che ne ha fatto il presidente del consiglio Giuseppe Conte lunedi alle Camere. È a causa del Mes, infatti che mentre il governo giallorosso trema si rinsalda un rapporto mai interrotto come quello tra Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, molto diversi ma molto amici uniti dall'amore per il Movimento 5 stelle. Infatti, il giorno dopo l'informativa del premier e il gelo palpabile con il capo politico del Movimento, tocca al pasdaran grillino dare sostegno a Giggino per cambiare il meccanismo europeo. «Concordo, non così. Non conviene all'Italia, punto», è il commento di Dibba a un post mattutino del ministro degli Esteri. Il quale ricordando l'autodifesa di Conte, sottolinea quello che più lo ha amareggiato: «Giuseppe Conte ha detto ieri, nel suo discorso alle Camere, che tutti i ministri sapevano di questo fondo» scrive l'ex vicepremier, «certamente sapevamo che il Mes era arrivato ad un punto della sua riforma, ma sapevamo anche che era all'interno di un pacchetto, che prevede anche la riforma dell'unione bancaria e l'assicurazione sui depositi».
Di Maio ,che auspica un rinvio, spiega che con il Fondo l'Italia «rischia di finire sotto ricatto» e che serve «tempo per fare delle modifiche che non rendano questo fondo un pericolo. Il Mes è quel fondo da cui uno Stato può attingere in caso di difficoltà. E questa sarebbe anche una cosa positiva, se solo nella riforma che si sta discutendo in Europa non ci fossero aspetti che in futuro rischiano di far finire l'Italia sotto ricatto. È questo che non ci sta bene. Siamo al governo» ricorda il capo politico grillino, «questo significa che abbiamo la possibilità, ma anche la responsabilità, di agire per migliorare le cose. Governare è questo. Non è facile, infatti molti scappano quando arriva il momento di fare sul serio, ma noi non scappiamo e diciamo che in questo Fondo, istituito con Monti nel 2012 e negoziato dal governo Berlusconi-Lega, sono stati versati 14 miliardi di euro dei nostri soldi e se deve essere riformato, è giusto che l'Italia ottenga il miglior risultato possibile». In sostanza, spiega il post, «le banche di tutti i Paesi, Italia compresa, devono essere aiutate in caso di difficoltà e chi ha un conto corrente deve essere tutelato».
Il pacchetto Fondo, riforma dell'unione bancaria e l'assicurazione sui depositi, sono tre cose «che vanno insieme e non si può firmare solo una cosa alla volta, sennò qui il rischio è che vada a finire che ci fregano. Quelle tre riforme, una volta ultimate, ci potranno dare un quadro complessivo dei vantaggi e dei rischi per l'Italia» sottolinea il responsabile della Farnesina che però ribadisce non solo il ruolo del M5s ma il «peso» rivendicando per se stesso il ruolo di ago della bilancia: «Decideremo noi come e se dovrà passare questa riforma del Mes, che è una cosa seria e su cui gli italiani debbono essere informati accuratamente». Un avviso ai naviganti del governo giallorosso molto chiaro e cioè che Di Maio si attribuisce anche l'onere di decidere come e se questo governo deve andare avanti. Una rivendicazione di potere che sicuramente piace allo zoccolo duro dei pentastellati, a quelli che ancora non digeriscono l'alleanza con il Pd - a cominciare da Gianluigi Paragone, schierato per il «no» al Mes senza mezzi termini - o da Mario Giarrusso altro contrario: «Io ho fatto due campagne elettorali contro il Mes, quelle che abbiamo vinto». E non ha alcuna esitazione sulla possibilità di schiacciare il pulsante rosso per bocciare la riforma. L'esito della prova di forza, infatti, si vedrà il prossimo 11 dicembre quando Conte riferirà in Parlamento in vista del Consiglio Ue e la maggioranza giallorossa potrebbe spaccarsi come accadde a quella gialloblù sulla Tav.
Le fibrillazioni del Movimento non piacciono dalle parti del Nazareno anche perché se il M5s è l'ago della bilancia il Pd non vuole fare la riserva e quindi non subire l'agenda dettata dagli alleati.
La necessità di una soluzione sul Meccanismo europeo di stabilità, pro sopravvivenza del governo, (anche perché dice qualche dem, «se si andrà alle elezioni con il Rosatellum, addio grillini in Parlamento»), l'ha ribadita ieri in un'intervista il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci: «Inutile ignorare i rischi, io però scommetto sul buon senso. La vicenda Mes è nata con il precedente governo, Di Maio, come Salvini, erano puntualmente informati di tutto. Come mai solo ora queste polemiche? Del leader della Lega, mi è chiaro il disegno. Punta a minare alle fondamenta la credibilità internazionale dell'Italia, ad appiccare di nuovo il fuoco dello spread. Dice no Mes ma in realtà vorrebbe dire no euro. Sono convinto invece che Di Maio, avute le necessarie spiegazioni dal premier sull'iter del provvedimento, si ravveda. Se non lo facesse, sarebbe chiamato a trarne le conseguenze sulla vita del governo».
Poco ottimista sulla durata del governo il leader della Lega, Matteo Salvini: «È chiara la parabola di Conte nel momento in cui i primi a mollarlo sono quelli che gli stanno vicino».





