Riprende la marcia del ddl sicurezza. Dalla Lega emendamenti contro l’emergenza integralismo islamico
(IStock)

Finalmente qualcosa si muove attorno al ddl sicurezza, che il governo aveva licenziato alla fine dell’anno scorso e che contiene una serie di norme importanti per reprimere reati che stanno assumendo dimensioni e creando allarme sempre maggiore.

Trattandosi di una legge ordinaria e non di un decreto, il provvedimento entrerà in vigore solo al termine del classico iter, ed è proprio questo fatto che sta determinando il procedere a rilento dei lavori. Il disegno di legge, infatti, giace presso le commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia della Camera sostanzialmente da sei mesi, complice l’intasamento parlamentare di decreti e la sessione di bilancio di novembre-dicembre scorso che lo ha tenuto ai box per i primi mesi.

Questa settimana, però, il cammino della legge è ripartito e lo ha fatto non senza polemiche, data la sensibilità della maggior parte dei temi affrontati. Si è infatti arrivati alla fase della presentazione degli emendamenti, e alcune proposte di correzione avanzate dalla Lega hanno fatto salire di tono il dibattito, anche perché alcune non sono state ammesse, mentre altre sono state «ripescate dopo il ricorso dei deputati del Carroccio. Degli oltre 300 emendamenti presentati da tutti i gruppi, una cinquantina erano stati respinti per apparente estraneità alla materia del provvedimento, e tra questi 10 della Lega, dei 35 presentati dal partito di Matteo Salvini. Tra questi, c’erano l’introduzione del «reato di commercializzazione di prodotti con marchi o segni contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume» (vedi la cannabis light), l’istituzione del registro nazionale per gli Imam, l’istituzione dell’Autorità garante per la tutela delle vittime di reato e della «Giornata nazionale della legalità e in ricordo delle vittime del dovere». Inoltre, non era stata ammessa la richiesta di un Registro nazionale degli Imam, mentre sono stati prima respinti e poi riammessi gli emendamenti che prevedono la castrazione chimica per gli autori recidivi di violenza sessuale e l’obbligo di predicare in italiano per gli Imam. Ammessi da subito, invece, gli emendamenti per l’introduzione del reato di integralismo islamico, di estensione del daspo urbano e di aggravanti per i comportamenti violenti nelle proteste per l’esecuzione di opere pubbliche o di infrastrutture di interesse strategico.

Il picco delle polemiche, però, è stato toccato quando la Lega ha presentato un subemendamento ad un emendamento governativo, che oltre al divieto della pubblicità della cannabis light prevede la reclusione da 6 mesi a 2 anni, e una multa fino a 20mila euro, per chi diffonde immagini che riproducano, anche in forma stilizzata, la pianta di canapa. Un’iniziativa che ha scatenato le proteste della sinistra, con tanto di flash-mob in piazza dei radicali e di magliette pro-cannabis di Avs. L’esame del provvedimento riprenderà dopo la pausa elettorale del Parlamento, prevista per la prossima settimana. La legge, come detto, prevede una stretta su tematiche di grande attualità, come le occupazioni abusive delle abitazioni, le truffe ai danni degli anziani, l’accattonaggio e i blocchi stradali.

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