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Fine vita, il pressing della Consulta
Giovanni Amoroso (Ansa)
Il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, torna a chiedere una legge sul suicidio assistito. E sulla Carta afferma: «Tutta la prima parte resta intoccabile».

Serve una legge nazionale sul fine vita e il Parlamento dovrebbe anche darsi una mossa. Il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, torna a premere sulle Camere perché adottino una legge sul suicidio assistito. Un testo base c’è e l’ha preparato la maggioranza di centrodestra, ma le opposizioni l’hanno bloccato perché lo giudicano troppo restrittivo. Ieri il giurista salernitano, magistrato di Cassazione da sempre molto attento a custodire le convinzioni personali, è entrato su un terreno minato, in occasione della relazione annuale della Consulta. «Sul fine vita», ha detto, «la Corte è stata chiamata più volte a decidere, dopo l’iniziale sentenza n. 242/2019 in cui furono posti i presupposti sostanziali e processuali» di alcune sentenze. E «in ogni sentenza c’era il monito al Legislatore».

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La Consulta resta in mano a un ultras dell’Ue
Giovanni Amoroso, neopresidente della Corte Costituzionale (Imagoeconomica)
Il nuovo presidente, Giovanni Amoroso, con le dichiarazioni iniziali sposa la linea progressista: «Sui temi etici nessun passo indietro». E il 26 marzo la Corte dovrà esprimersi sul fine vita. Per la toga, l’Europa si candida a essere addirittura «la stella polare».
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