
È inaccettabile che in alcune Regioni (soprattutto nel Lazio) non venisse consegnato ai cittadini in procinto di vaccinarsi il modulo del consenso informato, il quale, benché in modo sintetico, conteneva l’elenco degli effetti avversi. Si sono espressi così i danneggiati da vaccino auditi ieri in Commissione Covid. E la capogruppo di Fdi nella medesima Commissione Alice Buonguerrieri ha aggiunto: «La testimonianza avvenuta oggi rappresenta un grido di aiuto verso le istituzioni che Fdi intende continuare a raccogliere come sta facendo da inizio legislatura.
Ciò che è accaduto in pandemia con il pretesto dell’emergenza, come emerso anche oggi, ha sovente compromesso il patto sociale tra Stato e cittadini». Avrebbe potuto limitarsi a essere semplicemente inutile e noiosa l’audizione in commissione covid di Fabio Ciciliano, attuale capo del dipartimento della Protezione civile italiana e nel 2020-2021 membro del Comitato tecnico scientifico (Cts) incaricato di gestire l’emergenza pandemia. E invece alcune affermazioni rilasciate da Ciciliano su cosa avrebbe potuto fare il governo hanno innescato l’ennesima polemica tra i rappresentanti in commissione di Fratelli d’Italia con quelli del Movimento 5 stelle, partito che all’epoca era al governo con Giuseppe Conte e poi sostenne l’esecutivo di Mario Draghi.
L’obiezione sollevata da Ciciliano si riferiva alla possibilità, non colta in maniera puntuale dal governo Conte, di accentrare le funzioni anziché delegare l’esercizio amministrativo alle singole Regioni, soprattutto riguardo le chiusure di alcune regioni in maniera più rigida rispetto ad altre. Il deputato di Fdi Francesco Ciancitto, vicepresidente della commissione Covid, ha fatto notare all’audito che in alcune regioni come la Campania, governata allora da Vincenzo De Luca (Pd) e la Puglia, al tempo governata da Michele Emiliano (Pd) le restrizioni erano state più severe, soprattutto nella gestione delle scuole: i due governatori le avevano chiuse in fretta e furia, per non parlare del sindaco di Avellino Gianluca Festa che le tenne serrate per l’intero 2021. «Queste chiusure erano state concordate anche con il ministero?», ha chiesto Ciancitto.
Domanda non peregrina, dato che in alcune regioni erano state più severe che in altre, con il malcelato obiettivo far crescere il proprio consenso elettorale facendo passare le restrizioni come un sistema di protezione. «C’è stato», ha spiegato il capo della Protezione civile, «un inefficace coordinamento tra istituzioni nazionali e istituzioni regionali, soprattutto quando si è trattato di riaprire. La comunicazione è stata una delle cose più critiche: comunicazione istituzionale, mediatica, di emergenza e alla popolazione. Io penso», ha spiegato Ciciliano, «che ci fossero, e ci sono tuttora, gli strumenti per evitare queste disomogeneità. Si sarebbe potuto applicare, per esempio, l’articolo 117 della Costituzione (secondo cui lo Stato ha legislazione esclusiva in diverse materie tra cui la sicurezza, ndr) che riserva allo Stato i compiti inerenti ai sistemi di profilassi internazionale. Forse», ha continuato il capo della Protezione civile, «dal punto di vista nazionale sarebbe stato più idonea, adeguata e anche più semplice la gestione del Covid in questa direzione». Il problema, però, è che dal punto di vista operativo, il governo in quel periodo cercò di avocare a sé i poteri gestionali soltanto in senso restrittivo.
Quando, dunque, Emiliano e De Luca chiusero incautamente le scuole, il governo Conte non batté ciglio. Quando invece la defunta governatrice della Calabria Jole Santelli firmò un’ordinanza per consentire dal 30 aprile 2020 (anziché dal 18 maggio, come deciso dal governo) la riapertura di bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi con tavoli all’aperto, fu immediatamente bacchettata dall’esecutivo e costretta a tornare sui suoi passi. Il deputato grillino Alfonso Colucci ha tentato di smontare la critica di Ciciliano accusandolo di aver infarcito la sua replica di «inesattezze», ma il funzionario si è difeso: «Dal punto di vista operativo avere 20 provvedimenti amministrativi (quante le regioni italiane, ndr)» non è sicuramente semplice, ha lasciato intendere, «non faccio un discorso normativo ma do un punto di vista operativo, non è possibile avere 20 provvedimenti». «Come ha spiegato Ciciliano, l’esito di questo atteggiamento ha provocato, in una fase delicata per l’intera nazione, conduzioni politiche eterogenee e intermittenti, con chiusure e misure restrittive adottate in modo non uniforme sul territorio nazionale», ha osservato Ciancitto, «fa specie che proprio chi oggi si atteggia a difensore della Costituzione, si fece beffa del dettato costituzionale durante la pandemia, non solo calpestando le libertà individuali dei cittadini ma anche ignorando prerogative costituzionali che avrebbero agevolato la gestione del virus». Debole la risposta di Ciciliano alla domanda del senatore Lucio Malan di Fratelli d’Italia riguardo l’obbligo vaccinale. «Nel settembre 2021 lei, in quanto componente del Cts, ne raccomandò fortemente l’estensione “allo scopo di contenere la circolazione del virus”. Quali erano le evidenze scientifiche dalle quali si deduceva che il vaccino fermasse il contagio, atteso che Il 30 luglio dello stesso anno un rapporto dei Cdc degli Stati Uniti aveva chiarito che il vaccino non aveva alcun effetto sulla diffusione del virus?». «Ci sono delle evidenze scientifiche, tra l’altro pubblicate, che hanno dimostrato che la vaccinazione ha ridotto la mortalità».
Le evidenze non c’erano, ma si tolse lavoro, stipendio e libertà di circolazione a chi aveva scelto di non vaccinarsi.






